Mostre di fotografia da visitare a Novembre

Ciao!

Date un’occhiata alle mostre segnalate per il mese di novembre, sempre da non perdere!

Anna

Gregory Crewdson. Eveningside

Morningside Home for Women, 2021-2022 © Gregory Crewdson
Morningside Home for Women, 2021-2022 © Gregory Crewdson

Le Gallerie d’Italia di Torino ospitano, a partire dal 12 ottobre 2022 e fino al 22 gennaio 2023, la grande mostra di uno dei più grandi fotografi contemporanei, Gregory Crewdson, che presenta in anteprima internazionale a Torino, e per la prima volta in un museo, il terzo capitolo della sua trilogia commissionata per l’occasione da Intesa Sanpaolo.

La mostra “Gregory Crewdson. Eveningside”, curata da Jean-Charles Vergne, riunisce per la prima volta le tre serie del fotografo concepite tra il 2012 e il 2022. Pensate come una trilogia, offrono una prospettiva inedita su un decennio di creazione, rivelando il versante intimo dell’universo che ha fatto di Crewdson una delle figure fondamentali della fotografia. Messi in scena facendo ricorso ai mezzi propri del cinema, i suoi scatti hanno progressivamente legato insieme i frammenti di un mondo crepuscolare ispirandosi a un certo tipo di immagini cinematografiche radicate nella memoria collettiva e nella cultura letteraria americana.
Eveningside è il terzo ed ultimo nucleo della trilogia di Crewdson iniziata con Cathedral of the Pines (2013-2014) e An Eclipse of Moths (2018-2019). In contrasto con le foreste solitarie e remote di Cathedral of the Pines e dei cupi paesaggi post-industriali di An Eclipse of Moths, con la serie inedita Eveningside il fotografo esplora figure umane isolate entro i confini della loro vita quotidiana, dove l’atmosfera richiama il cinema noir classico e la tradizione del bianco e nero in fotografia, rendendo il lavoro ancora più affascinante.

Per l’occasione sarà esposta in mostra insieme alla trilogia anche una serie di scatti minimalisti realizzati in precedenza, Fireflies, un lavoro essenziale per cogliere il rimestio delle correnti che si agitano in profondità nell’arte di Gregory Crewdson. Concepita nel 1996 e realizzata con due macchine fotografiche su pellicola analogica in bianco e nero, queste immagini di lucciole offrono nella loro semplicità un tessuto connettivo e un contrappunto e testimoniano l’attitudine del fotografo alla contemplazione, una delle articolazioni fondamentali del suo lavoro.

Nella sala multimediale adiacente alla mostra verrà proiettato Making Eveningside, un video dietro le quinte con musiche originali di James Murphy degli LCD Soundsystem, e Stuart Bogie, polistrumentista-compositore americano.

Ad accompagnare la mostra anche un public program che approfondisce, amplifica e sviluppa i temi trattati dall’esposizione temporanea. Gli incontri #INSIDE, il mercoledì, alle ore 18.30, con accesso gratuito al pubblico, vedranno la partecipazione di esperti e professionisti impegnati in una serie di eventi, per condividere riflessioni e spunti in occasione delle giornate di apertura serale del museo.

Dal 12 ottobre 2022 al 22 gennaio 2023 – Gallerie d’Italia – Torino

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PAESAGGIO DOPO PAESAGGIO

Paesaggio dopo paesaggio

Nelle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea il tema del paesaggio ha avuto e mantiene tuttora una presenza estremamente significativa, sia da un punto di vista simbolico – il progetto stesso di Museo prende avvio dall’esperienza di Archivio dello spazio che coinvolse 58 fotografi tra il 1988 e il 1997 – sia soprattutto in ragione del ruolo seminale che la fotografia dei luoghi ha svolto nell’evoluzione della fotografia italiana a partire dagli anni Ottanta.

Un primo importante nucleo di immagini conservate al Museo è rappresentato da opere di coloro che sono oggi considerati i grandi maestri della fotografia italiana ed europea. A questo, negli anni più recenti si è man mano aggregato un ulteriore, variegato, nucleo di opere, di autori appartenenti a nuove generazioni che si sono confrontati con una nozione di paesaggio sempre più estesa.

Questi autori sono stati acquisiti seguendo diverse linee di ricerca: una serie di progetti partecipati e opere di arte pubblica; una serie di committenze riservate alle generazioni più giovani; la produzione o l’acquisizione di importanti lavori realizzati da alcuni importanti autori che non erano presenti nelle collezioni del Museo, artisti appartenenti a una sorta di generazione-cerniera, nati tra metà anni Sessanta e metà anni Settanta, che si sono formati in una linea diretta con la tradizione della fotografia italiana di paesaggio ma che ne hanno poi esteso pratiche e linguaggi in direzioni meno ortodosse, coerenti con l’evoluzione del contesto internazionale.

A questo ultimo gruppo appartengono i lavori dei 6 artisti che compongono la mostra PAESAGGIO DOPO PAESAGGIO: Andrea Botto, Claudio Gobbi, Stefano Graziani, Giovanni Hänninen, Sabrina Ragucci, Filippo Romano. Si tratta di autori che hanno elaborato negli anni una ricerca oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale, sperimentando in modo coerente linguaggi e pratiche che riflettono sul paesaggio da prospettive inedite e spesso sorprendenti.

I progetti, realizzati tra il 2010 e il 2020, sono stati acquisiti nel 2021 grazie al bando Strategia Fotografia promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del MIC e vengono ora per la prima volta esposti al pubblico. La mostra complessivamente presenta oltre 100 opere.

22 ottobre – 29 gennaio 2023 – Museo di Fotografia Contemporanea – Cinisello Balsamo (MI)

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Robert Capa – Nella storia

In occasione dei 110 anni dalla nascita di Robert Capa (22 ottobre 1913) rendiamo omaggio al grande fotografo ungherese con una mostra personale che ripercorre i principali reportage di guerra e di viaggio che Capa realizzò durante vent’anni di carriera, anni che coincisero con i momenti cruciali della storia del Novecento.

Realizzata grazie alla collaborazione con l’agenzia Magnum Photos, la mostra riunisce un eccezionale corpus di fotografie: oltre 80 stampe originali, alcune delle quali mai esposte prima in una mostra italiana, accompagnate da una rara intervista rilasciata dal fotoreporter a una radio americana nel 1947 e da alcuni documenti d’epoca provenienti dalla collezione di Magnum.

Attraverso sette sezioni e con un percorso diacronico vengono raccontati i più importanti reportage in bianco e nero realizzati da Robert Capa, dagli esordi a Berlino e Parigi (1932-1936) alla guerra civile spagnola (1936-1939); dall’invasione giapponese in Cina (1938) alla seconda guerra mondiale (1941-1945); dal reportage di viaggio in Unione Sovietica (1947) a quello sulla nascita di Israele (1948-1950), fino all’ultimo incarico come fotografo di guerra in Indocina (1954).

Nei suoi vent’anni di carriera ha raccontato la storia restando sempre fedele al suo celebre aforisma: “se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”.
L’azione – con tutta la sua dinamicità e forza propulsiva – spicca tra gli scatti come un fil rouge, che si dipana anche nei ritratti presenti in mostra, volutamente pochi e scelti per ricordare al pubblico i volti della Storia – come quello di Trockij ardente oratore – o della sua storia personale, come quello di Picasso, fotografato nel suo studio di Parigi dove era rimasto anche durante l’occupazione, e dell’amico Steinbeck con cui intraprese il viaggio oltre la cortina di ferro, nel ’47.

11 novembre – 19 marzo 2023 -MUDEC – Museo Delle Culture – Milano

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SIENA AWARDS 2022

Kilifi by Ami Vitale
Kilifi by Ami Vitale

Il Siena Awards scalda i motori e si prepara a mettere a fuoco gli obiettivi sul mondo della fotografia e delle arti visive. Dopo due anni di pandemia che hanno limitato il festival, senza fermarlo, l’appuntamento è in programma dal1° ottobre al 20 novembre con otto mostre fotografiche, distribuite in location diverse della città. Gli scatti vincitori del Siena Awards – SIPA, Siena International Photo Awards, Drone Photo Awards e Creative Photo Awards – saranno esposti in tre esposizioni collettive, mentre quattro saranno le mostre personali dedicate al fotoreporter indiano Danish Siddiqui, rimasto ucciso nel 2021 in Afghanistan; Ami Vitale, fotografa del National Geographic; Dan Winters, icona della fotografia internazionale e autore dei ritratti più popolari delle celebrità degli ultimi 15 anni, e Peter Mather, membro della International League of Conservation Photographers. Il Siena Awards sarà completato da una mostra diffusa nel centro storico di Sovicille e da conferenze e incontri con i fotografi internazionali protagonisti delle mostre personali e con photo editor di quotidiani, fra cui The Guardian, Washington Post e The Times.

Le mostre. L’Area Verde Camollia 85 (Via del Romitorio, 4) ospiterà gli ultimi 2 reportage di Danish Siddiqui – classe 1983 e vincitore di un Premio Pulitzer nel 2018 – ucciso il 16 luglio 2021 mentre documentava i combattimenti tra le truppe afghane e i talebani. Grazie al suo collega e amico Adrees Latif, sarà possibile vedere i suoi ultimi due lavori: “Last Stand Against Taliban” e “COVID, India’s Second Wave”.  

“Hope for Extinction” è il titolodell’esposizione di Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa del National Geographic, che sarà allestita nel Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici di Siena (Piazzetta Silvio Gigli, 2). La mostra accenderà i riflettori su un orfanotrofio degli elefanti in Kenya, un progetto che documenta il drammatico salvataggio di due giraffe di Rothschild e il trasporto di quattro rinoceronti bianchi dallo zoo di Dvůr Králové (Repubblica Ceca) alla riserva naturale di Ol Pejeta (Kenya).

L’Accademia dei Rozzi (via di Città, 36) ospiterà, invece, la mostra “Urban Foxes and Ice Grizzlies”,personale di Peter Mather, membro della International League of Conservation Photographers rappresentata dalla National Geographic Image Collection, Ambassador di Panasonic e impegnato da molti anni nella conservazione degli habitat naturali di specie a rischio estinzione in varie parti del mondo. A Siena sarà possibile vedere gli scatti di Peter Mather realizzati per due progetti: “The Last Ice Bears”, dedicata ai grizzly che pescano il salmone nel sud-ovest dello Yukon, a nord del Canada, e “Urban and Wild”, sulle volpi rosse fotografate a Whitehorse, nel Canada settentrionale, dove questa specie ha trovato una comunità ideale tra il nuovo mondo urbano e il suo naturale habitat selvaggio.

Siena Awards varca ancora i confini della città. Sovicille torna protagonista con il Siena Awards dopo le positive esperienze degli ultimi anni. Con un percorso ad anello lungo le vie del centro storico e nella piazza principale sarà possibile ammirare la mostra diffusa “Face to face”, dove decine di volti di persone di ogni età e di ogni parte del mondo si affacceranno dai palazzi del centro storico e da finestre e porte tamponate. Dalla piazza principale di Sovicille sarà possibile accedere al Centro Culturale “La Tinaia” per visitare “Dan Winters: Portraits”, mostra personale del fotografo conosciuto e pluripremiato in tutto il mondo per i suoi ritratti delle celebrità, per le sue fotografie e illustrazioni scientifiche e spaziali e per i suoi lavori di fotogiornalismo.

Il Siena Awards sarà completato dalle 3 mostre dedicate ai suoi premi fotografici. Nell’ex Distilleria Lo Stellino sarà possibile visitare, come ogni anno, “Imagine all the people sharing all the world”, che raccoglie immagini e video in arrivo da tutto il mondo per il SIPA, Siena International Photo Awards, oltre alla mostra “Sipa Story-Telling”, interamente dedicata a storytelling e reportage. Il Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici ospiterà “Above Us Only Sky”, con gli scatti vincitori del Drone Photo Awards, il concorso più importante al mondo sulla fotografia aerea, mentre i Magazzini del Sale all’interno di Palazzo Pubblico accoglieranno le immagini vincitrici del Creative Photo Awards, con la mostra “I Wonder If You Can” dedicata alla fotografia contemporanea.

Il festival Siena Awards è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel in coorganizzazione con il Comune di Siena, con la collaborazione del Comune di Sovicille e il patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Toscana, Università degli Studi di Siena, Camera di Commercio di Siena e Arezzo. Il festival vede fra i main partner Carrefour Market, Banca Mediolanum e Gabetti Lab e fra i partner Canon, Iren SpA, Il Fotoamatore, Sienambiente, Terrecablate e Safety&Privacy. 

Dal 01 Ottobre 2022 al 20 Novembre 2022 – SIENA – Sedi varie

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MARK STEINMETZ – ATL

Si legge spesso, delle fotografie di Mark Steinmetz, che sono senza tempo o sospese nel tempo. Eppure, le immagini dell’autore americano sono evidentemente e profondamente radicate nel mondo contemporaneo: è questo che fotografano, di questo mondo colgono la bellezza.

Forse sembrano sospese perché catturano momenti di attesa, ricchi di possibilità. Non è forse tutta la nostra vita così, un lungo momento di attesa? Aspettiamo l’autobus, la persona giusta, l’offerta di lavoro ideale, l’esito di un esame o anche solo una telefonata, al punto che tutta la nostra esistenza pare essere fatta di attese più o meno lunghe, mentre speriamo che i nostri desideri si realizzino.

All’improvviso, l’aeroporto sembra il luogo perfetto per Steinmetz, che osserva con calma meditativa e trasforma in rito di passaggio i gesti più semplici e banali.

Questo nuovo lavoro raccoglie immagini scattate tra il 2012 e il 2019 presso l’aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson di Atlanta, dove, come dice l’autore, “si trovano persone che provengono da ogni parte del mondo e appartengono a diverse estrazioni sociali. E tutte sono in viaggio”.

Micamera è orgogliosa di accogliere l’artista per l’inaugurazione della prima mostra in galleria di ATL, un’opera commissionata dal Museo di Atlanta e ora esposta sulle pareti della galleria e libreria milanese. Per completare l’esposizione e rendere omaggio al lungo rapporto che ci lega, saranno incluse alcune immagini scattate a Milano nel corso degli anni.

Dal 4 novembre al 3 dicembre – MiCamera – Milano

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ISABELLA ROSSELLINI BY ANDRÉ RAU

Isabella Rossellini by André Rau
© André Rau | Isabella Rossellini by André Rau

Palazzo Merulana, in sinergia con Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, è lieto di ospitare la mostra “Isabella Rossellini by André Rau”, a cura di Vanessa Bikindou, in collaborazione con Fondazione Festa del Cinema.

E’ il 1981 quando Isabella Rossellini e André Rau s’incontrano per la prima volta.
Isabella Rossellini by André Rau è il riassunto degli anni della loro collaborazione, un’unione artistica che ha segnato il cambio di secolo caratterizzandolo nelle sue forme più estetiche.
Il loro rapporto è diventato simbolo di diverse campagne fotografiche, quali Lancome o servizi di moda per German Vogue.
Durante quell’incontro si strinse, quindi, un sodalizio artistico basato sull’amicizia che diede il via ad una delle collaborazioni più significative del tempo moderno. Tutto questo è testimoniato dalle foto dell’attrice fatte da Rau che dimostrano la fiducia tra i due, ma anche la grazia di Isabella Rossellini e la bravura peculiare del fotografo.

Quando si osservano le foto è quindi praticamente impossibile non notare la serenità e la sintonia del professionista che è stato in grado di catturare con una sola immagine l’umanità di una delle dive più famose del mondo moderno.

Grazie alla mostra “Isabella Rossellini by André Rau” per la prima volta è possibile godere di queste splendide fotografie tutte insieme, assaporando il cambiamento negli anni che queste sono state in grado di sottolineare.

Dal 21 Ottobre 2022 al 13 Novembre 2022 – ROMA – Palazzo Merulana

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SOLO LA MAGLIA. LA TRADIZIONE TESSILE A CARPI NELLE FOTOGRAFIE DI FERDINANDO SCIANNA

Ferdinando Scianna, Maglia, 1989
Ferdinando Scianna, Maglia, 1989

“La natura del ‘miracolo italiano’ ha le sue radici più a Carpi
che nella Torino della Fiat o nella Milano della Pirelli”
Guido Vergani, Viaggio nell’Italia della maglia

Dal 16 settembre 2022 al 30 gennaio 2023, i Musei di Palazzo dei Pio a Carpi ospitano una mostra che celebra la tessitura
, così come si è sviluppata a Carpi e in tutto il territorio circostante, attraverso le fotografie di Ferdinando Scianna (Bagheria, PA, 1943), uno dei più importanti e celebrati autori italiani contemporanei che, sul finire degli anni ottanta, si è confrontato più o meno direttamente con il tema della tessitura in due lavori divenuti parte della storia della fotografia.
 
La rassegna, dal titolo SOLO LA MAGLIA. La tradizione tessile a Carpi nelle fotografie di Ferdinando Scianna, curata da Manuela Rossi e Luca Panaro, ideata e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio, con il contributo di Fondazione Cassa Risparmio di Carpi, in collaborazione con Dondi Jersey, documenta la storia di una eccellenza di Carpi che, già dagli anni settanta, ha visto una presenza importante di aziende divenute, anche nei due decenni successivi, un punto di riferimento delle principali griffe italiane.
 
Il percorso espositivo si apre con 11 stampe originali di Ferdinando Scianna provenienti dal suo archivio che accompagnano 26 immagini del book della campagna fotografica di moda, realizzate per la collezione primavera 1987 di Dolce & Gabbana, sulla cui passerella avevano sfilato, per la prima volta, indumenti realizzati in jersey di lana, tessuto creato proprio a Carpi da alcune aziende del comprensorio. Lo stesso book che le contiene è all’insegna della maglia, al punto che la copertina è in tela bianca.
A corredo saranno esposti 10 capi originali di Dolce & Gabbana.
 
La mostra prosegue con 14 fotografie realizzate da Scianna per l’associazione Magliacalze e confluite nel volume Maglia (Franco Sciardelli editore) del 1989, scattate anche nelle fabbriche di Carpi e del distretto carpigiano. Si tratta di una sorta di reportage che documenta i processi produttivi e di commercializzazione della maglia. Sono proprio i luoghi, gli ambienti, le persone che creano il prodotto a interessare il fotografo: in particolare, sono le macchine, gli operai, i visi assorti e le mani precise e decise, a rappresentare il cuore della maglieria. 
 
La rassegna si completa con una installazione, realizzata in collaborazione con Dondi Jersey, che guarda al futuro della tessitura e che approfondisce in che modo la maglieria si presenta sul mercato con capi sostenibili, prodotti anche attraverso il riciclo dei materiali.
 
L’iniziativa è parte del programma del festivalfilosofia 2022 Giustizia, che si terrà a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre 2022.

Dal 16 settembre 2022 al 30 gennaio 2023 – Musei di Palazzo dei Pio – Carpi (MO)

Mostre di fotografia da non perdere a ottobre!

Ciao a tutti,

anche questo mese vi segnaliamo diverse mostre interessantissime. E non dimenticate di verificare le mostre segnalate negli scorsi mesi che sono ancora visitabili!

Se volete che la vostra mostra venga segnalata, scrivete a pensierofotografico@libero.it il mese precedente all’inizio della mostra!

Buona visione!

Anna

Pino Musi_08:08 Operating Theatre

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_08:08 Operating Theatre, a cura di Antonello Scotti, ospitata da Magazzini Fotografici dal 17 settembre al 20 novembre 2022, porta in mostra una selezione delle prese fotografiche effettuate da Pino Musi in tre sale operatorie del Sud Italia, esattamente cinque minuti dopo il termine dell’intervento chirurgico e l’uscita del paziente e del chirurgo, e dieci minuti prima del riordino della sala, da parte degli infermieri, per l’intervento successivo.

Le sale operatorie di _08:08 Operating Theatre diventano il campo di battaglia che Pino Musi, artista visivo di fama internazionale e docente, sceglie per un “corpo a corpo” simultaneo fra sé stesso e gli elementi presenti nello scenario perlustrato, a pochi istanti dal termine di delicate operazioni chirurgiche.

Immagini in bianco e nero che occultano, evitando sottolineature a effetto, la riconoscibilità evidente degli elementi di facile spettacolarità, creando, invece, un percorso che orienta il fruitore a indagare l’interno della macchina scenica, ad analizzarne le tracce residue.

È «un teatro senza attori, malati, medici e tecnici, presentato nella sua nudità, senza palpiti, ma con gli umori del post-factum resi attraverso i reperti, le scorie, i residui dell’azione, i relitti di un combattimento, di uno stato di emergenza che il bianco e nero disinnesca» suggerisce Pino Musi, «perché è il corpo il protagonista assoluto quanto paradossale di queste immagini, un corpo che è sul confine tra organico e inorganico, un corpo senza organi, come lo dichiara, con crudeltà senza redenzione, Antonin Artaud, in un testo, la Lettera a Pierre Loeb, che è diventato un manifesto dell’arte postumana. “Perché la grande menzogna – scrive Artaud – è stata quella di ridurre l’uomo a un organismo – ingestione, assimilazione, incubazione, espulsione – creando un ordine di funzioni latenti che sfuggono al controllo della volontà deliberatrice, la volontà che decide di sé ad ogni istante”».

Come spiega Antonello Scotti, curatore della mostra: «L’immagine è un recinto visivo dove il corpo è solo evocato, ma mai presentato-rappresentato. Recinto dove il tempo e lo spazio è recitato in forma pantomimica. Residui, fantasmi che aleggiano nel perimetro della camera, dove in un susseguirsi caotico, mettono in scena, in forma di strazio di un momento, chissà quanto lungo, un tempo di dolore, anestetizzato giusto la durata per risarcire con gesto, forse risolutore, lo squarcio inflitto per strappare il male, o per innestare protesi. Non ci sono segni indicanti una conclusione, felice o infelice, dell’operazione scientifica-sciamanica-divina; è solo intuibile uno spazio sospeso, dove sembra che tutto sia un simulacro vivo di un fatto ancora in atto».

Ad ospitare la mostra _08:08 Operating Theatre è Magazzini Fotografici, APS nata da un’idea della fotografa Yvonne De Rosa, che ha come finalità la divulgazione dell’arte della fotografia e la creazione di un dialogo a più voci che sia occasione di arricchimento culturale.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Galleria Tiziana Di Caro.

Come sottolinea Yvonne De Rosa: «Sono felice di dare vita ad una nuova collaborazione con Tiziana Di Caro e la sua galleria, luogo di rilevanza culturale ed artistica, che va ad arricchire la sempre più fitta rete di cooperazione e partecipazione che Magazzini Fotografici si prefigge di tessere sul territorio. Questa collaborazione è nata anche grazie a Pino Musi, che segue le attività proposte dalla nostra APS, contribuendo con talks, presentazioni e questa volta con una importante mostra delle sue opere». 

17 settembre | 20 novembre 2022 – Magazzini Fotografici – Napoli

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Ron Galella, Paparazzo Superstar

© Ron Galella, Ltd., 2022. Sophia Loren, 22 dicembre 1965, Americana Hotel, New York. Festa per la prima de Il Dottor Zivago
A Conegliano Palazzo Sarcinelli ospiterà, dal 7 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023, un’importante mostra con oltre 180 fotografie di Ron Galella, il più famoso paparazzo della storia della fotografia, scomparso il 30 aprile scorso all’età di 91 anni. Si tratta della prima retrospettiva al mondo sul grande fotografo statunitense di origini italiane.La mostra, organizzata e prodotta da SIME BOOKS in collaborazione con la Città di Conegliano, è a cura di Alberto Damian, agente e gallerista di Galella per l’Italia. Parlando di Ron Galella, Andy Warhol ebbe a dire: “Una buona foto deve ritrarre un personaggio famoso che sta facendo qualcosa di non famoso. Ecco perché il mio fotografo preferito è Ron Galella”.Galella è nato a New York nel quartiere Bronx nel 1931 da padre italiano originario di Muro Lucano in Basilicata e madre italo-americana.Dal 1965 in poi, Ron Galella ha inseguito, stanato e fotografato i grandi personaggi del suo tempo, riuscendo a coglierli nella loro straordinaria quotidianità, agendo quasi sempre di sorpresa, a loro insaputa e spesso contro la loro volontà. Immagini rubate e scattate a raffica, frutto di appostamenti, depistaggi, camuffamenti, inseguimenti, lunghe attese, nello sprezzo di ogni rischio, fisico o legale.Jackie Kennedy negli anni ’70 gli intentò due cause, che all’epoca fecero parlare i giornali e ricevettero l’attenzione dei telegiornali americani. Le guardie del corpo di Richard Burton lo picchiarono e gli fecero passare una notte in galera a Cuernavaca, Messico. Marlon Brando con un pugno gli spaccò una mascella e cinque denti, ma poi gli pagò anche un salatissimo risarcimento attraverso i suoi avvocati. Galella è stato soprannominato “Paparazzo Extraordinaire” da Newsweek e “Il Padrino dei paparazzi americani” da Time Vanity Fair. Le sue foto sono conservate nei più importanti musei al mondo, dal MOMA di New York all’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, dalla Tate Modern di Londra all’Helmut Newton Foundation di Berlino. E sono state acquistate da importantissime collezioni private in tutti e cinque i continenti. Non c’è un grande personaggio del jet-set internazionale di quel periodo che Galella non abbia fotografato. Il suo archivio di oltre 3 milioni di scatti è pieno di scatole di fotografie – per la maggior parte in bianco e nero – di attori, musicisti, artisti e celebrità di ogni tipo. Per citarne solo alcuni: Jacqueline Kennedy Onassis, Lady Diana, Aristotele Onassis, Truman Capote, Steve McQueen, Robert Redford, Paul Newman, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Al Pacino, Robert De Niro, Greta Garbo, Liza Minelli, Madonna, Elton John, John Lennon, Mick Jagger, Diana Ross, Elvis Presley, David Bowie. E poi gli italiani: Sophia Loren, Claudia Cardinale, Federico Fellini, Anna Magnani, Luciano Pavarotti, Gianni Agnelli, Gianni e Donatella Versace.L’elenco dei personaggi immortalati da Galella potrebbe continuare per pagine: nell’archivio custodito nella sua villa in New Jersey c’è una ricchissima documentazione sull’evoluzione del costume degli anni ‘60, ’70, ’80 e ’90 (i suoi “golden years”, anni d’oro)  che è ritenuta unica al mondo.Ed è proprio il meglio di questo monumentale archivio che giunge a Palazzo Sarcinelli nella grande mostra “Ron Galella, Paparazzo Superstar”, organizzata da SIME BOOKS, la casa editrice coneglianese che nel 2021, in collaborazione con lo stesso Galella, ha pubblicato la preziosa monografia “100 Iconic Photographs – A Retrospective by Ron Galella”, l’ultimo libro dell’artista. La mostra sarà un percorso nella memoria di un’epoca, con icone universali del cinema, dell’arte, della musica, della cultura pop e del costume, e si snoderà attraverso sale tematiche, accogliendo anche un estratto di “Smash His Camera” di Leon Gast, il documentario sulla lunga carriera di Galella premiato al Sundance Film Festival del 2010.Il clou dell’esposizione sarà la sala interamente dedicata a Jackie Kennedy Onassis, che Galella definiva “la mia ossessione” e alla quale aveva dedicato due interi libri. In questa sala verrà esposta una copia della famosissima “Windblown Jackie”, scelta da Time qualche anno or sono come “una delle 100 fotografie più influenti della storia della fotografia” e definita “la mia Monna Lisa” dallo stesso Galella. La data d’inizio della mostra è stata scelta proprio perché “Windblown Jackie” è stata scattata il 7 ottobre del 1971.Sarà una mostra imperdibile che, ai tempi dei selfie e di Instagram, ci porterà indietro ad un tempo che non esiste più, nel quale le star entravano nelle nostre case soprattutto attraverso le pagine dei settimanali di costume e scandalistici, le copertine dei dischi, i poster e le locandine dei film. Questo succedeva anche grazie ai paparazzi e, in particolare, a Ron, che con le sue fotografie ci ha permesso di vedere le stelle più da vicino.
7 ottobre 2022 – 29 gennaio 2023 – Conegliano (TV), Palazzo Sarcinelli

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MOSTRA DEGLI ALUNNI DEL CORSO DI STORYTELLING – MUSA FOTOGRAFIA

Venerdì 21 Ottobre 2022 e solo per questa sera!

