Sony Award, gli italiani vincitori! Bravissimi!

Con 320mila foto inviate da fotografi di tutto il mondo il ‘Sony World Photography Awards’ è uno dei premi più importanti del mondo.

Record di partecipazione nelle quattro diverse categorie: Professional, Open, Youth, Student Focus.

Federico Borella, Italy, 1st Place, Professional competition, Documentary, 2019 Sony World Photography Awards

Photographer of the Year Borella, 35 anni, originario di Bologna, è stato scelto tra i dieci vincitori di categoria.  per la serie Five Degrees. La serie ha vinto nella categoria Documentario per la forza delle fotografie che spiegano il problema dei suicidi maschili nella comunità agricola di Tamil Nadu, nel sud dell’India.

Borella ha esplorato l’impatto dei cambiamenti climatici su questa regione agricola e chi la vive.

Borella è un fotoreporter con oltre 10 anni di esperienza alle spalle e collaborazioni attive con numerose agenzie in tutto il mondo.

Altri quattro artisti italiani trionfano nel concorso Professional: il duo formato da Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni conquista il 1° posto nella categoria Scoperta.


© Jean-Marc Caimi & Valentina & Piccinni, Italy, 1st Place, Professional, Discovery, 2019 Sony World Photography Awards

Alessandro Grassani arriva 1° nella categoria Sport.


© Alessandro Grassani, Italy, 1st Place, Professional competition, Sport , 2019 Sony World Photography Awards

Massimo Giovannini si piazza al 2° posto nella categoria Ritratto.


© Massimo Giovannini, Italy, 2nd Place, Professional competition, Portture, 2019 Sony World Photography Awards

Bravissimi a tutti! Ciao, Sara

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Il mondo surreale di Oleg Oprisco.

Oleg Oprisco è un artista  e fotografo di origine ucraina.

Dall’età di 16 anni ha lavorato come assistente di un fotografo pubblicitario, cosa che si vede dall’approccio all’immagine. 

Tutte le scelte di Oprisco sono personali, si occupa da solo di tutto, dalle scenografie al trucco delle modelle.

La cosa per cui ho scelto di farvelo conoscere o rivedere è perché, per i suoi scatti utilizza una macchina Kiev 6C, oppure una Kiev 8C.

Queste “vecchie macchine fotografiche” sono state fabbricate in Ucraina durante il periodo del regime sovietico e si possono trovare a 50 euro circa.

Per dirvi come, se sai utilizzare bene il mezzo di cui disponi, a dispetto della qualità tecnica della macchina o della sua modernità, puoi fare grandi cose.

Il ritocco che applica alle fotografie è davvero minimo, ma, grazie ad un uso sapiente di composizione, colore, oggetti scelti e modelle, le sue immagini risultano davvero interessanti.

Nel suo sito, il portfolio autore è composto di poche immagini, sognanti, eteree e legate, parrebbe, al mondo delle favole.

La progettazione delle immagini di questo fotografo è davvero curata e maniacale. 

Credo che la prima fase sia davvero complicata perché le scene che propone sono composte da numerosi elementi.

Sito del fotografo https://www.oprisco.com/portfolio

Qui potete trovare un’intervista https://blog.depositphotos.com/oleg-oprisco-interview.html

Divertitevi, ciao

Sara

Vincitori del World Press Photo 2019

Buongiorno!
Ecco la foto vincitrice del primo premio “Foto dell’anno” al “World Press Photo“.

John Moore “Crying Girl on the Border”

Chi se lo aggiudica è il fotografo americano John Moore dell’agenzia Getty.

L’immagine è stata scattata il 12 giugno sul confine tra Stati Uniti e Messico e ritrae Yanela Sánchez, originaria dell’Honduras, che si dispera mentre la mamma Sandra Sánchez, viene arrestata dalla polizia di frontiera statunitense a McAllen, in Texas.

Nella categoria “Ambiente” Brent Stirton di Getty Images, vince con lo scatto “Akashinga – le coraggiose”, scattata nello Zimbabwe agli “anti bracconieri”.

Brent Stirton “Akashinga-le coraggiose”

Per le “General news” vince Christ McGrath con l’immagine della morte del giornalista saudita Khashoggi.

Jamal Khashoggi. © Chris McGrath, Getty Images

Il premio alla “Storia dell’anno” se aggiudica Pieter Ten Hoopenche ha accompagnato i migranti che hanno attraversato l’America centrale per arrivare al confine con gli Stati Uniti.


