Compiti a casa, leggiamo le tue fotografie!


Buongiorno a tutti, ecco l’appuntamento coi “Compiti a casa” di Filippo Crea.

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

I temi di questo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6) NUOVO TEMA “ALLO SPECCHIO”

Cari Signori,

il prossimo oggi parte il nuovo COMPITO A CASA per il quale avrete a disposizione i cinque temi già assegnati e, in più, un sesto compito: “LO SPECCHIO” – Per aiutarvi a trovare soluzioni non affette da <banalità croniche> vi propongo, seppure con anemici commenti, alcune fotografie di diversa fattura, che potranno, spero, stimolarvi a cercare soluzioni fuori dall’ordinario. Alt! Questo scritto non pretende, quindi, di spiegare come ….., è solo una provocazione. Buon divertimento, filippo crea

1) NERONE, GATTO CURIOSO – La marcia in più è qui nel <doppio> della persona in alto che fa il verso a Nerone in basso. O, forse, viceversa.

2) CHRISTIANE E GEORGES – Due simpatici amici francesi, festeggiano l’anniversario di qualcosa. E sono felici. E monsieur si offre al fotografo mentre madame osserva divertita.   

3) UNA GRU IN CHIESA – Questa gru non è entrata spontaneamente in una Chiesa di Milano. Era fuori in piazza Santo Stefano ed una superficie specchiante all’interno dell’edificio la ha catturata per qualcosa di suggestivo.

4) MAMMA, HO PAURA – Ecco <l’uomo nero>, quello che spaventa i bambini. Sono io così conciato, mio malgrado, da uno specchio alterato dal tempo. Una proposta che gioca sul grottesco generato da una superficie specchiante. Sì, proprio come quella che è frequente nei luna park. Un’opportunità infinita.

5) CIAO, COSA VUOI? – Come hai fatto a sporcarti così tanto? E’ una immagine divertente allegra, viva, simpatica. Un esempio, ancora diverso tra i diversi, fra i 9.999 possibili per il tema.

6) OGGI TOCCA A TE – Siamo intesi? O no?

7) ALBERGO A ORE – Una fotografia firmata da un Maestro della Fotografia. BRASSAI, nato a Brasov, città rumena. Ha vissuto sempre, pariginissimo tra i parigini, nella capitale francese. Curiosissimo di tutto, di umanissima cultura, ha raccontato a meraviglia questa città. Qui vi propongo <Hotel de passe>, in italiano <albergo ad ore>.

8) SONO UN GATTO FIGO – Ed eccolo, Matou, vanitoso ed attentissimo a verificare che i baffi siano in ordine. Una presa che comprova come per <lo specchio> si possa pescare agevolmente anche nel mondo domestico.

9) LO SPECCHIO DI DANIELA – Una proposta intelligente. Una proposta indefinita che apre ad interrogativi non decodificabili. E’ di Daniela Ros, giovanissima di Chiavari che con questa foto si è aggiudicata un premio in un contest che vedeva in competizione fotografi italiani e francesi.

MARSIGLIA – Davanti al MuCEM, un Museo d’avanguardia, una superficie/ specchio è stata l’occasione da non perdere assolutamente per immagini grafiche o geometriche di impatto accattivante e immediato.

LO SCOOTER – Una occasione fortunata ha consentito alla ragazza di rifarsi il trucco alle labbra. Una foto umanissima e credibile composta con poche ed essenziali presenze sceniche.

MILANO CITY – Una installazione di fattura modernissima in uno spazio d’avanguardia della città. Il plus dell’opera è nella serialità apparente ed immutabile delle maschere. Dico apparente perché ciascuna di esse è diversamente orientata nell’insieme.

LA HALL DI CASA – No, non è così grande la mia casa in Francia. Ho sfruttato degli specchi dell’arredo per <gonfiare> l’importanza dell’ingresso condominiale. La serialità delle cassette postali condominiali mi è stata felicemente opportuna.

Ecco i vostri compiti a casa:

COMPITO A CASA N° 3

*** Paolo Lessi di Tradate – LA MUSICA

Un’opera ben strutturata e di bella atmosfera. Gli spettatori in primo piano, a destra e a sinistra della scena, introducono un ambiente armonicamente esaltato dalla presenza rossa della danzatrice. Benissimo! – Le sue altre proposte annegano nella mediocrità.

***Mara Lombardi di Cassago Brianza – LA MUSICA

No, Mara. Questa tua foto è confusa, pastrocchiata, cromaticamente pesante e funerea. Non si capisce quali siano le valenze da te attribuita a questa prova povera di contenuto narrativo e di positività compositive.

*** Giovanna Furlan di Ossona – LE OMBRE Molto ben vista e di buonissimo livello questa sua ombra. Le altre non innovano un tubo, e sembrano uscite dalla stessa catena di montaggio. Ripeto ancora: “se non si ha voglia di impegnarsi nella ricerca del nuovo si lasci perdere”.

***Elisabetta Gamberini di Minerbio – LA MUSICA Quest’immagine è connotata dal forte cromatismo dell’insieme e dal netto contrasto tra la metà in basso geometrica, secca e tagliente, e la parte in alto densa ed uniforme. Elisabetta, l’altro viraggio di questa prova, va sbattuto via di corsa. E’ innaturale.

Simone Sangalli di Cernusco S/N – L’UOMO E IL MANIFESTO

Ottima soluzione la sua al tema. Siamo obbligati a chiederle scusa. Una panne al mio PC – ha provocato lo smarrimento della sua fotografia. Ce ne dispiace moltissimo.

Simone Franchi di Erba – LE OMBRE

Simone, No e NO – Lei deve ripetere gli esami. Di ben cinque compiti disponibili, lei ne ha trattato solo uno, e per quell’uno lei ha proposto soltanto una foto, questa, priva di qualsiasi valenza narrativa o grafica. Una prova che ricorda solo una accidentale macchia d’inchiostro.

***Elisabetta Gamberini di Minerbio – LA MUSICA

Nessuna legge dello Stato prescrive che la fotografia debba essere sempre seriosa. E questa proposta di Elisabetta mi piace molto. Il bimbo è impegnato a scoprire quanto c’è nella chitarrina appena ricevuta in dono, ed è al centro dell’attenzione, protetto, a destra e a sinistra, dal papà e dalla mamma. Una composizione piacevolmente acquarellata.

***Greta Ansaldo di Donoratico – LE OMBRE

Una presa che mi piace intanto perché non partorita dal caso, ma perché premeditata. Le due ombre, in alto a destra e in basso a sinistra, recitano due ruoli chiaramente diversi. Ed è bene che esse <stacchino> su una lavagna uniforme e pulita.

***Gabriele Tagliabue di Limbiate – L’UOMO E IL MANIFESTO

Uno scatto in cui la relazione tra uomo e manifesto è immediata, Il bello e la bella di carta simpaticamente insieme e sorridenti. C’è solo da rilevare che <per trovare bisogna cercare> – E Gabriele ha cercato, ha guardato, ed ha ben trovato.

***Greta Ansaldo di Donoratico – LE OMBRE

Cinque <saltatori> divertiti e divertenti in questa armonica composizione che li vede in scena ben distanziati gli uni dagli altri. Ancora una riprova che la fotografia abbisogna del dono della creatività.

***Emilio Leoni di Como – L’UOMO E IL MANIFESTO

Impagabile la grinta della signora che entra in scena senza degnare di uno sguardo la morbidona del profumo di Cavalli. Due protagonisti, uno di carta e l’altro del reale, nettamente contrapposti nel rispetto del tema che vuole d’obbligo una qualsivoglia e credibile coerenza.

***Marella Sartori di Bernareggio – L’ATTESA

Gli scacchi, un gioco che richiede grande concentrazione. Occhio all’espressione intensa del bambino, del quale è fortissima l’attesa della prossima mossa. Credo che la prossima mossa spetti al ragazzino. Ma è cosa che poco importa. Brava davvero, Marella!

***Marella Sartori di Bernareggio – L’ATTESA

Della stessa autrice abbiamo proposto una <attesa> raffinata. E ne proponiamo qui ora una di matrice documentaria. Evidentemente Marella ha “sentito” suo il tema e si è messa a caccia, cosa che fanno solo pochi fotoamatori. La sbarra del passaggio a livello è abbassata e due ciclisti aspettano.

***Michela La Placa di Seregno

Se questa non è una bellissima notte, allora io sono un marziano. Bellissima, ed evocata con presenze impalpabili esaltate dalla incerta illuminazione del piano di fondo. E benissimo infine anche per il riflesso che si accende in basso nel fotogramma.

***Michel Aury di Mentone – LA NOTTE

Un tempo di presa chiaramente lungo ha <dipinto> questa automobile che corre veloce nella notte metropolitana, con la complicità narrativa di altre vetture/fantasma annegate nel buio dell’ora. Quest’opera dimostra che per ogni tema si possono cogliere diversissime modalità di espressione. Basta darsi da fare!

***Isabella Calcagno di Mentone – LA MUSICA

Una interpretazione del tema del tutto estranea a schemi abusati. Il pianista si esibisce tranquillo e dimentico degli ascoltatori presenti in scena, discreti e attenti. Anche il palcoscenico, il marciapiedi, è coerente con l’atmosfera dell’insieme.

