Takeshi Mizukoshi, che paesaggi!

Ciao,

oggi vorremmo farvi conoscere questo fantastico fotografo paesaggista giapponese. Io lo trovo bravissimo nel genere, al pari di suoi colleghi più conosciuti, tipo Ansel Adams o Michael Kenna.

Purtroppo online non si trovano tantissime informazioni che lo riguardano, la biografia è striminzita.

Date un’occhiata alle immagini, sebbene anche su questo fronte non si trovi un granchè in rete! Ho visto alcuni libri suoi, ma a prezzi proibitivi…

Accontentiamoci.

Anna

Takeshi Mizukoshi è nato in Giappone nel 1938. Ha iniziato la sua carriera studiando silvicoltura alla facoltà di agraria dell’Università di Tokyo. Si sa che poi ha abbandonato gli studi, per dedicarsi alla sua vera passione, la fotografia. Si è dedicato prevalentemente alle foto di montagne. Sembra quasi voglia dimostrarci quanto siamo piccoli di fronte all’imponenza delle montagne.

Ha vinto numerosi premi, tra cui l’Annual Award of the Photographic Society of Japan, ilKen Domon Prize, e il Minister of Education, Culture, Sports, Science and Technology’s Award for Encouragement of the Arts.

Le sue immagini si trovano in molte gallerie e musei in tutto il mondo.

Questo è il suo sito, ma ahime quasi tutto solo in giapponese.

Tutte le immagini sono coperte dal Copyright ©Takeshi Mizukoshi

“Compiti a casa” Leggiamo le tue fotografie!

Buongiorno a tutti, ecco l’appuntamento coi “Compiti a casa” di Filippo Crea.

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

I temi di questo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

Ecco le prime immagini presentate! Divertitevi! Ciao
Sara

Giorgio Palmas di Corsico – LE OMBRE

Caro Giorgio, quando ci si sfida su un tema ben definito una esigenza irrinunciabile è il rispetto assoluto del … tema. E qui il tema era <le ombre>, e nella sua proposta non è certamente l’ombra l’ingrediente primario. La sua prova è elegante o, ancor meglio, <leccatina> – Rivela un buon bagaglio tecnico, ma ha poco da spartire con le ombre che debbono essere protagoniste immediate – Scrive un Maestro, Andreas Feininger “le ombre sono la testimonianza grafica della profondità perché soltanto oggetti in uno spazio tridimensionale possono proiettarle”. E nella sua foto non c’è alcunché che proietti qualcosa su qualcosa. Io ci riconosco nient’altro che un riflesso rimandato da una superficie specchiante.

Francesco Furlanetto di Noale – LA MUSICA

Un ambiente denso di atmosfera, si direbbe la cantina di un caseggiato dove pochi musicisti appassionati e di semplice matrice umana si ritrovano per <fare musica insieme>. Suggestiva e funzionale la suddivisione del fotogramma in tre distinti segmenti verticali. Quello centrale, chiaro, isola due presenze umane: a sinistra un estimatore, forse un amico, immobile e raccolto, è all’ascolto del suonatore che, a destra, funzionalmente sfuocato, vive un suo spazio personale. In alto, uno spot circolare, presenza non inutile, è coerente con la suggestione e la semplicità di questo spazio/musica. L’autore ha così “fabbricato” una suggestiva scenografia. Bravo davvero. Voto: 7 +

Francesco Furlanetto di Noale – L’ATTESA 

Un’immagine che avrebbe meritato una più attenta gestione tecnica. Un più graduale passaggio dei grigi e una messa a fuoco più mirata al pallone avrebbero fatto bene all’insieme. Chi mi conosce sa che io non sono un patito della giustezza tecnica e che, semmai, privilegio sempre le positività narrative. E qui il racconto c’è, ed è quello dell’attesa. Primo attore dell’insieme è il ragazzo decentrato a sinistra che attende lo svolgersi del gioco guidando in tal modo anche il nostro sguardo verso il fondo di questo palcoscenico. Il voto all’autore? Vada per la sufficienza.

Francesco Furlanetto di Noale LA NOTTE

Un purista troverebbe non pochi difetti in questa immagine che, a conti fatti non mi dispiace del tutto. Le notti regalate ai fotografi sono all’incirca 9.999 e tutte diverse tra di loro. C’è la notte del guardiano notturno, c’è quella del capannello davanti al chiosco dell’anguria, c’è la notte di chi è fermo alla fermata della corriera, c’è la notte dei ragazzi aggrumati davanti alla discoteca, Insomma di notte ce ne sono tantissime e voi potrete scovarle. La notte è straordinariamente fotogenica e stimola, talora, a decodificarne i fantasmi. Quali sono qui gli interrogativi da sciogliere? Qui si è stimolati a chiedersi cosa stanno guardando quei tre ragazzi, e cosa è quella presenza geometrica accesa in alto nel fotogramma. Io me lo sono chiesto e non sono riuscito a rispondermi. Pazienza, la vita continua! Non mi infastidisce, infine, il fuori fuoco del ragazzo in primo piano. Un voto di chiusura alla foto di questo amico? Io propongo 5 +. Ed è già tanto.

