Il lato oscuro della Russia svelatoci da Alexander Petrosyan

L’autore che vi proponiamo oggi è un fotografo di strada che vive e lavora in Russia da oltre 40 anni. E’ nato nel 1965 a S. Pietroburgo. Nella sua carriera, per la verità abbastanza recente, quanto meno come professionista, ha vinto numerosi premi a livello internazionale, ed è considerato il più grande fotografo contemporaneo russo.

Le sue immagini ci mostrano una Russia molto diversa da quella che siamo abituati a vedere nelle cartoline o in televisione, una Russia esplicita con i suoi lati oscuri, che vive per strada, che spesso è stata nascosta dal regime e che altrettanto spesso gli ha causato pesanti critiche.

Io lo trovo eccezionale. Voi che ne pensate?

Anna

Dopo aver iniziato a dedicarsi professionalmente alla fotografia nel 2000, Alexander Petrosyan si è reso conto che, per poter veramente comprendere il mondo che lo circondava, doveva prima cercare di catturarlo attraverso l’obiettivo della fotocamera, cosa in cui è perfettamente riuscito. Petrosyan prova una reale felicità nell’esplorare e ritrarre i suoi soggetti in maniera innovativa, non limitandosi a fotografare il bello, ma anche gli aspetti grotteschi della vita.

Dal 2003 al 2008 ha lavorato per la rivista My District, diventando così un vero professionista, capace di rappresentare accuratamente il tridimensionale con solo due dimensioni e descrivere gli infiniti livelli del suo ambiente in una singola fotografia.

Al momento, Petrosyan lavora come fotografo per “Kommersant” – http://www.kommersant.ru/ – (un quotidiano russo che si occupa prevalentemente di politica ed economia ndt), continuando a spingere i limiti che lo circondano e dimostrando che c’è qualcosa di straordinario persino negli aspetti apparentemente più normali della vita.

Pubblicazioni:

I lavori di Petrosyan sono stati presentati in numerose importanti pubblicazioni, tra cui ma non solo: : «Newsweek», «National Geographic», «GEO», «Russian Reporter”, “Spark”, “Money”, “Power“, “Kommersant”, “News”, “Arguments and Facts”, “Komsomolskaya Pravda”, e “Business Petersburg”.

Nel 2011, la casa editrice “The Bronze Horseman” ha pubblicato un libro con le fotografie di Petrosyan, “Peter”. Nel 2016 l’editore “Print Gallery” ha pubblicato il secondo libro, “Kunstkamera”.

Fonte: libera traduzione dal sito dell’artista

Qua trovate un’intervista rilasciata un paio d’anni fa a The Italian Magazine

 

After taking up photography in the year 2000, Alexander Petrosyan realized that, in order to truly understand the world around him, he must first try to capture it through the camera lens, something at which he has continuously succeeded. Petrosyan finds true joy in exploring and portraying his subjects in innovative ways, photographing not only the beautiful but also the grotesque aspects of life.

Working for My District magazine from 2003 to 2008, Petrosyan became a true professional, able to accurately present the three-dimensional with only two dimensions, and to illuminate the infinite levels of his environment in a single photograph.

At present,  Petrosyan is a staff photographer for “Kommersant” (http://www.kommersant.ru/), where he continues to push the limits of his surroundings, proving that there is something extraordinary about even the most, seemingly, ordinary aspects of life.

Publications

Petrosyan’s work has been featured in a multitude of acclaimed publications, including, but not limited to: «Newsweek», «National Geographic», «GEO», «Russian Reporter”, “Spark”, “Money”, “Power“, “Kommersant”, “News”, “Arguments and Facts”, “Komsomolskaya Pravda”, and “Business Petersburg”.

In 2011, the trading house “The Bronze Horseman” published a book of Petrosyan’s photographs, “Peter”. In 2016, the publishing “Print Gallery” released second book, “Kunstkamera”.

Source: the artist’s website

Here is an interview published a couple of years ago on The Italian Magazine

 

 

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Un nuovo autore Mu.Sa: Yarin Trotta del Vecchio

Ciao,

oggi vi proponiamo questo giovane  autore che ci ha inviato un poetico reportage dal titolo di Bred love – L’amore allevato.

A noi è piaciuto molto.

Voi che ne dite?

 

BRED LOVE – L’amore allevato – Yarin Trotta Del Vecchio

Il profondo legame dell’essere umano con la sua terra natìa lo ha accompagnato costantemente durante la sua esistenza.
Cinzia Angiolini è figlia della valle di Zeri, terra di confine italiana in alta toscana. Tra queste montagne Cinzia conduce una personale battaglia per la rivalutazione del territorio attraverso l’allevamento della pecora zerasca, razza ovina autoctona in via di estinzione.
A causa di un’idea d’ allevamento improntata su un rapporto d’amore materno denigrata dai pastori di zona, Cinzia è sola contro il poco appoggio delle amministrazioni locali.La passione e la resistenza di questa donna ci fanno capire quanto la difesa delle nostre radici sia la rivendicazione della nostra identità.