***Luciano Bettini di Mestre – L’UOMO E IL MANIFESTO

Caro amico, No e NO. L’inquadratura ci mostra l’uomo nero e una signora che lo guarda. E non c’è niente che descriva l’ambiente in cui è recitata la scena. Una presa più ampia ci avrebbe proposto il palcoscenico di riferimento. Ed avrebbe ripreso un’auto di passaggio, l’insegna di un negozio, la corsa di due bambini, il passaggio di un Vigile) ed Invece lei ha posizionato la sua modella davanti all’affiche, ed ha fatto qualcosa che non parla. Dia uno sguardo alla foto di Leoni (un puntuale riscontro tra l’anziana signora e la bella di carta) ed alla foto di Tagliabue (un rapporto ironico tra l’affiche ed il <bello> in carne ed ossa). Chiaro così?  

per ANGELA RAVAIOLI di Genova – Angela le fotografie che vengono sottoposte alla mia valutazione NON MI FANNO SCHIFO, e non mi mandano in orgasmo.

Quando lei avrà capito che una fotografia mostrata a 16 persone può partorite anche 23 giudizi diversi, capirà (forse) anche il senso di una frase di un Grande Maestro, tale Ansel Adams che afferma “Ogni fotografia ha sempre almeno due autori <chi l’ha fatta e l’osservatore>” – Angela, spero che lei possa capire che imbufalirsi per una valutazione non in linea con le sue attese, è quantomeno pediatrico. Buona giornata, filippo crea

Richard Misrach, colore, grande formato e ambiente.

Richard Misrach (nato nel 1949) è un fotografo americano. Nancy Princenthal ha affermato che l’autore è  ” identificato con l’introduzione del colore nella fotografia fine art negli anni ’70 e con l’uso di macchine fotografiche tradizionali di grande formato”.

David Littlejohn del Wall Street Journal, definisce Misrach “il fotografo americano più interessante e originale della sua generazione”, descrivendo il suo lavoro come “parallelo a quello di Thomas Struth e Andreas Gursky, due contemporanei tedeschi”. Tutti e tre hanno usato il grande formato colore su larga scala che sfidava le aspettative della fotografia d’arte in quel momento.

Misrach è ampiamente riconosciuto come “uno dei fotografi più acclamati a livello internazionale di questo secolo”. Ha fotografato i deserti dell’ovest americano e ha realizzato una serie che documenta i cambiamenti apportati all’ambiente da vari fenomeni artificiali come l’espansione urbana, il turismo, l’industrializzazione, le inondazioni, gli incendi, la produzione petrolchimica e il collaudo di esplosivi e armi nucleari da parte dei militari.

La curatrice Anne Wilkes Tucker scrive che la pratica di Misrach è mossa da estetica, politica, ecologia e sociologia. In un’intervista del 2011, Misrach ha affermato: “La mia carriera, in un certo senso, è stata quella di navigare questi due estremi – politico ed estetico. ” Descrivendo la sua filosofia, Tracey Taylor, del New York Times, scrive che” Le immagini di Misrach sono adatte alla cronaca, non al reportage.

A proposito della documentazione sull’ambiente:

Nel suo saggio introduttivo Reyner Banham , sostiene che quello che “ritrae” Misrach è l'”altro” deserto, non quello del sogno americano, ma il deserto reale, “sporcato, offeso, colonizzato, recintato, bruciato, inondato, pascolato, escavato, sfruttato e… lasciato andare in malora! Ciò che ci rimane da amare è ben poca cosa, se pensiamo a quello che c’era quando arrivammo quì la prima volta, ma c’è ancora qualcosa che reclama la nostra piena attenzione, una grande bellezza visuale che non dobbiamo rischiare di perdere a causa della nostra superficialità” 

Dal sito Fotologie

Richard Misrach

Misrach è nato nel 1949 a Los Angeles , in California . Nel 1967 ha lasciato Los Angeles per l’University of California, Berkeley, dove ha conseguito una laurea in Psicologia, dopo una laurea in matematica. Ha cominciato a fotografare gli eventi intorno a lui e ha anche imparato i rudimenti della fotografia con Paul Herzoff, Roger Minick, e Steve Fitch al ASUC Berkeley Studio.

Il primo progetto importante di Misrach, è completato nel 1974 e ha raffigurato i residenti senza casa di Telegraph Avenue a Berkeley, in California . Queste fotografie sono state mostrate presso il Centro Internazionale di Fotografia e pubblicato come in un libro,”Telegraph 03:00 “, che ha vinto il Book Award nel 1975.

Il libro di Misrach “Desert Cantos” ha ricevuto il 1988 l’Infinity Award, e il suo “Bravo 20: il bombardamento del West americano”, co-autore con Myriam Weisang Misrach, vince nel 1991 un premio come libro di saggistica. La sua monografia Katrina ha vinto come miglior fotolibro dell’anno 2011 al PhotoEspaña.

Ha ricevuto numerosi premi tra cui quattro National Endowment for the Arts Fellowships, un Guggenheim Fellowship , un Centro Internazionale di Fotografia Premio Infinity per una pubblicazione, e la brillante carriera nel Photography Award dal Los Angeles Centro per gli studi fotografici . Nel 2002 riceve il Kulturpreis alla carriera in fotografia dalla Società tedesca per la Fotografia, e nel 2008 ha ricevuto il premio Lucie per Outstanding Achievement in Art Fine Photography.

Nel 2010, Apple utilizza l’immagine di Misrach, 2004 Pyramid Lake (di notte), come sfondo per il primo iPad .

Parte della Biografia da Wikipedia

Qui un bell’articolo sul suo lavoro sulle spiagge

Richard Misrach

Qui i suoi libri, per acquisto

Petrochemical America

Border Cantos

Desert Cantos

Richard Misrach: The Mysterious Opacity of Other Beings

Golden Gate: Photographs by Richard Misrach

Storia di una fotografia: Il generale Loan e il prigioniero Viet Cong

Nguyen Ngoc Loan, il capo della polizia nazionale del Vietnam del Sud, ha giustiziato un combattente dei Vietcong, Nguyen Van Lem, a Saigon – 1 ° febbraio 1968 … Eddie Adams / Associated Press

Buongiorno, ecco la storia di questa fotografia che tutti conosciamo e che ha cambiato il corso della guerra del Vietnam. Ciao Sara

Il capo della polizia nazionale del Vietnam del Sud si avvicina con calma a un prigioniero nel mezzo di una strada di Saigon e gli spara un proiettile in testa.

A pochi metri di distanza c’è Eddie Adams, un fotografo Associated Press, che cattura il momento esatto dello sparo.

Il generale Nguyen Ngoc Loan, è in piedi con le spalle alla telecamera, il braccio destro completamente esteso, il prigioniero, Nguyen Van Lem, è un combattente dei Vietcong ma non indossa l’uniforme, solo una camicia a quadri e pantaloncini neri. Le sue mani sono ammanettate dietro la schiena. Anche se ha 30 anni, sembra poco più grande di un ragazzo. La sua faccia è contorta per l’impatto del proiettile.

Il mattino seguente, questa immagine era sulle prime pagine dei più importanti giornali americani, tra cui il New York Times. Lo scatto accompagnava il filmato della NBC.

Questa immagine ha contribuito al cambiamento dell’opinione pubblica. La gente cominciava a chiedersi chi fossero davvero i buoni e se la presenza in Vietnam fosse legittima.

L’esecuzione avvenne il 1 ° febbraio 1968, gli insorti si trovarono in molte delle città del Vietnam ed erano riusciti ad arrivare persino all’interno dell’Ambasciata degli Stati Uniti.

La foto di Adams ha vinto un premio Pulitzer e la rivista Time l’ha definita una delle 100 più influenti mai scattate.

Chi può definirsi autore in fotografia?

Buongiorno, tento di spiegarvi in poche parole quando un fotografo può definirsi autore nel mondo della fotografia.

Con questo intendo aurore riconosciuto come tale.

Fotografia di Francesco Comello, autore italiano.

Chi è un autore? L’autore è un individuo con spiccata creatività che
svolge ricerche con linguaggi spesso riconoscibili nel tempo, che si
trasformano in stili a lui attribuibili nel lungo periodo.

Generalmente, i fotografi di genere autoriale sono interessati e
approfondiscono materie e argomenti specifici. Spesso lavorano
su un singolo progetto per volta, che potrebbe richiedere molto tempo per la realizzazione. Gli autori lavorano per le gallerie, per i festival, producono libri e mostre e alcuni riescono a esporre il proprio lavoro in musei.
Ho notato che molti fotografi, anche inesperti, si autodefiniscono
autori: sappiate che, in realtà, è un percorso lungo che si basa principalmente sul valore che gli altri ci attribuiscono. Come non siamo
tutti fotografi, tanto meno possiamo essere tutti autori.

