Racconta questo periodo e mandaci una fotografia

Buongiorno a tutti, volevo coinvolgervi in una piccola esperienza creativa, in questo momento che ci ritrova tutti bloccati a casa.
Vi chiedo, se vi piace l’idea, di mandarmi uno scatto, prodotto con qualsiasi mezzo fotografico e con qualsiasi tipo di ritocco, che rappresenti il momento che stiamo vivendo. Il genere fotografico non è determinante (reportage, street, ritratto, autoritratto ecc.)
Un solo scatto che spieghi, dal vostro punto di vista, come vivete il vostro presente. L’immagine dovrà essere accompagnata da una brevissima descrizione, bastano una riga o due.
Lo scatto verrà pubblicato sulla pagina Instagram di Musa fotografia.
Nome della pagina @fotografiamusa
Ricordate di mandarmi il vostro nome su Instagram affinché vi possa “taggare”.
Sarei davvero felice di raccogliere il materiale e creare un piccolo diario italiano sulla quarantena.
Ricapitolando,mandate a questa mail sara@saramunari.it :

  • Scatto personale già nelle misure e peso adatti a Instagram (diversamente non verranno pubblicate)
  • Due righe di descrizione
  • Vostro nome instagram

Vi ringrazio molto!
Aspetto le vostre foto!
Ciao
Sara

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Nuovi corsi on line fotografia – nuove date

Buongiorno, i corsi che ho proposto hanno avuto tanto successo, son felice, per chi fosse interessato…Ciao! Baci

Sara

NUOVO CORSO:

1)La lezione fotografica dei Grandi Maestri DATE 20 – 22 – 24 Aprile 2020

2)Linguaggio fotografico e lettura dell’immagine
DATE 14 – 16 – 18 Aprile 2020
3)Portfolio fotografico, idee, perché e come
DATE 9 – 10 – 11 Aprile 2020
4)Lo Stile fotografico, come trovarlo
DATE 17-21-23 Aprile 2020

Per info: www.musafotografia.it/online.html

Gerda Taro, un nuovo libro.

Articolo di Annalisa Melas

Buongiorno! Di lei vi abbiamo già raccontato per via di uno dei libri più discussi del 2018 e vincitore del premio strega: “La ragazza con la Leica” (ne abbiamo parlato qui ); di lei negli ultimi anni si è parlato molto, se non altro per quella caratteristica che accomuna molte donne alle prese con mondi prettamente maschili, ovvero la difficoltà di essere donna, appunto, alle prese con una professione ritenuta impropria per una “gentil donzella”.
Così, anche nel caso della Taro si scopre a malincuore che, almeno all’inizio, a fare notizia non fu il fatto che fosse una brava fotografa, ma che fosse la compagna di Robert Capa.


Che fosse una persona capace di decidere quello che voleva essere, dimenticando quello che il suo tempo riteneva fosse più opportuno per una donna del suo tempo, è sembrato essere solo la cornice del suo vero ruolo: aver portato Capa un passo più vicino al suo successo.
In realtà il suo lavoro, non meno di quello dei suoi colleghi uomini, servì a tenere viva la memoria di un periodo infelice della storia di Spagna, così come servì a ricordare e precisare ancora una volta, che la macchina
fotografica non era prerogativa maschile, e che anche una donna, in anni in cui era quasi impensabile, poteva raccontare la guerra da vicino.
Comunque, dopo questa riflessione un po’ amara, ecco di cosa vi vorrei parlare, dell’ultima nata, una graphic novel che cerca di raccontare la storia di Gerda Taro in modo diverso, sicuramente leggero, unendo due diversi tipi di immagini, in fondo rivali fin dai tempi che furono, disegni e foto (in questo caso quelle scattate dalla stessa protagonista della nostra storia).
Qual è il risultato?
Una vita raccontata in modo superficiale, che lascia intravedere gli eventi attraverso poche pagine, in cui immagini e parole si alternano e si sovrappongono, senza occupare però, a mio avviso, lo spazio necessario per
parlare della vita della Taro.

Taro in Spain, July 1937 Leica camera and 5cm Summar lens


Forse il risultato sarebbe stato migliore se, invece di cercare l’intera vita di una donna, l’autrice si fosse concentrata su di un piccolo pezzetto della stessa, approfondendone gli aspetti meno indagati e meno noti.
Interessante però è la struttura del racconto per la quale, una prima parte ricorda vecchi libri di grandi autori, in cui viene fatta una rapida carrellata degli eventi più importanti che hanno segnato la vita del personaggio di cui
si sta parlando: dalla nascita alla morte, attraverso i funesti eventi che ne segnarono l’esistenza; poi il racconto a fumetti ci parla di come la Taro arrivò alla fotografia, dal suo incontro con Capa, al momento in cui si
separarono e fino alla sua morte. Questa rimane la parte migliore del piccolo volume, se non altro per l’idea di partenza e per i disegni, che
personalmente trovo molto belli. Il lavoro si chiude col tentativo di raccontare nuovamente chi era la Taro e cosa volle fare della propria vita.
Letto velocemente e poi riletto con più calma, la sensazione che rimane addosso è quella di una storia raccontata a metà, non adatta a coloro che conoscono già chi era la protagonista, molto adatta a chi vuole approcciarsi per la prima volta ad un modo diverso di raccontare una storia e e chi, non conoscendo la Taro e non avendo mai letto nulla su di lei, voglia avvicinarsi con cautela al personaggio, decidendo se approfondirne la conoscenza o lasciar perdere.
Se è meglio de “La ragazza con la Leica”?
Si tratta di due testi completamente diversi, e che non ritengo in nessun caso indispensabili, sicuramente però il libro della Vivan rappresenta un piacevole passatempo e un bell’esperimento, che può generare curiosità e
spingere ad approfondire la conoscenza del personaggio, della donna e della fotografa soprattutto.
Per l’acquisto cliccate qui
Qui invece la biografia
E un libro nel quale, invece, vale davvero la pena buttarsi se, della Signora Taro, volete conoscere la storia:
Eccolo qui