Bio
Sono nato a Roma nel 1991 ed ho cominciato a dedicarmi alla fotografia di Reportage dal 2013, partecipando a diversi workshop tenuti da fotografi italiani.
Nel Novembre 2017 ho concluso un master in Reportage della durata di un anno presso il
collettivo fotografico romano WSP.
Lavoro principalmente su progetti a lungo termine, concentrandomi spesso su tematiche sociali.

Diane Arbus, i libri da avere!

Buongiorno a tutti!

Continua la nostra selezione di libri da avere. Ecco quella dedicata a Diane Arbus.

Ciao

Giovanni

1

Diane Arbus – Diane Nemerov, nasce a New York nel 1923 – sposò Allan Arbus all’età di diciotto anni. Ha iniziato a fotografare nei primi anni ’40, studiato fotografia con Berenice Abbott alla fine degli anni ’40 e con Alexey Brodovitch negli anni ’50. Furono i laboratori fotografici di Lisette Model, intorno al 1957,  ad ispirarla e convincerla seriamente a  perseguire il lavoro per il quale è diventata famosa.

Le sue prime fotografie pubblicate apparvero su Esquire nel 1960. Durante il decennio successivo, lavora per Esquire, Harper’s Bazaar e altre importanti riviste, pubblicò più di un centinaio di fotografie, inclusi ritratti e saggi fotografici, molti dei quali nati come progetti personali.

Nel 1963 e nel 1966 è stata premiata con il Guggenheim Fellowship per il suo progetto su “American Rites, Manners and Customs”. Ha viaggiato attraverso il paese, fotografando le persone, i luoghi e gli eventi che ha descritto come “le notevoli cerimonie del nostro presente”. “Questi sono i nostri monumenti”, ha scritto. “Voglio semplicemente salvarli, per quello che è cerimonioso, curioso e il luogo comune sarà leggendario.”

Un insieme selezionato di queste fotografie ha attirato molta attenzione critica e popolare quando è stato presentato, insieme al lavoro di altri fotografi, nella mostra “Nuovi documenti” del Museum of Modern Art del 1967. L’audacia del suoi soggetti e l’approccio fotografico, sono stati riconosciuti come rivoluzionari.

 

Diane Arbus: An Aperture Monograph   Editore: Aperture


 

2

 

Diane Arbus è un icona della fotografia moderna. Amata in tutto il mondo da una nutrita schiera di appassionati. Conosciuta non solo nell’ambito fotografico, i suoi lavori sono diffusi e riprodotti in tutti gli ambiti della ricerca artistica o politica legata al concetto di “differenza” nella società moderna. Questo libro è uno studio sull’opera della fotografa americana. Il volume è accompagnato da alcune foto originali dell’artista, stampate in bianco e nero a tutta pagina.

 

Della fotografia trasgressiva               Editore: Nda Press

Qui un interessante articolo apparso sul nostro blog


 

3

 

Diane Arbus: Untitled       Editore: SCHIRMER/MOSEL VERLAG GMBH


4

Una straordinaria retrospettiva sull’intera carriera di Diane Arbus, presenta moltissime immagini, alcune mai viste prima, accompagnate da un saggio sul lavoro dell’artista, una discussione sulle sue tecniche di stampa, una cronologia definitiva. Oltre trecento illustrazioni a colori, estratti inediti di lettere, quaderni e altri scritti.

 

Diane Arbus: Revelations   Editore: Random House


 

5

 

Una delle artiste più originali della fotografia, esamina le celebrità del suo tempo in una notevole collezione di ritratti. Diane Arbus Magazine Work presenta oltre cento ritratti e profili che Arbus ha scritto per accompagnare le sue foto. Diana Arbus Magazine Work rivela la crescita di un artista che non ha posto un confine tra l’arte e il lavoro retribuito, e ci è riuscita, utilizzando il proprio timbro indiscutibilmente originale.

 

Diane Arbus: Magazine Work     Editore: Aperture


 

6

 

La biografia definitiva della seducente Diane Arbus, una  delle più influenti e importanti autori del XX secolo, una raccolta brillante e coinvolgente, che collega lo straordinario arco della sua vita, alle sue iconiche fotografie.

