Mostre da non perdere ad agosto!

Ciao, anche per agosto vi segnaliamo mostre interessantissime. Se siete in vacanza in quelle zone, prendete nota, altrimenti potete cogliere l’occasione delle mostre per farvi qualche gita.

A presto

Anna

Le mostre di Cortona On the Move

Il festival internazionale Cortona On The Move è il primo festival italiano a ripartire dopo l’emergenza sanitaria e alla sua decima edizione compie una svolta verso il visual narrative. Il programma di eventi e mostre saranno strutturati nel rispetto delle normative previste per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Sarà un’edizione speciale; perché interamente dedicata a The COVID-19 Visual Project. A Time of Distance.

Avrai la possibilità di vedere una selezione esclusiva dei lavori raccolti nel progetto. Nel quale, artisti visivi internazionali, hanno raccontato alcune storie legate a questo periodo che cambierà per sempre il nostro pianeta.

Le 21 mostre saranno esposte a Cortona in Palazzo Capannelli, in esterna nel centro storico del borgo toscano e presso la Fortezza del Girifalco.

Tra tutti i fotografi che esporranno, vi segnaliamo in particolar modo Alex Majoli, Andrea Frazzetta, Paolo Woods e Gabriele Galimberti, Davide Bertuccio e Serena Vittorini. Ma direi che ve le dovreste vedere tutte.

Dal 11 Luglio 2020 al 27 Settembre 2020 – CORTONA – Sedi varie

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FRIULI VENEZIA GIULIA FOTOGRAFIA #CHANGE.

Il Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia inaugura la storica rassegna in auge dal 1987 e rilancia la cultura attraverso grandi autori.
La manifestazione si occuperà delle radicali trasformazioni del pianeta, dei cambiamenti climatici e dell’uomo.
Il CRAF utilizza quest’anno l’arte della fotografia per innescare una virtuosa riflessione e sceglie il claim, #CHANGE, iconico e trasversale, affinché sia d’ispirazione per un vero cambiamento sociale, urgente e fondamentale alla sopravvivenza della Terra e delle specie viventi che la popolano.
La rassegna è realizzata grazie alla collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia con il sostegno della Fondazione Friuli e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine.

Le tre mostre in programma:

ALESSANDRO GRASSANI
Environmental migrants – The last illusion

4 luglio – 6 settembre 2020
Chiesa di San Lorenzo, San Vito al Tagliamento

FRANCESCO COMELLO
L’Isola della salvezza

9 ottobre – 15 novembre 2020
Palazzo Ricchieri, Pordenone

YANN ARTHUS-BERTRAND
Home

20 febbraio – 25 aprile 2021
Palazzo Tadea, Spilimbergo

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PETERSON – LAVINE. COME AS YOU ARE: KURT COBAIN AND THE GRUNGE REVOLUTION

Inaugurata lo scorso marzo e chiusa dopo pochi giorni per l’emergenza coronavirus, riapre giovedì 2 luglio la mostra fotografica “Peterson – Lavine. Come as you are: Kurt Cobain and the Grunge Revolution”, a Palazzo Medici Riccardi, Firenze.

A cura di ONO arte contemporanea, l’esposizione è organizzata e promossa da OEO Firenze Art e Le Nozze di Figaro, in collaborazione con MUS.E e con il patrocinio di Città Metropolitana di Firenze e Comune di Firenze.

“Peterson – Lavine. Come as you are: Kurt Cobain and the Grunge Revolution” è un viaggio nella storia della scena musicale grunge e in quella del suo eroe, Kurt Cobain, simbolo della controcultura americana della fine del XX secolo.

La mostra presenta oltre 80 foto, tra cui alcune inedite, di Charles Peterson e Michael Lavine, proposte in un accostamento inusuale che immerge il pubblico nella fascinazione di quegli anni straordinari, in cui i fan erano parte integrante di una rivoluzione musicale, e ci restituisce un ritratto ora intimo ora iconico del leader di un gruppo che ha segnato la storia del rock contemporaneo.

“Per raccontare l’avventura di Kurt Cobain, dei Nirvana e il grunge abbiamo scelto le fotografie di Michael Lavine e di Charles Peterson – spiega Vittoria Mainoldi, curatrice della mostra per ONO arte contemporanea –  non solo perché sono alcune delle più iconiche ma anche perché, meglio di chiunque altro, i loro lavori restituiscono quello che era il clima culturale nella mitica Seattle anni ’90. Il percorso espositivo, che compenetra perfettamente i bianconeri di Peterson con i colori pop di Lavine, segue quella che è la cronologia della band, partendo dai primi anni, quando al posto del batterista Dave Grohl c’era Chad Channing, fino a quelli del successo internazionale per concludersi con una sezione dedicata ad altri gruppi che hanno popolato la scena musicale grunge”

“In mezzo a tutto il caos di un concerto dal vivo, volevo trovare come un senso di grazia, volevo che le persone sperimentassero come fosse l’essere lì: il sudore, il rumore, l’essere schiacciati gli unici contro gli altri”.
(Charles Peterson)

Peterson, utilizzando uno stile personale, crea un proprio marchio di fabbrica inconfondibile: i suoi flash, molto potenti per poter squarciare il buio dei club, sono in grado di isolare i soggetti in modo classico e iconico al tempo stesso; il suo è un Cobain ritratto in immagini intime e rivelatrici come quella scattata sul palco dello storico Reading Festival in UK nell’agosto del ’92 quando il cantante, di cui già si vociferavano le precarie condizioni psicofisiche, si presentò sul palco in sedia a rotelle, esibendosi in uno degli show più memorabili nella storia del gruppo.
Oppure quella, in mostra come la precedente, del ’92 che lo vede assieme alla figlia, davanti agli elementi di un collage che rappresenta modellini di feti umani su una distesa di gigli e orchidee, idea che gli ispirò poi la realizzazione del retro della copertina dell’album In Utero. Charles Peterson fu chiamato da Kurt proprio per immortalare l’opera d’arte del collage, abbozzato sul pavimento di casa a Seattle, ma il fotografo non si lasciò sfuggire l’occasione di fotografare Kurt e Francis Bean, proprio davanti a tutti quegli elementi sparsi sul pavimento.
 
“Ripensandoci adesso è eccezionale come io abbia cominciato come un ragazzino con una macchina fotografica nel mezzo del nulla e abbia finito con il grande privilegio di testimoniare e documentare un pezzo così importante e forte della storia del rock”.

(Michael Lavine)

Lavine immortala il gruppo in studio dai mesi della loro prima formazione, fino agli anni del successo mondiale, quando accanto al leader della band c’era la moglie Courtney Love.  Contraddistinto da una cifra stilistica del tutto inconsueta, pop e patinata, Lavine viene molto apprezzato fin dai suoi primi lavori fotografici e subito gli vengono commissionati servizi per le cover di celebri album musicali. Californiano di nascita, giunto a Seattle nei primi Anni ’90, Lavine stringe amicizia con molti dei membri delle band della scena grunge, e su tutti con Kurt Cobain, cosa che gli permette di cogliere immagini dei Nirvana nei diversi momenti della loro breve ma intensa storia musicale, proprio fino a pochi giorni prima dalla scomparsa di Cobain stesso.

Iconiche le foto in mostra delle sessioni fotografiche per la promozione degli album “Nevermind” e “In Utero”.  Questi scatti, diventati simbolo di un’era, sono una vera e propria registrazione visiva del gruppo, che il fotografo accompagna in studio in tutti i diversi momenti della propria parabola, fino a pochi giorni dalla scomparsa del suo leader. Lavine è capace di cogliere immagini di un mondo che di lì a poco sarebbe scomparso, soprattutto dopo la drammatica morte di Kurt Cobain e la fine dei Nirvana.

Nel novembre del 1993 i Nirvana registrano un concerto acustico, il celebre MTV Unplugged, ma a fine anno le condizioni di Cobain peggiorano drasticamente. Nonostante questo, la band parte all’inizio del 1994 per un nuovo tour europeo, che viene però bruscamente interrotto il 4 marzo, a Roma, quando Courtney Love trova il marito privo di sensi nella stanza d’albergo. La band fa immediato ritorno negli Stati Uniti, dove Cobain comincia una riabilitazione in clinica che dura solo una settimana. Dopo un’altra settimana di latitanza, l’8 aprile 1994, Cobain viene trovato morto nella sua casa di Seattle: un colpo di fucile alla testa e una lettera di addio.

La mostra, che grazie alla selezione musicale di sottofondo permette ai visitatori di ascoltare i brani più significativi del movimento grunge, si conclude con una sezione interamente dedicata agli altri esponenti della scena di Seattle tra cui Pearl Jam, Soundgarden, Mudhoney, immortalando così non solo l’epopea di un gruppo ma le atmosfere di un periodo fortemente significativo della recente storia americana.

Dal 02 Luglio 2020 al 18 Ottobre 2020 – FIRENZE – Palazzo Medici Riccardi

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NINO MIGLIORI. STRAGEDIA

Nel 2020 ricorre il 40° anniversario della Strage di Ustica che, tra le numerose iniziative, verrà ricordato tramite la mostra Nino Migliori. Stragedia, promossa dal Dipartimento Cultura e Promozione della Città del Comune di Bologna e dall’Associazione Parenti della Strage di Ustica.

L’esposizione, a cura del responsabile Area Arte Moderna e Contemporanea dell’Istituzione, Lorenzo Balbi, si terrà negli spazi dell’Ex Chiesa di San Mattia, con inaugurazione sabato 27 giugno, data in cui avvenne la tragedia nel 1980, per proseguire fino al 27 settembre.

Il progetto, che si svilupperà in una video-installazione immersiva, nasce da una rielaborazione di immagini scattate dal grande fotografo nel 2007 durante l’allestimento dei resti del velivolo negli spazi del Museo per la Memoria di Ustica. Gli 81 scatti, corrispondenti al numero di vittime della strage, sono eseguiti a “lume di candela” tecnica utilizzata dal fotografo nel 2006 per la serie Lumen. Nino Migliori, oltre alle ricerche di stampo realista sull’Italia del dopoguerra, è noto per le sperimentazioni sul materiale fotografico eseguite mediante tecniche di sua invenzione come le ossidazioni e i pirogrammi. 