Francesco Furlanetto di Noale – LE OMBRE

Una immagine di bella fattura grafica. La prima evidenza è nella generale ed armonica convivenza dei neri e dei bianchi. Il fotogramma è suddiviso in due segmenti l’uno al servizio dell’altro. In alto un nero assoluto è l’ideale lavagna su cui si disegnano le due figure umane, sull’una delle quali è un‘ombra <portata> da una invisibile presenza fuori campo. In basso una scacchiera in bianco/nero correda suggestivamente l’insieme tutto. Francesco con questa sua opera supera brillantemente i suoi esami.

Angelo Notarmuzi di Torino – LE OMBRE

L’autore si aggiudica il primo CESTiNO della rubrica, la quale propone ben cinque temi. Ed il nostro amico fra venti opportunità (5 temi per quattro foto = 20) si è esibito con solo questa prova che evidentemente gli è parsa originale e super. Caro Notarmuzi, davvero niente di più potabile, e di meno inutile, nel suo archivio? E’ questo un genere fotografico abusato da fotografi che erano, e sono, buoni solo a riversare su corpi femminili carriolate di strisce nere omaggiate dalla tapperelle delle finestre di casa.

Ermanno Campalani di Sesto S.G. – L’UOMO E IL MANIFESTO

 Controlliamo, il manifesto grande e ricco di colore e, quindi di energia vitale ospita, simpaticament disposte alle estremità del fotogramma in basso. E giocano un gradevole contrasto cromatico con il colore vivacissimo della lavagna che le ospita. Bravo all’Autore.

Nicola Congia di Sanluri – LA NOTTE

Una notte armonicamente con l’insieme di fattura geometrica delle case, e che è stata trattata con misura in post/produzione. L’opera ha il suo plus nel contrasto tra la zona illuminata e quella in ombra – La marcia in più è comunque nelle micro/figura a destra in basso che assegna vita al racconto, arricchendone la suggestione. Bene così!

Nicola Congia di Sanluri – LE OMBRE

Equilibrata la convivenza tra il giallo della parete a sinistra e l’oscurità di destra. L’autore ha evidentemente atteso il passaggio della figura che si disegna sul muro. Io sostengo da sempre che un accessorio che non deve mai mancare nella borsa del fotografo è la <pazienza>. O no? Congia, non superi il numero canonico delle foto ammesse oppure …. pagherà pegno. Garantito!


Antonio Riva di Vedano al Lambro

Lei propone molte fotografie, troppe magari, ma solo poche di esse che pur rivelano doti di sicuro livello sono coerenti con i cinque temi proposti che richiedono immagini riprese dal reale e non inquinate da interventi <fabbricati> in studio.  Lei ha di certo conoscenza di certa fotografia francese, quella della tribù definita “umanista” (vedi Robert Doisneau, Brassai, Edouard Boubat, ecc.). Una straordinaria corrente europea, nata in Francia, che raccontava l’uomo nei suoi ambienti sociali. Le sue proposte, Riva, appartengono ad una fattura -da studio- presumo finalizzata ad impieghi mercantili. Niente di male, ovviamente, ma la “naturalità” è cosa ben diversa.

Ed ora ecco questa sua fotografia: è un’opera delicata impreziosita dalla leggerezza della tonalità d’insieme e da armoniche presenze (lo spartito nel leggio, la lampada scaldata dal colore, ecc.) –

Tiziana Cravero di Sommariva Bosco – LE OMBRE

L’ombra della sua sedia, alterata da una misurata deformazione prospettica, è davvero ok. Stacca su una superficie indefinita e l’insieme è ascrivibile ad un genere figurativo vagamente surreale. Bene l’averla collocata al margine del fotogramma, lasciando così spazio funzionale alla lavagna di fondo. Brava!  

Tiziana Cravero di Sommariva Bosco – LA MUSICA

Tiziana, stavolta lei è andata pesantemente fuori strada. Crede davvero che fotografare, anche male, la pagina di uno spartito sia una soluzione nuova al tema? A metterci accanto, allargando il campo di presa, una presenza diversa, complementare e coerente, non sarebbe stato meglio? Deve ripetere gli esami.