 

Diane Arbus: Portrait of a Photographer      Editore: Ecco pr


 

7

 

Nel 1967, il Museum of Modern Art ha presentato New Documents, una mostra storica organizzata da John Szarkowski che ha riunito una selezione di opere di tre fotografi i cui risultati individuali hanno segnato il potenziale artistico del medium negli anni ’60 e oltre: Diane Arbus, Lee Friedlander e Garry Winogrand. Sebbene in gran parte sconosciuti al momento, questi tre fotografi sono ormai universalmente riconosciuti come artisti di talento nella storia della fotografia. La mostra ha innescato un profondo cambiamento nel panorama della fotografia del XX secolo, e l’interesse per la mostra ha continuato a espandersi. Eppure, fino ad ora, non esisteva nessuna pubblicazione che ne catturasse il contenuto. Pubblicato in occasione del 50 ° anniversario della mostra, Arbus Friedlander Winogrand presenta riproduzioni a piena pagina delle 94 fotografie incluse nella mostra, insieme al testo originale di Szarkowski, al comunicato stampa, alle viste dell’installazione e materiale d’archivio.

 

Arbus Friedlander Winogrand: New Documents, 1967      Editore: Museum of Modern Art

Izumi Miyazaki, fantastici “selfies”

Ciao,

Si lo so che non sono selfies…. 🙂

Oggi vi voglio presentare questa giovanissima fotografa giapponese. Io la trovo davvero molto “giapponese”, forse per questo mi piace tantissimo. 😉

Dalla prima volta in cui mi ci sono imbattuta, le sue immagini mi hanno catturato e molto incuriosito. Non smetterei mai di guardarle. Un mix di serietà e umorismo che mi affascina molto.

Non ho trovato una vera e propria biografia, forse perché è ancora molto giovane, quindi ho raccolto un po’ di informazioni qua e là sul web e una selezione dei suoi divertenti autoritratti.

Spero piaccia anche a voi

Ciao

Anna

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Zoe Strauss, street photography al femminile

 

 

 

Zoe Strauss è una fotografa americana ed un candidato membro di Magnum Photos. Utilizza Philadelphia come ambientazione primaria e soggetto del suo lavoro. Il curatore Peter Barberie la identifica come street photographer, come Walker Evans o Robert Frank e ha detto “la donna e l’uomo della strada, desiderosi di essere ascoltati, sono alla base della sua arte”.

Il suo libro America è stato pubblicato nel 2008 da Ammo Books.

Nel 2006 il suo lavoro è stato incluso nella biennale del Whitney e la sua personale Ramp Project: Zoe Strauss è stata in mostra all’Institute of Contemporary Art, Philadelphia Nel 2012 le è stata dedicata una retrospettiva di metà carriera, Zoe Strauss: 10 Years, in mostra al Philadelphia Museum of Art e a New York, accompagnata a Philadelphia da un’esposizione di 54 manifesti con le sue fotografie.

La Strauss ha ricevuto un  Seedling Award dalla Leeway Foundation nel 2002 e una Pew Fellowship nel 2005, nel 2007 è stata nominata USA Gund Fellow e ha ricevuto un grant da $50,000 dalla United States Artists ed infine nel 2017 le è statta assegnata una Guggenheim Fellowship.

La Strauss è nata nel 1970 a Philadelphia. Suo apdre morì quando lei aveva 5 anni. E’ stata il primo componente della sua famiglia a diplomarsi alla High School. Per il suo trentesimo compleanno le venne regalata una macchina fotografica e cominciò a fotografare i quartieri della periferia di Philadephia.

Zoe Strauss tipicamente fotografa dettagli trascurati (o intenzionalmente evitati) con una prospettiva umanista e occhio per la composizione.

Nel 1995 ha dato inizio al Philadelphia Public Art Project, un’organizzazione la cui missione è di fornire accesso all’arte ai cittadini di Philadeplhia nella loro vita quotidiana. Lei definisce il preogetto “una narrazione epica” del suo vicinato. “Quando ho iniziato a fotografare, è stato come se da qualche parte nascosto nella mia mente, io stessi aspettando proprio quello”, ha affermato.

Tra il 2000 e il 2011, il lavoro fotografico della Strauss è culminato nello show “Under I-95”, che si tenne sotto la Interstate a South Philadelphia. Esibì le sue fotografie  su pilastri di cemento sotto l’autostrada e le vendette a $5 l’una.

Frequentemente scatta fotografie vicino a quella che era la casa dei suoi nonni. Le sue fotografie includono edifici abbandonati, parcheggi vuoti e sale congressi inutilizzate a South Philadelplhia, La Strauss definisce il suo lavoro come “una narrazione  sulla bellezza e la difficoltà della vita di tutti i giorni”.

Nel Luglio 2012 è stata nominata candidata dall’agenzia Magnun Photos.

Fonte: libera traduzione da Wikipedia

Questo è il suo sito personal.