Ore 18,30 – Via Mentana, 6 Monza – Seguirà aperitivo in compagnia

Esposizione degli alunni del corso di Visual Storytelling Contemporaneo 2021/22

La mostra collettiva presenterà i progetti dei partecipanti al corso di Visual Storytelling. I corsisti, seguiti da Sara Munari, hanno costruito un lavoro finito, con una narrazione personale e unica.

NINO MIGLIORI. L’arte di ritrarre gli artisti. Ritratti di artisti di un maestro della fotografia italiana

“Nino Migliori. L’arte di ritrarre gli artisti” è la special guest della edizione ’22 di “Colornophotolife”, l’annuale festival di fotografia accolto dalla Reggia che fu di Maria Luigia d’Austria, a Colorno nel parmense.
La monografica di Migliori (dal 15 ottobre al 10 aprile) conferma la vocazione della Reggia a connotarsi come sede di grandi eventi fotografici, sulla scia delle mostra qui riservate a Michael Kenna, Ferdinando Scianna e Carla Cerati. Di Nino Migliori si possono ammirare 86 opere inedite, quasi tutte ritratti di artisti da lui frequentati, realizzate tra gli anni cinquanta ed oggi, che consentono di ripercorrere, attraverso le diverse tecniche adottate, le ricerche e le esplorazioni del mezzo fotografico condotte nel corso di oltre settant’anni di attività. L’esposizione, a cura di Sandro Parmiggiani, con la direzione di Antonella Balestrazzi, è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano/inglese).
Cinque le sezioni: i ritratti in bianco e nero, avviati negli anni ‘50, quando Migliori è a Venezia e frequenta la casa di Peggy Guggenheim, e sviluppati fino agli anni recenti; le immagini a colori nelle quali spesso opera una dislocazione dei piani e talvolta ritaglia le immagini e le ricolloca nello spazio; le sequenze di immagini tratte dal mezzo televisivo e concepite come fotogrammi in divenire; le grandi “trasfigurazioni” (100 x 100 cm) a colori in cui Migliori interviene “pittoricamente” sull’immagine; i ritratti recenti in bianco e nero “a lume di fiammifero”, che applicano alcune sue ricognizioni condotte su sculture “a lume di candela”. Molti sono i protagonisti della scena artistica che i visitatori della mostra riconosceranno attraverso i loro ritratti: tra gli altri, Enrico Baj, Vasco Bendini, Agenore Fabbri, Gianfranco Pardi, Guido Strazza, Sergio Vacchi, Luciano De Vita, Salvatore Fiume, Virgilio Guidi, Piero Manai, Man Ray, Luciano Minguzzi, Zoran Music, Luigi Ontani, Robert Rauschenberg, Ferdinando Scianna, Tancredi Parmeggiani, Ernesto Treccani, Emilio Vedova, Lamberto Vitali, Andy Warhol, Wolfango, Italo Zannier; Antonio Gades, Bruno Saetti, Lucio Saffaro, Alberto Sughi, Emilio Tadini; Eugenio Montale, Gian Maria Volonté, Giovanni Romagnoli e Franco Gentilini; Karel Appel, Enzo Mari, Fausto Melotti, Tonino Guerra, Pompilio Mandelli, Marisa Merz, Bruno Munari, Fabrizio Plessi, Arnaldo Pomodoro, Lucio Del Pezzo; Mario Botta, Ugo Nespolo, Elisabetta Sgarbi.
“Davanti alle fotografie di Nino Migliori occorre ricordare –evidenzia il Curatore, Sandro Parmiggiani – che con lui nulla deve essere dato per scontato: la macchina fotografica, la pellicola (e ora il supporto digitale), le carte su cui vengono stampate le immagini non sono asservite a una funzione prestabilita, ma essa può sempre essere ridefinita ed esplorata in nuove direzioni. Migliori è stato, fin dal 1948, uno strenuo indagatore delle possibilità offerte dal mezzo, dai procedimenti tecnici e dai materiali della fotografia; oltre a essere autore di splendide fotografie neorealiste – molti ricordano l’icona de Il Tuffatore, 1951 –, lui si è cimentato con le bruciature sulla pellicola e sulla celluloide, con esperienze su carta e su vetro, con le fotografie di muri e di manifesti, con la ricerca della “faccia nascosta” delle polaroid, con le recenti esperienze con caleidoscopi di diverse dimensioni (due dei ritratti in mostra sono realizzati con questa tecnica): inesauste ricerche e verifiche alimentate dalle visioni e dagli esperimenti che questa sorta di artista-fotografo-sciamano ha condotto nel suo viaggio dentro la fotografia. Sarebbe dunque limitativa la definizione di “fotografo”, non avendo mai Migliori concepito il mezzo fotografico come mero strumento di conformità agli statuti e ai canoni della fotografia – “una immagine che fissa il reale, in un momento del suo divenire” –, ma qualcosa che poteva permettergli di avvicinarsi a certe visioni che da sempre lo hanno intrigato. Basta pensare alle esperienze condotte a partire dal 2006, quando decise di fotografare lo Zooforo, l’impressionante bestiario medievale scolpito da Benedetto Antelami sul Battistero del Duomo di Parma, immaginando di restituirne la visione notturna che ne potevano avere gli abitanti della città, e i suoi visitatori, passando accanto alla torre ottagonale e scoprendone, alla luce delle torce, le forme fantastiche che si snodavano lungo il suo perimetro, ricreando nella notte, con opportune coperture, un buio profondo e avvicinando e muovendo lentamente una candela alle formelle, fino a scoprirne il volto segreto. Da quell’esperienza sono nati cicli in cui Migliori ha fotografato nell’assenza di luce monumenti e sculture, e ha eseguito ritratti di persone nel buio assoluto, con i loro volti illuminati dalla luce di un fiammifero, come documentano alcune fotografie della mostra di Colorno.

15 Ottobre 2022 – 10 Aprile 2023 – Reggia di Colorno (Pr)

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WORLD PRESS PHOTO 2022

For tens of thousands of years, Aboriginal people – the oldest continuous culture on earth – have been strategically burning the country to manage the landscape and to prevent out of control fires. At the end of the wet season, there’s a period of time where this prescribed burning takes place. I visited West Arnhem Land in April/May 2021 and witnessed prescribed aerial and ground burning.

C’è una prima volta per tutto, e quest’anno al Festival della Fotografia Etica di Lodi fa il suo arrivo il World Press Photo, con l’esposizione dei vincitori del 2022.

Il grande concorso internazionale di fotogiornalismo e fotografia documentaria più famoso al mondo che si svolge da oltre 50 anni e indetto dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, vede Lodi protagonista con una tappa del suo tour che conta oltre 100 città nel mondo. Quasi 150 immagini che arrivano dai 5 continenti per raccontare storie incredibili.

I lavori premiati sono stati scelti tra i 64.823 candidati, tra fotografie e open format, realizzati da 4.066 fotografi provenienti da 130 paesi del mondo: si tratta di lavori firmati per le maggiori testate internazionali, come National Geographic, BBC, CNN, Times, Le Monde, El Pais che si contendono il titolo nelle diverse categorie del concorso di fotogiornalismo.

Tutto è iniziato nel 1955, quando un gruppo di fotografi olandesi organizzò il primo concorso internazionale “World Press Photo”. Da allora, l’iniziativa ha acquistato slancio fino a diventare il concorso fotografico più prestigioso al mondo e la mostra di fotogiornalismo più visitata.

Dal 24 settembre al 23 ottobre Lodi tornerà a raccontare il nostro mondo nella XIII^ edizione del Festival della Fotografia Etica. Un mondo in continuo e veloce cambiamento di cui la fotografia congela il momento e ci aiuta a capire.

A Lodi, ad aprirci finestre su situazioni e storie a noi spesso sconosciute, saranno quasi 100 fotografi da ogni parte del pianeta con oltre 20 mostre per coinvolgere il pubblico attraverso progetti inediti, esposti in spazi all’aperto e nelle prestigiose location della città.

24 settembre – 23 ottobre 2022 – Lodi

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ROBERT CAPA. L’Opera 1932 – 1954

ITALY. Near Troina. August 4-5, 1943. Sicilian peasant telling an American officer which way the Germans had gone.

“Robert Capa. L’Opera 1932-1954”, al Roverella, dall’8 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023, a cura di Gabriel Bauret, è il nuovo appuntamento con la fotografia internazionale proposto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ancora una volta affiancata dal Comune di Rovigo e dall’Accademia dei Concordi.

La mostra, che segue per qualità ed originalità quella recente di Robert Doisneau, consta di ben 366 fotografie selezionate dagli archivi dell’agenzia Magnum Photos e ripercorre le tappe principali della sua carriera, dando il giusto spazio ad alcune delle opere più iconiche che hanno incarnato la storia della fotografia del Novecento. Tuttavia essa non è pensata solo come una retrospettiva dell’opera di Robert Capa, ma mira piuttosto a rivelare attraverso le immagini proposte le sfaccettature, le minime pieghe di un personaggio passionale e in definitiva sfuggente, insaziabile e forse mai pienamente soddisfatto, che non esita a rischiare la vita per i suoi reportage. Capa infatti ha sempre manifestato un temperamento da giocatore, ma un giocatore libero. Nel mostrare, cerca anche di capire, gira intorno al suo soggetto, tanto in senso letterale quanto figurato. La mostra riunisce in occasioni diverse più punti di vista dello stesso evento, come a riprodurre un movimento di campo-controcampo, e restituisce un respiro cinematografico spesso percepibile in molte sequenze.
«Per me, Capa indossava l’abito di luce di un grande torero, ma non uccideva; da bravo giocatore, combatteva generosamente per se stesso e per gli altri in un turbine. La sorte ha voluto che fosse colpito all’apice della sua gloria”, ebbe a scrivere di lui Henry Cartier-Bresson.

L’esposizione non si limiterà alle rappresentazioni della guerra che hanno forgiato la leggenda di Capa. Nei reportage del fotografo, come in tutta la sua opera, esistono quelli che Raymond Depardon chiama “tempi deboli”, contrapposti ai tempi forti che caratterizzano le azioni; i tempi deboli ci riportano all’uomo André Friedmann, alla sua sensibilità verso le vittime e i diseredati, a quello che in fin dei conti è stato il suo percorso personale dall’Ungheria in poi. Immagini che lasciano trapelare la complicità e l’empatia dell’artista rispetto ai soggetti ritratti, soldati, ma anche civili, sui terreni di scontro, in cui ha maggiormente operato e si è distinto. Così, sulla scia delle sue vicende umane, ricorre a più riprese il tema delle migrazioni delle popolazioni (in Spagna e in Cina, in particolare). E tra un’immagine e l’altra, si profila anche l’identità di Capa.

La mostra si articolerà in 9 sezioni tematiche:

Fotografie degli esordi, 1932 – 1935
La speranza di una società più giusta, 1936
Spagna: l’impegno civile, 1936 – 1939
La Cina sotto il fuoco del Giappone, 1938
A fianco dei soldati americani, 1943 – 1945
Verso una pace ritrovata, 1944 – 1954
Viaggi a est, 1947 – 1948
Israele terra promessa, 1948 – 1950
Ritorno in Asia: una guerra che non è la sua, 1954

Il pubblico potrà anche ammirare le pubblicazioni dei reportage di Robert Capa sulla stampa francese e americana dell’epoca e gli estratti di suoi testi sulla fotografia, che tra gli altri toccano argomenti come la sfocatura, la distanza, il mestiere, l’impegno politico, la guerra.
Inoltre, saranno disponibili gli estratti di un film di Patrick Jeudy su Robert Capa in cui John G. Morris commenta con emozione documenti che mostrano Capa in azione sul campo e infine la registrazione sonora di un’intervista di Capa a Radio Canada.

08 Ottobre 2022 – 29 Gennaio 2023 – Rovigo, Palazzo Roverella

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ITALIA IN-ATTESA. 12 racconti fotografici

Silvia Camporesi – Spiaggia libera, Cesenatico

Tra cronaca di un recente passato e attualità, “Italia in-attesa. 12 racconti fotografici”, dal 15 ottobre all’8 gennaio a Palazzo da Mosto a Reggio Emilia, narra di un’Italia sospesa, interdetta, trasformata da un’occasione eccezionale e – auspicabilmente – irripetibile, il primo lockdown causato dal Covid: un tempo diverso dove anche lo spazio, l’architettura e l’ambiente diventano “altro” quando l’uomo non li abita. Un racconto che si sviluppa attraverso le visioni e la sensibilità di altrettanti grandi fotografi: Olivo Barbieri, Antonio Biasiucci, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Paola De Pietri, Ilaria Ferretti, Guido Guidi, Andrea Jemolo, Francesco Jodice, Allegra Martin, Walter Niedermayr e George Tatge.
La mostra, a cura di Margherita Guccione e Carlo Birrozzi, è promossa da Ministero della Cultura, Direzione Generale Creatività Contemporanea, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e Fondazione Palazzo Magnani, in collaborazione con Fondazione Maxxi.
In uno scenario unico, silenzioso, quasi irreale, i racconti fotografici narrano storie di un mondo stra-ordinario, sono sequenze di visioni inattese e innaturali che mescolano luoghi del patrimonio culturale italiano e dello spazio intimo e mentale delle autrici e degli autori: paesaggi e piazze, orizzonti e spazi pubblici, opere d’arte e oggetti quotidiani. Lontane dagli stereotipi del Belpaese, queste immagini parlano di paesaggi spaesati che sposano la bellezza sublime con la percezione di una crisi profonda, dove alla natura rigogliosa che riempie progressivamente gli spazi urbani corrisponde il vuoto e l’assenza di vita umana. Sono racconti parziali, soggettivi, che ci introducono a nuovi punti di vista, modificando le consuete poetiche di narrazione dello spazio fisico.
Le artiste e gli artisti coinvolti sono riconosciuti interpreti della fotografia, di generazioni e attitudini diverse, che hanno sviluppato con la loro ricerca una vocazione all’ascolto dei luoghi e del patrimonio collettivo. Per questo motivo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, tramite la Direzione generale Creatività Contemporanea, ha pensato di chiamarli a riflettere con un progetto incentrato sull’eccezionale condizione dell’Italia nei mesi di marzo-maggio 2020, allo scopo di realizzare, spaziando tra differenti linguaggi e modalità di espressione, un racconto corale e polifonico.
Olivo Barbieri, per questa sua indagine-racconto, sceglie la Camera degli Sposi, macchina visiva d’eccellenza per la sperimentazione innovativa della prospettiva, per condurre la sua riflessione sui meccanismi della percezione e sul sistema della rappresentazione. Guido Guidi, al contrario, si rivolge al paesaggio minimo della quotidianità: conferendo pari valore al monumentale e all‘ordinario, Guidi restituisce al nostro sguardo particolari trascurabili della realtà caricandoli di rinnovato senso e levità.
Una medesima attenzione al paesaggio d’affezione è testimoniata dalle fotografie di Silvia Camporesi, che sceglie di ritrarre i luoghi della sua infanzia: liberati dallo scorrere della vita quotidiana, questi sembrano svelare ora la propria essenza. In un’atmosfera metafisica e straniante sono immersi anche i centri storici umbri ritratti da George Tatge, in cui il silenzio e il senso di vuoto sembrano riflettere lo stato d’animo dell’autore. Sul tema dell’assenza si concentra anche il lavoro di Allegra Martin: luoghi emblematici della cultura milanese, privati improvvisamente dell’azione e dello sguardo del pubblico che abitualmente conferisce loro vita, diventano metafora di una sospensione non solo temporale, ma anche di senso.
A questi progetti fanno da contraltare lavori che non guardano allo spazio esterno, ma a quello interno, spostando la riflessione su un piano astratto e concettuale.
È il caso di Francesco Jodice, che trasferisce il viaggio fisico su un discorso mentale e virtuale, compiendo un reportage attraverso quattro architetture simbolo della cultura italiana storica e contemporanea mediante immagini satellitari, e di Mario Cresci, che rivolge lo sguardo ora al micro-mondo costituito dalla sua casa di Bergamo, ora a quello esterno, rappresentato da una città deserta: il tempo del lockdown forzato offre spazio per giochi della mente, alla ricerca di nuove analogie tra gli oggetti e inconsuete esplorazioni. Le immagini visionarie di Antonio Biasiucci, poi, trasferiscono la riflessione su un piano totalmente simbolico: i ceppi di alberi, ripresi in modo da richiamare forme antropomorfe, sono soggetti archetipici che rimandano alla circolarità del tempo.
La condizione astratta del paesaggio è al centro anche del lavoro di Paola De Pietri: i paesaggi onirici di Rimini e Venezia si echeggiano da due differenti latitudini dell’Adriatico. Le immagini surreali dei paesaggi montani tanto cari a Walter Niedermayr, solitamente popolati e logorati dal turismo di massa, appaiono qui quasi spettrali nell’assenza di presenza umana.
I siti simbolo della città eterna insolitamente deserti, ripresi da Andrea Jemolo, si confrontano con alcuni centri storici danneggiati dal terremoto che ha colpito il Centro Italia del 2016, ritratti da Ilaria Ferretti: luoghi in cui le tracce della vita e del tempo sono ormai affidate solo al movimento delle ombre e alla rassicurante persistenza della natura.

La mostra costituisce così, grazie alla varietà delle interpretazioni, un’analisi visiva dell’impatto antropico sul paesaggio, sulle relazioni tra cultura e natura, architettura e ambiente in alcuni luoghi (sia iconici che non) italiani. L’area del Colosseo rimane la stessa con o senza persone che la vivono? Città turistiche come Rimini e Venezia, che sensazioni restituiscono quando sono completamente deserte? A quasi due anni di distanza, come possiamo “rileggere” quelle immagini? Dovevamo, si diceva, utilizzare quell’esperienza straordinaria e terribile per imparare qualcosa: è stato così?
Queste domande saranno al centro di dialoghi tra fotografi, architetti, urbanisti e paesaggisti lungo un calendario di incontri aperti al pubblico durante il periodo espositivo.

15 Ottobre 2022 – 08 Gennaio 2023 – Reggio Emilia, Palazzo da Mosto

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Robert Doisneau

Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950 © Robert Doisneau

Dall’11 ottobre 2022 CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia propone la grande antologica dedicata al maestro francese Robert Doisneau, uno dei più importanti fotografi del Novecento, attraverso oltre 130 immagini provenienti della collezione dell’Atelier Robert Doisneau.

A partire da una delle fotografie più conosciute al mondo – lo scatto del bacio di una giovane coppia indifferente alla folla dei passanti e al traffico della place de l’Hôtel de Ville di Parigi – la mostra esplora l’opera di un celebre fotografo come Doisneau che, insieme a Henri Cartier-Bresson, è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Con il suo obbiettivo, espressione di uno sguardo empatico e ironico, Doisneau ha catturato la vita quotidiana degli uomini, delle donne, dei bambini di Parigi e la sua banlieue, con tutte le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati. Le immagini in mostra ne testimoniano lo stile in grado di mescolare curiosità e fantasia, ma anche una libertà d’espressione che fa proprie le logiche del surrealismo reinterpretandole in chiave ironica.

La mostra, curata da Gabriel Bauret, è promossa da CAMERA, Silvana Editoriale e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

11 ottobre 2022 – 14 febbraio 2023 – Camera – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Civilization: vivere, sopravvivere, Buon Vivere

Larry Sultan, Sharon Wild, from the series The Valley, 2001 © Larry Sultan, courtesy Estate of Larry Sultan 

Civilization: vivere, sopravvivereBuon Vivere è un grande progetto artistico e culturale internazionale che riunisce circa trecento immagini di oltre centotrenta fotografi provenienti da cinque continenti sui temi del presente e del futuro del mondo contemporaneo, sempre più caratterizzato dai fenomeni della interconnessione e della globalizzazione.

Obiettivo fondamentale di Civilization è quello di riflettere e far riflettere sulle conseguenze del modo di vivere della società contemporanea, presentando immagini sempre originali e spettacolari del modo in cui produciamo e consumiamo, lavoriamo e giochiamo, viaggiamo e abitiamo, pensiamo e creiamo, collaboriamo e ci scontriamo, delle grandi conquiste tecnologiche, degli interventi dell’uomo sull’ambiente, dei grandi fenomeni di aggregazione e dei movimenti fisici ed immateriali che caratterizzano il mondo in cui viviamo.

La mostra è articolata in otto sezioni dedicate ad altrettanti temi, che permettono di affrontare una panoramica esaustiva e trasversale sulla contemporaneità e che nella formulazione proposta a Forlì si arricchisce di un focus inedito, che rende unica l’esposizione e ne completa l’analisi con un affondo che vede protagonisti i migliori nomi della fotografia contemporanea nazionale.  

Accanto a esponenti cardine della fotografia internazionale come Edward Burtynsky, Candida Höfer, Richard Mosse, Alec Soth, Larry Sultan, Thomas Struth, Penelope Umbrico e altri, merita infatti di essere sottolineata la notevole presenza di autori italiani – come Olivo Barbieri, Michele Borzoni, Gabriele Galimberti, Walter Niedermayr, Carlo Valsecchi, Massimo Vitali, Luca Zanier, Francesco Zizola – segno della progressiva crescita di reputazione della nostra fotografia.

A cura di William A. Ewing e Holly Roussell con Justine Chapalay, in collaborazione con Walter Guadagnini, Monica Fantini e Fabio Lazzari per l’edizione italiana.

Dal 17 settembre all’8 gennaio 2023 – Musei di San Domenico – Forlì

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Kristine Potter – Manifest

La delicatezza con cui Potter fotografa la figura umana immersa nel paesaggio ci consente di riflettere su quanto la natura selvaggia abbia permeato la percezione del maschile nel west americano.–  Ron Jude

icamera presenta Manifest di Kristine Potter. Le immagini, scattate tra il 2012 e il 2015 lungo il versante occidentale del Colorado, vengono esposte sulle pareti della galleria, in una selezione di stampe in bianco e nero raffinate e tecnicamente perfette. Le immagini ci portano nei panorami sociali dello sconfinato West americano, destrutturando, riformulando e ricodificando i significati e le associazioni convenzionali. I cliché della mascolinità si dissolvono in un riflesso idilliaco. Gli audaci archetipi maschili dell’ovest selvaggio accolgono vulnerabilità e incertezza.

Potter rivolge l’attenzione a come i soggetti siano allo stesso tempo incarnazione e negazione degli archetipi e dei cliché culturali, e a come la fotografia li abbia rafforzati e distorti nell’immaginario comune. Nei ritratti gli individui sono plasmati dal peso della storia e della cultura. Altre volte è lo stesso paesaggio a diventare protagonista – non semplice sfondo o palcoscenico, ma vero e proprio archetipo di sé stesso, numinoso e autonomo. 

Manifest è parte della mostra ‘But Still, It Turns’, curata da Paul Graham, esposta all’ICP di New York nel 2021 e ai Rencontres d’Arles nel 2022 (il catalogo della mostra è stato pubblicato da MACK nel 2021).

Manifest è anche la splendida prima monografia di Kristine Potter, pubblicata da TBW Books nel 2018 e oggi fuori catalogo. Un limitatissimo numero di copie sarà disponibile da Micamera in occasione della mostra.

La mostra di Micamera è stata prodotta da Rencontres d’Arles.

8 – 29 ottobre 2022 – MICamera – Milano

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RI-SCATTI. PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE

IPM C. Beccaria, 2021
IPM C. Beccaria, 2021

Anche per il 2022 torna RI-SCATTI, il progetto ideato e organizzato dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e da RISCATTI Onlus, l’associazione di volontariato che dal 2014 crea eventi ed iniziative di riscatto sociale attraverso la fotografia, e promosso dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s.
 
L’ottava edizione è realizzata in collaborazione con Politecnico di Milano e con il Provveditorato Regionale Lombardia del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e si propone di raccontare le complessità, le difficoltà, ma anche le opportunità, della vita negli istituti di reclusione, al di là delle semplificazioni e delle stigmatizzazioni, fornendo ai partecipanti uno strumento formativo e generando anche un confronto costruttivo e una sinergia concreta tra l’amministrazione cittadina, quella penitenziaria e le istituzioni culturali milanesi. I protagonisti di questa edizione che stanno frequentando il corso di fotografia e che stanno scattando le foto in carcere – avendo, come assoluta novità, a loro disposizione in determinati orari della giornata delle macchine fornite dall’associazione – sono gli stessi detenuti e gli agenti penitenziari dei quattro istituti milanesi: Casa di Reclusione di Opera, Casa di Reclusione di Bollate, Casa Circondariale F. Di Cataldo, IPM C. Beccaria. I lavori saranno poi selezionati ed esposti in una mostra al PAC di Milano che come ogni anno sarà ad ingresso gratuito. Tutte le foto saranno in vendita e l’intero ricavato andrà a supportare e a finanziare progetti e attività volti al miglioramento della qualità della vita nelle carceri. Tali interventi saranno gestiti e coordinati dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano che, insieme al Dipartimento di Design, da molti anni svolge ricerche di tipo partecipativo negli spazi detentivi.

Dal 07 Ottobre 2022 al 06 Novembre 2022 – PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea – MILANO

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LISETTA CARMI. SUONARE FORTE

Lisetta Carmi, Il porto, Lo scarico dei fosfati, Genova, 1964 © Lisetta Carmi - Martini & Ronchetti
Lisetta Carmi, Il porto, Lo scarico dei fosfati, Genova, 1964 © Lisetta Carmi – Martini & Ronchetti

Alle Gallerie d’Italia di Torino è in programma dal 22 settembre 2022 al 22 gennaio 2023 la grande mostra monografica dedicata a Lisetta Carmi, una delle personalità più interessanti del panorama fotografico italiano, recentemente scomparsa all’età di 98 anni. La mostra “Lisetta Carmi. Suonare Forte” è realizzata con la curatela di Giovanni Battista Martini, curatore dell’archivio della fotografa, con un prezioso contributo video creato per l’occasione da Alice Rohrwacher.

Con il progetto “La Grande Fotografia Italiana” affidato a Roberto Koch, editore, curatore, fotografo e organizzatore di eventi culturali intorno alla fotografia, le Gallerie d’Italia – Torino si propongono di dare spazio ai maestri della fotografia italiana attraverso una serie di mostre dedicate: “Lisetta Carmi. Suonare Forte” inaugura il primo di questi appuntamenti volti a celebrare la grande fotografia italiana del Novecento. Il titolo della mostra dedicata a Lisetta Carmi evoca la sua formazione di pianista ma anche il coraggio di cambiare direzione, di intraprendere percorsi diversi, per seguire la sua ostinata volontà di dare voce agli ultimi.

In mostra saranno presenti oltre 150 foto scattate tra gli anni Sessanta e Settanta, incluse alcune tra le opere più salienti del suo lavoro: dallo straordinario reportage sul mondo dei travestiti, unico nel suo genere e diventato negli anni Settanta un libro di culto, con la sua declinazione del tutto inedita a colori, alla documentazione del parto, oltre ai lavori fotografici dedicati al mondo del lavoro in Italia e all’estero e ai ritratti di Ezra Pound.

Per evidenziarne l’approccio progettuale, la mostra è divisa in otto sezioni. In due di queste, in cui la musica gioca un ruolo fondamentale, le moderne tecnologie di diffusione sonora direzionale permettono l’ascolto di brani musicali di Luigi Nono e Luigi Dallapiccola. Nel percorso espositivo, inoltre, sarà la stessa fotografa a raccontare alcuni suoi lavori attraverso dei brevi video.

Ad accompagnare la mostra anche un public program che approfondisce, amplifica e sviluppa i temi trattati dall’esposizione temporanea. Gli incontri #INSIDE, il mercoledì, alle ore 18.30, con accesso gratuito al pubblico, vedranno la partecipazione di esperti e professionisti impegnati in una serie di eventi, per condividere riflessioni e spunti in occasione delle giornate di apertura serale del museo.

Dal 22 Settembre 2022 al 22 Gennaio 2023 – Gallerie d’Italia di Torino

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WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR. 57A EDIZIONE

© 2022 Jonny Armstrong Photography
© 2022 Jonny Armstrong Photography

Anche quest’anno arriva a Milano Il Wildlife Photographer of the Year, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo, ospitata negli spazi di Palazzo Francesco Turati in via Meravigli 7 (zona Cordusio) dal 30 settembre al 31 dicembre 2022.  Decima edizione nel capoluogo lombardo, organizzata dall’Associazione culturale Radicediunopercento, con il patrocinio del Comune di Milano.