Emanuela Vanello di Carrara – L’ATTESA

No, Emanuela, con tutte le <attese> di marca super che possono scovarsi in una stazione ferroviaria, ei viene nel nostro spazio con una fotografiola malamente gestita, in cui il personaggio in attesa è una quasi illeggibile microscopica figura umana emarginata a sinistra in compagnia di quel che sembrerebbe una cane. Vada ancora, Emanuela, in quella stazione, e scoprirà che è una miniera inesauribile di foto/opportunità.

Emanuela Vanello di Carrara – LE OMBRE

Emanuela, davvero ok. Ed anche fortunata, cosa che non fa male alla salute.  Fortunata perché una grande lama di luce traversava l’area di presa, nella quale lei ha inserito la persona in primo piano ea figurina che è in fondo. Una prova di decisa suggestione.

Emanuela Vanello di Carrara – LA NOTTE

Una notte che è di notevole livello anche dal punto di vista compositivo. La parte inferiore del fotogramma, pesante e di non facile identificazione, introduce ed esalta lo spazio in luce della scena dove si muovono tre fantasmi estranei l’uno agli altri. Una scenografia che appare inquietante anche se nella realtà è solo un credibile e normale sito urbano. E’ la magia della fotografia che può essere od non essere documentaria.

Claudio Mormile di Napoli – ??? 

L’autore sia cortese, ci faccia sapere a quale dei nostri cinque temi è riconducibile la fotografia che ha titolato <biblioteca>. Grazie! Cari amici tutti, è difficile che qualcuno possa saltare a piè pari le regole del gioco.  

Mathieu Coulié di Cupramontana ­-

Non tragga in inganno il nome: Sì, Mathieu è francese ma vive da anni in Italia, ed ha trovato a Cupramontana (AN) gli stessi umori culturali e di vita del villaggio nel quale ha vissuto in Francia. Di Mathieu ho visto alcune fotografie in Rete, e mi duole che si sia proposto con un trittico molto raffinato su <L’attesa>. Mi spiace, ma colgo l’occasione per precisare a beneficio di tutti i lettori del blog che “Compito a Casa” vuole, come nella sua vita precedente, proporsi come stimolo alla bella fotografia, non banale però. Io definisco questo obiettivo come <pane e formaggio>. Non ospiterò quindi opere di foto/scrittura sofisticata. Non so se “ho stato spiegato”. Spero di sì. Saluti al <pomodoro e basilico>. 

Grazie! Cari amici tutti, è difficile che qualcuno possa saltare a piè pari le regole del gioco.  

Filippo Crea

“COMPITO A CASA”, leggiamo le tue fotografie, mandacele!

Cari amici di Sara, è la prima volta che ci incontriamo. Io sono Filippo Crea e provo a disegnare per voi un mio sintetico identikit. Un profilo che conoscerete meglio nel corso delle foto/chiacchierate che seguiranno, e nel corso delle quali parleremo con uno stesso gergo. Un mio gergo che è stato sovente definito <pane e formaggio> od anche <pomodoro e basilico>. Vale a dire un gergo di semplice fattura e per niente snob.

Ho 28 anni di redazione con “Tutti Fotografi”. Ed ogni mese in una mia rubrica che avevo titolato “Compito a Casa” proponevo più di venti foto/temi come esercizio di formazione. Il lettore poteva liberamente scegliere di <giocare> con uno, o più, di essi. Le fotografie venivano da me commentate e pubblicate sulla rivista e, subito dopo, venivano trasferite su un blog diventando in tal modo un sito di consultazione per chi avesse voluto affinare la propria foto/scrittura. Le mie molte esperienze in Italia ed in Francia, e le diverse Manifestazioni da me gestite avevano rafforzato il mio inossidabile convincimento che l’apprendimento ha un passaggio obbligato, quello di sfidare sé stessi in ricerche tematiche. Il tema obbliga a pensare, a programmare, a cercare soluzioni, ad essere cattivamente selettivi, ed il…<cestino> lo avevo difatti prescelto come simbolo di questo specifico strumento formativo.

Avanti dunque con questo <nostro> dialogo. Al via ci sarà forse qualche correttivo da attivare. E lo faremo insieme.

Per cominciare ecco il titolo ancora funzionalissimo di questa mia rubrica.  “COMPITO A CASA” va benissimo e capitalizzerebbe le positività già messe in cassa. La Casa nella quale ci incontreremo è quella di SARA MUNARI, una Casa nella quale Sara ha voluto ospitarmi. E non appena Mister Covid smetterà di centrifugarci le balle, questo COMPITO potrà diventare un appuntamento periodico che divertirà ed affinerà la nostra foto/grafia. 

