Cominciamo l’anno con una selezione di mostre!

Ciao, vi siete riposati durante le feste di Natale? Eccoci pronti a ripartire con nuove bellissime mostre.

Date un’occhiata alla nostra pagina sempre aggiornata.

Anna

Luigi Ghirri. Atlante

“Il luogo nel quale tutti i segni della terra, da quelli naturali a quelli costruiti dall’uomo, sono rappresentati: monti, laghi, piramidi, oceani, cittá, villaggi, stelle, sole.” Luigi Ghirri
È Atlante di Luigi Ghirri, 41 fotografie realizzate nel 1973 e rilegate originariamente in un album dallo stesso autore: un progetto chiave della storia della fotografia italiana contemporanea a cui il MAXXI dedica un focus nell’ambito del nuovo allestimento delle Collezioni, The Place To Be.

Acquistato da un collezionista privato direttamente da Luigi Ghirri intorno al 1975 e ritrovato solo recentemente, l’esemplare inedito restaurato è esposto in questa occasione per la prima volta in Italia.

“Il solo viaggio possibile sembra essere ormai all’interno dei segni, delle immagini: nella distruzione dell’esperienza diretta.” Luigi Ghirri
L’album, composto da fotografie di dettagli di un vero atlante geografico, costituisce un momento chiave nel percorso dell’autore, all’inizio della sua indagine sulla realtà come “fotomontaggio”; uno dei primi tentativi di ripensare il concetto di “paesaggio” e di interrogare i codici della sua rappresentazione attraverso la fotografia.

Su questo tema Ghirri lavora intensamente intorno al 1973 dando forma a diverse edizioni in cui le stesse immagini sono assemblate in sequenze differenti, secondo una prassi operativa degli artisti concettuali e che diventerà tipica anche nel suo lavoro.

La mostra è arricchita da materiali di approfondimento – album, cartelle, pubblicazioni, opere di altri artisti – che avviano un confronto sia con il lavoro dello stesso Ghirri, sia con il contesto culturale e gli interventi artistici affini.

15 dicembre 2017 – 21 gennaio 2018 – MAXXI  – ROMA

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Joel Meyerowitz – Why color?

Fifth Avenue, skyscrapers, beauty salons, billboards and diners. A group of four young women stand outside a store. Their clothes are brilliantly colored, their pumps white, their backcombed hair immaculate. What would this charming picture, so rich in nuances, be without color? The New York photographer manages to fish surprising and sometimes peculiar fleeting moments from the stream of everyday happenings. His precise use of color enables him to bring their very individual vividness and pictorial intensity to the fore. Starting in 1962, Joel Meyerowitz began experimenting with using color photography first and added black-and-white photography to his work just shortly afterwards. In 1966 he drove across the whole of Europe, and he used color photography’s special qualities when the subject required color shades and luminosity for being connected. He nevertheless made deliberate use of black and white in order to highlight contrasts between elements of the image, be they artistic or graphic. Within a few years after his return, he began working exclusively in color, which was a break with the staunchly remaining black-and-white dictum of artistic photography and photojournalism. From the mid-1970s onward, he created precisely composed studies in light on Cape Cod on the East Coast, which are today regarded as icons of contemporary photography. As one of the most influential pioneers of New Color Photography, Joel Meyerowitz (*1938) has also left a visible impact on many younger generations. Curated by Felix Hoffmann, C/O Berlin presents the first and only German exhibition of Meyerowitz’s work, which is focused on the vintage color and black-and white prints from the 1960s to the present day, placing them in relation to each other.

09/12/17 to 11/03/18 – C/O Berlin

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Photo Ark Meraviglie del mondo animale

Immagini uniche e nuove tecnologie, quali schermi interattivi e realtà aumentata, faranno vivere a tutta la famiglia un’esperienza indimenticabile

Dodici anni per fotografare più di 7400 specie in cattività ai quattro angoli del mondo. E ancora non è finita, perché Joel Sartore, grande fotografo di National Geographic, intende ritrarle tutte e 12.000, le specie animali ospitate in zoo, riserve, centri di conservazione. E ci vorranno almeno altri dieci anni per portare a termine il suo monumentale progetto Photo Ark.
Una selezione degli scatti più emozionanti di questo lavoro, insieme a un imponente archivio digitale delle specie più a rischio, sarà in mostra all’Auditorium Parco della Musica, dove i visitatori potranno interagire con l’intero archivio fotografico delle specie fotografate da Sartore, accedendo in questo modo a una miriade di informazioni e curiosità riguardanti in particolare le specie a rischio estinzione.
“Il Pianeta sta entrando in un territorio inesplorato, in cui l’umanità sta trasformando la Terra e andando verso una possibile sesta estinzione di massa”. L’azione dell’uomo va ricondotta al rispetto e alla tutela del Pianeta nella sua complessità attraverso uno sviluppo etico e sostenibile. Il messaggio di Joel Sartore è chiaro: se non ci impegniamo da subito per tutelarle, molte specie animali scompariranno per sempre entro qualche decennio. Salvarli dipende da noi.

