Storia della fotografia – Episodio 4 – “Reportage”

Buongiornoooo!!! Tutti in vacanza…e allora in spiaggia godetevi questo interessante video di storia della fotografia! Ciao Sara

Quarto episodio dei sei complessivi, dalla serie Genius of photography della BBC dal titolo “Reportage” 

L’età d’oro dei “viaggi fotografici” e come l’uso del colore si sia trasformato lentamente in un mezzo credibile per i fotografi ‘seri’.

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Storia della fotografia – Episodio 3 – Il momento decisivo

Buongiorno, spero che questa serie di documentari vi coinvolga un pochino! Io li ho trovati interessanti! Ciao Sara

Terzo episodio , dalla serie Genius of photography della BBC dal titolo “Posto giusto, momento giusto” 

Storia della fotografia. Episodio 2 “Documenti d’artista”

Ecco il secondo episodio, dalla serie Genius of photography della BBC dal titolo “Documenti d’artista” . Godetevi anche questo! Spero vi piaccia questa serie. Ciao Sara

Storia della fotografia in pillole. Episodio 1 “I Pionieri”

Buongiorno ecco il primo episodio dei sei complessivi, dalla serie Genius of photography della BBC dal titolo “I pionieri del bianco e nero” 

Seguiteci fino in fondo e scoprite questo fantastico mezzo di comunicazione.

Questo è il primo episodio, li pubblicherò settimanalmente per 6 settimane, nella speranza che finalmente la storia attiri la vostra attenzione, ciao Sara

La scelta della foto di Josef Koudelka

Buongiorno, Vi piacciono le immagini di Josef Koudelka?

Ho trovato questa documentazione video che illustra come siano scelte scelte le fotografie dall’autore e alcuni suoi pensieri sulla fotografia.

Il video è preso da Contacts, Vol. 1 – The Great Tradition of Photojournalism

Qui trovate molti libri dell’autore, possibili da acquistare

Qui il link al racconto di una sua immagine

Josef Koudelka (Boskovice, 10 gennaio 1938) è un fotografo ceco. Inizialmente diede sfogo al suo interesse servendosi di un apparecchio 6 x 6 in bakelite che utilizzava per fotografare la famiglia e i dintorni dell’abitazione. Nel 1961 conseguì un titolo accademico presso l’Università tecnica di Praga (CVUT-České Vysoké Učení Technické), tenendo in quello stesso anno la prima mostra di fotografie. In seguito lavorò come ingegnere aeronautico a Praga e Bratislava. Iniziò a ottenere commissioni da riviste di teatro, e in questo modo, con una vecchia Rolleiflex, iniziò a fotografare con regolarità il dietro le quinte delle produzioni sceniche dal Teatro di Praga. Nel 1967 Koudelka decise di rinunciare alla carriera di ingegnere per dedicarsi completamente alla fotografia.

