Una nuova autrice Mu.Sa: Chiara De Masi

Ciao, abbiamo selezionato per voi questa giovane autrice che ci presenta SA-MUE-LE, un lavoro sull’identità di genere, molto intimo e delicato.

Fateci avere le vostre impressioni.

SA-MUE-LE

Il percorso di transizione per i soggetti la cui condizione emotiva di malessere è legata al proprio sesso psichico, comincia con la consapevolezza di sè stessi.

A questo segue un iter di terapia psicologica, medica, giuridica e chirurgica.

Il progetto prende in esame un tempo che si trova perfettamente al centro, dopo l’inizio e prima della fine.

Un continuo mutare del corpo, continuo e costante.

Un puzzle di dettagli, di cambiamenti visibili e invisibili, che diventano forma.

La transessualità (il DIG, Disforia di Genere) non è più considerata dall’OMS una patologia psichiatrica.

Chiara de Masi

Nata in provincia di Lecce nel 1992.
Ha conseguito il Master triennale presso la Scuola Romana di Fotografia.
Attualmente vive e lavora a Roma come fotografa Freelance.

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La serialità in fotografia

Ciao, oggi vorrei mostrarvi qualche esempio di fotografi seriali, a dimostrazione che la serialità in fotografia ha un suo preciso significato e non è affatto banale. Vi segnalo alcuni lavori che a me sono particolarmente piaciuti. Sicuramente mi sarò persa qualcuno, ma nel caso segnalatemelo. Alcuni lavori sono davvero eccezionali. Spero piacciano anche a voi.

Anna

Per cominciare, ecco una citazione dal film Smoke – Le fotografie del mio angolo, che vi può aiutare a meglio comprendere ed apprezzare il significato della serialità. Se non lo avete visto, lo consiglio caldamente.

Ogni mattina, alle otto in punto, Auggie Wren, gestore di una tabaccheria piazza il cavalletto e la macchina davanti al suo negozio e scatta una foto all’angolo fra la Terza Strada e la Settima Avenue: “E’ per questo che non vado in vacanza – dichiara – , devo stare qui ogni mattina, alla stessa ora, ogni mattina nello stesso posto alla stessa ora. E’ il mio progetto. Quello che puoi chiamare il lavoro della mia vita. E’ la documentazione del mio angolo”. L’amico scrittore è un po’ sconcertato nel vedere tante fotografie che sembrano tutte uguali.  Questo il dialogo che ne scaturisce:

“PAUL Ma sono tutte uguali.
AUGGIE Il posto è lo stesso, ma ogni foto è diversa dall’altra. Ci sono le mattine col sole e quelle con le nuvole, c’è la luce estiva e quella autunnale. Ci sono i giorni feriali e quelli festivi. C’è la gente con cappotto e stivali e gente in calzoncini e maglietta. Qualche volta la gente è la stessa, qualche volta è diversa. E talvolta la gente diversa diventa la stessa mentre quella di prima scompare. La terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la terra con un’inclinazione diversa. “

Ma cominciamo con gli esempi pratici.

Come primo esempio di serialità, anche da un punto di vista storico/cronologico, comincerei con i coniugi Becher, che  alla fine degli anni Cinquanta cominciano a fotografare strutture industriali nella valle della Ruhr. Nei decenni seguenti fotografano fabbriche e strutture affini in Europa e negli Stati Uniti, ordinandole per tipologie. Ecco qualche esempio:

Immagino che i Becher siano piuttosto conosciuti ai più di voi e avrete visto più o meno tutti queste immagini. Oggi vorrei quindi, mostrarvi qualcosa di più nuovo e moderno. E magari a voi sconosciuto.