Amatissima dal pubblico, l’esposizione presenta le 100 immagini premiate alla 57ª edizione del concorso di fotografia indetto dal Natural History Museum di Londra che ha visto in competizione quasi 50.000 scatti provenienti da 96 paesi, realizzati da fotografi professionisti e dilettanti.

Le foto finaliste e vincitrici sono state selezionate alla fine dello scorso anno da una giuria internazionale di esperti, in base a creatività, valore artistico e complessità tecnica, e ritraggono animali e specie in estinzione, habitat sconosciuti, comportamenti curiosi e paesaggi da tutto il pianeta; la natura meravigliosa e fragile, oggi più che mai da difendere e preservare.

Vincitore del prestigioso titolo Wildlife Photographer of the Year 2021 è il biologo francese e fotografo subacqueo Laurent Ballesta con Creation. Lo scatto ritrae un branco di cernie che nuotano in una nuvola lattiginosa nel momento della deposizione delle uova a Fakarava, Polinesia francese: momento unico, che si verifica solo una volta all’anno, durante la luna piena di luglio, e sempre più raro dato che la specie è in via di estinzione minacciata dalla pesca intensiva. La laguna polinesiana è uno dei pochi posti in cui questi pesci riescono a vivere ancora liberi, perché è una riserva e, per fotografarli, Ballesta ha fatto appostamenti per 5 anni insieme a tutto il suo team.

Il giovane indiano Vidyun R. Hebbar è il vincitore del Young Wildlife Photographer of the Year 2021 con la foto Dome home che raffigura un ragno all’interno di una fessura in un muro.

Tra i vincitori di categoria troviamo l’aostano Stefano Unterthiner, con lo scatto Head to head (Comportamento dei mammiferi). Altri quattro fotografi italiani hanno ricevuto una menzione speciale: i giovani Mattia Terreo, con Little grebe art (Under 10 anni), e Giacomo Redaelli, con Ibex at ease (15-17 anni)), oltre a Georg Kantioler, con Spot of bother (Urban Wildlife) e Bruno D’Amicis, con Endangered trinkets (Fotogiornalismo).

Marco Colombo, noto naturalista e fotografo pluripremiato al Wildlife, sarà a disposizione per visite guidate alla mostra a Palazzo Francesco Turati, ogni venerdì (tre turni a partire dalle 18:30 su prenotazione – acquistabili anche on demand). Inoltre, tre giovedì saranno dedicati a speciali visite guidate tematiche con esperti fotografi naturalisti: il 10 novembre (h 19:30 e 20:30) Luca Eberle racconterà i Predatori e il 17 novembre, gli Uccelli, l’8 e il 22 dicembre (h 19:30) Francesco Tomasinelli approfondirà il Mimetismo.

Il Wildlife Photographer of the Year a Milano è una mostra ma anche un grande evento dedicato alla natura. L’Associazione culturale Radicediunopercento come sempre propone serate gratuite di approfondimento e presentazione di libri con rinomati fotografi di natura e divulgatori scientifici che si terranno di sabato alla Casa della Cultura, h 21 via Borgogna 3, Milano (zona San Babila). Saranno ospiti il 22 ottobre Bruno D’Amicis, che ha ricevuto una menzione speciale nella sezione Premio storia fotogiornalistica al Wildlife 57 (foto in mostra), con l’incontro Polimitas, le chiocciole più belle del Mondo, il 19 novembre Ugo Mellone, fotografo naturalista già premiato al Wildlife, con Il deserto del Sahara: biodiversità al limite, il 3 dicembre i noti fotografi Francesco Tomasinelli e Marco Colombo che insieme a Chiara Borelli di Focus Wild parleranno di Evoluzione e animali incredibili, e il 17 dicembre Alex Mustard, celeberrimo fotografo subacqueo inglese che parlerà di Fauna selvatica subacquea.

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MARA PEPE, Astrazioni ravvicinate

La galleria Studio Masiero è lieta di ospitare nell’ambito del Photofestival 2022, la personale Astrazioni ravvicinate di Mara Pepe, artista conosciuta per le sue minimaliste e totemiche sculture di plexiglass, al cui interno si nascondevano minimi elementi segnati dall’informe. Mara Pepe torna a riflettere sulla materia delle cose attraverso una fotografia che s’avvicina alla realtà fino a trasformarla in qualcosa di astratto e enigmatico. Come un’anomala street photographer, percorre la città attenta a ciò che abitualmente non vediamo: segni, linee e macchie sui muri, ombre di auto e di edifici che oscurano il selciato, bordi di marciapiedi… fino a renderli simili a forme a sé stanti, a realtà parallele cariche di una propria vita misteriosa.  Come impronte del tempo capaci di accogliere le genealogie e i linguaggi vitali e oscuri che emergono osservando da vicino la realtà urbana, le fotografie di Mara Pepe giocano sull’ambiguità delle ombre, sui riflessi di luce che si proiettano sul suolo o sulle pareti. Le sue fotografie non trascurano inquadrature limpide, geometriche e strutturate; ma al contempo – in alcune serie – fanno predominare strati materici intrisi di oscurità, fino a far apparire un nero quasi assoluto.  Il nero come il colore di una memoria che non racconta mai la propria storia, ma presenta il suo mistero anche nella nostra quotidianità.  Ogni sua opera, quasi volesse creare un concerto per immagini fatto di risonanze e corrispondenze, è composta da un insieme coerente di fotografie di varie dimensioni accostate fra loro.  Le sue immagini astratte e materiche, disorientanti e affascinanti, riprendono gli elementi essenziali che hanno caratterizzato il suo percorso artistico basato sulla pittura e la scultura, tanto che, in alcuni casi, le abbina a quadri astratti e materici creando un dialogo tra superfici diverse, oppure le trasforma in piccole fotografie-sculture.

29 settembre – 28 ottobre 2022 – Studio Masiero, Milano

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Mostre per settembre

Ciao a tutti, bentornati!

Con settembre riprendono a pieno ritmo le mostre di fotografia.

Di seguito trovate alcuni nostri suggerimenti.

Anna

MUSA FOTOGRAFIA

Inaugura il 14 Settembre 2022 alle 18,30, da Musa fotografia a Monza, la mostra di L. MIKELLE STANDBRIDGE

L. MIKELLE STANDBRIDGE

Sono profondamente interessata alla fotografia e questo interesse informa le mie scelte di soggetto e presentazione. Questa serie, “Photo-Bodies” (Foto-Corpi), è in parte dedicata a quella che è stata probabilmente la caratteristica più sorprendente della fotografia, cioè, sotto la forma di ritratto o “somiglianza”, avere l’inspiegabile, potente potenziale di alludere al non visibile, un emanazione (come una personalità, un’anima, un’aura di una persona). Fotografando persone, soprattutto persone che hanno subito alterazioni al proprio corpo o la cui vita è dominata dal loro aspetto, questo lavoro si aggira intorno alla questione della fisicità dell’essere umano (cosa potrebbe rivelare, cosa potrebbe nascondere).

Anche per me è intrigante il modo in cui abbiamo visto le fotografie. La presentazione della fotografia ha una lunga storia con superfici (sia con il negativo che con la stampa), da negativi di carta, rame argentato, stagno, lastre di vetro, pellicola e carta salata, carta all’albume, carta gelatina-argento, e ora pigmenti a getto d’inchiostro su carta digitale. Quest’ultima, carta fotografica digitale, ha una forte presenza materica dovuta alla ‘grammage’ (densità della carta) e alla base flessibile, 100% cotone. Si può dire che la carta di oggi, in rotoli, offre una presenza carnale perché è polposa, assorbente, flessibile, graffiabile, strappabile, perforabile, cucibile, tingibile, cerabile – tutte caratteristiche che si prestano a un concetto di “corpo”.

Musa fotografia – Via Mentana 6 Monza. 14 settembre 2022 ore 18,30.

PHEST – SEE BEYOND THE SEA. VII EDIZIONE

© Schirra e Giraldi dal progetto “Da pietra a bosco”
© Schirra e Giraldi dal progetto “Da pietra a bosco”

“Noi siamo una grande penisola gettata nel Mediterraneo e certe volte ce ne dimentichiamo.” Franco Cassano, Il pensiero meridiano, 1996

Al via dal 9 settembre al 1° novembre a Monopoli in Puglia, la settima edizione del Festival internazionale di fotografia e arte ideato e diretto da Giovanni Troilo, in collaborazione con la curatrice Arianna Rinaldo. Oltre 20 esposizioni di alcuni tra i più quotati artisti di diverse nazionalità: Olanda, Inghilterra, USA, India, Turchia, Germania, Ucraina, Russia, Belgio, e altri. E ancora 3 residenze artistiche e letture portfolio gratuite con alcuni tra i più influenti esperti del settore. Ancora una volta, per quasi due mesi PhEST trasformerà le vie, gli spazi e i palazzi della città in un’esposizione a cielo aperto, portando a Monopoli il meglio della fotografia e dell’arte da tutto il mondo a indagare il tema dell’anno: “FUTURO”. Sarà l’occasione per evocare l’interconnessione tra differenti piani temporali immaginando un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dagli algoritmi. «Proveremo a declinare il tema in ogni modo possibile non solo dal punto di vista dei contenuti con più di 20 mostre dedicate al Futuro, ma quest’anno più che mai anche dal punto di vista della forma con l’uso nelle esposizioni di ledwall, VR, fotogrammetria, AI, robot, proiezioni immersive, realtà aumentata, riconoscimento facciale…» sottolineano gli organizzatori del festival.

Tra i numerosi artisti presenti, segnaliamo Alexander Gronsky, Nick Brandt, Davide Monteleone, Erik Kessels e Lisetta Carmi.

Dal 09 Settembre 2022 al 01 Novembre 2022 – MONOPOLI – sedi varie

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SI FEST 2022

Gianni Berengo Gardin, Morire di classe
© Gianni Berengo Gardin / Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia | Gianni Berengo Gardin, Morire di classe

Dal 9 all’11 settembre e nei weekend del 17-18 settembre e 1-2 ottobre, a Savignano sul Rubicone torna il SI FEST. Giunto alla 31a edizione, il festival di fotografia organizzato dall’associazione Savignano Immagini, in collaborazione con il Comune di Savignano sul Rubicone, rivoluziona la sua proposta sotto la direzione artistica di Alex Majoli.
In un mondo sempre più inondato di immagini, il SI FEST cerca di mettere ordine al caos puntando tutto sull’educazione all’immagine delle nuove generazioni. Nei mesi scorsi, quest’edizione del festival – intitolata Asinelli solitari, con una citazione da Il caos di Pier Paolo Pasolini – si è spostata in classe organizzando iniziative specifiche per gli studenti di Savignano sul Rubicone. Ora gli stessi ambienti scolastici sono al centro del percorso espositivo, con una serie di mostre allestite fra le scuole elementari e le medie di Savignano sul Rubicone, pensando in primo luogo agli studenti e ai loro insegnanti.
Riportati fra banchi e lavagne, anche i visitatori del festival sono invitati a ragionare con gli schemi mentali degli studenti. Scienze, matematica, storia… ogni mostra è associata a una materia diversa, in un percorso espositivo sperimentale che inizia alla Scuola primaria Dante Alighieri (corso Giulio Perticari, 55/57). La mostra di scienze è dedicata a Morire di classe, storico fotolibro con cui Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin hanno dato slancio alla campagna di Franco Basaglia per la chiusura dei manicomi. La matematica è affidata al fotografo inglese Stephen Gill e al suo A Series of Disappointments, ironica riflessione sul potere dei numeri nelle vite degli scommettitori londinesi; la fisica, invece, al newyorkese Stanley Greenberg, presente con alcune foto da Telescopes e Time Machines, serie dedicate agli strumenti di osservazione dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, dai buchi neri ai neutrini. Per la biologia, la geografia e la religione, il campo di indagine si allarga al linguaggio video con Nsenene di Michele Sibiloni, reportage sulla caccia alle cavallette in Uganda, In Almost Every Picture #2 di Erik Kessels, racconto di lunghissimi viaggi in taxi verso le mete turistiche europee, e Terremoto Santo di Bárbara Wagner & Benjamin de Burca, indagine sulla potente comunità evangelica brasiliana. La mostra di storia è invece una collettiva che ripercorre gli avvenimenti degli ultimi vent’anni, dall’attacco alle Twin Towers in poi, attraverso immagini di diverse agenzie (fra le altre Associated Press, Magnum Photos, Reuters). Fra tanti autori c’è posto anche per uno splendido esempio di fotografia automatica, con una selezione di fotofinish olimpici che al valore storico-sportivo affiancano un’eleganza formale degna di opere d’arte (educazione fisica).
Interamente internazionale è il percorso espositivo dell’Istituto comprensivo Giulio Cesare (via Galvani, 2). Si parte da una delle più grandi fotografe di tutti i tempi, Lee Miller, capace di produrre nel corso dei decenni lavori artistici, corrispondenze di guerra, servizi di moda e ritratti d’autore mantenendo sempre una solidissima coerenza etica (educazione civica), e si arriva al lavoro di Chiara Fossati sul movimento rave degli anni novanta-duemila (musica). Accanto a queste due personali trova spazio una collettiva dedicata alla letteratura, con lavori di autori come Jim Goldberg o Duane Michals che hanno saputo combinare in forma originale fotografia e scrittura.
Abbandonata la scansione in materie, il percorso espositivo curato da Alex Majoli prosegue in uno degli spazi storici del SI FEST, l’ex Consorzio di Bonifica (via Garibaldi, 45). Qui tre autori internazionali esplorano culture scolastiche e universi giovanili distantissimi, non solo geograficamente. In TalibanThomas Dworzak raccoglie alcuni ritratti privati degli studenti-guerrieri afgani, sostenitori di un regime che appena salito al potere ha vietato la fotografia, ma immortalati in pose vezzose e coloratissimi scatti ritoccati a mano. In The Yoshida DormitoryKanta Nomura si avventura nel più antico studentato universitario giapponese, a lungo autogestito e poi abbandonato al suo destino, scoprendo una camera oscura dimenticata da anni. In Early WorksIvars Gravlejs mette in mostra il suo eccentrico fotodiario scolastico, assemblato nella Lettonia post-comunista degli anni Novanta.

Dal 09 Settembre 2022 al 25 Settembre 2022 – SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) – sedi varie

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RICHARD AVEDON: RELATIONSHIPS

Richard Avedon, Nastassja Kinski, Los Angeles, California, June 14, 1981
© The Richard Avedon Foundation | Richard Avedon, Nastassja Kinski, Los Angeles, California, June 14, 1981

Dal 22 settembre 2022 al 29 gennaio 2023, Palazzo Reale di Milano celebra Richard Avedon (1923-2004), uno dei maestri della fotografia del Novecento, con la mostra dal titolo Richard Avedon: Relationships che ne ripercorre gli oltre sessant’anni di carriera attraverso 106 immagini provenienti dalla collezione del Center for Creative Photography (CCP) di Tucson (USA) e dalla Richard Avedon Foundation (USA).
 
La mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Skira Editore in collaborazione con il Center for Creative Photography e la Richard Avedon Foundation è curata da Rebecca Senf, responsabile della collezione del Center for Creative Photography e vede come main partner Versace e media partner Vogue Italia. Il catalogo è pubblicato da SKIRA editore.
 
La rassegna consentirà di approfondire le caratteristiche innovative dell’arte di Avedon che ne hanno fatto uno degli autori più influenti del XX secolo; se da un lato, ha rivoluzionato il modo di fotografare le modelle, trasformandole da soggetti statici ad attrici protagoniste del set, mostrando anche il loro lato umano, dall’altro, i suoi sorprendenti ritratti di celebrità, in bianco e nero e spesso di grande formato, sono capaci di rivelare il lato psicologico più interiore della persona ritratta.
 
Una sezione è dedicata alla collaborazione tra Richard Avedon e Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera/estate 1980, che decretava l’esordio dello stilista, fino a quella della collezione primavera/estate 1998, la prima firmata da Donatella Versace.
Il lavoro di Avedon per Versace è la raffigurazione di come quel rapporto unico che a volte si crea tra designer e fotografo possa produrre immagini destinate a una zona fuori dal tempo, definitivamente al di là del racconto circoscritto cui erano in origine destinate, legato alla stagionalità della moda, per rivoluzionarne invece la narrazione globale.
 
Grazie al suo sguardo, Avedon è stato uno dei pochi fotografi a interpretare l’avanguardia di Gianni Versace, illustrando lo stile e l’eleganza dello stilista italiano, nonché la radicalità della sua moda.
Il linguaggio astratto di Avedon agisce in uno spazio compresso che esalta le figure rendendole assolute e facendo esplodere le coreografie dei corpi di alcune delle top model più celebrate dell’epoca, in movimenti convulsi, sincopati, che mettono in evidenza la forma e la materialità degli abiti che indossano, come nel caso della campagna per la collezione primavera/estate 1993, che vede protagoniste Linda Evangelista, Christy Turlington, Kate Moss, Aya Thorgren, Shalom Harlow.
 
Il percorso espositivo, suddiviso in dieci sezioni – The Artist, The Premise of the show, Early Fashion, Actors and Directors, Visual Artists, Performing Artists / Musicians and writers / Poets, Avedon’s People, Politics, Late Fashion, Versace – si costruisce attorno alle due cifre più caratteristiche della sua ricerca: le fotografie di moda e i ritratti.
 
Quelle di moda si possono raggruppare in due periodi principali. Le immagini giovanili, realizzate prima del 1960, sono scattate “on location” e mettono in scena modelle che impersonano un ruolo per evocare una narrazione.
Le opere successive, invece, si concentrano esclusivamente sulla modella e sui capi che indossa. In queste foto più tarde, Avedon utilizza spesso uno sfondo minimalista e uniforme, e ritrae il più delle volte il soggetto in pose dinamiche, utilizzando le forme fluide del corpo per rivelare la costruzione, il tessuto e il movimento dell’abito.
 
Le prime fotografie di moda scattate da Avedon (quelle anteriori al 1960) sono molto più che semplici rappresentazioni di abiti. Create per le pagine di riviste femminili come “Harper’s Bazaar” e “Vogue”, testata con cui lavorò fino al 1988, trasportano l’osservatore in un mondo di glamour e divertimento in cui le donne si muovono con disinvoltura in una vita di svaghi. Queste immagini cinematografiche incoraggiano chi le guarda a creare una narrazione e a costruire una trama immaginaria.
Alcune delle scene presentano uno sfondo minimalista e pochi dettagli ambientali, mentre altre includono location e diversi “attori”. In entrambi i casi, Avedon fa sentire chi le guarda, testimoni di una storia fatta di agi e piaceri più articolata, che il pubblico potrebbe anche vivere in prima persona se solo possedesse l’abito giusto.
In queste fotografie “filmiche”, Avedon utilizza figure aggiuntive in chiave strategica. Come in Carmen, Omaggio a Munkácsi, Cappotto Cardin, Place François-PremierParigi1957, dove il fotografo si concentra sulla modella che, sospesa a mezz’aria nel salto, è posta al centro dell’inquadratura.
Alla semplicità della foto di Carmen fa da contraltare l’immagine di Suzy Parker con Robin Tattersall e Gardner McKay, Abito da sera Lanvin-Castillo, Café des Beaux-Arts, Parigi, 1956, in cui la modella è piegata su un flipper nella sala a specchi del Café des Beaux-Arts di Parigi, la gonna a balze resa splendente dalla retroilluminazione. Accanto a lei, due uomini in smoking, anch’essi appoggiati al flipper, aspettano che finisca di giocare. Avedon utilizza “attori” aggiuntivi nella scena per arricchire l’atmosfera glamour, far apparire la donna ancor più desiderabile e aggiungere complessità alla narrazione.
 
Molte sono le top model con cui Avedon lavorò intensamente, da Dovima a China Machado, da Suzy Parker a Jean Shrimpton, da Penelope Tree a Twiggy, a Veruschka. Dalla straordinaria affinità che aveva con Dovima, ad esempio, scaturirono immagini spettacolari, come l’iconica Dovima con gli elefanti, Abito da sera Dior, Cirque d’Hiver, Parigi 1955.
Una serie di immagini raffiguranti Penelope Tree o Jean Shrimpton rivela come Avedon sapesse sfruttare le particolari qualità del volto o del corpo di una modella, e tre fotografie di Dorian Leigh risalenti al 1949 mostrano come potesse trasformare il soggetto attraverso location e abiti diversi in modo da fargli impersonare ruoli e personaggi distinti.
In Dorian Leigh, Cappotto Dior, Avenue Montaigne, Parigi, ad esempio, la modella avvolta in un soprabito con collo di pelliccia e maniche voluminose è seduta sul sedile di una decapottabile con accanto una cappelliera, un mazzo di rose e un cagnolino acciambellato. La frangia morbida, l’espressione gentile e l’aria distratta della donna suggeriscono un’idea di innocenza e disponibilità a dispetto della sua bellezza.
Leigh si presenta invece come una figura altera e sdegnosa in Dorian Leigh, Abito da sera Piguet, Appartamento di Helena Rubinstein, Île Saint-Louis, Parigi. Avedon ritrae la modella di profilo davanti a uno specchio, assorta nell’osservazione della propria immagine. Mani sui fianchi, capelli, trucco e gioielli, tutto appare perfettamente studiato e collocato in un contesto che evoca alta classe, raffinatezza ed eleganza. Lo splendido abito scultoreo e la sicurezza che emana fanno di Leigh un’icona di stile.
La modella si trasforma nuovamente di fronte all’obiettivo di Avedon in Dorian Leigh, Diamanti sintetici Schiaparelli, Pré-Catelan, Parigi, in un affollato evento serale. Il fotografo la ritrae con i capelli scuri accuratamente adornati da scintillanti gioielli, la mano sul bavero della giacca del suo accompagnatore che sorride con aria di apprezzamento, la bocca aperta in un’ampia e sincera risata. Dorian Leigh è espressiva, impegnata nella vita sociale, coinvolta in un’esperienza e profondamente legata all’uomo che le sta accanto.
 
Per quanto riguarda i ritratti, Avedon è noto per il suo particolare stile, sviluppato a partire dal 1969. Fra i tratti salienti del suo approccio è da includere l’uso dello sfondo bianco, che gli consentiva di eliminare i potenziali elementi di distrazione di un dato set fotografico per enfatizzare le qualità della posa, dei gesti e dell’espressione. Ne è un esempio la fotografia del 1981, scelta come immagine guida della mostra, che ritrae Nastassja Kinski, morbidamente distesa sul pavimento e abbracciata da un serpente.
 
Lavorando principalmente con una fotocamera di grande formato, riprendeva i suoi soggetti abbastanza da vicino affinché occupassero un’ampia sezione dell’inquadratura, rafforzando nell’osservatore la consapevolezza dello spazio negativo tra la figura e il margine. L’interazione tra figura e vuoto, tra corpo e spazio, tra forma solida e potere definente del bordo è la chiave della potenza delle sue immagini.
Il fascino di queste foto non è legato solo alla composizione, ma anche al senso di intimità che esse evocano. Avedon dà vita a ritratti potentemente descrittivi che avvicinano l’osservatore ai soggetti effigiati. La capacità di vedere i dettagli del volto, anche quelli minimi, pone l’osservatore a una distanza generalmente riservata a coniugi, amanti, genitori o figli. Ad esempio, nella fotografia La scultrice Louise Nevelson, New York, 13 maggio 1975, si può ammirare il taglio cortissimo dell’artista settantacinquenne, il modo in cui i suoi occhi ci scrutano da dietro le ciglia pesantemente ricoperte di mascara, il sottile luccichio del lucidalabbra o le splendide applicazioni sulle maniche del suo soprabito.
Avedon ebbe modo di fotografare molti dei suoi soggetti a distanza di anni. È questo il caso del pittore Jasper Johns nel 1965 e nel 1976, della scrittrice Carson McCullers nel 1956 e nel 1958, del politico George Wallace nel 1963 e nel 1976, del poeta Allen Ginsberg nel 1963 e nel 1970.
Ma il caso più eclatante di relazione fotografica prolungata nel tempo è forse quello che riguarda l’amico Truman Capote.
Avedon fotografò per la prima volta Capote nel 1949. Poi, nel 1959, i due collaborarono al primo libro di Avedon, Observations, una raccolta di ritratti di personaggi celebri, tra cui la cantante lirica Marian Anderson, il pittore Pablo Picasso e lo scienziato marino ed esploratore Jacques Cousteau. Il volume era corredato da un saggio di Capote e da suoi commenti alle fotografie, mentre la grafica era curata da Aleksej Brodovič, il leggendario art director di “Harper’s Bazaar”.
Capote e Avedon lavorarono di nuovo insieme l’anno seguente. Mentre lo scrittore si trovava a Garden City, in Kansas, per la stesura di A sangue freddo, Avedon lo raggiunse in quattro diverse occasioni per fotografare i presunti assassini Perry Smith e Richard “Dick” Hickock, in attesa di giudizio.
In Truman Capote, New York, 10 ottobre 1955, lo scrittore aveva solo trentun anni. L’immagine lo mostra svestito, gli occhi chiusi e le braccia dietro la schiena, il mento rasato. La posa scelta dal fotografo sottolinea la vulnerabilità del giovane, messo a nudo di fronte allo sguardo indagatore e compiaciuto dell’osservatore.
L’ultimo ritratto di Capote, ormai cinquantenne, risale al 1974. La flessuosa sensualità della foto precedente è ormai scomparsa. Avedon si focalizza ora sulla testa dello scrittore, che riempie gran parte dell’inquadratura ed è fuori centro.
 
Il percorso espositivo propone inoltre una nutrita selezione di ritratti di celebrità del mondo dello spettacolo, attori, ballerini, musicisti ma anche di attivisti per i diritti civili, politici e scrittori, tra cui quelli dei Beatles (John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr), ma anche di Bob Dylan, di Michelangelo Antonioni, Allen Ginsberg, Sofia Loren, Marylin Monroe, del Dalai Lama e due di Andy Wahrol, dove il padre della Pop art americana decide di mostrare la sua intimità a Richard Avedon esibendo le sue cicatrici da arma da fuoco, dopo essere sopravvissuto a un tentativo di omicidio.
 
Una sezione è dedicata ai ritratti degli esponenti dei movimenti americani per i diritti civili e ai membri del Congresso americano, questi ultimi confluiti nel portfolio The Family, realizzato nel 1976 per la rivista Rolling Stone, che documentava l’élite del potere politico statunitense.
 

Dal 22 Settembre 2022 al 29 Gennaio 2023 – MILANO – Palazzo Reale

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FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA DI LODI. XIII EDIZIONE

© Roberta Vagliani
© Roberta Vagliani

741 fotografi da 60 paesi diversi, oltre 800 progetti ricevuti, 11.899 le foto ricevute in totale.
Questi i primi numeri della XII edizione del World Report Award|Documeting Humanity, il concorso indetto dal Festival della Fotografia Etica di Lodi, in programma dal prossimo 24 settembre al 23 ottobre.

La giuria composta da Chloe Coleman, photo editor al The Washington Post, Gloria Crespo MacLennan, photeditor di El Pais, Alberto Prina e Aldo Mendichi, coordinatori del Festival, ha selezionato i 70 finalisti delle varie sezioni del World Report Award, i cui vincitori assoluti verranno decretati il 30 agosto.

Il concorso si suddivide nelle categorie Master (10 finalisti), Spotlight (10 finalisti), Short Story (10 finalisti), Student (10 finalisti), Single Shot (30 finalisti). Cinque percorsi diversi, per narrazione e modalità espositiva, ma con lo stesso comune obiettivo: raccontare la società contemporanea e la sua complessità attraverso il potere della fotografia e la sensibilità dei migliori fotoreporter internazionali.

Anche in questa edizione ci sarà la presenza di FUJIFILM Italia che da anni sostiene sia la manifestazione in qualità di official partner sia il concorso World Report Award con l’intento di sostenere il diffondersi della cultura dell’immagine. FUJIFILM Italia, è da sempre in prima linea per rimarcare il valore della fotografia, per la sua capacità di raccontare la collettività e la realtà che ci circonda. Con il suo supporto, avvalora e incoraggia il grande impegno che il Festival mette ogni anno in campo per celebrare la fotografia, espressione umana necessaria.

