The Many Lives of William Klein, il documentario sull’autore.

Fotografia di William Klein

Diretto da Richard Bright, The Many Lives of William Klein fa parte di una serie televisiva della BBC.
Nel cast alcuni dei grandi maestri della fotografia come: Don McCullin, Martin Parr e William Klein stesso.
Il film è stato girato a New York un mese prima di una grande mostra della Tate Modern che celebra il suo lavoro, William Klein + Daido Moriyama, nel 2012.

Fotografia di William Klein

William Klein (19 aprile 1928) è un fotografo americano noto per aver incorporato elementi insoliti nelle sue fotografie e nei suoi video.
Nato a New York, ebreo in una zona in cui l’antisemitismo era molto presente, si avvicina alla fotografia per sfuggire ai suoi coetanei. W.Klein studia al City College di New York. Nel 1948, parte per un viaggiò in Francia, studia pittura con Fernand Léger e si iscrive successivamente alla Sorbona.

Fotografia di William Klein


Klein studia pittura e ha lavora brevemente come assistente di Fernand Léger a Parigi, anche se non ha mai ricevuto una effettivamente un formazione in fotografia, lavora nella moda (pubblicherà su Vogue) ed èpubblica numerosi libri fotografici iconici, tra cui Life is good e good for you in New York (1957) e Tokyo (1964). Negli anni ’80, si è dedica a progetti cinematografici producendo numerosi documentari e film memorabili, come Muhammed Ali, The Greatest (1969). Klein fotografa inizialmente con una Rolleiflex, passerà poi a Leica. Soltanto all’inizio degli anni ’80, riprende a fotografare e in questa occasione vengono riscoperte anche le sue prime fotografie.

Fotografia di William Klein

Con Klein nasce un nuovo modo di fotografare, le sue immagini sembrano accidentali, deformate caratterizzate dal mosso e dal contrasto esagerato. Per questo William Klein è considerato una della figure più anticonformiste della fotografia americana del dopoguerra.
Klein attualmente vive e lavora a Parigi, in Francia. Le sue opere sono conservate nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York, della National Gallery of Art di Washington, DC e dell’Art Institute di Chicago, tra gli altri.

Buona visione, ciao! Sara

https://archive.org/details/the.-many.-lives.of.-william.-klein.

Se volete conoscere e acquistare i libri di William Klein, eccone alcuni:

Per acquisto William più Klein
Per acquisto Paris + Klein
Brooklyn + Klein by William Klein

Fotografia e pittura: contrapposizione o integrazione?

Di Lorenzo Vitali

Da quando Baudelaire nel 1859, agli albori della fotografia, espresse una critica ferocissima e velenosa contro la fotografia: “Bisogna dunque che essa torni al suo vero compito, quello di essere la serva delle scienze e delle arti, ma la serva umilissima, come la stampa e la stenografìa, che non hanno né creato né sostituito la letteratura”, sono passati più di 150 anni.

Ormai, a mio avviso, non ha più senso porre in contrapposizione queste due forme di arte, ma può essere invece più interessante soffermarsi su quanto profondamente esse possano integrarsi.

E non dobbiamo pensare che ciò sia avvenuto solo in un certo periodo storico o con limitate modalità. Se in un primo tempo il “pittorialismo” fu, almeno in certi casi, espressione di una sorta di sudditanza della fotografia nei confronti della pittura, non dobbiamo ignorare per converso l’importante corrente “iperrealista” in pittura, che giunse sino a produrre dipinti monocromatici non facilmente distinguibili da fotografie in bianco e nero (pensiamo allo spagnolo Bernardo Torrens ad esempio).

Nei prossimi appuntamenti vorrei di volta in volta proporre, attraverso l’osservazione di fotografie realizzate da Artisti visivi differenti fra loro per caratteristiche, l’incredibile varietà di commistioni che fin dal XIX secolo si sono verificate fra fotografia e pittura e che hanno sinergicamente contribuito alla realizzazione di varie opere di arte visiva.

Questo mese possiamo provare a confrontare le immagini di due Autori che appartengono ad epoche estremamente diverse, che hanno quindi operato con mezzi ovviamente molto differenti, e che hanno in comune solo il Paese in cui le immagini sono state scattate.

