Storia di una fotografia: Il Ku Klux Klan in giostra.

Il 27 aprile 1926, il Cañon City Daily Record pubblicò una sorprendente immagine in prima pagina.

Effettivamente stonano un po’ questi uomini incappucciati su una giostra. La fotografia ha un impatto quasi grottesco.

Ku Klux Klan in giostra Photo di Rolfe

La foto è venuta poi alla luce più di 65 anni dopo, è servita a ricordare la storia di Ku Klux Klan.

Cañon City è stata la capitale del KKKlan dal 1924 al 1928: il governatore del Colorado Clarence Morley era un militante del gruppo, il senatore del Colorado Rice Means pure, così come il sindaco di Denver Benjamin Stapleton. Un po’ tutti insomma erano collegati.

Quando questa foto fu scattata nel 1926, il potere del Klan era al suo apice. Secondo il Daily Record, i soggetti furono invitati a posare per il ritratto dal proprietario della piccola ruota panoramica, il suo nome era William Forsythe, e portò le sue giostre a Fort Collins.

Il Ku Klux Klan si opponeva ai cattolici, agli ebrei, ai neri e ai nuovi immigrati.

Al culmine della metà degli anni ’20, l’organizzazione dichiarò di includere circa il 15% della popolazione della nazione, circa 4-5 milioni di uomini.

Ciao Sara

Dal sito rarehistoricalphotos

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Eventi Musa da non perdere a Novembre

Serate a tema con autori fotografi, autori di libri o case editrici presentano i propri progetti. Questi eventi sono GRATUITI e non serve prenotazione.

Date:

8 novembre 2019 ore 19.00

Premio Musa Inaugurazione mostra e premiazione vincitrice, Mariagrazia Beruffi con “Chinese whispers”

Fotografia di Mariagrazia Beruffi

29 novembre 2019 ore 19.00

Federico Montaldo Presentazione del libro “Manuale di sopravvivenza per fotografi”

Montaldo
Copertina del libro di Federico Montaldo, editore Emuse

Corsi di fotografia in partenza a Novembre!

Ecco tutti i corsi in partenza a novembre, Ti stiamo aspettando! Iscriviti! Ciao Sara

Per i corsi successivi, i posti sono finiti, guardare le date successive ai link:

Linguaggio fotografico per conoscerne i principi, le caratteristiche e gli elementi principali per scattare e leggere le fotografie con consapevolezza

Costruzione del portfolio per capire quali siano i metodi per trovare idee efficaci alla produzione di progetti che mantengano un linguaggio coerente ed efficace.

Trovare il proprio stile per capire quali sono i generi per cui sei più portato e come sfruttare al meglio le tue capacità espressive al fine di prendere una direzione in termini di stile.

Fotoritocco creativo per capire quali siano i ritocchi migliori, con un metodo semplice, per i tuoi progetti fotografici.

Masterclass in Fotogiornalismo (ancora qualche posto diponibile)

La masterclass di fotogiornalismo e reportage fotografico, ha come scopo la formazione di fotografi che posseggano una preparazione teorica, tecnica, pratica e professionale del fotogiornalismo e del reportage. Il corso fornisce le necessarie conoscenze finalizzate alla realizzazione di un racconto fotografico. Si svolge in 4 incontri, uno al mese. Gli studenti durante il corso dovranno realizzare un reportage su una tematica a propria scelta e discusso con il docente. Il corso è aperto a tutti coloro che vogliono realizzare un reportage a lungo termine sotto la guida di un insegnante e che abbiano almeno una cognizione base della tecnica fotografica e una buona conoscenza tecnica del mezzo fotografico.
Informazioni
Date corso:
26 ottobre 2019
23 novembre 2019
11 gennaio 2020
8 Febbraio 2020