Dal 27 Giugno 2020 al 27 Settembre 2020 – BOLOGNA – Ex Chiesa di San Mattia

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MARIO CRESCI. COMBINAZIONI PROVVISORIE

In occasione dei cinque anni dall’apertura della galleria, Matèria è lieta di presentare per la prima volta nei suoi spazi la personale di Mario Cresci (Chiavari, 1942). La mostra dal titolo Combinazioni provvisorie è accompagnata dal testo critico di Mauro Zanchiepresenta due lavori dell’autore: Analogie e memoria (1980) e l’installazione Cronistorie (1970).
 
In Analogie e memoria, lavoro nato a Matera tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, Mario Cresci ingloba segni, immagini, scritte, disegni, appunti, frammenti di icone tenute negli archivi e nelle cassettiere insieme a progetti, collage, manifesti, estratti di testi e immagini stampate, fotografie di altri autori. Un diario di un viaggio iconico, in cui tutti gli elementi sono composti tra loro come un menabò in doppie pagine di un grande libro. Le fotocopie – 56 delle quali ospitate nella prima sala della galleria – qui sono “opere” nel senso di arte come idea, da intendere come proposizioni che assolvono a un assunto conoscitivo. Cresci fa ricorso a mezzi di comunicazione più anonimi: sostituisce l’utilizzo della macchina fotografica con l’atto di porre sul piano di una fotocopiatrice tutto il suo mondo, tra realtà visibile e esplorazioni cognitive, per evitare tutti i possibili risvolti formalistici connessi all’idea di immagine fotografica realizzata secondo i canoni classici.
 
In Cronistorie, Cresci, con un girato in pellicola 16mm di circa quaranta minuti e recentemente rimontato in un cortometraggio di 10’, realizza un racconto, un’indagine – al contempo realistica e visionaria, tra tradizione e avanguardia, tra opera d’arte e proiezione misterica – sulle culture popolari in Basilicata: le immagini si muovono in scenari densamente antropologici, dentro il mistero dei riti contadini, dei sacrifici animali, delle processioni religiose, dentro le zone d’ombra dell’inconscio collettivo rurale. La narrazione attinge a una fonte inesauribile di immagini latenti del mondo e porta alla luce segni, tracciati, impronte, mappe oniriche, che si muovono a livello formale e percettivo: «Cronistorie si colloca nel 1970 dentro a un coacervo di esperienze, di contaminazioni di pensiero e di sguardi, coni ottici spesso lievemente anarchici, sguardi fuori dal seminato, perché volevo capire le ragioni del mio disadattamento verso le norme del sentire e del vedere, che animavano la realtà di quegli anni. L’arte era per me l’unico modo per sopravvivere e restare lontano da tutto ciò che ritenevo e che sentivo disumano, sbagliato e falso. Il filmato è in fondo anche questo: un concentrato di malessere, che trova in un luogo particolare come Tricarico quello che poi riscontrai essere simile a Macondo in Cent’anni di solitudine». (Mario Cresci)

Dal 23 Giugno 2020 al 31 Ottobre 2020 – Roma – Matèria

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JACQUES HENRI LARTIGUE. L’INVENZIONE DELLA FELICITÀ

La Casa dei Tre Oci di Venezia riapre dopo l’emergenza Coronavirus con la più ampia retrospettiva mai organizzata in Italia, dedicata al fotografo francese Jacques Henri Lartigue (1894-1986).
 
L’esposizione, inizialmente prevista dal 4 marzo al 12 giugno 2020, ma aperta solo pochi giorni a causa dei provvedimenti per contenere il contagio da Covid-19, si terrà dall’11 luglio 2020 al 10 gennaio 2021.
 
Per celebrare la riapertura, sabato 11 luglio, la mostra sarà aperta con ingresso gratuito, dalle 14.00 alle 19.00. Nei mesi di luglio e agosto, si potrà visitare la rassegna dal venerdì alla domenica, dalle 11 alle 19, pagando il solo biglietto ridotto speciale (€9,00 anziché 13).
 
L’invenzione della felicità, curata da Marion Perceval e Charles-Antoine Revol, rispettivamente direttrice e project manager della Donation Jacques Henri Lartigue, e da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, è organizzata da Civita Tre Venezie e promossa da Fondazione di Venezia, in stretta collaborazione con la Donation Jacques Henri Lartigue di Parigi, con il patrocinio del Ministero della Cultura francese.
 
“Con la riapertura al pubblico della Casa dei Tre Oci la Fondazione di Venezia conferma il suo impegno al fianco della città, dopo la grave crisi generata da Covid-19, per un rilancio internazionale che non può non passare attraverso la cultura – sottolinea il Presidente della Fondazione di Venezia, Michele Bugliesi –. I Tre Oci sono ormai da anni una straordinaria casa della fotografia in cui sono ospitate mostre di grande respiro come questa dedicata a Jacques Henri Lartigue. Poter rendere nuovamente la Casa dei Tre Oci un bene al servizio della città è il segno tangibile della volontà della Fondazione di essere sotto ogni forma attore proattivo per lo sviluppo di Venezia e del suo territorio”.
 
La rassegna presenta 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici personali di Lartigue, dei quali saranno esposte alcune pagine in fac-simile. A queste si aggiungono alcuni materiali d’archivio, libri quali il Diary of the Century (pubblicato con il titolo “Instants de ma vie” in francese), riviste dell’epoca, un diaporama con le pagine degli album, tre stereoscopie con immagini che rappresentano paesaggi innevati ed eleganti scenari parigini. Questi documenti ripercorrono la sua intera carriera, dagli esordi dei primi anni del ‘900 fino agli anni ‘80 e ricostruiscono la storia di questo fotografo e la sua riscoperta. Il 1963 è in tale contesto un anno cruciale: John Szarkowski, da poco nominato direttore del dipartimento di fotografia del MoMa – il Museum of Modern Art di New York, espone i suoi lavori al Museo newyorkese, permettendogli di raggiungere il successo quando Lartigue è vicino ormai ai settant’anni.
 
Il percorso de L’invenzione della felicità si articola intorno a questi grandi momenti di riscoperta dell’opera di Lartigue, a cominciare dalla rassegna del museo newyorkese, durante la quale sono presentati i suoi primi scatti precedenti la Prima Guerra Mondiale, e che fanno di lui l’enfant prodige della fotografia. Ispirato dai giornali e dalle riviste illustrate di quest’epoca, Lartigue s’interessa alla ricca borghesia parigina che si ritrovava ai Grandi premi automobilistici, alle corse ippiche di Auteuil, oltre che agli uomini e alle donne eleganti che le frequentavano.
 
“La ‘parte di mondo’ di Lartigue – scrive Denis Curti nel suo testo in catalogo – è quella di una Parigi ricca e borghese del nouveau siècle, e anche quando l’Europa verrà attraversata dagli orrori delle due guerre mondiali, Lartigue continuerà a preservare la purezza del suo microcosmo fotografico, continuando a fissare sulla pellicola solo ciò che vuole ricordare, conservare. Fermare il tempo, salvare l’attimo dal suo inevitabile passaggio. La fotografia diventa per Lartigue il mezzo per riesumare la vita, per rivivere i momenti felici, ancora e ancora”.
 
A seguito del successo ottenuto con la mostra al MoMa, verso la fine degli anni ‘60, Lartigue incontra Richard Avedon e Hiro, due tra i più influenti fotografi di moda di allora, che si appassionano immediatamente alla sua arte.
Avedon, in particolare, gli chiese di scavare nel suo archivio per riportare alla luce alcuni scatti al fine di creare un ‘giornale’ fotografico. La selezione di queste immagini, fatta dallo stesso Avedon e da Bea Feitler, photoeditor di Harper’s magazine, portò alla pubblicazione del volume, nel 1970, Diary of a Century che lo consacrò definitivamente tra i grandi della fotografia del Novecento.
 
Tuttavia, Lartigue non è più da tempo il fotografo amatoriale di inizio secolo. Dagli anni ‘40 pubblica le sue fotografie su riviste, combinando i suoi incontri mondani e le inquadrature ricercate.
 
Dopo l’approfondimento del periodo della sua riscoperta, le ultime sezioni si concentrano sugli anni ‘70 e ‘80, segnati dalle collaborazioni con il mondo del cinema, dove lavora come fotografo di scena per numerosi film, e della moda. L’occhio di Lartigue, tuttavia, non riuscì mai ad allontanarsi dalla vita di tutti i giorni, immortalando sempre molti dettagli curiosi e carichi d’ironia.
 
Un interessante focus è inoltre riservato alle memorie che Lartigue scrisse negli anni ‘60 e ‘70, quando inizia a ricomporre i suoi album nei quali aveva raccolto tutti i suoi scatti.
 
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue Marsilio Editori, con una testimonianza di Ferdinando Scianna.
 
In occasione della riapertura, la Casa dei Tre Oci mette a disposizione gratuitamente innovative modalità di fruizione della mostra, perfezionate dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con Civita Tre Venezie nel periodo di lockdown nell’ambito del progetto FDVonair. Si tratta di un sistema di particolari QRcode, ovvero codici scansionabili con la fotocamera del proprio cellulare, associati a podcast che consentiranno ai visitatori di approfondire una significativa selezione di immagini attraverso la voce del direttore artistico Denis Curti e di ascoltare la playlist ispirata ai temi del fotografo della felicità.
 
Dall’11 luglio riapre, inoltre, nelle sale De Maria della Casa dei Tre Oci, la personale di Daniele Duca (Ancona, 1967), dal titolo Da Vicino, che presenta una serie di scatti di oggetti (grucce, penne, trame di tessuti, pasta, peperoni) che, privati del loro contesto, diventano delle nature morte contemporanee.
 