Gerda Taro una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola

“Transparencies” le foto inedite di Stephen Shore

Buongiorno!

Stephen Shore è uno dei fotografi americani più conosciuti di sempre. Quest’anno è stato pubblicato un libro di sue fotografie inedite. Stephen Shore ha già pubblicato più di 25 libri. Quest’ultimo libro, ” Transparencies: lavori fotografici 1971-1979″ ci da una visione alternativa della sua produzione più famosa, “Uncommon Places”.

Stephen Shore. Image from “Transparencies: Small Camera Works 1971-1979″ (MACK, 2020).

” Uncommon Places “ e “American surfaces” sono stati prodotti durante negli anni ’70 durante i suoi viaggi attraverso gli Stati Uniti. Entrambi sono diventati lavori iconici.

Stephen Shore. Image from “Transparencies: Small Camera Works 1971-1979″ (MACK, 2020).

” Transparencies ” raccoglie immagini scattate da Shore mentre lavorava su “Uncommon Places”. Mentre “Uncommon Places” è stato realizzato utilizzando fotocamere di grande formato e con una composizione formale più rigida, questo libro riunisce foto realizzate con una fotocamera da 35 mm, con risultati meno formali e più simili alle istantanee (Anche “American Surfaces” è stato realizzato in 35mm).

Stephen Shore. Image from “Transparencies: Small Camera Works 1971-1979″ (MACK, 2020).

Puoi trovare ulteriori informazioni sul libro e acquistarlo qui:

“Transparencies: Small Camera Works 1971-1979 ” di Stephen Shore (MACK, 2020).

Inoltre, puoi vedere il lavoro di Shore sul suo sito Web, qui.

Mostre di fotografia segnalate per Aprile

Ciao a tutti,

un mese così ricco di mostre fantastiche non credo di averlo mai visto. Vi faccio solo qualche nome: Cartier-Bresson, Bourke-White, Doisneau.

Non aggiungo altro. Date un’occhiata e sono certa troverete qualcosa che non vorrete perdervi.

Compatibilmente con le conseguenze legate alla situazione, le mostre saranno visitabili anche quando potremo visitarle.

Anna

Massimo Vitali – Costellazioni Umane

La mostra si articola in circa 30 opere scelte in venticinque anni di produzione dell’artista. Il percorso espositivo non scandito in ordine cronologico è, a tutti gli effetti, una sorta di mostra antologica.
Per chi conosce l’opera di Vitali sarà importante ritrovare le spiagge italiane assolate e gremite di gente in vacanza (1995), ma sarà anche una sorpresa vedere, per la prima volta in assoluto, gli scatti dei concerti di Jovanotti nel suo ultimo tour italiano del 2019.
L’opera di Massimo Vitali attinge esteticamente alla storia dell’arte e non solo a quella della fotografia.

Italiano d’origine, anglosassone di formazione e con una visione internazionale e attenta all’evolversi della ricerca d’avanguardia a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale, l’artista appare come un fotografo incline a non lasciare tracce nelle sue opere di momenti legati a fatti storici identificabili. Il suo mondo estremamente raggelato e cristallizzato, appare come sospeso in un fermo immagine cinematografico. Non vi sono mai dettagli identificabili con fatti storici attuali, se non per i titoli che, talvolta, rimandano a raduni affollati o a serate di divertimento in discoteca.

La sua opera appare come conseguente a un periodo “illuminista”, dove vengono registrati luoghi che, al di là del loro interesse geografico, paesaggistico o atmosferico, sono immortalati per ciò che sono e “catturati” da un occhio algido e preciso per quantità di dettagli e particolari illustrati fino al parossismo. Le costruzioni vengono restituite in tutta la loro identità e fisicità architettonica; le montagne sono riprese, per quanto impossibile, fino all’ultima roccia e lichene; le spiagge e le dune di sabbia, ammorbidite dai riflessi e dalle ombre percepibili fino all’orizzonte. Come Canaletto e molta della pittura settecentesca, il suo occhio capta ogni minimo dettaglio e lo trasferisce sulla carta fotografica in modo realistico e analitico.
L’atmosfera – per intenderci quella leonardesca dello sfumato e della percezione spaziale della nebulizzazione nell’aria dell’acqua e della polvere – è inesistente nelle sue fotografie. Tutto è definito. Come in Canaletto le figurine poi recitano parti di una commedia scritta in modo corale, le persone appaiono come dirette da un regista fuori scena e obbediscono a dettami predefiniti anche se in modo ovviamente inconscio.
Tutto è proiettato su uno schermo in cui i protagonisti recitano, come attori istruiti, parti a loro destinate dai fatti contingenti.
I titoli delle opere tendono a confondere lo spettatore come se l’artista avesse destinato, alle persone ritratte, parti precise e ruoli da primo attore.
In opere come De Haan Kiss (2001), in cui due ragazzi in primo piano si scambiano un bacio, o in Cefalù Orange Yellow Blue (2008), dove vi sono costumi da bagno colorati, è il caso che determina il titolo dell’opera deciso in post produzione dopo un attento riesame della fotografia.