08/12/2017 – 22/04/2018 AuditoriumExpo Roma

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La Realtà Ingannata – Ferroni, Giacomelli, Salvalai

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Da sempre considerata la “Città della fotografia”, Senigallia propone per la stagione invernale 2017 una grande mostra antologica presso le sale espositive del Palazzo del Duca: “La Realtà Ingananta – Ferroni, Giacomelli, Salvalai”. La mostra organizzata dal Comune di Senigallia con il Museo Comunale d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia e con il contributo della Fondazione Città di Senigallia sarà visitabile dal 25 novembre 2017 al 4 febbraio 2018 e rappresenta un percorso tra oltre centoquaranta fotografie ed alcuni inediti, un viaggio nella fotografia di Ferruccio Ferroni, Mario Giacomelli, e di Aristide Salvalai.

Oltre centoquaranta opere e alcuni inediti, un vero e proprio viaggio, anche generazionale, nella fotografia senigalliese: dalle quattro serie di Mario Giacomelli – “Scanno 1957-1959”, “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi 1955-59”, “Il pittore Bastari 1992” e “Questo ricordo lo vorrei raccontare 1998/2000”, ai vintage anni cinquanta, le opere degli anni ottanta e i riflessi sulle vetrine di Ferruccio Ferroni, fino ad arrivare agli scatti di Aristide Salvalai, che oltre a curare la mostra propone i suoi lavori “Geometrico-formali” e le serie “Incontri sfuggenti 1985-2009”,”Archeologie 1993-94” e “La sopraggiunta inquietudine 2013-2014”.

Dal 25 novembre al 4 febbraio – Palazzo Del Duca – Senigallia

Andreas Gursky

The Rhine II 1999 by Andreas Gursky born 1955

Hayward Gallery reopens in January 2018 with the first major UK retrospective of the work of acclaimed German photographer Andreas Gursky.

Gursky, known for his large-scale, often spectacular pictures that portray emblematic sites and scenes of the global economy and contemporary life, is widely regarded as one of the most significant photographers of our time.
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Driven by an interest and insight into ‘the way that the world is constituted’, as well as what he describes as ‘the pure joy of seeing’, Gursky makes photographs that are not just depictions of places or situations, but reflections on the nature of image-making and the limits of human perception. Often taken from a high vantage point, these images make use of a ‘democratic’ perspective that gives equal importance to all elements of his highly detailed scenes.

This exhibition features around 60 of the artist’s ground-breaking photographs from the early 1980s through to his most recent work, and includes some of his most iconic pictures such as Paris, Montparnasse (1993) and Rhine II (1999, remastered 2015).

Andreas Gursky marks the beginning of the Hayward Gallery’s 50th anniversary year and is the first exhibition to take place in the gallery following its two-year refurbishment. For the first time since the Hayward’s original opening, the gallery’s pyramid roof lights will allow natural light into the spaces below.

25 JAN 2018 – 22 APR 2018 – Hayward Gallery – London

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Kurt Cobain 50: Il grunge nelle foto di Michael Lavine

