Nuove mostre per aprile

Date sempre un’occhiata alla pagina Mostre, costantemente aggiornata con le mostre in corso

HELMUT NEWTON. FOTOGRAFIE
WHITE WOMEN / SLEEPLESS NIGHTS / BIG NUDES

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07.04 > 07.08.2016 Casa dei Tre Oci – Venezia

La Casa dei Tre Oci, un progetto di Fondazione di Venezia, condotto in partnership con Civita Tre Venezie, con questa mostra conferma il proprio ruolo nel panorama della cultura artistica e della fotografia in particolare, con i propri spazi esclusivamente dedicati alla fotografia.Dal 7 aprile al 7 agosto 2016, la mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes presenta, per la prima volta a Venezia, oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti, organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con la Helmut Newton Foundation, è frutto di un progetto, nato nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del grande fotografo.

La rassegna raccoglie le immagini di White Women, Sleepless Nights eBig Nudes, i primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ‘70, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton.

Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare.

White Women

In White Women, pubblicato nel 1976, Newton sceglie 81 immagini (42 a colori e 39 in bianco e nero), introducendo per la prima volta il nudo e l’erotismo nella fotografia di moda. In bilico tra arte e moda, gli scatti sono per lo più nudi femminili, attraverso i quali presentava la moda contemporanea. Queste visioni trovano origine nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya, conservati al Prado di Madrid.

La provocazione lanciata da Newton con l’introduzione di una nudità radicale nella fotografia di moda è stata poi seguita da molti altri fotografi e registi e rimarrà simbolo della sua personale produzione artistica.

Sleepless Nights

Sono ancora le donne, i loro corpi e gli abiti, i protagonisti di Sleepless Nights, pubblicato nel 1978. In questo caso, però, Newton si avvia a una visione che trasforma le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage quasi da scena del crimine. È un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie 69 fotografie (31 a colori e 38 in bianco e nero) realizzate per diversi magazine (Vogue, tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

I soggetti, generalmente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici, donne bardate con selle in cuoio, nonché manichini per lo più amorosamente allacciati a veri esseri umani, vengono colti sistematicamente fuori dallo studio, spesso in atteggiamenti provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.

Big Nudes

Con questo volume del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella storia dell’immagine del secondo Novecento.

I 39 scatti in bianco e nero di Big Nudes inaugurano una nuova dimensione della fotografia umana: quella delle gigantografie che, da questo momento, entrano nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.

Nell’autobiografia dell’artista pubblicata nel 2004, Newton spiega come i nudi a figura intera ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, da cui ha prodotto le stampe a grandezza naturale di Big Nudes, gli fossero stati ispirati dai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF (Rote Armee Fraktion).

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Robert Mapplethorpe – The Perfect Medium

Robert Mapplethorpe is among the most influential visual artists of the late twentieth century. This major retrospective exhibition reexamines the arc of his photographic work from its humble beginnings in the early 1970s to the culture wars of the 1990s. Featuring portraits, nudes, still lifes, and the controversial X Portfolio, the exhibition explores Mapplethorpe’s studio practice and the creation of his foundation, which has shepherded his legacy into the 21st century.

Drawn from the landmark acquisition from the Robert Mapplethorpe Foundation, two complementary presentations, one at the J. Paul Getty Museum and another at the Los Angeles County Museum of Art, highlight different aspects of the artist’s complex oeuvre.

Support for Robert Mapplethorpe: The Perfect Medium and its international tour has been provided by the Terra Foundation for American Art. The Getty Museum’s presentation is sponsored by Sotheby’s.

March 15–July 31, 2016, Getty Center

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Qua trovate un approfondimento su Robert Mapplethorpe pubblicato qualche giorno fa

Le merveilleux quotidien – Robert Doisneau

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Dal 19 marzo al 3 luglio 2016 l’Arengario di Monza ospita una mostra dedicata ad uno dei più grandi fotografi del Novecento: Robert Doisneau.

“Robert Doisneau. Le merveilleux du quotidien”, a cura dell’Atelier Robert Doisneau, è realizzata da Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografiae ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

Il percorso espositivo presenta una selezione di ottanta fotografie originali che ripercorrono i primi quarantaquattro anni della carriera del maestro francese, dalla sua prima fotografia scattata nel 1929 a soli diciassette anni, fino alla sua opera del 1973, periodo storico in cui i protagonisti dei suoi lavori diventano soggetti e luoghi a lui molto cari come quelli dellebanlieue parigine.

Con il suo spirito curioso, Doisneau è riuscito a mostrare il mondo che vedeva e che viveva attorno a lui. Un vero e proprio narratore della realtà che ha saputo, in maniera sublime, immortalare e trasmettere la vera vita di tutti i giorni della capitale francese. Le sue fotografie raccontano una Parigi in fermento fatta di attimi ordinari, di gesti della vita compiuti con semplicità e autenticità, di personaggi accomunati da un’anima generosa.

Negli ultimi anni diverse esposizioni in tutto il mondo hanno reso omaggio all’opera di questo illustre fotografo che, durante la sua carriera proficua, ha realizzato oltre 450.000 fotografie.

La mostra allestita all’Arengario di Monza vanta la presenza di oltre cinquanta scatti stampati direttamente dall’autore ed esposti per la prima volta in Italia insieme ad un percorso cronologico pensato per far scoprire non solo l’opera del maestro ma anche l’uomo Robert Doisneau.

Saranno proprio le parole del maestro, attraverso una serie di testi originali ed un interessante video, a guidare il pubblico lungo lo spazio espositivo alla scoperta del mondo che si nasconde dietro i suoi straordinari scatti.