Invece, in opere come Carcavelos Pier Paddle (2016), il ragazzino – che sulla sinistra dell’opera è immortalato per sempre nel suo tuffo acrobatico, riprendendo la grande storia delle immagini sportive, dal tuffatore del notissimo affresco di epoca romana a Paestum fino al Tuffatore (1951) di Nino Migliori – non dà nessun titolo all’opera, pur avendone “pieno diritto”. Ciò non significa comunque che le opere di Vitali siano dei “d’après” ma, al contrario, sono degli originali che continuano la storia della fotografia in modo innovativo e personale.
L’opera di Vitali è – dopo oltre trent’anni di lavoro – quella di un grande autore classico, totalmente immerso nella storia dell’arte italiana e internazionale, che lo colloca fra i maggiori artisti dei nostri tempi.
Due volumi antologici, editi da Steidl, documentano il lavoro dell’artista con le riproduzioni di tutte le opere esposte.

dal 26 febbraio al 5 luglio 2020 – Museo Ettore Fico di Torino

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HENRI CARTIER-BRESSON: LE GRAND JEU

Palazzo Grassi presenta “Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu”, realizzata con la Bibliothèque nationale de France e in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson.

Il progetto della mostra, ideato e coordinato da Matthieu Humery, mette a confronto lo sguardo di cinque curatori sull’opera di Cartier-Bresson (1908 – 2004), e in particolare sulla “Master Collection”, una selezione di 385 immagini che l’artista ha individuato agli inizi degli Settanta, su invito dei suoi amici collezionisti Jean e Dominique de Menil, come le più significative della sua opera.

La fotografa Annie Leibovitz, il regista Wim Wenders, lo scrittore Javier Cercas, la conservatrice e direttrice del dipartimento di Stampe e Fotografia della Bibliothèque nationale de France Sylvie Aubenas, il collezionista François Pinault, sono stati invitati a loro volta a scegliere ciascuno una cinquantina di immagini a partire dalla “Master Collection” originale, della quale esistono cinque esemplari.

Attraverso la loro selezione, ognuno di loro condivide la propria visione personale della fotografia, e dell’opera di questo grande artista. Rinnovare e arricchire il nostro sguardo sull’opera di Henri Cartier-Bresson attraverso quello di cinque personalità diverse è la sfida del progetto espositivo “Le Grand Jeu” a Palazzo Grassi.

La mostra “Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu” sarà presentata alla Bibliothèque nationale de France, a Parigi, nella primavera 2021.

Dal 22 Marzo 2020 al 10 Gennaio 2021 – Venezia Palazzo Grassi

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YOUSSEF NABIL. ONCE UPON A DREAM

Insieme alla mostra dedicata a Henri Cartier-Bresson, a cui sarà riservato il primo piano espositivo, Palazzo Grassi presenta una mostra monografica dedicata all’artista Youssef Nabil (Il Cairo, 1972), dal titolo “Once Upon a Dream” curata da Matthieu Humery Jean-Jacques Aillagon.

Realizzate con la tecnica tradizionale egiziana largamente utilizzata per i ritratti fotografici di famiglia e per i manifesti dei film che popolavano le strade de Il Cairo, le fotografie successivamente dipinte a mano da Youssef Nabil restituiscono la suggestione di un Egitto leggendario tra simbolismo e astrazione.

La ricerca dei reperti identitari, le preoccupazioni ideologiche, sociali e politiche del XXI secolo, la malinconia di un passato lontano sono i soggetti che Nabil predilige nella sua ricerca artistica. L’esposizione intende invitare a un’immersione libera nella carriera dell’artista attraverso sezioni tematiche che riproducono i suoi primi lavori fino alle opere più recenti. Ad arricchire il percorso la produzione video di Nabil con i suoi tre video Arabian Happy Ending, I Saved My Belly Dancer e You Never Left.

22/03/2020 – 10/01/2021 – Palazzo Grassi Venezia

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PRIMA, DONNA. MARGARET BOURKE-WHITE

La mostra raccoglie, in una selezione del tutto inedita, le più straordinarie immagini realizzate da Margaret Bourke-White – tra le figure più rappresentative ed emblematiche del fotogiornalismo – nel corso della sua lunga carriera. Accanto alle fotografie, una serie di documenti e immagini personali, video e testi autobiografici, raccontano la personalità di un’importante fotografa, una grande donna, la sua visione e la sua vita controcorrente.