L’accesso alla Casa dei Tre Oci è contingentato, nel rispetto delle attuali norme sulla sicurezza, con alcune prescrizioni, quali l’uso della mascherina, la distanza di sicurezza di almeno 1 metro, l’obbligo di igienizzarsi le mani all’ingresso e all’interno delle sale espositive, grazie ai dispenser igienizzanti posti in più punti della Casa.

Dal 11 Luglio 2020 al 10 Gennaio 2021 – Venezia – Casa dei Tre Oci

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PIERGIORGIO BRANZI. IL GIRO DELL’OCCHIO. FOTOGRAFIE 1950-2010

Potrà sembrare un’affermazione azzardata ma, a mio giudizio,
fotografare è un’operazione compromettente.
Piergiorgio Branzi

Dal 23 giugno al 6 settembre 2020, il Castello Visconteo Sforzesco di Novara ospita una mostra che documenta oltre cinquant’anni di fotografie di Piergiorgio Branzi (Signa, FI, 1928), uno dei più importanti e riconosciuti interpreti di questa particolare forma d’arte.

La rassegna, dal titolo Il giro dell’occhio, curata da Alessandra Mauro, organizzata da Contrasto con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto Galleria in collaborazione con Fondazione Castello visconteo-sforzesco di Novara e con il patrocinio del Comune di Novarapresenta 60 immagini tra le più iconiche realizzate dal fotografo toscano in mezzo secolo di sguardi sul mondo.

“Il giro dell’occhio in cui ci conduce Piergiorgio Branzi con le sue fotografie – afferma Alessandra Mauro – è un turbine d’immagini e memorie, di ricordi, impressioni e scelte meditate. Di osservazioni coerenti in cui lo sguardo è sempre pronto a percorrere il mondo, tracciare e nominare la visione di profili di terre e di pietre. Una serie di vedute e “rivedute” che comunicano la stessa esperienza esistenziale dell’autore, il suo respiro. Quello di un corpo profondamente attento, lieto di continuare a vivere di meraviglia e di osservazione”.

Il percorso espositivo, ordinato per cicli tematici cronologici, delinea una mappa geografica che dalla sua Toscana si sposta verso l’Italia del sud e il Mediterraneo, per poi salire a Parigi e a Mosca, dove Branzi lavorò come inviato della RAI.

Si parte idealmente dai chiaroscuri toscani, come omaggio alla sua regione d’origine, con fotografie scattate negli anni cinquanta che appartengono alla prima parte della sua carriera, tutte rigorosamente in bianco e nero per rispettare il cromatismo di quella terra che, secondo Branzi, si gioca tra il grigio grafite e l’ocra spento delle pietre che caratterizzano i palazzi e le strade di Firenze e tra il verde scuro del cipresso e il verde argento degli ulivi che contraddistinguono la campagna toscana.

Per Branzi, fotografare significava disegnare; e proprio il disegno divenne una pratica che l’artista non abbandonò mai e che risulta particolarmente evidente in questa serie di scatti, come nelle immagini dell’Arena e del Giardino di Boboli sotto la neve, o in quella del muro nero con suo fratello, spesso usato come modello, rattrappito nel fondo di quella che sembra una bottiglia scavata nella parete.

Il viaggio di Piergiorgio Branzi si allarga a tutta l’Italia, in particolare al Meridione, che trovò come un paese arcaico e doloroso e che accomunava con la Spagna e le Grecia, le altre due nazioni che attraversò con la sua macchina fotografica.
Sono immagini che lo stesso Branzi definiva di “realismo-formale” a valenza sociale, che gettavano uno sguardo di attenzione, ma ancor più di compassione, verso una realtà sociale uscita dalla guerra da meno di un decennio.

La mostra prosegue proponendo gli scatti realizzati tra il 1962 e il 1966 a Mosca, l’allora capitale sovietica dove Branzi lavorò come inviato della RAI. Quello che ne risulta è l’incontro con la quotidianità di una società, allora misteriosa e certamente poco conosciuta ma in lento e costante mutamento dove, tra i paesaggi urbani innevati e le celebrazioni del regime comunista, ci si trova di fronte a incontri di straordinaria umanità.

E poi Parigi che Branzi visse da vero flaneur, girovagando senza meta per le sue piazze, i suoi boulevard e i suoi bistrot, lasciandosi stupire dagli sguardi e sorprendere dagli incontri fortuiti.
L’esposizione si chiude con la sezione dedicata a Le Forme, ovvero alla produzione più recente del fotografo toscano, decisamente più sperimentale.

Dal 23 Giugno 2020 al 06 Settembre 2020 – Castello Visconteo Sforzesco – Novara

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MARIO CRESCI. LORO DEL TEMPO

Le immagini in bianco e nero esposte in mostra contribuiscono a riattivare i significati stratificati di alcune delle fotografie conservate in ICCD, una fruttuosa modalità per risvegliare tali depositi a distanza di tempo. E proprio al tempo rimanda il titolo del lavoro, che riprende una frase di André Breton: “Je cherche l’or du temps”. Una dichiarazione di intenti: l’instancabile ricerca di ciò che di prezioso e incorruttibile (come l’oro) persiste nel fluire del tempo. Il lavoro illumina di nuova “brillantezza” immagini che altre mani affidarono al tempo.
Il programma di ‘residenza d’artista’ è uno dei tanti progetti che l’Istituto sta portando avanti nell’ambito delle politiche sul contemporaneo che mirano, da un lato, a interrogare i materiali fotografici storici attraverso sguardi diversi, dall’altro a incrementare le collezioni con nuove produzioni. Il fatto che Cresci abbia da tempo rivolto la sua attenzione anche ai musei, alle istituzioni, alle collezioni, all’arte “fatta da altri” ha costituito un motivo in più per coinvolgerlo.
Nel corso delle sue visite in ICCD Cresci ha potuto così conoscere l’immenso patrimonio conservato, nutrire la sua curiosità per autori lontani nel tempo ma alle prese con lo stesso desiderio di esplorare il mezzo fotografico, ripercorrere generi e stili, approfondire gli aspetti tecnici della fotografia dell’800, toccando con mano albumine, aristotipi, dagherrotipi e carte salate. 
Nel suo lavoro Cresci pone la rappresentazione della figura umana al centro della ricerca. Da un lato i ritratti del fondo di Mario Nunes Vais, fotografati a cavallo tra otto e novecento – palpitanti di vita, sguardi, carne e sangue -, dall’altro le fotografie di sculture per lo più di ambito greco-romano facenti parte dell’archivio del Gabinetto Fotografico Nazionale. 
E così, l’affascinante ritratto dell’attrice Emma Gramatica o la Testa di Apollo Sauroktono, diventano pretesto per una serie di sperimentazioni visive ottenute alterando, isolando e reiterando alcuni particolari delle fotografie, pur nel rispetto – sempre presente in Cresci –  dell’autore che le pensò in origine. 
Alcune scelte formali sottolineano inoltre l’importanza che Cresci assegna alla natura ‘fisica’ dell’oggetto fotografico. L’utilizzo dei numeri di inventario al posto delle didascalie, l’inclusione del bordo nero del negativo nella stampa finale, così come la scelta grafica del catalogo (fogli sciolti racchiusi in una scatola di tipo conservativo) rimandano al concetto di archivio e ci ricordano che anche la collocazione fisica degli oggetti fotografici, nel loro destino errante, merita di essere osservata con intelligenza.
Come spiega Francesca Fabiani, curatrice della mostra e responsabile dei progetti sul contemporaneo dell’ICCD, “L’approccio di Cresci alla fotografia è globale: l’interesse per l’autore, per la storia, per la tecnica, per il soggetto e per l’oggetto fotografico, si sommano a quello per la fotografia intesa come linguaggio di segni, grammatica visiva, esperienza percettiva”.
La mostra è accompagnata da un libro d’artista, in copie numerate e firmate dall’autore, a tiratura limitata, edito da Postcart.

Dal 23 Giugno 2020 al 30 Ottobre 2020 – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) – Roma

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Un nuovo autore Mu.Sa: Nicola Buonomo

Ciao, siamo felici di presentarvi un nuovo autore Mu.Sa. , viene dalla Sicilia e si chiama Nicola Buonomo. Il lavoro che ci ha inviato si chiama Serendipity. Ecco qui le fotografie, speriamo il lavoro vi piaccia!

Ciao! Buona giornata! Musa fotografia

Serendipity

Il progetto presentato, che considero “un archivio in progress”, nasce dall’esplorazione di spazi periferici siciliani, situati sulla soglia tra la campagna e i territori in via di urbanizzazione. Questi luoghi ibridi, ancora in bilico tra il desiderio di ritorno al selvaggio e l’inevitabile spinta al progresso architettonico-tecnologico, rappresentano per me il terreno fertile nel quale operare un tentativo di comprensione. In questi “non-luoghi”, ancora non connotati da un’identità definita, diventa più facile rintracciare gli archetipi promotori dei cambiamenti del paesaggio e, di conseguenza, del destino dell’uomo “civilizzato”. “Serendipity” è lo status critico ed emotivo con cui ho condotto la mia indagine: cercando di tenere distante il pre-giudizio sulle cose ho lasciato che fossero le immagini a presentarsi al mio sguardo, in maniera quasi anonima, mantenendomi da esse ad una distanza critica che mi permettesse di poterle “vedere nuovamente”, contemplandole semplicemente per quel che sono.