Pronti e via! I temi che propongo per cominciare sono cinque. Eccoli:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

NOTA BENESolo per questa prima prova allego due immagini per ciascun tema a mo’ di “famo a capirci>. Eccole a seguire

*** le opere dovranno pervenire a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato.

*** le fotografie dovranno rispettare questi parametri: (formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB). Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

*** Faccio stop qui per evitare di diventare sbadigliogeno.

Arrivederci a presto, Filippo

Nuova autrice Musa, Ada Anselmi con “Ouvertures”

C’è il lento scorrere del tempo e il movimento della vita nella serie Ouvertures.
Le immagini sono scattate dalla mia cucina nell’arco di due stagioni e ritraggono le realtà presenti in sei finestre di fronte, sei “aperture” sulle esistenze altrui. Con pazienza e un po’ d’ironia ho cercato di cogliere attimi e dettagli di una routine dove l’attenzione mai si ferma, una quotidianità che si trasforma in pellicola riempita di abitudini, attività, ritmi, stati d’animo.
Ho posato lo sguardo sulle vite degli altri, con quell’umano impulso di voyeur, l’ho fatto però con garbo, con una sorta di pudore che mi ha portata a ritrarre queste persone senza mai mostrarle veramente. I volti scompaiono, l’identità è celata, ma esattamente uguale a quella di ciascuno di noi.
E’ un tutt’uno, un misto di poesia, di perversione, d’immedesimazione, di curiosità bonaria e di attitudine al ruolo di “spettatore”.
Tutti i soggetti ritratti, animati e non, sono attori inconsapevoli di una lenta e composta sinfonia, ognuno sul suo palcoscenico, ognuno alla sua finestra, ognuno a recitare il proprio pezzo di vita.

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«Ouvertures»

In the “Ouvertures” of Ada Anselmi series there is the slow passage of time and the movement of life.
The images are taken within two seasons from the window of her kitchen and portray the realities present in six front windows, six “openings” on the existence of others.
With patience and a little irony, the photographer catches several spots of real life, trying to catch and focus on beauty of small things in a kind of zero-kilometer photography.
She sets her gaze on daily actions of her neighbors, always gracefully, with a sort of modesty that leads her to portray those people without ever really showing them, even though you can pick up the sociological aspect by investigating habits, activities, what they love to wear, the moods.
They are all unconscious actors of a slow and composed symphony, present or absent they are, everyone on his stage, each at his window, each with his own life.
The actions and subjects belong to our common everyday life, they are fragments of images that we are accustomed to passively undergo; with this work Anselmi shows that only through careful observation we can extrapolate them from the context and thus load them with a new meaning.

Il sito di Ada https://www.lefotodiada.it/

BIOGRAFIA

Accantonata per molti anni, la fotografia è tornata a far parte integrante e preponderante del mio presente e oggi viaggia in parallelo alla Gestalt come filosofia di vita.
Proprio la mia formazione da counselor gestaltica mi ha aiutato nel tempo a ridefinire quelle che sono le mie priorità, compresa la fotografia, e a capire quanto sia fondamentale la capacità di osservare stando nel qui ed ora. Sono autodidatta, prediligo gli scatti del quotidiano e cerco sempre di trovare il bello nel brutto, l’opportunità nell’errore, il positivo nel negativo, andando oltre l’apparenza per entrare più nel profondo in ciò che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.
La serialità è un altro ingrediente di forte stimolo perché mi permette di cogliere evoluzioni e dettagli spesso sfuggenti.
Fotografo quello che vedo e che amo, senza preferenze di tema, ciò che per me è importante è l’affinità emotiva che si crea tra me e qualsiasi sia il soggetto dei miei scatti.
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Set aside for many years, the photography has returned to being an integral and predominant part of my present and today it travels in parallel with Gestalt as a philosophy of life.
My training as a Gestalt counselor has helped me over time to redefine what are my priorities, including photography, and to understand how fundamental the ability to observe staying in the “here and now”. Only in this condition a true state of awareness can be nourished … an indispensable condition to be and to look at everything from a new point of view. So I try to find the beautiful in the ugly, the opportunity in the error, the positive in the negative, going beyond appearance to go deeper into what we have in front of our eyes every day. Seriality and zero kilometer photography are other strong stimulating ingredients because they allow me to grasp evolutions and often elusive details.
I photograph what I see and love, without theme preferences, what is important to me is the emotional affinity that is created between me and whatever the subject of my shots is.