Sarà possibile ammirare oltre 100 immagini, provenienti dall’archivio Life di New York e divise in 10 gruppi tematici che, in una visione cronologica, rintracciano il filo del percorso esistenziale di Margaret Bourke-White e mostrano la sua capacità visionaria e insieme narrativa, in grado di comporre “storie” fotografiche dense e folgoranti.

L’esposizione rientra ne “I talenti delle donne”, un palinsesto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno – il 2020 – sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità. Si vuole  rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità.

L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.

Dal 18 Marzo 2020 al 28 Giugno 2020 – Palazzo Reale MILANO

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ROBERT DOISNEAU

Dal 6 marzo al 21 giugno 2020 Palazzo Pallavicini ospita un’importante retrospettiva dedicata al grande fotografo parigino  Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1º aprile 1994), celebre per il suo approccio poetico alla street photography, autore di Le baiser de l’hôtel de ville, una delle immagini più famose della storia della fotografia del secondo dopoguerra.

La mostra è curata dall’Atelier Robert Doisneau, creato da Francine Deroudille e Annette Doisneau per conservare e rappresentare le opere del fotografo, ed è organizzata da Pallavicini s.r.l. di Chiara CampagnoliDeborah Petroni e Rubens Fogacci in collaborazione con diChroma photography.

Sono 143 le opere in mostra nelle prestigiose sale di Via San Felice, tutte provenienti dall’Atelier. L’esposizione è il risultato di un ambizioso progetto del 1986 di Francine Deroudille e della sorella Annette – le figlie di Robert Doisneau – che hanno selezionato da 450.000 negativi, prodotti in oltre 60 anni di attività dell’artista, le immagini della mostra che ci raccontano l’appassionante storia autobiografica dell’artista.

I sobborghi grigi delle periferie parigine, le fabbriche, i piccoli negozi, i bambini solitari o ribelli, la guerra dalla parte della Resistenza, il popolo parigino al lavoro o in festa, gli scorci nella campagna francese, gli incontri con artisti e le celebrità dell’epoca, il mondo della moda e i personaggi eccentrici incontrati nei caffè parigini, sono i protagonisti del racconto fotografico di un mondo che “non ha nulla a che fare con la realtà, ma è infinitamente più interessante”. Doisneau non cattura la vita così come si presenta, ma come vuole che sia. Di natura ribelle, il suo lavoro è intriso di momenti di disobbedienza e di rifiuto per le regole stabilite, di immagini giocose e ironiche giustapposizioni di elementi tradizionali e anticonformisti.

Influenzato dall’opera di André Kertész, Eugène Atget e Henri Cartier-Bresson, Doisneau conferisce importanza e dignità alla cultura di strada, con una particolare attenzione per i bambini, di cui coglie momenti di libertà e di gioco fuori dal controllo dei genitori, trasmettendoci una visione affascinante della fragilità umana.

Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti;
nessun regista può ricreare l’inaspettato che trovi per strada.
Robert Doisneau

Dal 06 Marzo 2020 al 21 Giugno 2020 – Palazzo Pallavicini – Bologna

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PETER LINDBERGH. HEIMAT. A SENSE OF BELONGING

In occasione della settimana della moda di Milano, Giorgio Armani inaugura negli spazi di Armani/Silos la nuova mostra dedicata al lavoro del fotografo Peter Lindbergh. Intitolata Heimat. A Sense of Belonging, la mostra presenta un’ampia selezione dell’opera di Lindbergh, percorrendo vari decenni del lavoro del fotografo, pubblicato come inedito.

Curata personalmente da Giorgio Armani in collaborazione con la Fondazione Peter Lindbergh, la mostra evidenzia le straordinarie affinità tra due figure visionarie, il cui originale senso di identità ha definito standard molto personali e molto alti, tanto nell’arte quanto nella vita. Giorgio Armani e Peter Lindbergh hanno condiviso valori che hanno permeato tutta la loro estetica. In particolare, l’apprezzamento per la verità e l’anima che da essa emana, e la ricerca dell’onestà in opposizione all’artificio, hanno dato vita a una stretta collaborazione iniziata negli anni Ottanta e proseguita nel corso delle rispettive carriere.

Incentrata sugli aspetti noti e meno noti del lavoro di Lindbergh e allestita al piano terra di Armani/Silos, Heimat. A Sense of Belonging si sviluppa come un movimento in tre sezioni. Il punto di vista unico del fotografo, la sua idea di spazio e di bellezza, la sua estetica inconfondibile e le sue fonti di ispirazione si svelano in un viaggio che va oltre l’idea della fotografia di moda. Si parte dai ritratti di The Naked Truth, si prosegue con le possenti atmosfere di Heimat, si conclude con la sorprendente schiettezza delle immagini di The Modern Heroine.