Biografia

Sono un fotografo italiano di 34 anni. Vivo in Sicilia. Ho conseguito una laurea in medicina ed una specializzazione in Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza. Parallelamente agli studi medici ho studiato teatro e preso parte a diverse esibizioni di teatro sperimentale dove il primum movens della ricerca è stato tendere verso una verità della forma e dell’emozione rifiutando ogni tipo di clichè formale. Da alcuni anni ho approfondito l’arte fotografica attraverso un percorso da autodidatta e, successivamente, attraverso un percorso individuale con un fotografo professionista che mi ha permesso di affinare la tecnica ma, soprattutto, di comprendere le radici storiche e culturali dell’immagine fotografica. Oggi, la fotografia è per me uno strumento di comprensione delle “cose” del mondo ed un pretesto per restituire un senso all’apparente caos del quotidiano. Mi piacciono le immagini intrise di un certo grado di ambiguità, quelle che lasciano spazio a più possibilità interpretative. Preferisco le immagini che propongono domande, piuttosto che “certe” risposte parziali.  Allontanandomi dal clichè figurativo, la mia ricerca tende alla conquista dello svelamento del “vero” attraverso un ‘immagine che richiede la presenza di uno sguardo lento, lontano dal chiasso dello stereotipo della figura, ma vicino al silenzio delle “cose ​​periferiche”.

Sito: https://nicolabuonomo.com/

Abbiamo perso un poeta

Purtroppo in questi giorni si è spento a 90 anni, Gilbert Garcin, nell’ambiente noto anche come Mister G., dal personaggio che lui stesso ha creato come suo alter ego.

Ho sempre considerato le sue immagini tra le più poetiche e profonde, trattava tematiche esistenziali, con una leggerezza davvero degna di nota e spesso con ironia, senza per questo banalizzarle, ma rendendole surreali. A me ricordano i quadri di Magritte, in bianco e nero.

Ci mancherà.

Anna

Nato a Marsiglia nel 1929, dopo una laurea in economia ha diretto un’azienda specializzata nell’illuminazione per appartamenti. Superata la soglia dei 65, Garcin si è scoperto terrorizzato dal vuoto della pensione: così, per ammazzare il tempo, ha partecipato a un seminario guidato dai fotografi Pascal Dolémieux, Michel Séméniako e Arnaud Claass in occasione del festival Les Rencontres d’Arles. Mai avrebbe immaginato che sarebbe stato l’inizio di una seconda vita, di una carriera che lo avrebbe reso uno dei fotografi più riconosciuti a livello internazionale.

In quell’occasione Garcin, scopre la tecnica del fotomontaggio, che poi diventerà il segno distintivo delle sue immagini.

Inizia così a fotografare se stesso, presto affiancato dalla moglie Monique, dando vita a un alter ego da collocare in un’infinità di situazioni bizzarre e surreali. Il suo Mister G. altro non è che un autoscatto in bianco e nero ritagliato e incollato su supporto rigido, poi ri-fotografo in studio all’interno di scenografie in miniatura da lui stesso create. Un signor nessuno, che esiste soltanto nelle fotografie in miniatura create da Garcin.

Qua trovate alcune delle sue immagini, a mio avviso tra le più rappresentative, sul suo sito ne troverete centinaia, una più stupefacente dell’altra. A me vien voglia di vederle tutte.

Da Garcin dovremmo tutti imparare che non è mai troppo tardi per coltivare i proprio sogni e le proprie ambizioni!

Qua trovate un video/profilo dedicatogli in questi giorni dalla televisione francese France 3, che contiene anche alcuni suoi interventi (Purtroppo è in francese, ma sono certa che qualcuno riuscirà a capire)

Di seguito trovate la sua biografia, presa dal suo sito

Gilbert Garcin was born in 1929 in La Ciotat, near Marseilles. After graduating in Economics, he runs a company specialized in apartment lighting. In the early ninetees, when he retired, he became a passionate hobby photographer, pooling with other enthusiasts in several associations. He won a photography prize which allowed him to attend a workshop driven by photographers Pascal Dolémieux, Michel Séméniako and Arnaud Claass, in the frame of the Rencontres Internationales in Arles. On that occasion, Garcin came into contact with the photomontage.

Then he started exploring the potential of transforming this approach into his form of privileged expression, a distinctive feature of his work. He began to photograph himself in ordinary clothes, as a lone figure, a bit shabby-looking and slightly absent, as if absorbed in thought. Thus was born a character (sometimes called Mister G.) played by Gilbert Garcin, through which he scours with surreal juxtapositions the mysteries of human existence. From 1999, most of Gilbert’s photographies also included his wife Monique, as a willing contributor to allegorize the ups and downs of life together.

Over the last twenty years, Gilbert Garcin has published several books and participated in a large number of exhibitions driven by the desire to share with a wider audience his views on life and the world. His works have been exhibited all over the world and are represented in numerous collections, public and private, among which those of Maison Européenne de la Photographie (Paris), Fonds National pour l’Art Contemporain (Paris), Veendam Artotheque (Netherlands), West Collection (Philadelphia) and Titze Collection (Vienna).

L’emergenza Covid dagli occhi di alcuni fotografi italiani.

Ciao a tutti!

Spero stiate tutti bene, e al sicuro in casa.

In questo periodo, tutti i giornali dedicano ampi spazi all’emergenza Covid 19 che ha travolto il mondo intero. Il nostro paese ahime in questo periodo rappresenta il centro dell’epidemia.

Molti fotografi italiani hanno sentito il dovere di documentare questi giorni terribili. Tra tutti, i lavori che più mi hanno colpiti sono quelli di Fabio Bucciarelli, Andrea Frazzetta e Alex Majoli.

Immagino che molti di voi li abbiano visti. Cosa ne pensate? Avete visto altri lavori interessanti? Me li segnalate nel caso?

Anna

Comincerei con il lavoro che a me è piaciuto di più, quello di Bucciarelli. Trovo che sia un lavoro di grande spessore, che va in profondità e tra l’altro scattato proprio nel cuore dell’epidemia, nei giorni più drammatici., in prima linea come in un conflitto, insomma. Fabio è entrato nelle case delle persone contagiate, ha parlato con i famigliari, e ha seguito le ambulanze negli ospedali.

Ho recentemente ascoltato un’intervista che il fotografo torinese ha rilasciato a Mario Calabresi, raccontando un po’ le modalità e il dietro le quinte di questo gran bel lavoro. Se ve la siete persa, ve la consiglio vivamente, la trovate su Youtube, qua, sul canale di New Old Camera, che ha organizzato l’evento.

Le fotografie di Fabio sono state pubblicate dal New York Times e da L’Espresso, e successivamente riprese da tutte le maggiori testate.

Non so voi, ma io la prima volta che ho visto le immagini, ho pianto. Un pugno nello stomaco. Già soltanto il titolo, mi ha colpito: We Take the Dead From Morning Till Night o nella versione italiana Trasportiamo morti dalla mattina alla sera. E tutti quei necrologi sulle pagine dei giornali. Mi vengono ancora i brividi.

Se volete approfondire la conoscenza di Bucciarelli e vedere altri suoi lavori, tempo fa gli avevamo dedicato un articolo sul blog, oppure questo è il suo sito

Qua sotto trovate l’immagine forse più rappresentativa di questo lavoro. Vi invito a guardarvi il progetto per intero sulla pagina del NYT.


©Fabio Bucciarelli

Veniamo ora al lavoro di Andrea Frazzetta, sempre pubblicato sul New York Times. Il titolo, The Life and Death shift o in italiano Turni di Vita e di Morte, già ci fa intuire che si tratta di ritratti delle persone coinvolte in prima linea nella lotta alla pandemia. Troviamo quindi medici, infermieri, militari, vigili urbani, soccorritori volontari. A tutti si legge in volto o negli occhi la fatica e la devastazione di questi momenti. Purtroppo Frazzetta ha perso anche sua madre a causa del virus e l’ultima immagine che ha di lei è una foto scattata dal cellulare della madre affacciata alla finestra, in isolamento nella sua abitazione.

Anche Frazzetta ha preso le sue immagini in Lombardia, tra Bergamo, Brescia e MIlano, le zona più colpite dall’epidemia.

Questo è il sito di Andrea, per chi volesse approfondirne la conoscenza.

Di seguito l’immagine che ho scelto per rappresentare il lavoro di Andrea, in copertina del NYT Magazine.


©Andrea Frazzetta

E infine, come si dice “last but not least”, abbiamo il lavoro di Alex Majoli.

A differenza dei due lavori che ho presentato in precedenza, questo a mio parere ha un taglio più autoriale, e meno fotogiornalistico. Alex ci mostra la sua visione personale dell’impatto dell’epidemia sulla Sicilia, e la desolazione e l’abbandono, dovuto alla quarantena della popolazione. Le immagini raffigurano luoghi deserti, abbandonati dall’uomo o chiusi a causa del virus, ma anche luoghi dove il virus viene combattuto e

I toni cupi e il bianco e nero profondo, scelti dal fotografo ravennate, e che contraddistinguono i suoi ultimi lavoro, ci fanno immergere e respirare quest’atmosfera di morte e disperazione.

Il lavoro di Alex è stato pubblicato su Vanity Fair , con il titolo The eye of the storm.

Anche ad Alex avevamo dedicato un articolo tempo fa, lo trovate qua. Questo invece è il suo profilo sulla pagina di Magnum Photos, di cui Alex è membro da diversi anni.

Ho scelto questa immagine come la più rappresentativa di questo lavoro.


©Alex Majoli

Tutte le immagini contenute nell’articolo sono protette da copyright e rimangono di proprietà dell’autore.

Tanti film sulla fotografia da vedere.

Buongiorno a tutti, ecco un elenco di film che parlano di fotografia o che hanno a che fare con la fotografia, che potete cercare in questo lungo periodo di “reclusione forzata”.