Accanto alle mostre del World Report Award si articoleranno altri momenti importanti del Festival, con la cronaca dei fatti e le storie più rilevanti dell’ultimo anno che troverà spazio nella sezione Uno Sguardo sul Mondo; lo Spazio approfondimento, con il reportage relativo a un long term project; lo Spazio no-profit, che dà voce alle organizzazioni umanitarie e ai loro progetti.
Ma ci sarà anche spazio a incontri, workshop, letture portfolio, videoproiezioni, visite guidate, presentazioni di libri, progetti educational per gli studenti e numerosi altri eventi che indagano il rapporto tra etica, comunicazione e fotografia.

Contemporaneamente al Festival si svolgerà FFE – OFF, un circuito di mostre fotografiche, esposte in negozi, bar, ristoranti, gallerie, circoli culturali e aree pubbliche della città.

Il Festival della Fotografia Etica è membro attivo di Sistema Festival Fotografia, network creato nel 2017 per volontà di cinque festival fotografici italiani – Fotografia Europea, Cortona On The Move, SI FEST Festival della Fotografia Etica e Photolux Festival – e sostenuto dal Ministero della Cultura, come piattaforma di scambio e luogo di incontro per confrontare, progettare e individuare percorsi comuni, salvaguardando l’unicità di ogni entità.

L’appuntamento quindi è al 30 agosto per scoprire i vincitori del World Report Award, e conoscere il programma definitivo che caratterizzerà l’XIII edizione di uno dei più importanti festival di fotografia europei.

Dal 24 Settembre 2022 al 23 Ottobre 2022 – LODI – sedi varie

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SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS 2022

Sony World Photography Awards 2022
Sony World Photography Awards 2022

Dal 14 settembre al 30 ottobre 2022 verranno ospitati a Milano i Sony World Photography Awards promossi da World Photography Organisation e Sony con la Main Partnership di Fondazione Fiera Milano e Fondazione Stelline. Il ricavato della Mostra sarà a favore di Fondazione Progetto Arca onlus per l’emergenza Ucraina. L’esposizione permette di ammirare le fotografie vincitrici e finaliste del concorso fotografico più eterogeneo al mondo. Quest’anno gli Awards, giunti alla quindicesima edizione, hanno ricevuto oltre 340 mila candidature provenienti da 211 territori.

Lo scorso aprile, dopo l’assegnazione dei premi, la mostra dei Sony World Photography Awards 2022 è stata ospitata presso la Somerset House di Londra. L’evento, in Italia, sarà ospitato a Milano nella prestigiosa location della Fondazione Stelline.
Tra le opere esposte si potrà ammirare il progetto Migrantes del fotografo australiano Adam Ferguson, che si è aggiudicato il titolo di Photographer of the Year, le opere di Federico Borrella, premiato con il 2° posto per la categoria Wildlife and Nature all’edizione Professional, quelle di Giacomo Orlando e Alessandro Gandolfi, che si sono aggiudicati il 3° posto rispettivamente nella categoria Ambiente e Natura Morta, oltre al progetto di Antonio Pellicano, vincitore del National Award, Rise Up Again.

“Gli scatti proposti costituiscono testimonianze preziose del nostro tempo perché racchiudono storie che non conosciamo e che meritano di essere raccontate e condivise. Siamo particolarmente orgogliosi dei riconoscimenti conquistati ogni anno, e mai come in questa edizione, dai fotografi italiani grazie al valore culturale e all’eccellenza tecnica che distinguono le loro opere. È importante sottolineare la natura internazionale del concorso, aspetto che Sony desidera valorizzare attraverso le tappe locali di un tour globale che permette a un pubblico sempre più vasto di ammirare le fotografie premiate. E ricordare che Sony World Photography Awards rappresenta solo uno dei modi, sebbene sicuramente tra i più importanti, con cui Sony si impegna a sostenere il mondo della fotografia, attraverso la continua innovazione tecnologica da un lato e un supporto fattivo al lavoro dei fotografi di ogni livello dall’altro. Il premio, infatti, rappresenta una piattaforma internazionale di grande visibilità che ci auguriamo possa aprire per vincitori e finalisti nuove opportunità di lavoro”. Federico Cappone, Country Manager di Sony in Italia.

Tutto l’incasso della biglietteria, grazie anche alla collaborazione con Fondazione Fiera Milano e Fondazione Stelline, verrà totalmente devoluto a Fondazione Progetto Arca, che lo scorso 30 marzo ha avviato una collaborazione con Fondazione Fiera Milano per supportare il popolo ucraino. La collaborazione ha visto a oggi l’invio di 22 tir con a bordo oltre 170 tonnellate di materiali (alimentari, prodotti per l’igiene personale, pannolini, stoviglie monouso, coperte, sacchi a pelo e altri beni di prima necessità, oltre a giocattoli e pelouche) e la recente realizzazione di un video nel quale sei fra i più famosi comici milanesi (Giacomo Poretti, Raul Cremona, Elio, Pucci, Enrico Bertolino e Andrea Pisani) invitano a donare per il sostentamento di due mense per gli sfollati gestite dai volontari di Progetto Arca, attive rispettivamente ai confini dell’Ucraina con Polonia e Romania. Fondazione Fiera Milano, insieme al Gruppo Fiera Milano, ha messo a disposizione di questo appello risorse, relazioni e capacità logistica, in linea con la propria missione che include il sostegno ai territori e alle comunità.

“I vincitori di questa competizione raccontano le storie dell’umanità e portano fino a noi frammenti di terre vicine e lontane, riassegnando alla fotografia il suo ruolo nodale, quello che da sempre mi incanta: la sua capacità di testimoniare gli avvenimenti contemporanei e consegnarli alla futura memoria collettiva. Le vicende che emergono dagli sguardi originali dei tanti fotografi premiati, riguardano segnatamente la natura, le migrazioni, la crisi climatica, l’inclusività, le fonti energetiche, la bellezza, i giovani, la scienza… Riguardano noi, i cambiamenti che abbiamo attraversato e che ci attendono. E selezionare l’insieme della produzione 2022 nelle sue dieci categorie, mi ha rinnovato la convinzione che gli Awards siano di grande valore, proprio perché il gran numero di progetti inviati da tutto il mondo sollecitano quell’empatia tra gli individui che talvolta sembriamo dimenticare. Negli altri ci riconosciamo, ci ritroviamo, e i fotografi lo sanno”. Barbara Silbe, giornalista, co-fondatrice e direttore responsabile di EyesOpen! Magazine e curatrice della mostra.
Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca:

 “È un onore essere partner in questo importante progetto artistico che vede la sua manifestazione finale a Milano, la città in cui Progetto Arca è nata e da cui siamo partiti per ogni missione umanitaria che abbiamo affrontato in questi anni di aiuto ai più fragili. Come quella in Ucraina, iniziata il giorno dopo l’inizio della guerra. Oggi siamo ancora lì: abbiamo dispensato aiuti, alimenti e conforto alle tante famiglie che abbiamo accolto, e abbiamo costruito in tempo record mense da migliaia di pasti al giorno per gli sfollati. Questo è stato possibile in particolare grazie al sodalizio con Fondazione Fiera Milano e oggi proseguiamo accompagnati da altri sostegni concreti come questo con Sony World Photography Awards. Grazie di cuore da parte mia e di tutti gli operatori e volontari che ogni giorno sono in prima linea con il loro tempo, le loro competenze e la loro energia”.

Dal 14 Settembre 2022 al 30 Ottobre 2022 – Milano – Fondazione Stelline

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MARE OMNIS. FOTOGRAFIE DI FRANCESCO ZIZOLA

© Francesco Zizola
© Francesco Zizola

Nell’affascinante cornice del seicentesco Palazzo Borghese a Roma all’interno delle suggestive sale affrescate della galleria terrena, la Galleria del Cembalo accoglierà nuovamente i visitatori con la mostra Mare Omnis di Francesco Zizola.

La mostra presenta una raccolta di 22 fotografie di grande formato che sembrano raffigurare delle costellazioni lontanissime, ma che in realtà sono tonnare, ossia reti da pesca inserite nel grande mare Mediterraneo fotografate da un drone: reti che i tonnarotti – coloro che si occupano della mattanza – installano per catturare i tonni nella loro migrazione verso la costa.

Nelle fotografie i punti bianchi sono boe e i fili argentati sono le cime che assicurano le parti galleggianti ai fondali. Le immagini sono state tutte realizzate nel mare del Sulcis, nella Sardegna sud occidentale, presso la Tonnara di Portoscuso, che in quelle acque opera da secoli.

La mostra Mare Omnis documenta in maniera antropologica la vita vissuta in mare attraverso forme di pesca ancora manuali, locali, sostenibili, secondo tradizioni centenarie, indagando il rapporto dell’uomo con la natura e della sua influenza sul mare declinato attraverso un linguaggio visivo articolato e complesso. Costruire i propri strumenti di lavoro, gettare le reti in mare, trascorrere giorni e mesi in attesa della pesca, essere soggetti alle leggi della natura, compongono quel patrimonio di saperi legati alla prossimità con il mare e ad una vita in rapporto con esso che oggi sono sostituiti da metodi di pesca intensivi e industriali. Le immagini presentate ci restituiscono – attraverso un quadro visivo potentissimo – il sentimento di una relazione simbiotica che ricuce quella separazione tra uomo e natura adottata dalla società contemporanea: acqua che diventa paesaggio astratto, pesci colti nelle fitte reti immerse nel mare.

La scelta della stampa in bianco e nero è fatta per stimolare l’immaginazione di chi guarda verso uno spaesamento percettivo; il fotografo mette in atto un deliberato inganno semantico per deviare i sensi utilizzando la memoria istintiva. Così, le grandi reti della tonnara finiscono ad assomigliare a cose diverse; alcuni ci leggono dei dream catcher etnici, altri dei graffiti arcaici, altri ancora delle costellazioni nella notte. La serie si chiama Constellations perché alcune di queste fotografie sono espressamente organizzate per rimandare ad una visione notturna delle costellazioni, mentre in altre immagini, già dall’inquadratura, Zizola ha intravisto nelle forme di luce un quadro di Paul Klee, l’Angelus Novus.

Dal 15 Settembre 2022 al 29 Ottobre 2022 – ROMA – Galleria del Cembalo

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FESTIVAL GRENZE ARSENALI FOTOGRAFICI 2022

Sara Munari | Non ditelo a mia madre – Don’t let my mother know

Dal 1 al 26 settembre si rinnova a Verona l’appuntamento con la fotografia contemporanea. Sarà il Fake il tema protagonista della quinta edizione del Festival Grenze Arsenali Fotografici ospitato al Bastione delle Maddalene e in altre sedi della città scaligera.

La realtà non è l’opposto della finzione. Anzi.

La finzione è un ponte per comprendere la realtà. Il falso un dubbio metodico.

Dell’immagine non ci interessa l’autenticità dell’origine ma l’originalità del suo destino.

Tra gli artisti in mostra segnaliamo Joan Fontcuberta y Pilar Rosado, Sara Munari, Lina Pallotta e Thania Petersen.

Dal 01 Settembre 2022 al 26 Settembre 2022 – VERONA – sedi varie

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Stefano Guindani – Mens sana in corpore sano

Mens sana in corpore sano è il nuovo progetto fotografico di Stefano Guindani (Cremona, 1969): dal 23 settembre a dicembre 2022 nel rinnovato Leica Store Milano uomini e donne di fede immortalati in scatti che li mostrano intenti in attività sportive, seppur in abito talare.

Chi c’è davvero dietro agli uomini e alle donne di fede? Spesso siamo abituati a concepire preti, suore e frati come soggetti quasi distaccati dalla realtà; il ruolo che ricoprono ci appare talmente ingombrante da riuscire a eclissare totalmente lo spazio del singolo individuo. Certo è che si muovono in un contesto intriso di regole e norme da rispettare, nel quale tutto risulta serio e integerrimo, pronto a condannare qualsiasi tipologia di iniziativa personale.

Il lavoro Mens sana in corpore sano di Stefano Guindani si sviluppa intorno a questo interrogativo sociale ed è stato realizzato grazie a Leica SL2, fotocamera del Sistema Leica SL, il sistema mirrorless professionale di Leica realizzata per e con i fotografi, tecnologicamente avanzata e con una qualità costruttiva Made in Germany, con un concetto operativo, funzionale e intuitivo.

Le fotografie in mostra fanno leva sull’aspetto umano dei soggetti, ne dipingono una straordinaria dedizione e una predisposizione al divertimento unica, amalgamate da una dirompente vitalità.

Partendo dalle suggestioni giacomelliane di inizio anni Sessanta, il fotografo si imbarca in una missione ideologica volta a delineare un racconto visivo dei religiosi al giorno d’oggi. L’obiettivo di Guindani è riuscire a sdoganare la figura, associata a liturgie e momenti di silenzio, dei consiglieri spirituali, svincolandoli da ogni preconcetto religioso e trasportandoli sul piano universale grazie alle discipline sportive. Denis Curti

L’esposizione di Guindani è un’occasione per scoprire il nuovo concept di Leica Store Milano, a pochi passi da piazza del Duomo, vincitore del Red Dot Design Award, uno dei più prestigiosi premi internazionali per il design: non solo punto vendita, ma luogo di approfondimento per un’esperienza immersiva sulla fotografia, incontro e accoglienza, sempre con uno sguardo rivolto al futuro e con attenzione alle esigenze di clienti e appassionati.

dal 23 settembre fino a dicembre 2022 – Leica Store Milano

L’invenzione della natura”, fotografie di Marcello Bonfanti.

Alessia Paladini Gallery è lieta di presentare “L’invenzione della natura”, fotografie di Marcello Bonfanti.
In mostra, una selezione di nature morte di grande impatto, che attingono all’iconografia e alla cultura rinascimantale e secentesca, alla base del percorso formativo di Marcello Bonfanti.
Nella storia dell’arte la natura morta è un genere dedicato al mondo degli oggetti, artificiali o naturali. Accanto alla finalità decorativa, la rappresentazione delle cose, dei fiori recisi o del cibo, è spesso un invito alla riflessione, alla lettura del mondo e della vita guidata da simboli, allusioni e significati nascosti: i fiori, nel loro splendore, sono insieme simbolo della molteplicità della creazione e richiamo alla caducità delle cose. I cristalli che talvolta appaiono in queste composizioni sono simbolo per eccellenza della fragilità: delle cose, della vita, del sistema umano.
In un periodo di incertezza universale come quello che stiamo attraversando, la natura morta torna a rivestire un ruolo di grande centralità, proponendo molteplici stratificazioni di lettura e spunti per una riconsiderazione del rapporto fra uomo e natura.

“Le opere in mostra sono un mio personale atto di riconciliazione con la natura da cui sono stato separato durante i recenti periodi di isolamento forzato. Il mezzo fotografico è stato usato come strumento di appropriazione intima del soggetto. Non potendo fruire della natura, ne ho indagato alcuni aspetti trascendenti e le loro modalità di rappresentazione nella storia dell’iconografia. L’indagine copre i temi dell’impermanenza della forma legata alle continue trasformazioni chimiche, fisiche e biologiche, della
sua grazia trascendente contenuta nella geometria della struttura modellata da leggi universali e dell’esperienza metafisica che colloca il mistero della natura nel campo della ragione umana.
La narrazione ruota intorno ad una serie di still life di ispirazione fiamminga, forma iconografica che coglie le istanze di un periodo, il 600, in cui l’Europa è stata scossa da una continua mutazione degli orizzonti causata da guerre ed epidemie. L’incessante divenire viene sintetizzato da immagini di una natura imperfetta che vive la transizione dall’apice del suo splendore allo stato successivo. La staticità dell’immagine contiene l’evoluzione dinamica del soggetto. La forma muta diminuendo il suo splendore, ma la bellezza impermanente si conserva nella struttura dell’immagine. Il rigore formale della composizione è il simbolo trascendentale di un’ordine superiore al quale questa trasformazione appartiene. Le immagini, nel raccontare il processo del divenire della forma, sono al tempo stesso una riflessione sull’esistere ed un riflesso dell’esistente.
Il gesto fotografico è solo l’ultimo atto di appropriazione del soggetto, quello che consegna allo spettatore anche gli atti di ricerca degli elementi naturali raccolti durante ricognizioni in ambienti familiari che hanno segnato la mia estetica e l’atto di costruzione della scena che conferisce a questi elementi i significati simbolici.”

Dal 15 settembre al 31 ottobre – Alessia Paladini Gallery – Milano

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NOMADELFIA. Un’oasi di fraternità

Enrico Genovesi<br>Nomadelfia
Enrico Genovesi, Nomadelfia, 2018

A seguito della pubblicazione dell’omonimo libro, in settembre è in programma un grande evento che presenterà la mostra di Enrico Genovesi “Nomadelfia. Un’oasi di fraternità” curata da Giovanna Calvenzi, nell’ex campo di concentramento di Fossoli, luogo suggestivo e fortemente simbolico dove la comunità nel 1948 si è costituita.
La mostra è inoltre parte integrante di festivalfilosofia quest’anno caratterizzato dal tema “giustizia”

Una mostra attraverso la quale si potrà ripercorrere l’esperienza di Nomadelfia nata proprio al Campo di Fossoli e ancora attiva a Grosseto e il suo esperimento utopico di fondare una città dove la fratellanza è legge, nell’Europa devastata dalla guerra e divisa dalla guerra fredda. Una proposta di giustizia sociale, come realizzazione della giustizia in terra.

Dal 16 settembre al 23 ottobre 2022 – Campo di Fossoli – Baracca recuperata – Carpi

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Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975

La mostra Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975curata da Raffaella Perna e Monica Poggi, e realizzata grazie alla collaborazione con l’Archivio Ketty La Rocca, e con il contributo della Galleria Frittelli di Firenzeesplora per la prima volta il rapporto tra Ketty La Rocca (La Spezia 1938 – Firenze 1976) e la fotografia, al fine di porre in evidenza il ruolo cruciale che questo medium ha avuto nel suo modo di rappresentare il corpo e la gestualità e nel documentare la sua attività performativa. Fin dai suoi primi lavori, l’artista utilizza infatti la fotografia sotto forma di collage verbo-visivi, componendo immagini e scritte tratte dai rotocalchi e dalle riviste in circolazione, ma è la pubblicazione del libro fotografico In principio erat nel 1971 a segnare una svolta importante nel percorso dell’artista, che inizia a farsi ritrarre mentre compie gesti con le mani, concentrandosi sulla relazione tra fotografia, corpo e linguaggio verbale. Da quel momento la sua ricerca e il suo orizzonte di riferimenti culturali si allargano e l’attenzione per la comunicazione di massa che aveva contrassegnato la prima fase del suo lavoro, legato all’attività con il Gruppo 70, s’indirizza verso forme espressive primigenie fondate sul corpo, con un’apertura significativa agli studi di antropologia, alla storia delle culture preistoriche e dei rituali extra-europei.

Fra le tematiche da lei trattate, emergono in maniera significativa il ruolo della donna all’interno della comunicazione di massa e un’esplicita critica al capitalismo e all’influenza che la Chiesa ha all’interno della società moderna. Agli immaginari stereotipati dell’editoria femminile che avevano contraddistinto le sue prime ricerche, La Rocca aggiunge al suo repertorio anche immagini storiche, come quelle tratte dagli archivi Alinari, o scientifiche, come nel caso delle Craniologie, dove impiega le radiografie del cranio, sovrapposte a fotografie delle mani o frasi scritte a mano. In questa fase la fotografia assume per lei un ruolo centrale, che la mostra documenta attraverso una selezione di oltre cinquanta opere, datate tra il 1967 e il 1975, che comprendono immagini delle sue performance, opere con i gesti delle mani e le espressioni facciali legate agli studi sulla fisiognomica, lavori realizzati con la macchina xerox, sino alle serie delle già ricordate Craniologie e delle Riduzioni, in cui La Rocca riconduce la fotografia sotto il dominio della soggettività attraverso l’impiego della grafia manuale.

14 luglio – 02 ottobre 2022 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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FESTIVAL DI FOTOGRAFIA A CAPRI – VISIONE MEDITERRANEA

Claudia Vanacore, L'intervallo
Claudia Vanacore, L’intervallo

La quattordicesima edizione del Festival, intitolata Visione Mediterranea, rinnova la sua volontà di contribuire, per mezzo di una precisa fusione tra medium espressivi e approcci differenti, a rivitalizzare la percezione iconografica del panorama caprese. Dando quindi la parola a fotografi nazionali e internazionali con oltre 60 immagini che, con le loro personali visioni artistiche, compongono una rassegna in bilico tra spazio e tempo. Si tratta di una scelta essenziale per riuscire a esprimere la quintessenza di Capri e, conseguentemente, restituirne un’immagine travolgente, svincolata da ogni stereotipo.

Davide Esposito, Sogno di un’ombra
L’enigma dell’identità è un concetto complesso, ricco di infinite sfaccettature, che da sempre affligge l’animo umano. L’uomo contemporaneo è vittima di un meccanismo subdolo, provocato dallo smarrimento interiore e dalla conseguente perdita di ogni certezza. È proprio in questo contesto che si anima il progetto di Davide Esposito. Sogno di un’ombra nasce da una dolorosa urgenza di stampo nietzschiano: è un racconto profondo, capace di delineare un sincero percorso di presa di coscienza personale, scevro da ogni velleità meschina e proteso verso una liberazione totalizzante.
Con uno sguardo dolcemente malinconico, Esposito delinea la figura di un’isola immaginaria, materna ma anche matrigna, accogliente e allo stesso tempo spietata. È una partita che si gioca nell’oscurità di una notte invernale, dove l’aspra natura di una Capri deserta, dominata dal silenzio e scalfita dal vento, attiva una riflessione tra reale e illusorio. L’uso del bianco e nero, dominato da luci quasi accecanti e ombre dense come il petrolio, ci trasporta in un viaggio dal sapore onirico, parlandoci dell’infinità dei sentimenti, perennemente in contrasto tra loro. L’aura di queste immagini richiama l’atmosfera di Breathing in / Breathing out, performance di Marina Abramovic e ULAY: ci sono un uomo e una donna, le cui bocche sono fuse in un bacio fatale.

Claudia Vanacore, L’Intervallo
In un mondo dominato dai social network, dove il confine tra verità e finzione è sempre più sottile, lontano anni luce dalla realtà, dove tutto si muove a grande velocità e “il popolare” sembra aver preso il posto della spensieratezza, l’immaginario collettivo sembra scontrarsi con l’interpretazione personale e il concetto di stereotipo appare in perenne conflitto con la concretezza. Claudia Vanacore utilizza la sua macchina fotografica come una lente di ingrandimento, capace di scorporare i dettami contemporanei e sviscerare i fatti salienti della nostra società. Il suo progetto L’intervallo ci invita a prendere una pausa dal costante bombardamento di informazioni e dal nostro perenne progredire verso un obiettivo indefinito. Le immagini che ci propone vogliono raccontare una Capri insolita, avvolta in una dimensione agli antipodi rispetto al suo comune concetto di località esclusiva, lussuosa, da sempre popolata dai divi del cinema e scenario di pubblicità equivoche, che sembrano vendere un ideale impossibile, piuttosto che un semplice prodotto. Con il suo occhio indagatore, Claudia sbircia oltre la coltre dorata di questo luogo e ci racconta le emozioni di un’estate italiana dal sapore neorealista. Le sue fotografie sembrano congelare il tempo, ci danno l’occasione di odorare il momento, assaporandone ogni istante. Come negli scatti poetici di Imogen Cunningham, la luce quasi crepuscolare disegna silhouettes dinamiche e corpi semplicemente reali, esaltando la meraviglia umana.

Simone Malgrati, Raccolta fotografica N°1, Capri, Italia
La dimensione del viaggio rientra tra gli aspetti più poetici della nostra esistenza. Come ci ricorda Bruce Chatwin: «Viaggiare non soltanto allarga la mente, le dà forma». Lo scrittore parla di un sano nomadismo, inteso come atto di fede nei confronti dell’ignoto e propenso ad aprirsi all’altro senza pregiudizio. L’artista, con un taglio cinematografico dal sapore vintage, ci restituisce la visione di una Capri unica, immersa in un’atmosfera di perenne attesa, in bilico tra quiete e malinconia. La grammatica dei suoi scatti ci ricorda inevitabilmente la magnifica contemplazione del mondo di Luigi Ghirri. Simone, come lui, si lascia guidare dalle emozioni e dall’istinto, senza tralasciare l’importanza di una composizione visiva curata ed elegante. La grana di queste immagini modella i soggetti come se fossero statue, ne esalta i contorni e le infinte sfumature pastello. La luce penetra nelle viscere di ogni dettaglio, offrendoci uno sguardo quasi pittorico su paesaggi che sembrano essere fuoriusciti dal pennello di Edward Hopper.

Dal 27 Agosto 2022 al 30 Ottobre 2022 – CAPRI – Certosa di San Giacomo

WILLIAM P. GOTTLIEB – A JAZZ STORY

Ritratto di Billie Holiday, Downbeat, New York, N.Y., ca. febbraio 1947
© Courtesy William P. Gottlieb / Library of Congress

In anteprima assoluta per l’Italia, una mostra per ricordare il giornalista e fotografo americano, scomparso nel 2006 e praticamente sconosciuto nel nostro paese ma celebre in America per i suoi scatti della scena musicale di Washington e soprattutto di New York negli anni ’40 del Novecento, la cosiddetta “Golden Age of Jazz” (l’età dell’oro del jazz). Molte delle sue immagini, forse le più riprodotte nella storia della fotografia americana, sono diventate delle vere e proprie icone della musica jazz divenendo i soggetti di poster distribuiti in tutto il mondo. In mostra i ritratti di Louis Armstrong, Billy Holiday, Ella Fitzgerald, Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Miles Davis, Thelonious Monk, Frank Sinatra, Cab Calloway e moltissimi altri cantanti e musicisti che hanno fatto la storia e la cultura del jazz. L’esposizione fa parte del progetto History & Photography (www.history-and-photography.com), che ha per obiettivo raccontare la Storia con la Fotografia (e la Storia della Fotografia) valorizzando e rendendo fruibili al grande pubblico e alle scuole e università gli archivi storico fotografici italiani e internazionali, pubblici e privati. L’esposizione è visibile anche via internet in slideshow manuale grazie alle innovative proposte digitali di History & Photography.

In programma fino al 3 dicembre 2022, curata da Alessandro Luigi Perna e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose per il progetto History & Photography – La Storia raccontata dalla Fotografia, la mostra si compone di 60 immagini stampate (riproduzioni digitali da stampe d’epoca e negativi) scattate da Gottlieb tra il 1938 e il 1948, durante la cosiddetta “Golden Age of Jazz” (l’età d’oro del jazz), quando lo swing raggiunse il suo apice e si sviluppò il jazz moderno. A inviare Gottlieb nei principali locali jazz di Washington e soprattutto di New York City erano la prestigiosa testata Washington Post e le riviste specializzate Downbeat e Record Changer.

Abile artigiano, fotografo autodidatta, nei suoi reportage giornalistici e fotografici ha intervistato e ritratto i principali musicisti del jazz dell’epoca tra cui Louis Armstrong, Billy Holiday, Ella Fitzgerald, Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Miles Davis, Thelonious Monk, Frank Sinatra, Cab Calloway e moltissimi altri cantanti e musicisti che hanno fatto la storia e la cultura del jazz. La collezione è considerata dalla critica un importante e insostituibile contributo alla documentazione della cultura americana in un periodo in cui la musica jazz raggiungeva il suo massimo livello di popolarità e diventava un carattere essenziale e riconosciuto anche all’estero della società statunitense.

Le sue immagini di cantanti e musicisti jazz sono forse le più riprodotte nella storia della fotografia americana. A risultare vincente nei suoi articoli e poi, in particolare, nei suoi scatti la capacità di catturare le personalità dei musicisti con estrema sensibilità e senso della narrazione, non solo sul palco ma anche una volta smessi i panni delle star mentre sono nei camerini, in strada o durante le sessioni di prova. A fare da sfondo una New York notturna e suggestiva, spesso fotografata a colori, un soluzione inedita per un’epoca in cui la fotografia non in bianco e nero era tecnicamente ancora all’inizio e pochissimo diffusa sia a livello professionale che amatoriale.

dal 17 settembre al 3 dicembre 2022 – La casa di vetro – MILANO

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Mostre di fotografia per le tue vacanze di agosto

Ciao a tutti, per chi avesse voglia di godersi la fotografia anche durante le vacanze, vi proponiamo nuove mostre, e non dimenticate mostre e festival che vi abbiamo già segnalato nei mesi scorsi, che spesso continuano.

