Takeshi Mizukoshi, che paesaggi!

Ciao,

oggi vorremmo farvi conoscere questo fantastico fotografo paesaggista giapponese. Io lo trovo bravissimo nel genere, al pari di suoi colleghi più conosciuti, tipo Ansel Adams o Michael Kenna.

Purtroppo online non si trovano tantissime informazioni che lo riguardano, la biografia è striminzita.

Date un’occhiata alle immagini, sebbene anche su questo fronte non si trovi un granchè in rete! Ho visto alcuni libri suoi, ma a prezzi proibitivi…

Accontentiamoci.

Anna

Takeshi Mizukoshi è nato in Giappone nel 1938. Ha iniziato la sua carriera studiando silvicoltura alla facoltà di agraria dell’Università di Tokyo. Si sa che poi ha abbandonato gli studi, per dedicarsi alla sua vera passione, la fotografia. Si è dedicato prevalentemente alle foto di montagne. Sembra quasi voglia dimostrarci quanto siamo piccoli di fronte all’imponenza delle montagne.

Ha vinto numerosi premi, tra cui l’Annual Award of the Photographic Society of Japan, ilKen Domon Prize, e il Minister of Education, Culture, Sports, Science and Technology’s Award for Encouragement of the Arts.

Le sue immagini si trovano in molte gallerie e musei in tutto il mondo.

Questo è il suo sito, ma ahime quasi tutto solo in giapponese.

Tutte le immagini sono coperte dal Copyright ©Takeshi Mizukoshi

“Compiti a casa” Leggiamo le tue fotografie!

Buongiorno a tutti, ecco l’appuntamento coi “Compiti a casa” di Filippo Crea.

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

I temi di questo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

Ecco le prime immagini presentate! Divertitevi! Ciao
Sara

Giorgio Palmas di Corsico – LE OMBRE

Caro Giorgio, quando ci si sfida su un tema ben definito una esigenza irrinunciabile è il rispetto assoluto del … tema. E qui il tema era <le ombre>, e nella sua proposta non è certamente l’ombra l’ingrediente primario. La sua prova è elegante o, ancor meglio, <leccatina> – Rivela un buon bagaglio tecnico, ma ha poco da spartire con le ombre che debbono essere protagoniste immediate – Scrive un Maestro, Andreas Feininger “le ombre sono la testimonianza grafica della profondità perché soltanto oggetti in uno spazio tridimensionale possono proiettarle”. E nella sua foto non c’è alcunché che proietti qualcosa su qualcosa. Io ci riconosco nient’altro che un riflesso rimandato da una superficie specchiante.

Francesco Furlanetto di Noale – LA MUSICA

Un ambiente denso di atmosfera, si direbbe la cantina di un caseggiato dove pochi musicisti appassionati e di semplice matrice umana si ritrovano per <fare musica insieme>. Suggestiva e funzionale la suddivisione del fotogramma in tre distinti segmenti verticali. Quello centrale, chiaro, isola due presenze umane: a sinistra un estimatore, forse un amico, immobile e raccolto, è all’ascolto del suonatore che, a destra, funzionalmente sfuocato, vive un suo spazio personale. In alto, uno spot circolare, presenza non inutile, è coerente con la suggestione e la semplicità di questo spazio/musica. L’autore ha così “fabbricato” una suggestiva scenografia. Bravo davvero. Voto: 7 +

Francesco Furlanetto di Noale – L’ATTESA 

Un’immagine che avrebbe meritato una più attenta gestione tecnica. Un più graduale passaggio dei grigi e una messa a fuoco più mirata al pallone avrebbero fatto bene all’insieme. Chi mi conosce sa che io non sono un patito della giustezza tecnica e che, semmai, privilegio sempre le positività narrative. E qui il racconto c’è, ed è quello dell’attesa. Primo attore dell’insieme è il ragazzo decentrato a sinistra che attende lo svolgersi del gioco guidando in tal modo anche il nostro sguardo verso il fondo di questo palcoscenico. Il voto all’autore? Vada per la sufficienza.

Francesco Furlanetto di Noale LA NOTTE

Un purista troverebbe non pochi difetti in questa immagine che, a conti fatti non mi dispiace del tutto. Le notti regalate ai fotografi sono all’incirca 9.999 e tutte diverse tra di loro. C’è la notte del guardiano notturno, c’è quella del capannello davanti al chiosco dell’anguria, c’è la notte di chi è fermo alla fermata della corriera, c’è la notte dei ragazzi aggrumati davanti alla discoteca, Insomma di notte ce ne sono tantissime e voi potrete scovarle. La notte è straordinariamente fotogenica e stimola, talora, a decodificarne i fantasmi. Quali sono qui gli interrogativi da sciogliere? Qui si è stimolati a chiedersi cosa stanno guardando quei tre ragazzi, e cosa è quella presenza geometrica accesa in alto nel fotogramma. Io me lo sono chiesto e non sono riuscito a rispondermi. Pazienza, la vita continua! Non mi infastidisce, infine, il fuori fuoco del ragazzo in primo piano. Un voto di chiusura alla foto di questo amico? Io propongo 5 +. Ed è già tanto.