Un abbraccio a tutti…

Sara

  • SCOOP, Regia: One Hitoshi Anno: 2016 Durata: 120 Stato: Japan. Il film si rifà a un tv movie di Harada Masato del 1985, di cui quasi tutti, a quanto pare, si erano scordati eccetto One. Scoop! è incentrato sulla figura del paparazzo Miyakonojo Shizuka (Fukuyama Masaharu), un tempo promettente fotoreporter che, raggiunta la mezza età, è colato a picco professionalmente e personalmente.
  • 1,000 Times Good Night, Una storia meravigliosa e travolgente, Rebecca (Juliette Binoche, vincitrice del premio Oscar) è una delle fotoreporter di guerra più importanti al mondo che cattura immagini pericolose e agghiaccianti nei paesaggi più terribili, il tutto nel tentativo di far luce sul costo reale della guerra moderna
  • Visages villages è un documentario francese del 2017 diretto da Agnès Varda e JR. Al Festival di Cannes 2017 ha vinto il premio de L’Œil d’or, mentre nell’ambito dei Premi Oscar 2018 ha ricevuto la candidatura nella categoria “miglior documentario”. Con questa candidatura Agnès Varda è diventata la persona più anziana a venire candidata a un Oscar competitivo.
  • BREAKING NEWS Film del 2004 diretto Johnnie To con Kelly Chen, Nick Cheung, Richie Ren, Cheung Siu-Fai e Hui Shiu Hung. Dopo una sparatoria in seguito ad una rapina, i rapinatori umiliano la polizia davanti alle telecamere in diretta televisiva. Per riconquistare i favori del pubblico, l’ispettore Rebecca prepara una campagna mediatica: per dare la caccia ai banditi, ogni poliziotto sarà dotato di una telecamera portatile, e la cabina di montaggio diventerà il centro principale di tutta l’operazione.
  • Kodachrome, un film del 2017 diretto da Mark Raso e basato sull’articolo scritto nel 2010 per il New York Times da Arthur Gregg Sulzberger, in cui viene raccontato il pellegrinaggio di numerosi appassionati della gloriosa pellicola Kodachrome verso l’ultimo stabilimento ancora in grado di svilupparla. Si trova su Netflix
  • I sogni segreti di Walter Mitty. Walter Mitty lavora da sempre per Life come archivista dei negativi e quindi del tesoro fotografico della rivista. La rivista cartacea chiude a favore di quella online e il più grande fotografo del mondo ha inviato alla rivista la foto “perfetta” ma nessuno l’ha vista perchè il negativo non si trova. 
  • SMOKE ” di Wayne Wang (1995) con Harvey Keitel e William Hurt. I due personaggi principali sono lo scrittore Paul Benjamin (William Hurt) in crisi per la perdita della moglie uccisa durante una rapina e il proprietario della tabaccheria Auggie Wren (Harvey Keitel), appassionato di fotografia che ogni mattina alle 8, da più di dieci anni, immortala lo stesso angolo di strada.
  • LA FIDELITE’ (Francia, 2002)
    di Andrzej Zulawski
    con Sophie Marceau
    La storia di una fotografa combattuta tra l’attrazione per un affascinante editore con cui si sposa e la passione per un fotografo con cui condivide l’amore per le immagini
  • LA DOLCE VITA (Italia/Francia, 1960)
    di Federico Fellini
    con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimee
    Il film che ha fatto di Paparazzo il sinonimo di fotografo scandalistico
  • IL SALE DELLA TERRA  (The Salt of the Earth 2014) è un film documentario del 2014 scritto (insieme a David Rosier e Camille Delafon) e diretto da Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders. Il film ritrae le opere del fotografo brasiliano Sebastião Salgado.
  • IL CAMERAMAN (“The Cameraman”, 1928)
    di Edward Sedgwick
    con Buster Keaton
  • Ancora un giorno (Another Day of Life) è un film d’animazione del 2018 diretto da Raúl de la Fuente e Damian Nenow vincitore dell’European Film Awards per il miglior film d’animazione 2018. Tratto dal romanzo omonimo del 1976 del giornalista polacco Ryszard Kapuściński, il film narra le vicende di un reporter, Ricardo, impegnato a testimoniare gli eventi della guerra civile angolana.
  • I PONTI DI MADISON COUNTY (“The Bridges of Madison County”, Usa, 1995)
    di C. Eastwood
    con C. Eastwood, M. Streap
    La storia d’amore impossibile tra un fotografo del National Geographic e una tranquilla signora di campagna, sposata e madre di due figli
  • HIGH ART (Usa, 1998)
    di Lisa Cholodenko
    con Radha Mitchell, Gabriel Mann
    La relazione tra una fotografa e l’editrice di una rivista d’arte
  • FEMME FATALE (Usa/Francia, 2002)
    di Brian De Palma
    con Rebecca Romijn-Stamos, Antonio Banderas
    Una bella e affascinante ladra cambia identità dopo un furto di gioielli ma viene tradita dalle fotografie di un paparazzo
  • CLOSER
    Film del 2004 diretto da Mike Nichols con Jude Law, Julia Roberts, Clive Owen, Natalie Portman e  Nick Hobbs.
    Tratto da una commedia teatrale di Patrick Marber, è la storia, ambientata a Londra, di quattro persone, due uomini e due donne, le cui vite si scontrano generando, volontariamente o casualmente, una sequenza a catena di relazioni, flirt, bugie, tradimenti, gelosie, sesso. Riassumendo: Dan, scrittore frustrato, s’innamora della spogliarellista americana Alice, ma poi la tradisce con la fotografa Anna la quale, a sua volta, inganna il marito dermatologo Larry che si consola con Alice. Romanticismo, materialismo ed egoismo sono sinonimi di piacere e dolore. Belli i ritratti fotografici esposti nella mostra.
  • CITY OF GOD (“Cidade de Deus”, Brasile, 2002)
    di Kátia Lund, Fernando Meirelles
    con Alexandre Rodrigues, Leandro Firmino
    Due ragazzi crescono nella periferia violenta di Rio de Janeiro e prendono due strade diverse: uno diventa fotografo, l’altro spacciatore…
  • Alla ricerca di Vivian Maier (Finding Vivian Maier) è un film del 2013 diretto da John Maloof e Charlie Siskel. È un documentario sulla fotografa Vivian Maier. Le opere della Maier erano quasi completamente sconosciute durante la sua vita, e il film documenta come Maloof scoprì i suoi lavori e la sua vita come bambinaia a Chicago attraverso interviste a persone che la conobbero. Il film è stato presentato in anteprima il 9 settembre 2013 al Toronto International Film Festival. In seguito è stato proiettato a numerosi festival, ed è stato distribuito negli Stati Uniti il 28 marzo 2014 dalla Sundance Selects. I Il film ha vinto diversi premi, e ha ricevuto una nomination per l’Oscar al miglior documentario ai premi Oscar 2015.
  • L’istante perfetto. Cine-ritratto dell’artista newyorkese Gregory Crewdson, un fotografo alla costante di ricerca di una sola, perfetta immagine. Per realizzarla costruisce interi set cinematografici maniacalmente dettagliati e con il suo obiettivo cattura ambienti della provincia americana, apparentemente semplici, ma in cui i dettali si moltiplicano, gli spazi si dilatano e la realtà si fissa nelle immagini ad altissima definizione. distribuito in Italia da I Wonder in collaborazione con Biografilm Festival e il Gruppo Unipol.
  • CENERENTOLA A PARIGI (“Funny Face”, Usa, 1957)
    di Stanley Donen
    con Fred Astaire, Audrey Hepburn
    Fred Astaire (fotografo di moda) e Audrey Hepburn (commessa di libreria trasformata in modella di grido) danzano sulle musiche di George Gershwin. Musical ispirato al personaggio del fotografo Richard Avedon, che in più partecipa al film come consulente degli effetti fotografici
  • BREAKING NEWS
    Film del 2004 diretto Johnnie To con Kelly Chen, Nick Cheung, Richie Ren, Cheung Siu-Fai e Hui Shiu Hung
    Dopo una sparatoria in seguito ad una rapina, i rapinatori umiliano la polizia davanti alle telecamere in diretta televisiva.
    Per riconquistare i favori del pubblico, l’ispettore Rebecca prepara una campagna mediatica: per dare la caccia ai banditi, ogni poliziotto sarà dotato di una telecamera portatile, e la cabina di montaggio diventerà il centro principale di tutta l’operazione.
    Un lungo piano sequenza a scatti apre questo film sul potere dei media e della comunicazione in tempo reale. Ricco di spunti e di interessanti quesiti sul ruolo dei media nella definizione dell’idea che la gente ha della società in cui vive.
  • HARRISON’S FLOWERS 2002 Quando un fotoreporter di Newsweek scompare nella Jugoslavia devastata dalla guerra, sua moglie si reca in Europa per trovarlo.
  • Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus è un film del 2006 diretto da Steven Shainberg, con Nicole Kidman. Ispirato al romanzo di Patricia Bosworth Diane Arbus: Una biografia, il film è un ritratto immaginario di Diane Arbus, un’artista del XX secolo, che sfidò le convenzioni sovvertendo il concetto di bello e brutto e innovando la fotografia
  • BORN INTO BROTHELS
    Documentario del 2004 di Zana Briski e Ross Kauffman
    Racconta la vita di un gruppo di bambini nati nel quartiere a luci rosse di Calcutta, figli di donne obbligate a prostituirsi per sopravvivere . La fotografia come mezzo d’espressione ed emancipazione, è questo quello che la fotografa Zana Briski e il documentarista Ross Kauffman, realizzano attraverso il loro film. La realtà senza speranza trasformata attraverso gli scatti fotografici in un desiderio di rinascita, un disagio filtrato. Le fotografie – frutto del talento degli otto ragazzi – sono la dimostrazione di come la fantasia e la curiosità siano fondamentali per uscire da una condizione di estremo disagio, mentre il lottare quotidiano diventa l’elemento fondamentale per raggiungere la salvezza. Oscar per il miglior Documentario nel 2005.
  • DARKNESS AND LIGHT Questo film documentario di 90 minuti incredibilmente approfondito e appagante su Avedon ti offre una visione molto dettagliata del suo lavoro iconico, toccando la maggior parte dei momenti della sua intera carriera.
  • BLOW-UP (Italia/Gran Bretagna, 1966)
    di Michelangelo Antonioni
    con David Hemmings, Vanessa Redgrave
    Un fotografo di moda ingrandisce la foto di due amanti scattata di nascosto in un parco e scopre particolari che indicano un delitto
  • BLOOD DIAMOND Film del 2006 diretto da Edward Zwick con Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly, Djimon Hounsou, Michael Sheen e Arnold Vosloo
    Il film è incentrato su un mercenario che contrabbanda diamanti e un pescatore nativo alla ricerca del figlio, catturato dai guerriglieri del FUR (Fronte Unito Rivoluzionario) che ne fanno un bambino-soldato. Tra i due s’intromette una giornalista USA, amante del rischio. Ciascuno dei tre agisce usando uno degli altri due per il proprio interesse anche se poi nascono l’amicizia e l’amore. Il nocciolo della pellicola è la cinica e interessata indifferenza delle grandi potenze occidentali e del World Diamond Council che spese 12 miliardi di dollari in una campagna pubblicitaria per circoscrivere nel tempo e nello spazio gli affari dei “diamanti insanguinati”