I visitatori potranno immergersi nei luoghi affascinanti della Ville Lumière tra le botteghe di un tempo, i bambini che giocano per strada, gli innamorati, gli animali, i momenti di festa e lo scorrere di una semplice, ma emozionante quotidianità.

L’esposizione monzese è inoltre arricchita dalla presenza dello stesso modello della macchina fotografica – Rolleiflex Standard Alt – utilizzata da Doisneau per molti dei suoi lavori, proveniente dalle Raccolte Museali Fratelli Alinari di Firenze.

Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi gratuiti, a cura di Piero Pozzi – fotografo e docente di fotografia presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design – permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Doisneau e la storia della fotografia.

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Mario Giacomelli – La figura nera aspetta il bianco

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Al Museo di Roma Palazzo Braschi inaugura la mostra Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco.

La grande mostra antologica propone per la prima volta a Roma un viaggio appassionante nella fotografia di Mario Giacomelli, nella sua arte, nella sua intima e profonda poesia, nel suo furore creativo. La mostra, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con Archivio Giacomelli di Senigallia.

L’esposizione presenta molte delle celebri serie del grande fotografo, il più importante e innovativo che l’Itala abbia mai avuto.

Dalle prime fotografie, scattate sulla spiaggia di Senigallia nel 1953, alle serie dedicate all’Ospizio (Verrà la morte e avrà i tuoi occhi), ai “pretini” in festa nel seminario della città (Io non ho mani che mi carezzino il volto), a Lourdes, alle atmosfere fuori dal tempo di Scanno, ai contadini de La buona terra, alla storia quasi cinematografica di Un uomo, una donna, un amore; senza trascurare le serie dedicate alle grandi poesie che affascinavano con il loro ritmo e la loro profondità Giacomelli (A Silvia, Io sono Nessuno, Ritorno …).

Non mancano in mostra anche le straordinarie immagini del paesaggio marchigiano, che per tutta la vita Giacomelli non si è mai stancato di fotografare, di riprendere e di sorprendere, ed alcune tra le sue immagini più “materiche”, dove la tensione tra le figure nere e il bianco di fondo si fa attesa drammatica, corposa, lirica.

Per la prima volta, poi, saranno presentate alcune serie inedite (Così come la morte, Ritorno, Territorio del Linguaggio, il volo lento delle farfalle), che testimoniano il lavoro incessante di un grande inventore di immagini.

Museo di Roma – 23/03 – 29/05/2016

Qua altre info

Abbiamo scritto di Mario Giacomelli, poco tempo fa. Guardate qua! E qua abbiamo raccontato del suo libro La mia vita intera.

Umberto Verdoliva – An ordinary day

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Questa mostra, primo appuntamento del 2016 della galleria espositiva portogruarese con la fotografia, nasce in collaborazione con il gruppo fotografico Mignon, associazione culturale che promuove l’arte fotografica con un’attenzione particolare ai progetti finalizzati ad investigare il quotidiano, l’uomo e il suo ambiente. Nel panorama odierno, nel quale la Street Photography viene largamente apprezzata, appare ormai evidente come l’approccio al genere stia mutando rapidamente, distanziandosi notevolmente dalle sue origini e spesso puntando agli aspetti più “d’effetto”, superficiali e immediati. Tuttavia, la fotografia di strada affonda le sue radici su una tradizione colta, caratterizzata da valori condivisi e fondata su una vera e propria progettualità. L’esperienza di Umberto Verdoliva si rivela così come un caso fuori dal comune, quasi inaspettatamente positivo considerato il panorama attuale, che fa ben sperare per il futuro della Street Photography.

Nella visione fotografica di Verdoliva si ritrova quella curiosità propria di chi sente, nell’assecondare il proprio impulso creativo, di doversi comunque confrontare con chi lo ha preceduto, per individuarne la strada e coglierne l’ispirazione intuendo che, in quell’incontro, può trovare solo crescita.

Verdoliva ha saputo evidenziare nella sua fotografia una sensibilità ed una poetica proprie della tradizione culturale europea, privilegiando il sentimento ed una intima osservazione alla indiscrezione e al sensazionalismo.

L’inaugurazione dell’esposizione sarà preceduta alle ore 17.00 da un incontro con l’autore presso la Sala Caminetto della Villa Comunale (Via Seminario n. 5 a Portogruaro). L’occasione permetterà un approfondimento e un confronto con il pubblico sulle tematiche della Street Photography unitamente alla presentazione del primo libro fotografico di Verdoliva, relativo alla mostra stessa.

Galleria Comunale di Arte Contemporanea “Ai Molini” Via Roma, 9 – Portogruaro (VE)

Da sabato 16 aprile a domenica 1 maggio 2016

Forse ricorderete un’intervista che Umberto ci ha rilasciato qualche tempo fa, proprio sulla Street Photography. La trovate qua.

Trees – Irene Kung

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Dal 6 aprile al 29 luglio, in mostra alla Galleria Contrasto, Trees di Irene Kung.

Dopo il lavoro sulle città invisibili, Irene Kung ci presenta ora la sua raccolta di scatti Trees,  che include oltre 40 specie di alberi diversi e racchiusi in un nuovo libro, edito da Contrasto.

