Un fotografo di strada dal nome complicato: Tavepong Pratoomwong

Il fotografo che vi presento oggi, ha un nome piuttosto complicato ed è uno dei migliori fotografi di strada in circolazione: si chiama Tavepong Pratoomwong, ed è thailandese.

Di seguito vi propongo una selezione delle sue immagini più rappresentative. Per il mio gusto personale, ho selezionato quelle a colori, ma ha scattato anche in bianco e nero. Io lo trovo davvero bravissimo. Voi cosa dite?

Anna

Tavepong è nato nel 1981 a Chanthaburi, in Thailandia. Da sempre appassionato di fotografia, la sua formazione fotografica include una laurea alla Rangsit University.

Gradualmente però perde interesse per la fotografia praticata fino al 2013, quando la moglie gli regala un biglietto aereo per Varanasi, che fa riaffiorare antiche passioni ed è la svolta della sua carriera di fotografo di strada.

Da li, Tavepong non si è più fermato e ha ricominciato a scattare 365 giorni l’anno, da cui il nome di uno dei suoi progetti.

Le sue immagini raccontano la vita ordinaria, cogliendo attimi spesso surreali, a volte ironici . L’estetica e la composizione a mio parere sono perfette.

E’ membro del collettivo Street Photo Thailand , e molto attivo sui social network. Vi consiglio di seguirlo anche su Instagram: https://www.instagram.com/tavepong_street/

Questo è il suo sito.

Tutte le immagini pubblicate in questo articolo sono di proprietà di ©Tavepong Pratoomwong

The Ballad of the Sexual Dependency, Nan Goldin.

The Ballad of the Sexual Dependency è uno slideshow di circa 700 foto Nan Goldin ha prodotto scegliendo tra le sue immagini scattate dagli anni Ottanta in poi. La fotografa, e le persone che ha frequentato nel tempo  sono i soggetti del lavoro. Molti di questi sono drogati ripresi nel quotidiano. Tutto il progetto è ripreso tra Boston, New York, Londra, Berlino e le altre città in cui la Goldin ha vissuto.

La fotografa descrive il lavoro come un diario personale che lei stessa rende pubblico: «Il diario è la forma di controllo della mia vita. Mi permette di annotare in modo ossessivo ogni dettaglio. Mi permette di ricordare».

Nan Goldin fa parte del gruppo detto dei cinque di Boston (Five of Boston) e il suo lavoro è considerato rilevante nell’ambito della fotografia contemporanea, come Terry Richardson e Wolfgang Tillmans.

Il suo lavoro esplora a 360 gradi il mondo LGBT nei momenti di intimità, durante il periodo dell’HIV e dell’uso smisurato degli oppioidi.

Il suo lavoro più notevole è The Ballad of Sexual Dependency (1986), che documenta la sottocultura gay dopo Stonewall, ma anche la sua famiglia e i suoi amici.

Vive e lavora a New York, Berlino e Parigi. Lei è bisessuale.

Trixie on the cot, New York City, 1979 © Nan Goldin

Nan Goldin nasce a Washington nel 1953 ma cresce a Boston, dove frequenta la School of the Museum of Fine Arts. Vive a New York dal 1978, dove si è affermata come una delle maggiori esponenti di un’arte a favore di una identificazione completa tra arte e vita. Fino dall’età di diciotto anni usa la fotografia come un “diario in pubblico”, per questo motivo l’opera di Nan Goldin è inseparabile dalla sua vita. Segnata dal suicidio della sorella diciottenne Barbara Holly il 12 aprile 1965, è proprio fotografando la propria famiglia che incomincia il suo lavoro fotografico. In seguito rimane molto vicina all’album di famiglia sia per la tecnica sia per i soggetti scelti.