Ad esempio, Peter Funch, che con 42nd and Vanderbilt, in sostanza replica in chiave più moderna, il lavoro del nostro Auggie in Smoke: scatta immagini ogni giorno tra le 8.30 e le 9.30, dal 2007 al 2016, all’angolo sud tra la 42 strada e la Vanderbilt Avenue a New York. Le immagini sono veramente tantissime ed è proprio questa la forza del lavoro. Addirittura, si vedono alcuni personaggi abitudinari che si rivedono, sempre uguali a se stessi o che invecchiano e cambiano il proprio aspetto o atteggiamento nel corso degli anni. Davvero interessante. Qua sotto qualche esempio.

Un altro fotografo che si è cimentato con alcuni progetti seriali è Nick Turpin. In particolar modo a me sono piaciuti i suoi due lavori Phone Nation, che raffigura immagini di persone su sfondo neutro, di spalle con un telefonino in mano. Straniante.

e Through a glass darkly, fatto di immagine di persone riprese attraverso i vetri di un bus notturno. Che ne pensate? A me vien voglia di vederne all’infinito.

Facciamo ora un salto geografico in Italia, con l’amico Alex Liverani, anche se le fotografie di questo progetto sono state scattate a Londra. Il lavoro si chiama Break into Break. I soggetti sono impiegati della City o comunque lavoratori londinesi, ripresi da Alex durante le loro pause (break) dal lavoro. L’elemento geometrico è fondamentale e il bianco e nero crea una sorta di texture con gli sfondi, che trovo molto interessante.

Il prossimo lavoro seriale che mi ha colpito si chiama Shadows (titolo originale in spagnolo De entre las sombras), del fotografo spagnolo Rodrigo Roher, che ha ritratto figure umane (o parti di esse) che emergono dal buio, illuminati solo parzialmente da una lama di luce. Suggestive.

E che dire di Tanztee di Andrea Gruetzner? La fotografa tedesca si è divertita a riprendere il dettaglio delle braccia e dell’abbinamento degli abiti – un incontro scontro di fantasie – in coppie di ballerini (probabilmente tedeschi e di una certa età). Immaginatevi la serie appesa al muro, una foto accanto all’altra. Davvero potente come effetto visivo.

Mi raccomando, se avete qualche “serial photographer” da segnalare, fatelo nei commenti a questo articolo, che magari ne facciamo una seconda puntata. Grazie! Ciao, Anna

Gerard Uferas, da conoscere!

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In questo mese di gennaio, trovate il tempo per dare un’occhiata al lavoro di questo fotografo parigino: Gerard Uferas

A 30anni comincia la realizzare reportage per il quotidiano francese Liberation, che gli organizzerà anche la sua prima mostra, dopodiché ha collaborato con il ghota della stampa europea, comprese testate italiane come Corriere della Sera, Repubblica, lo Specchio della Stampa, Io donna ecc.

Nel 1986 da il proprio contributo alla nascita dell’agenzia fotografica VU, insieme con Christian Caujolle, che lascia sette anni più tardi per passare all’agenzia Rapho; Ritrattista, autore di campagne pubblicitarie e servizi di moda. Si è dedicato per anni ai backstage delle sfilate di alta moda, del teatro e del balletto

Tra i numerosi premi che gli sono stati assegnati, anche il secondo premio nella categoria Stories, Arts and Entertainmennt al World Press photo nel 1997

Le sue immagini sono parte di prestigiose collezioni come la Maison Européenne de la Photographie a Parigi, il Musée de l’Élysée a Losanna, la House of Photography a Mosca, il Salzburg Festival, il Fonds National d’art Contemporain e la Henkel collection in Germania

Mi auguro che il tempo che dedicherete alla visione delle immagini di questo fotografo, sia considerato da voi tempo ben speso.

Angelo

Il lato oscuro della Russia svelatoci da Alexander Petrosyan

L’autore che vi proponiamo oggi è un fotografo di strada che vive e lavora in Russia da oltre 40 anni. E’ nato nel 1965 a S. Pietroburgo. Nella sua carriera, per la verità abbastanza recente, quanto meno come professionista, ha vinto numerosi premi a livello internazionale, ed è considerato il più grande fotografo contemporaneo russo.