Francesco Furlanetto di Noale – LE OMBRE

Una immagine di bella fattura grafica. La prima evidenza è nella generale ed armonica convivenza dei neri e dei bianchi. Il fotogramma è suddiviso in due segmenti l’uno al servizio dell’altro. In alto un nero assoluto è l’ideale lavagna su cui si disegnano le due figure umane, sull’una delle quali è un‘ombra <portata> da una invisibile presenza fuori campo. In basso una scacchiera in bianco/nero correda suggestivamente l’insieme tutto. Francesco con questa sua opera supera brillantemente i suoi esami.

Angelo Notarmuzi di Torino – LE OMBRE

L’autore si aggiudica il primo CESTiNO della rubrica, la quale propone ben cinque temi. Ed il nostro amico fra venti opportunità (5 temi per quattro foto = 20) si è esibito con solo questa prova che evidentemente gli è parsa originale e super. Caro Notarmuzi, davvero niente di più potabile, e di meno inutile, nel suo archivio? E’ questo un genere fotografico abusato da fotografi che erano, e sono, buoni solo a riversare su corpi femminili carriolate di strisce nere omaggiate dalla tapperelle delle finestre di casa.

Ermanno Campalani di Sesto S.G. – L’UOMO E IL MANIFESTO

 Controlliamo, il manifesto grande e ricco di colore e, quindi di energia vitale ospita, simpaticament disposte alle estremità del fotogramma in basso. E giocano un gradevole contrasto cromatico con il colore vivacissimo della lavagna che le ospita. Bravo all’Autore.

Nicola Congia di Sanluri – LA NOTTE

Una notte armonicamente con l’insieme di fattura geometrica delle case, e che è stata trattata con misura in post/produzione. L’opera ha il suo plus nel contrasto tra la zona illuminata e quella in ombra – La marcia in più è comunque nelle micro/figura a destra in basso che assegna vita al racconto, arricchendone la suggestione. Bene così!

Nicola Congia di Sanluri – LE OMBRE

Equilibrata la convivenza tra il giallo della parete a sinistra e l’oscurità di destra. L’autore ha evidentemente atteso il passaggio della figura che si disegna sul muro. Io sostengo da sempre che un accessorio che non deve mai mancare nella borsa del fotografo è la <pazienza>. O no? Congia, non superi il numero canonico delle foto ammesse oppure …. pagherà pegno. Garantito!


Antonio Riva di Vedano al Lambro

Lei propone molte fotografie, troppe magari, ma solo poche di esse che pur rivelano doti di sicuro livello sono coerenti con i cinque temi proposti che richiedono immagini riprese dal reale e non inquinate da interventi <fabbricati> in studio.  Lei ha di certo conoscenza di certa fotografia francese, quella della tribù definita “umanista” (vedi Robert Doisneau, Brassai, Edouard Boubat, ecc.). Una straordinaria corrente europea, nata in Francia, che raccontava l’uomo nei suoi ambienti sociali. Le sue proposte, Riva, appartengono ad una fattura -da studio- presumo finalizzata ad impieghi mercantili. Niente di male, ovviamente, ma la “naturalità” è cosa ben diversa.

Ed ora ecco questa sua fotografia: è un’opera delicata impreziosita dalla leggerezza della tonalità d’insieme e da armoniche presenze (lo spartito nel leggio, la lampada scaldata dal colore, ecc.) –

Tiziana Cravero di Sommariva Bosco – LE OMBRE

L’ombra della sua sedia, alterata da una misurata deformazione prospettica, è davvero ok. Stacca su una superficie indefinita e l’insieme è ascrivibile ad un genere figurativo vagamente surreale. Bene l’averla collocata al margine del fotogramma, lasciando così spazio funzionale alla lavagna di fondo. Brava!  

Tiziana Cravero di Sommariva Bosco – LA MUSICA

Tiziana, stavolta lei è andata pesantemente fuori strada. Crede davvero che fotografare, anche male, la pagina di uno spartito sia una soluzione nuova al tema? A metterci accanto, allargando il campo di presa, una presenza diversa, complementare e coerente, non sarebbe stato meglio? Deve ripetere gli esami.

Emanuela Vanello di Carrara – L’ATTESA

No, Emanuela, con tutte le <attese> di marca super che possono scovarsi in una stazione ferroviaria, ei viene nel nostro spazio con una fotografiola malamente gestita, in cui il personaggio in attesa è una quasi illeggibile microscopica figura umana emarginata a sinistra in compagnia di quel che sembrerebbe una cane. Vada ancora, Emanuela, in quella stazione, e scoprirà che è una miniera inesauribile di foto/opportunità.