  • Vicky Cristina Barcelona è un film del 2008 diretto da Woody Allen.Due giovani turiste statunitensi, Vicky e Cristina, si trovano a Barcellona per l’estate. Una sera, ad una mostra d’arte, intravedono il pittore spagnolo Juan Antonio, che incontrano anche la sera stessa in un ristorante. Qui l’uomo si fa avanti e propone alle due ragazze di trascorrere con lui un fine settimana a Oviedo, bevendo, mangiando e facendo l’amore.
  • BABA YAGA (Italia/Francia, 1973)
    di Corrado Farina
    Horror erotico con Valentina, la fotografa del fumetto di Crepax, alle prese con la misteriosa Baba Yaga
  • ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE (“Alice in Wonderland”, Usa, 1951)
    di Clyde Geronimi, Wilfred Jackson
    Animazione della Disney dal romanzo del fotografo Lewis Carroll
  • ALICE IN WORDERLAND (GB, 1966)
    di Jonathan Miller
    con Anne-Marie Mallik, Freda Dowie, Leo McKern, Peter Sellers
    Versione in bianco e nero per la Tv inglese del classico del fotografo Lewis Carroll
  • 20 SIGARETTE
    Film del 2010 diretto da Aureliano Amadei con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli, Orsetta De Ross e Alberto Basaluzzo.
    Film tratto dal romanzo Venti sigarette a Nassirya scritto dallo stesso Amadei con Francesco Trento. Racconta la vicenda autobiografica dello scrittore-regista, coinvolto nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nasiriyya. Aureliano è un giovane ragazzo che sogna il cinema. In attesa della vera occasione, si diletta facendo il filmmaker finché il regista Stefano Rolla lo coivolge nella realizzazione di un film ambientato in Iraq. All’indomani del suo arrivo in Iraq, dopo aver fumato appena un pacchetto di sigarette, si trova vittima dell’attentato terroristico  a Nasiriya.
  • LA FINESTRA SUL CORTILE (“Rear Window”, Usa, 1954)
    di Alfred Hitchcock
    con James Stewart, Grace Kelly, Thelma Ritter, Raymond Burr
    Un fotoreporter costretto all’immobilità per una frattura alla gamba, passa il tempo spiando i vicini con un teleobiettivo
  • LA MACCHINA AMMAZZACATTIVI (Italia, 1948)
    di Roberto Rossellini
    Un fotografo di paese sogna il santo patrono che gli rivela il modo per uccidere le persone con gli scatti della sua macchina fotografica, ed inizia ad uccidere gli ingiusti. Soggetto di Eduardo de Filippo
  • LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE (“Alice’s Adventures in Wonderland”, GB, 1972)
    di William Sterling
    con Fiona Fullerton, Michael Jayston, Peter Sellers, Dudley Moore
    Musical basato sul romanzo del fotografo Lewis Carroll
  • L’OCCHIO CHE UCCIDE (“Peeping Tom”, Gran Bretagna, 1960)
    di Michael Powell
    Un giovane cineoperatore, torturato da piccolo dal padre che sperimentava su di lui le reazioni alla paura, uccide le modelle che riprende fissandone il momento della morte
  • Carol è un film del 2015 diretto da Todd Haynes. La sceneggiatura, scritta da Phyllis Nagy, è basata sul romanzo d’amore del 1952 The Price of Salt (conosciuto anche come Carol) di Patricia Highsmith. Il film è interpretato da Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson e Kyle Chandler. Ambientato nella New York del 1952, segue la storia di una giovane aspirante fotografa, Therese Belivet, e il suo rapporto con un’incantevole donna, Carol Aird, alle prese con un difficile divorzio. Carol ha gareggiato in concorso per la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2015, dove Mara ha vinto il premio come miglior attrice. Il film è stato universalmente acclamato dalla critica e ha vinto numerosi riconoscimenti, tra cui premi della National Society of Film Critics. Secondo i calcoli di Metacritic, Carol è il film più acclamato dalla critica specializzata mondiale di tutto il 2015.[1]
  • L’UOMO CON LA MACCHINA DA PRESA (Urss, 1929)
    di Dziga Vertov
  • NOVEMBER (Usa, 2005)
    di Greg Harrison
    con Courteney Cox, James LeGros
    Il ragazzo di una fotografa viene ucciso in una rapina…
  • OCCHI DI LAURA MARS (“Eyes of Laura Mars”, Usa, 1978)
    di Irvin Kershner
    con Faye Dunaway, Tommy Lee Jones
    Una fotografa di moda con qualità extrasensoriali “vede” una serie di omicidi nei quali muoiono suoi conoscenti
  • OCCHIO INDISCRETO (“The Public Eye”, Usa, 1992)
    di Howard Franklin
    con Joe Pesci, Barbara Hershey
    Fotoreporter di cronaca nera (ispirato alla figura del celebre fotografo americano Weegee) per amore di una donna si fa coinvolgere nella guerra tra bande della malavita nella New York del 1941
  • OFFICE KILLER. L’IMPIEGATA MODELLO (“Office Killer”, Usa,1997)
    di Cindy Sherman
    Film diretto dalla fotografa Cindy Sherman
  • ONE HOUR PHOTO (Usa, 2002)
    di Mark Romanek
    con Robin Williams
    Thriller con Robin Williams nei panni di un commesso di un laboratorio fotografico
  • PALERMO SHOOTING
    Film del 2008 diretto da Wim Wenders con Andreas Frege “Campino”, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Olivia Asiedu-Poku e Letizia Battaglia.
    Finn un fotografo il cui lavoro è molto apprezzato in campo internazionale, è un uomo costantemente in azione. Il suo cellulare è sempre in funzione, dorme pochissimo (e quando dorme ha incubi) e suo lettore mp3 è sempre in funzione. Una sera, mentre si trova alla guida della sua auto, vede, come si suol dire, la morte in faccia rischiando un incidente dalle conseguenze letali. Da quel momento la sua vita cambia. Abbandona la Germania e si reca a Palermo con l’alibi di un servizio fotografico con Milla Jovovich ma in realtà vuole azzerare la propria esistenza per ripartire da capo.
  • PECKER (Usa, 1998)
    di John Waters
    con Edward Furlong, Christina Ricci, Cindy Sherman
    Un ragazzo di periferia diventa un famoso artista con le foto fatte alla famiglia…
    Con la parecipazione della fotografa Cindy Sherman nella parte di se stessa
  • PRETTY BABY (1978)
    di Louis Malle
    con Brooke Shields, Keith Carradine, Susan Sarandon
    New Orleans, 1917: una prostituta, la figlia dodicenne e il fotografo Ernest J. Bellocq…
  • PROFESSIONE: REPORTER (Italia/Francia/Spagna, 1975)
    di Michelangelo Antonioni
    con Jack Nicholson, Maria Schneider
    Un reporter televisivo, in Africa per un servizio sui guerriglieri, trova il cadavere di un uomo che gli somiglia e ne assume l’identità
  • SALVADOR (Usa, 1986)
    di Oliver Stone
    con James Woods, James Beluschi
    Fotoreporter americano in Salvador nel 1980 entra in contatto con la guerriglia popolare contro il regime militare appoggiato dagli Stati Uniti
  • SOTTO TIRO  (“Under Fire”, Usa, 1983)
    di Roger Spottiswoode
    con Nick Nolte, Joanna Casidy, Gene Hackman
    Un celebre fotografo americano e una coppia di giornalisti sono in Nicaragua nel 1979 durante la guerra civile
  • SPIDER-MAN (Usa, 2002)
    di Sam Raimi
    con Tobey Maguire, Willem Dafoe
    Peter Parker (alias Spider-Man) lavora come fotografo per il Daily Bugle…
  • STANDARD OPERATING PROCEDURE
    Documentario del 2008 diretto da Errol Morris.
    Un viaggio oltre le sbarre di Abu-Ghraib per far luce su ciò che accadde davvero nella ‘prigione degli orrori’, attraverso un reportage fotografico, numerosi filmati inediti e interviste esclusive ad alcuni militari coinvolti nello scandalo. A distanza di quasi 4 anni dai fatti (e dopo due anni di ricerche e di interviste) il documentarista Errol Morris ci propone l’incontro con i protagonisti di quegli avvenimenti che lascia parlare utilizzando inquadrature simili per ognuno di loro. Tutti i giornali del mondo pubblicarono le foto delle torture e delle umiliazioni subite dai detenuti, foto diventate ormai celeberrime. Morris fa partire il suo discorso da quelle foto, chiedendo ai diretti interessati di narrare cosa successe.
  • THE BANG BANG CLUB
    Film del 2010 diretto da Steven Silver con Taylor Kitsch, Ryan Phillippe, Frank Rautenbach e Neels Van Jaarsveld.
    Sud Africa, anni 90. La storia vera di quattro giovani fotografi di guerra legati dall’amicizia e con lo scopo di raccontare la verità attraverso le immagini. Rischiano la propria vita per raccontare il mondo della violenza durante le prime elezioni libere del post-apartheid in Sud Africa. Un film che esplora le emozioni, i pericoli e i problemi morali legati all’esporre la verità. Basato sul libro di Marinovich e Silva, il Bang Bang Club racconta le loro relazioni con lo stress, le tensioni e dilemmi morali di lavorare in situazioni di estrema violenza, dolore e sofferenza, del loro coraggio per essere stati sempre in azione anche sotto il sibilo delle pallottole, per l’appunto “bang bang”.
  • L’uomo con la macchina da presa (Человек с киноаппаратом, Chelovek s kino-apparatom) è un film del 1929, diretto dal regista sovietico Dziga Vertov. Il film è forse il compimento massimo (e finale) del movimento kinoglaz (“Il cineocchio”), nato negli anni venti per iniziativa di Vertov e propugnatore della superiorità del documentario sul cinema di finzione che, in sostanza, deve essere bandito perché inadatto a formare una società comunista. Vertov raccoglie l’esperienza di anni di documentari propagandistici, le sue radici futuriste, le sue teorie secondo le quali il cinema deve essere uno strumento a servizio del popolo e della sua formazione comunista, e sublima il tutto in un’opera tecnicamente all’avanguardia e che ancora oggi colpisce per originalità e vivacità.
  • TRIAGE
    Film del 2009 diretto da Danis Tanovic con Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee, Kelly Reilly e Jamie Sives.
    Mark e David sono due fotoreporter di guerra impegnati nei luoghi degli scontri fra iracheni e curdi sul finire degli anni Ottanta. Amici di lungo corso, hanno un approccio molto differente alla vita e al modo di concepire un’istantanea: David ricerca la bellezza delle forme anche nelle zone più martoriate, mentre Mark cattura ogni atrocità senza altro filtro che quello dell’obbiettivo della sua fotocamera. Quando il conflitto comincia a intensificarsi e il popolo curdo si prepara all’offensiva, David decide di tornare a Dublino, dove lo aspetta la moglie prossima a partorire, mentre Mark vorrebbe documentare il proseguire dello scontro da vicino.
  • UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE  (“The Year of living Dangerously”, Usa/Australia, 1982)
    di Peter Weir
    con Mel Gibson, Linda Hunt, Sigourney Weawer
    Nel 1965, un giovane giornalista australiano viene inviato in Indonesia nei giorni del colpo di Stato anticomunista e diventa il maggior reporter della vicenda lavorando insieme ad un fotografo nano di origine cinese
  • WAR PHOTOGRAPHER (2001)
    di Christian Frei
    Documentario dedicato al fotografo di guerra James Nachtwey e candidato agli Oscar 2002