Le sue immagini ci mostrano una Russia molto diversa da quella che siamo abituati a vedere nelle cartoline o in televisione, una Russia esplicita con i suoi lati oscuri, che vive per strada, che spesso è stata nascosta dal regime e che altrettanto spesso gli ha causato pesanti critiche.

Io lo trovo eccezionale. Voi che ne pensate?

Anna

Dopo aver iniziato a dedicarsi professionalmente alla fotografia nel 2000, Alexander Petrosyan si è reso conto che, per poter veramente comprendere il mondo che lo circondava, doveva prima cercare di catturarlo attraverso l’obiettivo della fotocamera, cosa in cui è perfettamente riuscito. Petrosyan prova una reale felicità nell’esplorare e ritrarre i suoi soggetti in maniera innovativa, non limitandosi a fotografare il bello, ma anche gli aspetti grotteschi della vita.

Dal 2003 al 2008 ha lavorato per la rivista My District, diventando così un vero professionista, capace di rappresentare accuratamente il tridimensionale con solo due dimensioni e descrivere gli infiniti livelli del suo ambiente in una singola fotografia.

Al momento, Petrosyan lavora come fotografo per “Kommersant” – http://www.kommersant.ru/ – (un quotidiano russo che si occupa prevalentemente di politica ed economia ndt), continuando a spingere i limiti che lo circondano e dimostrando che c’è qualcosa di straordinario persino negli aspetti apparentemente più normali della vita.

Pubblicazioni:

I lavori di Petrosyan sono stati presentati in numerose importanti pubblicazioni, tra cui ma non solo: : «Newsweek», «National Geographic», «GEO», «Russian Reporter”, “Spark”, “Money”, “Power“, “Kommersant”, “News”, “Arguments and Facts”, “Komsomolskaya Pravda”, e “Business Petersburg”.

Nel 2011, la casa editrice “The Bronze Horseman” ha pubblicato un libro con le fotografie di Petrosyan, “Peter”. Nel 2016 l’editore “Print Gallery” ha pubblicato il secondo libro, “Kunstkamera”.

Fonte: libera traduzione dal sito dell’artista

Qua trovate un’intervista rilasciata un paio d’anni fa a The Italian Magazine

After taking up photography in the year 2000, Alexander Petrosyan realized that, in order to truly understand the world around him, he must first try to capture it through the camera lens, something at which he has continuously succeeded. Petrosyan finds true joy in exploring and portraying his subjects in innovative ways, photographing not only the beautiful but also the grotesque aspects of life.

Working for My District magazine from 2003 to 2008, Petrosyan became a true professional, able to accurately present the three-dimensional with only two dimensions, and to illuminate the infinite levels of his environment in a single photograph.

At present,  Petrosyan is a staff photographer for “Kommersant” (http://www.kommersant.ru/), where he continues to push the limits of his surroundings, proving that there is something extraordinary about even the most, seemingly, ordinary aspects of life.

Publications

Petrosyan’s work has been featured in a multitude of acclaimed publications, including, but not limited to: «Newsweek», «National Geographic», «GEO», «Russian Reporter”, “Spark”, “Money”, “Power“, “Kommersant”, “News”, “Arguments and Facts”, “Komsomolskaya Pravda”, and “Business Petersburg”.

In 2011, the trading house “The Bronze Horseman” published a book of Petrosyan’s photographs, “Peter”. In 2016, the publishing “Print Gallery” released second book, “Kunstkamera”.

Source: the artist’s website

Here is an interview published a couple of years ago on The Italian Magazine

Patrick Willocq, le sue fotografie mi lasciano a bocca aperta

Ciao a tutti!

Oggi vi presento questo fotografo francese di origini africane.

I suoi ritratti coloratissimi sono davvero molto belli e i suoi soggetti sempre affascinanti.

A prima vista si notano l’estetica perfetta ed il sapiente uso del colore, ma in realtà le sue opere veicolano importanti messaggi sociologici e umanistici.