Buone vacanze!

Anna

Les Rencontres d’Arles 2022 – Visible or invisible, a summer revealed

Ahmedabad, Gujarat, India
Ahmedabad, Gujarat, India, 1981. Black River Productions, Ltd. / Galerie Thomas Zander / Mitch Epstein

Saying that the summer of 2022 will be one of revelations seems almost like stating the obvious. How can we be made to see what is staring us in the face, but takes so long to appear, as if the revelation could only be a forced birth? Photography, photographers and artists who use the medium are there to remind us of what we want to neither hear nor see. Yet, as Emanuele Coccia recalls, “it is to the visible, to images, that man turns for a radical testimony of his own being, his own nature”.

Every summer, the Rencontres d’Arles seizes a condition, demands, criticizes, rebels against established standards and categories and shakes up the way we look at things from one continent to another, reminding us of our absolute need to exist.

Photography captures our existence in all its aspects, but it has not always mirrored the incredible richness and diversity of the artists. A long process of recognizing women photographers has been underway for about 40 years. Continuing the festival’s commitment, this year many venues will host shows reflecting their influence and creativity, from historic figures to forgotten or poorly known artists and today’s emerging young talents.

A Feminist Avant-garde of the 1970s, an exhibition at the Atelier de la Mécanique of the Verbund Collection, which has never been seen before in France, features performative practices common worldwide. The outcome of 18 years of research, the show focuses on women who used photography as a major means of expression and emancipation to, as Lucy Lippard says, revolt “against the cult of male genius or the hegemony of painting for a radical reinvention of the image of women by women”. From Cindy Sherman to ORLAN, Helena Almeida and Martha Wilson, a whole generation of female photographers paved the way for consciousness and recognition.

Dance and performance in 1970s New York meet in Église Sainte-Anne. Filmmaker-photographer Babette Mangolte documented the exciting scene there, where works by Trisha Brown, Richard Foreman, Lucinda Childs, Robert Wilson and Simon Forti, to name just a few, were performed. She developed a language based on the camera’s subjectivity, where the viewer plays a key role in the work and in the body’s relationship to space. Closer to us, another performance unfolds in front of Susan Meiselas’s camera: captured gestures of fragments of aging bodies meet the music of Marta Gentilucci. In this composition for four hands, energy and beauty transcend the passage of time.

This summer, visitors again make their way to places like the Salle Henri-Comte, where they can see the singular work of Bettina Grossman, who has lived in the legendary Chelsea Hotel since 1970. Bettina has based her shape-shifting work on a complex self-referencing system integrating photographs, videos, sculptures, paintings and textile design revealed by Yto Barrada at her side.

The experimentation continues with Frida Orupabo’s strange, poetic repertoire of figures. Denouncing the brutality of how black bodies have been depicted throughout history, she deconstructs stereotypes by reappropriating images downloaded from the Internet and integrating them into her family archive. The young curators of Untitled Duo continue this critical perspective with If a Tree Falls in a Forest, which investigates the individual and collective memory of colonialism and the trauma of being othered. For the first time in France, the James Barnor exhibition at LUMA reveals a selection of iconic images and period documents. At the end of the colonial era, Barnor opened his first studio in his hometown of Accra before moving to London and then traveling back and forth between the two continents.

The human is at the heart of the festival, but so is nature: it is impossible to imagine one without the other. Ritual Inhabitual sounds the alarm over the dizzying expansion in Chile of industrial forestry and the planting of geometrical forests to supply an increasingly greedy paper industry. Meanwhile, the Mapuche people are being pushed further and further away from their land, cutting them off from their culture so closely linked to nature. In the United States, Bruno Serralongue documents the Sioux people’s ongoing struggle to protect their ancestral lands from the expansion of the oil and gas industry.

The Rencontres also supports creativity with many tools developed over the years with our public and private partners in France and abroad. This year, for the first time, works by the winner of the grant created with the Serendipity Arts Festival in Goa are being exhibited at Cloître Saint-Trophime, while those of the artists pre-selected for the Louis Roederer Discovery Award are shown at the Église des Frères-Prêcheurs, in the heart of the city, under the curatorship of Taous Dahmani.

Our reading of history continues with two exhibitions that strangely resonate in this terrible period, when war is raging on Europe’s doorstep. Gaëlle Morel offers a new look at the career of Lee Miller, a photographer beyond the muse she is often seen as. The show spans the years 1932 to 1945, from her studio work to commissions and her wartime photography until the liberation of the German concentration camps. Co-produced with the International Red Cross Museum, A World to Heal, the outcome of two years of research in the museum’s archives, takes a critical look at 160 years of humanitarian photography.

This year, Mitch Epstein’s photography headlines the festival. His exhibition In India, 1978-1989 is at Abbaye de Montmajour.

Dal 4 luglio al 25 settembre – Arles (Francia) sedi varie

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La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977 | Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975

Michelangelo Pistoletto, Torino, 1970, Foto © Paolo Mussat Sartor (dettaglio) | Ketty La Rocca, Senza titolo, libro d’artista, 1974 (particolare) © Archivio Ketty La Rocca | Michelangelo Vasta

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia continua nel suo percorso di valorizzazione del ruolo della fotografia tra i grandi linguaggi del Novecento, in particolare nel suo rapporto con le più importanti correnti artistiche del XX secolo.

Dopo la grande mostra dei capolavori del MoMA, CAMERA propone, infatti, un doppio appuntamento, CAMERA DOPPIAdedicato alla fotografia e all’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, un periodo straordinariamente ricco di stimoli visivi, intellettuali e sociali.

La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977 e Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975 sono le due grandi mostre, una collettiva e una personale, a CAMERA dal 14 luglio al 2 ottobre 2022, che raccontano il clima di quegli anni tra sperimentazione, ricerca e invenzione di nuove forme artistiche.

Dal 14 luglio al 2 ottobre – Camera – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Vasco Ascolini, Capitali della Cultura.

La mostra, allestita nell’ex chiesa di San Ludovico a Parma e prodotta dal Comitato per Parma 2020 con il sostegno di Enel, raccoglie gli scatti di Vasco Ascolini che, con il suo punto di vista e stile inconfondibili, ha colto i dettagli di città capitali della cultura nazionali e internazionali, come Arles, Berlino, Il Cairo, Ginevra, Parma, Versailles e Tunisi.

Immagini di sculture, musei, chiese, palazzi e giardini che si incontrano nella quotidianità – a colori, in movimento, immersi in rumori di fondo – segnaletiche, cancelli e automobili, negli 

scatti selezionati per la mostra perdono la scala, e il loro senso è modificato da un nero potente, che confligge con la luce.

Vasco Ascolini è l’unico fotografo italiano di cui abbiano scritto lo storico dell’arte sir Ernst H. Gombrich e il grande medievalista Jacques Le Goff. Le sue fotografie sono state definite “eccezionali” dal critico Federico Zeri, la sua poetica è stata collegata alla messa in scena della scultura e ai gesti del teatro Kabuki dallo storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle. Cavaliere delle Arti e delle Lettere della Repubblica Francese, Ascolini personifica il motto nemo propheta in patria, perché, nonostante il riconoscimento internazionale, in Italia resta poco noto. Questa mostra si propone di far conoscere la sua fotografia al grande pubblico.

Ascolini, che proprio a Parma negli anni Settanta ha iniziato la sua formazione come artista, partecipando da uditore alle lezioni universitarie di Quintavalle, ora torna in città con una mostra che vuole far vivere agli spettatori un’esperienza diversa e totalizzante: un maxischermo installato al centro della navata di San Ludovico proietterà le fotografie per un tempo adeguato a coglierne gli elementi rappresentati, con i soli testi descrittivi a interrompere il bianco del layout. In sottofondo, una selezione di suoni registrati in presa diretta in tutti i luoghi fotografati contribuirà ad aumentare lo straniamento. Non una mostra tradizionale, dunque, ma un film, con un inizio e una fine, il visivo associato all’audio, gli spettatori seduti e il buio in sala. «Al contrario di quello che ordinerebbe la logica, attraverso le immagini di Ascolini, noi riusciamo a leggere il senso di una scultura anche solo vedendone una mano o un suo dettaglio che, scoperto dalla luce, riemerge dall’ombra nera della memoria – afferma Michele Guerra, sindaco di Parma. Lo slogan di Parma Capitale Italiana della Cultura è stato La Cultura batte il tempo e nelle fotografie di Ascolini il Tempo è rappresentato dall’uso del Nero, colore-assenza che isola, nasconde, riduce, sino a quando il fotografo, attendendo la luce giusta, deciderà di svelarci la sua visione».

Nei primi scatti realizzati in contesti teatrali negli anni Settanta – celebri le fotografie dello spettacolo del coreografo, ballerino e regista Lindsay Kemp scattate nel 1979 – Ascolini dimostra uno stile inconfondibile. Forzando le possibilità del mezzo, spinge la grana della pellicola, estremizza i toni del bianco e nero, avvicina i corpi con l’obiettivo e applica ad essi tagli inaspettati, lasciando a un nero assoluto gran parte della stampa. Il risultato è un’immagine che gioca sulle asimmetrie per mantenersi in equilibro. 

Verso la metà degli anni Ottanta, il rapporto tra Ascolini e il teatro si esaurisce, e il fotografo inizia a dedicarsi all’architettura e alla statuaria storiche, applicando su pietre e marmi, sale e giardini gli stessi stilemi del teatro. Continua a tagliare le prospettive e i soggetti, con le sculture che fanno capolino da dietro una parete o mostrando la propria silhouette. Così accresce la sensazione di disagio per ciò che non ci è dato vedere, per quel qualcosa che sembra voler sfuggire alla nostra percezione. Proprio lasciando la porta del reale socchiusa, Ascolini contribuisce a ravvivare la capacità immaginativa e ci spinge a scavare nell’inconscio e nella memoria.

23 luglio – 11 settembre 2022 – Spazio San Ludovico, Parma

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PIAZZA DELLA FOTOGRAFIA

Roma Fotografia

Ideato e organizzato da Roma Fotografia il progetto Piazza della Fotografia trasformerà Piazza Santa Maria In Trastevere, dal 25 giugno al 24 settembre 2022, in un museo a cielo aperto della fotografia. L’evento è stato patrocinato dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio, con il contributo del Municipio I Centro in collaborazione con il media partner ANSA, l’Archivio Luce Cinecittà, CNR IAS, ASI Agenzia Spaziale Italiana e TWM Factory.

Con “PIAZZA DELLA FOTOGRAFIA”, la fotografia esce dai musei, dalle gallerie e dagli studi per trasformare una delle Piazze più vive della capitale in hub culturale per ospitare gratuitamente eventi coinvolgenti per cittadini e turisti. Gli eventi prevedono, attraverso un Maxi Schermo Led  montato in Piazza, le proiezioni di video installazioni di progetti fotografici, in loop dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata, con incontri settimanali di approfondimento, talk e performance ispirati al tema del progetto fotografico del singolo appuntamento.

Roma Fotografia crea un dialogo coinvolgente, dinamico e partecipato tra pubblico e giovani autori, designer, scienziati, storici, filosofi, sociologi, archeologi, scrittori, musicisti e critici. Per l’occasione, gli organizzatori lanciano una cali internazionale dal titolo “tutti gli sguardi portano a Roma”, finalizzata a comporre una videoinstallazione con fotografie scattate dai romani e dai turisti di passaggio nella nostra città.

Dal 23 Giugno 2022 al 24 Settembre 2022 – ROMA Piazza S. Maria in Trastevere

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THE SUMMER SHOW

Federica Bassi, Gesti relazionali, 2022
Federica Bassi, Gesti relazionali, 2022

La mostra dei giovani artisti della Scuola di alta formazione a conclusione del percorso didattico

Un percorso espositivo composto in tre parti: In/Drafts/Out, Dopo tutto e La Fabbrica blu, frutto del risultato di un workshop con Mario Cresci e in collaborazione con la Biblioteca Delfini.

Un percorso espositivo composto in tre parti: In/Drafts/Out, Dopo tutto e La Fabbrica blu, frutto del risultato di un workshop con Mario Cresci e in collaborazione con la Biblioteca Delfini.

Una mostra che, in realtà, è composta da tre esposizioni che rappresentano la creatività, le idee, le collaborazioni, il percorso condotto dai giovani artisti nel loro periodo di permanenza e di studio a Modena. I tre momenti espositivi sono inoltre una testimonianza delle ricerche e della produzione degli artisti, nati tra gli anni 1982 e 1997, che hanno riflettuto sul proprio fare, sullo spazio pubblico e sulle tematiche più urgenti del presente. Saranno in mostra fotografie, video, installazioni e progetti multimediali. 

La prima sezione si intitola In/Drafts/Out e contiene le opere realizzate dagli artisti iscritti al Master sull’Immagine Contemporanea nel corso del biennio 2019/2021. Segue nelle Sale Superiori Dopo tutto, che raccoglie le ricerche degli artisti del corso annuale 2021/2022 di Pratiche artistiche per l’immagine contemporanea. Chiude, negli spazi e in collaborazione con la biblioteca Delfini La Fabbrica blu che ospita le opere realizzate da un gruppo di studenti del Master sull’immagine nell’ambito del progetto site specific guidato dall’artista e docente Mario Cresci

IN/DRAFTS/OUT 
Il concept orchestrato dagli artisti Veronica AlessiFederica Bassi, Roberta Gennaro, Greta Grasso, Paolo Munari Mandelli, Alessio Pecorari, Fabrizio Previti, Fiorenza Triassi,Beatrice Zerbato gioca sul significato di queste tre parole, tratte dalla terminologia della messaggistica online, che rimandano all’atto della scrittura, alle idee di processo, trasformazione, cambiamento, ma anche al rapporto tra dentro e fuori, l’entrare e l’uscire, gli incontri, le linee che si intrecciano e i nodi che si disfano. L’architettura stessa del messaggio è una metafora dell’esposizione: il punto di vista, aggiungere o togliere parole, modificare, rileggere, cancellare, riscrivere e infine inviare. L’intero percorso svolto può essere visto come metafora di un processo di scrittura e di rielaborazione per arrivare finalmente a un Out – fuori. Accompagna la mostra un notebook d’artista progettato e realizzato dagli studenti con le immagini dei loro lavori, acquistabile nel bookshop di FMAV. 

DOPO TUTTO 
La fine dell’umanità è vicina? La natura riprenderà i suoi spazi? Gli spazi umani che misura hanno preso? E poi, e infine, cos’è diventata l’umanità? Sono queste le domande che si sono posti gli artisti Giordano Caruso, Marco Marani, Matilde Piazzi, NatsukoSaito, Matteo Schiavoni, in dialogo tra loro, pur senza la volontà e l’intenzione esplicita di organizzare un discorso comune. Le opere in mostra non tentano di dare, tuttavia, risposte, soluzioni, alternative possibili ai quesiti ma dimostrare una presa di coscienza dolorosa che non sfocia mai in un rischioso nichilismo apocalittico: ogni singola opera è infatti un monito e, al contempo, una domanda retorica. Sapere ci chiamerà all’azione? O resteremo immobili in attesa del dopo? 

LA FABBRICA BLU 
All’interno del percorso formativo del Master gli studenti del biennio 2019/202 Federica Bassi, Roberta Gennaro, Greta Grasso, Paolo Munari Mandelli, Alessio Pecorari hanno lavorato con l’artista Mario Cresci a un progetto site-specific all’interno degli spazi dell’ex fabbrica della Bugatti a Campogalliano, in provincia di Modena. Con Cresci, da anni docente del Master, la Scuola di alta formazione ha realizzato diversi progetti sul territorio modenese collaborando con i Musei Civici, le Gallerie Estensi e Palazzo Ducale di Sassuolo, AGO Modena Fabbriche Culturali, o il Centro Nuoto di Vignola. Nell’ambito del biennio 2019/2021 il docente ha guidato gli studenti nella realizzazione di indagini fotografiche personali in stretta connessione con il luogo stesso, raccolti in un volume dedicato e auto-prodotto dagli studenti stessi. La mostra, in collaborazione con la Biblioteca Delfini, mette in luce i risultati di questa esperienza.  

Dal 01 Luglio 2022 al 21 Agosto 2022 – Modena – Fondazione Modena Arti Visive

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THE LIVING SEA. FOTOGRAFIA SUBACQUEA DI HUSSAIN AGA KHAN. VIDEOGRAFIA DI SIMONE PICCOLI

<em>Pesce di vetro, smarrito e ritrovato a Marsa Mubarak</em> | © Hussain Aga Khan, Egitto, dicembre 2020
Pesce di vetro, smarrito e ritrovato a Marsa Mubarak | © Hussain Aga Khan, Egitto, dicembre 2020

The Living Sea presenta lo sguardo di due amici: Hussain Aga Khan e Simone Piccoli nella straordinaria diversità del mondo sottomarino di tre paesi: Tonga, Messico ed Egitto.
Nati entrambi nel 1974, Hussain Aga Khan, fotografo, autore di libri e mostre, e Simone Piccoli, regista di documentari subacquei, si sono incontrati nel Novembre 2014 durante una spedizione sui delfini guidata da Simone a Sataya, nel Mar Rosso dove nuotano giganteschi gruppi di stenelle dal lungo rostro e dove, lì vicino, si può vedere pascolare lo strano e pacifico dugongo.

Negli anni successivi Hussain e Simone hanno messo gli occhi su Vava’u, una delle due principali isole di Tonga nelle cui acque profonde, ogni estate, le balene vanno a partorire e sulle Isole Revillagigedo, al largo della costa del Messico, dove proliferano megafaune come le mante oceaniche, gli squali martello e giganteschi squali balena: i più grandi pesci del mare che pure si nutrono solo di plancton.

Per guidarci in questi tre luoghi affascinanti e diversi, le stampe di grande formato di Hussain Aga Khan, accompagnate dai commenti dell’autore, dialogano con i pluripremiati film di Simone Piccoli, girati durante le loro spedizioni insieme.

Per questa mostra Marevivo Onlus e Marevivo Veneto Ets hanno collaborato con Focused on Nature, l’associazione svizzera creata da Hussain Aga Khan per promuovere, attraverso la fotografia, la consapevolezza delle cause ambientali e per finanziare alcune delle migliori associazioni di beneficenza al mondo per particolari specie ed ecosistemi di interesse.

Dal 09 Giugno 2022 al 11 Settembre 2022 – Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue

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DANILO DE MARCO. UN TEMPO IN CINA

© Danilo De Marco
© Danilo De Marco

Nuovo appuntamento con la fotografia e l’arte del fotografare a San Vito al Tagliamento nella chiesa di San Lorenzo, che ospiterà la mostra Danilo De Marco. Un tempo in Cina  nell’ambito della 36esima edizione del Premio Friuli Venezia Giulia Fotografia 2022.    A cura del CRAF (Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia), la significativa selezione di immagini del maestro friulano vincitore del Premio regionale si inaugurerà venerdì 27 maggio alle ore 18 e resterà visitabile fino al 4 settembre.
“È stato di grande soddisfazione per il CRAF, centro di eccellenza fotografica nelle sue varie declinazioni, premiare l’artista Danilo De Marco, fotoreporter controcorrente, di grande spessore documentario e narrativo […]  Dai lavori fotografici di De Marco emerge grande attenzione nei confronti della ricerca antropologica ed etnografica, con ossequio alla memoria storica e all’espressione culturale di una civiltà umana e ambientale, nel caso, di quella cinese” dichiara il presidente del CRAF Davide De Lucia.
Nel perseguire il suo ormai rinomato impegno culturale, il CRAF, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di San Vito al Tagliamento, con il sostegno della Fondazione Friuli e Friulovest
Banca e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine vuole dare spazio, ancora una volta, all’opera artistica di un importante maestro del nostro tempo.
Da quasi quarant’anni Danilo De Marco collabora da ‘libero fotografo’ con testate giornalistiche europee e non solo. La sua storia con la fotografia inizia molto presto e, intorno ai vent’anni, prende in mano la macchina fotografica per non lasciarla più.    “Il lavoro di De Marco contribuisce a farci comprendere aspetti e modi di vivere di una cultura estremamente diversa dalla nostra – commenta l’Assessore alla Cultura Regionale Tiziana Gibelli -, ma che dobbiamo conoscere per assicurarci una futura pacifica convivenza.”
Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale scrive nel suo saluto “Immagini di bambini che emozionano per la loro spontaneità, di persone comuni colte nella loro quotidianità, di paesaggi e
architetture esotiche.”   La raccolta Un tempo in Cina, lavoro svolto da De Marco nel 1992 è quanto mai attuale. Uno studio sociale e antropologico che esprime il percorso, sempre coerente, del suo autore. Ritratti che spesso denunciano le
condizioni di un popolo che si presenta con uno sguardo sorridente, immerso in una vita povera ma dignitosa.
“Danilo De Marco è stato capace – commenta Alberto Bernava, sindaco di San Vito al Tagliamento – nella sua lunga esperienza, di catturare negli sguardi delle persone le emozioni e i traumi di un’umanità sofferente così da ispirarci e muovere le nostre coscienze.”
Ispirato da un pensiero politico sempre rigoroso, De Marco accetta senza commentare, proponendo una ricerca efficace attraverso la fotografia. E alle suggestive immagini presenti in mostra fa da corredo un pregevole catalogo a cura di Arturo Carlo Quintavalle, che dedica al grande reporter un ampio
approfondimento, insieme a testi di numerosi autori quali Paola Castellani, Laura De Giorgi, lo stesso Danilo De Marco, Fulvio dell’Agnese, Emanuele Giordana, Alvise Rampini, Michele Smargiassi.    Il catalogo è stato realizzato da Forum Editrice Universitaria Udinese. Nato a Udine nel 1952, la sua intraprendenza lo porta presto nel mondo del lavoro dove, come apprendista in un laboratorio fotografico di stampa, da giovanissimo entra in contatto con il mondo della fotografia.  Il sodalizio è immediato ma quando non trova più respiro nel clima culturale – e politico – friulano, Danilo De Marco inizia a viaggiare per il mondo alla ricerca di aspirazioni di giustizia e di vita in altri luoghi, presso  culture diverse e diverse comunità.  Dall’America latina all’Asia, dall’Africa al Medio Oriente, De Marco è un instancabile cercatore che trova e trasforma il suo lavoro in reportages da offrire, al ritorno in Europa, a testate responsabili, in mostre, cataloghi, monografie.  

Dal 27 Maggio 2022 al 04 Settembre 2022 SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PN) – Chiesa di S. Lorenzo

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DINO IGNANI. DARK PORTRAITS. FLORENCE/ROME 1982-1985

 Dino Ignani, Dark Portraits, Rome 1982-85
© Dino Ignani | Dino Ignani, Dark Portraits, Rome 1982-85

“Nelle fotografie di Dino Ignani c’è tutta l’Italia degli anni Ottanta, giovane e giovanile, unica e plateale, incredibile e spettacolare. C’è soprattutto l’Italia del “look” in questa galleria di ritratti di ragazzi, c’è l’immagine della loro giovinezza, tensione, vitalità, confusione, improntitudine, gusto di vivere e paura di cadere.”

Così Roberto D’Agostino, storico protagonista dei fermenti dell’epoca, racconta la ricerca che il famoso fotografo romano ha condotto nei primi anni Ottanta sui giovani frequentatori dei locali dell’universo dark: una nuova estetica musicale, ma soprattutto un modo radicalmente diverso di apparire sulla scena sociale. Più di400 fotografie scattate tra video-bar, discoteche e feste private che documentano la trama creativa di nuovi stili di vita e che saranno esposte al Museo Marino Marini di Firenze dal 23 luglio al 19 settembre con la mostra “Dino Ignani. Dark Portraits – Florence/Rome 1982-1985”, nell’ambito della rassegna Anni Hottanta Remix e all’interno della programmazione dell’Estate Fiorentina. Due le serie di immagini raccolte insieme per la prima volta: quelle in bianco e nero, realizzate a Roma a partire dal 1982, e quelle a colori scattate a Firenze tre anni più tardi e mai esposte in precedenza; con la curatela di Matteo Di Castro e Bruno Casini e il progetto espositivo dello studio milanese POMO.

Il Vernissage è previsto per giovedì 21 luglio alle 19.00, alla presenza dell’artista, dei curatori e della presidente del Museo Patrizia Asproni. Per l’occasione Ignani allestirà nella cripta un set fotografico per uno  shooting che coinvolgerà tutti i presenti, creando un fil rouge con le opere in mostra. “Nei locali chiedevo un angolo tranquillo per procedere nella mia opera di “schedatura”; portavo l’attrezzatura fotografica, uno scatto a testa e avevo la fila. Con il photoshoot al Museo l‘idea è un po’ tornare a quegli anni e raccogliere nuovi ritratti da far passare alla storia”. Noto principalmente per i suoi ritratti di scrittori e poeti italiani, nella prima metà degli anni Ottanta Ignani sviluppa un ciclo dedicato ai ragazzi che frequentavano la notte della capitale. Li invitava a farsi fotografare secondo un metodo preciso: inquadratura frontale, pellicola in bianco nero, set preferibilmente neutro, minimo margine lasciato allo sfondo, tempo di posa contenuto. Il risultato è un archivio di centinaia di immagini che, dietro una rappresentazione apparentemente standardizzata e distaccata di quel mondo, coglie in realtà tutte le sfumature di un nuovo modo di essere e apparire. 

A cavallo dell’onda lunga che il movimento punk aveva impresso alla scena musicale statunitense e britannica, anche in Italia si assiste a un autentico Rinascimento Musicale. Il paese si sveglia dal proprio torpore: post-punk, synthpop, influenze elettroniche e scenari goth si intrecciano come un’unica urgenza comunicativa insieme al concetto di underground. Epicentri di questa autentica rivoluzione artistica, due città: Bologna e Firenze. Iniziano così le storie di band quali Skiantos, Litfiba, Gaz Nevada e Diaframma. Ignani intercetta il popolo dark e ne registra e valorizza i minimi dettagli: il trucco, gli accessori e le acconciature sono i grandi protagonisti delle immagini; gli stessi elementi che, successivamente, saranno riassorbiti dal mondo della moda. E direttamente da quest’ultimo provengono gli scatti realizzati per l’inaugurazione di “Firenze/Londra. Arte moda 1985” presso la storica boutique fiorentina Luisa Via Roma: una spettacolare serie di ritratti, che il fotografo scelse di realizzare in diapositive a colori, dove è possibile riconoscere diversi protagonisti della creatività dell’epoca. “Roberto D’Agostino mi chiamò e disse che ci sarebbe stato un evento da Luisa – racconta Ignani – dovevamo andare assolutamente. Abbiamo preso la macchina da Roma e ci siamo messi in viaggio, è stata un’epopea fino a Firenze e ritorno. Al momento di scegliere la pellicola ho rinunciato al bianco e nero abituale: immaginavo che gli artisti, i modelli e gli stilisti sarebbero stati soggetti molto più interessanti da fotografare a colori, e infatti avevo ragione”.

“Questa è una mostra doppia – spiega Di Castro, esperto di fotografia italiana del Novecento e in particolare di quella che documenta la scena culturale degli anni ’70, già curatore di personali di Letizia Battaglia, Tano D’Amico, Paola Agosti e Mario Carbone – sia per quanto riguarda i contenuti che per la forma. Sotto lo stesso titolo sono raccolte due serie distinte: quella romana in bianco e nero, e quella fiorentina a colori. Le opere romane saranno proposte in forma di proiezioni diffuse che si incroceranno e rifletteranno sulle pareti del Museo, oltre a scorrere su due diversi monitor. Quelle fiorentine invece saranno stampate su pannelli di grande formato. Due città, due periodi, due modalità di fotografare, due forme espositive”. 

Dal 21 Luglio 2022 al 19 Settembre 2022 – FIRENZE – Museo Marino Marini

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FOREVER MARILYN BY SAM SHAW – THE EXHIBITION

Marilyn Monroe and her husband Arthur Miller in front of the Queensboro Bridge, New York City, 1957 I Photo by Sam Shaw © Shaw Family Archives, Ltd
Marilyn Monroe and her husband Arthur Miller in front of the Queensboro Bridge, New York City, 1957 I Photo by Sam Shaw © Shaw Family Archives, Ltd

“Io non sono interessata ai soldi. 
Io voglio solo essere meravigliosa”
(M.Monroe)

A tu per tu con Marilyn Monroe, la diva delle dive, modello per generazioni e icona senza tempo. 
 