Ansel Adams-Master Photographers Series (1980)
Ansel Adams a Documentary Film by Ric Burns (2002)
Henri-Cartier Bresson
The Decisive Moment (1973-2007)
The Impressioned eye (2003)
Just Plain Love (2001)
Vari fotografi
http://www.giart.tv/fotografia-italiana_pag_pg5.aspx
ed una lista di film che ho reperito in rete alcuni eccezionali come quelli di Leni Riefensthal, Capa, Stiegliz , Doisneau, Bresson, Steichen etc
1. Alfred Stieglitz La Fotografia Como Arte.
2. Ansel Adams Photographer – A Documentary Film
3. BBC.The.Genius.of.Photography.3of6.avi 782.133.704 13-10-2008 01:09 Videoclip -a— 672 384 MPEG Layer-3 00:59:01
4. BBC.The.Genius.of.Photography.Part1.avi 524.304.384 13-10-2008 19:59 Videoclip -a— 720 416 MPEG Layer-3 00:58:56
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9. Contacts – Elliot Erwitt.mpeg 133.051.714 29-10-2008 01:53 Filmato -a— MPEG-1 1 7
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12. Contacts Vol. 1 [02 of 12] William Klein.avi 178.016.256 11-12-2008 19:03 Videoclip -a— 656 480 MPEG Layer-3 00:13:51
13. Contacts Vol. 1 [05 of 12] Robert Doisneau.avi 177.940.480 07-12-2008 15:16 Videoclip -a— 656 480 MPEG Layer-3 00:14:32
14. Contacts Vol. 1 [10 of 12] Mario Giacomelli.avi 177.942.528 11-11-2008 22:41 Videoclip -a— 656 480 MPEG Layer-3 00:13:39
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28. Fotografos – Robert Capa.avi 643.756.032 08-02-2010 22:09 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 01:23:46
29. La.sombra.del.iceberg.2007.(H.Domenech.y.Raul.Riebenbauer).(Documental.Robert.Capa).(Spanish) 786.184.192 23-02-2010 16:07 Videoclip -a— 688 416 MPEG Layer-3 01:14:13
30. Leni Riefensthal-Doc La Forza Delle Immagini (Ray Muller 1993 Sub Ita).mpg 1.848.635.396 28-12-2008 19:43 Filmato -a— MPEG-1 352 288
31. Masters Of Photography – Edward Steichen.avi 390.428.672 09-12-2008 21:17 Videoclip -a— 640 480 MPEG Layer-3 00:26:44
32. My Rome 2009 high res.mpg 1.012.756.480 30-06-2009 17:15 Filmato -a— MPEG-2 1.920 1.080
33. On the sentimental side HD.mpg 1.018.918.912 03-07-2009 13:50 Filmato -a— MPEG-2 1.920 1.080
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37. Photographer-Robert Capa-In Love and War (2002)_VHSto576p.avi 764.291.478 23-02-2010 01:40 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 01:24:59
38. Robert doisneau collector photo fr vf.mpg 166.753.661 04-01-2009 17:32 Filmato -a— MPEG-1 352 288
39. Segle XX -027- Robert Capa, l’home que volia creure en la seva llegenda avi 582.359.040 23-02-2010 12:08 Videoclip -a— 640 416 MPEG Layer-3 00:52:31
40. The.Adventure.Of.Photography.1998.avi 734.038.016 12-10-2008 11:33 Videoclip -a— 576 432 MPEG Layer-3 01:08:35
41. Willy Ronis – autorportait d’un photographe (France 5 – sept 2007).avi 732.928.000 01-01-2010 14:16 Videoclip -a— 720 560 MPEG Layer-3 00:54:48
42.Blow.Up.-.Antonioni.(.DVDrip.by.AnimaRock).avi 1.443.221.454 14-09-2009 18:01 Videoclip -a— DVCodec 640 352 MPEG Layer-3 01:46:39
43. ITA John Waters – Pecker (John Waters) Dvdrip Divx.avi 874.463.434 25-08-2009 14:03 Videoclip -a— DVCodec 640 336 MPEG Layer-3 01:26:17
44. Palermo Shooting (Campino, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Olivia Asiedu-Poku, Letizia Battaglia – 2008 di Wim Wenders) .avi 1.467.376.446 25-08-2009 12:01 Videoclip -a— 592 320 01:41:37
45. Henri Cartier Bresson (Click – [2004]) – By Flipper.avi 766.201.856 19-05-2011 12:52 Videoclip -a— DVCodec 640 512 MPEG Layer-3 00:27:14
47. Cuba.avi 582.007.938 12-09-2005 05:13 Videoclip -a— DVCodec 720 528 MPEG Layer-3 00:52:42
48. [ENG] Ansel Adams (An American Experience).mpg 827.348.648 23-11-2007 23:31 Filmato -a— MPEG-1 352 240
49. Andre Kertesz.mpg 346.987.144 23-12-2006 00:53 Filmato -a— MPEG-1 352 288
50. Baraka (Ron Fricke).avi 733.247.488 19-03-2007 09:58 Videoclip -a— DVCodec 576 256 MPEG Layer-3 01:36:37
51. California Impressions (1970) Henri Cartier-Bresson Nitteztalker.avi 734.132.224 03-05-2007 22:53 Videoclip -a— 640 480 00:25:06
52. Contacts – Henri Cartier-Bresson.mpeg 130.609.053 17-04-2007 10:37 Filmato -a— MPEG-1 1 7
53. Documental Fotografia – Helmut Newton.avi 652.752.896 14-11-2007 22:32 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 00:57:17
54. Documentales Henri Cartier Bresson.avi 766.201.856 10-06-2006 19:39 Videoclip -a— DVCodec 640 512 MPEG Layer-3 00:27:14
55. Doisneau.Tout.Simplement.avi 728.352.768 19-10-2006 19:05 Videoclip -a— DVCodec 448 432 MPEG Layer-3 01:07:33
56. Henri Cartier-Bresson, biographie d’un regard.avi 367.499.264 24-06-2007 21:18 Videoclip -a— DVCodec 448 328 MPEG Layer-3 00:52:06
57. Joris Ivens & Robert Capa – The 400 Million (1938) DvdRip DivX5.avi 734.339.072 12-10-2007 13:08 Videoclip -a— DVCodec 304 224 MPEG Layer-3 00:52:42
58. L’Espagne Vivra (1938) Henri Cartier-Bresson Dvdrip Nittztalker.avi 734.023.680 30-03-2007 18:52 Videoclip -a— 640 480 MPEG Layer-3 00:43:53
59. Le Retour (1945) Henri Cartier-Bresson Dvdrip Nitteztalker.avi 734.013.440 19-04-2007 16:32 Videoclip -a— 640 480 MPEG Layer-3 00:32:24
60. Photographer-Henri Cartier-Bresson – Just Plain Love (2001) Vhsto576P.avi 631.283.150 31-07-2008 12:02 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 01:10:12
61. Victoire De La Vie (1937) Henri Cartier Bresson Dvdrip Nitteztalker.avi 734.017.536 24-04-2007 14:17 Videoclip -a— 640 480 MPEG Layer-3 00:46:56
62. Leni Riefenstahl Olimpiada Berlin.avi 733.968.384 13-12-2008 22:19 Videoclip -a— DVCodec 416 320 MPEG Layer-3 01:55:00
63. Leni Riefenstahl – Olympia 2, Fest der Schonheit – (complete second movie of Olympia, 1936, 1H28).avi 729.039.872 13-01-2009 15:04 Videoclip -a— DVCodec 512 384 MPEG Layer-3 01:28:27
64. Ejzenstein – La corazzata Potemkin.avi 710.955.008 01-12-2009 20:57 Videoclip -a— DVCodec 640 480 MPEG Layer-3 01:13:12
65. Erich von Stroheim – Greed – 1924 – Part 2 of restored 4 hour version.MPG 650.004.208 22-02-2005 19:29 Filmato -a—
66. Erich von Stroheim – Greed – 1924 – Part 3 of restored 4 hour version.MPG 650.004.208 21-02-2005 21:53 Filmato -a—
67. Erich Von Stroheim – Greed (1924) – part 1 of 4 – (restored 4-hr ver).mpg 649.999.560 22-02-2005 00:51 Filmato -a— MPEG-1 352 240
68. Erich von Stroheim – Greed (1924) [restored 4hr version_4 of 4].MPG 569.019.780 21-02-2005 18:05 Filmato -a—
69. BBC – Documental Fotografia – Sebastiao Salgado – Trabajadores.avi 505.047.040 17-10-2007 13:49 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 00:50:27
70. L’Africa di Leni Riefenstahl.avi 492.699.648 12-01-2009 16:02 Videoclip -a— DVCodec 352 288 MPEG Layer-3 00:48:39
71. La scampagnata – di Jean Renoir – 1936 -.avi 344.139.776 10-02-2009 23:04 Videoclip -a— DVCodec 576 432 MPEG Layer-3 00:38:40
72. Entr’Acte (Renè Clair,1924).avi 262.012.928 03-09-2007 04:25 Videoclip -a— 448 320 MPEG Layer-3 00:20:19
73. Le Voyage Dans La Lune – Georges Melies (1902) – Eng.avi 202.967.720 04-02-2012 20:34 Videoclip -a— 640 480 MPEG Layer-3 00:12:53
74. Lez 05 – Fotografia, Grandi Esposizioni, Stampa E Cinema Storia Dei Media E Dell’industria Culturale.avi 87.134.208 29-01-2009 11:32 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 00:40:14
75. Robert Doisneau – Una Vida en 200 Imágenes.avi 82.459.136 11-12-2008 20:26 Videoclip -a— DVCodec 720 480 MPEG Layer-3 00:15:54
76. Masters.of.Photography.Diane.Arbus.XviD.MP3.MVGroup.Forum.avi 366.573.568 08-12-2008 18:13 Videoclip -a— 640 480 MPEG Layer-3 00:29:24
77. 5of6-Andre Kertesz-Master Photographers (1983)_VHSto576p.avi 285.430.972 09-12-2008 14:27 Videoclip -a— DVCodec 720 576 MPEG Layer-3 00:31:45
78. La magia de la fotografia [Docu][SATRIP].avi 185.163.776 14-11-2007 21:31 Videoclip -a— 544 416 MPEG Layer-3 00:29:55
79. Contacts.Vol1.03of12.Raymond.Depardon.XviD.MP3.MVGroup.Forum.avi 177.891.328 21-12-2009 23:11 Videoclip -a— 656 480 MPEG Layer-3 00:12:15