Il talento può aiutare e, purtroppo o per fortuna, non esistono
scuole per apprendere ‘talento’. Tra l’altro, il talento in sé non basta.
Indubbiamente, studio, curiosità, capacità di mantenere occhi e intelletto attenti, puntati sul mondo, sono essenziali.
Nel caso in cui il contenuto del lavoro fosse prevalentemente estetico,
dovrebbe creare immagini di forte impatto, dato che la lettura avviene, in questo caso, a un livello più ‘superficiale’. Il fruitore gode esclusivamente, o quasi, della forma e dell’armonia del lavoro.
Come procede un autore
❙ Crea narrazioni con personaggi e trame che possono essere sia
immaginarie che basate su fatti reali.
❙ Conduce ricerche in settori specifici approfondendoli concettualmente
e riportando nelle immagini l’essenza del suo pensiero
❙ Dovrebbe scegliere contenuti che possano colpire o interessare il
proprio target di riferimento.

Cosa dovrebbe fare un autore
❙ Collaborare con editori, galleristi e collezionisti per definire la
spendibilità di un progetto anche molto personale.
❙ Avere grande padronanza del linguaggio che sceglie e sfrutta
per esprimersi.
❙ Dovrebbe avere idee e storie nuove e interessanti.
❙ Dovrebbe comunicare chiaramente al fine di trasformare le proprie
idee in immagini.
❙ Dovrebbe essere in grado di trasmettere sentimenti ed emozioni.
❙ Dovrebbe essere in grado di comprendere nuovi concetti in
modo da trasmetterli agli altri attraverso le proprie fotografie.
❙ Dovrebbe porre molta attenzione ai dettagli e alla presentazione
finale dei progetti.

Questo testo è una piccola parte del mio libro “Il portfolio fotografico, istruzioni imperfette per l’uso” edito dalla casa editrice Emuse.

Per l’acquisto

Ciao a presto! Sara

Mal di pancia fotografico n°1

Seychelles

MAL DI PANCIA n° 1

Stamani devo essermi svegliato di ottimo … malumore. E quando ciò avviene comincio a grattarmi furiosamente. Odio il “luogo/comunismo” ovunque ed ancor più in fotografia. E “i luoghi comuni” ammorbano il mondo della fotografia. Poco fa ho letto per la milionesima volta, di un consiglio … fondamentale per chi voglia affinare il proprio <far fotografia>. Eccolo: VIAGGIARE, VIAGGIARE, VIAGGIARE. Questo Signore è andato in auto nel Nord della Norvegia ed è tornato a casa con uno zaino con una quintalata di <aurore boreali>.

Ho ripensato a come e quanto siano stati …<broccoli> Maestri come Josef Sudek che ha fatto di Praga, e del giardino di casa sua, un set scenico di superiore valenza. Ho ripensato a Luigi Ghirri nato a Scandiano (RE) che non si è mai mosso dalla sua Emilia apparentemente anonima, per andare in Algeria o in Islanda a caccia di stimoli, e di cui qualcuno ha scritto con mirabile sintesi che è stato straordinario nel “rendere speciali i luoghi banalizzati dalla quotidianeità “. Pensoa Mimmo Jodice, nato a Napoli nel Rione Sanità,che non è mai stato nel Nepal, o nelle favelas di Rio de Janeiro, e che è stato capace di superiori opere di foto/poesia. E mi viene in mente la sua “Attesa” edita da Electa – e che animato una emozionante Mostra presso il Museo Madre di Napoli. E Mimmo Jodice definisce certi foto/mercenari italiani (e non solo) “una scomposta massa di ciechi>. Bene, torniamo <à nos moutons> come si dice in Francia. I nostri <montoni> sono quelli che si ricordano della loro fotocamera solo quando prendono il volo verso lidi esotici. Una settimana <tutto compreso> in Marocco, e poi rieccoli in Rete dove si legge “divide il suo tempo tra Milano e Marrakesh” oppure “sempre in volo tra Londra e il Messico dove è vivissimo il suo imprinting”. No, signori, la fotografia la si fa con la fotocamera e non costruendo improbabili identikit, ad uso e consumo di migliaia di velleitari a caccia disordinata ed ingenua di notorietà sovra/nazionale.

E per finire mi viene in mente un mio straordinario nipote che ha studiato fotografia, e che è stato più volte pubblicato da quotidiani e riviste a diffusione nazionale, e che ora vive felicemente in campagna. Non fa più fotografia, ma cura fragole e zucchine e melanzane.  Perché sto parlandovi di Alvin Crea? Perché Alvin anni fa realizzò un reportage molto interessante. Aveva osservato come negli Autogril, in autostrada, si materializzasse, cambiando di ora in ora, una fauna umana molto eterogenea. Verso le 23 ecco quelli della Polizia Stradale che prendono un caffè e sostano per qualche minuto. Verso le tre, assonnate e stanche, entrano in scena le amabili donnine che hanno fatto buona compagnia a camionisti di varia nazionalità. Alle otto di mattina un’altra pattuglia della Stradale dà il cambio a quella di notte. E arrivano operai ed impiegati che lavorano nelle località limitrofe. Alle undici ecco un rumoroso gruppo di studenti, appena disceso da un bus che li scarrozza per una gita scolastica. E con loro una bella ciurma di signore di mezza età dirette ad un vicino Santuario. Ore tredici/quattordici ecco agenti di commercio in pausa/pranzo. Ore sedici, riecco gli studenti in gita e le beghine che rientrano dal Santuario. Non voglio annoiarvi di più. Se riesco a recuperare le 24 ore di un Autogril e della sua varia umanità, ve le proporrò.

Ammetto, non sono stato bravo a raccontarle.

Però mi è servito per dire a quelli che <bisogna viaggiare per far fotografia”, che Alvin per 24 ore di fila si è parcheggiato in una stazione di servizio realizzando un racconto fotografico che io vi ho male anticipato, ma che, assicuro, è di marca super.

Ed allora, signori foto/apprendisti, restate coi piedi ben fermi per terra, e fate fotografia con serietà. Tornare a casa con l’aurora boreale non vi assegnerà la patente di bravo fotografo. E’ cosa più o meno equivalente alla ripresa di un tramonto nel Delta del Po.  

Filippo Crea

Mostre da non perdere a giugno

Ciao,

riprendiamo il nostro appuntamento mensile con le mostre. Troverete mostre che ci vengono segnalate dagli amici che ci seguono e quello che riusciamo a scovare noi in rete. Continuano naturalmente anche molte delle mostre che vi abbiamo segnalato per maggio.

Anna

M A T T A T O I  – Pino Dal Gal e Mario Giacomelli

questa mostra, curata da Simona Guerra, ci troviamo dentro a moderni mattatoi con immagini scattate da due diversi autori: Mario Giacomelli, che nel 1961 a Senigallia ha realizzato la sua serie Mattatoio, e Pino Dal Gal che nel 1976 in nord Italia ha realizzato Chicken story.

La parte finale, più cruenta, di queste vite destinate alla catena di montaggio alimentare vengono raccontate senza veli e senza mai vestire i panni degli obiettori di coscienza. Salta però agli occhi, sin dalle prime immagini, che chi le sta uccidendo non considera più quelle creature fotografate come animali bensì come semplice carne da macello. Bestie che oggi non sono più allevate ma prodotte, come si legge in più di un sito di grandi aziende del settore.

Le parole hanno un peso.

Due lavori complessi, molto diversi tra loro per stile e approccio, che come afferma Pino Dal Gal si fanno “metafora di una faccia della realtà del vivere” risultando più che mai attuali e in grado di richiamare alla nostra mente molte situazioni politiche, sociali, ambientali in cui il più forte sovrasta il debole e indifeso per logiche sempre riconducibili ai propri interessi.

Il Mattatoio di Giacomelli è un lavoro poco conosciuto e pubblicato; in mostra viene esposto integralmente ed è questa l’occasione per approfondire la conoscenza del “primo” Giacomelli. Nel 1961 infatti egli ha da pochi anni realizzato serie quali Lourdes e Zingari (1957) o Puglia (1958) e dunque tutti lavori in cui il reale non è stato ancora trasfigurato come accadrà in serie successive.

Di Dal Gal rimaniamo scioccati, oltre che per la crudezza delle scene, anche per quel suo uso apparentemente incontrollato, psichedelico, del colore.

Una mostra attuale nei contenuti, oltre che nelle immagini, a causa del forte legame che si sta sempre più evidenziando tra il dilagare degli allevamenti intensivi e la diffusione di virus letali; spesso focolai assodati per virus come l’influenza aviaria e suina.

dal 27 giugno al 27 luglio 2021 – Spazio Piktart – Senigallia

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Lia Pasqualino – Il tempo dell’attesa

Ritratti di artisti, scrittori, registi, musicisti, fotografe e fotografi, attrici e attori, il set di un film, un momento di un viaggio, il gesto di un ragazzo per le strade di Palermo o uno sguardo assorto all’ospedale psichiatrico. Occasioni di vita e compagni di viaggio insieme in una mostra che raccoglie quasi 100 fotografie, il racconto di più di trent’anni di attività di Lia Pasqualino.

All’interno del programma di Campania Teatro Festival, diretto da Ruggero Cappuccio, una esposizione che mette in luce l’originalità dello sguardo della fotografa palermitana che, attraverso la poesia delle sue immagini, mostra il silenzio, il mistero e l’umanità di sguardi, occhi e mani tra le terre di Sicilia, le quinte di un teatro e un set cinematografico.