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ONO arte contemporanea è lieta di presentare Kurt Cobain 50: Il grunge nelle foto di Michael Lavine una personale di Michael Lavine, celebre fotografo pubblicitario che negli ultimi venticinque anni ha realizzato alcune delle fotografie più iconiche del mondo dello spettacolo, e che ha realizzato alcuni dei ritratti più famosi di Kurt Cobain, lo storico leader della band Nirvana.
In occasione del cinquantesimo anniversario della nascita di Kurt Cobain, una mostra vuole celebrare l’avventura della band di Seattle e tutta la scena musicale della città che fu di Jimi Hendrix.
«È la scena più eccitante prodotta da una singola città, come non accadeva dai tempi della Londra punk»: così sentenzia Everett True, «il giornalista che ha coniato il termine grunge». Seattle è il palcoscenico del cambiamento. Qui, la “Sub Pop” – ormai famosa etichetta indipendente – aveva dato visibilità a gruppi del rango dei Mudhoney e dei Soundgarden, insieme ai Nirvana, cuore pulsante del movimento. Un movimento però nichilista, che si sviluppa sullo sfondo di una pressante crisi economica che negli anni Ottanta aveva messo in ginocchio la fiorente America, segnata ora dell’eroina e dell’AIDS.
È proprio in quell’America che nasce un nuovo suono per rispondere alle esigenze di quei giovani che non avevano più un punto di riferimento e che guardano al punk inglese, ormai passato e storicizzato, trova nuova espressione.
A livello visivo e mediatico, Kurt Cobain inaugura un’era e uno stile: con i suoi jeans strappati, le pesanti camicie di flanella a cui si aggiungono i capelli lunghi è il non plus ultra dell’anti-fashion o del do-it-yourself (imperativo per la moda del periodo). Sono questi gli anni in cui nascono i primi movimenti giovanili no- global (dove il no-logo nell’abbigliamento ne rappresenta un perfetto corrispettivo) in risposta alla diffusione di multinazionali quali Starbucks o Microsoft, nate nella cerchia periferica di Seattle.
Michael Lavine immortala i Nirvana in studio in quattro diversi momenti, dai mesi della loro prima formazione, quando al posto di Dave Grohl alla batteria c’era ancora Chad Channing, fino agli anni del successo mondiale, quando accanto al leader della band c’era la moglie Courtney Love, regalandoci scatti che sono diventai simbolo di un’era.
Accanto alle immagini dei Nirvana la mostra presenta anche per la prima volta in Italia le immagini di altri gruppi simbolo degli anni novanta fotografati da Lavine: da Kim Gordon a Nick Cave passando per i Beastie Boys, Hole e Cramps, un vero e proprio spaccato della musica americana della fine del secolo scorso.
La mostra (13 dicembre 2017 – 31 gennaio 2018) è composta da 50 fotografie ed è prodotta in collaborazione con Gas Jeans che per l’occasione realizzerà una capsule collection in edizione limitata di 2000 t-shirt e felpe con una rielaborazione grafica delle immagini più iconiche di Lavine. Ingresso libero con il patrocinio del Comune di Bologna.

Dal 13 dicembre al 31 gennaio – Ono Arte Contemporanea – Bologna

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Sanità – Ciro Battiloro

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“C’era dolore in tanta caotica bellezza? C’era eccome!
Il dolore della fatica e dell’indigenza. Ma era un dolore che,lungi dal menomare quella bellezza, la esaltava fino allo struggimento.”  Ermanno Rea, Nostalgia

A partire dal nove dicembre, in nuovo teatro Sanità, ospiterà la mostra del fotografo Ciro Battiloro, “sanità”. Il foyer del teatro farà da sfondo ai volti e agli interni catturati da Ciro Battiloro, suggestioni fatte di luci e di ombre, di carne e volti scavati. Siamo nel Rione Sanità, al centro di Napoli, ma questi volti ci riportano ad un universo eterogeneo e variopinto.

“Il  mio progetto mette al centro la vita nella sua piega intima e dolce. I tratti in bianco e nero di un’umanità perennemente dolente escono dall’ombra del tufo mostrando quelle relazioni intense d’amore, spiazzanti, dolcissime, tra l’occhio e il soggetto, tessendo un legame profondo con la vita e la morte. Le mie immagini vogliono essere una carezza che non indulge, essenziale e partecipe, incisiva nel restituire la parte migliore di quella carne che può essere anche bestiale. Il “Rione Sanità” è solitudine e amore, ironia e tragedia, fede e peccato. I contrasti generano esistenze surreali. La strada e la casa si fondono insieme, il privato diventa pubblico e il pubblico nasconde i segreti del privato. Il Rione si auto-distrugge e rigenera allo stesso tempo. Vive, muore e rinasce attraverso vite che fluiscono identiche e monotone nella bellezza di gesti ricorrenti. Il Silenzio è un dono raro per questi vicoli, ma nella sua rivelazione riscopri l’anima nuda e immensa di un’umanità dimenticata.

Dal 9 dicembre al 28 gennaio – Nuovo Teatro Sanità – Napoli

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Gaetano Fisicaro – Sangue Nero – Terre di veleni

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Sangue Nero -Terre di Veleni è la mostra di Gaetano Fisicaro curata da Nunzio Bruno in collaborazione con L’acipas per il mese della legalità. La mostra, patrocinata dal comune di Sortino, è composta da 25 fotografie realizzate in Campania tra il 2014 e il 2017. La Campania negli ultimi anni è stata sotto la luce dei riflettori per la problematica nota come terra dei fuochi, termine che rende il tema molto riduttivo. Il fotografo in queste fotografie vuole testimoniare la cruda verità che si cela dietro questo orrore.