©

Pieter Ten Hoopen

Diana Markosian vince la categoria “Contemporary issue”. I riti delle giovani donne cubane, sono il suo soggetto;

© Diana Markosian, Magnum Photos
The Cubanitas
Pura a bordo di una decappottabile rosa degli anni Cinquanta, mentre la comunità si riunisce per festeggiare il suo quindicesimo compleanno, a L’Avana, Cuba.
Il quindicesimo compleanno, cioè la quinceañera, è un rito importante che prevede grandi festeggiamenti. Quello di Pura in modo particolare, perché qualche anno prima le era stato diagnosticato un tumore al cervello per cui le avevano detto che non avrebbe superato i 13 anni
World Press Photo

Sara Blesener si è aggiudicata il primo premio nella categoria “Progetti a lungo termine” seguendo i gli addestramenti militari in Russia e negli Stati Uniti.

Sara Blesener

L’italiano Marco Gualazzini, finalista nella categoria foto dell’anno, si aggiudica il primo premio nella categoria ‘Ambiente – Storie’, con il suo reportage dal Ciad.

Bol, Chad, 13th October 2018. Orphaned children, mainly Nigerian refugees, live together as a group in the Koran schools. During the day, they go begging and are known as Almajiri. These children, who live in the Lake Chad basin, are growing up in a constant situation of war, and all they’ve ever known is the weapons and deaths they draw on the walls of the city.
Almajiri is gotten from an Arabic word “Al-Muhajirun” which can be translated to mean a person who leaves his home in search of Islamic knowledge. A severe humanitarian crisis is under way in the Lake Chad basin. Over two million refugees, five million people at risk of food insecurity and 500,000 children suffering from acute malnutrition. Lake Chad has fallen victim to the process of desertification that is threatening the very existence of the peoples who live on its banks and the ecosystem of its waters. Once the fourth-largest lake in Africa, since the 1950s its surface has shrunk by 90%.

Daniele Volpe, prende invece il secondo posto nella categoria “General news”, con la sua immagine di ciò che è rimasto dopo l’eruzione del Volcán de Fuego lo scorso 3 giugno in Guatemala.

Qui tutti i vincitori

Buona visione

Sara

Reuben Wu, spettacolari paesaggi fantascientifici.

Reuben Wu è un fotografo, regista, produttore musicale e membro della band Ladytron, con sede a Chicago, negli Stati Uniti. Nato a Liverpool, è cresciuto nel nord ovest dell’Inghilterra e si è formato in Industrial Design presso la Sheffield Hallam University. Ha incontrato Daniel Hunt a Liverpool nel 1994 e ha formato Ladytron con lui nel 1999, insieme a Mira Aroyo e Helen Marnie. Si è laureato nel 1997 e ha terminato la sua laurea magistrale nel 1998 presso l’Università di Liverpool, prima di lavorare come designer industriale fino a quando non è andato a tempo pieno con la band nel 2002.
La sua carriera nel settore delle arti visive è iniziata nel 2012 quando la band ha preso una pausa e ha potuto concentrarsi a tempo pieno sulla propria produzione creativa.
Da allora Wu aveva creato contenuti artistici come la campagna “Shot On iPhone” di Apple, Jaguar Land Rover, Google e Interscope, tra gli altri. Wu e Hunt hanno organizzato la notte del club di Liverpool nel 2003 Evol e Bar Korova nel 2005.

Lux Noctis è una pluripremiata serie di fotografie che ritraggono paesaggi sconfinati dal tempo e dallo spazio, influenzati da idee di esplorazione planetaria, pittura romantica del XIX secolo e fantascienza.

Evoluzione del progetto Lux Noctis, Aeroglyphs è una serie ininterrotta di grandi geometrie temporanee tracciate dalla luce di droni nello spazio.
AN UNCOMMON PLACE Un tentativo di trasmettere la relazione con il paesaggio e il manufatto. Una perenne ricerca di un terreno sconosciuto. Un progetto personale in corso.

A me è sembrato un modo nuovo, costante e coerente di affrontare il tema del paesaggio e dell’ambiente. Mi ha colpita molto.

Buona visione! Ciao Sara

Bellamè – L’Aquila dieci anni dopo

Il collettivo MOOD Photography, in occasione del decennale del terremoto dell’Aquila, ha creato il progetto “Bellamè – L’Aquila dieci anni dopo”.

Una mostra, indoor e outdoor, che raccoglie 5 progetti che raccontano storie rappresentative di questi dieci anni dopo il sisma.