Come scrive Giovanna Calvenzi, “In silenzio, senza un soffio di vento, il bosco sognato da Irene Kung si compone quasi magicamente, immagine dopo immagine, pagina dopo pagina. È un bosco senza tempo, dalle molte stagioni, dalle luci diverse. Un bosco che non conosce differenze di specie, che può permettersi di far convivere pini e ulivi, palme e salici, alberi da frutta e sempreverdi. Un giardino delle meraviglie – secondo un titolo che la stessa autrice aveva pensato – o una foresta dell’anima, oppure ancora un catalogo fantastico dedicato alla bellezza dei doni che la natura può offrire”.

“Nel mio modo di lavorare è possibile riportare l’albero a quello che ho sentito. Il mio lavoro consiste proprio in questo: tolgo ciò che non è essenziale per far vedere l’albero com’è, come lo sento. È intuizione, è irrazionale: il razionale ci può portare fuori strada, il sentimento no.” Irene Kung

Per chi non conoscesse questa autrice, Mu.Sa. ne aveva parlato qua

Qua trovate altre informazioni sulla mostra

FONDOVALLE| MOSTRE | SIMPOSIO | PERCORSI

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IKONEMI, centro indipendente fotografia ed immagini di paesaggio presenta:

FONDOVALLE, indagine fotografica della valle del Tronto | mostre | simposio | percorsi MOSTRE 2 Aprile 2016 – 1 Maggio 2016

LUOGHI | Spazio GiovArti, Centobuchi di Monteprandone | Ex – Convento di San Francesco, Monsampolo del Tronto | Museo della Scultura, Spinetoli.

Fondovalle, è un’ indagine fotografica e multidisciplinare della Valle del Tronto a cura di Daniele Cinciripini e Serena Marchionni promossa da Ikonemi, centro indipendente fotografia ed immagini di paesaggio. Fondovalle è un progetto d’esplorazione territoriale attraverso la fotografia, quale medium di riferimento per l’elaborazione e la condivisione di un’ampia gamma di contributi multidisciplinari sul tema del paesaggio. Fondovalle ha visto coinvolti i comuni di Monteprandone, Monsampolo e Spinetoli. I confini del territorio di ricerca fotografica sono stati idealmente compresi tra il letto del fiume Tronto e la strada Salaria; il fondovalle è un paesaggio complesso e stratificato, odierno nucleo della vita urbana e produttiva della vallata del Tronto. Le mostre conclusive sono diffuse nei tre comuni della Vallata interessati dalla ricerca fotografica; grazie alla serie di eventi finali le immagini tornano nel territorio con l’obiettivo di contaminare le percezioni degli abitanti e non, stimolare un dibattito sui temi emergenti dal paesaggio di fondovalle, attraverso gli eventi collaterali, quali il simposio e gli itinerari. Le mostre di Fondovalle ospitano fotografi di chiara fama, diversi per formazione e nazionalità, che si sono confrontati col tema del fiume. L’intento dei curatori è quello di riuscire a superare l’apparente isolamento dell’entroterra marchigiano attraverso un intreccio di prospettive su fondovalli diversi, per fondare un dialogo visivo tra luoghi simili e distanti. Gli ospiti nazionali ed internazionali in mostra sono, in ordine alfabetico, Gianpaolo Arena, Aniello Barone, Benoit Chailleux, Simone D’Angelo.

Autori locali e non rappresenteranno il territorio del Tronto. Daniele Cinciripini espone il suo lavoro fotografico dedicato alla Valle del Tronto dal titolo Entroterra. Presenti in mostra i fotografi che hanno partecipato alla campagna Fondovalle, realizzata da ikonemi nel 2015, in ordine alfabetico, Alessandro Boccini, Maurizio Callegarin, Bruno Lambiase, Simone Letari, Simona Lunatici, Flavia Rossi, Dante Marcos Spurio. L’indagine sarà ulteriormente arricchita e coadiuvata da contributi di altre discipline quali l’architettura urbanistica, la storia, la storia dell’arte e della fotografia.

Il simposio inaugurale sarà un occasione di confronto tra diverse discipline attraverso le immagini del fondovalle del Tronto; Luca Lazzarini, urbanista, Olimpia Gobbi, storica e Aniello Barone fotografo, intrecceranno le loro conoscenze e percezioni, per aprire prospettive inusuali e multidisciplinari sulla conoscenza del paesaggio locale. Fondovalle coinvolge le amministrazioni locali, le associazioni attive nel territorio, studiosi ed esperti per produrre e valorizzare contenuti culturali in merito alla valle del Tronto in maniera condivisa e socialmente inclusiva.

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Autoritratto in assenza

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CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore
Via delle Monache 2, Bibbiena (Arezzo)9 aprile – 29 maggio 2016

Bibbiena, 9 Marzo 2016 – Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’autore di Bibbiena (AR), ente nato per volontà della FIAF, la storica Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, presenta la mostra fotografica “Autoritratto in assenza. Questa è una storia che voglio raccontare e io ne sono protagonista incidentale” che si terrà da sabato 9 aprile a domenica 29 maggio 2016 presso il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (Via delle Monache 2) con inaugurazione il 9 aprile alle ore 17.30 e preceduta, alle ore 15.00, da un incontro-dibattito tra curatrici e autrici per parlare delle opere esposte e delle motivazioni che le hanno fatte nascere.

La mostra si offre al visitatore come una riflessione iniziata alcuni anni fa con una precedente esposizione fotografica organizzata dal CIFA dal titolo “Io mi vedo così” che si focalizzava sull’uso del proprio corpo come base dell’elemento narrativo e dove venivano presentati gli autoritratti come mezzo per proporre la propria visione di sé. Oggi, con questa mostra, la visione dell’autoritratto cambia, si amplia e permette una precisa riflessione, secondo cui la fisicità e la presenza scenica non sono elementi indispensabili alla sua esistenza.