La comprensione della femminilità dimostrata da Lindbergh, il suo interesse per la personalità e la sua propensione per la verità, lo hanno sempre distinto dai suoi colleghi. C’è un’onestà intrinseca nel lavoro di Lindbergh che è strettamente legata alla sua stessa Heimat. La parola Heimat, in tedesco, significa qualcosa di più di casa: è un luogo del cuore, il luogo a cui si appartiene. Per Lindbergh, Heimat é il background industriale di Duisburg, con le sue fabbriche, la nebbia, il metallo e il cemento. L’estetica della Berlino degli anni ’20 ha lasciato un’altra indelebile impronta nel suo lavoro. Attraverso il filtro di uno sguardo pieno di umanità, tali spunti hanno generato un senso di cruda bellezza che connota l’intera opera del fotografo.

Il cuore della mostra ospitata nell’Armani/Silos ruota intorno a immagini in cui l’espressivo ambiente industriale è qualcosa di più di un semplice sfondo: un protagonista narrativo, splendidamente nudo nella sua verità, così come lo sono i ritratti di Lindbergh, sempre spogli da qualsiasi artificio, insieme alla sua idea di eroina moderna come donna piena di potere, che mostra con orgoglio i segni dell’età e del tempo. All’interno di questi tre movimenti, Heimat descrive la complessità e l’immediatezza dell’opera di Lindbergh, e la sua atemporalità.

“Ho sempre ammirato Peter per la coerenza e l’intensità del suo lavoro. Essere senza tempo è una qualità a cui aspiro personalmente, e che Peter sicuramente possedeva. Con questa mostra all’Armani/Silos voglio rendere omaggio a un compagno di lavoro meraviglioso il cui amore per la bellezza rappresenta un contributo indelebile per la nostra cultura, non soltanto per la moda” afferma Giorgio Armani.

Noto per le sue immagini cinematografiche, Peter Lindbergh (1944-2019) nasce a Leszno, in Polonia, e trascorre l’infanzia a Duisburg (Renania Settentrionale-Vestfalia). Studia belle arti a Berlino e pittura a Krefeld, rivolgendo il suo interesse alla fotografia dopo essersi trasferito a Düsseldorf nel 1971. Entrato a far parte della famiglia della rivista Stern insieme a leggende della fotografia quali Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer, si trasferisce a Parigi nel 1978 per proseguire la carriera. In poco tempo Lindbergh introduce una forma di nuovo realismo, dando priorità all’anima e alla personalità dei suoi soggetti, modificando così in modo definitivo gli standard della fotografia di moda, e allontanandosi dagli stereotipi riguardanti età e bellezza. Il suo lavoro è conosciuto soprattutto per i ritratti semplici e rivelatori, e per le forti influenze esercitate su di esso dal cinema tedesco e dall’ambiente industriale della sua infanzia.

Dalla fine degli anni Settanta, Peter Lindbergh ha collaborato con prestigiose riviste, tra cui l’edizione americana e italiana di Vogue, Rolling Stone, Vanity Fair, l’edizione americana di Harper’s Bazaar, Wall Street Journal Magazine, Visionaire, Interview e W. Ha realizzato le foto di tre calendari Pirelli, rispettivamente nel 1996, 2002 e 2017, e i suoi lavori sono presenti nelle collezioni permanenti del Victoria & Albert Museum (Londra), del Centre Pompidou (Parigi), del MoMA PS1 (New York). Sue mostre personali sono state ospitate all’Hamburger Banhof (Berlino), al Bunkamura Museum of Art (Tokyo), al Pushkin Museum of Fine Arts (Mosca) alla Kunsthal di Rotterdam, alla Kunsthalle di Monaco di Baviera, alla Reggia di Venaria (Torino) e al Kunstpalast (Düsseldorf).

Peter Lindbergh ha diretto una serie di film e documentari acclamati dalla critica: Models, The Film (1991); Inner Voices (1999), che si è guadagnato il premio Best Documentary al Toronto International Film Festival (TIFF) nel 2000; Pina Bausch, Der Fensterputzer (2001) e Everywhere at Once (2007), con la voce narrante di Jeanne Moreau, presentato a Cannes e al Tribeca Film Festival.

Dal 22 Febbraio 2020 al 02 Agosto 2020 – Armani/Silos – Milano

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ELLIOTT ERWITT. ICONS

Inaugura venerdì 21 febbraio al WeGil, l’hub culturale della Regione Lazio a Trastevere, ELLIOTT ERWITT ICONS, la mostra a cura di Biba Giacchetti che celebra uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. In programma dal 22 febbraio al 17 maggio 2020, la retrospettiva, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con SudEst57, raccoglie settanta degli scatti più celebri di Erwitt: uno spaccato della storia e del costume del Novecento visti attraverso lo sguardo tipicamente ironico del fotografo, specchio della sua vena surreale e romantica.
 
L’obiettivo di Erwitt ha catturato alcuni degli istanti fondamentali della storia del secolo scorso che, grazie alle sue fotografie, sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo. Tra le foto in mostra, non mancheranno i celebri ritratti di Che Guevara, Marlene Dietrich e la famosa serie dedicata a Marilyn Monroe. Il pubblico potrà ammirare alcuni degli scatti più iconici e amati di Erwitt come il “California Kiss” in cui emerge la vena più romantica del maestro.
 