Felice Beato, italiano ed europeo (nato a Corfù, poi naturalizzato britannico), uno dei primissimi Autori di reportage di guerra molto crudi in cui erano anche presenti cadaveri, ma qui dedito a tutt’altro e cioè alla rappresentazione ad uso degli Occidentali del mondo nipponico in un periodo peculiare (quello in cui il Giappone usciva dall’isolamento legato alla dominazione degli Shogun). Beato rimase in Giappone a lungo: fra il 1863 e il 1877. Ne diede, verosimilmente anche con finalità commerciali, una visione volutamente vicina all’immaginario europeo dell’epoca più che alla realtà giapponese: in aggiunta agli aspetti estetici, i lunghi tempi di esposizione allora necessari furono verosimilmente di stimolo per inquadrare e posizionare accuratamente i soggetti delle sue fotografie. Eseguiva stampe all’albumina da lastre in vetro al collodio umido e fu un pioniere delle tecniche di colorazione a mano delle fotografie, che eseguiva sistematicamente. Le sue opere, di ottima fattura, sono raccolte in vari Musei italiani.

Chloé Jafé, francese ed europea, artista contemporanea, si è a sua volta stabilita in Giappone per un consistente periodo (dal 2013 al 2019) allo scopo di indagare un aspetto poco noto e difficilmente accessibile ai più (la Yakuza al femminile), un qualcosa di cui gli occidentali non sanno nulla, realizzando una fotografia documentaria (reportage), accompagnata da una personalissima estetica intimistica. A differenza di Beato in certi casi ha avuto necessità di scattare velocemente per non perdere momenti decisivi (ha ricorso a volte anche ad una pocket camera, come afferma in una recente intervista su Artribune a cura di Manuela De Leonardis), ma ha pur realizzato fotografie in bianco e nero (dal ritratto al reportage), usando diversi tipi di fotocamera e di obiettivi ed eseguendo sulle stampe in BN interventi successivi, utilizzando la pittura e i glitter. Attratta da soggetti delicati e difficili, spesso apparentemente marginali, Chloé Jafé oltrepassa decisamente i limiti della fotografia in senso stretto lavorando direttamente su stampe, in acrilico e pennello. Ciascuna delle sue serie ha dato origine a un libro in edizione limitata, rilegato e realizzato a mano dall’artista.

E’ verosimile che ambedue questi artisti conoscessero l’antica tecnica ukiyo-e (una serie di blocchi di legno veniva inchiostrata in diversi colori, che successivamente venivano impressi su carta a più riprese) di cui sembra cogliersi a tratti qualche richiamo formale, ma è evidente quanto lo stimolo che li ha portati a realizzare le loro opere fosse profondamente diverso sia dall’antica originaria finalità dell’ukiyo-e (fornire stampe a buon mercato a chi non poteva permettersi dipinti) sia dal loro personale obiettivo. Se nel caso di Beato lo scopo era quello di fornire un’immagine stereotipata di un Paese nel XIX secolo sconosciuto ai più, nel caso di Chloè Jafè è evidente che l’impegno principale è quello di far emergere un aspetto nascosto (le donne della Yakuza in teoria non esistono se non come “addette” agli uomini dell’organizzazione) di una società, come quella giapponese, che oggi nel XXI secolo globalizzato, abbiamo l’illusione di conoscere sufficientemente, ma che in realtà ancora riserva situazioni oscure.

Epoche ed intenti quindi totalmente diversi, tecniche assolutamente differenti, ma alla fine non ci si può non rendere conto che in entrambi i casi fotografia e pittura hanno contribuito a rappresentare, integrandosi, il pensiero dell’artista.

Lorenzo Vitali

LINK utili per approfondire

https://loeildelaphotographie.com/en/whats-new-chloe-jafe-interview-by-nadine-dinter-kk/

https://www.fotodemic.org/okinawamonamour

https://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Beato

https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/who-is-who/2022/05/intervista-chloe-jafe-fotografa-donne-mafia-giapponese/

https://www.gettyimages.it/immagine/felice-beato

Susan Meiselas, reportage di grande livello

Ciao,

oggi vi presentiamo Susan Meiselas, una delle fotografe documentariste a mio parere più brave, membro di Magnum da oltre 40 anni, è famosa per i suoi reportage dal Nicaragua, dove ha trascorso più di 10 anni per documentare la rivoluzione sandinista e più in generale da vari paesi dove i diritti umani sono calpestati.

Probabilmente molti di voi la conosceranno già, per gli altri, ecco alcune delle sue immagini più rappresentative.

Anna

“The camera is an excuse to be someplace you otherwise don’t belong. It gives me both a point of connection and a point of separation”- Susan Meiselas

Susan Meiselas nasce a Baltimora, nel Maryland. Frequenta il Sarah Lawrence College a New York e successivamente studia Educazione Visiva ad Harvard. Tra il 1972 e il 1975 muove i primi passi nel mondo della fotografia seguendo le vite delle spogliarelliste presenti alle fiere di paese nella Nuova Inghilterra, Pennsylvania e Carolina del Sud. La fotografa documenta sia le performance delle ragazze, sia la loro vita privata. Le immagini prodotte in quel periodo vengono raccolte nel libro “Carnival Strippers”, pubblicato per la prima volta nel 1976. Nello stesso anno entra a far parte di Magnum Photos, dove lavora come fotografa freelance da allora.