Giovanna Calvenzi, curatrice della mostra con Lucia Miodini e Cristina Paglionico, ha così spiegato come è nata l’idea della mostra: “In anni recenti la pratica dell’autoritratto ha coinvolto intere generazioni di artiste ma l’attenzione si è spostata in prevalenza sul mondo al di fuori dell’io, nel quale il corpo delle autrici viene prestato per raccontare altro da sé. Non è più lo studio diretto di se stesse, della propria fisicità, dei propri sentimenti, che interessa alcune autrici, ma prospettive di riflessione più ampie nelle quali si potrebbe quasi parlare di autoritratti in assenza. Non è più “Io mi vedo così” bensì “Questa è una storia che voglio raccontare e io ne sono protagonista occasionale“.

Le tre curatrici della mostra hanno invitato a esporre i propri lavori sul tema grandi fotografe di fama internazionale come Martina Bacigalupo, Elina Brotherus, Giulia Caira, Silvia Camporesi, Alessandra Capodacqua, Alida Cartagine, Gea Casolaro, Marina Cavazza, Daniela Comani, Vincenza De Nigris, Francesca Donatelli, Gabriele Galimberti, Bruna Ginammi, Sandra Lazzarini, Ottonella Mocellin, Dita Pepe, Marta Primavera e Moira Ricci.

“La decisione dei produttori di applicare un obiettivo sullo schermo frontale degli smartphone ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo del selfie fino a renderlo il modo più diffuso per realizzare autoritratti fotografici – ha affermato Claudio Pastrone, Direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore – Spesso i selfie sono foto ricordo e, se postati su un social network, diventano l’affermazione della propria presenza in un determinato luogo e in un determinato momento. Dietro a ogni autoritratto ci sono scopi e motivazioni molto diversi che riflettono le differenti personalità del soggetto, in questa mostra non solo vengono esposti bellissimi autoritratti ma ci sarà anche l’occasione di scoprire le motivazioni che li hanno fatti nascere.”

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Footballs and icons – Steve McCurry

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22 aprile – 11 settembre 2016
Torre del Castello dei Vescovi di Luni, Castelnuovo Magra (SP)

I suggestivi spazi della Torre del Castello dei Vescovi di Luni, di Castelnuovo Magra (SP), ospiteranno dal 22 aprile all’11 settembre 2016 la mostra Football & Icons di Steve McCurry.

La mostra, organizzata dal Comune di Castelnuovo Magra in collaborazione con Sudest57 di Milano, è la prima esposizione di McCurry dedicata al calcio di strada.
Biba Giacchetti, curatrice della mostra e fondatrice dall’agenzia Sudest57 di Milano, ha selezionato con Steve McCurry 25 bellissime immagini legate al calcio come gioco di strada, una collezione inedita, concepita appositamente per questa occasione, distribuita su sei dei sette piani della Torre. La mostra si completa nell’ultima sala con le cinque icone più famose del fotografo, tra cui la ragazza afgana.
Castelnuovo Magra, Steve McCurry e Biba Giacchetti vogliono rendere così omaggio al calcio, inteso come sport dal linguaggio universale con una particolare valenza sociale. Il calcio, infatti, aggrega, con divertimento e passione, canalizza positivamente energie e distrugge barriere, sociali e razziali. Uno sport economico ed universale, magico per tutti i ragazzi del mondo.
L’allestimento dell’esposizione, perfettamente adattato agli spazi assai insoliti della Torre del Castello dei Vescovi di Luni, è stato curato dall’architetto Peter Bottazzi, già allestitore di numerose gallerie d’arte, musei e mostre in tutta Italia, che collabora da anni a tutte le mostre di Biba Giacchetti.

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Patrick Zachmann – So long, China 1982-2015

Sono più di 30 anni che Patrick Zachmann percorre la Cina, scoperta nel 1982 attraverso il prisma del cinema. Dalle triadi di Hong Kong negli anni 80 alla trasformazione della città di Pechino, passando per Tienanmen, il terremoto del Sichuan e l’esposizione universale di Shanghai, la mostra presentata alla Maison Européenne de la Photographie, riunisce più di 100 fotografie in bianco e nero e a colori, mescolando la piccola e la grande storia di un paese in piena mutazione.

Il fil rouge di questo lavoro a lungo termine è la questione dell’identità che diventa per le nuove generazioni, nella perdita di punti di riferimento, una scommessa essenziale.

Oltre a queste fotografie, diversi video creano il ritmo del percorso dell’esposizione e completano questo cammino attraverso la Cina di Patrick Zachmann.

A partire dal 2001, la Cina di Patrick Zachmann diventa a colori. Come una transizione, la serie Impressions de nuit mostra un paese che è passato dai costumi di Mao ai colori vivi, stravaganti e audaci. Il fotografo sceglie allora di mostrare finzione e il lato opposto della medaglia. Vuole essere testimone della complessità delle forme che sconvolgono le identità individuali e collettive della Cina contemporanea. Tra le immagini delle facciate che caratterizzano il paese – decori urbani, potere delle apparenze, universo artificiale della notte – scivolano delle esistenze dure e incerte, come quelle dei mingong, contadini poveri venuti per sfuggire alla miseria e cercare lavoro nelle grandi città. Veri schiavi che costruiscono la Cina di domani, sono quasi 200 milioni di persone a sgobbare per un salario da fame e non tornano al loro villaggio che una volta all’anno, durante la settimana del capodanno cinese. Con la serie Retour à Wenzhou, Zachmann mostra le mutazioni profonde degli spazi urbani. Il movimento di immigrazione si è praticamente rovesciato. I candidati all’esilio diventano più rari e numerosi cinese tornano nel paese: le chances di arricchirsi sono maggiori oggi a Wenzhou che in una sartoria clandestina in Francia. Infine, i ritratti transgenerazionali relaizzati da Partick Zachmann hanno l’ambizione di mostrare lo shock culturale all’interno delle famiglie in un paese dove la storia ha subito un’accelerazione ad una velocità vertiginosa.