Per la prima volta in Italia, la selezione più ampia mai esposta di fotografie realizzate da Sam Shaw a Marilyn Monroe, per commemorare i sessant’anni della morte dell’attrice: scatti sia in bianco e nero che a colori, nel suo privato e nel backstage dei suoi film di maggior successo. 
Mentre ammicca in spiaggia, fasciata in un costume intero bianco o mentre si trucca allo specchio. Divinamente vestita in rosso; intenta a bere una tazza di the; scambiandosi occhiate d’amore con il marito Arthur Miller. 
Non mancheranno le fotografie iconiche dal set di “Quando la moglie è in vacanza” in cui l’aria proveniente dalle grate della metropolitana di New York solleva la gonna dell’abito bianco di Marilyn scoprendone le gambe. 
 
Il visitatore ha la possibilità di conoscere il lato più nascosto della Monroe, la donna ironica, sempre sorridente, alla perenne ricerca della felicità, nonostante le grandi ferite che le sono state inferte dalla vita, fin da quando è bambina. 
 
La mostra racconta tanti aneddoti e curiosità meno conosciute su Marilyn
in un allestimento coinvolgente in cui immagini fotografiche si alternano ad aforismi – dedicati all’universo femminile, umano e al rapporto con la fama e la celebrità – ancora estremamente attuali. Tema centrale il rapporto tra uomo e donna e la continua ricerca spasmodica dell’amore da parte della diva. Viene narrata, in particolare, la relazione tra Marilyn Monroe ed Arthur Miller, drammaturgo e sceneggiatore statunitense, suo terzo marito, nel documentario “Artists in Love”, in collaborazione con SKY Arte, media partner dell’esposizione.
 
Tra i tesori in mostra anche gli incredibili memorabilia esposti, di proprietà del co-curatore tedesco Ted Stampfer, il maggior collezionista al mondo di oggetti di e su Marilyn, acquistati nelle aste – tra queste Christie’s e Julien’s – che dal 1999 hanno reso pubblici i beni personali della Monroe, fino ad allora chiusi in casse, conservate a New York. 
 
Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi saranno esposti oltre sessanta memorabilia: articoli di bellezza, abiti, scarpe, i biglietti aerei originali della diva, foto e oggetti personali e di scena, come il mitico ventilatore, usato per il film “Quando la moglie è in vacanza” (titolo originale: The Seven Year itch). Per la prima volta in Italia sarà visibile proprio il copione di questo film. E in anteprima mondiale la foto originale della Monroe, che esce trafelata dal St. Regis Hotel di New York, poco prima che sia filmata la scena iconica della metropolitana. 
 
Per la prima volta in Italia anche la lettera d’amore ad Arthur Miller, l’abito indossato da Marilyn proprio durante il matrimonio con lo sceneggiatore e il tubetto di colla con cui la diva si applicava le ciglia finte. 
 
In merito alla collezione di memorabilia, scelti accuratamente in correlazione con gli scatti di Shaw, Ted Stampfer afferma: “Questi oggetti riportano in vita momenti individuali dei servizi fotografici degli anni ’50 e rendono tangibile per i visitatori la donna reale celata dietro l’attrice di successo dei film e l’icona di moda. Questi pezzi unici ci offrono uno sguardo incontaminato sulla vita di Marilyn e ci permettono di avvicinarci a lei, alla sua vera identità, una verità sopravvissuta fino ad oggi. Perché l’influenza di Marilyn nell’industria cinematografica come nella moda, nel lifestyle e nella fotografia ha unito generazioni, rendendola una delle più importanti figure culturali e storiche del ventesimo secolo”.

Dal 02 Luglio 2022 al 18 Settembre 2022 – NICHELINO (TO) – Palazzina di Caccia di Stupinigi

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Un nuovo autore MuSa: Nico Surace

Ciao,

oggi vi presentiamo Nico, un fotografo calabrese che ci propone un progetto sulla periferia di Reggio Calabria: Arghillà: tracce iconiche.

Arghillà: tracce iconiche

Arghillà è periferia pura, periferia di una Reggio Calabria che è essa stessa periferia. 

Nata a inizio anni Novanta come complesso di edilizia residenziale, inerpicato su una collina con vista sullo Stretto, Arghillà è un caso emblematico di fallimento delle politiche abitative che hanno generato degrado e abbandono. Una triste storia comune a molte periferie italiane. 

Il mio racconto è un viaggio tra gli stradoni del quartiere, dentro i palazzi che dominano la collina e che sono protagonisti del tessuto socio-urbanistico del luogo. È una lettura dei segni che ne rivelano l’identità e lo spirito, un cammino che culmina nella memoria delle origini cancellate brutalmente dall’opera dell’uomo. Il rudere di un’antica costruzione, unica traccia di un paesaggio non più esistente, trafitto da pilastri in cemento, pali e insegne pubblicitarie. 

Questo racconto è stato realizzato nel 2022 ma ha radici ben più lontane. Ero ancora piccolo quando a bordo di una Fiat 128, venivo con la mia famiglia a trovare i nonni a Rosalì. Percorrendo l’autostrada, i palazzi apparivano in lontananza come un enorme agglomerato di mattoncini. Erano così alti che non dovevo neppure sollevarmi per poterli vedere: quelle forme curve e quei motivi geometrici sulle facciate, stimolavano la mia immaginazione.

Papà diceva che un giorno avremmo potuto prendere casa lì per avvicinarci ai nonni. 

Non fu così.

Ho rivisto Arghillà dopo anni ed ho sentito la necessità di raccontare ciò in cui si è trasformato il mio mancato paesaggio: un luogo molto lontano da quello che era il sogno di un bambino.

Biografia

Nico Surace, classe 1973, nasce in terra calabra dove continua a vivere sulle sponde dello Stretto di Messina in quel di Reggio. Incuriosito dallo strumento fotografico sin da adolescente e catturato dalle armonie e dalle regole compositive del linguaggio dell’arte, si laurea in architettura. Successivamente si specializza in Storia dell’Arte ed oggi è docente di Tecnologia presso un’istituto della propria città. 

Pratica la fotografia da non professionista per scelta di libertà. Amante della fotografia americana in generale è in workflow continuo per leggere ed elaborare la realtà che lo circonda.

Sito: www.nicosurace.com

Tutte le mostre fotografiche da non perdere a Luglio

Ciao a tutti,

prima di partire per le meritate vacanze, eccovi le mostre che vi segnaliamo per il mese di luglio.

Anna

Le mostre di Cortona On The Move 2022 – Me, myself and Eye

Cosa succede esattamente quando fotografiamo? La fotografia è un’arma o un faro illuminante? Chi ha il diritto di fotografare cosa? Il consenso di chi è fotografato è d’obbligo? Stiamo ancora fotografando finestre o siamo solo persi in una gigantesca sala degli specchi rimirandoci all’infinito? Sono questioni discusse da decenni e intrinseche alla natura del mezzo ma che sono recentemente riemerse con nuovo vigore sospinte dalla battaglia identitaria che ci ha inghiottito. La presa di coscienza che sia urgente riconsiderare come siano rappresentate etnia, genere e classe sta sconvolgendo vecchie regole non scritte e scrivendone di nuove.

In questo momento cruciale, in cui la fotografia è più presente che mai, assurta a linguaggio universale, prodotta, condivisa e consumata in maniera ossessiva, Cortona On The Move vuole riflettere su autorialità, punto di vista e legittimità. Su come soggetto e oggetto si intersecano, si scontrano e finiscono col coesistere.

“Me, Myself and Eye” è il tema del festival per l’edizione 2022, dove la fotografia ricerca la sua anima senza sfuggire al dibattito ma sempre aspirando al poetico. Esplorando i limiti estremi del mezzo come audaci astronauti e le storie sepolte come meticolosi archeologi.

Tra le mostre più rappresentative vi segnaliamo: Lucas Foglia, Gregory Halpern, Gabriele Galimberti, Martin Parr, Martina Bacigalupo, Alessandro Cinque, ma ce ne sono molte altre da non perdere.

Il programma completo è qua.

Dal 14 luglio al 2 ottobre – Cortona (AR) sedi varie

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Le mostre del RAGUSA FOTO FESTIVAL. EDIZIONE X – ARMONIA

Dal 21 luglio al 28 agosto 2022 torna in Sicilia, a Ragusa Ibla, borgo barocco tra i più belli d’Italia, la decima edizione di Ragusa Foto Festival, manifestazione internazionale dedicata ai linguaggi della fotografia contemporanea e alla valorizzazione di giovani talenti provenienti da tutto il mondo. 
 
Dalla Sicilia, crocevia di svariate espressioni artistiche, come il barocco simbolo di unità tra diversi linguaggi, l’edizione 2022 mette in campo tante iniziative che attraverso la fotografia e la sua immediatezza, possono aiutare a riflettere sulle possibilità di conciliazione con le molteplici sfide del contemporaneo, favorendo occasioni di dialogo, conoscenza, approfondimento e condivisione.
 
Durante le giornate inaugurali, da giovedì 21 a domenica 24 luglio, oltre all’apertura delle mostre alla presenza di alcuni dei fotografi selezionati per questa edizione, sono in programma diverse iniziative: seminari, talk, intrattenimento, workshop, letture portfolio e il Premio Miglior Portfolio dell’anno, aperitivi con gli artisti, visite guidate alle mostre. 
 
Oltre venti i progetti esposti negli gli antichi Palazzi La Rocca e Palazzo Cosentini, il Centro Commerciale Culturale “Mimì Arezzo” (Ex Opera Pia), l’Auditorium (chiesa sconsacrata) San Vincenzo Ferreri e il Giardino Ibleo. 

Tra gli ospiti alle giornate inaugurali, Mario Cresci, Gianluigi Colin, Alfredo Corrao, Mario Morcellini, Benedetta Donato, Carlo Bevilacqua, Tim Carpenter, Jenia Fridlyand, Yvonne De Rosa, Claudio Composti, Giuseppe Leone, Pietro Motisi, Donata Pizzi, Susanna Scafuri, Nello Scavo, Paolo Verzone, Velasco Vitali, Alba Zari.

Nell’anno del suo decimo anniversario, sotto la guida della fondatrice e direttrice Stefania Paxhia, giornalista siciliana e ricercatrice sociale per il Consorzio Aaster, insieme con il direttore artistico Steve Bisson, curatore e docente di fotografia al Paris College of Art, con il comitato scientifico diversificato e una rete di partner culturali nazionali e internazionali, Ragusa Foto Festival prosegue il percorso iniziato nel 2021 in tema di desiderio e speranza, e si interroga sul concetto di armonia cheoggi torna alla ribalta per il bisogno urgente di un approccio incentrato sulla collaborazione e sulla complementarità. E non significa necessariamente assenza di contrasti o di conflitti ma mantenere la mente aperta al bene comune. Gli antichi Greci usavano rappresentare l’armonia con il Mar Mediterraneo, tra le aree più ricche al mondo in termini di stratificazioni storiche e artistiche, né terra mobile né mare sconfinato come l’Oceano, ponte tra le sponde della civiltà, simbolo della perenne prossimità degli esseri umani tra loro diversi e allo stesso tempo uguali.

Dal 2012 il Festival costituisce un’occasione di approfondimento dedicato ai diversi linguaggi delle arti visive e all’attualità, rievocando la più antica delle peculiarità del Mediterraneo, l’armonia del dialogo tra culture diverse nel “mare fra le terre”. La coesistenza tra la ricerca del benessere e la paura dell’incertezza, l’impeto incontrollato della tecnologia, la convivenza tra popoli, la riduzione delle diseguaglianze per mezzo dell’emancipazione dei ruoli e l’inclusione delle parti sociali, la crisi ambientale e l’insalubrità crescente del pianeta, sono solo alcune delle prepotenti emergenze che la fotografia con la sua immediatezza e accessibilità può aiutarci a guardare in faccia.

Prodotto e organizzato dall’Associazione Antiruggine, il Festival è patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali, MIC, e da Caritas Italiana, con il sostegno di Fondazione Con il Sud, di Sicilia Fondo Sociale Europeo, dell’Ambasciata e del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi, della Presidenza dell’Assemblea della Regione Sicilia e dei suoi Assessorati ai Beni Culturali e al Turismo, del Comune di Ragusa, Banca Agricola Popolare di Ragusa, della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e del Libero Consorzio Comunale di Ragusa e del Comune di Ragusa.

Dal 21 Luglio 2022 al 28 Agosto 2022 – Ragusa – Sedi Varie

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FOTOGRAFE! DAGLI ARCHIVI ALINARI A OGGI

Federica Belli, The lens (Through Which We See Ourselves), 2018. Stampa digitale Fine Art ai pigmenti di colore su Hahnemuhle Photo Rag

Villa Bardini e il Forte di Belvedere, a Firenze, dal 18 giugno al 2 ottobre 2022, ospitano la grande mostra FOTOGRAFE!, a cura di Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, presentata e promossa dalla Fondazione Alinari per la Fotografia e dalla Fondazione CR Firenze, in collaborazione con il Comune di Firenze. Un nuovo e ambizioso progetto espositivo che ha per protagoniste assolute le fotografe di ieri e di oggi e che unisce le sale delle due sedi ospitanti in un unico itinerario, ricco e suggestivo, che affianca opere originali degli Archivi Alinari a produzioni contemporanee. L’esposizione si inserisce organicamente nell’offerta culturale estiva di Forte di Belvedere curata da Museo Novecento.

Partendo dagli esiti della ricerca negli Archivi Alinari, il progetto espositivo crea un percorso che intreccia e ripropone in maniera sincronica una storia che dalla fotografia delle origini attraversa il Novecento e arriva ai nostri giorni, affiancando i primi procedimenti fotografici alle sperimentazioni contemporanee. La mostra non segue quindi un andamento cronologico, ma è costruita per analogie, differenze, suggestioni, per temi e generi, primo tra tutti il ritratto fotografico, mettendo insieme in un unico percorso fotografie e fotografe nate in epoche, luoghi e contesti sociali diversi: l’intento è non tanto e non solo la ricerca di uno specifico e quanto mai ipotetico ‘sguardo femminile’, quanto l’individuazione della centralità di alcune personalità – spesso sottostimate – nello sviluppo della ricerca fotografica sin dai suoi albori. La presenza delle autrici contemporanee costituisce un ulteriore momento di riflessione che investe le pratiche artistiche odierne, a partire dal rapporto con il passato e con la memoria, siano esse individuali o collettive, all’interno di un mondo in continuo mutamento, dove anche i ruoli sociali e i paradigmi ad essi legati sono in costante divenire.

In mostra vintage prints, album e negativi dagli Archivi Alinari, opere provenienti dalle diverse collezioni di oltre quaranta fotografe, in molti casi inedite, a partire da quelle delle prime dagherrotipiste degli anni ’40 dell’Ottocento, come la francese Bernardine Caroline Théodora Hirza Lejeune (Parigi 1824-1895) del fondo Oggetti Unici che è stato restaurato, catalogato e digitalizzato nel 2021 anche grazie al sostegno della Fondazione CR Firenze. Le stampe originali di Julia Margaret Cameron, Dorothea Lange, Margaret Bourke-White, Lucia Moholy, Maria Mulas, Ketty La Rocca, Lisetta Carmi, Diane Arbus, Bettina Rheims, per citarne solo alcune, si confrontano con le produzioni di dieci autrici italiane, Eleonora Agostini, Arianna Arcara, Federica Belli, Marina Caneve, Francesca Catastini, Myriam Meloni, Giulia Parlato, Roselena Ramistella, Sofia Uslenghi, Alba Zari, rappresentanti della più giovane generazione, nata dopo il 1980, che va affermandosi in questi anni sia sul piano nazionale che su quello internazionale, presenti con opere che interagiscono con il patrimonio storico Alinari. Le autrici innescano dunque una conversazione ideale con le fotografie storiche e con l’archivio stesso, così da esaltarne la matericità e l’aura, proponendo in questo modo anche nuove chiavi di lettura alle immagini provenienti da un passato talvolta lontanissimo.
Grazie a Calliope Arts, ente no profit con sede a Firenze e Londra, nato per valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale delle donne attraverso il suo progetto ‘Restoration Conversations’, la mostra si arricchisce di due sezioni dedicate a fondi degli Archivi Alinari: quello delle sorelle Wanda Wulz (Trieste 1903-1984) e Marion Wulz (Trieste 1905-1990) e quello di Edith Arnaldi (Vienna 1884-Roma 1978), nota soprattutto come scrittrice ed artista di area futurista con lo pseudonimo di Rosa Rosà, che è tra le artiste selezionate per la mostra della Biennale Arte di Venezia curata da Cecilia Alemani.
Da questi archivi sono tratte opere inedite, alcune stampate direttamente dai negativi originali, che restituiscono alla fruizione pubblica i risultati di una prima ricognizione su materiali finora meno esplorati di questi nuclei archivistici, di straordinario interesse per la storia della fotografia. Da una parte il fondo Wulz (noto per la fama internazionale delle opere futuriste di Wanda, tra cui la realizzazione della famosa sovraimpressione “Io+gatto”), di cui verranno esposti a Villa Bardini anche dei negativi, che riserveranno al pubblico e agli studiosi importanti sorprese, in particolare sulsodalizio lavorativo e artistico con la sorella Marion. Dall’altra, al Forte Belvedere, un archivio completamente da esplorare, sostanzialmente un inedito, che permetterà, anche grazie alla ricerca della storica dell’arte Lisa Hanstein, di riportare alla luce la produzione fotografica di un’artista poliedrica come Edith Arnaldi, caratterizzata da ritratti e fotografie di viaggio realizzate in Italia, Europa e Africa, e dai ritratti eseguiti nel suo studio romano, funzionali all’indagine sulla produzione pittorica futurista dell’autrice.  
Durante l’apertura saranno organizzati dialoghi con le artiste presenti in mostra, visite guidate e laboratori per bambini e famiglie.  
La mostra vede la collaborazione di MUS.E e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, e il contributo di Unicoop Firenze. 

Dal 18 Giugno 2022 al 02 Ottobre 2022 – Villa Bardini / Forte di Belvedere – Firenze

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Unfolding stories

Unfolding stories è il titolo della mostra collettiva finale del biennio di studi 2020-2022 che inaugurerà mercoledì 29 giugno alle ore 19 presso la nostra sede distaccata in via Zanolini 9 a Bologna, uno spazio del tutto inedito per i nostri eventi culturali aperti al pubblico e che rappresenta il cuore laboratoriale dentro cui i nostri studenti e le nostre studentesse hanno iniziato e completato il loro percorso formativo

La mostra Unfolding stories – in cui come da tradizione della scuola di Spazio Labo’ si fruisce di una selezione tra tutti i lavori realizzati dalla classe – rappresenta la condivisione di una serie di riflessioni intime che hanno spinto gli autori e le autrici a indagare su un tema nel quale erano coinvolti in prima persona e che con questa mostra restituiscono al pubblico sotto forma di progetti e libri fotografici.

Gli autori e le autrici in mostra sono Vera Bessegato, Chiara Calgaro, Martina Ciconte, Vincenzo Foglia e Anna Michelotti. Oltre ai loro lavori, saranno esposti tutti i libri fotografici realizzati dalla classe.

In occasione dell’inaugurazione, a partire dalle ore 20, i cinque autori in mostra svolgeranno una visita guidata e racconteranno i loro progetti e i libri fotografici che hanno realizzato, disponibili a rispondere a tutte le domande e curiosità dei visitatori. Un’occasione unica per conoscere da vicino il lavoro di una serie di brillanti giovani autori.

29.06.2022 / 02.07.2022 – Spazio Labo – Bologna

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IRENE KUNG – VISIONI

Fino al 9 gennaio, presso le sedi di Banca Mediolanum di Palazzo Biandrà a Milano e in via Calle del Sale 19 a Mestre, in collaborazione con  CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e con Alessia Paladini Gallery, sarà possibile visitare due mostre firmate Irene Kung. L’artista di fama internazionale, nota per i suoi scatti capaci di immortalare lo spirito dei luoghi, nasce e coltiva la sua passione artistica in Svizzera dove, dopo aver studiato pittura, scopre e sviluppa la passione per la fotografia.

«Immagini sospese nel tempo e nello spazio, visioni evanescenti sottratte al loro contesto che, superando la realtà, entrano a far parte di una dimensione onirica».

Le mura dello storico palazzo costruito nel 1900 dall’architetto Luca Beltrami, sede di Banca Mediolanum, ospitano una personale dell’artista che raccoglie la serie dei suoi scatti più noti, quella dedicata alle grandi città del mondo. A legare le fotografie dei panorami urbani della Kung è una chiave di lettura ben precisa: la capacità di riappropriarsi dello sguardo. Luoghi ed edifici, i veri protagonisti della vita cittadina, da sempre costituiscono quel contorno visivo che molto spesso dà forma alle nostre giornate. Irene Kung punta i riflettori su quattro luoghi simbolo di Milano: la Stazione Centrale, il Duomo, la Scala e la Torre Velasca. 

Nelle fotografie dell’artista l’immagine si spoglia di qualsiasi riferimento ordinario per trasformarsi in un’apparizione fantastica, un’autentica visione. L’ingrediente esterno, che invita oggi più che mai alla riflessione e che indaga il rapporto tra uomo e natura, ha le forme di un albero. L’elemento naturale funge da collante narrativo evidenziando la necessità umana di coesistere tra ciò che crea e ciò che è creato. 

Dallo Younnan, al Tibet fino a Mestre

Seguono, invece, una differente linea narrativa le opere esposte nella sede veneta di Banca Mediolanum. S’intitola Visioni dallo Yunnan e dal Tibet il ciclo di opere dedicato all’Estremo Oriente che coinvolge lo spettro emotivo di ognuno di noi in un percorso che unisce Occidente e Oriente. L’artista, attraverso l’utilizzo del colore conferisce alle sue immagini la dimensione dell’apparizione, portando alla luce la stessa sorpresa provata dai primi viaggiatori Occidentali di fronte ai paesaggi e alle architetture della cultura Orientale. Un tema importante quello indagato da Irene, che si sofferma sulla necessità di osservare le tracce di una cultura differente dalla propria. Per farlo l’obiettivo si stringe sulle immagini sospese nel tempo che, come visioni evanescenti, superano la realtà.

Forme e colori prendono corpo in un linguaggio visivo onirico, che pone l’artista davanti ad una riflessione alla ricerca del significato stesso di esperienza emotiva: 

«il tentativo di generare un nuovo significato a partire dalle percezioni di un’esperienza emotiva, è un’astrazione che mi conduce dalle zone più in ombra della dimensione meditativa, fino agli spazi inconsci dell’anima».

Le inquadrature della Kung hanno la sorprendente capacità di far emergere i soggetti dall’oscurità esprimendo, attraverso un gioco di luci e ombre, una vicinanza stilistica con il Rinascimento pittorico italiano. Nuove prospettive si aprono davanti ai suoi lavori che  giocano stimolando l’attenzione di ognuno di noi su tematiche quali l’equilibrio tra uomo e natura e l’inquietudine della solitudine urbana/umana, un connubio tipico anche della visione sublime raccontata nella storia dell’arte da artisti del calibro di Turner o Blake le cui opere hanno un sottile ma necessario punto in comune con la Kung, generano quel senso di inquietudine e bellezza a cavallo tra sogno e realtà. 

Dal 24 giugno al 9 gennaio – Palazzo Biandrà Milano

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Jacopo Benassi – Junk B

Jacopo Benassi, Junk B, NEUTRO

Con il progetto Junk B, Benassi rielabora gli scarti delle sue produzioni precedenti in dei poster/collage. Ciò che era stato abbandonato è ricomposto in una serie in bianco e nero da cui emergono scritte, personaggi, pezzi di corpo, oggetti, macchie. Alle opere Benassi aggiunge pezzi di legno, timbri, fanzine e si appropria di estratti del testo scritto da Carlo Antonelli creando una stratificazione di elementi cruda ed enigmatica.
L’esposizione è accompagnata da una pubblicazione limitata in 100 copie; all’interno è archiviata la serie progressiva dei sei collage esposti in mostra, accompagnati dal testo “Gli Antenati” di Carlo Antonelli

dal 30/05/2022 – al 31/08/2022 – SPAZIO NEUTRO – Reggio Emilia

PANGEA PHOTO FESTIVAL

Con un evento organizzato in collaborazione con l’associazione Effetto Notte,  sabato 18 giugno alle ore 18 alla Pineta di Casina (RE) – dove è esposta per la prima volta in Italia la mostra “Outside the binary” di Linda Bournane Egelberth – si inaugura la seconda edizione del Pangea Photo Festival, il primo festival di fotografia dedicato a tematiche contemporanee cruciali per il futuro della società e del pianeta.

Il Pangea Photo Festival è un’iniziativa nata per volere di un gruppo informale di ragazze e ragazzi nati, cresciuti e residenti sull’Appennino Reggiano, per portare attenzione, nel proprio territorio, attraverso la fotografia d’autore e di reportage, su temi legati all’attualità globale: cambiamento climatico, conflitti, migrazione, relazione uomo/natura e uomo/potere, temi che troppo spesso passano inosservati nelle nostre vite, ma che hanno un forte impatto sul nostro presente e sul nostro futuro.

Il festival di fotografia è nato infatti per riflettere sulle tematiche contemporanee cruciali per il futuro della società e del Pianeta ed è organizzato insieme al Comune di Castelnovo ne’ Monti e con il sostegno della locale Azienda Speciale Consortile Teatro Appennino, che lo ha inserito quest’anno nel contesto della quinta edizione de L’Uomo Che Cammina, evento dedicato al rapporto tra l’uomo, l’ambiente naturale e la dimensione del sacro, nato a Castelnovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia.

La seconda edizione del festival ospita fino al 18 settembre cinque reportage, di cui due inediti in Italia, open air visitabili 24/7, di autrici e autori nazionali e internazionali in alcuni dei luoghi più suggestivi dell’Appennino Reggiano come la Pietra di Bismantova, citata da Dante nel Purgatorio. Le mostre sono completamente gratuite aperte e fruibili 24/7 e sono allestite in diverse sedi outdoor in contesti significativi a livello paesaggistico o sociale nel Comune di Castelnovo ne’ Monti, e quest’anno anche in quello di Casina.

Le fotografe e i fotografi coinvolti affrontano grandi tematiche dell’attualità globale che accendono domande su come questi temi impattino sulle comunità locali e sulla vita di ciascuno di noi.

Le mostre fotografiche, allestite a cielo aperto, che interagiscono con la natura circostante, sono:

  • a Ginepreto “Drowning in plastic” di James Whitlow Delano, documentarista americano con base a Tokyo, curata da Marta Cannoni e Livia Corbò dell’agenzia Photo Op
  • alla Pineta di Monte Bagnolo “Burning dreams” di Carolina Rapezzi, fotografa italiana con base a Londra che si occupa di questioni sociali, umanitarie ed ambientali tra Europa e Africa occidentale;
  • alla Pineta di Casina, per la prima volta in Italia, “Outside the binary” di Linda Bournane Engelberth, fotografa documentarista focalizzata sull’identità umana, sulle identità di genere e sulle comunità rurali;
  • ai Giardini di via Monzani a Castelnovo il reportage, vincitore del premio World Press Photo 2018 (3° classificato nella sezione General News), “Lives in limbo” di Francesco Pistilli, fotoreporter e videomaker Abruzzese che si occupa di reportage e ritratto editoriale dai contenuti politici, sociali e ambientali;
  • lungo la salita alla Pietra di Bismantova, vicino a Castelnovo ne’ Monti, sui muri che dal piazzale Dante conducono all’Eremo di Bismantova, la mostra inedita in Italia “God’s Honey” di Nadia Shira Cohen, freelance già stinger per Associated Press, poi per Sipa Press e VII Photo Agency.

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LE FORME DEL TEMPO. FOTOGRAFIE DI FABIO BARILE E DOMINGO MILELLA

Conoscere il passato è un’impresa altrettanto stupefacente che conoscere le stelle”: scrive così George Kubler nel suo libro The Shape of Time (1972) da cui è tratto il titolo della mostra Le forme del tempo, che dal 22 giugno al 31 luglio 2022 presenta le fotografie di Fabio Barile e Domingo Milella in un inedito dialogo con gli spazi archeologici delle Terme di Diocleziano a Roma.
 