Completa l’esposizione il catalogo della mostra a cura di SudEst57 in cui ogni fotografia è accompagnata da un dialogo tra Elliott Erwitt e Biba Giacchetti attraverso cui scoprire i segreti, le avventure e il senso di ognuna di esse.

Dal 21 Febbraio 2020 al 17 Maggio 2020 – WeGil – Roma

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Dorothea Lange –  Words & Pictures

Risultato immagini per dorothea lange moma 2020

Toward the end of her life, Dorothea Lange (1895–1965) reflected, “All photographs—not only those that are so called ‘documentary’…can be fortified by words.” A committed social observer, Lange paid sharp attention to the human condition, conveying stories of everyday life through her photographs and the voices they drew in. Dorothea Lange: Words & Pictures, the first major MoMA exhibition of Lange’s in 50 years, brings iconic works from the collection together with less seen photographs—from early street photography to projects on criminal justice reform. The work’s complex relationships to words show Lange’s interest in art’s power to deliver public awareness and to connect to intimate narratives in the world.

In her landmark 1939 photobook An American Exodus—a central focus of the show—Lange experiments with combining words and pictures to convey the human impact of Dust Bowl migration. Conceived in collaboration with her husband, agricultural economist Paul Taylor, the book weaves together field notes, folk song lyrics, newspaper excerpts, and observations from contemporary sociologists. These are accompanied by a chorus of first-person quotations from the sharecroppers, displaced families, and migrant workers at the center of her pictures. Presenting Lange’s work in its diverse contexts—photobooks, Depression-era government reports, newspapers, magazines, poems—along with the voices of contemporary artists, writers, and thinkers, the exhibition offers a more nuanced understanding of Lange’s vocation, and new means for considering words and pictures today.

Through May 9 2020 – MOMA – New York
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At Home In Sweden, Germany And America – Gerry Johansson

Nelle fotografia di Johansson l’uomo è traccia, è ciò che fa e che ha fatto, ciò che resta nel paesaggio. E il paesaggio è ovunque arrivi lo sguardo del fotografo, camminatore e osservatore attento a quel microcosmo di elementi che fanno la differenza una volta individuati e contenuti nel perimetro dell’immagine. – Laura De Marco

At home in Sweden, Germany and America è la mostra personale del fotografo svedese Gerry Johansson nata dalla collaborazione tra Spazio Labo’ e OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est di Castelfranco Veneto che con i curatori Stefania Rössl e Massimo Sordi si occupa di progetti di fotografia contemporanea con particolare attenzione al tema del paesaggio. 

La mostra è una retrospettiva della celebre trilogia di libri Amerika (1998), Sverige (2005) e Deutschland (2012) che raccolgono fotografie realizzate da Johansson nel corso di svariati viaggi compiuti tra il 1993 e il 2018 in Svezia, Germania e America. 

Oltre vent’anni di campagne fotografiche sul paesaggio americano, svedese e tedesco: paesaggi urbani e agricoli, città e piccoli centri urbani, poca presenza umana ma molte tracce dell’uomo. Uno sguardo sul paesaggio antropizzato che ricorda quello dello storico gruppo dei New topographics – da Lewis Baltz ai coniugi Becher per limitare le citazioni ai nomi più noti – a cui sicuramente Johansson si è ispirato all’inizio della sua carriera ma da cui successivamente si è mosso per costruire uno sguardo proprio, all’apparenza distaccato ma in cui l’occhio attento riscontra una certa intimità e una ricorrenza di temi e simbologie propri dell’autore svedese.

Nelle fotografia di Johansson l’uomo è traccia, è ciò che fa e che ha fatto, ciò che resta nel paesaggio. E il paesaggio è ovunque arrivi lo sguardo del fotografo, camminatore e osservatore attento a quel microcosmo di elementi che fanno la differenza una volta individuati e contenuti nel perimetro dell’immagine. 

Ogni immagine vive di vita propria e chiede di essere letta nella sua individualità, svincolata da una narrazione rigida o premeditata. Ma allo stesso tempo Johansson tesse le fila di un discorso più ampio, ci riporta a casa ovunque ci troviamo, sia in Svezia, Germania o America. La sua casa, quella del suo sguardo.

Pur appartenendo a luoghi geograficamente distanti, le fotografie in mostra possiedono la capacità di restituire i frammenti di un universo che trova il modo di ricomporsi attraverso la dimensione autoriale del fotografo svedese. 

Comparabili a molte realtà appartenenti al territorio italiano,  le immagini presentate possiedono un valore iconico e invitano l’osservatore a decifrare, attraverso ogni singolo dettaglio, la visione d’insieme che avvicina al presente.

Il caratteristico uso del bianco e nero dai toni morbidi che, come un rituale, Johansson sviluppa e stampa rigorosamente in camera oscura, e la composizione precisa di ogni fotografia suggeriscono, nella loro combinazione, il superamento della dimensione soggettiva dell’immagine aperta ai molteplici aspetti del paesaggio contemporaneo. 

Accanto alle fotografie la mostra presenta una selezione della produzione editoriale di Johansson che raccoglie, ad oggi, più di trenta volumi. In mostra saranno esposte anche fotografie finora inedite. 