Qua trovate un articolo apparso sul New Yorker all’epoca della retrospettiva 10 Years all’International center of Photography a NY.

Zoe Strauss (born 1970) is an American photographer and a nominee member of Magnum Photos. She uses Philadelphia as a primary setting and subject for her work. Curator Peter Barberie identifies her as a street photographer, like Walker Evans or Robert Frank, and has said “the woman and man on the street, yearning to be heard, are the basis of her art.”

Her book America was published in 2008 by AMMO Books.

In 2006 her work was included in the Whitney Biennial and her solo exhibition, Ramp Project: Zoe Strauss, was shown at the Institute of Contemporary Art, Philadelphia. In 2012 a mid-career retrospective, Zoe Strauss: 10 Years, was shown at Philadelphia Museum of Art and in New York, accompanied in Philadelphia by a display of 54 billboards showing her photographs.

Strauss received a Seedling Award from the Leeway Foundation in 2002 and a Pew Fellowship in 2005, was named a 2007 USA Gund Fellow with a grant of $50,000 by United States Artists, and was awarded a Guggenheim Fellowship in 2017.

Strauss was born in 1970 in Philadelphia. Her father died when she was 5. She was the first member of her immediate family to graduate from high school. For her 30th birthday she was given a camera and started photographing in the city’s marginal neighborhoods. She is a photo-based installation artist who uses Philadelphia as a primary setting and subject for her work. Strauss typically photographs overlooked (or purposefully avoided) details with a humanist perspective and eye for composure.

In 1995, Strauss started the Philadelphia Public Art Project, a one-woman organization whose mission is to give the citizens of Philadelphia access to art in their everyday lives. Strauss calls the Project an “epic narrative” of her own neighborhood. “When I started shooting, it was as if somewhere hidden in my head I had been waiting for this,” she has said.

Between 2000 and 2011, Strauss’s photographic work culminated in a yearly “Under I-95” show which took place beneath the Interstate in South Philadelphia. She displayed her photographs on concrete pillars under the highway and sold them for $5 each.

She frequently photographs near her grandparents’ former home at 16th and Susquehanna. Her photographs include shuttered buildings, empty parking lots and vacant meeting halls in South Philadelphia. Strauss says her work is “a narrative about the beauty and difficulty of everyday life.”

In July 2012 Strauss was elected into the Magnum Photos agency as a nominee.

Source: Wikipedia

Un’altra rappresentante femminile tra gli autori Mu.Sa.: Isabella Sommati

Ciao,

oggi vi presentiamo Isabella Sommati, che ci ha inviato un bel reportage su una squadra di calcio femminile.

Speriamo apprezzerete.

Se volete inviarci anche voi un vostro progetto, seguite le istruzioni alla pagina “portfolio submission”

 

ALVEARE

Attraverso scatti in bianco e nero, ho cercato di raccontare la squadra di calcio  femminile Alveare: muscoli contratti, vene gonfie sotto pelli giovani, segni di sbucciature sulle ginocchia, tatuaggi che si mescolano negli abbracci.
Il risultato è un universo femminile composto da interessi, cultura ed età diverse, che trovano un punto di incontro in uno sport convenzionalmente considerato maschile. Il gioco del calcio, per Alveare, ha il valore di solidarietà, anche solamente nel gioire per un goal fatto o piangerne uno subito, con la semplice volontà di divertirsi, di sentirsi squadra. Si litiga, si ride, si fatica, si ascolta… e finalmente si gioca.

BIO

Livornese di nascita, conseguita la maturità artistica, decido di vivere a Firenze per diplomarmi in Grafica e Comunicazione. La passione per l’immagine e la comunicazione mi indurranno a spostarmi a Milano, città dove attualmente risiedo, svolgendo il lavoro di art director per clienti del mondo della moda e del design. Dopo aver visionato foto per anni, decido di fotografare e fotografarmi, cominciando un percorso di ricerca e di conoscenza del proprio Io. Attraverso la fotografia cerco di raccontare il mio mondo di cui sono consenzientemente prigioniera, trovando così una comunicazione con il reale, che spesso risulta difficile causa la mia introversione.
L’elemento “acqua” è spesso presente nei miei scatti, sotto forma di pioggia, lacrime o semplici piscine comunali: l’acqua pulisce, lenisce oppure ingoia diventando l’unica via di fuga.
Mi ritrovo molto in questa frase di Michael Ackerman: “Cerco di sfuggire alle trappole della realtà, conservando però un legame con il reale. Perché le immagini non sono invenzioni ma punti di incontro.”

www.isabellasommati.com

Mostre per luglio

Ciao,

nuove bellissime mostre vi aspettano anche per il mese di luglio.

Fateci un giro!

E qua trovate tutte le mostre in corso sempre aggiornate!

Anna

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