La Mostra sarà visitabile dal giorno 8 Dicembre all’8 Febbraio 2018.
Galleria Museografica comunale – Sortino

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Visione del Sud – Giuseppe Palumbo, il fotografo in bicicletta

1740 lastre fotografiche che ritraggono il Salento arcaico e le sue trasformazioni, opera del “fotografo in bicicletta” Giuseppe Palumbo, realizzate dal 1907 al 1959 e rimaste dimenticate per sessant’anni trovano finalmente nuova luce.

Giovedì 7 dicembre al Museo delle Civiltà – museo delle arti e tradizioni popolari di Roma si inaugura Visioni del Sud. Fotografie di Giuseppe Palumbo, la mostra che riscopre il Sud Italia dei primi del Novecento e lo racconta in chiave contemporanea.

Attraverso un allestimento site specific, ridisegnato sugli spazi del museo, Visioni del Sud “mette in scena” il Salento tra il 1907 e il 1959, trasformando la maestosa Sala delle Regioni in una grande piazza allestita a festa con una suggestiva installazione fatta di luminarie, che sarà il cuore della mostra. Una mostra diffusa, poiché le immagini di Palumbo segneranno il percorso lungo tutte le sale del Museo dialogando con i temi delle arti e tradizioni popolari.

Le luminarie, prodotte dalla storica ditta salentina Parisi Luminarie, verranno accese il giorno dell’inaugurazione e faranno da sfondo allo straordinario set di uno dei dj e producer fra i più stimati sul piano internazionale, il salentino Populous.

Reduce dal successo dell’esposizione a Otranto, questa mostra-laboratorio itinerante promossa da Istituto di Culture Mediterranee (ICM), Cinema del reale, OfficinaVisioni, Big Sur, curata da Paolo Pisanelli e Francesco Maggiore arriva nella Capitale grazie all’impegno dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia e del Museo delle Civiltà per far conoscere e valorizzare in modo originale e sperimentale l’archivio fotografico di Giuseppe Palumbo, grande intellettuale e studioso di inizi Novecento, autore di una collezione di oltre 1700 immagini, ecologista ante litteram, esploratore e appassionato del patrimonio preistorico salentino.

Palumbo fu un intellettuale del Sud, autore di un racconto che seppure narra del Salento, può assurgere a testimonianza di tutto il Mezzogiorno, in quegli anni cruciali in cui si costruiva culturalmente l’Italia, come afferma l’Assessore all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia Loredana Capone. Anche la celebre regista e fotografa sua conterranea Cecilia Mangini ne tesse le lodi: “Ha preceduto tutti. È un proteiforme, è un demartiniano anticipato e occulto. È il cantore del Sud. Nelle sue fotografie ecco la Puglia raccontata con oggettività e realismo, testimonianza accusatoria per il sud ridotto a povera colonia del nord industriale e progredito”.

Leandro Ventura, Direttore dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia sottolinea l’importanza di portare a Roma il Sud Italia e il Salento della prima metà del XX secolo, fissato da un osservatore impegnato e curioso, un vero intellettuale attento alla conservazione di un mondo in trasformazione, più che un semplice tecnico dello scatto fotografico.

La grande sensibilità artistica di Palumbo è riuscita infatti a produrre immagini che raccontano l’estremo Sud dell’Italia dei primi anni del ventesimo secolo, restituendo in modo aderente alla realtà e senza enfasi il popolo a cui appartenevano i costumi etnografici.

Contadini, artigiani, cantastorie, tessitrici, piccoli pastori con le loro greggi: Palumbo ha sempre mantenuto un contatto con gli abitanti del proprio territorio, che ha ispirato suggestivi reportage agresti che restituiscono spazi in cui l’uomo aveva un rapporto di consapevole rispetto sia con l’ambiente naturale, fonte di vita, che con la propria stessa identità. Questa indagine fotografica acuì la sua naturale sensibilità alla conservazione del patrimonio naturale, che lo portò a impegnarsi nella causa della conservazione del patrimonio boschivo plurisecolare che allora attraversava gran parte della penisola salentina.

Un’attenzione non esclusivamente riservata al patrimonio naturale: Palumbo documentava anche i luoghi, le genti, le tradizioni, i monumenti preistorici per denunciarne l’incuria e la distruzione che avveniva per far spazio a nuove strade e costruzioni. Una storia che si ripete e che rende attualissimi i temi e le riflessioni che l’esposizione sollecita.