Per informazioni

Corso di Banco Ottico

Le macchine di grande formato
Presentazione
Il corso si svilupperà in due giornate:
La prima giornata si svolgerà, per la prima parte in aula, dove verrà fatta una breve introduzione sui componenti del banco ottico e l’utilizzo base dei suoi movimenti ( decentramenti, basculaggi ). Verranno spiegati e valutati gli effetti dei movimenti sulla resa dei soggetti ripresi, nello specifico caso per il controllo delle linee convergenti e estensione del piano di messa a fuoco ( caratteristiche fondamentali degli apparecchi a corpi mobili ). Prenderemo inoltre in considerazione la valutazione della luce e le caratteristiche delle ottiche dedicate a quasto tipo di fotocamere. Il lavoro che varrà svolto in aula occuperà circa 3 ore, questo per dare molto più respiro alle esercitazioni che faremo, nella seconda parte della giornata, “sul campo”. Per valutare ed apprezzare immediatamente il risultato e le nozioni apprese in aula, ci sposteremo per le vie della città, dove troveremo le situazioni e soggetti ideali, scatteremo con delle pellicole a sviluppo immediato ( fuji FP 100 C ).
Durante la seconda giornata si proseguirà con le riprese in esterna, fino alla pausa pranzo. La seconda parte della gionata verrà dedicata al ritratto in studio e all’utilizzo dei movimenti per le riprese di ritratto, con una introduzione alla gestione delle luci flash e letture esposimetriche.
Durate quasta fase potremo inoltre valutare e commentare i risultati del giorno precedente.
Questo corso vuole essere un primo approccio con il banco ottico, l’intento è di suscitare in voi intereresse verso questo strumento dalle vastissime potenzialità. Attrezzatura messa a disposizione da Musa, per chi preferisce, si può portare il proprio banco!
Informazioni
Data corso: 23-24 Novembre 2019
Orario: 09,30-18,00 circa

Per informazioni

Legislazione e fotografia

Ecco di cosa tratta questo importante seminario.

  1. DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI FOTOGRAFIA
  2. I DIRITTI DEL FOTOGRAFO
  3. IL RITRATTO FOTOGRAFICO
  4. FOTOGRAFIA E PRIVACY
  5. FOTOGRAFARE LE COSE

Informazioni
Data corso:
30 novembre 2019
Orario: 09,30-13,30 circa

Per informazioni

Colpire Robert per educare tutti…

(di quanto sia difficile diventare un’icona, ma soprattutto rimanere tale!)

Una foto di cui si è parlato e si continua a parlare tanto; una foto che, vera o “falsa” essa sia, ormai è un’icona e ricorda un uomo diventato un’icona della fotografia.

Dunque è stata la copertina a catturare la mia attenzione e poi il titolo: “(qui il link per l’acquisto

Mi sono chiesta banalmente: “ a chi mai verrebbe in mente di processare un’icona? È un’icona, è immortale, non si può fare nulla contro di lei, anche nel caso in cui ci si dovesse rendere conto che era qualcosa di diverso da quello che si pensava fosse!”

Così è stata stimolata la mia curiosità.

Un libro di facile lettura, veloce e molto chiaro, che racconta le vicissitudini di un’immagine, del suo autore e della caccia alla verità. Il testo è suddiviso in tre parti, attraverso le quali Vincent Lavoie spiega come sia cambiato il metodo di analisi delle immagini e quali siano stati, nel tempo, gli strumenti utilizzati per verificare l’autenticità o meno di uno scatto, ma racconta più ancora come, attraverso l’ossessione per un’immagine, sia cambiato l’approccio al concetto di autenticità, agli strumenti di verifica della stessa e al concetto di etica  nel fotogiornalismo.

Le tre parti in cui viene suddiviso il testo raccontano in sostanza tre diversi metodi di verifica di autenticità: il ricorso alle prove testimoniali, il ricorso alle prove documentali e infine il ricorso alle perizie criminalistiche sull’immagine, e attraverso l’analisi di questi tre metodi e della loro fallibilità racconta il travagliato destino di un’immagine diventata icona, ma anche gli scossoni che hanno fatto traballare la credibilità di uomo che si pensava non potesse essere messo in discussione, meno che mai utilizzando il suo stesso lavoro.

Chi era Robert Capa, come sono stati realizzati i suoi scatti migliori, quanto fosse onesto intelletualmente, tutto sembra dover passare attraverso l’autenticità di un singolo scatto, il Miliziano colpito a morte, uno degli scatti più discussi e noti della storia del fotogiornalismo.

Da parte mia, mi chiedo se sia davvero così importante quanto un’immagine sia reale, e se non sia invece più importante che rappresenti il reale: di miliziani morti ce ne saranno sicuramente stati tanti in quel giorno del 1936, se anche la sola che ne rappresenta una fosse stata costruita a tavolino, per raccontare quello che accadeva ogni giorno, sarebbe davvero così aberrante eticamente?