Il progetto, a cura di Giovanna Calvenzi, ripercorre le fasi di una ricerca continua e la definizione di un linguaggio fotografico intenso quanto riservato.

Il catalogo, edito da Postcart, raccoglie testi di di Roberto Andò, Giovanna Calvenzi, Salvatore Silvano Nigro, Lia Pasqualino e Ferdinando Scianna.

Non ho nessuna predisposizione a fare teoria sul lavoro che faccio. Fotografo artisti, scrittori, registi, fotografi, fotografe, attori, attrici perché fanno parte del mondo in cui vivo, sono gli amici con i quali condivido viaggi, film, cene, o altre occasioni di vita. A posteriori posso dire che ho sempre cercato di fotografare persone che non si lasciano afferrare del tutto, e che cercano di proteggere una parte di sé. Fotografarli è un modo per dare evidenza a questo qualcosa, lasciando una traccia del loro mistero.  Lia Pasqualino

Inequivocabile è la presenza, e la qualità, dello sguardo di Lia, stilisticamente di limpida semplicità, mai prevaricante, discreto, ma ironico anche, affettuoso, che arriva alla pietas, come nel caso dei malati dell’ospedale psichiatrico, che guardano in macchina, ci guardano, come per scrutare dentro di noi se sappiamo riconoscere in loro noi stessi. Ferdinando Scianna

Napoli, Museo di Capodimonte – 13 giugno – 11 luglio 2021

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Jason Fulford: Picture Summer on Kodak Film

Micamera si trasforma per accogliere la mostra dell’autore americano Jason Fulford con una selezione di opere tratte dalla sua ultima monografia, Picture Summer on Kodak Film (MACK, 2020).

Sulle pareti della libreria-galleria è ricreata l’atmosfera ambigua e profonda di un luogo che non esiste e composto da fotografie realizzate in molti paesi e nell’arco di diversi anni. Non è la prima volta: anche Hotel Oracle, uscito in forma di libro nel 2013 (The Soon Institute), era un albergo inesistente, appartenente più al mito che alla realtà.

Fulford procede raccogliendo immagini (nel 2010 diventò famoso con un libro dal significativo titolo The Mushroom Collector, il raccoglitore di funghi) che poi ricompone in sequenze tanto avvincenti quanto enigmatiche. D’altra parte, l’amore per l’enigma (e, in questo caso, per i dipinti ferraresi di De Chirico) è dichiarato fin dalla (quarta di) copertina, dove la scritta Et quid amabo nisi quod aenigma est? viene riprodotta con gli stessi caratteri del primo autoritratto del pittore (in una perfetta, fulfordiana matrioska di significati, quel dipinto è a sua volta una citazione di un celebre ritratto fotografico di Nietzsche).

O ancora, una stampa presente in mostra ritrae uno dei celebri ‘Omaggi al quadrato’ di Joseph Albers (per il quale il colore è ‘una fantastica via d’accesso alla percezione’) appesa sul muro della casa messicana di Luis Barragán, archistar che usa e governa i colori e la luce per plasmare forme e superfici. Una girandola di significati, amplificati poi dalla constatazione che quel quadro non è un originale.

E’ questa una storia dietro un’immagine. Per Fulford, però, non è importante conoscerla perché in ogni caso siamo noi che, guardando una fotografia, la riempiremo dei nostri significati e della nostra esperienza. Perché se la fotografia ferma l’istante, fissandolo sulla carta, il suo significato resta sempre relativo.

Le immagini sono accompagnate, sul libro e in mostra, da una poesia di Gillian Frise e sua sorella Heather.

4 giugno – 4 luglio, 2021 – MIcamera – Milano

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Lucas Foglia – Human nature

dettaglio dell’installazione a Rogoredo (fotografia di Filippo Romano)

La natura è fonte di benessere e di rischio. Mentre trascorriamo sempre più tempo in casa davanti a uno schermo, i neuroscienziati hanno dimostrato che il tempo all’aperto è vitale per la nostra salute sia fisica sia psicologica. Allo stesso tempo subiamo le conseguenze di tempeste, siccità, ondate di calore e gelo causate dal cambiamento climatico.
Human Nature racconta in immagini il nostro rapporto con la natura rispetto al cambiamento climatico. Ogni storia è ambientata in un ecosistema diverso: città, foresta, fattoria, deserto, ghiacciaio, oceano e colata lavica. Le fotografie analizzano il nostro bisogno di luoghi “selvaggi” – anche quando questi luoghi sono costruiti dall’uomo.
– Lucas Foglia

Lucas Foglia è protagonista di una grande mostra a cielo aperto nel quartiere milanese di Rogoredo / Santa Giulia: oltre quaranta fotografie disposte in un’installazione complessiva di quasi duecento metri sorprendono i cittadini con un racconto che riveste l’isolato occupato dal cantiere e presenta l’uomo che in diversi contesti e in vari modi cerca la natura, la studia o se ne prende cura.

Un giro del mondo per immagini che parla di natura, clima, paesaggio e sostenibilità, invitando a riflettere sulle grandi sfide del pianeta e sull’urgenza di agire.
Le immagini appartengono al lavoro dal titolo Human Nature – pubblicato in forma di libro da Nazraeli Press nel 2017. Una mostra a cielo aperto, da vedere e da leggere attraverso le didascalie che contestualizzano le immagini e una selezione di importanti citazioni: testi di Antonio Cederna, Francesco Bacone, Papa Francesco, Michael Pollan e Amitav Gosh offrono al pubblico significativi stimoli sul tema della sostenibilità. Infine, una bibliografia e un cofanetto realizzato dall’autore in collaborazione con Micamera propongono ulteriori approfondimenti.

E’ la prima tappa di FOM – Fotografia Open Milano, un progetto ArtsFor in partnership con Lendlease, con il patrocinio del Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e Assessorato a Urbanistica, Verde e Agricoltura, con la
collaborazione di Fondazione Forma. Media partner Sky Arte.

Rogoredo / Santa Giulia – MIlano – da maggio a dicembre 2021

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Richard Mosse – Displaced

Sovvertire le convenzioni. Vedere oltre i limiti della rappresentazione ordinaria. Osservare l’invisibile.
La Fondazione MAST ospita la prima mostra antologica dell’artista Richard Mosse, curata da Urs Stahel: un percorso unico in termini di impatto visivo, capace di rovesciare il modo in cui rappresentiamo e percepiamo la realtà.

Fin dal principio della sua ricerca, l’artista lavora sul tema della visibilità, sul modo in cui siamo abituati a vedere, pensare e intendere la realtà.
Le situazioni critiche e i luoghi di conflitto sono fotografati e filmati con l’utilizzo di tecnologie di derivazione militare, che stravolgono totalmente la rappresentazione fotografica, creando immagini che colpiscono per estetica, ma che al contempo suscitano una riflessione etica. Quando attraverso la bellezza, che l’artista definisce “lo strumento più affilato per far provare qualcosa alle persone”, si riesce a raccontare la sofferenza e la tragedia, “sorge un problema etico nella mente di chi guarda”, che si ritrova confuso, impressionato, disorientato. L’invisibile diventa visibile, in tutta la sua natura conflittuale.

Nella mostra, le fotografie di grande formato e i video generano un’esperienza immersiva di rara intensità, sorprendente per la forza degli stimoli visivi e sonori. Emerge la straordinaria attualità del lavoro di Mosse, che sovvertendo le convenzioni fotografiche, grazie alla tecnologia, ci fa osservare l’invisibile: i conflitti, le migrazioni, il cambiamento climatico.

La mostra si sviluppa su tre spazi della Fondazione MAST: Gallery, Foyer e Livello 0.

La Gallery ospita alcuni dei primi lavori (Early Works) scattati in luoghi segnati da conflitti – Medio Oriente, Europa Orientale, confine tra Messico e Stati Uniti, e Infra, la serie che ha reso celebre l’artista, con immagini prodotte durante le brutali guerre nella Repubblica Democratica del Congo attraverso l’uso di Kodak Aerochrome, pellicola a infrarossi fuori produzione, ma usata per la ricognizione militare.

Nel Foyer è in mostra la serie Heat Maps e le più recenti serie Ultra e Tristes TropiquesHeat Maps presenta le immagini realizzate lungo le rotte migratorie da Medio Oriente e Africa verso l’Europa, con una termocamera per usi militari in grado di individuare differenze di temperatura fino a trenta chilometri di distanza. I 16 video dell’installazione Moria (Grid) (12′), girati con termografia ad infrarosso, rivelano i  particolari della vita nel campo profughi sull’isola greca di Lesbo. 
Le fotografie della serie Ultra offrono una prospettiva inaspettata sulla bellezza della natura della foresta amazzonica, grazie ad una tecnica di illuminazione a fluorescenza UV. Tristes Tropiques racconta l’impatto della deforestazione nell’area brasiliana tramite immagini scattate da droni su una pellicola multispettrale, una sofisticata tecnologia fotografica satellitare.