Dal 1978 al 1979 documenta la Rivoluzione sandinista in Nicaragua dando vita ad alcune delle sue foto più iconiche, tra cui “Molotov Man”. La risultante è il libro “Nicaragua”, pubblicato nel 1981.

L’interesse per temi sociali e politici è il centro dei lavori di reportage della fotografa statunitense. Nel 1983 diventa editrice del libro “Chile from Within”, dove vengono pubblicate le foto di 30 fotografi che si trovavano in Cile durante il regime di Pinochet.

Nel 1991 completa un progetto lungo sei anni sulla storia fotografica del Kurdistan, pubblicando le foto nel libro “Kurdistan: in the Shadow of History”. Dal progetto nasce anche un sito che prende il nome di akaKurdistan, dove la fotografa inserisce foto e materiale d’archivio sulla storia curda, invitando la gente stessa a integrare informazioni aggiuntive.

Il suo progetto più recente, “A Room of Their Own” (2015-2016) è un progetto su commissione incentrato sulla vita di alcune donne residenti in un campo per rifugiati in Inghilterra. La fotografa ha organizzato dei workshop con le donne stesse per integrare testimonianze e lavori creati durante le attività alle foto.

Susan Meiselas ha vinto la Robert Capa Gold Medal nel 1978, l’Hasselblad Award e il Premio Maria Moors Cabot nel 1994. Nel 2015 ha vinto il Guggenheim Fellowship. Dal 1976 è membro di Magnum Photos

Fonte: Wikipedia

Questo è il suo sito, e qua trovate il suo profilo sul sito della Magnum.

Tutte le immagini sono coperte da copyright ©Susan Meiselas

The Colourful Mr Eggleston. Per imparare a guardare i colori.

Buongiorno! In questo documentario che ho trovato interessantissimo, Alan Yentob esplora il lavoro di William Eggleston, uno dei fotografi più influenti e originali, al lavoro. Questo fotografo normalmente timido e sfuggente si racconta attraverso questo filmato.

William Eggleston è nato a Memphis, nel Tennessee, ed è cresciuto a Sumner, nel Mississippi. Suo padre era un ingegnere e sua madre era la figlia di un eminente giudice locale. Da ragazzo Eggleston era introverso; gli piaceva suonare il piano, disegnare e lavorare con l’elettronica. Fin da piccolo, è attratto dai media visivi e si diverte a comprare cartoline e ritagliare foto da riviste.

All’età di 15 anni, Eggleston fu inviato alla Webb School, un istituto navale per giovani. Eggleston in seguito ha ricordato affettuosamente la scuola, dicendo a un giornalista: “Aveva una sorta di routine spartana per

“costruire il carattere” di noi ragazzi. Era il tipo di luogo in cui eri considerato effeminato se ti piacevanno la musica e la pittura “. Eggleston era solito evitare le tradizionali attività maschili del sud come caccia e lo sport, preferendo attività artistiche.

Eggleston ha frequentato la Vanderbilt University per un anno, il Delta State College per un semestre e l’Università del Mississippi (Ole Miss) per circa cinque anni, nessuna di queste esperienze ha portato alla sua laurea. Tuttavia, è stato durante questi anni universitari che il suo interesse per la fotografia ha messo radici. Eggleston ha studiato arte viene introdotto all’espressionismo astratto dal pittore, Tom Young.

Il sito del fotografo: http://www.egglestontrust.com/

Fotografia di William Eggleston

Premio Umane tracce, la premiazione e la seconda edizione

Buongiorno a tutti, stasera vi aspettiamo a Milano!

Inaugurazione della mostra del progetto vincitore della Prima edizione che si terrà il giorno 24 Marzo, ore 18:30 presso lo spazio Bacone 4, Temporary gallery, Piazzale Bacone 4 -Milano.

In tale occasione Simone Cerio, primo classificato, verrà premiato con la consegna del libro Love Givers, messo in palio e realizzato da Crowdbooks. Sarà poi inaugurata la mostra dedicata al suo lavoro.

Al via la seconda edizione, potete trovare tutte le informazioni a questo sito

Un nuovo autore Musa: Alessandro Accossato

Ciao, l’autore che vi presentiamo oggi ci ha proposto un progetto staged sull’evoluzione del rapporto tra uomo e l’ambiente che lo circonda, dal medioevo ai giorni nostri. Il titolo è Ogni donna ha la sua storia.