© Nan Goldin

Nel 1979, incominciando dal Mudd Club di New York, l’artista comincia a presentare le sue immagini con una proiezione di diapositive accompagnate da una colonna sonora punk: Ballata della dipendenza sessuale diffuso nei musei in più versioni. Le foto, anche se danno l’impressione di essere state rubate, non sono mai scattate con il soggetto troppo vicino all’obiettivo per farlo risultare “sorpreso”. Nelle sue opere si può vedere il suo entourage subire il travaglio della vita: vecchiaia, amore, morte, infanzia si succedono nei pochi secondi della proiezione prima dell’immagine successiva. Questo gruppo di persone a lei vicine, molte delle quali sono scomparse, risulta ghermito in una congiura orchestrata dalla morte.

© Nan Goldin

Il suo è un reportage intimistico, un tipo di fotografia che influenzerà moltissimo le generazioni successive al suo lavoro.

I suoi lavori, che fin dall’inizio utilizzano più media, anticipano la realtà fotografica attuale.

Nan Goldin osserva la parte trasgressiva e nascosta della vita della città con un approccio intimo e personale. I ricordi privati divengono opere d’arte solo dopo la decisione di esporli. Ritrae amici e conoscenti, ma anche sé stessa, come nel celebre Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata. Il suo stile diventa un’icona della sua generazione difficile e assume un’ulteriore svolta dopo la diffusione dell’AIDS, che mette in discussione la sua fiducia nel potere delle immagini rendendole chiaro che esse le mostravano solo coloro che aveva perso. La Goldin intende le foto che documentavano la vita quotidiana dei suoi amici sieropositivi in funzione di una valenza sociale e politica, e come attivista di Act Up organizza la prima grande mostra sull’AIDS a New York nell’89.

© Nan Goldin

Attualmente impegnata con performance e call action sul problema degli oppiodi, utilizza i social network, Instagram e Facebook per le call action.

Le più importanti quelle realizzate al Museo Metropolitan di New York nel 2018 e 2019.

Ciascuna delle sue immagini è caricata di un peso romanzesco di uno spessore umano, potenza drammatica che fanno di Goldin la fotografa più atipica e affascinante del tempo. Più che una fotografa, è un’analista del sentimento, contrario del sentimentale, in Goldin il sentimento non è altro che il sesso, la faccia nascosta della tragedia.

Biografia da Wikipedia

Per acquisto del libro di Nan Goldin clicca qui

Ciao, buona giornata, Sara

Un’altra bravissima fotografa russa: Elena Anosova

Ciao! Tempo fa vi avevo presentato una fotografa russa che mi aveva molto colpito, Evgenia Arbuagaeva. Oggi ve ne propongo un’altra, Elena Anosova, che a mio parere fa delle foto eccezionali. Io la adoro. In effetti ha ricevuto anche premi piuttosto importanti, quindi magari la conoscete già o l’avevate vista in qualche mostra. Io avevo avuto modo di ammirare un suo progetto, qualche anno fa, al Festival della Fotografia Etica di Lodi.

Che ne dite? Piace anche a voi?
Anna

Elena Anosova (nata nel 1983) è un’artista che lavora con la fotografia documentaria ed artistica, con video, archivi e installazioni. Nativa della ragione di Baikal (Russia, Siberia), è attualmente basata tra Irkutsk e Mosca. E’ membro di MAPS (un collettivo internazionale di fotografi nda). Insegna arti visive (Mosca e San pietroburgo) presso diversi istituti: Rodchenko Art School, School of Visual Arts, The Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration, Academy Fotografika

La parte più importante della sua attività professionale è dedicata ai progetti personali a lungo termine, che sono incentrati sulla vita in istituzioni chiuse, piccole comunità e sull’isolamento. L’impulso a dedicarsi a questo tipo di ricerca nacque come riflesso rispetto alla sua adolescenza trascorsa in un collegio di riabilitazione. Inoltre, Elena Anosova si occupa di indagare le tematiche dei confini, dell’identità e della memoria collettiva nel territorio della Siberia, e le terre di frontiera dell’Estremo nord, dell’Estremo Oriente Russo e del Mar Baltico.

