Quando si usa la fotografia in bianco e nero e quando il colore

Vi svelo un segreto. Non si scatta in bianco e nero perché ci piace di più o perché le fotografie hanno un non so che di poetico e lontano nel tempo. Almeno, la scelta non dovrebbe essere legata a questo se si
tratta di un racconto, di un progetto che si è deciso di intraprendere.
Il bianco e nero e il colore hanno finalità differenti.
Il bianco e nero resta una scelta di molti fotografi, anche dopo l’entrata nel mondo della fotografia del colore.
La fotografia a colori, quando è nata, ha fatto presupporre a molti che fosse una ripresa più veritiera della realtà. I colori delle immagini dovrebbero corrispondere ai colori dei soggetti fotografati. I dati del
mondo vengono quindi rispettati.
Siamo sicuri sia così?

La fotografia rimane, a colori o in bianco e nero, un’illusione. Diciamo che il bianco e nero ha minor presunzione di assomigliare alla realtà, ecco. Entrambe le scelte restano astrazioni della realtà.
Per molti anni, il bianco e nero è stato considerato lo strumento documentale più valido. Scattando in bianco e nero, effettivamente l’occhio dello spettatore non è distratto dagli impulsi ai quali i pesi tonali
delle differenti “parti cromatiche” lo sottoporrebbero.
Per il piacere di produrre immagini siete liberi di non considerare le informazioni che seguono. Siete liberi di scattare a colori, tornare a casa e dire a voi stessi: “Oh, che bella, questa la porto in bianco e nero
perché sta meglio!”.
In generale, però, un fotografo con le idee chiare sa, prima di uscire di casa, se scatterà in bianco e nero oppure a colori, perché l’approccio al lavoro cambia totalmente.
Se osserviamo la fotografia che segue, non possiamo sperare di ottenere lo stesso effetto se la scattiamo in bianco e nero.

Be the bee body be boom, est west – Sara Munari
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Be-the-bee-body-be-boom-est-west-1.jpg
Be the bee body be boom, est west – Sara Munari


Non fraintendetemi, la lettura dell’azione che si svolge all’interno della fotografia non cambia.
Togliendo il colore dall’immagine, togliamo parecchie informazioni sul soggetto e questo provoca una lettura parziale della fotografia. Per questo si sceglie di scattare a colori.
Questa foto creerebbe la stessa tensione in bianco e nero? Sicuramente no.
Quello che sostengo è che in una fotografia a colori, il colore deve diventare parte dell’informazione che la fotografia vuole trasmettere. Questo succede a prescindere dal fatto che vi sia un messaggio effettivo a livello connotativo. Vale anche se la fotografia si basa su presupposti esclusivamente estetici.
Trovo la fotografia a colori decisamente più complicata della fotografia in bianco e nero. Gli aspetti di cui ci si deve occupare, negli scatti a colori, sono sicuramente maggiori rispetto al bianco e nero. Una fotografia a colori, scattata senza rispettare l’equilibrio tra i pesi tonali, potrebbe distrarre l’attenzione con elementi dell’immagine non funzionali, o addirittura inutili per il messaggio che si vuole far passare.
Scattare a colori è più complicato e ci mette nelle condizioni di dover prestare attenzione a molteplici fattori che con uno scatto in bianco e nero passerebbero in secondo piano.
Potete disapprovare affermando che: “Ci sono fotografie che stanno meglio a colori, altre in bianco e nero”. E io rispondo così.
Questo vale solo se ipotizzate che il vostro progetto non abbia finalità particolari, ma come ho ripetuto tante volte, tutte le scelte che potete fare da fotografo sono dettate dalle vostre necessità comunicative.
Che finalità ha il vostro portfolio?
Torniamo al portfolio, sì, perché non riesco a immaginare una fotografia sola, buttata lì, mi riferisco sempre a progetti ben strutturati che abbiano un target, una motivazione precisa, una finalità necessaria.
Sono mille le motivazioni per cui un fotografo sceglie la fotografia a colori, piuttosto che il bianco e nero e viceversa. L’importante è che non facciate questa scelta senza un criterio preciso.
Nella fotografia in bianco e nero potrete costruire immagini che si basano sulle tonalità di grigio presenti, oltre al bianco e al nero.
Il bianco e nero ci dà l’opportunità di far percepire bene i contrasti, oppure di estendere al massimo la scala tonale dei grigi e rafforza il peso dell’azione dei soggetti, che non vengono messi in secondo piano, da nessuna informazione legata al colore.
Sono due scelte molto diverse che avranno ricadute su molti aspetti della vostra fotografia. Sono tutti fattori di cui tenere conto a livello comunicativo e su cui ragionare in termini di necessità e consapevolezza da parte del fotografo.

Ciao

Sara

Workshop di linguaggio fotografico a Creta!

Buongiorno a tutti!