Diritto d’autore in fotografia, in pillole…


Buongiorno, qui trovate appunti su una lezione dedicata al diritto d’autore in fotografia. Spero possano esservi utili.

Buona lettura! Cristina

(Legge sulla protezione del diritto d’autore del 22 Aprile 1941 n.633)
1) Il diritto d’autore tutela tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo, che appartengono alla letteratura, alla musica, all’architettura, al teatro, alla cinematografia e alle arti figurative (tra cui la fotografia) qualunque sia il modo o la forma di espressione. (Art.1-2 Legge sulla protezione del
diritto d’autore del 22 Aprile 1941 n.633)
La prima cosa da capire è cosa s’intende in questa legge per “carattere creativo” di un’opera fotografica, dato che si tratta del requisito principale per cui una fotografia possa essere tutelata dal diritto d’autore.
Secondo la legge si può parlare di creatività quando l’opera fotografica è originale e nuova.
Con “nuova” non s’intende che l’opera fotografica deve essere una novità in senso assoluto (una fotografia può essere creativa anche se ha per soggetto lo stesso soggetto già trattato da altri fotografi), ma s’intende in senso soggettivo, vale a dire che deve mostrare l’impronta della
personalità dell’autore.
Inoltre affinché un’opera fotografica sia tutelata deve avere anche una forma espressiva, vale a dire deve assumere una qualche forma concreta. Il diritto d’autore infatti non tutela le idee finché rimangono nella testa dell’autore!


2) In ambito fotografico la legge sul diritto d’autore fa una distinzione precisa sulle “fotografie”. Le divide in tre categorie: le opere fotografiche, le fotografie semplici e le fotografie di mera documentazione.
Le opere fotografiche sono le fotografie dotate di creatività e di forma espressiva (nel senso di presenza dell’impronta della personalità dell’autore e di forma espressiva concreta percepibile). Le fotografie appartenenti a questa categoria hanno la tutela di diritto d’autore piena, hanno quindi il
livello massimo di tutela sia per quanto riguarda i diritti patrimoniali d’autore che quelli morali.
Le fotografie semplici sono le fotografie che possono avere come oggetto persone, eventi naturali o sociali, comprese le fotografie che ritraggono altre opere d’arte (per esempio le fotografie di una statua o di un’opera pittorica) ed i fotogrammi delle pellicole cinematografiche.
Quello che manca in queste fotografie è quindi il carattere creativo, ovvero la presenza di una reinterpretazione personale da parte dell’autore. Sono fotografie dotate di una forma espressiva e, pur possedendo anche un alto livello tecnico di realizzazione, non possiedono la creatività per
cui l’autore inserisce qualcosa di sé. Le fotografie appartenenti a questa categoria sono quelle che hanno un livello di tutela di diritto d’autore inferiore (si parla di diritto connesso).
Infine le fotografie di mera documentazione sono gli scatti di documenti, scritti, disegni tecnici o prodotti simili. A differenza delle fotografie semplici che hanno scopi pubblicitari, commerciali, di cronaca…, queste fotografie hanno scopo esclusivamente riproduttivo e di documentazione.
Queste fotografie non sono oggetto di alcuna tutela.


3) Differenza di tutela da parte della legge sul diritto d’autore tra un’opera fotografica e una fotografia semplice.
I diritti patrimoniali su opere fotografiche riguardano la possibilità di utilizzare un’opera fotografica a scopo di lucro e il diritto al compenso a fronte di alcune utilizzazioni dell’opera.
Questi diritti contemplano una serie di diritti esclusivi di utilizzazione di un’opera per cui qualsiasi cosa si voglia fare, va sempre chiesto il permesso all’autore. Rientrano tra i diritti patrimoniali il diritto di: pubblicazione, riproduzione, comunicazione, distribuzione, modificazione, elaborazione
e pubblicazione in raccolta e noleggio e prestito.
I diritti di utilizzazione economica durano tutta la vita dell’autore fino a 70 anni dopo la sua morte.
Trascorso tale termine l’opera fotografica “cade in pubblico dominio”, e quindi può essere utilizzata liberamente. Rimane però sempre l’obbligo di citare sempre il nome dell’autore (perché questo è il diritto morale di paternità dell’opera che dura in eterno infatti dal momento in cui viene
a mancare l’autore questo diritto può essere esercitato dagli eredi).
I diritti morali su opere fotografiche sono i diritti a difesa della personalità dell’autore. Questi diritti sono: il diritto di rivendicare e di rivelare la paternità dell’opera, il diritto di disconoscere la paternità di un’opera falsamente attribuita, il diritto di opporsi a deformazioni o modificazioni
dell’opera e a ogni altro atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’opera stessa, il diritto di ritiro dell’opera dal commercio per gravi ragioni morali.
Questi diritti non hanno nessuna limitazione temporale, infatti una volta morto l’autore dell’opera fotografica, questi diritti possono essere esercitati dagli eredi.
I diritti patrimoniali su fotografie semplici riguardano invece il diritto esclusivo di utilizzare economicamente una fotografia in caso di riproduzione, diffusione e spaccio (cioè la distribuzione degli esemplari materiali) e il diritto al compenso a fronte di alcune utilizzazioni dell’opera.
I diritti di utilizzazione economica durano solo 20 anni dalla produzione della fotografia.
I diritti morali su una fotografia semplice non sono espressamente riconosciuti dalla legge sul diritto d’autore, ma la giurisprudenza tende comunque a riconoscere al fotografo autore di una fotografia semplice almeno il diritto di paternità.