La Anosova ha vinto diversi premi, tra cui il World Press Photo, Center Project, LensCulture, World.Report Award e altri. I suoi lavori sono stati pubblicati in tutto il mondo, compreso su National Geographic (USA)

La biografia è stata liberamente tradotta dal suo sito

Qua trovate un’intervista ad Elena rilasciata ad International Photography Magazine nel 2016

Tutte le immagini sono coperte dal copyright e appartengono ad Elena Anosova.

Lorenzo Zoppolato, giovane autore da conoscere.

Buongiorno, oggi presentiamo Lorenzo Zoppolato, giovane e bravo fotografo italiano.

Qui la sua biografia e alcuni dei suoi lavori! Buona visione! Ciao

Sara

Lorenzo Zoppolato

Dal lavoro “Anime salde”


Sono nato a Udine nel 1990. A 19 anni mi trasferisco a Milano dove studio presso la facoltà di Scienze Politiche e allo stesso tempo lavoro come assistente fotografo. Dopo la laurea, lavoro all’interno di una nota multinazionale operante nel campo dell’advertising, ma capisco ben presto che sono altre le storie che voglio raccontare.

Da “Cronache immaginarie di un domatore di cavalli”

Nel 2014, con una curva irragionevole, decido di dedicarmi in maniera esclusiva alla fotografia sperando che anche lei sia d’accordo nel frequentarmi stabilmente. Vinco una borsa di studio presso la Nuova Accademia delle belle Arti di Milano e comincio a lavorare come fotografo
professionista. Negli anni immediatamente successivi, oltre a numerosi errori e a molte porte in faccia, ricevo anche alcuni premi e riconoscimenti.

Da “Luce necessaria”

Nel 2015 vinco il primo premio all’International Black&White Photographer of the Year nella “Emerging Talent category” e sono finalista al concorso internazionale Lens Culture “Street Photography Award”.
Nel 2017, vinco la borsa di studio “Ernesto Bazan Scholarship Fund for Young Photographers”.
Nel 2018 il 1° premio “Portfolio Italia Fiaf”.

Da “Le immagini di Morel”


Nel 2019, primo premio per il miglior portfolio all’ “International Month of Photojournalism” di Padova e finalista al premio “Voglino Italy Photo Award”.
Nel 2020 vinco il primo premio nella categoria “Storytelling Award” dell’Italian Street PhotoFestival.
Espongo in mostre personali e collettive in gallerie private e spazi pubblici, tra cui SpazioForma a Milano e Museo MACRO a Roma.

Da “Piccoli grandi”

Per vedere il suo lavoro https://www.instagram.com/lorenzo_zop

Tutte le immagini sono di Lorenzo Zoppolato, vietata la riproduzione.

Andrew Miksys, Disko.

Andrew Miksys (Seattle, 1969) negli ultimi quindici anni ha vissuto a Vilnius, Lituania, paese di origine della sua famiglia e paese in cui ha ambientato i suoi lavori. Nel 1995 andò per la prima volta in Lituania per conoscere dei suoi lontani parenti; inizialmente non entusiasta della visita, una volta arrivato in madrepatria rimase esterrefatto dalle persone e dai posti che questo luogo ospitava. In quel momento decise che sarebbe tornato in Lituania diverse volte per fotografare questo luogo in bilico tra presente e passato. Il primo di questi numerosi viaggi fu nel 1998 .