Visioni del Sud si propone di valorizzare questo grande patrimonio, suggerendo un nuovo sguardo su un archivio “aperto” e, come nel desiderio dello stesso fotografo, destinato alla fruizione pubblica. Un’esposizione moderna che prende forma proprio in un museo di arti e tradizioni, come segno della necessità di coniugare ieri e oggi per arrivare al domani.

E quindi spazia tra la colorazione delle immagini e l’utilizzo di lightbox, passando per la rilettura dei tradizionali ‘lampioni’, le luci avvolte da carta velina utilizzate il 21 giugno per la festa del Solstizio d’estate a Calimera, paese di origine del fotografo, che verranno stavolta ricoperte di carta trasparente che riproduce le immagini dell’archivio, ricreando un suggestivo angolo di festa.

Una mostra-laboratorio che esplora un materiale “vivo”, raccolto grazie al contributo dell’Archivio della Famiglia Palumbo, del Fondo Chiriatti conservato dal Comune di Zollino, dell’Archivio Renato Colaci e dell’Archivio Cinema del reale : per questo accoglie, oltre alla sezione dei documenti e delle fedeli riproduzioni fotografiche, rielaborazioni e riletture di archivio da parte di artisti, designer, scrittori, film-maker e musicisti.

I documenti realizzati dal regista Paolo Pisanelli, come il video Memorie di Anna che raccoglie l‘appassionata testimonianza della figlia Anna Palumbo, e l’audio-doc dedicato all’opera dell’autore presentato dalla studiosa e critica d’arte Ilderosa Laudisa.

Ma anche le installazioni Archivi di luce di Maurizio Buttazzo, realizzata con oggetti polimaterici e di recupero che si innestano alle immagini fotografiche dell’Archivio Palumbo, e Sedici scatti luminosi, frutto di una ricerca accurata di immagini scelte nell’imponente corpus di immagini prodotte da Palumbo in un approccio giocoso e non formale di intervento e valorizzazione degli archivi storici, un incontro tra la pratica meccanica e chimica della fotografia di ieri e l’elaborazione cromatica digitale di oggi.

7 dicembre 2017 – 7 febbraio 2018 – MUCIV – Roma

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PORTFOLIO ITALIA 2017

25 novembre 2017 – 04 febbraio 2018 – CIFA Bibbiena

La quattordicesima edizione di Portfolio Italia, con i suoi 16 finalisti esposti nelle celle e nel corridoio del Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, offrirà anche quest’anno al pubblico dei visitatori la possibilità di verificare quali sono i migliori lavori presentati nelle otto tappe del circuito nel 2017. Quest’anno la tappa di Sestri Levante si è tenuta in contemporanea con Spazio Portfolio che, come consuetudine, si tiene in occasione del nostro Congresso Nazionale mentre uno degli organizzatori presenti nell’edizione 2016 ha dovuto rinunciare a partecipare alla manifestazione, a dimostrazione che, malgrado gli entusiasmi non manchino, i problemi organizzativi ed economici a volte non permettono di realizzare i propri intenti. Ci consoliamo rilevando che nelle tappe di quest’anno è mediamente aumentato il numero dei partecipanti alle letture e che, come ormai è consuetudine, osserviamo che la qualità dei lavori presentati dimostra che questo tipo di approccio alla creazione fotografica è frutto di una sempre maggiore maturità degli autori. È una soddisfazione vedere che tra i partecipanti troviamo allo stesso tavolo amatori e professionisti, entrambi motivati e consapevoli delle proprie capacità e disponibili a mettersi in gioco e a dialogare con esperti di fotografia di diversa estrazione. La grande partecipazione al circuito è il frutto di anni di impegno organizzativo da parte della FIAF, e in specifico del coordinatore Fulvio Merlak, degli organizzatori delle varie tappe e della importante collaborazione con la FOWA, che con il marchio Hasselblad mette a disposizione riconoscimenti prestigiosi per i vincitori assoluti. La lettura portfolio permette ad autori e lettori un reciproco e proficuo scambio di esperienze: ai tavoli di lettura si instaurano rapporti personali e culturali che sarebbe difficile riprodurre in altre occasioni. Come è ormai noto i lettori di ogni tappa premiano i due portfolio che andranno alla selezione finale. Anche quest’anno le opere sono state valutate da una prestigiosa giuria formata da: Paola Agosti, fotografa e curatrice; Lorenza Bravetta, già direttore di Camera e ora, nominata dal Ministro Franceschini, Consigliere per la valorizzazione del patrimonio fotografico del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Zoltan Nagy, fotografo di origine ungherese, membro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia. Essi si sono riuniti nella sede della Galleria FIAF di Torino per esaminare i sedici lavori finalisti. La commissione finale lavora in modoautonomo rispetto ai selezionatori di tappa e esprime i propri pareri senza conoscere preventivamente i portfolio e senza altre informazioni sugli stessi, se non i testi di presentazione allegati dagli autori e, naturalmente, il corpus delle immagini presentate. Ne nascono giudizi frutto dell’attenta analisi delle opere e della approfondita discussione tra i membri della giuria. Per chi, come noi, ha la possibilità di fare assistenza alla giuria e ascoltarne i pareri, è un vero arricchimento: ogni volta le analisi dei giurati ci permettono di scoprire risvolti inaspettati che mettono in luce le particolarità dei vari lavori. La scelta dei vincitori è quindi frutto di un ponderato e approfondito confronto. Nella giornata inaugurale si terrà la premiazione al Teatro Dovizi di Bibbiena. In questa occasione il pubblico potrà ascoltare i membri della giuria e sentire gli autori presenti parlare delle proprie opere.