Al Livello 0 trovano spazio la videoinstallazione The Enclave (40′), girata con pellicola infrared Aerochrome, la videoproiezione Incoming (52′), ripresa con termocamera militare – entrambe frutto della collaborazione fra l’artista, il direttore della fotografia Trevor Tweeten e il compositore Ben Frost – e il video Quick (13′), approfondimento sul percorso artistico di Mosse.

dal 7 maggio al 19 settembre 2021 – MAST Bologna

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Rome LOVE – Simona Filippini

Magazzini Fotografici riaprirà le sue porte dopo questo lungo periodo di pausa ed ospiterà nei suoi spazi, a partire dal 2 giugno 2021, la mostra Rome LOVE di Simona Filippini, curata da Chiara Capodici.

Il progetto Rome LOVE, nato nel 1993, è un racconto delicato e profondo scritto dalla fotografa con le istantanee della sua polaroid in oltre 26 anni e che vede protagonista la sua città natale. Nelle fotografie dell’autrice possiamo ammirare un’insolita Roma, una capitale sospesa, silenziosa, fotografata nelle calme giornate d’estate, periodo in cui la metropoli riposa e respira dopo lunghi mesi di frenetica attività.

Nel progetto Rome LOVE la antiche rovine della città e l’importanza della sua gloriosa storia sono affiancate alla moderna e multietnica capitale europea, descritta attraverso la varietà dei suoi volti, la complessità dei suoi edifici, delle strade e della sua rigogliosa natura.

Dopo aver lavorato per alcuni anni a Parigi, assistente di Paolo Roversi poi free lance, Simona Filippini inizia il progetto al suo rientro a Roma, e con uno sguardo attento e curioso percorre, riscopre e descrive uno spazio urbano che da allora, 26 anni fa, non ha più smesso di fotografare. Nello sviluppo di questo progetto a lungo termine cambia negli anni molti modelli di Polaroid, ma rimane sempre fedele al suo peculiare film e alla sua distintiva impronta stilistica.

Come spiega la curatrice del progetto Chiara Capodici: “Lavorare con la polaroid significa provare ad afferrare lo scorrere di un fiume, fermarlo per vederlo subito emergere, a volte quasi come pura astrazione, in una visione ampia che respira avvicinando l’antico, il monumentale, il contemporaneo e i dettagli che fanno la vita quotidiana, il familiare e quanto ancora sembra sconosciuto. […] Il dialogo fra le immagini che Simona realizza con le sue polaroid ha bisogno di esprimersi attraverso relazioni interne, in dittici e trittici che creano fra di loro corrispondenze e rispondenze, rimandi con immagini singole che si relazionano a un insieme più ampio. Attraverso il piccolo formato che a volte si ingrandisce e rende esplicita l’atmosfera pittorica, a tratti quasi astratta di cui si nutre il suo immaginario visivo. Le sue composizioni sono addensamenti narrativi che permettono, a lei moderna esploratrice urbana, di orientarsi, e tracciare nuove mappe e geografie emozionali.”

L’emblematico titolo della mostra “Rome LOVE” descrive il rapporto di reciproca intesa che l’autrice instaura con una Roma al tramonto, vissuta e attraversata nelle ore tarde del giorno. I dettagli fotografati, tra cui gli angoli in ombra della città e le tante insegne luminose, caratterizzano e identificano Roma nella sua unicità e descrivono una narrazione personale ed intima, riflesso della storia e del vissuto dell’autrice.

Dal 2 al 27 giugno 2021 – Magazzini Fotografici – Napoli

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PHOTOLUX LUCCA

Photolux riparte!
A causa della diffusione della pandemia, gli organizzatori sono stati dapprima costretti a rimandare le mostre previste lo scorso gennaio e a ripensare il programma, che si diffonderà eccezionalmente per tutto il 2021.
Ad aprirlo, saranno due mostre allestite a Villa Bottini, dal 28 maggio al 22 agosto 2021, e prodotte dall’Archivio Fotografico Lucchese “A. Fazzi”, che si pongono come momento di riflessione sull’anno appena trascorso, caratterizzato dalla diffusione del Coronavirus.
 
La prima è la collettiva L’inizio del futuro, curata da Giulia Ticozzi e Arcipelago-19, con una installazione audiovisiva di Cesura, che ripercorre le diverse fasi della pandemia, così come sono state e sono vissute in Italia, attraverso il racconto di fotografi freelance, la cui testimonianza si è rivelata fondamentale per una visione allargata del momento, sempre diversa grazie all’esperienza, alla vocazione, al linguaggio e al luogo di appartenenza di ciascun autore.
Alcuni fotografi hanno affrontato storie di malattia, di cura, di lutto, raccogliendo le suggestioni delle città vuote, delle valli di montagna colpite duramente dal virus, delle tensioni crescenti all’interno della società ma anche di solidarietà e mutuo soccorso.  
Altri hanno raccontato le vicende delle persone costrette in casa. Molti hanno riscoperto i volti dei propri famigliari, dei vicini e di chi, pur non essendo quasi mai al centro della notizia, è stato capace di portare alla luce aspetti fondamentali dell’essere umano, come il corpo, le relazioni interpersonali, l’intimo rapporto con se stesso.
 
La seconda mostra, dal titolo Racconti della Pandemia, curata da Enrico Stefanelli e Chiara Ruberti, presenta una selezione dei materiali acquisiti in questo anno nel fondo Covid-19 e relativi all’emergenza sanitaria nel territorio lucchese, grazie a immagini e filmati di autori, non necessariamente professionisti, che vivono e lavorano a Lucca e nella sua provincia.
 
A luglio Photolux sarà presente ai Rencontres di Arles (Francia) con l’esposizione di Alberto Giuliani, NASA Hi-SEAS ospitata dalla Fondazione Manuel Rivera-Ortiz e inserita nel programma ufficiale della rassegna (4 luglio – 26 settembre 2021). Una collaborazione ormai consolidata, che permette a Photolux di portare il lavoro degli autori italiani in uno dei più prestigiosi luoghi della fotografia a livello internazionale.
 
Photolux 2021 proseguirà quindi a settembre con la mostra dei vincitori del World Press Photo 2021 e altre due rassegne: Bitter Leaves, il reportage di Rocco Rorandelli (1973), membro del collettivo TerraProject, realizzato tra l’India, la Cina, l’Indonesia, gli Stati Uniti, l’Italia e molti altri paesi, per riferire l’impatto dell’industria del tabacco sulla salute delle persone, l’economia e l’ambiente, e Foul and Awesome Display, una produzione di Fotografia Europea (Reggio Emilia) a cura di Francesco Colombelli, che propone una selezione di libri fotografici che analizza come lo sviluppo delle armi da combattimento sia andato di pari passo con quello delle tecnologie più moderne.

Dal 28 Maggio 2021 al 22 Agosto 2021 – Villa Bottini – Lucca

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Nicola Lo Calzo. Binidittu

Giovedì 27 maggio, apre al pubblico la nuova mostra in Project Room Nicola Lo Calzo. Binidittu, progetto inedito dell’artista Nicola Lo Calzo (Torino, 1979) che, attraverso il racconto della storia e dell’eredità culturale di San Benedetto il Moro, prende in esame i rapporti fra la storia del colonialismo e l’identità culturale contemporanea.

Nato da schiavi africani agli inizi del Cinquecento nei dintorni di Messina, e poi vissuto come frate minore in Sicilia fino alla sua morte (1589), San Benedetto, detto Binidittu, non solo è stato eletto a protettore sia degli afro-discendenti in America Latina sia dei Palermitani, ma è diventato anche icona di riscatto ed emancipazione a livello mondiale. La mostra, curata da Giangavino Pazzola, si articola in un percorso espositivo suddiviso in quattro capitoli e, attraverso una trentina di immagini di medio e grande formato, ripercorre le tappe principali della biografia di Binidittu: dall’affrancamento dalla schiavitù alla sua morte, dall’utopia post razzista alla beatificazione. Le fotografie di Lo Calzo vengono accompagnate da un’installazione che include materiali e documentazione di archivio relativa al processo di costruzione del progetto.

Project Room, Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino | 27 maggio – 18 luglio 2021

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RICHARD DE TSCHARNER. IL CANTO DELLA TERRA. UN POEMA FOTOGRAFICO

Dal 12 giugno al 22 agosto 2021, a Todi (PG) nelle tre sedi della Sala delle Pietre e del Museo Pinacoteca in Palazzo del Popolo, e del Torcularium nel Complesso delle Lucrezie, si terrà la mostra di Richard de Tscharner (Berna, 1947), uno dei più apprezzati esponenti della fotografia di paesaggio.
 
L’esposizione, dal titolo Il Canto della Terra. Un Poema fotografico, curata da William A. Ewing, organizzata da PHOTODI, associazione culturale presieduta da Mario Santoro, in collaborazione con il Museo Pinacoteca di Todi, col patrocinio del Comune di Todi – che ha collaborato mettendo a disposizione i suo spazi espositivi più prestigiosi -, presenta 59 fotografie che esplorano l’universo creativo del fotografo svizzero.
 