Emanuela Vanello di Carrara – LE OMBRE

Emanuela, davvero ok. Ed anche fortunata, cosa che non fa male alla salute.  Fortunata perché una grande lama di luce traversava l’area di presa, nella quale lei ha inserito la persona in primo piano ea figurina che è in fondo. Una prova di decisa suggestione.

Emanuela Vanello di Carrara – LA NOTTE

Una notte che è di notevole livello anche dal punto di vista compositivo. La parte inferiore del fotogramma, pesante e di non facile identificazione, introduce ed esalta lo spazio in luce della scena dove si muovono tre fantasmi estranei l’uno agli altri. Una scenografia che appare inquietante anche se nella realtà è solo un credibile e normale sito urbano. E’ la magia della fotografia che può essere od non essere documentaria.

Claudio Mormile di Napoli – ??? 

L’autore sia cortese, ci faccia sapere a quale dei nostri cinque temi è riconducibile la fotografia che ha titolato <biblioteca>. Grazie! Cari amici tutti, è difficile che qualcuno possa saltare a piè pari le regole del gioco.  

Mathieu Coulié di Cupramontana ­-

Non tragga in inganno il nome: Sì, Mathieu è francese ma vive da anni in Italia, ed ha trovato a Cupramontana (AN) gli stessi umori culturali e di vita del villaggio nel quale ha vissuto in Francia. Di Mathieu ho visto alcune fotografie in Rete, e mi duole che si sia proposto con un trittico molto raffinato su <L’attesa>. Mi spiace, ma colgo l’occasione per precisare a beneficio di tutti i lettori del blog che “Compito a Casa” vuole, come nella sua vita precedente, proporsi come stimolo alla bella fotografia, non banale però. Io definisco questo obiettivo come <pane e formaggio>. Non ospiterò quindi opere di foto/scrittura sofisticata. Non so se “ho stato spiegato”. Spero di sì. Saluti al <pomodoro e basilico>. 

Grazie! Cari amici tutti, è difficile che qualcuno possa saltare a piè pari le regole del gioco.  

Filippo Crea

Jill Freedman, una fotografa di strada a lungo ignorata

Ciao,

oggi vi presentiamo una fotografa newyorkese, che è stata lungamente ignorata e sottovalutata per gran parte della sua carriera.

New York è il suo soggetto preferito, si focalizza su ciò che accade per strada, con un’attenzione particolare a chi vive per strada, mettendo in evidenza le contraddizioni e le ambiguità della metropoli.

Purtroppo nel 2019 è mancata.

Se non la conoscevate, fateci avere la vostra opinione.

Anna

Jill Freedman era ebrea e nacque nel quartiere di Squirrel Hill a Pittsburgh nel 1939 da un venditore ambulante e da un’infermiera.

A sette anni trova in soffitta dei vecchi numeri della rivista Life: non ha mai visto nulla del genere, è sconvolta ed emozionata, ma i genitori bruciano tutte le copie per non turbarla.

Tuttavia questo gesto non serve a molto perché la bambina non dimentica.

Nel 1961, Freedman si è laureata in sociologia presso l’Università di Pittsburgh. Ha riscoperto la fotografia solo casualmente, sperimentando con la fotocamera di un amico.

Dopo il college, la Freedman è andata in Israele, dove ha lavorato in un kibbutz. Ha finito i soldi e ha cantato per guadagnarsi da vivere; ha continuato a cantare a Parigi e in un varietà televisivo a Londra.
La Freedman è arrivata a New York City nel 1964, ha lavorato nella pubblicità e come copywriter. Come fotografa, è stata autodidatta, influenzata da André Kertész, idolatrando W. Eugene Smith, ma aiutata principalmente dal suo barboncino Fang: “Quando camminavo per strada con Fang vedevo tutto, sentivo tutto. Aveva un grande istinto. Mi ha insegnato a guardare, perché non si perdeva mai nulla”.

Dopo aver saputo dell’assassinio di Martin Luther King, la Freedman lasciò il suo lavoro e andò a Washington, DC. Ha vissuto a Resurrection City, una baraccopoli gestita dalla Poor People’s Campaign nel Washington Mall nel 1968, e lì ha fotografato. Le fotografie della serie furono pubblicate all’epoca su Life e raccolte nel suo primo libro, Old News: Resurrection City.

La Freedman ha poi vissuto in una Volkswagen kombi, seguendo il Clyde Beatty-Cole Brothers Circus. Per due mesi, ha fotografato “due spettacoli al giorno e uno ogni domenica. Sette settimane di una notte” e si è spostata attraverso New York, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island, New Hampshire, Vermont, Pennsylvania e Ohio. Il suo intento era di fotografare gli artisti come persone.