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Terre di Uomini

A Biella, una selezione di oltre 70 immagini tratte dalla collezione di Fondazione Fotografia Modena, dedicata al tema del paesaggio italiano e internazionale: dalla wilderness tanto amata da Ansel Adams alla foresta nigeriana sfruttata e inquinata dagli oleodotti di George Osodi, da Franco Fontana, che interpreta il mondo in campiture di colore, a Luigi Ghirri, che volge l’attenzione alla provincia della pianura padana. Realtà molto diverse fra loro, che pongono l’attenzione sulla ricchezza di significati e interpretazioni del paesaggio e del mondo che la fotografia, unica fra le arti visive, riesce a restituire con consapevole e responsabile precisione.

Sede della mostra sarà Palazzo Gromo Losa, antica dimora signorile acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che l’ha completamente restaurata mantenendovi la vocazione culturale.

Il progetto è il frutto di una collaborazione tra le Fondazioni di Modena e di Biella, attraverso le loro strumentali Fondazione Fotografia Modena e Palazzo Gromo Losa Srl, che prevede anche la possibilità, per un giovane artista biellese, di partecipare gratuitamente al master sull’immagine contemporanea di Fondazione Fotografia.

Artisti in mostra:
Minor White –  Edward Weston –  Guy Tillim –  Aaron Siskind –  Stephen Shore –  George Osodi –  Cedric Nunn –  Walter Niedermayr –  Daniel Naudé –  Richard Misrach –  Mimmo Jodice –  Guido Guidi –  John Gossage –  David Goldblatt –  Luigi Ghirri –  Lee Friedlander – Vittore Fossati –  Franco Fontana –  Van Deren Coke –  Walter Chappell –  Paul Caponigro –  Harry Callahan –  Wynn Bullock –  Gabriele Basilico –  Yto Barrada –  Philip Kwame Apagya –  Ansel Adams

27 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018 – Palazzo Gromo Losa – Biella

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Andreas Gursky – Bangkok

Con l’introduzione del digitale non si può più dare una definizione univoca del termine “fotografia”. Quando ho iniziato il mio lavoro, sentivo che sarei stato sempre dipendente dal mondo materiale. Sembrava più interessante essere un pittore nel proprio studio, libero di decidere cosa fare, come sviluppare la composizione. Non sono un pittore, ma ora ho la stessa libertà.

—Andreas Gursky

Gagosian è lieta di presentare una selezione di opere di Andreas Gursky dalla serie Bangkok (2011) e la monumentale Ocean VI (2010), esposte per la prima volta in Italia. La mostra coincide con il decimo anniversario dell’apertura di Gagosian a Roma.

Gursky ha dimostrato che un fotografo può ideare e costruire—piuttosto che semplicemente “scattare”—foto del mondo contemporaneo, e realizzarle con la stessa scala della pittura monumentale. Così come i pittori di storia del passato trovavano i loro soggetti nella vita quotidiana, anche Gursky trae ispirazione dalla sua esperienza visiva personale e dai fenomeni globali comunicati dai media. Avendo utilizzato inizialmente il computer come semplice strumento di ritocco, ha poi esplorato le sue potenzialità per modificare le immagini: a volte combinando elementi dello stesso soggetto tratti da foto differenti, unendoli in un insieme intricato ma omogeneo, a volte decidendo di ritoccare pochissimo l’immagine. Le opere di Gursky hanno una coerenza formale che nasce dal dialogo audace e tagliente tra fotografia e pittura, rappresentazione e astrazione. Nel corso del tempo, l’artista ha ampliato i suoi soggetti inquadrando e distillando gli schemi e le simmetrie del mondo globalizzato, con i suoi flussi e reticolati di dati e persone, architettura e spettacolarizzazione di massa. Inseguendo l’obiettivo di creare “un’enciclopedia della vita”, il mondo di Gursky fonde il moto perpetuo dell’esistenza con la stasi della riflessione metafisica.