Ispirato da grandi autori quali Ansel Adams e Edward Weston, in più di vent’anni di lavoro, Richard de Tscharner ha viaggiato per oltre 22 paesi, dall’India all’Algeria, dall’Islanda al Perù, dall’Italia agli Stati Uniti, dal Vietnam all’Etiopia, ad altri ancora, spesso in luoghi inaccessibili o di difficile raggiungimento, riportando immagini di paesaggi, rigorosamente su pellicola bianco e nero, il vero colore della fotografia, secondo Robert Frank.
 
Il suo approccio fotografico è squisitamente filosofico e meditativo. Richard de Tscharner ha particolare interesse per gli effetti che le trasformazioni geologiche hanno avuto sull’ecosistema, ovvero per la traccia lasciata dalle forze geologiche, come il fenomeno dell’erosione sulle rocce o quello del vento sulla sabbia dei deserti, che nel tempo hanno dato al nostro pianeta superfici così diverse e magiche.
 
“Il paesaggio – afferma il curatore, William A. Ewing – continua a rivestire un ruolo primario nella pratica fotografica contemporanea, nutrito dal fascino duraturo che proviamo per la superficie del globo su cui viviamo. Negli ultimi vent’anni, Richard de Tscharner ha viaggiato per il mondo, a volte nella sua nativa Svizzera, in Italia e in Francia, – e talvolta in terre remote, al fine di catturare un vivido senso della grandezza e della complessità della ‘pelle’ del nostro pianeta”. “La sua – prosegue William A. Ewing – è una visione a lungo termine della terra e delle forze geologiche che l’hanno trasformata, non nel corso di millenni, ma di eoni. Tuttavia, non ha deciso di catturare ciò che è semplicemente bello o piacevole alla vista, ma immagini che mostrano le cicatrici e le «ferite» subite dalla terra. Il metodo di de Tscharner è lento, deliberatamente: si prende il suo tempo per fare ogni fotografia. Con questo approccio, l’artista soddisfa la sfida che si è posto, riassunta in modo eloquente dal fotografo che ammira di più, Ansel Adams: Una grande fotografia è una piena espressione di ciò che si sente di ciò che viene fotografato nel senso più profondo, ed è, quindi, una vera espressione di ciò che si sente della vita nella sua interezza”.
 
Appassionato di musica classica, in particolare di Gustav Mahler, de Tscharner ha voluto costruire il percorso espositivo a Todi come un poema sinfonico, composto da tre movimenti, tanti quanti le sedi della mostra.
Nella Sala delle Pietre, s’incontreranno alcune immagini di paesaggi in formato panoramico, oltre a quelle dei particolari dei disegni che la natura ha creato sulla superficie delle rocce, dell’acqua e del legno.
All’interno del Museo Pinacoteca, prezioso scrigno di arte antica, de Tscharner propone una serie di fotografie di rovine di antiche popolazioni, per ricordare il carattere effimero della nostra civiltà, in contrapposizione con quello ultra millenario della Terra.
La sezione al Torcularium, invece, si focalizza sulla presenza umana in aree remote del mondo, dove gli esseri umani hanno conservato un rapporto più stretto con la terra rispetto alla maggior parte degli odierni abitanti delle metropoli.
 
E le parole di Caroline Lang, Presidente di Sotheby’s Svizzera e Vice Presidente di Sotheby’s Europa, ci offrono un ulteriore elemento per avvicinarci al lavoro di de Tscharner: “Da quando lo conosco, Richard è stato un ricercatore di bellezza e armonia. Li trova nello stesso modo sia nella natura che nell’umanità, viaggiando attraverso il tempo e i luoghi. Così come William Blake ci ha esortato a «vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico …. per tenere l’infinito nel palmo della nostra mano e l’eternità in un’ora», così Richard lo fa attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, catturando uno scorcio di eternità in un qualsiasi momento.
 
Accompagna la mostra una pubblicazione digitale, consultabile sul sito www.richarddetscharner.ch

Dal 12 giugno al 22 agosto – TODI

MASSIMO SIRAGUSA. POSTI DI LAVORO

Con la mostra “Massimo Siragusa. Posti di lavoro”, dal 10 giugno al 23 luglio 2021, la Other Size Gallery di Milano apre una riflessione sul tema, quanto mai attuale, del valore sociale dei luoghi di lavoro intesi come spazi di relazione, creatività, formazione, e non solo di produttività.

La narrazione dell’esposizione si sviluppa a partire dall’ambiguità del titolo: se la locuzione “posto di lavoro” indica infatti un’occupazione stabile, designa anche, in modo più letterale, il luogo fisico dove tale occupazione si svolge. Sulla sottile soglia tra questi due significati si poggia la selezione delle dodici fotografie esposte, generando un effetto di straniamento: i luoghi di lavoro non sono solo “contenitori”, ma spazi in cui le dimensioni estetica e architettonica – che appaiono apollinee nell’obiettivo del fotografo catanese – svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione della società e dell’identità individuale.

Dal laboratorio del Teatro alla Scala agli spazi del Circolo Volta a Milano, dalle sale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ai padiglioni della Fiera di Rimini, dalla mensa del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino agli hangar industriali di Fincantieri, sono questi alcuni dei luoghi di lavoro che Massimo Siragusa sceglie di immortalare. Nel percorso espositivo, sempre seguendo la logica del doppio e dello straniamento, le dodici opere sono presentate in sei dittici combinati per analogia o contrapposizione guardando alle geometrie e agli elementi architettonici, alle luci e ai colori, ma anche alle loro destinazioni d’uso, in una giostra di sollecitazioni visive.  

Scattate tra il 2005 e il 2017, il nucleo di opere in mostra nasce da una ricognizione effettuata nell’archivio del fotografo con sguardo contemporaneo, che non ha potuto prescindere dalle riflessioni sul tema del lavoro che l’emergenza Covid-19 ha generato in questi mesi: i luoghi fotografati da Siragusa, pur essendo adibiti ad accogliere il brulichio del lavoro di decine di persone, sono caratterizzati dall’assenza della figura umana. A prevalere è l’indagine della bellezza e della geometria degli edifici, secondo lo stile del fotografo di architettura e di paesaggio vincitore di quattro World Press Photo. Eppure, il lavoro è evocato in potenza, l’impressione dell’azione di chi vive quotidianamente quei luoghi è palpabile.
L’assenza della figura umana, di chi tutti i giorni si reca sul proprio posto di lavoro all’interno di quei luoghi, nelle immagini di Massimo Siragusa è una scelta di stile, negli occhi di chi le guarda oggi, evoca irrimediabilmente un immaginario legato all’attualità pandemica.

Dal 10 Giugno 2021 al 23 Luglio 2021 – Milano Other Size Gallery

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RIPHOTO#2

Da mercoledì 2 giugno a domenica 20 giugno nella città di Rivarolo Canavese (Torino) tornerà con la sua seconda edizione l’evento RIPHOTO, frutto della ormai consolidata collaborazione tra l’Assessorato alla Cultura del Comune e l’associazione culturale Areacreativa42 presieduta da Karin Reisovà.
 
RIPHOTO, iniziativa concepita inizialmente come rassegna di fotografia articolata su più sedi nel territorio cittadino, di cui la principale era la storica Villa Vallero, indosserà quest’anno, anche in ragione delle disposizioni anti-Covid, i panni del festival all’aperto, comprendente mostre e attività e finalizzato, nelle intenzioni degli organizzatori, a realizzare un “momento di incontro tra territorio e cultura artistica” contribuendo a promuovere, attraverso una proposta di contenuti di alto livello, la vitalità culturale del Canavese.
 
Il festival, particolarmente aperto nei confronti dei giovani artisti, presenterà in dieci aree significative della città di Rivarolo una selezione di lavori a tema libero, capaci di rappresentare sia l’individualità dei singoli autori partecipanti, sia una panoramica del linguaggio fotografico nelle sue declinazioni contemporanee, in continuità con la prima edizione e con la volontà di dare spazio anche ad artisti che interpretano il mezzo fotografico in modo atipico e sperimentale.  
 
Curato da una squadra di giovani collaboratori, soci attivi di Areacreativa42, RIPHOTO#2 si prefigge l’obiettivo di valorizzare la fotografia come linguaggio espressivo che, più di altri, sta contribuendo a plasmare la società del nuovo millennio. 
L’edizione 2021 di RIPHOTO, in ottemperanza alle disposizioni anti-Covid, si svolgerà all’aperto, con tour guidati della città, nei weekend di apertura, a gruppi di dodici persone (modificabili in base a eventuali nuove normative in materia Covid-19), in partenza dalla sede dell’ufficio turistico (piazza Litisetto), individuato come punto di riferimento per le prenotazioni e informazioni sullo svolgimento del festival (aperto sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18).
 
fotografi partecipanti a RIPHOTO#2, che verrà inaugurato mercoledì 2 giugno alle ore 17 con i saluti dell’Amministrazione Comunale, saranno: Luca Abbadati, Francesco Andreoli, Luce Berta, Giacomo Carmagnola, Tomaso Clavarino, Klim Kutsevskyy, il duo LaterArte (composto da Mauro Serra e Lucia del Pasqua), Sandra Lazzarini, Francesco Saverio Tani e Alma Vassallo.
 