Maison Européenne de la Photographie – Parigi, dal 6 aprile al 5 giugno 2016

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Carlo Mollino – In viaggio

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La mostra di Carlo Mollino, In viaggio, raccoglie per la prima volta una selezione di fotografie realizzate dal celebre architetto e designer torinese durante i suoi viaggi intorno al mondo.
Stati Uniti, Giappone, India, Grecia, Olanda, Romania, sono alcuni dei luoghi ritratti da Mollino nel corso di una serie di viaggi realizzati per piacere, lavoro, o nell’ambito di escursioni organizzate periodicamente dalla Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino. Al loro interno in ogni caso si ritrovano le tracce delle sue grandi passioni, a partire dagli edifici dei grandi protagonisti dell’architettura mondiale alle automobili, dagli oggetti di design fino alla bellezza femminile che immancabilmente ricorrono nella sua produzione fotografica. Si tratta spesso di immagini istantanee, rapide e taglienti, realizzate con agili attrezzature di piccolo formato e riprese come annotazioni per future elaborazioni, che esibiscono in ogni caso il gusto di Mollino per una composizione insieme libera e calibrata, sempre seducente.

Bianco e nero e colore si alternano in un racconto di culture lontane che celebra il piacere dell’esplorazione e della scoperta, accompagnando il visitatore in un itinerario intimo e partecipato. I particolari sono ciò che prima di tutto attrae l’occhio del fotografo, dando vita ad una sorta di diario personale che a partire dai dettagli più privati costituisce un atlante ricco di oggetti da studiare e suggestioni da cui lasciarsi trasportare.

Inframmezzato da numerosi autoritratti, cifra ricorrente del Mollino fotografo, il percorso della mostra si snoda attraverso 100 immagini in gran parte inedite, mescolando ironia e curiosità, interesse scientifico e autentiche sorprese.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

dal 17 marzo al 1 maggio

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Flags of America – i grandi autori americani degli anni ’40 / ’70 in mostra

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Foligno dal 19 marzo al 10 luglio 2016  – Centro Italiano Arte Contemporanea

E’ ormai acquisito che la fotografia sia un mezzo espressivo dell’arte contemporanea.
Da un processo evolutivo che si avvia tra gli anni sessanta –settanta nasce la pratica fotografica odierna, libera, disinvolta, nell’affermarsi paritaria alle altre forme espressive.
Flags of America Un gruppo di opere della prestigiosa collezione internazionale di fotografia della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e della Galleria Civica di Modena.
Ognuno degli autori può essere definito vera e propria bandiera di un modo di esprimersi nella fotografia, modo che attraverso una ricerca appassionata capace di rinnovare il linguaggio delle immagini ha poi fatto tendenza divenendo punto di riferimento nel suo tempo e modello per le generazioni successive.
Particolare valore assumono queste opere realizzate dalla fine della seconda guerra mondiale ai primi anno ottanta, anni in cui l’America, diventa grande potenza, si spinge in un processo di autoanalisi rivelando le profonde contraddizioni portate dal benessere.
Questo gruppo di artisti offre una grande lezione della fotografia americana dello scorso secolo puntando l’obbiettivo sulla mutevolezza del mondo intorno a noi, sul suo continuo trasformarsi producendo opere che sono ormai divenute emblematiche.
Artisti in mostra, Ansel Adams, Robert Adams, Diane Arbus, Richard Avedon, Wynn Bullock, Harry Callahan, Paul Caponigro, Walter Chappell, Van Deren Coke, Bruce Davidson, Roy DeCarava, Robert Frank, Lee Friedlander, John Gossage, Ralph Eugene Meatyard, Richard Misrach, Irving Penn, Stephen Shore, Aaron Siskind, Edward Weston, Minor White, Garry Winogrand.

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Aleksandr Rodčenko

In contemporanea all’esposizione “Markus Raetz”, il Museo presenta una mostra monografica dedicata a un protagonista assoluto dell’arte del XX secolo, Aleksandr Rodčenko (1891-1956).

Esponente di punta dell’avanguardia russa Aleksandr Rodčenko (1891–1956) rivoluzionò il mondo della grafica, del design, della fotografia. Attraverso le più di trecento opere in mostra fra stampe vintage, fotomontaggi, riviste e manifesti dell’epoca, è possibile cogliere appieno la forza di questo innovatore e apprezzare il carisma che esercitò tanto sui colleghi artisti che sui letterati, i registi, gli intellettuali che furono suoi compagni di strada. Dai fotomontaggi realizzati per il poema Pro Eto di Vladimir Majakovskij, alle copertine della rivista Novi Lef, punto di riferimento dell’intelligentia rivoluzionaria, ai manifesti cinematografici e alle illustrazioni per libri, le opere testimoniano collaborazioni e amicizie restituendo non solo una personalità creativa, ma lo spirito di un momento irripetibile nella storia del secolo trascorso. In ambito fotografico Rodčenko documentò attraverso gli straordinari ritratti, le immagini di panorami urbani e architetture, i reportage in fabbriche e cantieri, gli uomini e lo spirito di un’epoca di grandi speranze e altrettanto grandi contraddizioni. Soprattutto, Rodčenko sovvertì le regole della ripresa: le sue inquadrature caratterizzate da punti di vista inediti, da spigoli e diagonali, sono oggi la testimonianza più pura del desiderio di aggiornamento dell’arte e del mondo stesso che ha animato gli artisti dell’avanguardia sovietica. Completano il percorso tre Costruzioni spaziali, sculture aeree ottenute componendo forme geometriche elementari, interessantissimo esempio di opera costruttivista, ottenuta cioè mutuando i principi logici e produttivi propri dell’industria.