Ho visto una sua mostra qualche anno fa al Photolux di Lucca, le sue stampe di grandi dimensioni catturano l’occhio del fruitore. Sarei rimasta ore a guardare ogni singolo particolare di quelle immagini magnetiche e di quegli allestimenti curatissimi e perfetti.

Che ne dite?

Anna Continua a leggere

Un nuovo Vivian Maier, John Turner, un altro piccolo tesoro.

Se Robert Louis Stevenson fosse vissuto ai giorni nostri, probabilmente la sua “Isola” sarebbe stata una soffitta ed il forziere col “tesoro”, una semplice valigia.

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John Turner non era un pirata, ma un fotografo che amava prendere immagini per il proprio foto club; alla sua scomparsa, la moglie Betty riceve in lascito una valigia colma di fotografie di famiglia.

L’insospettabile forziere viene riposto in soffitta e dopo 30 anni sepolto dalla polvere e da chissà che altro, la figlia Liz ed il genero Martin Carroll, fotografo anch’egli, decidono che è ora di togliere dal buio le immagini di famiglia e decidere quali tenere e quali no.

È durante questo editing che Martin scopre che quelle che gli scorrono tra le mani, non sono solo fotografie di quadretti famigliari, ma ne escono scatti intensi e poetici.

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Di molte immagini esistevano solamente i provini a contatto, Martin inizia così la scansione di tutti i negativi dai molteplici formati, dal 35mm al 6×9.

bethnal-green-1930s   Bethnal Green, 1930s © John Turner

John Turner, dice la figlia, negli anni 30 ha vissuto in Carnaby Street, nel cuore della capitale britannica, vivendo da bohémien e da queste immagini, sempre secondo la figlia Liz, esce il lato artistico e celato del padre; perché sebbene con una fotocamera al collo, John, dopo il matrimonio si era trovato un lavoro stabile e le immagini che in famiglia erano abituate a vedere, erano più convenzionali scatti presi per il foto club di Bromley.

Dalla valigia ne esce invece uno splendido spaccato di una Londra pre e post bellica, riuscendo a mettere a fuoco istanti indiscutibilmente significativo.

Forse, fu proprio quel libro che trovarono tra le sue cose, alla sua morte, ad influenzare il suo modo di vedere, il catalogo della prima mostra surrealista svoltasi a Londra negli anni ’20.

Ne Liz ne Martin sanno se  John avesse mai mostrato i suoi lavori a qualcuno, ma sono certi che oggi in molti sarebbero felici di vederli.

Angelo

 

Un nuovo autore Mu.Sa: Yarin Trotta del Vecchio

Ciao,

oggi vi proponiamo questo giovane  autore che ci ha inviato un poetico reportage dal titolo di Bred love – L’amore allevato.

A noi è piaciuto molto.

Voi che ne dite?

 

BRED LOVE – L’amore allevato – Yarin Trotta Del Vecchio

Il profondo legame dell’essere umano con la sua terra natìa lo ha accompagnato costantemente durante la sua esistenza.
Cinzia Angiolini è figlia della valle di Zeri, terra di confine italiana in alta toscana. Tra queste montagne Cinzia conduce una personale battaglia per la rivalutazione del territorio attraverso l’allevamento della pecora zerasca, razza ovina autoctona in via di estinzione.
A causa di un’idea d’ allevamento improntata su un rapporto d’amore materno denigrata dai pastori di zona, Cinzia è sola contro il poco appoggio delle amministrazioni locali.La passione e la resistenza di questa donna ci fanno capire quanto la difesa delle nostre radici sia la rivendicazione della nostra identità.

Bio
Sono nato a Roma nel 1991 ed ho cominciato a dedicarmi alla fotografia di Reportage dal 2013, partecipando a diversi workshop tenuti da fotografi italiani.
Nel Novembre 2017 ho concluso un master in Reportage della durata di un anno presso il
collettivo fotografico romano WSP.
Lavoro principalmente su progetti a lungo termine, concentrandomi spesso su tematiche sociali.