Raffaella Mariniello, uno sguardo su Napoli

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Raffaella Mariniello nata a Napoli nel 1961, attualmente vive e lavora tra la sua città e Milano

 ©Raffaella Mariniello

Agli inizi degli anni Ottanta, dopo gli studi linguistici, scopre la passione per la fotografia e la sua ricerca è rivolta a tematiche sociali e culturali, con un’attenzione particolare alla trasformazione del paesaggio urbano in epoca post-industriale. Splendide immagini di paesaggi in bianconero costituiscono il corpus della prima mostra personale tenutasi nel 1986 a Napoli presso Villa Pignatelli. Nel 1991 realizza un interessante reportage sull’Italsider di Bagnoli in occasione della chiusura dell’importante centro siderurgico: le foto, a testimonianza di questo momento critico nella storia dell’industria italiana sono esposte a Napoli, Nantes, Calais, Parigi e Milano e vengono raccolte nel libro “Bagnoli, una fabbrica”, pubblicato a Napoli da Electa edizioni. Le parole scritte da Olga Scotto di Vettimo colgono in pieno l’atmosfera di questo lavoro: “Le immagini di Raffaela, dove paesaggi industriali al tramonto sono filtrati dalle luci artificiali che attraversano la fuliggine chimica, fanno emergere una dimensione di irreale sospensione tra il naturale e l’artefatto”. Alla sua città natale dedica nel 2001 una serie di immagini dall’intrigante titolo “Napoli veduta immaginaria”, con foto urbane scattate all’imbrunire in cui emergono visioni cittadine intercalate da scene di natura: la Martiniello si concentra sui tempi lunghi e sull’uso del flash, espedienti tecnici che le permettono di trasformare visioni reali desolate in scene metafisiche dominate da atmosfere plumbee.

 ©Raffaella Mariniello

Dal 2006 al 2011 lavora a Souvenirs d’Italie, una serie di immagini a colori di grande formato scattate nei centri storici delle più famose città italiane, trasfigurate dal turismo di massa che sovrappone elementi estranei al loro tessuto autentico. Oggetti invadenti come bancarelle di generi alimentari, giostre, venditori di cartoline e palloncini si stagliano in primo piano davanti ai più famosi monumenti relegati al ruolo di fondali scenici immobili, di fronte ai quali appaiono le effimere e superficiali testimonianze della modernità. Immagini frontali permeate di dinamismo, grazie al contrasto ottenuto con la tecnica dello ‘sfocato’ e del mosso, stupiscono, incantano e nel contempo stimolano una riflessione sulla realtà attuale sempre più dominata dalla ridondanza delle merci, spesso inutili. Questo lavoro fotografico è affiancato da un interessante video, di cui alcuni frame sono pubblicati a conclusione del libro “Souvenirs d’Italie”, pubblicato dalla casa editrice Skira, Milano 2012.

Nel 2013 La Mariniello dirige nuovamente il suo sguardo su Bagnoli e più precisamente sul Complesso della Città della Scienza che è stata distrutta da un incendio doloso devastante che ha reciso gli sforzi di creare negli spazi ex industriali bonificati un polo di eccellenza scientifica e culturale. La fotografa realizza un interessante lavoro che nel 2014 è confluito in una mostra che affianca diversi linguaggi espressivi: un’installazione, un light box, una fotografia e un interessante video dal titolo assai significativo, “Still in Life”, realizzato in collaborazione con Giacomo Fabbrocino. Le rovine e la cenere vengono in qualche modo riscattate dalla visione poetica di Rafaela che allude ad una resilienza e ad una rinascita, pur davanti a tanta distruzione:” La Città della Scienza dopo il rogo sembra una Pompei contemporanea, un luogo dove orrore e bellezza si mescolano” (RM)

 ©Raffaella Mariniello

Instancabile sperimentatrice, nel 2022 debutta in ambito cinematografico con il lungometraggio intitolato “Zio Riz” in riferimento al nome della canoa sulla quale un uomo, novello Caronte, percorre le acque del fiume Volturno a partire dalla sorgente circondata da una natura incontaminata e rigogliosa, fino ad arrivare al caos urbano che regna sovrano a Castel Volturno. La fotografa in un’intervista ci racconta che il film è nato dall’esigenza di dare un movimento alle sue immagini scatto dopo scatto, senza una sceneggiatura o un soggetto iniziale ben definito, ma semplicemente ascoltando la voce del fiume con la sua vita, i versi degli uccelli, il rumore delle fronde degli alberi e via via che si scende verso la città con le voci degli uomini e delle macchine agricole fino ai rumori assordanti del traffico. Un documentario raffinato che tradisce la formazione fotografica della regista.

“Bagnoli, una fabbrica”, Electa , Napoli 1991

“Souvenirs d’Italie”, Skira Milano 2012.

Raffaela Mariniello | StudioVisit.Me

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cinemaitaliano.info

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hanno solo scopo didattico e informativo”

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