Lugano, 27 febbraio – 8 maggio 2016

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Stefano Pia – Kilometri zero

Un reportage a impatto zero composto da fotografie biologiche e di gente genuina, senza medicinali e conservanti. I soggetti esposti sono nati e cresciuti a Mogoro, paese della marmilla, zona collinare al centro ovest della Sardegna, ai piedi del monte arci e non lontano dal mare. Il clima è temperato e l’aria spazzata spesso dal maestrale. L’intenso profumo di macchia medittarranea che aleggia nell’atmosfera svolge una funzione di aromaterapia alleviando di per sè diversi mali , come stress e derivati. Una zona non presa d’assalto dal turismo, un economia non prospera e a vocazione prettamente artigianale e agropastorale. E’ strano dirlo al giorno d’oggi, era di consumismo di massa e globalizzazione, … quì si vive bene.

Spazio Raw – Milano dal 29 aprile al 22 maggio

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MALICK SIDIBE

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March 17 – April 23, 2016 – Jack Shainman Gallery, New York

Jack Shainman Gallery is pleased to announce Malick Sidibé’s sixth solo exhibition at the gallery, which chronicles this living master’s iconic career, beginning in 1950s Bamako, Mali, where he still lives and works. Many of this diverse selection of vintage and contemporary black-and-white prints have never before been exhibited, yet solidify Sidibé’s lasting influence in today’s art world. Street scenes and studio shots, while formally distinct from each other, all capture a pervasive sense of freedom and identity amongst youth in postcolonial Mali and continue to speak to a shared spirit of modernity and diaspora.
While internationally acclaimed for his formal portrait studio and candid shots of exuberant parties and nightclubs, Malick Sidibé presents lesser known works to provide context for the depth of the artist’s diverse practice. Street scenes and images like Horloger dans son Atelier (1963/2008) and Le Technicien de Radio Mali (1966/2008) capture everyday Malians at their jobs with the same intensity of the iconic studio work, while featuring subjects comfortably in their element.
The recent series, Vue de Dos (2001—ongoing), which depicts women turned with their often bare backs to the camera, marks an important shift in Sidibé’s career. Previously, he had never considered himself a fine artist, although his studio work and candid images gave rise to artistic impact that has resonated for decades.  By taking on a classic genre of art history—the female nude—Sidibé  comes to terms with his legacy as a major creative force of African culture in the second half of the 20th century and the beginning of the 21st. Considered risqué, Sidibé resists exhibiting this work in his native country. For the exhibition, these private portraits are made public in the gallery space.
The unidentified figures, each photographed uniformly from behind, are reminiscent of Velazquez’s Rokeby Venus (c. 1647–51), suggesting the most sensual kind of beauty is that which is concealed, rather than made explicit. Here the goddess is reimagined as a voluptuous muse, exuding eroticism. The women are at once sculptural and faceless, but still radiate a powerful style all their own.

Sidibé has work in numerous public and private collections including the Museum of Modern Art, New York; the Metropolitan Museum of Art, New York; the Getty Museum, California; the Brooklyn Museum, New York; the San Francisco Museum of Modern Art, California; the Baltimore Museum of Art, Maryland; the Birmingham Museum of Art, Alabama; the Philadelphia Museum of Art, Pennsylvania; and the Rhode Island School of Design Museum. He was awarded the International Center of Photography Infinity Award for Lifetime Achievement (2008), the Hasselblad Award (2003), and the Golden Lion for Lifetime Achievement Award by the Board of La Biennale di Venezia (2007) when he was included in Think with the Senses Feel with the Mind, curated by Robert Storr at the 52nd Annual Venice Biennale.
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Bel Vedere | Premio Amilcare G. Ponchielli 2015

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È dedicato ad Amilcare G. Ponchielli, tra i primi photo editors italiani, il premio promosso dal G.R.I.N. (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale) per la realizzazione del miglior progetto di fotogiornalismo dell’anno. Luca Rotondo è il vincitore di questa dodicesima edizione grazie a un’indagine che racconta una città ben nota a tutti noi milanesi, ma che mostra con umanità, discrezione e garbo gli homeless, i senza casa, “fantasmi” ignorati dai più che molto spesso non li vogliono vedere.

Bel Vedere – via Santa Maria Valle, 5 • 20123 Milano dal 1 al 23 aprile.

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Gilbert Garcin e Cristina Vatielli alla Galleria del Cembalo

Le due mostre sono dedicate al rapporto ambiguo tra fotografia della finzione e verità della rappresentazione. Gilbert Garcin crea situazioni ironiche e surreali nelle quali un altro “se stesso” è il protagonista della scena. Cristina Vatielli, invece, interpreta donne realmente esistite, sintetizzandone le vite in un’immagine. Entrambi sentono la necessità di trasformare la realtà in vera finzione.

Mister G.