La mostra è organizzata in collaborazione con OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est, Alma Mater Studiorum / Università di Bologna / Dipartimento di Architettura, Spazio HEA e Circolo Fotografico El Paveion di Castelfranco Veneto.

Dall’11 marzo al 3 aprile – Spazio Labò – Bologna

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Premi fotografici in scadenza ad Aprile

SEEINGWOMEN AWARDS 2020

Foto de Femmes (PDF) è orgogliosa di annunciare il bando per le candidature per il seeingWOMEN Awards, che prevede mostre in due magnifici chateaux di proprietà femminile in Francia nel giugno 2020.

I vincitori del primo, secondo e terzo premio più le Menzioni D’Onore saranno inclusi nelle mostre. Un vincitore del Gran Premio riceverà una residenza artistica di una settimana nel sud della Francia alla Maison des Ruves.

Il nostro tema è “Donne” nella più ampia estensione della sua rappresentazione visiva: ragazze, donne al lavoro, dichiarazioni politiche su donne, maternità, discriminazione, ritratti, sensualità. Donne in diverse culture, donne nell’istruzione e nell’arte performativa. Il tema è completamente aperto e ampio, con l’obiettivo di avere una visione delle donne. Nudi benvenuti. Crediamo pienamente nelle rappresentazioni diverse, potenti, sfrenate e aperte di tutti gli aspetti delle donne. Selezionare tra diverse categorie:

Libertà/Liberté

– Uguaglianza/Egalité

– Sorellanza/Fraternità

– Selvaggio/Sauvage

– Grazia/Gracieux

L’iscrizione è aperta a tutti i fotografi e tutti i generi. Le nostre mostre hanno ricevuto recensioni entusiastiche da media internazionali, tra cui Feature Shoot, Elle Italia, zombi, L’Oeil de La Photographie e molti altri.

Deadline: 1 April 2020

Website: https://photosdefemmes.org/

LANDSCAPE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2020

Landscape Photographer of the Year è una call fondata nel 2006 da Charlie Waite, uno dei fotografi di paesaggio più rispettati di oggi.

Con un montepremi totale del valore di £ 20.000, un libro a colori delle migliori opere e una popolare mostra annuale nel centro di Londra, il fotografo paesaggista dell’anno celebra tutto ciò che è bello del paesaggio britannico e mette in mostra il lavoro di molti fotografi di talento, ispirando i visitatori per sperimentare in prima persona le gioie dei paesaggi britannici. L’eredità della Gran Bretagna è celebrata da persone di tutto il mondo e le voci sono benvenute da tutti, sia residenti in Gran Bretagna o semplicemente visitando.

Deadline: 5 April 2020

Website: https://www.lpoty.co.uk

CREATIVE PHOTO AWARDS 2020

Il Creative Photo Awards mira a riconoscere e premiare gli artisti visionari utilizzando processi e immagini fotografici.

È alla ricerca di foto nate dalla passione e dalla profonda sensibilità dell’autore: il risultato di un bisogno di esprimere sentimenti attraverso l’immagine, una visione unica della realtà circostante. Cerchiamo di trovare artisti e anime uniche che respirino e vivano per la creatività.

Creative Photo Awards mira a essere uno strumento perfetto, che consente a una persona di comunicare con il mondo e condividere la propria visione.

Ciò che conta è la tua visione unica e le tue abilità nel tradurre quella visione in un lavoro eccezionale e originale.

Mostraci come stai spingendo il mezzo fotografico, sperimentando diverse tecniche o approcci creativi per dare vita alle tue idee.

In questa competizione, tutti sono liberi di usare qualsiasi tecnica. Conta solo l’effetto finale. Abbiamo infranto tutte le regole e vogliamo che le infrangiate con noi creando nuove tendenze nell’arte.

I nostri giudici valutano il lavoro degli artisti in diverse categorie in modo che i partecipanti abbiano maggiori possibilità di definire con precisione la loro nicchia e mostrare la loro abilità innovativa nell’area in cui si sentono più a loro agio.

I vincitori saranno esposti a Siena insieme ai Siena Awards!

Deadline: 15 April 2020

Website: https://creative.sienawards.com

#ARLES2020

Le tue serie fotografiche esposte nel cuore di Arles, nell’ambito del festival Voie Off, dal 29 giugno al 14 luglio!

Siamo un’associazione senza scopo di lucro. La nostra giuria è una giuria professionale e indipendente.

Non hanno alcun compenso. Tutti i membri dell’associazione sono volontari.

Il prezzo del nostro concorso fieristico di due settimane sul periodo più frequentato degli incontri fotografici nel cuore della vecchia Arles è una grande opportunità per un fotografo.

Questo ovviamente ha un costo. Non riceviamo alcun sussidio e dobbiamo finanziare tutte le spese (stampe, affitto di gallerie, presenza di galleristi, comunicazione, ecc.) Solo dalle nostre risorse poiché non assumiamo alcuna commissione sulle vendite dell’artista e restiamo sempre molto rispettosi del diritto all’immagine.

Deadline: 10 April 2020

Website: http://www.collectifduherisson.fr

NATURE’S BEST PHOTOGRAPHY INTERNATIONAL AWARDS 2020

Sei invitato a inserire le tue foto e i tuoi video migliori nei premi internazionali per la fotografia della natura del 2020! In occasione del nostro 25 ° anniversario, sono previsti premi in denaro e premi diversi per un totale di $ 25.000!