La mostra, a cura di Alessandro Dandini de Sylva, è un viaggio nel tempo geologico, archeologico e  presente. Dopo i primi due capitoli espositivi al Centro Arti Visive Pescheria e nell’antica Sinagoga di Pesaro, Le forme del tempo cerca ora un nuovo legame con le Grandi Aule delle terme romane.
 
La mostra è un’evoluzione del dialogo tra i due artisti, questa volta dedicato al rapporto tra archeologia del paesaggio earcheologia del linguaggio: i due artisti e il curatore hanno immaginato il percorso espositivo come una conversazione tra immagini e spazio archeologico, per un ritorno arcaico alla riflessione e per una profonda ricerca sulla fotografia e sull’atto stesso del guardare. 
 
Le opere di Fabio Barile e Domingo Milella sono fotografie che riflettono il Tempo. Le immagini di Barile mostrano forme in perenne evoluzione, fin dal tempo profondo del mondo e della geologia, mentre quelle di Milella affondano le loro radici nella pietra dell’arcaico, del primitivo nel presente in un solo sguardo. – dice Alessandro Dandini de Sylva, curatore della mostra – Il discorso sull’antico è evocato dal dialogo tra le immagini in mostra: dalle Piramidi di Giza alla Tomba di Re Mida in Frigia dall’altopiano di Campo Imperatore alla Gola di Gorropu in Supramonte. Attraverso il dialogo tra i due artisti la mostra intende avvicinare geologie mute e pietre parlanti ricercando un’archeologia comune.”
 
Insieme ai lavori fotografici, Le forme del tempo presenta una selezione di reperti archeologici, scelti con il direttore del Museo Nazionale Romano Stéphane Verger, con l’intento di creare accostamenti visivi e semantici inaspettati tra le fotografie, le Grandi Aule e i frammenti di tempo riportati alla luce dai magazzini del museo. 
 
Spiega il Direttore del Museo Nazionale Romano Stéphane Verger: “Con la mostra Le forme del Tempo prosegue il progetto “Archeologia e Fotografia” del Museo Nazionale Romano. Il progetto è nato per promuovere il patrimonio archeologico attraverso il linguaggio universale della fotografia. La scelta di esporre opere conservate nei depositi del Museo accanto alle immagini dei fotografi Fabio Barile e Domingo Milella, consente di evidenziare la portata della relazione che esiste tra il Museo e il suo contenuto e la creatività contemporanea. Inoltre, l’esposizione fotografica trova nella sede delle Terme di Diocleziano lo spazio ideale per un racconto visivo dedicato allo scorrere del tempo, e si pone in costante dialogo con le imponenti strutture delle aule delle Terme e i reperti”. 
 
Come nei precedenti capitoli espositivi le opere dei due artisti sono presentate in un allestimento disegnato per favorire il dialogo con lo spazio archeologico, assorbirne tutte le preziose vibrazioni e offrire ai visitatori un’esperienza culturale originale.
 
La mostra sarà anche una stanza di riflessione dove, durante il periodo espositivo, si terrà un incontro con scrittori e studiosi di archeologia e un laboratorio per bambini in collaborazione con l’associazione Cartastraccia
 
Le forme del tempo è accompagnata da una pubblicazione edita da Fondazione Malaspina che raccoglie un testo del direttore del Museo Nazionale Romano Stéphane Verger e una conversazione tra il curatore Alessandro Dandini de Sylva e i fotografi Fabio Barile e Domingo Milella.

Dal 21 Giugno 2022 al 31 Luglio 2022 – Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano -Roma

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SOGNI opere di Mario Lasalandra e Umberto Cornale

Sensazioni visive o auditive identificate come reali; così viene definito un sogno. Di queste percezioni gli autori in mostra ne hanno fatto una poetica e hanno permesso che il senso attribuito alle loro opere rispondesse a leggi diverse da quelle imposte dalla logica e dalla realtà.

Pur partendo dal tangibile, entrambi si sono spinti, per strade distinte e personali, verso la creazione di una propria identità visiva, di un vissuto fantastico per molti versi inquietante e a tratti magico.  

Impossibile è astenersi dal vivere una partecipazione emotiva forte. Come in uno specchio chi guarda trova la sua realtà e trova la sua personale logica al sogno.

Gli autori, entrambi veneti, sono esposti in dialogo per la prima volta nel loro percorso artistico in questa lettura dell’opera curata da Simona Guerra.

dal 3 al 31 luglio – Spazio Piktart – Senigallia

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Mostre di fotografia da non perdere a Maggio

Come sempre, il mese di maggio offre un ricchissimo programma di mostre. Di seguito ne trovate una selezione.

Buona visione

Anna

Le mostre di Fotografia Europea – Un’invincibile estate

Dal 29 aprile al 12 giugno 2022 torna l’atteso appuntamento con Fotografia Europea a Reggio Emilia, Festival di fotografia di caratura internazionale promosso e prodotto da Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Torna con una fortissima spinta propulsiva, data dal titolo: Un’invincibile estate, frase celebre di Albert Camus che racchiude potentemente l’immagine di come le nostre forze interiori, pur nel cuore dell’Inverno, tendano inevitabilmente a sprigionarsi infine nel trionfo e nel continuo rinnovarsi della vita. Una metafora quanto mai attuale visto il recente passato e il presente che ci stanno accompagnando.

Questa suggestione ha accompagnato la direzione artistica del Festival, composta da Tim Clark e Walter Guadagnini, che ha selezionato i lavori dei protagonisti di quest’anno combinando sguardi internazionali e sensibilità differenti, mai banali, che non mancheranno di cogliere, anche di sorpresa, i visitatori.

Alla base del Festival, come sempre, ci saranno storie e racconti molto spesso intimialtre volte più aperti e sfacciati ma in entrambi i casi con l’obiettivo di stimolare punti di vista nuovi e una riflessione sulla complessità del mondo e dei fili che intrecciano i suoi abitanti ai quattro angoli del pianeta. Molteplici sguardi sulla contemporaneità attraverso il medium della fotografia, per interrogarsi sul ruolo delle immagini e della cultura visiva in questo particolare momento storico.

Come sempre le sale dei monumentali Chiostri di San Pietro saranno il fulcro del festival, ospitando ben dieci esposizioni.

Al primo piano, in ordine di percorso, troviamo Nicola Lo Calzo con il progetto intitolato Binidittu, riflessione sulla condizione delle persone migranti nel Mediterraneo attraverso la figura di San Benedetto il Moro, il primo santo nero della storia moderna considerato un’allegoria dei nostri tempi: luogo d’incontro tra il Mare Nostrum e il mondo, tra la memoria e l’oblio, tra il razzismo banalizzato e l’humanitas condivisa. Nella sala successiva, Hoda Afshar, attraverso gli scatti del complesso progetto Speak The Wind svela gli straordinari paesaggi dell’Iran, la sua gente e i loro rituali, fotografando il vento e gli intrecci di tradizioni e credenze che porta con sé, per formare una registrazione visibile dell’invisibile attraverso l’occhio dell’immaginazione. La fotografa americana Carmen Winant, invece, nella serie di immagini di Fire on World tesse più narrazioni attraverso centinaia di diapositive ritrovate, di protesta, di nascita e di piccoli mondi, che si allineano ordinatamente e messe insieme formano un quadro più ampio di disordine sociale e dissenso. Il giapponese Seiichi Furuya con la mostra First trip to Bologna 1978 /Last trip to Venice 1985 racconta il primo e l’ultimo viaggio fatti insieme a sua moglie Christine Gössler, attraverso ritratti intimi e fermo immagini, che gli hanno permesso di ricostruire la memoria di quei momenti, fino al suicidio di Christine. Ken Grant, fotografo inglese, propone la mostra Benny Profane, un progetto a lungo termine su un distretto portuale nei dintorni di Liverpool, che diventa nei suoi scatti un’immersione in uno spazio e in coloro che da esso dipendono, un resoconto di parentela e sfida in una terra difficile. Il giovane Guanyu Xu con le fotografie di Temporarily Censored Home trasforma lo spazio domestico e conservatore della sua infanzia, in scena di rivelazione, protesta e bonifica queer, mediante un mosaico di immagini raccolte da riviste di moda e cinema occidentalinonché ritratti di sé stesso con altri uomini, per mettere in scena una performance profondamente intima e politica. La fotografa Chloé Jafé con I give you my life racconta la storia, spesso sconosciuta, delle donne della Yakuza – la mafia giapponese tra le più leggendarie al mondo – mogli, figlie, amanti, che orbitano intorno alle attività criminali dei gangster maschi e che a loro hanno dedicato la loro esistenza. Jonas Bendiksen, invece, diffonde il caos nella comunità del fotogiornalismo con The Book of Veles, progetto che accorpa le fake news generate nella piccola e sconosciuta cittadina macedone di Veles per dimostrare – attraverso un misto di reportage classico, modelli di avatar 3D e sistemi di generazione di testo con intelligenza artificiale – che la disinformazione visiva confonde anche i professionisti dei media addestrati. Infine il francese Alexis Cordesse con Talashi, (parola che in lingua araba significa frammentazione, scomparsa) spiega cos’è la guerra civile siriana attraverso le fotografie personali scattate da coloro che vivono in esilio: un atto di rievocazione collettiva tra intimità e Storia.

La mostra storica di questa edizione sarà ospitata nelle sale affrescate del piano terra dei Chiostri di San Pietro e sarà dedicata a Mary Ellen Mark, fotografa documentarista che dal 1964 fino alla sua morte nel 2015, realizza saggi fotografici intensamente vividi e rivoluzionari che esplorano la realtà delle persone, soprattutto donne, in una varietà di situazioni complesse e spesso difficili, dolorose, a volte quasi impossibili.

Mary Ellen Mark: The Lives of Women, a cura di Anne Morin, abbraccia l’umanità di queste donne e la condivide con un pubblico più ampio, fornendo ai suoi soggetti una voce significativa, spesso estremamente potente.

Nella sede di Palazzo da Mosto sarà esposta la mostra dedicata al Paese Ospite, la Russia, con la curatela di Dimitri Ozerkov, Direttore del Dipartimento di arte contemporanea del Museo Ermitage di San Pietroburgo, che presenta Sentieri nel Ghiaccio, una selezione di artisti Alexander Gronsky, Anaïs Chabeur, Olya Ivanova, Evgeny Khenkin, Anselm Kiefer, John Pepper e Dimitry Sirotrin i cui progetti sono intimamente legati al tema di Fotografia Europea 2022. Al piano terra, trovano posto gli scatti della nuova produzione di Fotografia Europea, affidata a Jitka Hanzlovà. Scopo di questo progetto è raccontare come le forze di resilienza degli adolescenti siano oggi particolarmente sollecitate dai risvolti sociali che la situazione sanitaria impone loro da due anni a questa parte.

I progetti dei vincitori della Open Call di questa edizione saranno visibili nel nuovo spazio di Fotografia Europea: la Galleria Santa Maria, nel cuore del centro storico. Simona Ghizzoni racconta nel progetto Isola come sia riuscita a recuperare una relazione con la natura e con le persone, approfittando dell’emergenza Covid per lasciare Roma e tornare a rifugiarsi nell’Appennino Emiliano. La spagnola Gloria Oyarzabal, fotografa e cineasta, fissa il focus della sua indagine sul concetto di Museo in particolare in un’ottica colonialista con il progetto Usus fructus abusus. Infine Maxime Richè, parigino, da tempo si misura con la capacità di adattamento dell’uomo rispetto alle conseguenze degli sconvolgimenti ambientali. In Paradise, il focus è l’incendio che in sole quattro ore ha incenerito l’omonima città californiana e le persone che nonostante ciò, tornano per ricostruirsi una vita, proprio dove la vita è stata così brutalmente cancellata.

Ad abbracciare il festival, numerose altre mostre partner che gravitano intorno ad esso, organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate presso i propri spazi.

Nel trentennale della scomparsa di Luigi Ghirri, a Palazzo dei Musei, la mostra In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in miniatura e nuove prospettive, a cura di Ilaria Campioli, Joan Fontcuberta e Matteo Guidi, partendo dalla serie In scala realizzata da Luigi Ghirri in più riprese, dalla fine degli anni Settanta alla prima metà degli Ottanta, nel parco divertimenti Italia in Miniatura di Rimini, approfondisce i temi del doppio, della finzione e dell’idea stessa di realtà, creando un dialogo con la raccolta – disegni, cartoline, documenti e immagini provenienti dall’archivio del parco  – accumulatasi dalla metà degli anni Sessanta a seguito dei numerosi viaggi del fondatore Ivo Rambaldi lungo tutta la penisola, allo scopo di raccogliere quanta più documentazione visiva possibile per la costruzione dei plastici.

Sempre a Palazzo dei Musei torna “Incontri! Arte e persone”, progetto di Reggio Emilia Città senza Barriere – STRADE dedicato all’incontro tra fragilità e creatività. L’artista Alessandra Calò, che predilige la pratica del lavoro off camera, e sette persone con fragilità realizzano, attingendo alla ricca collezione dei Musei, un vero e proprio erbario, tramite l’utilizzo di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto. La mostra Herbarium. I fiori sono rimasti rosa, insieme agli esperimenti di stampa e al fare laboratoriale, saranno ospitati in un nuovo spazio museale che si apre al dialogo con la città.

Chiostri di San Domenico ospitano la nona edizione di Giovane Fotografia Italiana, progetto del Comune di Reggio Emilia che valorizza i talenti della fotografia italiana contemporanea under 35. La mostra, significativamente intitolata Possibilea cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, presenta le ricerche di Marcello Coslovi, Chiara Ernandes, Claudia Fuggetti, Caterina Morigi, Giulia Parlato, Riccardo Svelto, Giulia Vanelli, artisti selezionati da una giuria internazionale, composta dai curatori e da Chiara Fabro – Festival Panoràmic di Barcellona, Shoair Mavlian – Photoworks di Brighton e Krzysztof Candrowicz – Fotofestiwal di Łódź. Novità di questa edizione è l’istituzione del Premio Luigi Ghirri, nel trentennale della scomparsa dell’autore, in collaborazione con l’Archivio Eredi Luigi Ghirri.

Lo Spazio Gerra presenta il progetto In Her Rooms di Maria Clara Macrì in cui l’autrice esplora il rapporto tra empatia, intimità e rappresentazione contemporanea delle donne. Nel suo lavoro, la fotografa riesce a cogliere la natura complessa e intensa della femminilità odierna, liberata dagli stereotipi e dalla sessualizzazione e oggettivazione di cui è vittima ed esprimendo visivamente l’essenza di un nuovo sentire internazionale e globale, dovuto anche alla forte trasmigrazione al femminile.

La Biblioteca Panizzi con la mostra Vasco Ascolini: un’autobiografia per immagini a cura di Massimo Mussini, racconta la vita artistica e lavorativa del fotografo reggiano attraverso 40 anni di scatti in un percorso coraggioso, fatto di incontri importanti e di grande determinazione. L’intento è quello di far conoscere al pubblico la donazione che il fotografo ha fatto alla città ricreando una sorta di diario di viaggio in cui Ascolini segnala i momenti di passaggio con i quali ha progressivamente arricchito il suo linguaggio espressivo.

La Collezione Maramotti dedica la sua mostra al fotografo Carlo Valsecchi che nelle quarantaquattro fotografie di grande formato che costituiscono Bellum – tutte presenti nel volume che accompagna la mostra, e di cui una ventina in esposizione – racconta il conflitto ancestrale tra uomo e natura e tra uomo e uomo. Attraverso un lavoro durato circa tre anni, Valsecchi percorre le montagne, espressione naturale estrema e insieme luogo dell’ultima guerra, sublimando nei suoi scatti una realtà cruda in forma spesso astratta, intimamente estetica e assoluta.

La Fondazione I Teatri espone gli scatti di Arianna Arcara in cui Teatro e fotografia entrano ancora in relazione nel nuovo progetto dal titolo La Visita / Triptych che Fondazione I Teatri, con Reggio Parma Festival e in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara hanno affidato all’artista invitandola a una interpretazione del lavoro della Compagnia di teatro-danza belga Peeping Tom al Festival Aperto 2021. Ritratti, allestimenti e sequenze sono i tre focus su cui Arcara ha lavorato per questa mostra, riprendendo la performance site specific “La Visita” presso la Collezione Maramotti e la spettacolare trilogia “Triptych” andata in scena al Teatro Municipale Valli.

Dal 29 Aprile al 12 giugno – Reggio Emilia – sedi varie

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Le mostre di Riaperture

Nel 2022 Riaperture, per la sesta edizione del suo Festival di Fotografia, vuole parlare di viaggio, in tutte le sue forme, mezzi e declinazioni possibili: che sia reale, immaginario, nello spazio, nel tempo e anche di fantasia.

Proveniamo da un lungo periodo nel quale spostarsi fisicamente da un luogo ad un altro ci è stato a tratti sconsigliato, a tratti limitato alla sola necessità e a tratti interdetto per la nostra sicurezza. In questo graduale e, ci auguriamo, irreversibile percorso verso il famigerato recupero della normalità, vorremmo tornare pienamente a vivere il viaggio come esercizio di meraviglia davanti alla Natura, in una città o a contatto con un popolo, senza dimenticarci dell’esperienza introspettiva che la distanza ci ha imposto.

Le mostre saranno ospitate nei luoghi di Ferrara riaperti per l’occasione e saranno tutte visibili con il biglietto unico di ingresso, acquistabile in prevendita anche online sul nostro sito.

Nei luoghi riaperti per l’occasione saranno esposte:

Sara Melotti – Quest For Beauty

Rocco Rorandelli – Bitter Leaves

Guia Besana – Carry On

Alessandro Bergamini – Humanity

Giovanni Chiaromonte – Westwards

Alba Zari – The Y

Valerio Muscella e Michele Lapini – Non più, non ancora

Alessandro Inches – ravers’ interiors

Fulvia Bernacca – Sereno

Alison Luntz – In Spirit

dal 13 al 29 maggio 2022 – Ferrara

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Invisible – Roberto Polillo

Dal Marocco alla Cambogia, dal Giappone all’India, tra Venezia, New York e Dubai, 21 fotografie di grande formato per 13 paesi raccontano la ricerca artistica e il linguaggio di Roberto Polillo, un progetto speciale all’interno di MIA FAIR 2022.

Paesaggi e architetturecolori e percezioni, una esplorazione del mondo attraverso una fotocamera in movimento, alla ricerca di quello che gli occhi non vedono: l’invisibile. Tra sperimentazione tecnica e indagine della resa dell’immagine, nasce una fotografia che aspira a cogliere l’anima dei luoghi e rivelare una realtà ridotta ai suoi elementi essenziali, spaziali, cromatici, percettivi, ritmici a tratti pittorici, evocativi; una realtà altra e diversa da quella registrata soltanto dagli occhi.

Insieme alla mostra arricchisce il percorso culturale di MIA FAIR anche un talk intitolato Esplorando l’invisibilevenerdì 29 aprile alle ore 18.00, per una riflessione e un confronto che possa nascere da un’alternanza di visioni e di discipline. Un dialogo tra Denis Curti e Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia e autore di Quello che gli occhi non vedono con Mauro Pagani, polistrumentista, compositore e produttore discografico, parte della PFM Premiata Forneria Marconi e autore di importanti collaborazioni con numerosi musicisti italiani, a partire da Fabrizio De André, e Francesca Taroni, direttore di “Living e ” Abitare”.

Invisibile raccoglie oltre quindici anni di indagine fotografica che Roberto Polillo ha portato avanti grazie a una grande passione, che nei primi anni della sua carriera gli ha permesso di ritrarre alcuni dei più importanti nomi del Jazz, all’amore per il viaggio che lo ha spinto in oltre 25 paesi nel mondo e alla volontà di trovare un linguaggio che possa diventare veicolo per una nuova espressione della realtà. 

In queste stanze, portate al grado zero del nero, Roberto Polillo sembra muoversi come uno sciamano contemporaneo capace di esprimere il bisogno vitale dell’umanità di ricomporre il rapporto con quell’universo che essa stessa è stata capace di costruirsi. La sua esplorazione del mondo è l’espressione di un preciso desiderio, quello di raccogliere empatia per poi restituirla. Denis Curti

28 aprile – 1 maggio 2022 – MIA FAIR – Milano

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno con la mostra Wunderkammer. Le Stanze delle Meraviglie, che ha visto come protagonisti il fotografo di moda Luca Manfredi e sei ragazzi e ragazze con fragilità, torna a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dal 29 aprile, nell’ambito del festival di Fotografia Europea (29 aprile – 12 giugno 2022), il progetto che pone l’attenzione sul tema dell’incontro tra arte, fotografia e fragilità. Partendo dalle importanti collezioni botaniche custodite ai Musei Civici, l’artista Alessandra Calò accompagnerà sette persone con fragilità nella realizzazione di un vero e proprio erbario installativo tramite l’utilizzo di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto; il risultato finale verrà esposto nella mostra dedicata “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa”.

Il progetto costituisce la terza tappa di “Incontri! Arte e persone”, l’iniziativa  di Reggio Emilia Città senza Barriere, promossa dal Comune di Reggio Emilia, dedicata all’incontro tra fragilità e creatività. I protagonisti, l’artista Alessandra Calò e sette persone con fragilità – Valentina Bertolini, Paolo Borghi, Valentina De Luca, Cinzia Immovilli, Flavia Vezzani e Caterina Perezzani -, sono stati affiancati dallo staff dei Musei Civici e da un’atelierista di STRADE, il nuovo ambito socio-occupazionale e del tempo libero a favore delle persone adulte con disabilità del Distretto di Reggio Emilia, un progetto gestito dal Consorzio Oscar Romero.  

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa rappresenta una mostra inaspettata e inedita che unisce arte, creatività, fragilità e un’attenta riflessione sull’ambiente – dichiara l’assessora alla Cultura e alle Pari Opportunità Annalisa Rabitti –sostenendo così un’idea di cultura in cui tutti e tutte possiamo essere protagonisti e agire per il nostro territorio. L’incontro tra la creatività dell’artista Alessandra Calò, la fantasia di sei persone con fragilità e le preziose collezioni botaniche custodite ai Musei Civici, oltre ad aver offerto nuove opportunità di inclusione sociale ed esperienza artistica, hanno generato un importante e bellissimo mix che vedrà il suo risultato nell’esposizione dell’erbario installativo in occasione del festival di Fotografia Europea.”

Incuriosita dalla ricca collezione di erbari conservata presso Palazzo dei Musei, che per la loro fragilità e valore storico non sono esposti al pubblico, ma custoditi in eleganti  contenitori che ne lasciano trapelare tutta la preziosità, l’artista guiderà i partecipanti nella realizzazione di un vero e proprio erbario, tramite l’utilizzo di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto. Nella sua pratica, infatti, Alessandra Calò  attualizza antichi procedimenti di stampa realizzando la maggior parte del suo lavoro off camera; un fare alchemico che riporta a tempi passati. Nati ad uso e consumo dell’uomo, oggi questi antichi erbari permettono di approfondire temi legati all’ambiente e “viaggiare” nel tempo creando delle connessioni tra passato e presente. Il nuovo erbario, ispirato al grande quaderno di Antonio Cremona Casoli e all’erudita raccolta di Filippo Re, sarà frutto anche di un’indagine sul territorio.

L’intero processo, gli esperimenti di stampa e il fare laboratoriale, saranno ospitati in un nuovo ambiente di Palazzo dei Musei, in precedenza laboratorio archeologico. Lo spazio, accessibile da via Secchi, si presenta come una vera e propria vetrina, un affaccio sulla città, un ponte in dialogo tra il luogo della memoria e lo spazio della vita collettiva. Il materiale raccolto e realizzato liberamente sarà esposto nella forma di un erbario installativo in occasione del Festival di Fotografia Europea, coinvolgendo anche l’inedito cortile interno retrostante il laboratorio grazie al gruppo de I Senzamai, operosi custodi del Parco San Lazzaro, e Art Factory.

WORLD PRESS PHOTO EXHIBITION 2022

© Amber Bracken

Sono stati annunciati ad Amsterdam i vincitori del World Press Photo Contest 2022, il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo: quest’anno, i lavori premiati sono stati scelti tra i 64.823 candidati, tra fotografie e open format, realizzati da 4.066 fotografi provenienti da 130 paesi. La giuria, presieduta da Rena Effendi, ha incoronato vincitore lo scatto realizzato nella Scuola Residenziale di Kamloops dalla fotografa canadese Amber Bracken per il New York Times, aggiudicandosi, dunque, il World Press Photo of the year
Abiti rossi appesi a delle croci lungo una strada: commemorano i bambini morti alla Kamloops Indian Residential School, un’istituzione creata per i piccoli indigeni. In quel luogo, sono state scoperte circa 215 tombe. La presidente della giuria globale Rena Effendi: «È un tipo di immagine che si insinua nella memoria, ispira una sorta di reazione sensoriale. Potevo quasi sentire la quiete in questa fotografia, un momento tranquillo di resa dei conti globale per la storia della colonizzazione, non solo in Canada ma in tutto il mondo».

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
 ospiterà, in anteprima italiana, questa e le altre foto vincitrici dal prossimo 29 aprile fino al 18 settembre: la 66ª edizione della World Press Photo Exhibition è organizzata per il sesto anno consecutivo a Torino (le due ultime edizioni nella Sala del Senato di Palazzo Madama) grazie all’impegno di Cime, partner della World Press Photo Foundation di Amsterdam e della Fondazione Torino Musei. Le foto vincitrici saranno esposte nella sala mostre.

Gli altri vincitori
Il premio “World Press Photo Story of the Year” è andato a “Salvare le foreste con il fuoco” di Matthew Abbott, Australia, un lavoro realizzato per National Geographic/Panos Pictures. Al centro del racconto, un rito degli indigeni australiani che bruciano strategicamente la terra in una pratica nota come «combustione a freddo»: i fuochi si muovono lentamente, bruciano solo il sottobosco e rimuovono l’accumulo di residui vegetali che possono alimentare incendi più grandi. Il popolo Nawarddeken di West Arnhem Land, in Australia, attua questa pratica da decine di migliaia di anni e vede il fuoco come uno strumento per gestire la propria terra natale di 1,39 milioni di ettari. I ranger di Warddeken combinano le conoscenze tradizionali con le tecnologie contemporanee per prevenire gli incendi, diminuendo così la CO2 per il riscaldamento climatico.

Vincitore del premio “World Press Photo long-term project award“, invece, “Distopia amazzonica” di Lalo de Almeida, Brasile, per Folha de São Paulo/Panos Pictures. Mostra come la foresta pluviale amazzonica sia gravemente minacciata dalla deforestazione, dall’estrazione mineraria, dallo sviluppo infrastrutturale e dallo sfruttamento di altre risorse naturali. Pesano anche politiche “poco green” del presidente Jair Bolsonaro. 

“Il sangue è un seme” di Isadora Romero, Ecuador ha vinto la sezione video, “World Press Photo open format award”.  Attraverso storie personali, questo lavoro mette in discussione la scomparsa dei semi, la migrazione forzata, la colonizzazione e la conseguente perdita di conoscenze ancestrali. Il video è composto da fotografie digitali e cinematografiche, alcune delle quali sono state scattate su pellicola 35mm scaduta e successivamente disegnate dal padre di Romero. In un viaggio nel loro villaggio ancestrale di Une, Cundinamarca, in Colombia, Romero esplora ricordi dimenticati della terra e dei raccolti e viene a conoscenza del fatto che suo nonno e la sua bisnonna fossero “custodi dei semi” e che coltivavano diverse varietà di patate, di cui solo due si possono ancora trovare.

Dal 28 aprile al 12 giugno 2022 – Palazzo delle Esposizioni ROMA

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Dal 29 Aprile 2022 al 18 Settembre 2022 – GAM Torino

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DAVID LACHAPELLE. I BELIEVE IN MIRACLES

La grande mostra personale “David LaChapelle. I Believe in Miracles” è il risultato di un percorso di ricerca artistica che dura da una vita e che racconta un David LaChapelle inedito e, per certi versi, inaspettato.

Con un progetto inedito il Mudec ospita un percorso espositivo che mette al centro uno sguardo critico sull’animo umano indagato nelle sue pieghe fatte di dolori, solitudini, gioie, passioni e ideali.

L’uomo e il rapporto con sé stesso, l’uomo nell’ambiente circostante e nella società umana, l’uomo nella Natura.