Per la prima volta a Roma, e a 9 anni dalla sua prima e unica mostra a Milano del 2007,a cura di Paola Stacchini Cavazza, la Galleria del Cembalo presenta un’ampia selezione di opere di Gilbert Garcin che coprono un arco temporale di circa vent’anni. Realizzate in studio, utilizzando piccole sagome di cartoncino e una sapiente, quanto semplice, illuminazione, le sue immagini pongono domande universali sul senso dell’esistenza. Con rispetto, ma senza complessi, l’autore attinge all’opera di pittori, d’illustratori e di cineasti. E proprio al cinema, all’aspetto di Monsieur Hulot di Jaques Tatì, con indosso impermeabile e cappello, si ispira Gilbert per la creazione di Mister G. Scrive di lui Yves Gerbal nella prefazione del libro Faire de son mieux (Filgrane, 2013): “Non capita tutti i giorni in effetti vedere un uomo consacrarsi alla vendita di apparecchiature per l’illuminazione e poi attendere il momento della pensione per dedicarsi all’arte della LUCE. Ed è altrettanto insolito che un dirigente d’azienda intraprenda una seconda carriera in campo artistico e superi di gran lunga il livello di dilettante”.

Gilbert Garcin nasce a La Ciotat, una località francese vicino a Marsiglia, nel 1929. Dopo essersi laureato in Economia, ha diretto una società di importazione di lampadari. All’età di 65 anni, una volta in pensione, vince un premio fotografico che gli consente di seguire un workshop in occasione di Rencontres Internationales di Arles, durante il quale scopre ed apprezza le potenzialità del fotomontaggio, che diventerà la base del suo lavoro fotografico. Negli ultimi 15 anni, Garcin ha pubblicato diversi libri ed ha partecipato a numerosissime esposizioni. In linea con il suo desiderio di condividere con il grande pubblico le sue idee sulla vita e sul mondo, il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo ed è presente in numerose collezioni, pubbliche e private, tra le quali Fonds National pour l’art Contemporain, Francia, Fonds Communal pour l’art Contemporain de Marseille, Maison Européenne de la Photographie, Artothèque de Veendam, Artothèque de Nantes; Artothèque de Vitré; Médiathèque de Miramas, Fondation Regards de Provence, Galerie du Château d’Eau, e la West Collection a Philadelphia.

Le donne di Picasso

Ispirato allo spettacolo teatrale Loves of Picasso di Terry D’Alfonso la mostra di Cristina Vatielli, curata da Annalisa D’angelo, si compone di otto grandi ritratti che rappresentano ciascuno le donne che hanno maggiormente influenzato la vita sentimentale e lavorativa di Pablo Picasso: Olga Khokhlova, Eva Gouel, Fernande Olivier, Marie Thérèse Walter, Dora Maar, Francoise Gilot, Gaby Depeyre,  Jacqueline Roque. Dichiara l’autrice: “La scelta dell’autoritratto è stata dettata dalla volontà di immedesimarmi nelle personalità di ciascuna donna che, seppure profondamente diverse tra loro, sono legate dall’amore totalizzante per lo stesso uomo”. Lo studio delle personalità e della psicologia delle amanti ha portato alla scelta di luoghi che le rappresentassero nell’essenza del loro intimo. Gli abiti, realizzati da Fabric Factory, sono legati al tempo in cui sono vissute e, nella trasposizione fotografica, diventano interpretazione della loro storia. Quasi tutte le amanti di Picasso, infatti, hanno subìto la potenza del sentimento dato al pittore, con conseguenze spesso drammatiche. Donne attraenti, alcune appartenenti al mondo degli artisti, altre giovanissime e ignare della statura di Picasso, divennero a turno – ma anche più di una contemporaneamente – sue muse, modelle, amanti, vittime sacrificali.

Cristina Vatielli è una fotografa italiana che vive e lavora a Roma. Ha iniziato la sua carriera fotografica come assistente e post-produttrice e collabora dal 2004 con il fotografo Paolo Pellegrin. Dopo essere stata rappresentata dall’agenzia Prospekt, attualmente lavora come freelance. I suoi lavori si dividono tra reportage di carattere storico sociale e progetti di ricerca personale, tra cui un progetto a lungo termine sulla Memoria della Guerra Civile in Spagna. Ha collaborato con le maggiori testate italiane e internazionali e alcuni dei suoi lavori hanno ricevuto riconoscimenti tra cui l’IPA (International Photography Awards), il MIFA (Moscow international Foto Awards) e il Sony Awards.

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“The Poetical Illusion of some natural Anomalies” / Jeannie Abert

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Espone in Italia – per la prima volta – l’artista di Arles lanciata nel 2015 proprio all’interno del famoso festival di fotografia della città provenzale. In mostra opere uniche, realizzate con l’antico metodo di stampa fotografica della cianotipia.
In mostra opere uniche, realizzate con l’antico metodo di stampa fotografica della cianotipia. Un percorso di immagini impresse su carta e tessuto caratterizzate dal tipico colore Blu di Prussia.

Le 20 rayografie esposte mostrano una sorta di dna magico dell’immagine che nasce dall’osservazione di oggetti e elementi semplici che – in Jeannie Abert – trovano la loro massima espressione e libertà, se realizzate in cianotipie. Per dirla con Man Ray, artista dadaista e surrealista che ha coniato il termine per descrivere i suoi fotogrammi, le rayografie sono immagini “colte nei momenti di distacco visivo, durante periodi di contatto emozionale, sono ossidazioni di desideri fissati dalla luce e dalla chimica, organismi viventi.” La tecnica usata consiste nell′esporre oggetti a contatto con del materiale fotosensibile, di solito della carta fotografica.