Le domande saranno esaminate dalla nostra giuria di esperti in fotografia, fauna selvatica, conservazione e film. I vincitori selezionati per attrattiva generale, originalità, conformità alle regole e qualità tecnica.

Siamo alla ricerca di ritratti drammatici, comportamento animale, spettacoli umoristici, interazioni intime, giovani animali in gioco, macro primi piani, ampi paesaggi e altri approcci creativi all’arte della fotografia naturalistica per trasmettere la bellezza e la diversità della natura nelle seguenti categorie: Africano Fauna selvatica • Anticipi di animali • Arte nella natura • Uccelli • Storia della conservazione • Paesaggi • Viste sull’oceano • Avventura all’aperto • Passione polare • Fauna selvatica • Video.

Deadline: 16 April 2020

Website: https://www.naturesbestphotography.com/enter

PHOTO CONTEST “ALICANTE” 2020

l Club Fotográfico Alicante (CFA), in collaborazione con il Comune di Alicante (Dipartimento della Cultura), è lieto di invitarti a partecipare al suo sesto concorso fotografico internazionale ad Alicante.

Il tema delle fotografie è aperto.

Opere da presentare:

– Collezioni: quattro fotografie su un’unità tematica comune.

– Foto individuali generali: fino a tre fotografie su argomenti diversi.

– Categorie locali: fino a tre fotografie per ognuna.

– Mobile: fino a tre fotografie per ognuna.

– Qualsiasi foto può essere presentata come individuo o come parte di una collezione, ma non può essere concesso più di un premio.

– Le fotografie non devono aver ottenuto alcun premio in nessun altro concorso prima della data di ammissione.

– La tecnica del colore è gratuita: in bianco e nero o colore.

Giuria:

I membri della giuria saranno nominati dagli organizzatori del concorso.  La loro ultima decisione non può essere impugnata.

Mostra e catalogo digitale:

Con l’obiettivo di offrire una vasta diffusione delle immagini vincitrici, ci sarà una mostra dal 2 giugno al 31 agosto 2020 nella sala espositiva comunale situata nel “Centro Municipal de las Artes”, Alicante, o in qualsiasi altro municipale Sala espositiva nominata per quell’evento.

Verrà pubblicato un catalogo digitale contenente le immagini vincitrici del concorso. Una copia del catalogo verrà inviata ai partecipanti previo pagamento della quota di iscrizione.

Deadline: 26 April 2020

Website: https://clubfotograficoalicante.es/actividades/concursos/concurso-internacional/v-international-photographic-contest-alicante/

INTERNATIONAL ASTROPHOTOGRAPHY ASTROCAMERA COMPETITION 2020

Abbiamo il piacere di annunciare l’ottava edizione del Concorso internazionale di astrofotografia AstroCamera 2020. Il concorso è organizzato sotto il patrocinio onorario dell’Osservatorio europeo meridionale, dell’Agenzia spaziale polacca e della Società polacca di astronomi dilettanti.

È organizzato nelle seguenti tre categorie:

Categoria I: oggetti del cielo profondo

Categoria II: oggetti del sistema solare

Categoria III: Astro landscape

Deadline: 30 April 2020

Website: https://www.hevelianum.pl/news/606_konkurs-astrocamera-2020-rozpoczety-

KUALA LUMPUR PHOTOAWARDS 2020 PORTRAIT PRIZE

La fotografia di ritratto è fondamentale per aiutarci a comprendere la condizione umana e, nel farlo, espandere le nostre menti. Ci permette di intravedere un lontano conflitto lontano da casa o una fiorente comunità di strada nel nostro quartiere, a pochi metri di distanza. Spesso ci nutre e ci informa con nuovi elementi visivi di storie che altrimenti non avremmo conosciuto, come gli interni di case private, momenti intimi o salutare volti ed espressioni di persone che non vedremmo mai. Come mezzo visivo, trasmette ciò che il fotografo vuole mostrarci, reso possibile attraverso l’espressivo saggio fotografico. Nel migliore dei casi, il saggio fotografico consente allo spettatore di rivivere e considerare qualcosa che non è mai stato incontrato prima, che arricchisce l’umanità, le nostre esperienze e il modo in cui ci trattiamo.

Deadline: 30 April 2020

Website: https://www.klphotoawards.com/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Provateci e in bocca al lupo ! Ciao Annalisa

Sky arte gratis da oggi…ecco il link!

Da oggi il canale di Sky di arte e cultura, di solito a pagamento, è reso gratuito per italiani bloccati in isolamento a causa dell’emergenza Covid-19 da coronavirus.

Sky ”propone a tutti il meglio delle grandi produzioni di Sky Arte sul patrimonio artistico e culturale d’Italia”. attivo 24 ore su 24 propone viaggi attraverso film d’arte e di racconti sull’Italia. Lo streaming sarà disponibile da oggi sul sito di Sky Arte: https://arte.sky.it/2020/03/streaming-gratis/

Buona visione! Sara