Il lavoro è stato pubblicato come libro, Circus Days, nel 1975.
La Freedman ha fotografato l’allora squallida area della 42nd Street e la scena artistica di Studio 54 e SoHo.
Nel 1975, la Freedman iniziò a fotografare i vigili del fuoco ad Harlem e nel Bronx. Ci sono voluti due anni; viveva con i vigili del fuoco, dormiva nell’auto del capo e sul pavimento. Ne risultò un libro, Firehouse, pubblicato nel 1977 – secondo una recensione un libro “imperfetto … da riproduzione scadente e layout inetto”.
Alcuni dei vigili del fuoco erano stati precedentemente poliziotti e suggerirono che la Freedman potesse fotografare il lavoro della polizia. Lei non amava la polizia, ma pensava che tra loro dovevano esserci buoni poliziotti. Per la sua serie Street Cops (1978-1981), ha accompagnato la polizia in una zona di New York City tra cui Alphabet City e Times Square, trascorrendo del tempo con quelli che sembravano buoni poliziotti. Il lavoro ha portato al libro Street Cops.

Negli anni Settanta, la Freedman è stata brevemente associata a Magnum Photos, ma non ne è diventata membro. Voleva raccontare storie tramite la fotografia, ma voleva anche evitare i compromessi richiesti per ottenere commissioni; e quindi ha preferito rimanere indipendente. Aveva difficoltà a guadagnarsi da vivere, ma vendeva stampe in uno stand allestito fuori dall’edificio del Whitney Museum. Nel 1983, il critico del New York Times Andy Grunberg ha riconosciuto la sua fotografia di strada in bianco e nero a New York, assimilandola con Lee Friedlander, Fred R. Conrad, Bruce Davidson, Roy DeCarava, Bill Cunningham, Sara Krulwich e Rudy Burckhardt.
Nel 1988, Freedman ha scoperto di essere malata. Le spese mediche significavano che doveva lasciare il suo appartamento sopra la Sullivan Street Playhouse; nel 1991 si è trasferita a Miami Beach; lì era insoddisfatta ma riusciva leggere molto. A volte ha lavorato per il Miami Herald. È anche riuscita a pubblicare un fotolibro di cani che è stato elogiato per “[sfidare] le immagini cliché” della fotografia di cani. Ha anche pubblicato il secondo di due libri fotografici d’Irlanda, uno che secondo Publishers Weekly “cattura con amore gli aspetti duraturi della tradizione irlandese”.
Intorno al 2003, la Freedman è tornata a New York. Era scioccata e rattristata dalla ripulitura della città durante la sua assenza: “Quando ho visto che avevano trasformato la 42esima Strada in Disneyland, … sono rimasta lì e ho pianto”.
Durante la prima parte della sua carriera, Freedman è stata affascinata dal processo della stampa fotografica. Scattava Kodak Tri-X e amava usare un obiettivo da 35 mm e luce disponibile, e stampare su carta Agfa Portriga Rapid. Alla fine del 2016, non aveva né una camera oscura né ne sntiva la mancanza. Ha sottolineato che la fotocamera, sia essa cinematografica o digitale, è solo uno strumento. Quando le è stato chiesto in un’altra occasione, ha citato Elliott Erwitt per non essere noioso e per aver tentato di fare un lavoro eccellente; le questioni tecniche e persino i posteri non dovrebbero essere una preoccupazione

Freedman è stata uno dei 13 fotografi ripresi a fotografare New York in Everybody Street, un film del 2013 di Cheryl Dunn. Insieme a Richard Kalvar, Alex Webb, Rebecca Norris Webb, Maggie Steber e Matt Stuart, è stata ospite del Miami Street Photography Festival 2016 allo HistoryMiami Museum durante la settimana di Art Basel.

Il 9 ottobre 2019, la Freedman è morta in una struttura di cura a Manhattan.

Fonte: libera traduzione da Wikipedia

Questo è il sito dove trovate tutti i suoi lavori, e qua trovate un articolo apparso sul NYT in occasione della sua morte.

Tutte le immagini sono coperte da copyright ©Jill Friedman

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PER INFO

Buongiorno, come state?Vi presento un corso per chi è interessato al reportage e fa fatica a ordinare e presentare il proprio lavoro. Il corso è ONLINE

Photoediting nel fotogiornalismo

Il corso è tenuto da Leonello Bertolucci, photoeditor e fotografo professionista.