Simona Budassi ha seguito le storie di due bambini nati nell’aprile 2009.

Civita di Bagno (AQ). Gabriella davanti al MAP, dove lei e i suoi genitori hanno vissuto in attesa che la loro abitazione fosse di nuovo agibile.

Alessandro Battista si è concentrato sulle modifiche del paesaggio lungo la faglia di Paganica.

Alessandro Battista

Stefano Schirato, insieme alla giornalista Tiziana Pasetti, racconta il dialogo della generazione nata dopo il sisma con il paesaggio ferito, l’unico che abbiano conosciuto.

Stefano Schirato

Il progetto di Simone Cerio ha osservato gli sforzi operati dagli insegnanti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila per ricreare la funzione sociale all’interno dei centri storici dei paesi colpiti.

Pubblico durante uno degli spettacoli teatrali in rassegna presso il teatro Spazio NobelperlaPace. Questo piccolo teatro a S.Demetrio è una dei tanti segnali di resilienza, nella situazione di degrado culturale che il nucleo aquilano sta vivendo a distanza di 10 anni dal terremoto che l’ha devastata.  Simone cerio

Corrado De Dominicis ha seguito il lavoro della web radio dei ragazzi del Centro Diurno Psichiatrico dell’Aquila.

Corrado De Dominicis

La fotografia incontrerà la street art, grazie all’installazione tramite affissioni di grande formato sulle pareti della ferrovia lungo via Lago di Campotosto a Pescara. L’opera sarà resa possibile grazie al patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara e di RFI – Reti Ferroviarie italiane.

La sezione indoor della mostra inaugurerà invece il prossimo 6 aprile alle 19.00 presso la sede di MOOD Photography, in via dei Marrucini 84 a Pescara.

Sarà possibile sostenere il progetto attraverso l’acquisto di stampe fotografiche FineArt all’interno del sito

Inoltre, al termine delle esposizioni, i materiali in PVC, utilizzati per la mostra, verranno riciclati attraverso la creazione di shopper. Il 50% del ricavato della vendita verrà devoluto  all’Ass.Psicologi per i Popoli-Abruzzo.

Il collettivo MOOD Photography nasce dall’esigenza di costruire un nuovo modello di pensiero. Un gruppo di fotografi pronto a cimentarsi su progetti a lungo termine.

Indipendenza artistica e autoproduzione sono le colonne portanti di questa idea.

Bellamè

Ecco il link al sito internet nel quale è presente la sezione vendita di stampe fotografiche e Shopper per beneficenza.

Ciao! Sara

Augusto De Luca, un autore italiano da conoscere!

Augusto De Luca, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer italiano.

Studi classici, laureato in giurisprudenza. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici. Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. Ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).

De Luca ha realizzato anche immagini pubblicitarie, copertine di dischi e libri fotografici. Nel 1987 ha realizzato la scenografia per il programma televisivo ‘Samarcanda del giornalista Michele Santoro. Ha insegnato fotografia per dieci anni presso il Circolo Montecitorio della Camera dei deputati. L’azienda di telecomunicazioni Telecom Italia gli ha dato l’incarico di illustrare con fotografie della città di Napoli tre schede telefoniche pubbliche, con una tiratura di sette milioni di esemplari, e quattro schede con fotografie di Parigi, Dublino, Berlino e Bruxelles, con una tiratura di dodici milioni di esemplari

CITAZIONI:

  • Ho sempre avuto dentro di me il germe dell’uomo madre; la creatività mi ha sempre accompagnato… Ho cercato sempre di esprimermi con uno stile ben preciso ma attraverso tutti i materiali e i formati. Desidero scoprire come la mia creatività si manifesta nelle diverse circostanze.
  • La geometria mi serve come grammatica del linguaggio espressivo nell’immagine. Lo scheletro strutturale, la composizione e il taglio geometrico servono a dare una chiave di lettura all’immagine.
  • La grande fotografia è realizzata al momento giusto, ma ha bisogno anche di un taglio giusto che valorizza quell’attimo… La fotografia deve vivere di contenuto e di forma, quella che vive solo dell’uno o dell’altro non rimane… Io ho molte anime, che vengono fuori a mesi o anni alterni. Sono fotografo, performer, avvocato, collezionista, musicista. Tutto questo fa parte di me, io non elimino niente, semplicemente permetto alle mie diverse anime di alternarsi… Se fotografi per gli altri, non verrà mai fuori la tua essenza, finirai per fare cose che hanno fatto tutti, solo perché sai che piacciono… Attraverso le mie foto vengono fuori le mie idee, le mie passioni, i miei mostri, chi sono e cosa penso.
  • La luce evidenzia ma, con l’ombra, elimina dando all’immagine valori di profondità, di terza estensione e possibilità sottrattive… Credo che l’impegno e la tecnica si possono raggiungere con la volontà e lo studio mentre l’inventiva e la passione costituiscono qualcosa in più in quanto elementi innati e inesorabilmente speciali
  • Mi sento navigatore, o meglio, esploratore dell’immenso universo dell’arte. L’artista è uno scopritore, cerca le chiavi per aprire la porta delle emozioni e delle sensazioni. L’ arte è il luogo dove razionalità, fantasia, verità e finzione si sposano creando una miscela esplosiva.
  • Ogni mia foto è filtrata dall’EMOZIONE, dal rapporto che si crea tra me ed il luogo da ritrarre. Quando vedo qualcosa che mi attrae, comincio a girarci intorno per trovare la MIA inquadratura. È un lavoro su di me e sulla città al tempo stesso.

Qua trovate altre informazioni sull’autore

Raymond Depardon, Glasgow. Eccezionale reportage, da conoscere.

Glasgow – fotografie di Raymond Depardon

Nel 1980, il reporter  Raymond Depardon, viene inviato dal  Sunday Times, che gli commissiona un servizio sulla città, considerato allora, un posto da rivalutare.

Il lavoro non sarà mai pubblicato e le immagini rimarranno in scatoloni fino alla mostra “Un dolce momento” al Grand Palais (2013 – 2014).

Glasgow – fotografie di Raymond Depardon

Il pubblico scopre così una parte della serie di Glasgow. I cieli nuvolosi, il terreno bagnato della città, lavoratori che trascinando lungo le strade e le pareti delle fabbrica, portano con sé una bellezza senza precedenti.

Glasgow – fotografie di Raymond Depardon

Le foto di Depardon sono famose in Francia. Raymond fa parte dell’agenzia fotografica Magnum, ha documentato la guerra algerina, i combattenti della liberazione nazionale in Ciad, i bambini di strada angolani e paesaggi del deserto nigeriano. Ora queste immagini, stanno vivendo una seconda vita. Un portfolio di 68 fotografie a colori stupefacenti di un paesaggio urbano ormai scomparso.

Glasgow – fotografie di Raymond Depardon

Nato nel 1942, Raymond Depardon è fotografo e regista. Una grande mostra delle sue fotografie a colori si è tenuta al Grand Palais di Parigi nel 2013-2014. I suoi ultimi libri pubblicati a Seuil sono Berlino (2014) e Adieu Saigon (2015).

Ciao Sara

Biografia dal sito di Magnum

Raymond Depardon, born in France in 1942, began taking photographs on his family farm in Garet at the age of 12. Apprenticed to a photographer-optician in Villefranche-sur-Saône, he left for Paris in 1958.

He joined the Dalmas agency in Paris in 1960 as a reporter, and in 1966 he co-founded the Gamma agency, reporting from all over the world. From 1974 to 1977, as a photographer and filmmaker, he covered the kidnap of a French ethnologist, François Claustre, in northern Chad. Alongside his photographic career, he began to make documentary films: 1974, Une Partie de Campagne and San Clemente.

In 1978, Depardon joined Magnum and continued his reportage work until the publication of Notes in 1979 and Correspondance New Yorkaise in 1981. In that same year, Reporters came out and stayed on the programme of a cinema in the Latin Quarter for seven months. In 1984, he took part in the DATAR project on the French countryside.

While still pursuing his filmmaking career, he received the Grand Prix National de la Photographie in 1991. His films also won recognition: in 1995 his film Délits Flagrants, on the French justice system, received a César Award for best documentary, and in 1998 he undertook the first in a series of three films devoted to the French rural world. The Maison Européenne de la Photographie in Paris mounted an important exhibition of his work in 2000. The sequel to his work on French justice was shown as part of the official selection at the Cannes Film Festival in 2004.

As part of an initiative by the Fondation Cartier for contemporary art, Depardon made an installation of films on twelve large cities, shown in Paris, Tokyo and Berlin between 2004 and 2007. In 2006, he was invited to be artistic director of the Rencontres Internationales d’Arles. He is working on a photographic project on French territory which is due to be completed in 2010. He has made eighteen feature-length films and published forty-seven books.