4) Specifica extra…
Per le fotografie semplici la legge non impone di mettere il nome dell’autore, ma in tutta la giurisprudenza i giudici dicono che il nome va comunque messo. Quindi anche per le fotografie semplici i giudici riconoscono questo diritto, perché ritengono di fondamentale importanza per la professionalità di un fotografo essere riconosciuto come autore delle proprie opere. Per legge invece il nome va messo per le opere fotografiche.
Il diritto del fotografo dell’indicazione del suo nome ha radici nella Costituzione Italiana, perché è un diritto umano, della persona. Dunque la radice di questo diritto non è neanche nella legge sul diritto d’autore ma è nell’Articolo 2 della Costituzione Italiana che tutela la dignità della persona e il diritto della persona di realizzarsi nella società, nonché il diritto al lavoro…Quindi questo diritto di menzione del nome dell’autore ovunque ha radice costituzionale.

Intervista a Alessia Locatelli, direttrice artistica della biennale di fotografia femminile

Buongiorno, oggi vi presento Alessia Locatelli, curatrice indipendente e direttrice artistica della Biennale di Fotografia Femminile a Mantova.

Sono sicura che troverete interessanti le risposte.

Buona lettura! Sara

Alessia Locatelli

·         Hai un punto di riferimento relativo ad altre mostre quando usi un nuovo approccio sperimentale, nella scelta dei fotografi?  Se si, quali sono le mostre che ti hanno, in questo senso, influenzata di più?

Quello del  passaggio tra la selezione dei fotografi e l’esposizione dei loro progetti in mostra,  è un nodo fondamentale.  La prima cosa da considerare in tal senso è che sia rispettato il concept e ci sia una coerenza tra la ricerca del fotografo  ed il messaggio che  – attraverso l’allestimento – arriva al fruitore. Una volta assodato questo risultato è benvenuto tutto quello che può essere sperimentato in ambito espositivo, utilizzando anche nuove tecniche e tecnologie, non fermandosi alla bidimensionalità delle stampe o ad un unico formato fotografico, andando a movimentare la parete. O ancora, utilizzando strumenti complementari alla fotografia in modo da restituire al visitatore un’esperienza che possa essere, lo ricordo,  il più vicino possibile al progetto del fotografo, ma anche ginnastica mentale, tassello fondamentale per andare a strutturare un senso critico. Quindi  una capacità di lettura del mondo affidata anche alle arti visive ed alla fotografia contemporanea.

Ci sono  mostre che mi hanno molto colpito, alcune per l’allestimento e il dinamismo come per la grandiosa retrospettiva Ugo La Pietra. Progetto disequilibrante dedicata al poliedrico artista milanese a cura di Angela Rui, in Triennale a Milano nel 2014  (immagini e info qui: https://www.inexhibit.com/it/case-studies/milano-linafferrabile-ugo-la-pietra/ ). Altre mostre che da curatrice reputo geniali per la creatività e la capacità di lavorare in modo ironico e sottile in equilibrio tra i concetti e gli elementi allestitivi, sono sicuramente quelle di Erik Kessels, artista designer e curatore olandese dall’incredibile versatilità, di cui parlo spesso nei miei corsi portando ad esempio le sue mostre come stimolo per gli studenti ad uscire dagli schemi prestabiliti e cercare sempre in modo innovativo una relazione col visitatore che rispetti però in primis le scelte dell’artista

·         Visiti molte mostre per ispirarti e familiarizzare con i nuovi linguaggi curatoriali?