Il primo appuntamento di questa stagione de LABottega è curato da Nicolas Havette,  in collaborazione con la galleria d′arte “Le Magasin de Jouets” di Arles, di cui è direttore artistico, e Seravezza Fotografia 2016

Le opere in mostra sono state realizzate durante un soggiorno di Jeannie in Provenza nel corso del giugno 2015. Un luogo estremamente bello ed emozionante per l′artista che ha trovato ispirazione sia negli oggetti della casa dove viveva, sia in materiali naturali come rami, petali di fiori secchi. Un intenso sole e un retrocucina trasformato in studio hanno fatto il resto senza che la fotografa utilizzasse la macchina fotografica, ma lasciando che la luce rivelasse direttamente l′emulsione fotosensibile di oggetti posati prima su carta poi su tessuto. Ogni immagine è unica grazie all’intensità del sole, all′ora di esposizione al vento che spirava in quel preciso momento. E′ incredibile come la magia possa nascere da elementi semplici, da anomalie naturali, quasi illusioni, estremamente poetiche.

Jeannie Abert nata nel 1987 vive e lavora ad Arles in Francia. Laureata all′ Ecole Supérieure d′Art et Design di Saint-Etienne ottiene nel 2011 una residenza all′International Center of Photography di New York, uno dei maggiori centri mondiali per la fotografia. Nel 2013 è finalista del Prix SFR Jeunes Talents / Le BAL di Parigi. Nel 2015, supportata da Olympus, espone il suo lavoro con Stanley Greene ai Rencontres internationales de la Photographie di Arles ed alla galleria Les Filles du Calvaire di Parigi.

LABottega – Marina di Pietrasanta, dal 19 marzo al 25 aprile 2016

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Claudio Cravero – Uganda

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Dal 24 marzo al 2 aprile 2016 mostra a sostegno dell’Associazione Cute Project Onlus

“Pronto…Claudio…sono Eva Mesturino, vuoi venire con noi in Uganda a documentare la nostra missione medica?” Erano trascorsi due anni da quando mi ero offerto di collaborare come fotografo e finalmente era arrivato il momento…”Sì, ci sono!”.

FORT PORTAL – Referal General Hospital

 Il mio primo contatto con la sala operatoria è il timore di svenire poi, per due settimane, vedi bambini, donne e uomini di tutte le età che scorrono uno dopo l’altro sui due lettini con i chirurghi, i dottori, l’anestesista e gli infermieri di Cute sempre all’opera, che intervengono tutti i giorni ininterrottamente, faticosamente, per 8…10…12 lunghissime ore. Allora ti chiedi come fanno a sostenere simili ritmi per settimane con la tensione e la concentrazione che tutto questo comporta. Mentre per l’equipe medica il più è routine, ti senti un lillipuziano di fronte a situazioni anche molto complesse che vengono affrontate con grande tranquillità e professionalità. Dita che tornano a riprendere vita, un braccio che si può nuovamente piegare, il sorriso di un bambino che torna a esprimersi in tutta la sua bellezza, la riconoscenza di Juliette, l’impossibilità, la frustrazione e la sensazione d’impotenza di poter fare di più in alcuni casi. Ti rendi conto che con un piccolo intervento chirurgico si può cambiare la vita di una persona. Ciò che noi diamo per scontato come chirurgia anche minimale, qui diventa impossibile attuarlo per carenza di mezzi, a volte, ma soprattutto per mancanza di una specializzazione specifica per questi piccoli interventi perché le forze e i mezzi locali vengono catalizzati da priorità per interventi più importanti. Quindi capisci ancor più il grande lavoro che ha fatto e sta facendo Cute che non è “solo” quello di intervenire chirurgicamente, ma è molto di più, è trasmettere, formare, insegnare e coinvolgere le forze mediche locali. Quando entri nei reparti per la prima volta vorresti scappare, è un pugno nello stomaco. Sei assalito da odori acri e timori che ti passano per la testa, visioni che non vorresti vedere ma che non riuscirai più a dimenticare, incontri lo sguardo delle persone che ti scrutano con la diffidenza di chi ha visto passare nel tempo l’uomo bianco che porta via e nulla lascia, ma poi con un sorriso li conquisti e allora vorresti abbracciare quei due bambini che sono nello stesso letto, insieme, da chissà quanto tempo, vorresti poter rispondere a chi ti scambia per un dottore, vorresti che i dottori con i loro poteri magici guarissero le ustioni in tutto il corpo di Rachel…il tuo disagio e il desiderio di fuggire scompaiono, non sei più nel reparto di un ospedale ugandese, ti senti semplicemente, umanamente con loro.

 Gente di Fort Portal

L’Africa non è solo miseria, disagio, fame e richieste di aiuto, l’Africa è anche un paese che cresce, composto da una gioventù con una vitalità invidiabile e tanta voglia di mostrare al mondo le proprie qualità, c’è una società artistica in fermento che attinge dalla storia e dalla tradizione locale con un occhio all’occidente, per poi tradursi in un melting pot di energia e rinnovata cultura espressiva. Da tutto questo nasce l’intento del progetto fotografico costituito da una serie di ritratti ad alcuni personaggi di Fort Portal, per mostrare un piccolo spaccato del tessuto sociale esistente. Chirurgo, giornalista, suora/pediatra, agricoltore, scultore, chitarrista, musicista, poeta, ballerina, pittore, percussionista, assistente hotel, infermiera, editore e danzatore tradizionale, sono i soggetti ritratti e accompagnati da una mini intervista che li presenta.

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Anna

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