Ho organizzato questa settimana di studio e esercizi sullo sviluppo personale del linguaggio fotografico a Creta, Venite con me? Ciao Sara

Il programma del workshop è articolato in sezioni pratiche e teoriche.
La mattina sarà dedicata allo studio, la docente proporrà argomenti relativi al linguaggio fotografico, alla produzione di storie, ad autori contemporanei e alla narrativa fotografica, che serviranno poi allo svolgimento degli esercizi giornalieri, successivamente discussi con il gruppo.
Verranno assegnati testi sulla fotografia da leggere e materiale esplicativo, relativo agli esercizi.
Gli esercizi riguarderanno più generi fotografici, il workshop non è incentrato su un singolo approccio.
Il workshop è studiato per chi desidera migliorare la propria espressività, cercando il linguaggio più efficace per ogni storia che si desideri raccontare. Le lezioni sono adatte a chi si avvicina alla fotografia oppure a chi incontra difficoltà nell’esprimersi e trovare il giusto percorso per costruire storie o progettare lavori fotografici.
Il corso parte da zero, non è necessaria nessuna preparazione. Per fare gli esercizi basta un qualsiasi mezzo possa produrre fotografie.

Il partecipante sarà libero di raccontare una propria storia relativa al luogo, oltre o grazie ai ragionamenti sulla fotografia che verranno effettuati in gruppo.

FINALITA’

Gli esercizi proposti, oltre a far ragionare sulle proprie possibilità espressive, stimoleranno la creatività e la capacità narrativa. Lo scopo del workshop è dare le basi per poter poi sviluppare progetti personali in autonomia.

PROGRAMMA

Il ritrovo presso l’albergo o la struttura che ci ospiterà durante il workshop, deve avvenire nella giornata di Martedì 26 Luglio 2022. Tutti i dettagli verranno forniti all’atto dell’iscrizione.

Ore di studio giornaliere 2/4 a seconda delle giornate e degli esercizi previsti
Ore di pratica giornaliera 2/4 a seconda della persona che partecipa

CHI PUO’ PARTECIPARE

Il corso parte da zero, non è necessaria nessuna preparazione. Per fare gli esercizi basta un qualsiasi mezzo possa produrre fotografie.

ATTREZZATURA

Macchina fotografica pulita e sempre carica, portatile, chiavetta usb. Un quaderno per appunti, matita e penna. Se c’è brutto tempo, vestiario impermeabile

A CHI E’ ADATTO IL CORSO

A tutte le persone che abbiano voglia di mettersi in gioco, dal punto di vista pratico, con spirito di adattamento al gruppo e ai luoghi. A chi vorrebbe capire come si pensa un lavoro, come si affronta un determinato linguaggio e una determinata narrativa. A chi ha capacità di lavorare con la fotografia per 6/8 ore al giorno, tra lezioni teoriche e pratiche.

CHI TIENE IL CORSO

Il corso è tenuto da Sara Munari, fotografa vincitrice di molti premi a livello internazionale, da 20 anni docente di fotografia in molte scuole a livello italiano (Storia della fotografia, Linguaggio fotografico, Comunicazione visiva e Storytelling fotografico). Scrittrice di quattro libri teorici sulla fotografia e altri cinque libri prodotti (non autoprodotti :)) di immagini proprie. Scopri chi è Sara

DOVE SI ALLOGGIA

L’alloggio a Creta è a 15 minuti dall’aereoporto di Creta Heraklion. L’albergo è un tre stelle superior e la colazione è inclusa. L’albergo è in una piccola cittadina a 300 metri dalla spiaggia.

PROSSIMI CORSI DA MUSA FOTOGRAFIA

FARSI STRADA COME AUTORI NEL MONDO DELLA FOTOGRAFIA con Alessia Locatelli

 Come arrivare alle gallerie, premi e festival. Con Alessia Locatelli, direttrice della biennale di fotografia femminile di Mantova, curatrice indipendente.Provare a farsi conoscere come fotografo oggi non è semplice. Riuscire a capire come muoversi in questa realtà con le sue regole, i suoi referenti e le sue dinamiche diventa più facile se qualcuno con esperienza ci prende per mano e ci guida. Alessia Locatelli, curatrice e critica fotografica indipendente, direttrice artistica della Biennale di fotografia femminile di Mantova, attraverso esempi pratici ed immagini vi aiuterà in modo semplice e concreto a capire come iniziare a presentarsi e presentare il proprio lavoro ai foto festival – con tutte le informazioni inerenti e un Case Study su Arles – cosa sono e come partecipare alle Open call, ai premi e conoscere i festival Off. Illustrerà inoltre le modalità di contatto e presentazione del lavoro alle differenti tipologie di galleria per capire senza perdere tempo come dare al proprio progetto la direzione corretta. E’ un corso utile perché oltre lo scatto, è necessario anche sapersi presentare e muovere bene per farsi conoscere. Mu.Sa cerca sempre di potervi aiutare nella realizzazione della vostra passione o di una futura professione e in questo senso l’incontro con un curatore è fondamentale.
INFORMAZIONIData corso: 14 Maggio 2022Orario: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00Vai al sito
LINGUAGGIO FOTOGRAFICO ONLINE con Sara MunariPer poter capire il valore di una fotografia, sia essa prodotta da noi o di autori già affermati, è necessario comprenderne il valore e le qualità. Come per la scrittura, nelle immagini fotografiche si asseconda una grammatica, che spesso non si conosce, che possiamo seguire o stravolgere. Abbiamo l’opportunità di produrre un gran numero di immagini, sembra che ogni istante della nostra vita debba essere fotografato.Proprio perché il potere delle immagini è sempre più rafforzato e presente, dobbiamo essere in grado di conoscerne i principi, le caratteristiche e gli elementi principali, per usarle e leggerle con più consapevolezza. Il corso si pone come obiettivo quello di mettervi nelle condizioni di sapere quali siano gli elementi utili per una corretta analisi di un’immagine.Ricordate un blocco per gli appunti e la macchina fotografica carica.
INFORMAZIONIData corso: 24 – 26 – 30 Maggio e 1 Giugno 2022Orari: 19.15 – 20.45

Mostre di fotografia da non perdere a Maggio

Come sempre, il mese di maggio offre un ricchissimo programma di mostre. Di seguito ne trovate una selezione.

Buona visione

Anna

Le mostre di Fotografia Europea – Un’invincibile estate

Dal 29 aprile al 12 giugno 2022 torna l’atteso appuntamento con Fotografia Europea a Reggio Emilia, Festival di fotografia di caratura internazionale promosso e prodotto da Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Torna con una fortissima spinta propulsiva, data dal titolo: Un’invincibile estate, frase celebre di Albert Camus che racchiude potentemente l’immagine di come le nostre forze interiori, pur nel cuore dell’Inverno, tendano inevitabilmente a sprigionarsi infine nel trionfo e nel continuo rinnovarsi della vita. Una metafora quanto mai attuale visto il recente passato e il presente che ci stanno accompagnando.

Questa suggestione ha accompagnato la direzione artistica del Festival, composta da Tim Clark e Walter Guadagnini, che ha selezionato i lavori dei protagonisti di quest’anno combinando sguardi internazionali e sensibilità differenti, mai banali, che non mancheranno di cogliere, anche di sorpresa, i visitatori.

Alla base del Festival, come sempre, ci saranno storie e racconti molto spesso intimialtre volte più aperti e sfacciati ma in entrambi i casi con l’obiettivo di stimolare punti di vista nuovi e una riflessione sulla complessità del mondo e dei fili che intrecciano i suoi abitanti ai quattro angoli del pianeta. Molteplici sguardi sulla contemporaneità attraverso il medium della fotografia, per interrogarsi sul ruolo delle immagini e della cultura visiva in questo particolare momento storico.

Come sempre le sale dei monumentali Chiostri di San Pietro saranno il fulcro del festival, ospitando ben dieci esposizioni.

Al primo piano, in ordine di percorso, troviamo Nicola Lo Calzo con il progetto intitolato Binidittu, riflessione sulla condizione delle persone migranti nel Mediterraneo attraverso la figura di San Benedetto il Moro, il primo santo nero della storia moderna considerato un’allegoria dei nostri tempi: luogo d’incontro tra il Mare Nostrum e il mondo, tra la memoria e l’oblio, tra il razzismo banalizzato e l’humanitas condivisa. Nella sala successiva, Hoda Afshar, attraverso gli scatti del complesso progetto Speak The Wind svela gli straordinari paesaggi dell’Iran, la sua gente e i loro rituali, fotografando il vento e gli intrecci di tradizioni e credenze che porta con sé, per formare una registrazione visibile dell’invisibile attraverso l’occhio dell’immaginazione. La fotografa americana Carmen Winant, invece, nella serie di immagini di Fire on World tesse più narrazioni attraverso centinaia di diapositive ritrovate, di protesta, di nascita e di piccoli mondi, che si allineano ordinatamente e messe insieme formano un quadro più ampio di disordine sociale e dissenso. Il giapponese Seiichi Furuya con la mostra First trip to Bologna 1978 /Last trip to Venice 1985 racconta il primo e l’ultimo viaggio fatti insieme a sua moglie Christine Gössler, attraverso ritratti intimi e fermo immagini, che gli hanno permesso di ricostruire la memoria di quei momenti, fino al suicidio di Christine. Ken Grant, fotografo inglese, propone la mostra Benny Profane, un progetto a lungo termine su un distretto portuale nei dintorni di Liverpool, che diventa nei suoi scatti un’immersione in uno spazio e in coloro che da esso dipendono, un resoconto di parentela e sfida in una terra difficile. Il giovane Guanyu Xu con le fotografie di Temporarily Censored Home trasforma lo spazio domestico e conservatore della sua infanzia, in scena di rivelazione, protesta e bonifica queer, mediante un mosaico di immagini raccolte da riviste di moda e cinema occidentalinonché ritratti di sé stesso con altri uomini, per mettere in scena una performance profondamente intima e politica. La fotografa Chloé Jafé con I give you my life racconta la storia, spesso sconosciuta, delle donne della Yakuza – la mafia giapponese tra le più leggendarie al mondo – mogli, figlie, amanti, che orbitano intorno alle attività criminali dei gangster maschi e che a loro hanno dedicato la loro esistenza. Jonas Bendiksen, invece, diffonde il caos nella comunità del fotogiornalismo con The Book of Veles, progetto che accorpa le fake news generate nella piccola e sconosciuta cittadina macedone di Veles per dimostrare – attraverso un misto di reportage classico, modelli di avatar 3D e sistemi di generazione di testo con intelligenza artificiale – che la disinformazione visiva confonde anche i professionisti dei media addestrati. Infine il francese Alexis Cordesse con Talashi, (parola che in lingua araba significa frammentazione, scomparsa) spiega cos’è la guerra civile siriana attraverso le fotografie personali scattate da coloro che vivono in esilio: un atto di rievocazione collettiva tra intimità e Storia.

La mostra storica di questa edizione sarà ospitata nelle sale affrescate del piano terra dei Chiostri di San Pietro e sarà dedicata a Mary Ellen Mark, fotografa documentarista che dal 1964 fino alla sua morte nel 2015, realizza saggi fotografici intensamente vividi e rivoluzionari che esplorano la realtà delle persone, soprattutto donne, in una varietà di situazioni complesse e spesso difficili, dolorose, a volte quasi impossibili.

Mary Ellen Mark: The Lives of Women, a cura di Anne Morin, abbraccia l’umanità di queste donne e la condivide con un pubblico più ampio, fornendo ai suoi soggetti una voce significativa, spesso estremamente potente.

Nella sede di Palazzo da Mosto sarà esposta la mostra dedicata al Paese Ospite, la Russia, con la curatela di Dimitri Ozerkov, Direttore del Dipartimento di arte contemporanea del Museo Ermitage di San Pietroburgo, che presenta Sentieri nel Ghiaccio, una selezione di artisti Alexander Gronsky, Anaïs Chabeur, Olya Ivanova, Evgeny Khenkin, Anselm Kiefer, John Pepper e Dimitry Sirotrin i cui progetti sono intimamente legati al tema di Fotografia Europea 2022. Al piano terra, trovano posto gli scatti della nuova produzione di Fotografia Europea, affidata a Jitka Hanzlovà. Scopo di questo progetto è raccontare come le forze di resilienza degli adolescenti siano oggi particolarmente sollecitate dai risvolti sociali che la situazione sanitaria impone loro da due anni a questa parte.

I progetti dei vincitori della Open Call di questa edizione saranno visibili nel nuovo spazio di Fotografia Europea: la Galleria Santa Maria, nel cuore del centro storico. Simona Ghizzoni racconta nel progetto Isola come sia riuscita a recuperare una relazione con la natura e con le persone, approfittando dell’emergenza Covid per lasciare Roma e tornare a rifugiarsi nell’Appennino Emiliano. La spagnola Gloria Oyarzabal, fotografa e cineasta, fissa il focus della sua indagine sul concetto di Museo in particolare in un’ottica colonialista con il progetto Usus fructus abusus. Infine Maxime Richè, parigino, da tempo si misura con la capacità di adattamento dell’uomo rispetto alle conseguenze degli sconvolgimenti ambientali. In Paradise, il focus è l’incendio che in sole quattro ore ha incenerito l’omonima città californiana e le persone che nonostante ciò, tornano per ricostruirsi una vita, proprio dove la vita è stata così brutalmente cancellata.

Ad abbracciare il festival, numerose altre mostre partner che gravitano intorno ad esso, organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate presso i propri spazi.

Nel trentennale della scomparsa di Luigi Ghirri, a Palazzo dei Musei, la mostra In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in miniatura e nuove prospettive, a cura di Ilaria Campioli, Joan Fontcuberta e Matteo Guidi, partendo dalla serie In scala realizzata da Luigi Ghirri in più riprese, dalla fine degli anni Settanta alla prima metà degli Ottanta, nel parco divertimenti Italia in Miniatura di Rimini, approfondisce i temi del doppio, della finzione e dell’idea stessa di realtà, creando un dialogo con la raccolta – disegni, cartoline, documenti e immagini provenienti dall’archivio del parco  – accumulatasi dalla metà degli anni Sessanta a seguito dei numerosi viaggi del fondatore Ivo Rambaldi lungo tutta la penisola, allo scopo di raccogliere quanta più documentazione visiva possibile per la costruzione dei plastici.

Sempre a Palazzo dei Musei torna “Incontri! Arte e persone”, progetto di Reggio Emilia Città senza Barriere – STRADE dedicato all’incontro tra fragilità e creatività. L’artista Alessandra Calò, che predilige la pratica del lavoro off camera, e sette persone con fragilità realizzano, attingendo alla ricca collezione dei Musei, un vero e proprio erbario, tramite l’utilizzo di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto. La mostra Herbarium. I fiori sono rimasti rosa, insieme agli esperimenti di stampa e al fare laboratoriale, saranno ospitati in un nuovo spazio museale che si apre al dialogo con la città.

Chiostri di San Domenico ospitano la nona edizione di Giovane Fotografia Italiana, progetto del Comune di Reggio Emilia che valorizza i talenti della fotografia italiana contemporanea under 35. La mostra, significativamente intitolata Possibilea cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, presenta le ricerche di Marcello Coslovi, Chiara Ernandes, Claudia Fuggetti, Caterina Morigi, Giulia Parlato, Riccardo Svelto, Giulia Vanelli, artisti selezionati da una giuria internazionale, composta dai curatori e da Chiara Fabro – Festival Panoràmic di Barcellona, Shoair Mavlian – Photoworks di Brighton e Krzysztof Candrowicz – Fotofestiwal di Łódź. Novità di questa edizione è l’istituzione del Premio Luigi Ghirri, nel trentennale della scomparsa dell’autore, in collaborazione con l’Archivio Eredi Luigi Ghirri.

Lo Spazio Gerra presenta il progetto In Her Rooms di Maria Clara Macrì in cui l’autrice esplora il rapporto tra empatia, intimità e rappresentazione contemporanea delle donne. Nel suo lavoro, la fotografa riesce a cogliere la natura complessa e intensa della femminilità odierna, liberata dagli stereotipi e dalla sessualizzazione e oggettivazione di cui è vittima ed esprimendo visivamente l’essenza di un nuovo sentire internazionale e globale, dovuto anche alla forte trasmigrazione al femminile.

La Biblioteca Panizzi con la mostra Vasco Ascolini: un’autobiografia per immagini a cura di Massimo Mussini, racconta la vita artistica e lavorativa del fotografo reggiano attraverso 40 anni di scatti in un percorso coraggioso, fatto di incontri importanti e di grande determinazione. L’intento è quello di far conoscere al pubblico la donazione che il fotografo ha fatto alla città ricreando una sorta di diario di viaggio in cui Ascolini segnala i momenti di passaggio con i quali ha progressivamente arricchito il suo linguaggio espressivo.

La Collezione Maramotti dedica la sua mostra al fotografo Carlo Valsecchi che nelle quarantaquattro fotografie di grande formato che costituiscono Bellum – tutte presenti nel volume che accompagna la mostra, e di cui una ventina in esposizione – racconta il conflitto ancestrale tra uomo e natura e tra uomo e uomo. Attraverso un lavoro durato circa tre anni, Valsecchi percorre le montagne, espressione naturale estrema e insieme luogo dell’ultima guerra, sublimando nei suoi scatti una realtà cruda in forma spesso astratta, intimamente estetica e assoluta.

La Fondazione I Teatri espone gli scatti di Arianna Arcara in cui Teatro e fotografia entrano ancora in relazione nel nuovo progetto dal titolo La Visita / Triptych che Fondazione I Teatri, con Reggio Parma Festival e in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara hanno affidato all’artista invitandola a una interpretazione del lavoro della Compagnia di teatro-danza belga Peeping Tom al Festival Aperto 2021. Ritratti, allestimenti e sequenze sono i tre focus su cui Arcara ha lavorato per questa mostra, riprendendo la performance site specific “La Visita” presso la Collezione Maramotti e la spettacolare trilogia “Triptych” andata in scena al Teatro Municipale Valli.

Dal 29 Aprile al 12 giugno – Reggio Emilia – sedi varie

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Le mostre di Riaperture

Nel 2022 Riaperture, per la sesta edizione del suo Festival di Fotografia, vuole parlare di viaggio, in tutte le sue forme, mezzi e declinazioni possibili: che sia reale, immaginario, nello spazio, nel tempo e anche di fantasia.

Proveniamo da un lungo periodo nel quale spostarsi fisicamente da un luogo ad un altro ci è stato a tratti sconsigliato, a tratti limitato alla sola necessità e a tratti interdetto per la nostra sicurezza. In questo graduale e, ci auguriamo, irreversibile percorso verso il famigerato recupero della normalità, vorremmo tornare pienamente a vivere il viaggio come esercizio di meraviglia davanti alla Natura, in una città o a contatto con un popolo, senza dimenticarci dell’esperienza introspettiva che la distanza ci ha imposto.

Le mostre saranno ospitate nei luoghi di Ferrara riaperti per l’occasione e saranno tutte visibili con il biglietto unico di ingresso, acquistabile in prevendita anche online sul nostro sito.

Nei luoghi riaperti per l’occasione saranno esposte:

Sara Melotti – Quest For Beauty

Rocco Rorandelli – Bitter Leaves

Guia Besana – Carry On

Alessandro Bergamini – Humanity

Giovanni Chiaromonte – Westwards

Alba Zari – The Y

Valerio Muscella e Michele Lapini – Non più, non ancora

Alessandro Inches – ravers’ interiors

Fulvia Bernacca – Sereno

Alison Luntz – In Spirit

dal 13 al 29 maggio 2022 – Ferrara

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Invisible – Roberto Polillo

Dal Marocco alla Cambogia, dal Giappone all’India, tra Venezia, New York e Dubai, 21 fotografie di grande formato per 13 paesi raccontano la ricerca artistica e il linguaggio di Roberto Polillo, un progetto speciale all’interno di MIA FAIR 2022.

Paesaggi e architetturecolori e percezioni, una esplorazione del mondo attraverso una fotocamera in movimento, alla ricerca di quello che gli occhi non vedono: l’invisibile. Tra sperimentazione tecnica e indagine della resa dell’immagine, nasce una fotografia che aspira a cogliere l’anima dei luoghi e rivelare una realtà ridotta ai suoi elementi essenziali, spaziali, cromatici, percettivi, ritmici a tratti pittorici, evocativi; una realtà altra e diversa da quella registrata soltanto dagli occhi.

Insieme alla mostra arricchisce il percorso culturale di MIA FAIR anche un talk intitolato Esplorando l’invisibilevenerdì 29 aprile alle ore 18.00, per una riflessione e un confronto che possa nascere da un’alternanza di visioni e di discipline. Un dialogo tra Denis Curti e Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia e autore di Quello che gli occhi non vedono con Mauro Pagani, polistrumentista, compositore e produttore discografico, parte della PFM Premiata Forneria Marconi e autore di importanti collaborazioni con numerosi musicisti italiani, a partire da Fabrizio De André, e Francesca Taroni, direttore di “Living e ” Abitare”.

Invisibile raccoglie oltre quindici anni di indagine fotografica che Roberto Polillo ha portato avanti grazie a una grande passione, che nei primi anni della sua carriera gli ha permesso di ritrarre alcuni dei più importanti nomi del Jazz, all’amore per il viaggio che lo ha spinto in oltre 25 paesi nel mondo e alla volontà di trovare un linguaggio che possa diventare veicolo per una nuova espressione della realtà. 

In queste stanze, portate al grado zero del nero, Roberto Polillo sembra muoversi come uno sciamano contemporaneo capace di esprimere il bisogno vitale dell’umanità di ricomporre il rapporto con quell’universo che essa stessa è stata capace di costruirsi. La sua esplorazione del mondo è l’espressione di un preciso desiderio, quello di raccogliere empatia per poi restituirla. Denis Curti

28 aprile – 1 maggio 2022 – MIA FAIR – Milano

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno con la mostra Wunderkammer. Le Stanze delle Meraviglie, che ha visto come protagonisti il fotografo di moda Luca Manfredi e sei ragazzi e ragazze con fragilità, torna a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dal 29 aprile, nell’ambito del festival di Fotografia Europea (29 aprile – 12 giugno 2022), il progetto che pone l’attenzione sul tema dell’incontro tra arte, fotografia e fragilità. Partendo dalle importanti collezioni botaniche custodite ai Musei Civici, l’artista Alessandra Calò accompagnerà sette persone con fragilità nella realizzazione di un vero e proprio erbario installativo tramite l’utilizzo di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto; il risultato finale verrà esposto nella mostra dedicata “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa”.

Il progetto costituisce la terza tappa di “Incontri! Arte e persone”, l’iniziativa  di Reggio Emilia Città senza Barriere, promossa dal Comune di Reggio Emilia, dedicata all’incontro tra fragilità e creatività. I protagonisti, l’artista Alessandra Calò e sette persone con fragilità – Valentina Bertolini, Paolo Borghi, Valentina De Luca, Cinzia Immovilli, Flavia Vezzani e Caterina Perezzani -, sono stati affiancati dallo staff dei Musei Civici e da un’atelierista di STRADE, il nuovo ambito socio-occupazionale e del tempo libero a favore delle persone adulte con disabilità del Distretto di Reggio Emilia, un progetto gestito dal Consorzio Oscar Romero.  

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa rappresenta una mostra inaspettata e inedita che unisce arte, creatività, fragilità e un’attenta riflessione sull’ambiente – dichiara l’assessora alla Cultura e alle Pari Opportunità Annalisa Rabitti –sostenendo così un’idea di cultura in cui tutti e tutte possiamo essere protagonisti e agire per il nostro territorio. L’incontro tra la creatività dell’artista Alessandra Calò, la fantasia di sei persone con fragilità e le preziose collezioni botaniche custodite ai Musei Civici, oltre ad aver offerto nuove opportunità di inclusione sociale ed esperienza artistica, hanno generato un importante e bellissimo mix che vedrà il suo risultato nell’esposizione dell’erbario installativo in occasione del festival di Fotografia Europea.”

Incuriosita dalla ricca collezione di erbari conservata presso Palazzo dei Musei, che per la loro fragilità e valore storico non sono esposti al pubblico, ma custoditi in eleganti  contenitori che ne lasciano trapelare tutta la preziosità, l’artista guiderà i partecipanti nella realizzazione di un vero e proprio erbario, tramite l’utilizzo di antiche tecniche di stampa fotografica a contatto. Nella sua pratica, infatti, Alessandra Calò  attualizza antichi procedimenti di stampa realizzando la maggior parte del suo lavoro off camera; un fare alchemico che riporta a tempi passati. Nati ad uso e consumo dell’uomo, oggi questi antichi erbari permettono di approfondire temi legati all’ambiente e “viaggiare” nel tempo creando delle connessioni tra passato e presente. Il nuovo erbario, ispirato al grande quaderno di Antonio Cremona Casoli e all’erudita raccolta di Filippo Re, sarà frutto anche di un’indagine sul territorio.

L’intero processo, gli esperimenti di stampa e il fare laboratoriale, saranno ospitati in un nuovo ambiente di Palazzo dei Musei, in precedenza laboratorio archeologico. Lo spazio, accessibile da via Secchi, si presenta come una vera e propria vetrina, un affaccio sulla città, un ponte in dialogo tra il luogo della memoria e lo spazio della vita collettiva. Il materiale raccolto e realizzato liberamente sarà esposto nella forma di un erbario installativo in occasione del Festival di Fotografia Europea, coinvolgendo anche l’inedito cortile interno retrostante il laboratorio grazie al gruppo de I Senzamai, operosi custodi del Parco San Lazzaro, e Art Factory.

WORLD PRESS PHOTO EXHIBITION 2022

© Amber Bracken

Sono stati annunciati ad Amsterdam i vincitori del World Press Photo Contest 2022, il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo: quest’anno, i lavori premiati sono stati scelti tra i 64.823 candidati, tra fotografie e open format, realizzati da 4.066 fotografi provenienti da 130 paesi. La giuria, presieduta da Rena Effendi, ha incoronato vincitore lo scatto realizzato nella Scuola Residenziale di Kamloops dalla fotografa canadese Amber Bracken per il New York Times, aggiudicandosi, dunque, il World Press Photo of the year
Abiti rossi appesi a delle croci lungo una strada: commemorano i bambini morti alla Kamloops Indian Residential School, un’istituzione creata per i piccoli indigeni. In quel luogo, sono state scoperte circa 215 tombe. La presidente della giuria globale Rena Effendi: «È un tipo di immagine che si insinua nella memoria, ispira una sorta di reazione sensoriale. Potevo quasi sentire la quiete in questa fotografia, un momento tranquillo di resa dei conti globale per la storia della colonizzazione, non solo in Canada ma in tutto il mondo».

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
 ospiterà, in anteprima italiana, questa e le altre foto vincitrici dal prossimo 29 aprile fino al 18 settembre: la 66ª edizione della World Press Photo Exhibition è organizzata per il sesto anno consecutivo a Torino (le due ultime edizioni nella Sala del Senato di Palazzo Madama) grazie all’impegno di Cime, partner della World Press Photo Foundation di Amsterdam e della Fondazione Torino Musei. Le foto vincitrici saranno esposte nella sala mostre.

Gli altri vincitori
Il premio “World Press Photo Story of the Year” è andato a “Salvare le foreste con il fuoco” di Matthew Abbott, Australia, un lavoro realizzato per National Geographic/Panos Pictures. Al centro del racconto, un rito degli indigeni australiani che bruciano strategicamente la terra in una pratica nota come «combustione a freddo»: i fuochi si muovono lentamente, bruciano solo il sottobosco e rimuovono l’accumulo di residui vegetali che possono alimentare incendi più grandi. Il popolo Nawarddeken di West Arnhem Land, in Australia, attua questa pratica da decine di migliaia di anni e vede il fuoco come uno strumento per gestire la propria terra natale di 1,39 milioni di ettari. I ranger di Warddeken combinano le conoscenze tradizionali con le tecnologie contemporanee per prevenire gli incendi, diminuendo così la CO2 per il riscaldamento climatico.

Vincitore del premio “World Press Photo long-term project award“, invece, “Distopia amazzonica” di Lalo de Almeida, Brasile, per Folha de São Paulo/Panos Pictures. Mostra come la foresta pluviale amazzonica sia gravemente minacciata dalla deforestazione, dall’estrazione mineraria, dallo sviluppo infrastrutturale e dallo sfruttamento di altre risorse naturali. Pesano anche politiche “poco green” del presidente Jair Bolsonaro. 

“Il sangue è un seme” di Isadora Romero, Ecuador ha vinto la sezione video, “World Press Photo open format award”.  Attraverso storie personali, questo lavoro mette in discussione la scomparsa dei semi, la migrazione forzata, la colonizzazione e la conseguente perdita di conoscenze ancestrali. Il video è composto da fotografie digitali e cinematografiche, alcune delle quali sono state scattate su pellicola 35mm scaduta e successivamente disegnate dal padre di Romero. In un viaggio nel loro villaggio ancestrale di Une, Cundinamarca, in Colombia, Romero esplora ricordi dimenticati della terra e dei raccolti e viene a conoscenza del fatto che suo nonno e la sua bisnonna fossero “custodi dei semi” e che coltivavano diverse varietà di patate, di cui solo due si possono ancora trovare.

Dal 28 aprile al 12 giugno 2022 – Palazzo delle Esposizioni ROMA

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Dal 29 Aprile 2022 al 18 Settembre 2022 – GAM Torino

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DAVID LACHAPELLE. I BELIEVE IN MIRACLES

La grande mostra personale “David LaChapelle. I Believe in Miracles” è il risultato di un percorso di ricerca artistica che dura da una vita e che racconta un David LaChapelle inedito e, per certi versi, inaspettato.

Con un progetto inedito il Mudec ospita un percorso espositivo che mette al centro uno sguardo critico sull’animo umano indagato nelle sue pieghe fatte di dolori, solitudini, gioie, passioni e ideali.

L’uomo e il rapporto con sé stesso, l’uomo nell’ambiente circostante e nella società umana, l’uomo nella Natura.

In mostra oltre 90 opere – tra grandi formati, scatti site-specific, nuove produzioni e una video installazione – che si dipanano in un racconto fluido e ricchissimo di suggestioni, attraverso la personalissima visione dell’artista di una fotografia ‘gestuale’, che è strappo sul presente e ‘alert’ per il futuro a venire.

22 aprile – 11 settembre 2022 – MUDEC – Milano

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LUIGI GHIRRI. (NON) LUOGHI

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, nella rinascimentale sede di Palazzo Bisaccioni, celebra Luigi Ghirri, maestro della fotografia contemporanea, in occasione del trentennale dalla morte, attraverso una mostra che vuole proporsi come un racconto emozionale, un percorso che disveli al visitatore il modo in cui Ghirri entra in rapporto con le cose, celebrando l’artista e ponendo l’attenzione sulla sua intima necessità di fotografare.

La mostra “Luigi Ghirri (non) luoghi”, a cura di Massimo Minini, si compone di quaranta fotografie provenienti da collezioni private. Obiettivo del progetto espositivo, ideato da Roberta Angalone, è ricordare l’artista analizzandone la ricerca fotografica dal punto di vista delle motivazioni e dei sentimenti attraverso un percorso che ne tocca i punti di interesse e le questioni.
 