Nella primavera del 2011 Gursky visita Bangkok e osserva il fiume Chao Phraya che scorre attraverso la città sfociando nel Golfo del Siam. Nelle fotografie di questa serie, l’artista immortala da vicino la superficie tremolante del fiume con le sue luminose increspature catturate in un’estesa struttura verticale a suggerire gli effetti cromatici dell’Impressionismo, o le intense composizioni dei modernisti americani del dopoguerra. Il fiume, nella sua costante trasformazione, mostra un mutevole e cangiante disegno; una simmetria come nelle immagini di Rorschach; o, come in Bangkok VI, una luminosa fascia turchese, riflesso della rete di plastica di un ponteggio per costruzioni. Tuttavia, questa bellezza formale suggerisce una realtà tossica e scientifica. Come i corsi d’acqua urbani in tutto il mondo, tra i quali anche il Tevere a Roma, il Chao Phraya attraverso l’obiettivo di Gursky rivela le sue diverse nature: discarica per ogni tipo di rifiuto (preservativi usati, materassi, copertoni d’auto); crogiolo di squilibri naturali (pesci morti e la bella ma devastante alga conosciuta come giacinto d’acqua); riflesso della città moderna in uno stato di flusso costante.

Ocean VI (2010) è un’immagine satellitare nella quale l’acqua diventa un sublime e imperscrutabile vuoto. Incantato dalle immagini della rotta di un lungo viaggio aereo, Gursky ne interpreta la rappresentazione grafica—i margini e le vette delle masse terrestri nitidamente delineate intervallate dalle vaste distese blu dell’oceano—come fosse una fotografia. Per la serie Oceans ha reperito foto satellitari in alta definizione, da cui ha generato la sua personale interpretazione di mare e terra, consultando mappe dei fondali per ottenere la giusta densità visuale. Dominata dall’Atlantico, con le isole caraibiche e parti della costa del nord e sud America visibili ai confini più estremi, Ocean VI sottolinea la vulnerabilità dei continenti della Terra, mentre i livelli degli oceani aumentano ad un ritmo crescente. Le opere di Gursky toccano così un tema fondamentale della vita contemporanea, rivelando le minacce ambientali su scala locale e globale.

Dal 14 dicembre al 3 Marzo 2018 – Gagosian Gallery – Roma

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Environmental migrants: the last illusion. Alessandro Grassani

Inaugurerà domenica 17 dicembre alle ore 19, presso la sede del WSP photography, la mostra fotografica di Alessandro Grassani, “Environmental migrants: the last illusion“. L’evento rientra nell’iniziativa “Passeggiate fotografiche romane” promossa dal Mibact e sarà presente l’autore per raccontarci la genesi e la storia del suo lavoro.

Il 2008 ha segnato il punto di non ritorno: per la prima volta nella storia dell’uomo c’è più gente che vive nelle città che nelle campagne. Le metropoli crescono sempre più per l’arrivo dei MIGRANTI AMBIENTALI, costretti a fuggire dalle zone colpite dai cambiamenti climatici e destinati a diventare – nel giro di pochi decenni – la nuova emergenza umanitaria del pianeta.

Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 la Terra dovrà affrontare il trauma rappresentato da 200milioni di MIGRANTI AMBIENTALI; tutte persone che, sempre secondo l’ONU, non “approderanno” nelle nazioni ricche, ma cercheranno nuove forme di sostentamento nelle aree urbane dei loro paesi d’origine, i cosiddetti slums, già sovraffollati e spesso poverissimi. Disastrose sono e saranno le conseguenze dal punto di vista sociale, economico e ambientale per queste città.
Il 90% di questa migrazione avverrà proprio nei Paesi meno sviluppati, cosi accadrà che i Paesi più poveri, quelli che meno hanno contribuito ai cambiamenti climatici, saranno i più colpiti da questo fenomeno a causa della mancanza di fondi da investire in politiche alternative di sviluppo nelle zone non più abitabili.