Se avete tentato di costruire un progetto con le vostre immagini, vi sarete resi conto di quanto possa essere difficile effettuare scelte, selezionare e posizionare le vostre fotografie all’interno di una narrazione che riteniate poi davvero efficace. Per editing, si intende l’arte di comporre un racconto fotografico (perchè di arte si tratta) correlando un numero limitato e scelto di immagini, tramite la cui successione possiamo valorizzare contenuto, messaggio e narrazione del vostro reportage fotogiornalistico e non. Che foto scelgo e perchè? Dove le posiziono nel mio racconto? Perchè proprio lì?Queste sono le domande a cui cercheremo di rispondere.Le tecniche legate al photoediting si possono affinare, proviamoci insieme!

PER INFO IL CORSO è ONLINE

Bio Leonello Bertolucci

Nato in Liguria e approdato a Milano negli anni ottanta, ha intrapreso la strada del reportage fotografico lavorando per alcune testate e agenzie italiane; in seguito hanno avuto inizio collaborazioni internazionali tra cui quella con l’agenzia Sygma di Parigi.
Sue foto sono apparse su testate quali TimeNewsweekSternParis-MatchEpoca, ecc.
Attualmente è fotografo contributor per l’agenzia Getty Images.
Vengono pubblicati anche suoi libri d’immagini e allestite sue mostre.
È consulente in campo editoriale e multimediale, ed è chiamato a ricoprire il ruolo di photo editor in redazioni di giornali; ha scritto il primo libro in Italia sull’argomento, col titolo “Professione Photo Editor” (Gremese Editore).
E’ docente all’Istituto Italiano di Fotografia (Milano), a Bottega Immagine (Milano), a Foto Scuola Lecce (Lecce) e ha insegnato al Master in Giornalismo dell’Università di Bologna; tiene inoltre corsi, workshop e letture portfolio in giro per l’Italia.
Della sua attività si sono occupate riviste di fotografia come FotopraticaIl FotografoNuova FotografiaPhoto, PhotographiaTechno PhotoGente di Fotografia.
Gli piace giocare, e nelle edizioni del Pulcinoelefante le sue fotografie giocano con testi, tra gli altri, di Alda Merini, Tonino Guerra, Enzo Sellerio. Ha inoltre pubblicato un libro di aforismi sulla fotografia dal titolo “55 fotograforismi” (Postcart Edizioni).
E’ iscritto all’Ordine dei Giornalisti e scrive di fotografia nel suo blog su Il Fatto Quotidiano e sulla rivista Il Fotografo.

PER INFO SCRIVERE A sara@saramunari.it

Ciao! Buona giornata!

Alcune sere non lasciatemi tornare a casa, di Teresa Molon

Oggi vi presentiamo il lavoro di Teresa Molon:

Alcune sere non lasciatemi tornare a casa. Portatemi lontano[1]

Questo progetto fotografico è l’esplorazione di uno spazio comunitario in cui le donne si liberano dalle inibizioni imposte al loro comportamento e al loro aspetto. Possiamo allora mostrare la cellulite, i peli, spogliarci e agghindarci sentendoci sensuali oppure sentendoci uno schifo, sostenerci e farci forza nell’affrontare con la stessa disinibizione il mondo al di fuori. Gli  incontri nascono spontanei, in una dimensione di forte complicità femminile. Si evolvono in gioco, in leggerezza ed eccessi che conducono alla possibilità di dare sfogo alla rabbia e alla frustrazione verso una società non equa. La fotografia è parte del gioco stesso, non si estranea e non osserva in modo sterile,  fa parte dell’esperienza; il giorno successivo ne rievocherà le emozioni, la convivialità, l’aggressività, lo sporco. Il momento comunitario esce dal rito e si traduce in pratiche quotidiane, mostrando donne contemporanee prive di patinature, che rifiutano le immagini e i modi di essere dettati dal patriarcato. Attraverso la fotografia ci riappropriamo dei nostri corpi, dei nostri gesti, dei nostri spazi, delle nostre rappresentazioni.

Indirizzo email T.M0705@protonmail.com

Sito web autrice https://www.teresamolon.net/


[1] Il titolo riprende i versi di una cara amica, Desirée Falcomer.

Buona visione, ciao

Sara

“COMPITO A CASA”, leggiamo le tue fotografie, mandacele!

Cari amici di Sara, è la prima volta che ci incontriamo. Io sono Filippo Crea e provo a disegnare per voi un mio sintetico identikit. Un profilo che conoscerete meglio nel corso delle foto/chiacchierate che seguiranno, e nel corso delle quali parleremo con uno stesso gergo. Un mio gergo che è stato sovente definito <pane e formaggio> od anche <pomodoro e basilico>. Vale a dire un gergo di semplice fattura e per niente snob.