Accanto all’attività espositiva e in linea con l’edizione 2020, il festival sarà completato e arricchito da eventi collaterali come workshopRIPHOTO KIDS ( laboratori per bambini e ragazzi organizzati in collaborazione con Pro Loco), e RIPHOTO OFF, la sezione dell’evento pensata per accogliere le proposte indipendenti degli esercizi commerciali della città, impegnati a mettere a disposizione le loro vetrine per piccole esposizioni fotografiche dedicate ad amatori e professionisti.
 
RIPHOTO#2 è organizzato dall’associazione culturale Areacreativa42 con il contributo del Comune di Rivarolo Canavese e di Ascom, la collaborazione degli Assessorati alla cultura e al commercio della Città di Rivarolo Canavese, dell’Ufficio Turistico, e con il patrocinio di Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino.
 
L’associazione Areacreativa42, ideatrice della rassegna, viene fondata nel 2008 a Casa Toesca con l’obiettivo di valorizzare l’arte storica e contemporanea attraverso mostre, eventi, workshop, percorsi educativi e residenze d’artista, e con particolare attenzione per le nuove generazioni. In quest’ottica ha svolto un ruolo di primo piano l’Art Prize CBM, nato nel 2010 per volontà di Karin Reisovà, fondatrice e presidente di Areacreativa42, e riservato a pittori, scultori, fotografi, performer e video artisti.

Dal 02 Giugno 2021 al 20 Giugno 2021 RIVAROLO CANAVESE | TORINO

WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR N. 56

Arriva al Forte di Bard la 56esima edizione del Wildlife Photographer of the Year, il più importante riconoscimento dedicato alla fotografia naturalistica promosso dal Natural History Museum. Dal 28 maggio al 31 agosto 2021 sono esposte le migliori immagini selezionate tra i 49.000 scatti provenienti da fotografi di tutto il mondo, valutati da una giuria internazionale di stimati esperti e fotografi naturalisti.

Vincitore del prestigioso titolo Wildlife Photographer of the Year 2020 è il fotografo russo Sergey Gorshkov con “The Embrace” (FOTO). L’immagine ritrae una tigre siberiana, specie in via d’estinzione, che abbraccia un antico abete della Manciuria per marcare il territorio. Il fotografo ha impiegato oltre undici mesi per riuscire ad immortalare questo scatto ottenuto grazie a fotocamere con sensore di movimento.

La giovane fotografa finlandese Liina Heikkinen, è la vincitrice del premio Young Wildlife Photographer of the Year 2020 con lo scatto “The Fox That Got the Goose”. L’immagine, scattata in una delle isole di Helsinki, raffigura una giovane volpe rossa (Vulpes vulpes) che difende ferocemente i resti di un’oca dai suoi cinque fratelli rivali.

Tra i vincitori anche due italiani: il fotografo Luciano Gaudenzio, con lo scatto “Etna’s River of Fire”, nella categoria Earth’s Environments, e il giovane fotografo Alberto Fantoni, vincitore, con le sue immagini, del Rising Star Portfolio Award.
Hanno invece ricevuto la menzione speciale, in quanto parte delle cento immagini finaliste del concorso fotografico, altri cinque fotografi italiani: Domenico Tripodi (Categoria Under Water), Alessandro Gruzza (Categoria Earth’s Environments), Andrea Pozzi (Categoria Plants and Fungi), Andrea Zampatti e Lorenzo Shoubridge (Categoria Animals in their Environment).

Dal 28 Maggio 2021 al 31 Agosto 2021 – Forte di Bard (Aosta)

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C’ERA UNA SVOLTA. L’ITALIA ATTRAVERSO 75 ANNI DI IMMAGINI ANSA

C’è la storia di un Paese intero e in continua mutazione, con i suoi pregi, i suoi difetti e le sue contraddizioni, nelle immagini che raccontano i 75 anni di attività di Ansa, la principale agenzia di stampa italiana. L’edizione 2020 del volume PhotoAnsa che celebra questo importante anniversario, si trasforma per il secondo anno in un progetto espositivo. L’anteprima italiana è al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, negli spazi dell’Opera Mortai, a partire dal 28 maggio sino al 31 agosto. Il titolo della mostra C’era una svolta. Come siamo cambiati e come è cambiata l’Italia attraverso 75 anni di immagini dell’ANSA sottolinea, nel rincorrersi di fatti ed eventi, l’evoluzione dell’Italia e delle mutazioni che lo hanno reso uno dei Paesi più ricchi e sviluppati del mondo.

Tra i milioni di scatti che compongono l’immenso archivio di ANSA, memoria storica della nazione, sono stati selezionati quelli più significativi che testimoniano le tappe di questi cambiamenti nella vita di ogni giorno: dalla politica alla religione, dal lavoro al costume. E poi i viaggi e le vacanze, lo spettacolo e la televisione, i giovani di ieri e di oggi sino ad arrivare agli strumenti che hanno rivoluzionato le nostre vite, come l’avvento del cellulare e il boom dei selfie, nuovo modo di raccontare sé stessi e la realtà che ci circonda. Tredici sezioni in tutto, affiancate da uno sguardo alla pandemia che nel corso del 2020 ha stravolto la vita in ogni parte del mondo, con il suo carico di sofferenza e dolore che ha costretto ognuno a rivedere il proprio modo di vivere e di programmare la propria esistenza.

Dal 28 Maggio 2021 al 31 Agosto 2021 – Forte di Bard (Aosta)

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Premi fotografici in scadenza a Giugno

Buongiorno, ecco tutti i premi in scadenza a giugno! Partecipate!

HAPPINESS ONTHEMOVE AWARD 2021

Il Premio Happiness ONTHEMOVE è promosso dal festival internazionale di narrativa visiva Cortona On The Move, in una prima collaborazione in assoluto con il Consorzio del Vino di Cortona.

“We Are Humans” è il tema centrale dell’edizione 2021 di Cortona On The Move, un racconto collettivo del nostro stesso essere umani in cui la condivisione delle emozioni attraverso le immagini sarà protagonista. Nel 2021, la felicità assume un significato speciale, basato sull’intimità, la speranza e le visioni per il futuro. La sfida che proponiamo ai fotografi professionisti ed emergenti è documentare cosa significa felicità in questa contingenza storica. Un tema da interpretare attraverso la propria visione, creatività e sensibilità, da sviluppare nelle sue complessità.

La giuria del premio lavorerà esclusivamente online ed è composta da professionisti ed esperti del settore.

Elena Boille – Deputy Editor e Photo Editor Internazionale

Arianna Rinaldo – Direttore Artistico di Cortona On The Move

Gaia Tripoli – Photo Editor The New York Times

James Wellford – Senior Visual Editor / Produttore National Geographic

Paolo Woods – Fotografo

Deadline: 1 June 2021

Website: https://www.cortonaonthemove.com/en/open-calls/happiness-onthemove-award/

DIRECT LOOK/21

Il Centro FOTODOC per la fotografia documentaria presso il centro Sakharov è lieto di annunciare il nostro settimo concorso fotografico internazionale annuale di Direct Look.

Tema del concorso: problemi relativi alle relazioni tra individui, società e stato, nonché modi per affrontare questi problemi.

L’obiettivo del concorso:

• Facilitare la crescita e la promozione del giornalismo indipendente.

• Supportare gli autori che ricercano questioni riguardanti il ​​rapporto tra individui, società e stato.

• Sostenere progetti fotografici basati sul rispetto e la difesa della dignità umana, i principi fondamentali della Costituzione russa e la Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Il concorso si svolge in tre categorie distinte:

Il problema: problemi, attriti, disaccordi o discordie che sorgono all’interno della società tra individui, comunità, istituzioni civiche e stati.

Il conflitto – I metodi più accesi per risolvere i problemi: disaccordi o discordia all’interno della società tra individui, istituzioni civiche e Stato. Si manifesta in parti che agiscono l’una contro l’altra ed è spesso accompagnata da emozioni negative che si estendono oltre le norme e le regole esistenti.

Il compromesso – Risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo, il cambiamento sociale o la riforma.

Deadline: 1 June 2021

Website: https://directlook.fotodoc.center/

BERLIN EXPLORER

BerlinExplorer è un progetto nato nel novembre 2020. Nonostante il suo nome, Berlino è solo la base, perché è rivolto a fotografi e editor di tutto il mondo. L’obiettivo è quello di creare un’esperienza di “fotografia immersiva” in cui chiunque sia interessato, possa avere l’opportunità di scambiare idee ed esperienze per crescere insieme come community.

Come spiegato da Emiliano Vittoriosi – il fondatore del progetto – BerlinExplorer nasce dalle ceneri di vecchi progetti, tra cui Berlinecore (Progetto di Street Photography) e Spotlight (un progetto basato sulla musica ).  L’idea era quella di creare un gruppo di fotografi che avrebbero scattato insieme per le strade di Berlino, per poi dar vita a pubblicazioni collettive. BerlinExplorer rielabora sopratutto altri vecchi progetti, come Kaktuszine, che hanno avuto sempre la stessa prospettiva in comune: la proposta di condividere e imparare insieme attraverso l’esperienza, rimpiazzando quella competizione tipica dei nostri tempi con la collaborazione, l’unico vero modo per crescere sia come umani che come fotografi.