La Primavera di Praga

È molto nota la testimonianza fotografica che ha offerto sulla fine della Primavera di Praga: Koudelka era rientrato da un viaggio per un servizio fotografico sugli zingari della Romania, appena due giorni prima dell’invasione sovietica, nell’agosto 1968. Svegliato da una telefonata si precipitò in strada mentre le forze militari del Patto di Varsavia entravano a Praga per soffocare il riformismo ceco. I negativi di Koudelka lasciarono Praga seguendo canali clandestini, nelle mani dell’agenzia Magnum Photos, e finirono per essere pubblicate sul periodico The Sunday Times, in maniera anonima, contrassegnate unicamente dalle iniziali P.P., sigla di Prague Photographer (“fotografo di Praga”), nel timore di rappresaglie contro di lui e la sua famiglia. Le sue immagini di quegli eventi divennero drammatici simboli internazionali. Nel 1969 l’”anonimo fotografo ceco” fu premiato con la Robert Capa Gold Medal dell’Overseas Press Club, per la realizzazione di fotografie che richiedevano un eccezionale coraggio. Asilo politico in Europa Grazie all’interessamento della Magnum presso le autorità britanniche, poté ottenere un visto per lavoro di tre mesi con cui volò nel 1970 in Inghilterra, dove fece richiesta di asilo politico. Nel 1971 entrò nell’agenzia fotografica Magnum Photos e vi rimase per più di una decade. Nomade nel cuore, continuò a vagare per l’Europa armato della sua fotocamera e con poco altro. Negli anni settanta e ottanta, Koudelka proseguì il suo lavoro grazie al sostegno di numerosi riconoscimenti e premi, continuando ad esporre e pubblicare importanti progetti come Gypsies (1975, il suo primo libro) e Exiles (1988, il secondo). Dal 1986 ha lavorato con una fotocamera panoramica e una selezione delle foto ottenute è stata pubblicata nel libro Chaos, del 1999. Koudelka ha pubblicato oltre una dozzina di libri di sue fotografie, inclusa la più recente opera, il volume retrospettivo Koudelka, del 2006. Nel 1987 divenne cittadino francese, mentre poté tornare per la prima volta in Cecoslovacchia solo nel 1991. Il risultato del suo rientro in patria fu Black Triangle, un’opera in cui documentava il paesaggio devastato del suo paese. Nel 1994 fu invitato al seguito del regista Theo Angelopoulos, impegnato nelle riprese del film Lo sguardo di Ulisse, compiendo con lui, fino alla morte di Gian Maria Volonté, un itinerario attraverso Grecia, Albania, Jugoslavia e Romania Koudelka risiede in Francia e a Praga e continua il suo lavoro nel documentare il paesaggio europeo. Ha due figlie e un figlio, ciascuno nato in un paese diverso: Francia, Inghilterra e Italia. Opera fotografica Le prime esperienze hanno influenzato in maniera significativa la sua successiva opera fotografica, e l’enfasi da lui posta sui rituali sociali e culturali e sulla morte. Ben presto, nella sua carriera, giunse a un profondo e più personale studio fotografico sugli Gitani della Slovacchia e, in seguito, della Romania. I risultati di questi lavori furono esposti a Praga nel 1967. Lungo tutta la sua carriera, Koudelka è stato lodato per la capacità nel catturare la presenza dello spirito umano sullo sfondo di paesaggi malinconici. Desolazione, abbandono, partenza, disperazione e alienazione, sono temi costanti nel suo lavoro. I suoi soggetti sembrano talvolta uscire da un mondo fiabesco. Tuttavia, qualcuno legge nel suo lavoro una speranza: la persistenza dell’attività dell’uomo, a dispetto della sua fragilità. I suoi lavori più recenti focalizzano l’interesse sul paesaggio vuoto della presenza dell’uomo. 

Biografia da Wikipedia

Il suo lavoro da visionare presso la Magnum 

Buona giornata Sara

Fotografia di Josef Koudelka

L’ultima fotografia di Virginia Wolf

Questa è una delle due ultime  fotografie che ritraggono Virginia Woolf, ripresa da Gisele Freund nel 1939.

©Gisele Freund

La  Woolf è stata soggetto di molti ritratti pittorici, articoli e libri .Virginia non amava posare e tanto meno amava i ritratti convenzionali.

La Freund,  era specializzata in ritratti di scrittori e artisti, e sapeva che se la Woolf avesse accettato, molti personaggi famosi avrebbero deciso di farsi ritrarre da lei.   È fu così, dato che fotografò anche T.S. Eliot, Elizabeth Bowen, George Bernard Shaw, Vita Sackville-West, fino ad arrivare a Herbert Read e Peggy Guggenheim. La Freund aveva recentemente cominciato a scattare a colori, metodo appena uscito sul mercato

Virginia Woolf, inizialmente si rifiutò di incontrare la Freund ma Victoria Ocampo, fondatrice della rivista Sur, che la Woolf ammirava molto, le mostrò i provini a contatto dei personaggi che la fotografa aveva ritratto.

Sotto pressione, la Woolf accetta ma nel suo diario si legge: mi aspetta un pomeriggio detestabile ...