Ho 28 anni di redazione con “Tutti Fotografi”. Ed ogni mese in una mia rubrica che avevo titolato “Compito a Casa” proponevo più di venti foto/temi come esercizio di formazione. Il lettore poteva liberamente scegliere di <giocare> con uno, o più, di essi. Le fotografie venivano da me commentate e pubblicate sulla rivista e, subito dopo, venivano trasferite su un blog diventando in tal modo un sito di consultazione per chi avesse voluto affinare la propria foto/scrittura. Le mie molte esperienze in Italia ed in Francia, e le diverse Manifestazioni da me gestite avevano rafforzato il mio inossidabile convincimento che l’apprendimento ha un passaggio obbligato, quello di sfidare sé stessi in ricerche tematiche. Il tema obbliga a pensare, a programmare, a cercare soluzioni, ad essere cattivamente selettivi, ed il…<cestino> lo avevo difatti prescelto come simbolo di questo specifico strumento formativo.

Avanti dunque con questo <nostro> dialogo. Al via ci sarà forse qualche correttivo da attivare. E lo faremo insieme.

Per cominciare ecco il titolo ancora funzionalissimo di questa mia rubrica.  “COMPITO A CASA” va benissimo e capitalizzerebbe le positività già messe in cassa. La Casa nella quale ci incontreremo è quella di SARA MUNARI, una Casa nella quale Sara ha voluto ospitarmi. E non appena Mister Covid smetterà di centrifugarci le balle, questo COMPITO potrà diventare un appuntamento periodico che divertirà ed affinerà la nostra foto/grafia. 

Pronti e via! I temi che propongo per cominciare sono cinque. Eccoli:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

NOTA BENESolo per questa prima prova allego due immagini per ciascun tema a mo’ di “famo a capirci>. Eccole a seguire

*** le opere dovranno pervenire a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato.

*** le fotografie dovranno rispettare questi parametri: (formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB). Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

*** Faccio stop qui per evitare di diventare sbadigliogeno.

Arrivederci a presto, Filippo

Godiamoci la fotografia online!

Ciao a tutti!

Dopo il breve spiraglio di febbraio, siamo di nuovo in lockdown e quindi musei chiusi e niente mostre di fotografia, quanto meno in persona.

Vi segnaliamo quindi alcune iniziative online, sperando siano di vostro interesse per non perdere i contatti con la fotografia, in attesa di poter ricominciare a visitare mostre e musei.

Anna

Stay Apart Together

Questa non è una mostra, ma un’iniziativa del famoso artista Spencer Tunick, che, non potendo riunire le persone per le sue installazioni, ha pensato di farlo in maniera virtuale.

Il progetto, come succede solitamente per i suoi lavori, si compone di volontari che scelgono di posare completamente nudi ed essere immortalati dall’artista. In questo caso però il set degli scatti – la cui scelta solitamente per Tunick è molto significativa – è costituito dalla propria casa, in cui i partecipanti vengono fotografati tramite screenshot dal pc di Tunick.

L’artista si serve infatti di programmi di videochiamate che supportano un massimo di 50 persone per riunire volontari di diversi Paesi, cosa che permette di rappresentare i corpi nella maniera più realistica ed eterogenea possibile. Dopo che questi si sono collegati gli viene chiesto di spogliarsi ed assumere una stessa posa indicatagli dall’artista. Quest’ultimo non compare però nell’inquadratura dello schermo ma si occupa di immortalare l’azione.

Il progetto, attualmente ancora in corso, è attualmente fruibile sul profilo Instagram di Tunick. Questi, oltre a chiedere ai partecipanti di non mostrare il proprio viso coprendolo con mascherine o sciarpe, ha dovuto quindi censurare alcune parti del corpo, per non violare la policy della piattaforma.

Tour virtuale della mostra “Paolo Ventura. Carousel”

Nonostante l’altalenarsi di aperture e chiusure della mostra Paolo Ventura. Carousel – che ha aperto a metà settembre 2020 per chiudere a novembre, riaprire a febbraio 2021 e infine chiudere la scorsa settimana – siete stati oltre 10.000 ad oltrepassare la soglia di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia per scoprire la poesia dei mondi immaginari di Ventura!

Per ringraziare chi è venuto in mostra e chi avrebbe voluto ma non ha potuto farlo, anche a causa degli impedimenti che noi tutti abbiamo sperimentato in questi mesi, eccovi il tour virtuale di Carousel, fruibile da computer e da cellulare!
Questo, con l’augurio di conservare l’esperienza di visita e la bellezza delle opere di Ventura, in attesa di scoprire assieme le prossime mostre in programma dedicate a Lisette Model e Horst P. Horst.

TOUR VIRTUALI DEI MUSEI CIVICI DI ROMA CAPITALE

Sono online i nuovi Tour Virtuali dei musei civici di Roma Capitale, viaggi virtuali per scoprire e vivere la bellezza del patrimonio museale attraverso un’esperienza digital che supera i limiti spaziali, da pc e smartphone. Dotati di nuove potenzialità tecnologiche, nuovi contenuti multimediali e più accessibili nella fruizione, sono stati aggiornati e ampliati rispetto alla versione precedente, secondo un progetto promosso da Roma CultureSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotto da Zètema Progetto Cultura con la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzato da Skylab Studios.
 