Che quanto accada venga raccontato attraverso immagini “costruite” piuttosto che reali, è davvero così eticamente scorretto?

Sicuramente la domanda avrebbe risposte diverse nel momento in cui dovesse cambiare il soggetto a cui venisse sottoposta, in base soprattutto al tipo di approccio alla fotografia e in base all’esperienza personale, ma di fatto è questa la vera domanda a cui cerca di rispondere il testo e tutto il lavoro di ricerca fatto attorno allo scatto di Capa: “Cos’è autentico e cosa non lo è nel fotogiornalismo? Cos’è etico e cosa invece non lo è nel fotogiornalismo? Ciò che è autentico, necessariamente è anche etico e viceversa?”

Se risponde alla domanda?

Se guardate alla domanda da fotogiornalisti, probabilmente si!

Quindi, leggetelo, sbattete la testa contro il muro e trovate la vostra risposta, perché in realtà una risposta sola non c’è, nemmeno se siete fotogiornalisti a mio modo di vedere!

E voi che pensavate parlasse della foto di Capa, leggetelo lo stesso, perché parla anche di quello!

Di Annalisa Melas

Robert Capa, il miliziano

Giovani fotografi che hanno successo!

Alcuni giovani fotografi che stanno riscuotendo molto successo!

 Ann He
Specializzata nella fotografia di moda, Ann vanta importanti pubblicazioni su Vogue Girl Korea, Ache Magazine e Vision Magazine. Ha anche lavorato con Next Top Model d’America e Nike.

Fotografia di Ann He

Zev Hoover 
Zev Hoover è diventato famoso con la sua serie “Littlefolk”, è stato anche nominato uno dei 20 fotografi di maggior successo di Flickr con meno di 20 anni nel 2014. Si è sempre divertito a ritrarre piccole figure in ambienti naturali trasformandole in straordinariamente grandi, dimostrando il suo amore per gli elementi giocosi e surreali della fotografia.

Photo by zev hoover taken with edge 80 optic

David Uzochukwu
David Uzochukwu è un fotografo autodidatta che vive a Bruxelles. Ha scoperto il suo amore per la fotografia (e l’autoritratto in particolare) alla tenera età di tredici anni. Con oltre 40.000 fan sulla sua pagina Instagram e Facebook ciascuno, è sicuramente un talento!

Fotografia di David Uzochukwu www.daviduzochukwu.com

Berta Vicente
A soli 23 anni, Berta Vicente è un’altra giovane fotografa che si è già affermata nel settore. Specializzata in ritratti emotivi e scene suggestive. Il suo viaggio nella fotografia è iniziato quando aveva solo 14 anni, quando ha scoperto che le piaceva particolarmente ritrarre i suoi amici. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, tra cui città come Barcellona, ​​Londra e Parigi.

Fotografia di Berta Vicente

Alecsandra Dragoi 
Alecsandra Dragoi è nata in Romania e ora risiede a Londra dove lavora come freelance e vanta pubblicazioni sul Guardian e National Geographic Traveler UK. La sua fotografia gli è valsa numerosi premi ed è il vincitrice di prestigiosi concorsi come Sony Awards, Youth Category 2013, Getty Images + SCA Academy Photography Competition 2014 e National Geographic Traveler 2015.

Fotografia di Alecsandra Dragoi

Olivia Bee
Olivia Bee ha ricevuto il premio “20 Under 20” di Flickr. È una fotografa e regista di Portland, Oregon, ora vive a Brooklyn, New York, e anche a Los Angeles, in California. La biografia della fotografa spiega: “È incuriosita dalla bellezza della vita di tutti i giorni e da come la bellezza dei ricordi (reali o immaginati) ci tocca”. La fama di Olivia come fotografa ha ottenuto incredibili pubblicazioni, mostre, clienti e opportunità. Alcuni di questi includono: tenere conferenze TED sia ad Atene che ad Amsterdam, avere la sua personale a New York, pubblicazioni sul New York Times Magazine e lavorare con marchi come Apple, Nike, Disney e YouTube Music.

Portrait of The American West, 2017 Olivia Bee

Spero vi siano piaciuti, buona giornata, Sara

Intervista a MariaGrazia Beruffi, vincitrice del Premio Musa

Buongiorno, oggi per voi un’intervista della vincitrice della prima edizione del Premio Musa per donne fotografe.