Il dolore non è un privilegio, Ilaria Sagaria

Ed eccoci a presentarvi un’altra delle finaliste del premio Musa.

Oggi è il turno di Ilaria Sagaria, con un bel lavoro sulle donne vittime di aggressioni con l’acido, dal titolo Il dolore non è un privilegio.

Il dolore non è un privilegio
Ilaria Sagaria


Il mio lavoro racconta del dramma psicologico che devono affrontare le donne vittime di violenza con acido. Questo tipo di aggressione viene chiamata “vitriolage” perché nella stragrande maggioranza dei casi l’acido utilizzato è il vetriolo. La violenza tramite acido è un fenomeno globale che non è legato alla razza, alla religione e tantomeno alla posizione sociale e geografica. Nonostante siano stati registrati casi di aggressione anche ai danni di uomini, quella tramite acido rimane una forma di violenza con un impatto maggiore sulle donne, che sottintende una forte discriminazione sessuale all’interno della società, seppure con dinamiche e modalità diverse in base ai luoghi dove questa violenza si genera. Queste donne subiscono una tortura che è terribile anche soltanto immaginare: vengono colpite con getti d’acido corrosivo sulla pelle del viso, vengono accecate, rese sorde, annientate. Colpevoli sono i mariti, gli ex, i padri, i fratelli, talvolta persino altre donne, corrotte e/o assimilate alla crudeltà dei loro maschi. Questo accade alle ragazze e alle donne che decidono di interrompere una relazione, che osano rifiutare di fidanzarsi o sposarsi, magari perché la loro dote non è considerata sufficiente dalla famiglia del marito, o anche soltanto per invidia o cattiveria. Il volto sfregiato è solo una parte visibile del calvario che queste donne devono affrontare: oltre alla brutalità dell’evidenza causata da un gesto inumano, al dolore insopportabile, alle operazioni chirurgiche, ai segni e alle cicatrici, c’è il trauma psicologico da affrontare, l’incapacità di riconoscersi, la depressione e l’isolamento. Attraverso le mie fotografie mi sono soffermata sulla dimensione psicologica, sul concetto di vuoto, di memoria e identità. Molte donne nella fase iniziale della convalescenza non possono esporsi in alcun modo alla luce del sole, poiché i raggi ultravioletti causerebbero ulteriori danni alla pelle già devastata. Sono costrette così a passare lunghissimi periodi chiuse dentro casa e anche quando potrebbero uscire all’aperto, molte di loro non hanno il coraggio di mostrarsi in pubblico, poiché non si sentono pronte ad affrontare lo sguardo della gente. Dentro casa tolgono gli specchi e le loro fotografie, eliminano qualsiasi cosa che possa mostrare quello che erano prima e quello che sono ora. Diventano prigioniere di una casa privata di memoria e identità, dove lo spazio e il tempo sembrano congelarsi, perché loro stesse sono state private del loro passato, presente e futuro. Mi sono chiesta cosa volesse dire passare intere giornate chiusa dentro casa, aggirarsi tra le stanze come un fantasma mentre sei costretta a fare i conti con il tuo nuovo aspetto e ad accettare il fatto che sarà quello il tuo nuovo volto per tutto il resto della tua vita. Quando un volto viene deturpato è la stessa memoria del proprio corpo a perdersi, è la stessa vita ad essere cancellata. La nostra faccia è la nostra identità, racconta quello che siamo, la nostra storia e la nostra esistenza. Che cosa diventa una persona quando perde la sua reale identità? Cosa rimane di lei, se rimane solo il vuoto del suo volto negato?

Biografia

Palomonte, Salerno, 1989. Nel 2008 si trasferisce a Napoli dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti, laureandosi prima in Pittura e poi in Fotografia. Nel 2015 vince il concorso fotografico internazionale bandito dall’Ariano International Film Festival, mentre nel 2016 è tra i vincitori del premio Sette Opere di Misericordia bandito dal Pio Monte della Misericordia a Napoli. Alcune sue opere sono esposte nella collezione permanente del Museo MUSINF di Senigallia, nell’area dedicata all’Archivio Italiano dell’Autoritratto Fotografico. Nel 2017 Giorgio Bonomi pubblica alcuni suoi lavori all’interno del suo secondo volume de Il corpo Solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea. Nel 2018 è tra i vincitori della Biennale dei Giovani Fotografi Italiani e tra i finalisti del Premio Portfolio Italia. Sempre nello stanno anno viene scelta da Antonio Biasiucci per entrare a far parte della terza edizione del suo LAB – Per un Laboratorio Irregolare. Attualmente vive e lavora come fotografa tra Napoli e Monaco di Baviera.
La fotografia la rende felice.

Ecco il sito di Ilaria, per chi volesse vedere altri progetti o contattarla: ilariasagaria.com

World Press Photo 2020: chi la spunterà?

Ciao, anche per quest’edizione sono stati annunciati i finalisti del WPP, il più importante premio di fotogiornalismo del mondo. I vincitori saranno poi proclamati in una cerimonia che si terrà il 16 aprile ad Amsterdam.
Se avete voglia di provare ad indovinare chi la spunterà quest’anno, lasciateci un commento.

Anna

Dall’edizione dello scorso anno, i premi più rilevanti sono diventati due: il tradizionale e storicamente più importante World Press Photo of The Year, e il World Press Photo Story of the Year, che premia il fotografo “la cui creatività visiva e abilità hanno prodotto una storia con eccellenti editing e sequenza fotografici, su un grande evento o una questione di rilevanza giornalistica del 2019”, premiando i lavoro che richiedono maggiore tempo e perseveranza.

I sei candidati al World Press Photo of The Year sono: Mulugeta Ayene di Associated Press (AP) con la foto di una donna nel luogo dove è precipitato il Boeing della Ethiopian Airlines, in Etiopia; Farouk Batiche di Deutsche Presse-Agentur con una foto degli scontri in Algeria tra manifestanti e polizia; Yasuyoshi Chiba di Agence France-Presse con un’immagine delle manifestazioni in Sudan; Tomasz Kaczor per Gazeta Wyborcza con la foto di una ragazza da poco risvegliata dallo stato catatonico causato dalla sindrome da rassegnazione; Ivor Prickett del New York Times con la foto di un combattente curdo; e Nikita Teryoshin con la foto di una fiera di armi negli Emirati Arabi Uniti. Vedete le immagini selezionate qua sotto.

I finalisti per il World Press Photo Story of the Year sono invece: Nicolas Asfouri dell’agenzia AFP per il suo lavoro sulle proteste di Hong Kong; di nuovo Mulugeta Ayene di AP per un lavoro sui parenti delle vittime a bordo del Boeing precipitato in Etiopia; e il francese Romain Laurendeau per un reportage sui giovani algerini nel perioso delle rivolte dello scorso anno. Di seguito una selezione di immagini dai tre lavori.

Quest’anno per i due premi principali non sono stati selezionati fotografi italiani, che però sono presenti tra i finalisti in altre categorie: Nicolò Filippo Rosso, Lorenzo Tugnoli, Fabio Bucciarelli, Luca Locatelli, Alessio Mamo e Daniele Volpe. Ecco qua alcune delle loro immagini in gara.