In questo periodo segnato dalla pandemia globale i Tour Virtuali costituiscono una risorsa preziosa per consentire la fruizione museale a distanza. Ma al di là del momento storico offrono l’occasione, unica nel suo genere, di una visita a distanza inedita e altamente immersiva del patrimonio museale.
Con oltre 300 sale e migliaia di opere, sono 8 i musei civici che offrono gratuitamente un percorso virtuale a tutto schermo e arricchito da immagini, video, audio e testi informativi.
 

 Tour Virtuali sono disponibili ai seguenti indirizzi web:
 
Musei Capitolini https://tourvirtuale.museicapitolini.org
 
Museo dell’Ara Pacis https://tourvirtuale.arapacis.it
 
Museo Napoleonico https://tourvirtuale.museonapoleonico.it
 
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali https://tourvirtuale.mercatiditraiano.it
 
Casino Nobile di Villa Torlonia https://tourvirtuale.museivillatorlonia.it

Centrale Montemartini https://tourvirtuale.centralemontemartini.org
 
Museo delle Mura https://tourvirtuale.museodellemuraroma.it/
 
Museo di Roma https://tourvirtuale.museodiroma.it

Intervista al fotografo Larry Fink, allievo di Lisette Model

In attesa di poter riaprire le porte di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia per svelare al pubblico le nuove fotografie delle mostre Lisette Model. Street Life e Horst P. Horst. Style and Glamour, si apre il ciclo di approfondimenti, in versione online, de “I Giovedì in CAMERA” per avvicinare il pubblico allo sguardo e allo stile dei due importanti fotografi del Novecento Lisette Model e Horst P. Horst, protagonisti nei prossimi mesi delle sale di via delle Rosine 18 a Torino.

Si inizia giovedì 8 aprile alle ore 19.00, su tutti i canali di CAMERA, con l’intervista di Monica Poggi, curatrice della mostra su Lisette Model, al grande fotografo americano Larry Fink – già ospite a CAMERA nel 2019 con la mostra antologica Unbridled Curiosity – che, nel 1958, ha iniziato a seguire i corsi tenuti privatamente dall’artista, affiancandoli all’insegnamento presso la New School of Social Research di New York. È questo incontro, che si trasformerà presto in un legame, a cambiare completamente il suo modo di guardare, portandolo a sviluppare il particolare stile per cui è conosciuto.  Attraverso le proprie immagini, Larry Fink elabora con il filtro della propria sensibilità gli insegnamenti di Model che sollecitava i suoi allievi a ‘fotografare con le viscere’ e a concentrarsi solo su soggetti da cui si sentissero realmente attratti. Nelle immagini di Fink l’empatia verso chi viene fotografato emerge chiaramente, tanto che chi le guarda ha l’impressione di essere coinvolto all’interno della scena ritratta. ­La fotografia è per lui un gesto di generosità, un incontro con l’altro, come racconta fra una suonata di armonica e uno scherzo con i propri pupazzi durante l’intervista.

L’intervista sarà diffusa gratuitamente e in contemporanea sui tutti i canali di CAMERA: Facebook, Instagram, Vimeo, sito web.

MUDEC PODCAST – Il nuovo modo di “guardare” l’arte.

L’arte si guarda, qualche volta si tocca, da oggi si ascolta.

Il nuovo canale Podcast del Mudec ospita serie originali, che raccontano appassionanti prospettive sull’arte, la fotografia, l’etnografia e le nuove idee del mondo artistico contemporaneo!

Nell’anno appena trascorso il Mudec, impossibilitato ad aprire le proprie porte fisicamente al pubblico, ha sentito la necessità di raccontarsi alla propria community in modo diverso e spesso non convenzionale. Lo ha fatto offrendo ai visitatori la possibilità di fruire di contenuti inediti emozionandosi a distanza.

È con questo spirito di innovazione che, con la nuova serie dei podcast, il museo vuole offrire la possibilità questa volta di guardare l’arte ad occhi chiusi, stimolando il più possibile l’immaginazione.

L’obiettivo sfidante del museo è quello di creare relazioni sempre più forti con il pubblico affezionato che già conosce il Museo per le sue innumerevoli attività di taglio più “tradizionale”, appassionando però l’utente questa volta a un nuovo tipo di fruizione artistica.

Mudec Podcast è disponibile su tutte le principali piattaforme podcast.

Qua tutte le informazioni

All’interno di qs iniziativa Mudec presenta una serie di dialoghi sulle donne in fotografia., 10×10

Personalità molto diverse tra loro, ma scelte perché tutte presentano un tratto distintivo comune: sono state artiste pioniere che si sono imposte con il loro obiettivo fotografico in un mondo e in un tempo in cui l’accesso per le donne era osteggiato, se non addirittura proibito, ma che con la loro arte e ‘militanza’ hanno aperto la strada a intere generazioni di fotografe.