Assolutamente sì. Quest’anno è stato più difficile naturalmente, a causa della pandemia a livello mondiale le istituzioni, i privati, le fondazioni sono rimaste inattive, privandoci quindi della possibilità di fruire direttamente delle mostre e del rapporto diretto con le fotografie e con le opere d’arte. Purtroppo la fotografia, e il suo alter ego l’immagine – soprattutto dopo la rivoluzione del digitale – esce per sua natura svantaggiata dalla fruizione on-line.  Credo fortemente che nuovi linguaggi vanno attinti in maniera trasversale da altri campi disciplinari e dalle new technologies per rendere ancora migliore l’esperienza di una mostra, senza però perdere il contatto diretto dell’opera come avviene in quelle terribili mostre definite “da botteghino” che hanno girato per l’Europa in questi ultimi anni (esempio Klimt Experience  o Van Gogh – The Immersive Experience) a cui aggiungo nomi di fotografi ormai mainstream come Steve Mc Curry.   Queste “esperienze”, come vengono già definite nei titoli che le propongono, avvicinano l’arte ad una idea di Show creando una pericolosa omologazione nel gusto e nell’esercizio alla visione, di cui Tomaso Montanari parla nel suo bellissimo pamphlet Contro le mostre (ed. Einaudi).

La pandemia comunque ha catapultato all’interno  del mondo della curatela e dei musei la necessità di ripensare le mostre anche in modo virtuale tenendo però sempre in considerazione che la mission attraverso cui il professionista della cultura si muove è la necessità di promuovere l’arte e la fotografia rispettando sempre la cultura, l’opera ed il suo autore.

·         Come descriveresti il ​​tuo approccio alla curatela?

Studiato. Sicuramente è la prima parola che mi rappresenta se parliamo di un progetto visivo nuovo. Ogni sfida curatoriale si declina all’interno di nuove teorie da approcciare e sviluppare, concetti da riprendere e approfondire, nonché nuovi testi su cui studiare. Ma la prima considerazione che mi viene da fare riguarda la necessità di un primo contatto diretto con l’artista / fotografo. Il curatore è una figura polivalente con un importante ruolo di  mediazione tra quello che è il messaggio autoriale e la ricezione di tale messaggio da parte del pubblico. 

Quando  organizzo i corsi di curatela esordisco dicendo e la figura del curatore è  paragonabile a quella del direttore d’orchestra:  deve conoscere lo spartito, il suono e l’istante in cui ogni singolo strumento deve inserirsi affinché il concerto sia armonico e piacevole all’ascolto.

·         Come gestisci la situazione, quando hai la sensazione che il lavoro di un artista non sarà così forte, come lui spera o crede?

Intanto dipende se stiamo lavorando ancora in una prima fase di progettazione del portfolio, alla strutturazione del foto libro o della mostra; oppure se la contingenza è finalizzata alla presentazione al pubblico attraverso un testo critico o l’allestimento, quindi relativo alla parte finale e maggiormente comunicativa del lavoro.  Nel primo caso naturalmente è più facile intervenire, andando con l’artista stesso a ragionare sulle parti deboli che possono essere riviste e variate in corso d’opera.  Nel secondo caso, si lavora invece sulla parte allestitiva andando a ideare qualcosa che possa fare da contraltare ad un lavoro non così potente come l’artista sperava.

·         Artisti e curatori dovrebbero condividere lo stesso background teorico e culturale?

È difficile che artisti e curatori condividano lo stesso background culturale. Forse se sono coetanei potrebbero, in parte. Prima di tutto per una questione di studio: spesso gli artisti provengono da licei artistici o istituti grafici e successivamente, per completare la loro formazione in senso visivo, dirigono la loro attenzione verso le Accademie di belle arti.  Spesso il curatore di arti visive viene da un percorso più umanistico, una laurea in lettere in Beni Culturali, che abbia una formazione più letteraria, meno legata alle tecniche specifiche dell’arte e della fotografia e  maggiormente vicina a concetti teorici. Conosco moltissimi autori con una formazione teorica importante e con una grande curiosità capace di orientare la loro indagine su riflessioni profonde, credo però che il lavoro in sinergia tra artista e curatore  risieda proprio in questa divisione di ruoli – non certo chiusi e non comunicanti – ma necessari perchè il progetto si realizzi nel migliore dei modi

·         Quando selezioni lavori di fotografi/e, cosa cerchi in loro?

La prima cosa che cerco è una forte progettualità: due gambe robuste che possano sostenere il portfolio. Se il progetto nasce pensato e meditato il fotografo stesso si troverà nella condizione di avere un lavoro coerente e di riuscire a difenderlo  in maniera decisa da qualsiasi osservazione critica. In seconda istanza mi piace vedere progetti che con linguaggi personali o che mi permettano di capire che la ricerca autoriale prosegue nella modalità di scattare. Una coerenza che dall’idea iniziale si ritrova all’interno delle fotografie.