Appassionatevi anche voi allo splendido lavoro di Mariagrazia Beruffi e ascoltate cosa ha da dirci, sul suo approccio alla fotografia.

Qui inoltre trovate una presentazione scritta da Ylenia Bonacina, giovane curatrice

Il lavoro di Mariagrazia Beruffi Chinese Whispers cerca di andare ad indagare quel particolare stato d’animo che le nuove generazioni di ragazzi cinesi stanno affrontando. Una sottile linea divide la loro identità tra un presente frettoloso e distratto ed un passato ancora ancorato alle tradizioni su cui si basa la loro cultura millenaria.

Le immagini, realizzate tra Nanchino, Shanghai, Xiamen e le montagne di Huangshan, nascono da incontri casuali nei bar, nei centri commerciali ed in metropolitana. Qui l’autrice immortala volti nitidi ed incisivi che vengono resi in maniera quasi distorta. I primi piani di questi giovani ragazzi risultano essere assordanti per colui che li osserva: la ripresa ravvicinata usata dall’autrice spinge l’osservatore ad un’analisi personale ed intima di questa realtà che i protagonisti di questo racconto stanno vivendo. I loro sguardi sono sfuggenti, non diretti e persi così come è la loro vita in questo momento: indefinita, confusa, oscura.

Nel racconto, questi ritratti si alternano perfettamente con le fotografie di alberi, rami e paesaggi. Due volti molto vicini tra di loro si intrecciano come rami di un albero: rami e visi si cercano l’un l’altro. Le fotografie che Mariagrazia Beruffi inserisce tra i numerosi ritratti sfuggenti sembrano essere il mezzo attraverso cui rimanere aggrappati alle radici della propria cultura. I paesaggi sono anch’essi cupi, così come lo erano i ritratti, ma sembrano essere un ricordo lontano di un passato indefinito.

Le ultimi immagini si differenziano dal resto del racconto: è un finale leggero, quasi fiabesco. Lo spettatore sente il suo animo sollevarsi dopo tanta inquietudine provata durante la visione. I toni caldi e queste fronde leggere concludo il racconto.

Quella proposta da Mariagrazia Beruffi è sicuramente una visione enigmatica del contesto e della situazione esaminata. La sua fotografia è istintiva e soggettiva e racconta in modo personale ed intimo ciò che ha visto e vissuto attraverso la sua macchina fotografica.

Ylenia Bonacina

Buona lettura

Sara

Quando hai cominciato a fotografare e quando hai capito che questa sarebbe una grande passione per te?

Ho iniziato ad interessarmi alla macchina fotografica  solo per l’ esigenza pratica di produrre materiale pubblicitario  per una persona a me molto vicina.  Ma, nell’approdare ad un corso avanzato ho scoperto che la fotografia era qualcosa d’altro che io ho intravisto come espressione di esperienza di vita.  Mi sono buttata da subito nello studio dei grandi autori non solo classici ma anche e soprattutto contemporanei. E nel frattempo ci ho provato anch’io.

Le tue fotografie hanno richiami  quasi soprannaturali, irreali, pur essendo scattate in strada. Questo linguaggio è stato scelto per evadere la realtà o per rappresentarla oniricamente?

Nessuna delle due. Io sono fortemente legata alla realtà, non voglio, per scelta, né evadere né rappresentarla oniricamente. La mia non è una rappresentazione ma un’immersione per trovare forse l’aspetto più intimo e vero. Poi quello che succede non lo posso prevedere con il ragionamento. Non pianifico nulla. Mi lascio sorprendere poi, al computer, da quello che ho scattato. Inconsciamente opero delle scelte, ovvio. L’inquadratura, la scelta dei soggetti, la distanza, i colori o non colori. Tutto viene condizionato da una visione personale che è il risultato della conoscenza di luoghi e persone ma anche da tutte le immagini che ho fatto mie e che inevitabilmente popolano l’immaginario del fotografo. Un esempio. Il mirto è un controluce sparato con l’irrigazione che mi lava l’obbiettivo ma nella mia testa è quello dei poeti cinesi con quel sole che sembra una luna. Ma questo lo so solo io. Ognuno si fa il film che vuole partendo dal mirto che è però reale.