Nel diario non si legge niente sulle impressioni del pomeriggio trascorso con la Freund, ma sembra che sia andato molto bene, visto che sembra abbia mostrato a Gisele, il suo guardaroba e le abbia permesso di scegliere quale fosse il vestito migliore per il ritratto.

Inoltre dice alla Freund di essere considerata una brava fotografa in famiglia e di avere una copia del libro di J.M. Cameron, del quale aveva scritto una prefazione.

Questa sessione di ripresa porta ad uno dei ritratti considerato tra i migliori della Woolf oltre ad essere l’unica fotografia a colori della scrittrice.

In quel periodo non era ancora possibile andare in stampa con fotografie a colori tanto che questa immagine è stata vista solo in bianco e nero, per molto tempo.

Ciao Sara

Testo estratto da Frances Spalding’s catalogue for Virginia Woolf: Art, Life and Vision which opens at the National Portrait

Conoscete questa fotografa belga? Sanne De Wilde

Di Anna Brenna

Ciao, oggi vi voglio presentare una fotografa belga, Sanne De Wilde, che personalmente mi piace davvero tanto.

Il primo dei suoi lavori che ho avuto modo di apprezzare è The Island of the colorblind, che è stato esposto ad Arles un paio d’anni fa e che mi ha subito affascinato. Ho cominciato a cercare il libro, ma ahimè tutte le copie sono state vendute in un batter d’occhio e dopo poco era già fuori catalogo. Dopo aver invano setacciato il web alla ricerca, mi sono presa pure la briga di contattare la De Wilde per capire se ce ne fosse qualche copia ancora disponibile, ma ahimè a meno di 300 euro non c’era nulla di disponibile. :-/ Speriamo che prima o poi lo ristampino…

Date un’occhiata a tutti i suoi lavori, perchè secondo me merita davvero. Questo è il suo sito e questo è il suo profilo su Lensculture

Anna

Sanne De Wilde (Belgio, 1987) nella sua fotografia esplora il ruolo della genetica nelle vite della gente e quanto questo contribuisca a formare e influenzare le comunità. Le sue fotografie raffigurano persone che soffrono di una condizione che le rende vulnerabli agli occhi della società.

Si è laureata con lode con un Master in Fine Arts al Kask a Gand nel 2012. La sua serie fotografica “The dwarf empire” (L’impero dei nani ndt) è stata premiata con il Photo Academy Award 2012 e con l’International Photography Award Emergentes DST nel 2013. La serie Snow White (Biancaneve ndt) si è aggiudicata il 16° Prix National Photographie Ouverte e il NuWork Award for Photographic Excellence. Sanne si è inoltre aggiudicata il Nikon Press Award nel 2014 e nel 2016 come giovane fotografa più promettente.

Il British Journal of Photography ha selezionato la De Wilde come uno dei “migliori talenti emergenti del mondo” nel 2014. Inoltre ha recentemente ricevuto il Firecracker Grant 2016, il PHmuseum Women’s Grant e il de Zilveren Camera award per “The Island of the Colorblind” (L’isola dei daltonici ndt) e ancora più recentemente, nel 2019, ha vinto il World Press Photo per il suo progetto “Land of Ibeji” (La terra di Ibeji ndt) in collaborazione con la fotografa di Noor Benedicte Kurzen. I suo lavori sono stati pubblicati su tutte le maggiori testate internazionali (Guardian, New Yorker, Le Monde, CNN, Vogue) e messi in mostra in varie occasioni (Voies OFF, Tribeca Film Festival, Circulations, Lagos Photo, Lodz Fotofestiwal, IDFA, STAM and EYE).

Dal 2013, Sanne De Wilde lavora per il giornale olandese De Volkskrantm, ad Amsterdam e dal 2017 è membro di Noor.

Fonte (libera traduzione dal sito della fotografa)

The Island of the colorblind

Qui anche un video con lo sfogliato del libro (se per caso ne vedete una copia ad un prezzo accettabile, mi avvertite per favore? :-))

The dwarf empire

Snow White

Land of Ibeji

Qua trovate anche un’intervista all’autrice pubblicata su Lensculture: