Il Premio Musa per donne fotografe alla Biennale di fotografia femminile

Il Premio Musa per donne fotografe alla biennale di fotografia Femminile di Mantova. Musa è felicissima di questa collaborazione con la BFF. Il lavoro delle tre vincitrici del Premio, per ognuna delle categorie, verrà proiettato alla Biennale! Un grande onore e una grande opportunità.
Andate al sito per consultare il programma delle mostre e degli eventi! Ciao Sara 
 

La seconda edizione della Biennale Internazionale della Fotografia Femminile avrà luogo a Mantova dal 3 al 27 marzo 2022 confermando la direzione artistica di Alessia Locatelli, con il sostegno di Comune di Mantova e Provincia di Mantova

La prima edizione della Biennale prevista a marzo 2020, non si è potuta realizzare a causa della pandemia in corso. L’associazione la Papessa, ideatrice e promotrice del festival, è riu­scita ad allestire alcune delle mostre previste nei mesi successivi e adesso torna, con ancora più slancio, con quella che è a tutti gli effetti la seconda edizione.

La riflessione di questa speciale edizione ruota intorno a Legacy, un termine che riassume diversi concetti: signi­fica LascitoEredità e tutto ciò che creiamo da trasmettere alle generazioni future. Proprio la prima, dolorosa, esperienza della Biennale 2020, ha suggerito il tema di questa edizione. Nell’epoca attuale, così carica di cambiamenti, il collettivo umano deve misurarsi con quello che gli è stato lasciato, agire con questo lascito nel presente per creare un futuro che sia forte ed equilibrato.

La BFF 2022 seguirà lo stesso format del programma originale della prima edizione, con grandi mostre di fotografe italiane e internazionali e numerose altre iniziative a corollario, tra cui una Open Call per il Circuito Offletture Portfolioworkshoppresentazioni di libriconferenze e proiezioni.

In una società in cui ancora non esiste una piena parità di genere e la cui storia è raccontata princi­palmente da uno sguardo maschile, occidentale ed eteronormato, anche la fotografia femminile e non binaria è quasi sempre sottorappresentata e troppo spesso stereotipata. Per questo la BFF ambisce a diventare un solido punto di riferimento, in Italia e a livello internazionale, con lo scopo di sensibilizzare il più possibile riguardo le tematiche di parità, uguaglianza e libertà di espressione e, al contempo, offrire un’opportunità per le suddette categorie, professioniste e non, di parteci­pare al mondo dell’arte contemporanea Molte delle fotografe presenti a Mantova espongono per la prima volta in una mostra personale in Italia; questo aspetto sottolinea l’importantissimo lavoro culturale e di ricerca – anche a livello internazionale – portato avanti da BFF.

Andrea Torres Balaguer, Unknown, la tesi della sottrazione.

Buongiorno, vi presento oggi un’autrice che ho trovato interessante!

Ciao

Sara

Fotografia di Andrea Torres Balaguer dal progetto Unknown

La fotografia contemporanea presenta alcuni esempi di artiste che hanno, con modalità differenti, ragionato sull’annullamento del concetto di identità. Un’inclinazione in cui prende forza la tesi della sottrazione.

Durante la fiera di fotografia Paris Photo del 2018 e 2019 molte fotografe e artiste sono state presentate con lavori che raccontavano la femminilità attraverso ritratti, mise en scene o photo trouvée, con la caratteristica di avere le identità dei soggetti, spesso loro stesse, completamente cancellata visivamente ma presente concettualmente.

Andrea Torres Balaguer, nella serie The Unknown ritrae sé stessa, coprendosi il viso con una pennellata di colore. L’autrice afferma «Mi nascondo, ma posso essere qualunque persona decida lo spettatore. Posso essere chiunque, tranne me».I suoi progetti riflettono sulla rappresentazione e le ambiguità dell’identità femminile che ancora oggi fa apparire le donne come la società le vuole, corpi senza volto, capaci d’indossare molteplici identità. L’autrice gioca anche con i meccanismi della rappresentazione, spingendosi oltre le consuetudini del ritratto e mostra quanto si possa investire in costumi che ci delineano come modelli culturali (e di genere), non considerando le nostre imperfezioni naturali che pure determinano unicità.

Fotografia di Andrea Torres Balaguer dal progetto Unknown

Il lavoro di Andrea Torres Balaguer è influenzato dal sogno e dal surrealismo, esplorando il rapporto tra femminilità e natura attraverso il simbolismo e la tecnica della trascrizione del sogno.

L’autrice, crea immagini che suggeriscono storie e invitano lo spettatore a interpretarle, cercando di sperimentare i confini tra realtà e finzione.

Fotografia di Andrea Torres Balaguer dal progetto Unknown

Biografia

Andrea Torres Balaguer (Barcellona, ​​1990) è laureata in Belle Arti presso l’Università di Barcellona. Dopo aver vinto il primo premio di Artevistas New Talents, il suo lavoro è stato esposto a Barcellona, ​​Madrid, Parigi, New York, Londra, Bruxelles, Berlino, Amsterdam e molte fiere d’arte in Europa.

Il suo lavoro è stato incluso in collezioni private come Fundació Vila Casas, Col·lecció Bassat e Universitat de Barcelona ed è stato presentato in alcune riviste popolari come Fubiz, Lamono, Ignant mag e Worbz.
Nel 2015 è stata selezionata come Commended Photographer per i Sony World Photography Awards, categoria Enhanced. Attualmente vive a Barcellona (Spagna) e lavora come fotografa di moda, cercando di mescolare la sua estetica con la moda.
I suoi fotografi di ispirazione sono Duane Michals, Sally Mann e Annie Leibovitz.

Il sito dell’autrice

Una breve intervista alla fotografa

Penelope Umbrico, consumare fotografie

Penelope Umbrico propone una rilettura radicale di immagini legate al consumismo e scatti quotidiani raccolti dall’autrice cambiandone il significato per cui erano state create, applicando un intento concettuale . Trova queste immagini nelle pagine dei cataloghi di vendita per corrispondenza di prodotti di consumo, opuscoli di viaggi e tempo libero e siti web come eBay o Flickr.

L’autrice lavora cercando nel flusso incessante di immagini del mondo virtuale del marketing dei consumatori e dei social media, oggetti e informazioni che possono avere sfaccettature seducenti. Il suo desiderio è di ragionare sull’impatto di Internet e dei social network sulla fotografia.

Ha ancora senso uscire a scattare una foto di un tramonto quando un semplice clic ci dà accesso a milioni di foto? La domanda della Umbrico, tratta daun catalogo di Arles, perunodei festival di fotografia più importanti del mondo, potrebbe fare da sinossi al suo progetto più noto, iniziato nel 2006, intitolato Suns from Flickr.

Flickr è stato lanciato per la prima volta in Canada nel 2002 ed è un sito in cui i fotografi possono condividere il proprio lavoro. Nel 2011 la fotografa aveva già raccolto una collezione di 2.500 soli (fotografie che ritraevano il sole), prese daiprofili di fotografi che avevano scattato fotografie a tramonti, provenienti da tutto il mondo.

Un’installazione tipica della Umbrico può contenere anche 1000 o 2000 fotografie, organizzate in un fondale rettangolare. Sembra lo stesso sole, fotografato ripetutamente allo stesso modo, da un numero infinito di fotografi nessuno dei quali è particolarmente conosciuto. Ma, con l’intervento di Umbrico, l’effetto cumulativo delle loro immagini risulta stupefacente.

Fotografia di Penelope Umbrico, dal progetto Suns from Flickr

Penelope Umbrico (nata a Filadelfia, 1957) si è laureata all’Ontario College of Art and Design di Toronto e ha conseguito un MFA presso la School of Visual Arts di New York. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, tra cui il San Francisco Museum of Modern Art e il PS1 Contemporary Art Center, New York. Le collezioni pubbliche che accolgono il suo lavoro includono il Guggenheim Museum (NY), International Center of Photography (NY), McNay Museum of Art (TX), Metropolitan Museum of Art (NY), Museum of Contemporary Photography (IL), Museum of Contemporary Art, San Diego (CA), Museum of Modern Art (NY) e San Francisco Museum of Modern Art (CA), Los Angeles County Museum of Art (CA), tra gli altri. Vive a New York City.

Per visitare il sito dell’autrice http://www.penelopeumbrico.net/

Qui un’intervista dell’autrice

Ciao Sara

BIENNALE DELLA FOTOGRAFIA FEMMINILE

La seconda edizione della Biennale Internazionale della Fotografia Femminile avrà luogo a Mantova dal 3 al 27 marzo 2022 confermando la direzione artistica di Alessia Locatelli, con il sostegno di Comune di Mantova e Provincia di Mantova

La prima edizione della Biennale prevista a marzo 2020, non si è potuta realizzare a causa della pandemia in corso. L’associazione la Papessa, ideatrice e promotrice del festival, è riu­scita ad allestire alcune delle mostre previste nei mesi successivi e adesso torna, con ancora più slancio, con quella che è a tutti gli effetti la seconda edizione.

La riflessione di questa speciale edizione ruota intorno a Legacy, un termine che riassume diversi concetti: signi­fica Lascito, Eredità e tutto ciò che creiamo da trasmettere alle generazioni future. Proprio la prima, dolorosa, esperienza della Biennale 2020, ha suggerito il tema di questa edizione. Nell’epoca attuale, così carica di cambiamenti, il collettivo umano deve misurarsi con quello che gli è stato lasciato, agire con questo lascito nel presente per creare un futuro che sia forte ed equilibrato.

La BFF 2022 seguirà lo stesso format del programma originale della prima edizione, con grandi mostre di fotografe italiane e internazionali e numerose altre iniziative a corollario, tra cui una Open Call per il Circuito Off, letture Portfolio, workshop, presentazioni di libri, conferenze e proiezioni.

In una società in cui ancora non esiste una piena parità di genere e la cui storia è raccontata princi­palmente da uno sguardo maschile, occidentale ed eteronormato, anche la fotografia femminile e non binaria è quasi sempre sottorappresentata e troppo spesso stereotipata. Per questo la BFF ambisce a diventare un solido punto di riferimento, in Italia e a livello internazionale, con lo scopo di sensibilizzare il più possibile riguardo le tematiche di parità, uguaglianza e libertà di espressione e, al contempo, offrire un’opportunità per le suddette categorie, professioniste e non, di parteci­pare al mondo dell’arte contemporanea Molte delle fotografe presenti a Mantova espongono per la prima volta in una mostra personale in Italia; questo aspetto sottolinea l’importantissimo lavoro culturale e di ricerca – anche a livello internazionale – portato avanti da BFF.

LE ARTISTE

DANIELLA ZALCMAN

Signs of Your Identity

2016 – in corso

Daniella Zalcman è una fotografa documentarista vietnamita-americana e fondatrice di Women Photograph, un’organizzazione no-profit lanciata nel 2017 con un Archivio internazionale il cui sco­po è elevare la voce delle donne e dei giornalisti visivi non binari. È plurivincitrice di bandi del Pu­litzer Center on Crisis Reporting, borsista dell’International Women’s Media Foundation e be­neficiaria del National Geographic Society. Il suo lavoro si focalizza sul lascito del colonialismo occidentale, dall’omofobia nell’Africa orientale, all’assimilazione forzata dei bambini indigeni del Nord America. Il progetto che espone alla BFF, Signs of Your Identity, nel 2017 ha vinto l’Arnold Newman Prize e il Robert F. Kennedy Journalism Award, e nel 2016 ha vinto il FotoEvidence Book Award e il Magnum Foundation’s Inge Morath Award, e ha fatto parte del Moving Walls 24 dell’Open Society Foundation.

SOLMAZ DARYANI

The Eyes of Earth (The Death of Lake Urmia)

2014 – in corso

Solmaz Daryani è una fotografa iraniana che lavora tra Iran e Regno Unito. Nei suoi progetti, unisce la fotografia documentaria allo storytelling, esplorando narrazioni personali che rivelano perso­naggi e scene delle comunità con cui si relaziona. I suoi lavori sono stati pubblicati, tra gli altri, nel National Geographic Magazine, Foreign Policy Magazine, British Journal of Photography, Le Monde Magazine, Woman Paper Visa journal, The American Scholar Magazine. Ha esposto in Europa, Me­dio Oriente e Nord America. The Death of Lake Urmia esplora l’impatto del cambiamento climatico sul paesaggio, l’economia locale, nonché sulla sua stessa famiglia e i loro ricordi.

FATEMEH BEHBOUDI

The War is Still Alive

2014 – in corso

Fatemeh Behboudi è una fotogiornalista e fotografa documentaria iraniana. Ha lavorato per diver­se agenzie stampa e nel 2015 ha vinto il World Press Photo. Ha esposto in Nord America, Europa, Medio Oriente e Asia. The War is Still Alive è un progetto in corso che racconta gli effetti della guerra sul territorio, le comunità e le generazioni future.

TAMI AFTAB

The Dog’s in the Car

2019 – in corso

Tami Aftab è una fotografa londinese. Il suo lavoro tocca temi che parlano di intimità, e giocosità attraverso la ritrattistica. Nonostante la sua giovane età, è già borsista del Getty e il suo lavoro è stato pubblicato da Der Greif, Der Spiegel, British Journal of Photography, The Washington Post. The Dog’s in the Car è un progetto in corso in collaborazione con suo padre che ha perduto la me­moria a breve termine a casa di un intervento chirurgico… Usando una voce giocosa, l’artista si in­terroga sui silenzi che possono circondare una malattia, sulla collaborazione e il consenso, sulla re­lazione famigliare muovendosi tra la fotografia documentale e performativa.

SARAH BLESENER

Beckon Us from Home

2017 – in corso

Sarah Blesener è una fotografa documentaria di New York. I suoi ultimi lavori sono una ricognizio­ne sulle giovani generazioni in Russia, Europa orientale e Stati Uniti. Nel 2018, ha ricevuto l’Euge­ne Smith Fellowship. Nel 2019, il suo progetto personale ha ricevuto il primo premio nella catego­ria progetti a lungo termine del World Press Photo. Ha esposto in Nord America, Europa, Asia e Oceania. È stata pubblicata da The New Yorker, National Geographic, New York Ti mes, TIME Magazine, Newsweek, Wall Street Journal, The Washington Post, The Guardian, VICE, Der Spiegel. Nei campi patriottici e nei club degli Stati Uniti, a circa 400.000 bambini americani ogni anno viene insegnato cosa significa essere un americano, spesso con sottotesto militare. In questo microcosmo di una nazione che cambia, i giovani si trovano a cavallo tra la vulnerabilità dell’adole­scenza e la contemporanea spogliazione dell’individualità. Beckon Us From Home esamina i temi che circondano l’interazione e l’identità adolescenziale, guardando alle problematiche derivanti da tali approcci educativi quali: l’ansia causata dalle sparatorie nelle scuole, il ruolo dei social media, l’empatia, l’impatto del diventare adulti in una nazione dai forti contrasti. L’artista desidera aprire un dialogo attorno a concetti che riguardano l’educazione delle future generazioni nelle accade­mie militari in USA e Russia. Come stanno rispondendo i giovani alla società contemporanea di fronte a tutti i cambiamenti nei sistemi di credenze e valori? In mostra anche Toy Soldiers, che si focalizza sulla Russia, investigando le dinamiche complesse che si muovono fra tra­dizione e ideologia nell’educazione dei giovanissimi militari. Il paragone tra i due progetti fotografi­ci fa emergere molte interessanti affinità e osservazioni.

ILVY NJIOKIKTJIEN

Born Free

2007 – 2019

Ilvy Njiokiktjien è una fotografa e giornalista multimediale dai Paesi Bassi. Realizza i suoi progetti in varie parti del mondo, ma il suo lavoro si concentra prevalentemente in Africa. Come fotografa do­cumentarista indaga attualità e tematiche sociali contemporanee. I suoi portfolio sono stati pubbli­cati sul The New York Times, Der Spiegel, NRC Handelsblad, Telegraph Magazinete e Stern. Duran­te il suo soggiorno in Sud Africa nel 2007, si è interessata ai born free (nati liberi), la prima genera­zione nata dopo la fine dell’APARTHEID Born Free è un progetto di ampia portata e a lungo termi­ne.

MYRIAM MELONI

Insane Security

2012, 2013 e site specific for BFF 2022

Myriam Meloni è una fotografa italiana con base a Barcellona. Il suo progetto Fragile sui giovani di­pendenti dal crack a Buenos Aires, è stato riconosciuto Patrimonio Culturale della Repubblica Ar­gentina.

Ha incentrato il suo lavoro su tematiche sociali contemporanee attraverso un approccio intimo alla vita quotidiana. Ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali e ha esposto sia in Italia che all’e­stero. Insane Security parla degli abusi e della corruzione all’interno della polizia argentina, deri­vanti dal suo regime militare del passato. L’abuso della polizia diventa un mezzo di controllo socia­le. Trova nella fascia più giovane e più povera della società il capro espiatorio perfetto di una socie­tà segnata da una profonda frattura di classe che separa e che non è in grado di dare soluzioni alla violenza che questo divario produce.

FLAVIA ROSSI

Nuovo Patrimonio

2018 – in corso

Flavia Rossi è una fotografa italiana con base a Roma e Milano. Ha vinto diversi premi e residenze in Italia e all’estero. I suoi lavori sono stati   esposti in tutta Europa in diversi contesti inclusa la XV Biennale di Venezia nel 2016. Nuovo Patrimonio è: “uno studio sull’alterazione delle architetture storiche e sulla costruzione di un nuovo paesaggio temporaneo in cui le opere provvisionali diven­tano elementi stessi delle architetture”.

L’Italia ha un grande patrimonio in eredità e, a causa del tempo o per disastri naturali, gli edifici sempre più spesso necessitano di sostegni strutturali per evitarne il collasso. Sostegni che ne di­ventano parte integrante, andando così ad articolarsi in nuove architetture ibride. Possiamo inter­venire in modo eguale su tutte le architetture del Paese? Come percepiamo questi cambiamenti? Come un patrimonio perduto, qualcosa di tempora neo, o una nuova Eredità?

ESTHER RUTH MBABAZI

This Time We Are Young

2017 – in corso

Esther Ruth Mbabazi è una fotografa ugandese. Come documentarista, Esther usa lo storytelling e il fotogiornalismo per affrontare tematiche che riguardano la società dell’Uganda attuale. È una National Geographic Explorer, una borsista del Magnum Foundation Photography & Social Justice e, contribuisce a Everyday Africa. I suoi lavori sono stati pubblicati sul New York Times, TIME Ma­gazine, National Geographic, The Washington Post, Wall Street Journal. This Time We Are Young è una testimonianza in corso dei dati demografici in cambiamento nel continente africano, al Sud Sudan all’Uganda, al Kenya e oltre. Un nuovo futuro. Lei stessa scrive: “Questo progetto è un modo di collaborare con i miei coetanei, e di esplorare la mia realtà di crescere in Africa – le nostre speranze, le nostre sfide, il nostro futuro. Dopo tutto, saremo noi a definire il prossimo capitolo della storia di questo continente.

DELPHINE DIALLO

Highness

2012 – in corso

Delphine Diallo è un’artista franco-senegalese. Si propone di sfidare le norme della nostra società e si immerge nel mondo dell’antropologia, della mitologia, esplora le religioni, le scienze e le arti marziali per un approccio più aperto della mente. Diallo, combina l’arte con l’attivismo, progettan­do modalità differenti in supporto alle donne, ai giovani e alle minoranze attraverso la provoca­zione visiva. Ha esposto in Europa e negli Sati Uniti; i suoi scatti, che combinano tradizione e mo­dernità in un linguaggio raffinati, sono stati pubblicati sulle maggiori testate internazionali.

Highness crea una serie di nuovi archetipi, immagini che hanno tratti di divinità arcaiche che incontrano elementi contemporanei, offrendo allo spettatore l’opportunità di interrogarsi sull’idea dei modelli da seguire.

BETTY COLOMBO

La Riparazione

2019/2020

Betty Colombo è una fotoreporter che lavora per diverse testate italiane ed estere ed è coinvolta nel Local Testimonial Project di Canon. Sue immagini sono state acquistate dal Centre Pompidou, dal Guggenheim e dal Museo d’arte Moderna di Stoccolma. Il tema principale del suo lavoro sono i viaggi, in un incontro tra luoghi, persone e fotografia.

Il rapporto tra uomo e natura è al centro delle quattro serie esposte alla Biennale della Fotografia Femminile una relazione colta nei suoi aspetti controversi e sorprendenti. L’uomo distrugge il pia­neta e poi lo cura, entrambi si feriscono a vicenda per poi aggiustarsi. La simbiosi conflittuale tra persone e ambiente si palesa su differenti narrazioni: da un bosco colpito dal fuoco che rinasce con l’aiuto umano, alla cura di un animale ferito in seguito a quella stessa distruzione generata dai suoi salvatori. Il cambiamento può lasciare vita, ma anche morte. La lotta tra queste forze segna il confronto che passa attraverso il corpo della terra, i suoi alberi e il corpo umano.

LUMINA COLLECTIVE

Lumina è un collettivo australiano formato da otto fotografe. Insieme creano mostre e progetti che si focalizzano sulla società contemporanea, l’eredità della storia australiana e il riconoscimento della popolazione aborigena come abitanti autoctoni del territorio. Alla BFF esporranno una collet­tiva/ retrospettiva dei loro lavori.

TALK E CONFERENZE

Angelica Pesarini

Docente universitaria con un curriculum di studi e ricerca negli ambiti di studi di genere, sociolo­gia, Sessualità, Razza e Imperialismo, Analisi Dati, Ricerca Qualitativa, e Design Research. Insegna in università americane e inglesi. Nei suoi saggi parla di colonialismo e post-colonialismo, lo sfrut­tamento di corpi neri, il tema della cittadinanza delle seconde generazioni in Italia. Insegna anche a Firenze alla New York University. Alla BFF parlerà dell’intersezione dei suoi studi in ambito di rap­presentanza di minoranze.

Marilena Delli

Regista, fotografa e autrice italo-ruandese. Il suo lavoro è stato pubblicato su BBC, CNN, NPR, Rol­ling Stone, e si focalizza su artisti di nazioni sotto rappresentate come Rwanda, Malawi, Sudan del Sud, Pakistan, Cambogia e Romania. Marilena cura un programma radio in Italia dedicato ai di­scendenti di africani. Ha anche un podcast che ospita italiani di origine straniera che parlano di raz­zismo, musica e temi contemporanei. Nel 2020 la Repubblica ha scelto Marilena Delli come una delle “50 donne dell’anno”. Alla BFF parlerà delle seconde generazioni, collegandosi alla presentazione di Angelica Pesarini.

Ariam Tekle

Regista italiana nata da genitori etiopi, Ariam ha studiato Relazioni Internazionali all’Università di Milano e ha sviluppato un forte interesse per temi come l’immigrazione, la diaspora, il transnazio­nalismo l’integrazione e l’inclusione sociale. Alla BFF presenterà il suo documentario “Appunta mento ai Marinai”.

Barbara Bachman, Franziska Gilli e Lucia Miolini

Bachman, giornalista, e Gilli, fotografa, hanno lavorato insieme per pubblicare il libro “Santa o Sgualdrina”, che parla del ruolo della donna nel nostro paese. Evidenziano le contraddizioni del­l’immagine femminile in Ita lia, sospesa tra la concezione tradizionale dei ruoli di genere e la nasci­ta di un nuovo movimento femminista. Al momento stanno girando l’Europa con la mostra foto­grafica e alla BFF presenteranno il libro e la loro ricerca.

Lucia Miolini, moderatrice dell’incontro, è responsabile della Sezione Media e Moda del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, dove è delegata per la didattica e la Public History. Insegna Storia della Fotografia all’Università ISIA di Urbino, dove dal 2014 al 2016 ha coordinato la laurea Triennale in Progettazione Grafica e Comunicazione visiva. Nel 2012 le è attribuito il Trofeo Nazionale per la Critica.

Fa parte del Comitato Scientifico del Centro Italiano della Fotografia d’autore, Bibbiena (Arezzo), del Comitato Scientifico della Fondazione Nino Migliori, del Consiglio Direttivo della Società Italiana per lo Studio della Fotografia e del Consiglio Direttivo dell’AIPH, coordina il Gruppo di lavoro Gender e Public History. Il suo nominativo è stato inserito nel database delle 100esperte nel settore Storia e Filosofia.

Elisa Cuter

Elisa Cuter è critica cinematografica e autrice del saggio Ripartire dal desiderio (2020, minimum fax) che presenterà alla BFF. Editor della sezione Società della rivista il Tascabile, edita dall’Istituto Treccani, è dottoranda e ricercatrice alla Filmuniversität Konrad Wolf di Babelsberg. Negli anni ha collaborato con il Museo del Cinema di Torino, il Lovers Film Festival Turin LGBTQ Visions e la Berlin Feminist Film Week, ed è stata assistente alla direzione del Carbonia Film Festival – Cinema Lavoro e Migrazioni. Si è occupata di cinema e questioni di genere per varie testate come Doppiozero, Not, Filmidee e Cineforum, e suoi contributi sugli stessi temi sono apparsi in numerose riviste scientifiche.

Filippo Venturi e Grazia Dell’Oro

All’inizio della pandemia Venturi ha seguito un gruppo di donne in un percorso fotografico, inserito all’interno del Progetto europeo Shaping Fair Cities, rivolto a venti donne di nove nazionalità diver­se che vi sono in Romagna e coinvolte dall’Associazione Between. Alla fine del per corso le foto sono state pubblicate in un libro intitolato “My Dear”, stampato da Emuse, gestita da Grazia Del­l’Oro. Alla BFF Venturi e Dell’Oro presenteranno il libro e parleranno dell’importanza della foto­grafia come mezzo espressivo e dell’importanza della documentazione.

Marco Brioni e Grazia dell’Oro

Marco Brioni gestisce da anni l’associazione Frammenti di Fotografia a Mantova, dedicata alla di­vulgazione della cultura fotografica attraverso conferenze, seminari, interventi ai vari festival, workshop.

Grazia Dell’Oro ha aperto la casa editrice Emuse dal 2014, ha studiato all’Università Ca’ Foscari fre­quentando il Master sull’Immigrazione e collabora con enti pubblici e privati nell’elaborazione di programmi di innovazione sociale in ambito nazionale ed europeo. Da anni ricerca e scrive sui temi legati all’immigrazione e ai cambiamenti sociali. Insieme presenteranno una serie di libri pubblicati da fotografe, parlando della loro importanza storica.

Stefania Prandi

Giornalista, scrittrice, fotografa, producer, membro di Women Photograph. Lavora su temi legati al genere, la società, l’ambiente. I suoi lavori sono stati pubblicati su numerosissime testate italiane e straniere. Alla BFF presenterà l’ultimo libro “Le conseguenze” che parla del femminicidio in Italia.

Patrizia Pulga

Fotografa, docente e autrice di “Le donne fotografe dalla nascita della fotografia ad oggi: uno sguardo di genere”. Ha recentemente pubblicato un nuovo libro che si concentra sulle fotografe del nord America ed Europa, dove è menzionata anche la BFF. Parlerà dei suoi libri, del valore della ricerca e del documentario.

Valeria Palumbo

Giornalista, storica delle donne, autrice teatrale e organizzatrice di eventi culturali, Valeria Palum­bo è caporedattrice del settimanale Oggi (Rcs MediaGroup) e collabora con il Corriere della Sera e la Radio della Svizzera italiana. È stata caporedattrice centrale de L’Europeo e di Global Foreign Po­licy, ha lavorato per la Gazzetta dello Sport, il Corriere della Sera, Amica e Capital. È stata docente a contratto della Statale di Milano e dell’Università Carlo Bo di Urbino (2006-2021). Scrive saggi di storia delle donne dal 2003 (Prestami il volto, Selene, Premio Città delle donne). Tra gli ultimi: Piut­tosto m’affogherei. Storia vertiginosa delle zitelle (Enciclopedia delle donne, 2018) e L’Epopea del­le lunatiche. Storie di astronome ribelli (Hoepli, 2018). Del 2020, Non per me sola (Laterza). Del 2021, per Neri Pozza, La donna che osò amare sé stessa. Indagine sulla Contessa di Castiglione.

In questa edizione la BFF presenterà le fotografe vincitrici del Premio FOTOGRAFIA AL FEMMINILE BRESCIANI VISUAL ART avendo preso parte alla giuria dell’edizione 2021.

Il premio desidera sollecitare tutte le fotografe a scrivere con le loro immagini il racconto del co­raggio, della fantasia, del non visibile, della curiosità, dell’estrosità di cui sono capaci, attingendo alla loro storia e a ciò che quotidianamente osservano e vivono per descrivere quali siano oggi gli spazi conquistati, le zone buie, i desideri inseguiti, gli orizzonti sognati.

Daniella Zalcman, Tami Aftab, Ilvy Njiokiktjien, Flavia Rossi, Betty Colombo, Myriam Meloni saran­no presenti al festival con le loro mostre e ciascuna terrà un talk.

WORKSHOP

Letizia Battaglia

Fotografa affermata a livello internazionale per il suo lavoro di documentazione della vita in Sicilia con un focus sulla mafia. Dal 2017 promuove Il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo. Alla BFF guiderà un workshop per sole donne sulla fotografia di nudo.

Filippo Venturi

Venturi è un fotografo documentarista che ha pubblicato su varie testate nazionali e internaziona­li. Realizza progetti su problematiche riguardanti l’identità e la condizione umana.

Simona Ghizzoni

Simona Ghizzoni è un’artista visiva e attivista dei diritti delle donne. Conosciuta principalmente per i suoi lavori autobiografici e gli autoritratti, si concentra sulla relazione tra persone e natura e temi sociali. Ha ricevuto numerosi premi internazionali e i suoi lavori sono stati esposti in tutta Europa. Alla BFF guiderà un workshop sull’autoritratto.

Lomography Walk

Lomography Italia donerà macchine a pellicola usa e getta di loro produzione a un gruppo di parte­cipanti che sarà guidato dallo staff della BFF in una camminata fotografica nelle vie del centro stori­co di Mantova.

PROIEZIONI

In collaborazione con Sky Arte la serie di otto puntate intitolato “Le Fotografe”: otto fotografe ita­liane e il loro lavoro. Le puntate saranno proiettate nei fine settimana della BFF e dopo ciascuna proiezione seguirà un talk.

PRESENTAZIONI

Il Sublimista

ll Sublimista è una rivista letteraria e di cultura nonché media partner della BFF. Contribuirà con interviste alle artiste e durante i giorni di apertura del festival presenterà il proprio progetto.

Mulieris Magazine

Mulieris è un progetto costituito da giovani fotografe che mirano a promuovere progetti artistici su tematiche contemporanee e del mondo femminile. Oltre a conferire uno dei premi della “Open Call” presenteranno il loro progetto nel fine settimana di apertura.

Biennale della Fotografia Femminile

LEGACY

3-27 marzo 2022, Mantova

Inaugurazione dal 3 al 6 marzo, mostre aperte in tutti i fine settimana del mese.

info@bffmantova.com

www.bffmantova.com

Ufficio stampa Emanuela Bernascone

info@emanuelabernascone.com – 335256829

Storia di una fotografia: John e Yoko


L’8 dicembre del 1980, la Leibovitz fu incaricata da Rolling Stone di fotografare John Lennon e Yoko Ono, a scopo promozionale per pubblicizzare il loro album “Double Fantasy”. Come dice nella successiva intervista, la Leibovitz aveva sperato che sia Lennon che Ono posassero nudi, ma la Ono era a disagio e questo ha portato la fotografa ad improvvisare…

Copertina del Rolling Stone, Fotografia di Annie Leibovitz

Traduzione dell’intervista fatta a Annie Leibowitz sull’immagine

La foto di John Lennon e Yoko Ono distesi sul pavimento insieme, è stata ripresa poche ore prima che John  fosse assassinato ed era in preparazione da dieci anni. La prima immagine che ho scattato a John è stata per  il mio primo incarico importante di Rolling Stone, nel 1970. Jann Wenner stava andando a New York per intervistarlo, e l’ho convinto che sarei dovuta andare anch’io, dicendo che sarei stata più economica di chiunque altro. Yoko ha detto in seguito che lei e John sono rimasti colpiti dal fatto che Jann avesse permesso a qualcuno come me, di fotografare persone così famose. Erano abituati ai migliori fotografi del mondo. Però John non mi ha trattato come una bambina. Mi ha messo a mio agio. Era onesto, diretto e collaborativo. Quella sessione ha costituito un importante precedente per il mio lavoro con persone famose. John, che era una figura leggendaria, qualcuno che veneravo e mi ha insegnato ad essere me stessa.

Avevo le mie tre Nikon, con l’obiettivo da 105 mm, John stava parlando con Yoko, e di colpo mi guardò. È stato uno sguardo lungo. Sembrava che mi stesse fissando e io ho scattato. Quella fu la foto che Jann scelse per la copertina quando tornammo a San Francisco.

Dieci anni dopo, l’album di John e Yoko, Double Fantasy era appena uscito e Jonathan Cott aveva fatto un’intervista con John, per Rolling Stone.

Li ho fotografati nel loro appartamento nel Dakota,  all’inizio di dicembre  e poi qualche giorno dopo sono tornata con qualcosa di più specifico in mente. Ho pensato a come le persone si rannicchino insieme a letto e ho chiesto loro di posare nudi “in un abbraccio”. Non erano mai stati imbarazzati nel togliersi i vestiti. Erano nudi anche sulla copertina di Two Virgins, il primo disco che fecero insieme. Erano artisti. John non ha avuto problemi con la mia idea, ma Yoko ha detto che non voleva togliersi i pantaloni per qualche motivo.

Ho scattato una Polaroid con loro sdraiati insieme e John la guardò e disse: “Hai catturato esattamente la nostra relazione”.

Mi prese da parte e disse che sapeva che la rivista avrebbe voluto solo una sua foto, ma che lui voleva anche Yoko sulla copertina. Ha detto che era davvero importante.

La fotografia è stata scattata nel tardo pomeriggio in una stanza con vista su Central Park.

Avremmo dovuto vederci  più tardi ma quella notte, mentre John stava tornando a casa da una sessione di registrazione, un fan gli ha sparato.  Jann mi ha avvertita.

 John era stato portato al Roosevelt Hospital, ci andai e feci alcune foto della folla che si era radunata. Verso mezzanotte uscì un dottore. Mi sono seduta su una sedia e l’ho fotografato mentre annunciava che John era morto.

L’immagine ora sembra un “ultimo bacio”. Jann decise di pubblicarla sulla copertina senza parole ad eccezione del logo Rolling Stone. Quando andai nell’appartamento di John e Yoko per mostrarla a Yoko, era sdraiata a letto nella stanza buia, era contenta di quello che avevamo fatto.

Qui un video, dove la fotografa parla dello scatto.

Le immagini hanno scopo didattico, non vanno riprodotte o utilizzate e rimangono di proprietà della fotografa, o di chi per lei le gestisce.

JUAN ABALLE autore spagnolo interessante

Juan Aballe

Juan Aballe, nato nel 1975 a Madrid, Spagna, ha iniziato ad avvicinarsi alla fotografia mentre studiava chimica all’università di Madrid e di Berlino. Una volta conclusi gli studi scientifici decise di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia e alla comunicazione audiovisiva. Ha studiato fotografia documentaria e concettuale al International Center of Photography di New York e successivamente ha completato il Master Internazionale di fotografia all’EFTI di Madrid. I suoi studi hanno permesso a Juan Aballe di essere totalmente competente nel linguaggio documentario formale e, di conseguenza, di poter esplorare le capacità del mezzo fotografico di generare emozioni oltre la realtà rappresentata. Il suo linguaggio si propone di approfondire le capacità evocative della fotografia. Tra i suoi ultimi lavori vi è Country Fictions: serie fotografica realizzata tra il 2011 e il 2013 in diverse aree rurali e scarsamente popolate della penisola iberica. L’idea del progetto è nata da una sollecitazione da parte di amici intimi di cambiare vita: passare dalla vita frenetica della città a quella di campagna. Questo pensiero, a detta dell’autore, si insinuò in lui al punto da farlo diventare una vera opzione di vita: sentiva ora la necessità di iniziare un nuovo percorso a stretto contatto con la natura. Le fotografie di Country Fictions sono l’espressione visuale del conflitto interiore di Juan Aballe di decidere di iniziare una nuova vita molto più semplice, vera e lontana da tutto ciò che fino ad ora aveva provato. Queste immagini sono frammenti di vita in cui combattono tra di loro speranza e dubbio, sguardo romantico e delusione.

“In what could be called a collection of daydreams, Country Fictions reflects on the photographic language itself and how we are influenced by previous representations and preconceived ideas about rural utopias. The illusion of escaping from contemporary society, the myths and hopes built around nature come together with the strangeness and the nostalgic look at a life that I might never live.”[1]

Juan Aballe

“We search for years,
we imagine our future in better places
where we could start over.

We leave the city behind
travelling for miles and miles,
driven by hopes and dreams.

Maybe there was once a countryside,
a village with green and fertile meadows.
Now we return to find only
the remains of a disused scenery.

We pursue a fiction,
that of a peaceful rural life.
We search for beauty in a landscape
where we do not belong,
where time seems to have stopped still.

We live our own transition, our fragile utopia,
trying to understand
what we are doing here
and who we are.”[2]

TUTTE LE FOTO PRESE DA https://www.juanaballe.com/country-fictions/

SITOGRAFIA

https://www.galeriacero.com/es/artistas/juan-aballe

https://www.lensculture.com/juan-aballe?modal=project-15642


[1] https://www.juanaballe.com/books/

[2] https://www.lensculture.com/juan-aballe?modal=project-15642

Juan Aballe

Ricerca per Musa di Ylenia Bonacina

Seiichi Furuya, ritrarre la malattia.

Seiichi Furuya è nato a Izu, Giappone, nel 1950. Dopo essersi laureato alla Tokyo Polytechnic University nel 1973, lasciò il Giappone per andare in Europa attraverso la Ferrovia Transiberiana. Visse a Vienna e successivamente a Graz dove si trasferì nel 1975. Qui conobbe Christine Gössler che divenne sua moglie e, successivamente, protagonista dei suoi progetti fotografici. Per motivi di lavoro si trasferirono a Dresden e, nel 1985, a Berlino Est.
Alla fine del 1982, Christine aveva iniziato a soffrire di schizofrenia e di depressione. Nel 1983 fu ricoverata a causa della sua malattia che andava via via peggiorando e ciò la costrinse ad abbandonare gli studi di recitazione che stava frequentando. Seiichi iniziò a fotografare la moglie con la speranza che l’uso poetico e metaforico delle sue immagini potesse aiutarlo ad affrontare la paura di una eventuale perdita della compagna.

SEIICHI FURUYA
Seiichi Furuya, Potsdam, October 6, 1985 – Falkenberger Chaussee 13/502, Berlin-Ost, October 7, 1985, detail. (foto presa da https://fotografiaartistica.it/seiichi-furuya-perdita-e-memoria-di-christine/)

Queste fotografie furono scattate nell’arco di sette anni fino al giorno in cui Christine si suicidò buttandosi dal nono piano della loro abitazione a Berlino Est. Seiichi fotografò questo momento tanto delicato immortalando il corpo della moglie disteso a terra.
Le immagini di questo lavoro vengono ancora oggi continuamente rieditate dell’autore. Sono state infatti pubblicate diverse versioni di album fotografici dal titolo Memories in cui Seiichi cerca di mantenere vivi i ricordi legati al suo passato.
All’inizio del 2018 a Seiichi Furuya fu chiesto di pensare ad una esposizione personale del suo lavoro. “Dovrà essere l’ultimo delle Memories”. Senza esitazione iniziò a ricercare materiale lasciato da Christine trovando diverse pellicole, cassette e pellicole tascabili. Questo gli permise di vedere numerose immagini scattate dalla moglie e notò una grande quantità di ritratti che Christine aveva di Seiichi. L’atto di fotografare ed essere fotografati è stato portato avanti nel corso degli anni fino al giorno prima della morte della moglie. Il lavoro, che prende il nome di Face to Face, 1978-1985, si propone come 150 dittici in cui Seiichi e Christine vengono ritratti l’un l’altro nella stessa situazione e a pochi minuti di distanza.

I lavori di Furuya sono stati protagonisti di diverse esposizioni sia in Giappone che oltreoceano: Forum Stadtpark (Graz, Austria), Winterthur Museum (Svizzera), Albertina Museum (Vienna, Austria), Vangi Sculpture Garden Museum (Mishima, Giappone). Come accennato precedentemente ha pubblicato numerosi fotolibri che hanno come protagonista la moglie Christine: Mémoires 1978-1988 (Camera Austria, 1989), Mémoires 1995 (Scalo Books, 1995), Christine Furuya-Gössler, Mémoires 1978-1985 (Korinsha Press, 1997), Portrait (Fotohof, 2000), Last Trip to Venice (self-published, 2002), Mémoires 1983 (Akaaka Art Publishing, 2006), Mémoires.1984-1987 (Izu Photo Museum/Camera Austria, 2010), WHY DRESDEN 1984/2015 (spector, 2017).
Inoltre è impegnato in vari progetti: è fondatore del magazine fotografico Camera Austria e è curatore di esposizioni che puntano a introdurre nel panorama europea artisti giapponesi come Daido Moriyama, Shomei Tomatsu e Nobuyoshi Araki.

Di Ylenia Bonacina

SEIICHI FURUYA DIDASCALIE IMMAGINI

  1. Seiichi Furuya, Potsdam, October 6, 1985 – Falkenberger Chaussee 13/502, Berlin-Ost, October 7, 1985, detail. (foto presa da https://fotografiaartistica.it/seiichi-furuya-perdita-e-memoria-di-christine/)
  2. Seiichi Furuya, Graz, 1979. (foto presa da https://galeriethomasfischer.de/artist/seiichi-furuya/)
  3. Seiichi Furuya, Schattendorf, 1981 (foto presa da https://galeriethomasfischer.de/artist/seiichi-furuya/)
  4. Seiichi Furuya, Memoires 2. (foto presa da https://whoneedsanotherphotoblog.wordpress.com/2013/08/31/intimacy-and-photography-how-much-can-life-interact-with-a-photographers-work-and-vice-versa-seiichi-furuya/)
  5. Seiichi Furuya. (foto presa da https://alchetron.com/Seiichi-Furuya)
  6. Seiichi Furuya, Face to Face, 1978-1985. (foto presa da https://www.furuya.at/en/works_20.html)
  7. Seiichi Furuya, Face to Face, 1978-1985. (foto presa da https://www.furuya.at/en/works_20.html)

SITOGRAFIA

https://www.furuya.at/en/biography.html
https://www.furuya.at/en/works_20.html
https://fotografiaartistica.it/seiichi-furuya-perdita-e-memoria-di-christine/