In altre parole, il concetto-guida di BerlinExplorer è che la fotografia non sia semplicemente mera estetica, ma soprattutto esperienza e ricerca costante.

L’idea è di crescere insieme rompendo le regole tradizionali, imparando attraverso l’atto creativo in sé e il contatto con altri artisti. Per questo motivo, ogni settimana vengono organizzati incontri aperti a tutti, così da avere l’opportunità di confrontarsi, conoscere nuove persone che condividono la stessa passione e mettersi alla prova.

Website: https://berlinexplorer.altervista.org/

Deadline: 6 giugno 2021

OUTDOOR PHOTOGRAPHER THE AMERICAN LANDSCAPE 2021

Giunto alla sua decima edizione, The American Landscape è il principale concorso fotografico annuale di Outdoor Photographer che celebra i luoghi selvaggi del nostro paese. Invia le tue migliori fotografie di paesaggi per avere la possibilità di vincere riconoscimenti e fantastici premi, inclusa la pubblicazione in un prossimo numero di Outdoor Photographer.

Outdoor Photographer è impegnato in pratiche etiche nella fotografia naturalistica. Se la tua immagine contiene animali selvatici, i seguenti tipi di fotografie sono considerati non idonei per la partecipazione a questo concorso:

Immagini che sembrano essere il risultato di “esche”

Immagini che indicano che il soggetto della fauna selvatica è “molestato” o affollato

Immagini in primo piano di nidi utilizzando un obiettivo grandangolare

Immagini scattate in “allevamenti di selvaggina” Le immagini di animali selvatici in cattività devono essere identificate come tali e la struttura in cui sono state scattate deve essere annotata. I giudici del concorso si riservano il diritto di squalificare le immagini che, a loro esclusiva discrezione, sembrano essere il risultato di pratiche discutibili, come definite, ma non limitate a, quelle sopra descritte

Deadline: 1 June 2021

Website: https://www.outdoorphotographer.com/photo-contests/the-american-landscape/

ANNUAL PHOTOGRAPHY AWARDS 2021

Cerchiamo coloro i quali abbiano un approccio audace e innovativo, che sconvolge gli standard artistici tradizionali, i partecipanti possono inviare immagini in un massimo di otto categorie. Non ci sono restrizioni sull’interpretazione, creatività o estetica; accettiamo tutti i formati che mettono in mostra nuovi talenti e aiutano a far crescere la notorietà della fotografia come arte.

Gli Annual Photography Awards sono dedicati a preservare il mestiere come mezzo contemporaneo di belle arti ed è motivato ad aiutare i giovani artisti a crescere nella loro carriera. Partecipando, i nostri artisti ricevono l’attenzione di un pubblico globale e hanno diritto a vari premi in denaro. Non vediamo l’ora di vedere il tuo lavoro migliore!

La prima puntata dell’APA del concorso fotografico internazionale è composta da otto categorie separate: Astratto, Architettura, Paesaggio, Ritratto, Belle arti, Paesaggio, Fotogiornalismo, Strada e Natura.

Deadline: 6 June 2021

Website: https://annualphotoawards.com

TAYLOR WESSING PHOTOGRAPHIC PORTRAIT PRIZE 2021

Il premio di quest’anno verrà visualizzato come mostra virtuale sul sito web della National Portrait Gallery, al fine di raggiungere un vasto pubblico internazionale e garantire che il concorso possa continuare come previsto durante l’attuale pandemia di Coronavirus.

Tutte le immagini verranno visualizzate da una giuria e i partecipanti che avranno successo in questo round saranno invitati a consegnare il loro lavoro in una sede a Londra per il round finale del giudizio fisico.

Deadline: 8 June 2021

Website: https://www.npg.org.uk/whatson/twppp2021/how-to-enter/

AAP MAGAZINE#18 B&W

All About Photo lancia la nuova edizione di AAP Magazine B&W.

La fotografia in bianco e nero evoca poesia, nostalgia. L’atemporalità delle immagini in bianco e nero si concentra sui soggetti, evidenzia i contrasti, le linee ed esalta la potenza della luce.

Il concorso è aperto a qualsiasi interpretazione fotografica in bianco e nero, dal fotogiornalismo, alla fotografia di strada, alla fotografia artistica, ai ritratti, ai nudi, ai paesaggi, alla natura, alla fauna selvatica, all’urbanistica, all’architettura, alla moda, alle belle arti o alla fotografia documentaria.

Le candidature verranno valutate in base a tre criteri: creatività, originalità e impatto visivo / emotivo dell’immagine. I vincitori saranno annunciati su All About Photo e sui social media.

Inviaci un lavoro o un portfolio coerente. Solo un gruppo unificato di foto verrà pubblicato in AAP Magazine.

I vincitori riceveranno $ 1.000 in premi in denaro, le loro immagini vincenti o il portfolio completo pubblicato su AAP Magazine n. 18, un’ampia copertura stampa e un riconoscimento globale.

Tutti i vincitori vedranno il loro lavoro pubblicato nel 17 ° numero stampato di AAP Magazine, una copia gratuita della rivista e il loro portfolio saranno presentati nella Winners Gallery di www.all-about-photo.com.

Deadline: 8 June 2021

Website: https://www.all-about-photo.com/all-about-photo-contest.php?cid=32

PRINT ISSUE N°03 – VAST ART MAGAZINE OPEN CALL

VAST ART MAGAZINE è lieta di annunciare la open call internazionale per il NUMERO N ° 03. Guarda il tuo lavoro in stampa e pubblicato insieme a pratiche nuove, emergenti e consolidate in tutto il mondo.

Trenta (30) artisti saranno selezionati e profilati in stampe a colori che mostrano il loro lavoro, la biografia dell’artista e la dichiarazione dell’artista. Gli artisti in primo piano riceveranno un numero di stampa gratuito insieme a una funzione online e il download digitale per i loro archivi. Ulteriori informazioni su https://vast.art/

VAST ART MAGAZINE è una nuova stampa internazionale di arte visiva e pubblicazione online dedicata a mostrare la pratica espansiva di artisti e fotografi di tutto il mondo, in lungo e in largo.

Deadline: 16 June 2021

Website: https://vast.art/

WEATHER PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2021

Sia che scaliate montagne, inseguiate tempeste, setacciate coste o vi sediate nel vostro giardino sul retro per catturare la meraviglia del tempo con la vostra fotocamera, il “Weather Photographer of the Year 2021” della Royal Meteorological Society è la competizione ideale per voi.

Il concorso in associazione con AccuWeather, uno dei marchi meteorologici più conosciuti e affidabili in tutto il mondo, rimane uno dei pochi prestigiosi concorsi fotografici globali a cui è GRATUITO.

Non passa giorno senza una conversazione sul tempo, ha un impatto così tanto sulla nostra vita quotidiana. Si presta anche in modo fantastico alla fotografia. Stiamo anche notando più effetti del cambiamento climatico e la fotografia è un ottimo modo per documentare ciò che sta accadendo in tutto il mondo.

Le iscrizioni sono invitate in tre categorie:

• tutti i fotografi di età pari o superiore a 13 anni possono entrare nella categoria principale “Weather Photographer of the Year”;

• i fotografi di età compresa tra i 13 e i 17 anni possono entrare nella categoria “Young Weather Photographer of the Year”;

• tutti i fotografi di età pari o superiore a 13 anni possono inserire le immagini scattate con un telefono o tablet nella categoria “Weather Photographer of the Year (Mobile Phone)”.

Deadline: 29 June 2021

Website: https://www.photocrowd.com/photo-competitions/photography-awards/wpoty-2021/

PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS 2021

Il “Prix de la Photographie, Paris” (PX3) si sforza di promuovere la fotografia, di scoprire talenti emergenti e di presentare i fotografi di tutto il mondo alla comunità artistica di Parigi. Una selezione di lavori di questo concorso verrà esposta a Parigi ed i vincitori verranno pubblicati nel PX3 Annual Book. Giurati saranno importanti editori, curatori, galleristi, consulenti, direttori creativi e art director.

Deadline: 30 June 2021

Website: https://px3.fr/

WORLD NATURE PHOTOGRAPHY AWARDS 2021

La missione dei World Nature Photography Awards è celebrare i migliori fotografi naturalisti del mondo, mostrando la bellezza della natura a un pubblico più ampio, per guidare tutti noi a garantire un futuro migliore per il nostro pianeta. Il lavoro vincente è visto da milioni di persone in tutto il mondo.

Ci sono 13 categorie all’interno della WNPA, quindi ci sono molte opportunità per condividere il tuo fantastico lavoro. Dalla fotografia di paesaggio, agli animali nei loro habitat, al fotogiornalismo e all’interazione dell’uomo con la natura, il palcoscenico è pronto per condividere la tua visione del mondo naturale.

Deadline: 30 June 2021

Website: https://www.worldnaturephotographyawards.com/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Provateci e in bocca al lupo ! Ciao Annalisa