Quale è il messaggio che vuoi lanciare attraverso i tuoi scatti, e quanto credi dietro ci sia  principalmente la necessità di seguire un’estetica precisa?

Il mio fine è la fruizione immediata di un significante, non di un significato. La descrizione, le informazioni sono noiose se non c’è una precisa esigenza documentaristica. Tutto il resto concorre a creare un’empatia con il fruitore dell’immagine e fondamentale è la postproduzione, quindi l’estetica. Le mie immagini raw mancano di forza espressiva, non dico che non funzionerebbero, l’impatto che ottengo è calibrato dalle mie scelte estetiche.

Qual’è la difficoltà maggiore che incontri in fotografia?

 Due difficoltà. Il tempo che non basta mai per quello che vorrei fare e cioè dedicare un periodo senza scadenze ad un progetto. Mi piacerebbe anche  avere qualcuno che mi accompagna, supporta e sopporta.

Quale credi sia il futuro della fotografia e della tua fotografia?

 Vedo che la fotografia sta conoscendo una sorta di rinascimento per il grande interesse e passione che suscita ultimamente. I circoli fanno a gara per iniziative e incontri, i festival, a tutti i livelli, ormai non si contano e possiamo essere orgogliosi di avere grandi eventi internazionali  in tutta la penisola. Il risultato credo sia che l’asticella sia destinata ad alzarsi sempre di più. Per quel che mi riguarda non so. Navigo a vista e spero di continuare ad essere curiosa di scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte.

Che consiglio daresti ad una giovane fotografa che volesse intraprendere oggi questa carriera? 

Non mi sento di dare consigli particolari anche perchè una carriera ha esigenze diverse dalle mie. In ogni caso, uno credo possa valere per tutti quelli che vogliono crescere in questo campo.  Studia (non la macchina fotografica), studia, studia e  poi scatta.

Come hai avuto l’idea di creare Chinese whispers? 

Come per tutti i miei progetti mi ci sono ritrovata in mezzo. Mio figlio vive in Cina quindi ne approfitto. Dopo alcuni approcci faticosi perchè il paese  è difficile da capire per noi occidentali, me ne sono innamorata.  Forse il silenzio, la incapacità di affrontare apertamente temi sensibili, una inevitabile accettazione e capacità di attesa di un futuro ancora molto nebuloso. Tutto così incredibile per noi che viviamo in un chiasso mediatico assordante e devastante. Sono solo all’inizio, c’è ancora tanto da dire.

Parlami del lavoro tuo che ti ha maggiormente soddisfatta dal punto di vista fotografico. 

Quando la fotografia va oltre la sperimentazione di una realtà per diventare mezzo di conoscenza e crescita stimolando affetti e bellezza interiore allora si può essere soddisfatti. Il mio lavoro “Un altro mondo” ha portato e continua a portare un messaggio importantissimo perchè gli scatti, oltre ad aver creato un legame bellissimo tra me e mio nipote Richi, fanno anche si che persone lo guardino, se ne innamorino e pensino al significato di essere Asperger. Un momento seppur breve di riflessione ma che vale tantissimo in una società tanto ignorante, frettolosa e indifferente.

Una nuova autrice Mu.Sa: Chiara De Masi

Ciao, abbiamo selezionato per voi questa giovane autrice che ci presenta SA-MUE-LE, un lavoro sull’identità di genere, molto intimo e delicato.

Fateci avere le vostre impressioni.

SA-MUE-LE

Il percorso di transizione per i soggetti la cui condizione emotiva di malessere è legata al proprio sesso psichico, comincia con la consapevolezza di sè stessi.

A questo segue un iter di terapia psicologica, medica, giuridica e chirurgica.

Il progetto prende in esame un tempo che si trova perfettamente al centro, dopo l’inizio e prima della fine.

Un continuo mutare del corpo, continuo e costante.

Un puzzle di dettagli, di cambiamenti visibili e invisibili, che diventano forma.

La transessualità (il DIG, Disforia di Genere) non è più considerata dall’OMS una patologia psichiatrica.

Chiara de Masi

Nata in provincia di Lecce nel 1992.
Ha conseguito il Master triennale presso la Scuola Romana di Fotografia.
Attualmente vive e lavora a Roma come fotografa Freelance.