Il titolo del progetto si riferisce alla speranza dei migranti ambientali di trovare una vita migliore nelle città; tuttavia, una volta arrivati negli slums, a causa della loro mancanza di risorse, educazione e di opportunità, il loro sogno di un futuro diverso si trasforma nella loro ultima illusione. È un progetto svolto dal 2011 al 2016 e sviluppato su più capitoli: Ulan Bator-Mongolia, Dhaka-Bangladesh, Nairobi-Kenya e Porte au Prince-Haiti.

Dal 17 dicembre al 17 gennaio – WSP Photography – Roma

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L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973

Nuova mostra a CAMERA: L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973, a cura di Francesco Zanot. La mostra attraversa l’intera produzione fotografica di Carlo Mollino, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dall’archivio del Politecnico di Torino.

Tra i più noti e celebrati architetti del Novecento, Carlo Mollino ha da sempre riservato alla fotografia un ruolo privilegiato, utilizzandola sia come mezzo espressivo, sia come fondamentale strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano. Questa esposizione, la più grande e completa mai realizzata sul tema, indaga il rapporto tra Mollino e la fotografia evidenziandone l’unicità e le caratteristiche ricorrenti, a partire dalle prime immagini d’architettura realizzate negli anni Trenta fino alle Polaroid degli ultimi anni della sua vita. Sulle orme del padre Eugenio, ingegnere e appassionato fotografo, Carlo Mollino si è avvicinato a questo linguaggio espressivo fino dalla gioventù, sviluppando non soltanto un vasto corpus di immagini a metà tra il canone della tradizione, di cui aveva consapevolezza profonda, e lo slancio della sperimentazione, ma anche una peculiare coscienza critica che lo ha condotto a pubblicare nel 1949 Il messaggio dalla camera oscura, volume innovativo quanto fondamentale per la diffusione della cultura fotografica in Italia e la sua accettazione tra le arti maggiori. Questa mostra si propone così di approfondire la straordinaria complessità e fecondità della riflessione di Carlo Mollino sulla fotografia, situandolo definitivamente nella storia di questa disciplina attraverso un percorso che alterna grandi classici a opere del tutto inedite e mai precedentemente esposte.

Tutti i materiali in mostra provengono dalle collezioni del Fondo Carlo Mollino, Archivi della Biblioteca “Roberto Gabetti”, Politecnico di Torino.

18 gennaio – 13 maggio 2018 – Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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POZOR VLAK ,  FERROVIA DI UOMINI – Marco Carlone

“Pozor Vlak”, letteralmente “attenti al treno”. Un viaggio per immagini sui binari dell’Europa Centro-orientale.

Nell’era dei voli low cost e dell’alta velocità, le distanze si riducono e i tempi di percorrenza si restringono sempre di più. Ci sono, però, luoghi molto vicini a casa nostra, in cui questo postulato non ha valore: sono i paesi della Penisola balcanica e dell’Europa orientale.

È così che sui treni dell’Est ci si può godere un viaggio vero, non un semplice spostamento. Su questi binari i rapporti tra tempi di percorrenza e distanze si fanno reali, a volte spropositati, i chilometri macinati si sentono uno ad uno sulla propria pelle. Dal finestrino scorrono le stazioni dai nomi misteriosi e altisonanti: Chop, Pàpa, General Todorov, Slavonski Brod; i binari arrivano veramente ovunque, sfidano le pendenze dei Monti Rodopi, nella Bulgaria meridionale, a suon di ponti e curve elicoidali, si inerpicano tra i Carpazi nella Transilvania più profonda, corrono a fianco dei minareti sulle Alpi Dinariche bosniache o disegnano rettilinei infiniti nelle immense pianure della Vojvodina e dell’Ucraina. Chi l’ha detto che esiste solo la Transiberiana?

Treni di seconda e terza mano, scartati dall’Europa che conta, comprati a prezzi stracciati da Romania e Bulgaria, acquisiti come pegno di guerra dopo la Seconda Guerra Mondiale nei paesi dell’ex Jugoslavia, barattati con materie prime e montagne di minerali in Albania; ma anche convogli nuovi e moderni per pendolari, studiati per una “alta velocità” che pian piano si fa strada ma che ad oggi rimane poco più che un’utopia. Ognuno di questi luoghi ha storie da vendere sulle proprie rotaie, storie che ancora oggi si possono assaporare soprattutto sui convogli più lenti e cigolanti, rumorosi e puzzolenti, più scalcagnati e traballanti.

Dal 10 al 25 gennaio 2018 – Spazio Raw Milano

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4 pensieri su “Cominciamo l’anno con una selezione di mostre!

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