Ogni donna ha la sua storia

Il progetto “Ogni donna ha la sua storia” è un viaggio fotografico in luoghi abbandonati che ripercorre il vissuto dell’essere umano, dal Medioevo fino agli anni ‘80 del Novecento.

 L’interconnessione tra l’uomo, l’ambiente esterno e il tempo, è il tema cardine di questa ricerca durata tredici mesi.

La società e le sue strutture architettoniche sono inevitabilmente soggette allo scorrere del tempo: esse mutano, assumono caratteristiche diverse a seconda del periodo storico-culturale in cui si trovano, diventando via via sempre più volubili e fragili.

 I personaggi interpretati dalla fotomodella Ginevra Hawk, sono realmente esistiti e rappresentano proprio l’evoluzione estetica e culturale della società in ogni suo periodo storico.

 17 fotografie che racchiudono un attento studio dei costumi, della cultura e dell’architettura di un tempo ormai passato che chiede di essere riportato alla luce.

Biografia

Nato a Torino nel 1974 vivo in Piemonte

L’interesse per la storia e per il mondo della fotografia mi hanno portano negli anni ad appassionarmi al mondo dell’UrbEx, Urban Exploration.

I miei scatti a luce naturale fanno sì che le rovine architettoniche di un tempo, ormai abbandonate, rievochino il ricordo di un’epoca felice, di anime vissute.

Fotografo nostalgico di una poetica decadente, mi muovo alla ricerca costante di luoghi ancora da scoprire.

Sito dell’autore

Andrea Torres Balaguer, Unknown, la tesi della sottrazione.

Buongiorno, vi presento oggi un’autrice che ho trovato interessante!

Ciao

Sara

Fotografia di Andrea Torres Balaguer dal progetto Unknown

La fotografia contemporanea presenta alcuni esempi di artiste che hanno, con modalità differenti, ragionato sull’annullamento del concetto di identità. Un’inclinazione in cui prende forza la tesi della sottrazione.

Durante la fiera di fotografia Paris Photo del 2018 e 2019 molte fotografe e artiste sono state presentate con lavori che raccontavano la femminilità attraverso ritratti, mise en scene o photo trouvée, con la caratteristica di avere le identità dei soggetti, spesso loro stesse, completamente cancellata visivamente ma presente concettualmente.

Andrea Torres Balaguer, nella serie The Unknown ritrae sé stessa, coprendosi il viso con una pennellata di colore. L’autrice afferma «Mi nascondo, ma posso essere qualunque persona decida lo spettatore. Posso essere chiunque, tranne me».I suoi progetti riflettono sulla rappresentazione e le ambiguità dell’identità femminile che ancora oggi fa apparire le donne come la società le vuole, corpi senza volto, capaci d’indossare molteplici identità. L’autrice gioca anche con i meccanismi della rappresentazione, spingendosi oltre le consuetudini del ritratto e mostra quanto si possa investire in costumi che ci delineano come modelli culturali (e di genere), non considerando le nostre imperfezioni naturali che pure determinano unicità.

Fotografia di Andrea Torres Balaguer dal progetto Unknown

Il lavoro di Andrea Torres Balaguer è influenzato dal sogno e dal surrealismo, esplorando il rapporto tra femminilità e natura attraverso il simbolismo e la tecnica della trascrizione del sogno.

L’autrice, crea immagini che suggeriscono storie e invitano lo spettatore a interpretarle, cercando di sperimentare i confini tra realtà e finzione.

Fotografia di Andrea Torres Balaguer dal progetto Unknown

Biografia

Andrea Torres Balaguer (Barcellona, ​​1990) è laureata in Belle Arti presso l’Università di Barcellona. Dopo aver vinto il primo premio di Artevistas New Talents, il suo lavoro è stato esposto a Barcellona, ​​Madrid, Parigi, New York, Londra, Bruxelles, Berlino, Amsterdam e molte fiere d’arte in Europa.

Il suo lavoro è stato incluso in collezioni private come Fundació Vila Casas, Col·lecció Bassat e Universitat de Barcelona ed è stato presentato in alcune riviste popolari come Fubiz, Lamono, Ignant mag e Worbz.
Nel 2015 è stata selezionata come Commended Photographer per i Sony World Photography Awards, categoria Enhanced. Attualmente vive a Barcellona (Spagna) e lavora come fotografa di moda, cercando di mescolare la sua estetica con la moda.
I suoi fotografi di ispirazione sono Duane Michals, Sally Mann e Annie Leibovitz.

Il sito dell’autrice

Una breve intervista alla fotografa