·         Come vedi il futuro della curatela artistica tra 10 anni?

Che domanda difficile. In questo momento storico non si riesce neanche a immaginare il futuro delle mostre tra sei mesi! Sicuramente la parte di tecnologia digitale, di Social cos’ come la prospettiva di fare mostre in spazi aperti in questo momento sta occupando i pensieri di molti curatori, di direttori artistici e museali. Spero di poter contribuire attraverso i miei corsi a creare futuri curatori affermati consapevoli, capaci e forti della loro professione e della missione di portare la cultura nuovamente al centro del nostro paese. La cultura visiva genera indotto e la fotografia è in un momento meraviglioso della sua storia, sarebbe un peccato non saper cogliere i cambiamenti che questo momento sta portando davanti agli occhi di tutti e si potrebbe utilizzare la cultura come strumento per riappropriarsi del tempo, per uscire dalla fragilità in cui ci troviamo e ritornare nuovamente a vedere le mostre senza avere paura di stare assieme.

·         Descrivici la tua esperienza come direttrice della Biennale di Fotografia femminile.

Essere chiamata a dirigere un foto festival è una sfida entusiasmante e complessa. Sono stata molto felice di questa occasione di direzione artistica della BFF di Mantova che è un passaggio importante all’interno della mia professione di curatrice. Il festival dedicato alla fotografia femminile avrebbe dovuto inaugurare il 5 marzo 2020 ed è stato il primo tra i foto festival in Italia a trovarsi nella condizione di non poter aprire le porte al suo pubblico, con tutte le mostre già prodotte, le letture portfolio, i talk e le proiezioni organizzate, un enorme riscontro in ambito comunicazione, la prevendita biglietti e con un bellissimo catalogo fresco di stampa (che trovate nello shop on line di emuse book).

È stato un colpo durissimo ma abbiamo deciso di migrare dal mese di marzo – con un ticket – verso un festival diffuso  proponendo mostre tra luglio e novembre a titolo gratuito, rischedulando gli eventi ancora possibili e le location disponibili.  Abbiamo creduto nel progetto e nella forza che questo avrebbe comunque avuto all’interno del territorio. In una situazione difficile come quella della pandemia non ci siamo perse d’animo e siamo state ricompensate da grandi soddisfazioni.  In questo momento stiamo lavorando alla seconda edizione, che sarà nel marzo del 2022. Abbiamo già individuato il tema e la conseguente ricerca delle prossime autrici in mostra e stiamo organizzando un piccolo assaggio di BFF Festival  per l’estate 2021!

Seguiteci su Web/Ig/FB : bffmantova.com

👉Il paesaggio urbano in bianco e nero – Erminio Annunzi

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Bio Erminio Annunzi
Nel 1981 viene assunto presso AGFA GEVART, dove segue corsi di fotografia professionale; è stato responsabile del DEMO e TRAINING CENTER e dal 1996 al 2000 ha ricoperto il ruolo di responsabile della galleria fotografica AGFA.
Nel periodo 1985/1990 ha collaborato con varie riviste italiane ed estere di natura a carattere divulgativo e scientifico (Picus, Ethos, Piemonte Parchi). Sue immagini sono apparse su libri e guide di natura.
Inizia nel 1992 una collaborazione con l’agenzia fotografica “Daily Press” e per l’agenzia “Associated Press”, occupandosi di fotografia sportiva e reportage, è grazie a queste collaborazioni che pubblica fotografie sulle maggiori testate giornalistiche italiane (Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, La Voce, Il Giornale, La Repubblica).
Parallelamente al lavoro professionale, ha portato avanti progetti personali sul paesaggio naturale e urbano e sul reportage che sono stati utilizzati per mostre personali e collettive esposte in Italia e all’estero e segnalati da alcuni magazine (ZOOM, Progesso Fotografico, GENTE di FOTOGRAFIA, Bell’ITALIA, il FOTOCAMATORE, TUTTI FOTOGRAFICA, GEO)
Dal 1999 insegna tecnica fotografica, fotografia di paesaggio e creatività presso l’Istituto Italiano di Fotografia. Ha all’attivo numerosi workshop fotografici e in qualità di docente collabora anche con Canon Academy e La Scuola di Contrasto.
Inoltre, scrive articoli sulle testate fotografiche Tutti Fotografi e Fotonotiziario.

Sue immagini fanno parte della collezione privata del Prof. Roberto Mutti.

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