Andrew Miksys, DISKO (foto presa da https://www.vice.com/en_us/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys

In un’intervista per VICE racconta ciò che lo spinse a tornare in Lituania e quindi ad approfondire vari progetti. Ciò che principalmente lo affascinava era il forte richiamo al passato dell’ex USSR. Il cambiamento della Lituania negli anni Duemila da ex Repubblica Sovietica a Stato membro dell’Unione Europea fu drammatico dal punto di vista culturale. É in questo contesto che Andrew Miksys porta avanti il suo progetto DISKO. Il lavoro è incentrato sulle piccole discoteche dei villaggi rurali: questi luoghi, che ora stanno via via scomparendo, erano un posto in cui i giovani si potevano sentire liberi e moderni. Luoghi scoperti per caso nel 1999 quando vide un gruppo di ragazzi entrare in un edificio con una cassa di birra e mosso da curiosità decise di seguirli . Nel corso degli anni decise di documentare queste discoteche improvvisate prima che queste scomparissero.

“Most of these discos are located in Soviet-era culture houses. Sometimes, I would rummage around the back rooms and find discarded Lenin paintings, old Soviet movie posters, gas masks, and other remnants of the Soviet Union,” scrive Miksys. “I was fascinated by all this debris of a dead empire. It seemed like a perfect backdrop to make a series of photographs about young people in Lithuania – a crumbling past, and the uncertain future of a new generation together in one room.”

Andrew Miksys, DISKO (foto presa da https://www.vice.com/en_us/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys

DISKO non fu l’unico lavoro di Miksys ambientato in Lituania; infatti il progetto BAXT, unito al progetto BAXT revisited, si propone di raccontare la vita della popolazione rom di questo paese ed, in un secondo momento, porta Miksys a fotografare le sue immagini appese ed incorniciate sulle pareti nelle case di queste persone.
L’ultimo progetto realizzato è TULIPS ambientato in Bielorussia; questo lavoro è stato realizzato tra il 2010 ed il 2015 anni durante i quali il fotografo ha documentato l’identità bielorussa soprattutto in occasione delle festività in cui viene celebrato il passato in stile sovietico.

Le fotografie di Andrew Miksys sono stare esposte internazionalmente in esposizioni presso il Seattle Art Museum, Vilnius Contemporary Art Centre, Kaunas Gallery, la “Ў” Gallery of Contemporary Art a Minsk, e la Maureen Paley Gallery. I suoi lavori sono stati elogiati dalla Fondazione Guggenheim, da Fulbright, e dalla Aaron Siskind Foundation. Nel 2016, ha vinto il Balys Buračas Prize for Photography. Inoltre i suoi lavori sono apparsi in diverse pubblicazioni del calibro di DAZEN The New Yorker, Harper’s, HOTSHOE, BuzzFeed, VICE, e AMERICAN SUBURB X .

Andrew Miksys, DISKO (foto presa da https://www.vice.com/en_us/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys

SITOGRAFIA
https://www.vice.com/en_uk/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys
https://www.dazeddigital.com/photography/article/25885/1/lithuanian-diskos-andrew-miksys-europe-youth
http://www.andrewmiksys.com/contact

Di Ylenia Bonacina

Óscar Monzón, autore spagnolo interessante

Óscar Monzón nato a Màlaga in Spagna nel 1981 ha studiato fotografia alla scuola Arte 10 di Madrid e ha completato la sua formazione assistendo a seminari con Stephen Shore, Martin Parr e Joan Fontcuberta.

Il lavoro che lo rese celebre fu Karma che, nel 2013, vinse il First Book Award a Paris Photo. In questo progetto, sviluppatosi tra il 2009 e il 2013 a Madrid, Óscar Monzón immortala persone nelle proprie auto ferme al se-maforo. Lo scopo di questo lavoro era quello di catturare l’illusione della privacy che si crea all’interno della propria auto e, per enfatizzare ancora di più il senso di intrusione da parte dell’osservatore, fotografava sempre ser-vendosi di un flash e di un teleobiettivo.

“I always shoot when the cars are stopped at traffic lights,” disse al British Journal of Photography, “It’s very important for me to work at night because the privacy we have within the vehicle is reinforced by the darkness, and the invasion of light and the light from the flash is more obvious.”