Dorothea Lange, Cindy Sherman, Gerda Taro, Eve Arnold, Marirosa Toscani Ballo, Imogen Cunningham, Inge Morath, Lisetta Carmi, Margaret Bourke-White e infine Tina Modotti.

In ogni puntata il curatore entrerà in dialogo con alcuni testimonial d’eccezione del mondo dell’arte, della fotografia, del design, del giornalismo: Settimio Benedusi, Angela Vettese, Giampaolo Musumeci, Pier Paolo Pitacco, Fabio Ciriffino, Denis Curti, Tarin, Gianni Berengo Gardin e Alice Pasquini.

Un viaggio dunque tutto al femminile in occasione del palinsesto promosso dal Comune di Milano “I talenti delle donne”, che si concluderà ad aprile 2021.

300 documentari da vedere onine

È online Audiovisiva, la nuova piattaforma streaming on demand che riunisce e rende disponibile una selezione dei migliori documentari sui protagonisti della cultura italiana del XX e XXI secolo. 

Audiovisiva è la prima piattaforma digitale che riunisce e rende disponibili in streaming i migliori documentari sui protagonisti della cultura italiana.

Cuore della nostra ricerca sono le storie di designer, architetti, artisti, compositori, registi, scrittori, musicisti, stilisti, fotografi.

La digital library curata contiene oltre 300 documentari: una mappa inedita per immergersi nella cultura italiana attraverso le sue figure chiave ed esplorarne connessioni inaspettate. Ad ogni protagonista corrisponde una selezione di film, consultabili anche per categoria.

La nostra sfida è rendere accessibili tutti i documentari e portarli ovunque nel mondo, a casa, in aula, nei musei – sia dando maggiore visibilità a quelli già pubblicati online, sia rendendo disponibili tutti quelli che attualmente non lo sono o dei quali si è persa traccia. 

Qua trovate tutti i documentari di fotografia disponibili: https://www.audiovisiva.org/it/documentaries/photography

Mostra Fotografica Virtuale APULIA PIETAS

 l’Associazione Culturale Settimana Santa Canosa, nelle dinamiche ed alle tradizioni della nostra cittadina, vuole celebrare i riti della “settimana Santa” con una mostra fotografica virtuale con titolo “Apulia Pietas” dedicata a Riti della Settimana Santa in Puglia, per raccontare nelle foto tra le più belle e commoventi, che in quest’anno mancando le tradizionali processioni e riti nella nostra città e in tutto il territorio di Puglia, sarà in modo virtuale, ma più vicino a tutti. La Mostra Fotografica sarà visibile da Venerdì 26 Marzo alla Domenica 11 Aprile 2021, al link: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=www.settimanasantacanosa.it&set=a.10159611182489258 , nella prima mostra fotografica virtuale che raccoglie tanti fotografi amatori, nelle tante foto pervenute.

Nella collaborazione dei Fotoamatori Puglia, e nell’apporto di fotografi amatoriali che hanno colto il profondo legame che la gente ha con le processioni del periodo pasquale, anche nella nostra città, dove ogni anno nella consueta processione della Desolata nel Sabato Santo, vi è la presenza di fotografi amatori e professionisti che immortalano tra il bianco nero e colori nelle loro fotografie. Le tradizionali processioni della Settimana Santa a Canosa di Puglia e in Puglia, che possono essere realizzate con una fotografia libera, senza pass e senza restrizioni, per fotografare in libertà la bellezza delle strade e rioni di Puglia e della nostra città.

Nelle tante fotografie presentate in questa mostra fotografica virtuale, ci sono tanti volti di uomini incappucciati, siamo stati incuriositi poi dalle persone che vi erano sotto quei cappucci, molti vi hanno partecipato, ma nessuno, davvero nessuno, può aver ignorato quella sensazione così intima e profondo che il passaggio della processione suscitava, anche in questo tempo di pandemia che mancano a tutti noi i cortei processionali che si snodano nelle tante piazze e vie pugliesi.

Questo legame della mostra fotografica virtuale vuole celebrare e raccontare, con delle foto che ne ripercorrono i momenti più suggestivi, facendoli conoscere anche a chi non può vivere in prima persona quei riti come “Apulia Pietas” che sono suggestioni e riti della Settimana Santa in Puglia , è specialmente nella nostra città di Canosa di Puglia, il Sabato Santo per tutti noi è una delle più belle processioni della Settimana Santa di Puglia, che viene visitata da molti amatori e professionisti della fotografia, che fanno nella nostra città capitale mondiale nel tradizionale Inno della Desolata, molto sentito nel tempo di Pasqua.