In mostra oltre 90 opere – tra grandi formati, scatti site-specific, nuove produzioni e una video installazione – che si dipanano in un racconto fluido e ricchissimo di suggestioni, attraverso la personalissima visione dell’artista di una fotografia ‘gestuale’, che è strappo sul presente e ‘alert’ per il futuro a venire.

22 aprile – 11 settembre 2022 – MUDEC – Milano

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LUIGI GHIRRI. (NON) LUOGHI

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, nella rinascimentale sede di Palazzo Bisaccioni, celebra Luigi Ghirri, maestro della fotografia contemporanea, in occasione del trentennale dalla morte, attraverso una mostra che vuole proporsi come un racconto emozionale, un percorso che disveli al visitatore il modo in cui Ghirri entra in rapporto con le cose, celebrando l’artista e ponendo l’attenzione sulla sua intima necessità di fotografare.

La mostra “Luigi Ghirri (non) luoghi”, a cura di Massimo Minini, si compone di quaranta fotografie provenienti da collezioni private. Obiettivo del progetto espositivo, ideato da Roberta Angalone, è ricordare l’artista analizzandone la ricerca fotografica dal punto di vista delle motivazioni e dei sentimenti attraverso un percorso che ne tocca i punti di interesse e le questioni.
 
Reggiano di origine, grazie all’assidua frequentazione del gruppo degli artisti concettuali modenesi, Ghirri si avvicina alla fotografia intorno agli anni ’70, i primi scatti sono realizzati durante le vacanze estive o i fine settimana e tanto basta perché si renda conto che la macchina fotografica sarebbe stato il medium perfetto, un incredibile linguaggio visivo capace di saziare il “desiderio d’infinito che è in ognuno di noi”.
 
La mostra si apre con una prima sezione introduttiva, dedicata alla vita e al racconto del suo avvicinamento all’obiettivo fotografico. Nato nel gennaio del 1943, vede il mondo mutare in pochi anni: dal clima del dopo guerra a quello del boom economico e al conseguente fermento culturale degli anni ’60. Si forma così, inevitabilmente, la sua personalità sensibile ai cambiamenti e desiderosa di conoscenza; la fotografia diviene il mezzo per guardare a fondo le cose, conoscerne l’origine e il divenire.
 
Il percorso prosegue con le sezioni dedicate ai luoghi, ai volti del tempo, ai non luoghi, all’arte e in fine ad Aldo Rossi, con il quale condivide l’interesse per la periferia, spazio che, a parere di entrambi, racchiude in sé forza evocativa di storia e memoria. Ghirri è attratto dall’ambiente che abita l’uomo, quello in cui egli si muove, non ai mutamenti del paesaggio, ma ai cambiamenti del vivere.
 
Quello dell’artista è un universo a tratti malinconico, incantato, sospeso e romantico, che trova senso nelle piccole cose, nello stupore e nella meraviglia che scaturisce dal guardare le cose senza il velo dell’abitudine.
 
Con i suoi scatti dimostra come la fotografia sia generatrice di mondi possibili, mai artificiosi e irreali, ma che sempre raccontano la percezione di un’altra verità, frutto del perfetto “equilibrio tra rilevazione e rivelazione”. Durante tutta la sua carriera Ghirri fotografa un’enorme quantità di soggetti differenti, decidendo di non identificarsi in un genere o stile poiché reputa questa una scelta rischiosa, una limitazione della libertà di espressione. La sua è una fotografia che si oppone a qualsiasi specie di “censura” linguistica; anche le sue indagini rimangono volutamente aperte, non tendono ad una risposta unica e definitiva ma si prestano a infinite combinazioni e interpretazioni, coerentemente con la sua idea di fotografia.

Dal 09 Aprile 2022 al 31 Luglio 2022 – Jesi (AN) – Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

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Fabio Boni: Respiro. Un attimo prima che tutto cambi

l primo lavoro di Fabio Boni, datato 1993, si intitola Volti: ritratti in bianco e nero su sfondo bianco, nel tentativo di scorgere, nei segni che il tempo ha lasciato sulle fisionomie, dettagli delle storie personali dei soggetti fotografati.
La carriera del fotografo prende il via dal ritratto: per diverso tempo, l’interesse di Fabio Boni si concentra strettamente sulla persona; lo spazio per il paesaggio non è contemplato.

Con il passare degli anni, i suoi progetti diventano i muri di una vecchia casa di famiglia sui quali l’edera comincia a creare una trama: la natura si insinua nelle fotografie, prima concedendosi lo spazio di una virgola tra i diversi ritratti, piano piano assumendo un ruolo sempre più centrale, fino a diventare importante terreno simbolico.

Nei due lavori che verranno esposti sulle pareti della galleria di Micamera e che danno il titolo alla mostra, uno del 2018 e uno del 2020, l’indagine naturale e sul territorio arriva a intrecciarsi con le dinamiche personali e sociali che costituiscono i luoghi, ritraendo il paesaggio come fondamentale depositario della memoria collettiva.

Respiro, il giardino di Maura, fotografato dal 2018 al 2020, è un luogo in cambiamento, che segue naturalmente il ciclo delle stagioni, ma al contempo si modella sulle storie di vita delle persone che lo frequentano e lo abitano. ‘Gli alberi sono una presenza, una forza, una necessità, sono ricordi di storie e di persone, fanno parte della memoria di chi li ha piantati e li custodisce’.

In Un attimo prima che tutto cambi, due generazioni ai poli apposti sulla linea della vita, si mescolano sullo sfondo di una collina appena fuori dal centro urbano. Si parla qui di una comunità che si occupa di conservare, tutelare, garantire gli ultimi anni – o attimi – di vita delle sue persone più anziane, e lo fa affiancando, anche solo simbolicamente, quelle persone anziane ai bambini, rendendo entrambe le generazioni importanti custodi per la realizzazione del futuro.

La collina, il territorio, la “natura che accoglie”, è la depositaria della memoria collettiva che costituisce la comunità stessa, ed è incaricata di raccogliere questa memoria e trasformarla in conoscenza per i più giovani, affinché si realizzi il futuro.

23 aprile – 21 maggio, 2022 – MICAMERA – Milano

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SABINE WEISS. LA POESIA DELL’ISTANTE

«Quando [Sabine Weiss] fotografa i bambini, diventa bambina lei stessa. Non esistono assolutamente barriere tra lei, loro e la sua macchina fotografica.»

Hugh Weiss, artista e marito di Sabine Weiss   

La Casa dei Tre Oci di Venezia presenta, dall’11 marzo al 23 ottobre 2022, la più ampia retrospettiva mai realizzata finora, la prima in Italia, dedicata alla fotografa franco-svizzera Sabine Weiss, scomparsa all’età di 97 anni nella sua casa di Parigi lo scorso 28 dicembre 2021, tra le maggiori rappresentanti della fotografia umanista francese insieme a Robert Doisneau, Willy Ronis, Edouard Boubat, Brassaï e Izis.

L’esposizione è il primo e più importante tributo alla sua carriera, con oltre 200 fotografie. Curata da Virginie Chardin, la retrospettiva è promossa dalla Fondazione di Venezia, realizzata da Marsilio Arte in collaborazione con Berggruen Institute, prodotta dallo studio Sabine Weiss di Parigi e da Laure Delloye-Augustins, con il sostegno di Jeu de Paume e del Festival internazionale Les Rencontres de la photographie d’Arles.

Unica fotografa donna del dopoguerra ad aver esercitato questa professione così a lungo e in tutti i campi della fotografia – dai reportage ai ritratti di artisti, dalla moda agli scatti di strada con particolare attenzione ai volti dei bambini, fino ai numerosi viaggi per il mondo – Sabine Weiss, che ha potuto partecipare attivamente alla costruzione di questo percorso espositivo, aveva aperto i suoi archivi personali, conservati a Parigi, per raccontare, per la prima volta in maniera ampia e strutturata, la sua straordinaria storia e il suo lavoro.

Gli scatti esposti ai Tre Oci, tra i quali diversi inediti – come la serie dedicata ai manicomi, realizzata durante l’inverno 1951-1952 in Francia nel dipartimento dello Cher, e rimasta parzialmente inedita fino ad oggi – ripercorrono insieme a diverse pubblicazioni e riviste dell’epoca l’intera carriera di Weiss, dagli esordi nel 1935 agli anni ’80. Fin dall’inizio, Sabine Weiss, come testimoniano in mostra le foto dei bambini e dei passanti, dirige il suo obiettivo sui corpi e sui gesti, immortalando emozioni e sentimenti, in linea con la fotografia umanista francese. È un approccio dal quale non si discosterà mai, come si evince dalle sue parole: «Per essere potente, una fotografia deve parlarci di un aspetto della condizione umana, farci sentire l’emozione che il fotografo ha provato di fronte al suo soggetto».

Nata Weber a Saint-Gingolph, in Svizzera, il 23 luglio 1924, Sabine, che prenderà il cognome del marito, il pittore americano Hugh Weiss (Philadelphia, 1925 – Parigi, 2007), si avvicina alla fotografia in giovane età. Compie l’apprendistato presso i Boissonnas, una dinastia di fotografi che lavorano a Ginevra dalla fine del XIX secolo. Nel 1946 lascia Ginevra per Parigi e diviene l’assistente di Willy Maywald, fotografo tedesco specializzato in moda e ritratti. Quando sposa Hugh, nel 1950, intraprende la carriera di fotografa indipendente. Insieme, si trasferiscono in un piccolo studio parigino, dove abiteranno poi tutta la vita, e frequentano la scena artistica del dopoguerra.

Uno dei nuclei principali della rassegna “Sabine Weiss. La poesia dell’istante” racconta proprio gli anni ’50 del Novecento, momento del riconoscimento internazionale della fotografa. Nel 1952, infatti, la sua carriera ha una svolta decisiva quando entra nell’agenzia Rapho, su raccomandazione di Robert Doisneau. Dal 1953 in poi le sue fotografie sono pubblicate da grandi giornali internazionali come “Picture Post”, “Paris Match”, “Vogue”, “Le Ore”, “The New York Times”, “Life”, “Newsweek”. Nello stesso anno Weiss partecipa alla mostra “Post War European Photography” al Museum of Modern Art di New York (MOMA) e nel 1954 l’Art Institute di Chicago le dedica un’importante personale. Nel 1955 tre dei suoi scatti sono scelti da Edward Steichen per la storica antologica “The Family of Man”, al MOMA di New York.

Dal 1952 al 1961 Sabine Weiss collabora, accanto a fotografi come William Klein, Henry Clarke e Guy Bourdin, con Vogue, realizzando alcuni memorabili servizi di moda, di cui in mostra sono esposti vivaci scatti a colori insieme a una quindicina di numeri originali della celebre rivista.

Una sezione del percorso è poi dedicata ai suoi ritratti di pittori, scultori, attori e musicisti. Per cinque anni, Hugh Weiss è il mentore dell’artista Niki de Saint Phalle, mentre Sabine è vicina ad Annette Giacometti, la moglie del grande scultore Alberto. In mostra non mancano i loro ritratti accanto a quelli di altre personalità come Robert Rauschenberg, Françoise Sagan, Romy Schneider, Ella Fitzgerald, Simone Signoret e Brigitte Bardot.

L’America, raggiunta nel 1955 sul transatlantico Liberté in compagnia del marito Hugh, la impressiona fortemente, e i scuoi scatti realizzati a New York nelle sue strade brulicanti di dettagli, dal Bronx ad Harlem, da Chinatown alla Ninth Avenue, sono pubblicati dal New York Times in un ampio servizi dal titolo “I newyorkesi (e la Washington) di una parigina”. Sono immagini che raccontano l’America con un punto di vista francese, dall’umorismo spiccato, molte delle quali vengono esposte solo oggi, per la prima volta in Italia, in occasione della retrospettiva ai Tre Oci.

Il percorso riserva ampio spazio anche ai lavori realizzati a partire dagli anni ‘80, all’età di sessant’anni, durante i suoi viaggi in Portogallo, India, Birmania, Bulgaria ed Egitto. Come osserva la curatrice Virginie Chardin, «in essi si registra una straordinaria vivacità intellettuale con note sentimentali, incentrate sulla solitudine, sulla fede e sui momenti di riflessione dell’esistenza».

Oltre alle fotografie, in mostra verranno presentati anche alcuni estratti da film documentari a lei dedicati (“La Chambre Noire” del 1965; “Sabine Weiss” nel 2005; “Il mio lavoro come fotografa” del 2014) nei quali la fotografa ha raccontato, in diversi periodi della sua vita, il suo percorso artistico, le sue esperienze di viaggio e la difficoltà di essere una fotografa donna. La forza della sua curiosità per il mondo e la sua gioia di vedere e documentare fanno di Sabine Weiss un simbolo di coraggio e di libertà per tutte le donne fotografe.

Il catalogo, pubblicato da Marsilio Arte, propone molte immagini inedite, i testi di Virginie Chardin, curatrice della rassegna, e di Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci.

Dal 11 Marzo 2022 al 23 Ottobre 2022 – Venezia – Casa dei Tre Oci

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WHO IS CHANGED AND WHO IS DEADAhndraya Parlato

Nell’ambito di Art City Bologna 2022 in occasione di ARTEFIERA, Spazio Labo’ presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista statunitense Ahndraya Parlato (Kailua, Hawaii). La mostra, produzione originale di Spazio Labo’ a cura di Laura De Marco, nasce dalla seconda monografia di Parlato, il libro Who is Changed and Who is Dead pubblicato a luglio 2021 dall’editore britannico Mack Books.

In Who is Changed and Who is Dead Parlato parte da due eventi fondamentali e fondanti della sua vita privata, il suicidio della madre e la nascita delle sue figlie, per costruire un progetto che esplora le contraddittorie e complesse sfaccettature della maternità – della gestione delle paure e delle ansie legate al mettere al mondo altre persone, ma non solo –, del rapporto madre-figlia, e di uno dei temi fondamentali della vita di ogni essere umano: la fine della vita stessa.

Who is Changed and Who is Dead è un libro estremamente ricco e articolato che intreccia gli strumenti narrativi della fotografia e della scrittura creando una narrazione unica e un corpo di lavoro sfaccettato e profondo attraverso un magistrale utilizzo di generi e linguaggi. Intrecciati a una serie di racconti scritti da Parlato stessa – idealmente divisi in due parti, una indirizzata alle figlie e una alla madre – troviamo still life, paesaggi, sculture, disegni, ritratti, fotogrammi realizzati usando le ceneri della madre e riferimenti alla tradizione fotografica ottocentesca delle “madri nascoste”. Troviamo i corpi delle figlie dell’autrice, fotografati con intimità materna e allo stesso tempo distacco contemplativo. All’interno di questa complessità Parlato cerca di fare chiarezza su questioni fondamentali come la mortalità, il genere, la genitorialità. In fondo, la vita stessa. Le paure contemporanee, si chiede Parlato, sono diverse da quelle provate dalle madri nel corso della storia? Quanto è labile il confine dei ruoli tra una madre a una figlia? Esistono ansie specifiche legate all’avere figli di sesso femminile? Quanto la maternità stessa, come il genere, è una costruzione?

La mostra personale a Spazio Labo’ è un’occasione di incontro con l’artista americana che in occasione di Art City incontrerà il pubblico in una serie di eventi gratuiti, tra i quali un talk e una visita guidata, e interagirà con una classe di studenti e studentesse all’interno di un workshop di due giorni con numero limitato di posti disponibili.

In occasione della mostra sarà possibile consultare e acquistare il libro autografato Who is Changed and Who is Dead di Ahndraya Parlato (Mack Books, 2021).

Dal 5 maggio  fino al 16 luglio 2022 – Spazio Labò – Bologna

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Emanuele Scorcelletti – Elegia Fantastica 

Elegia Fantastica. Le Marche tra ricordo e visione: cento fotografie raccontano, attraverso una mostra a Palazzo Pianetti di Jesi dal 30 aprile 2022 e un libro, il profondo legame che Emanuele Scorcelletti ha sempre mantenuto con l’Italia e in modo particolare con le Marche.

Un progetto, a cura di Cyril Drouhet, direttore della fotografia di “Le Figaro Magazine”, che segna il passaggio a un nuovo linguaggio artistico per Scorcelletti, autore fino a oggi conosciuto per le sue immagini dedicate ai più importanti personaggi del cinema mondiale e premiato nel 2003 dal World Press Photo Contest.

Marchigiano di origine ma vissuto sin da bambino tra Lussemburgo e Francia, Emanuele Scorcelletti ritorna alle emozioni e ai sentimenti che permeano e scaturiscono dai territori originari della sua infanzia, dalle sue radici.

Lo sguardo di Emanuele Scorcelletti, noto per aver catturato il lato umano delle star del cinema e della moda, in questo nuovo lavoro si è evoluto. Come in un viaggio evanescente, in una nostalgica atemporalità, forme spettrali e leggere si evolvono in città cristallizzate dagli anni, in luoghi sacri preservati da una fede millenaria, in un mondo rurale risparmiato dalla frenesia del modernismo. Immagini in movimento che svelano un lavoro onirico come un’ode all’Italia eterna, come una poesia sussurrata alle ferite della vita in cui galleggia un certo profumo di innocenza. Cyril Drouhet

Formato dagli insegnamenti dei grandi maestri Henri Cartier-Bresson e Mario Giacomelli, che lo hanno portato alla ricerca di rigore e perfezione geometrica, Scorcelletti giunge a una nuova espressione fotografica che, libera dagli schemi, lascia spazio alla poesia, attraverso luci, ombre, natura e paesaggio, per comporre immagini quasi astratte che, senza nessun tipo di intervento successivo, mantengono intatta l’emozione dell’istante.

Una narrazione lirica di un viaggio introspettivo nei luoghi del passato, ripercorsi per mesi tra boschi, spiagge, piccoli paesi e ritrovati emotivamente nelle case, insieme alle persone che li abitano: il ritratto di una terra attraverso lo sguardo personale del fotografo e della sua memoria. Luoghi come ricordi sono raccolti in un componimento poetico, una elegia, che affianca due sezioni: Ricordi Visioni. Pittorica ed evocativa la prima, sognante, quasi sublimata la seconda. 

Emanuele Scorcelletti presenta il suo abecedario emotivo, fatto di paesaggi e storie e persone reali che si dispiegano, con sinuosa  armonia, su paesaggi e storie e persone, questa volta sognanti. Ordine dentro il caos. Andirivieni di sentimenti contrastanti. Capovolgimenti e narrazioni. Parole rovesciate a riempire un serbatoio di memorie e astrazioni. Denis Curti

Il progetto Elegia Fantastica, che contribuisce alla valorizzazione del paesaggio culturale e del territorio marchigiano, è sostenuto da Comune di Jesi, da Regione Marche e da Fedrigoni. Prende avvio da Palazzo Pianetti, sede dei Musei Civici di Jesi, e prevede diverse tappe europee grazie al supporto di Leica. Una seconda esposizione, dedicata al lavoro di Emanuele Scorcelletti all’interno del mondo del cinema, è in programma ad Ascoli Piceno nella Galleria Osvaldo Licini.

30 aprile – 4 settembre 2022 – Jesi, Palazzo Pianetti

Dasein – Diego Dominici

La galleria Febo e Dafne, come associato TAG e come espositore alla fiera The Phair, aderisce all’iniziativa TORINO PHOTO DAYS con la mostra personale di Diego Dominici Dasein. La mostra di fotografia inaugura il 5 maggio 2022 alle 17.00 e prosegue fino al 4 giugno. La galleria sarà aperta, oltre che nei consueti orari (dal martedì al sabato, dalle 15 alle 19), eccezionalmente per i due eventi del 24 maggio, dalle ore 18.00 alle 21.00 per le visite guidate con l’artista; e del 27 maggio, alle ore 21.00 per un talk sull’uso della fotografia tra arte e reportage. TORINO PHOTO DAYS mette in rete, dal 24 al 29 maggio, tutte le proposte degli enti cittadini che vi aderiscono, sia pubblici che privati, in un’ampia proposta corale dedicata all’universo fotografico.
 
Dasein è la mostra che, senza specifico intento retrospettivo, si interroga sul percorso di ricerca fotografica di Diego Dominici. L’analisi avviene attraverso la presentazione di una selezione di opere tra le più rappresentative del lavoro svolto dall’artista negli ultimi 18 anni. L’esposizione diviene quindi il percorso nell’estetica dell’autore, cogliendone le profonde narrazioni che si rivelano ad una più attenta osservazione dei suoi scatti. Passando dalla bidimensionalità delle stampe fotografiche, le immagini svelano il groviglio dell’interiorità e della psiche umana.
In galleria Dominici indagherà la sua visione insieme ai visitatori, analizzando le immagini con loro e li aiuterà a penetrare le motivazioni più intime della sua ricerca artistica. Lasciando comunque all’osservatore l’autonomia di percepirne anche solo l’estetica formale, cercherà la possibilità di uno scambio costruttivo.
 
Diego Dominici è un artista che indaga lo spettro dell’animo umano, sia negli aspetti più comuni e quotidiani che in quelli più intimi e inquieti. La mostra offre uno sguardo profondo ed ermetico dell’interiorità e suggerisce emozioni e sentimenti veicolati da una personale interpretazione artistica.

Dal 5 maggio al 4 giugno 2022 – Galleria Febo e Dafne – Torino

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Sul Corpo

In occasione di The Phair 2022 la Galleria del Cembalo presenterà fotografie di  Paolo Gioli, Paolo Pellegrin, Karmen Corak e Cristina Vatielli 4 fotografi di fama internazionale a confronto con immagini sul tema del Corpo  

Con il progetto espositivo Sul Corpo la Galleria del Cembalo porterà a The Phair 2022 i lavori di due celebri fotografi conosciuti in tutto il mondo, quali Paolo Gioli (recentemente scomparso) e Paolo Pellegrin, e di due artiste molto apprezzate per la sensibilità del loro sguardo, Karmen Corak e Cristina Vatielli,. Una selezione di quattro fotografi – tutti seguiti da anni dalla Galleria del Cembalo – che hanno esplorato in modi diversi e personalissimi il tema del corpo. Due uomini e due donne, con approcci e tecniche differenti, in un’unica intensa suggestione fatta di immagini ed emozioni.

The Phair – un neologismo sintesi di Photography e Fair – anche per la terza edizione celebra il linguaggio della fotografia e le sue molteplici forme. Nata da un’idea di Roberto Casiraghi e Paola Rampini, la fiera internazionale è a inviti ed è rivolta ad alcune delle più prestigiose gallerie d’arte contemporanea – 50 in tutto tra le italiane e le straniere – che sono chiamate a presentare dei progetti artistici legati al tema dell’immagine e opere create con materiale fotografico o video.

La selezione di immagini Sul Corpo della Galleria del Cembalo arricchirà la proposta fieristica di Torino Esposizioni, grazie al linguaggio sensibile e potente dei quattro fotografi scelti. Di Paolo Gioli – non solo fotografo ma artista multiforme e fuori dagli schemi, apprezzato e seguito da illustri personaggi del panorama internazionale culturale – saranno inserite alcune polaroid di grande formato appartenenti alle serie delle “Vessazioni” e dei   “Luminescenti”, tutte opere particolarmente originali e sperimentali. Le prime (anche indicate con il termine Abuses) rappresentano visi o torsi umani, con segni di sofferenza: sono fotografie con interventi di pittura, e non solo, parte di una ricerca in cui Gioli diceva di voler “vedere che rapporto ci può essere tra una materia tecnologica sofisticata, contemporanea [come il polaroid] e le materie antiche come può essere la preparazione all’olio”. Le seconde riprendono antiche sculture romane presenti nei depositi delle collezioni dei Musei Capitolini di Roma e sono realizzate con materiale fosforescente, adottando lunghissimi tempi di esposizione. Un tema ricorrente nell’opera di Gioli è, infatti, la riflessione sulla storia dell’arte, dall’arte antica a quella moderna. Il lavoro del noto artista, scomparso il 28 gennaio 2022, quanto mai originale per la varietà e l’unicità dello stile e della realizzazione tecnica delle opere, è stato proposto e promosso dalla Galleria del Cembalo in numerose occasioni, tra le quali nel 2015 con la mostra personale Opere Alchemiche e nel 2019 con Dialoghi. Il lavoro di Paolo Gioli è stato anche presentato dalla galleria in occasione di fiere, come Artissima nel 2017, Photo London nel 2018 e con uno stand totalmente dedicato a lui a Paris Photo 2019.

Un altro importante apporto al progetto espositivo della Galleria del Cembalo a The Phair 2022 saranno alcuni scatti di nudi femminili ritratti in Congo, opere del noto fotografo Paolo Pellegrin, dal 2005 membro dell’agenzia Magnum Photos. Della produzione del fotografo nella sua lunga attività di fotoreporter si potrà vedere molto, nel periodo della fiera, poiché è prevista una grande mostra sul suo lavoro alle Gallerie d’Italia in Piazza San Carlo, organizzata dal gruppo Banca Intesa San Paolo.

Il contributo di Karmen Corak sarà un polittico dal titolo “Unveiled”, un lavoro sul ritratto femminile, con parti del corpo che vengono scoperte dalle mani delle donne, con un gioco di panneggi che rimandano a figurazioni dell’arte classica, ma anche a un senso di pudore.

In questo lavoro di Corak il corpo umano sembra perdere la caratteristica peculiare di autorappresentazione: si allontana dalle implicazioni sessuali, per diventare uno strumento di indagine, un linguaggio.

Infine, il tema della fertilità e immersione nella Natura sarà proposto da Cristina Vatielli con il progetto “Terra Mater” in una serie di immagini realizzate con un drone dall’alto, in cui il corpo femminile appare allo stesso tempo vulnerabile e cullato dagli elementi naturali, attraverso autoritratti di nudi e seminudi immersi nella natura, in luoghi che rimandano a paesaggi primordiali e incontaminati.

Dal 27 al 29 maggio 2022 – Torino Esposizioni, Padiglione 3

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#RASOTERRA – SILVIA BOTTINO

Da una riflessione sulla fotografia di paesaggio suggerita dall’uso delle nuove tecnologie a servizio della telefonia mobile nasce il progetto fotografico #RASOTERRA di Silvia Bottino, a cura di Alessia Locatelli in mostra dal 28 aprile al 29 maggio 2022, presso l’Acquario Civico di Milano.

La mostra è promossa dal Comune Milano Cultura e dall’Acquario – Civica Stazione Idrobiologica.

Il percorso propone circa 30 opere tra stampe fotografiche realizzate tra il 2013 ed il 2022, due lightbox ed un video. La tecnica è quella della ripresa con il cellulare, strumento ormai indispensabile nella nostra quotidianità, che grazie anche alla qualità della risoluzione delle fotocamere permette oggi, senza l’ingombro dell’obiettivo della macchina fotografica, di scattare davvero a raso terra, di catturare cioè la trama, la matericità di quello che si trova in primo piano, in dialogo con l’immagine sullo sfondo. Un divertissement che concettualmente ribalta la visione della prospettiva classica, per generare un percorso espositivo capace di suggestionare il visitatore, tra paesaggi marini, scorci di Milano e soggetti – sia colori che bianco e nero – che risultano divertenti, fuori dall’ordinario e trascinati nel loro impatto visivo.

In mostra l’acqua in tutte le sue forme, sia mare, lago, montagne innevate, riflessi o materia: fatta di grani, sassi, griglie e tombini. Inoltre, considerato che la location si trova nel cuore pulsante del Parco Sempione, in mostra ci saranno alcuni scatti dedicati alla città di Milano, ritratta attraverso i suoi luoghi più rappresentativi…Ma sempre #rasoterra. L’acqua ripresa da un punto di vista differente, nelle sue molte forme e strutture.

La ricerca di Silvia Bottino è rivolta al desiderio di ritornare agli elementi basilari della fotografia, la luce ed il tempo, attraverso degli scatti ottenuti appoggiando letteralmente il cellulare al suolo e ri-leggendo così gli ambienti con uno sguardo capace di farci partire da nuovi punti di osservazione, da una personale traiettoria in cui luce, acqua e materia sono i protagonisti.

Il progetto della fotografa è un work in progress che grazie anche alla maneggevolezza della tecnica di ripresa, le offre la possibilità di fotografare ovunque la sua sensibilità la porti ad individuare lo scatto ricercato.

28 aprile – 29 maggio 2022 – Milano, Acquario Civico

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Giovanni Verga

Mostra fotografica con le opere di Giovanni Verga, scrittore e fotografo.

dal 1° al 29 maggio 2022 a Noventa Vicentina (VI)

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