Il risultato è un lavoro in cui le immagini sono spesso invasive: ci sono per-sone che litigano, altre che sniffano cocaina ed altre ancora che tengono in mano un vibratore. Óscar Monzón si serve della tattica aggressiva di street photography di Bruce Gilden o Gary Winogrand applicata però alle mac-chine in transito ed ai loro passeggeri inconsapevoli.

Óscar Monzón propone inoltre un concetto di macchina come mezzo di tra-sporto che, in verità, non è completamente distinto dalla persona che lo possiede ed abita . Il linguaggio utilizzato dal fotografo elimina ogni illusione di profondità in modo da rendere sulla stessa superficie la carrozzeria dell’auto e la pelle umana quasi ad anticipare la futura fusione definitiva delle due componenti. Óscar Monzón oltre a prendere ispirazione da testi e film di impronta futuristica sul tema uomo-macchina ha cercato di rendere in fotografia l’estetica della musica techno creata a Detroit dai figli degli operai dell’industria automobilistica. Questa influenza è chiara se si consi-dera l’illuminazione stroboscopica, la presenza dei colori primari e il fatto che i soggetti sono avvolti nell’oscurità. Il rimando alla musica techno è pa-lesato nell’opera audiovisiva, consultabile sul sito di Óscar Monzón, in cui le video, immagini e musica si intrecciano nel mostrare auto e città .

Óscar Monzón Karma

Nel 2017 Óscar Monzón ha pubblicato il suo secondo fotolibro chiamato ÉXTASIS. Anche questo lavoro è incentrato sull’analisi della tecnologia che questa volta è messa in relazione con il turismo di massa. Il lavoro di Mon-zón è costituito da una raccolta di paesaggi realizzati in una delle più popo-lari destinazioni turistiche del mondo: la Cascate di Iguazù in Brasile ed in Argentina. In tutti questi paesaggi sono però presenti delle linee diagonali che interferiscono con la visione dell’intero paesaggio. Viene poi svelata la vera natura di queste diagonali: sono i selfie-stick dei turisti. Attraverso tale meccanismo il fotografo è in grado di creare una sintesi grafica che mostra perfettamente il nostro progressivo allontanamento della realtà ed il conseguente nostro avanzare verso una fruizione solamente tecnologica di ciò che ci circonda. Il simulacro delle immagini ha la meglio sulla realtà .

Óscar Monzón ha esposto i suoi progetti in diverse occasioni tra cui il Lian-zhou Photo Festival in Cina; Rencontres d’Arles; Fondation Cartier a Parigi; e ha preso parte a Photo Festival in tutto il mondo.

RECENT EXHIBITIONS
• 2017
ÉXTASIS. Your Selfie Stick and You. Lianzhou Photo Festival. CHINA
Blank Paper, Stories of the Immediate Present. Rencontres d’Arles, FRANCE
AutoPhoto. Fondation Cartier. Paris, FRANCE
• 2016
ÉXTASIS -screening- La Nuit de l’Anée, Rencontres d’Arles, FRANCE
• 2015
Gd4PhotoArt Award. Biennal FOTO/INDUSTRIA. MAST Gallery. Bologna, ITALY
Under 35. IvoryPress, Madrid, SPAIN
Photography Now! Vol.2 – Spanish New Horizon. IMA Gallery, Tokyo, JAPAN
KARMA. GetxoPhoto Festival. Bilbao, SPAIN
• 2014
KARMA. Breda Photo Festival, HOLLAND
KARMA. PHotoEspaña Off. Fresh Gallery, Madrid, SPAIN
Fotolibros. Aquí y Ahora. Fotocolectania, Barcelona, SPAIN

SELECTED AWARDS
• 2015
GD4PhotoArt Award. Foto/Industria Biennal, MAST Foundation
Nominated at Prix Pictet
• 2013
First PhotoBook Award, Paris Photo-Aperture Foundation
Finalist at First Book Award. National Media Museum / MACK
• 2007
Art and Photography Creation grant from the Spanish Ministry of Culture.
Residency at Colegio de España in Paris

SELECTED PUBLICATIONS
ÉXTASIS. Dalpine 2017
AutoPhoto. Éditions Xavier Barral 2017
Under 35. IvoryPress 2015
Photography Now! Vol.2 – Spanish New Horizon. IMA 2015
KARMA. RVB Books / Dalpine 2013

SITOGRAFIA
http://oscarmonzon.net/#
https://www.dalpine.com/products/karma-oscar-monzon
https://www.theguardian.com/artanddesign/2013/nov/18/oscar-monzon-karma-book-photography-cars
https://fotografiaartistica.it/oscar-monzon-karma/

Di Ylenia Bonacina

Lorenzo Cicconi Massi e la fotografia

Lorenzo sa alterare la realtà che percepisce trasformando l’ordinarietà dei luoghi e delle persone che frequenta in suggestioni visive potenti e coinvolgenti. Vi invito a guardare il suo lavoro e leggere la sua storia. Baci

Sara

Lorenzo Cicconi Massi

Nel 1991 discute la tesi di laurea in Sociologia “Mario Giacomelli e il gruppo Misa a Senigallia”.

Comincia il suo lavoro di ricerca fotografica in bianco e nero. Nel 1999 ottiene il primo premio al concorso Canon. Dall’anno 2000 è uno dei fotografi dell’agenzia Contrasto. Il mensile ARTE lo include fra i 10 giovani talenti del nuovo panorama fotografico italiano. I suoi lavori vengono pubblicati dalle maggiori riviste italiane e da alcune testate europee.

Nel 2007 è premiato nella sezione “sports features singles” al World Press Photo, con un lavoro sui giovani calciatori cinesi. Venerdì di Repubblica gli dedica la copertina insieme ai colleghi italiani premiati.

Sempre nel 2007 riceve il premio G.R.I.N. per la serie sui giovani “fedeli alla tribù”.

Per i 10 anni dalla scomparsa del grande fotografo senigalliese realizza il film “mi ricordo Mario Giacomelli”.

Nell’estate 2011 espone sue opere per la Biennale di Venezia padiglione delle Marche, curata da Vittorio Sgarbi. Espone i suoi lavori a ParisPhoto, rappresentato da Forma galleria.

 Nel 2012 ha lavorato per il progetto di Altagamma “Italian Contemporary Excellence” con i più importanti marchi del lusso italiano, in mostra alla triennale di Milano, Shanghai e Tokio, con volume edito da Rizzoli.

Aprile 2013 ha esposto al Museo Ferragamo di Firenze per la mostra “Il calzolaio prodigioso”.

Del 2016 è la mostra “Le Donne Volanti”, museo Nori De Nobili. Nel 2017 presso Galleria Contrasto Milano e Palazzo Montecitorio inaugurata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini.

Nel 2017 gli viene assegnato il premio “Scanno dei Fotografi” nell’omonima città abruzzese.

Del 2018 la mostra presso la Certosa di S. Giacomo a Capri “La liquidità del movimento” a cura di Denis Curti.

Dell’estate 2018 la mostra antologica “IN ARIA” presso la rocca Roveresca di Senigallia e a Contrasto galleria, Milano.

2019 mostra “viaggio intorno a casa” presso Plenum Gallery di Catania. Vince il premio “Osvaldo Buzzi” a Benevento.

Esordisce al cinema nel 2003 con la regia del film “PROVA A VOLARE” con Riccardo Scamarcio, Ennio Fantastichini ed Antonio Catania

Lorenzo Cicconi Massi        www.lorenzocicconimassi.it

email  lorenzocm@alice.it

Mob. +39 3394728460

Tutte le immagini sono di proprietà di Lorenzo Cicconi Massi.

Lorenzo terrà, per la nuova sessione scolastica, da Musa fotografia questo corso: La fotografia come viaggio intorno a casa