Reggiano di origine, grazie all’assidua frequentazione del gruppo degli artisti concettuali modenesi, Ghirri si avvicina alla fotografia intorno agli anni ’70, i primi scatti sono realizzati durante le vacanze estive o i fine settimana e tanto basta perché si renda conto che la macchina fotografica sarebbe stato il medium perfetto, un incredibile linguaggio visivo capace di saziare il “desiderio d’infinito che è in ognuno di noi”.
 
La mostra si apre con una prima sezione introduttiva, dedicata alla vita e al racconto del suo avvicinamento all’obiettivo fotografico. Nato nel gennaio del 1943, vede il mondo mutare in pochi anni: dal clima del dopo guerra a quello del boom economico e al conseguente fermento culturale degli anni ’60. Si forma così, inevitabilmente, la sua personalità sensibile ai cambiamenti e desiderosa di conoscenza; la fotografia diviene il mezzo per guardare a fondo le cose, conoscerne l’origine e il divenire.
 
Il percorso prosegue con le sezioni dedicate ai luoghi, ai volti del tempo, ai non luoghi, all’arte e in fine ad Aldo Rossi, con il quale condivide l’interesse per la periferia, spazio che, a parere di entrambi, racchiude in sé forza evocativa di storia e memoria. Ghirri è attratto dall’ambiente che abita l’uomo, quello in cui egli si muove, non ai mutamenti del paesaggio, ma ai cambiamenti del vivere.
 
Quello dell’artista è un universo a tratti malinconico, incantato, sospeso e romantico, che trova senso nelle piccole cose, nello stupore e nella meraviglia che scaturisce dal guardare le cose senza il velo dell’abitudine.
 
Con i suoi scatti dimostra come la fotografia sia generatrice di mondi possibili, mai artificiosi e irreali, ma che sempre raccontano la percezione di un’altra verità, frutto del perfetto “equilibrio tra rilevazione e rivelazione”. Durante tutta la sua carriera Ghirri fotografa un’enorme quantità di soggetti differenti, decidendo di non identificarsi in un genere o stile poiché reputa questa una scelta rischiosa, una limitazione della libertà di espressione. La sua è una fotografia che si oppone a qualsiasi specie di “censura” linguistica; anche le sue indagini rimangono volutamente aperte, non tendono ad una risposta unica e definitiva ma si prestano a infinite combinazioni e interpretazioni, coerentemente con la sua idea di fotografia.

Dal 09 Aprile 2022 al 31 Luglio 2022 – Jesi (AN) – Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

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Fabio Boni: Respiro. Un attimo prima che tutto cambi

l primo lavoro di Fabio Boni, datato 1993, si intitola Volti: ritratti in bianco e nero su sfondo bianco, nel tentativo di scorgere, nei segni che il tempo ha lasciato sulle fisionomie, dettagli delle storie personali dei soggetti fotografati.
La carriera del fotografo prende il via dal ritratto: per diverso tempo, l’interesse di Fabio Boni si concentra strettamente sulla persona; lo spazio per il paesaggio non è contemplato.

Con il passare degli anni, i suoi progetti diventano i muri di una vecchia casa di famiglia sui quali l’edera comincia a creare una trama: la natura si insinua nelle fotografie, prima concedendosi lo spazio di una virgola tra i diversi ritratti, piano piano assumendo un ruolo sempre più centrale, fino a diventare importante terreno simbolico.

Nei due lavori che verranno esposti sulle pareti della galleria di Micamera e che danno il titolo alla mostra, uno del 2018 e uno del 2020, l’indagine naturale e sul territorio arriva a intrecciarsi con le dinamiche personali e sociali che costituiscono i luoghi, ritraendo il paesaggio come fondamentale depositario della memoria collettiva.

Respiro, il giardino di Maura, fotografato dal 2018 al 2020, è un luogo in cambiamento, che segue naturalmente il ciclo delle stagioni, ma al contempo si modella sulle storie di vita delle persone che lo frequentano e lo abitano. ‘Gli alberi sono una presenza, una forza, una necessità, sono ricordi di storie e di persone, fanno parte della memoria di chi li ha piantati e li custodisce’.

In Un attimo prima che tutto cambi, due generazioni ai poli apposti sulla linea della vita, si mescolano sullo sfondo di una collina appena fuori dal centro urbano. Si parla qui di una comunità che si occupa di conservare, tutelare, garantire gli ultimi anni – o attimi – di vita delle sue persone più anziane, e lo fa affiancando, anche solo simbolicamente, quelle persone anziane ai bambini, rendendo entrambe le generazioni importanti custodi per la realizzazione del futuro.

La collina, il territorio, la “natura che accoglie”, è la depositaria della memoria collettiva che costituisce la comunità stessa, ed è incaricata di raccogliere questa memoria e trasformarla in conoscenza per i più giovani, affinché si realizzi il futuro.

23 aprile – 21 maggio, 2022 – MICAMERA – Milano

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SABINE WEISS. LA POESIA DELL’ISTANTE

«Quando [Sabine Weiss] fotografa i bambini, diventa bambina lei stessa. Non esistono assolutamente barriere tra lei, loro e la sua macchina fotografica.»

Hugh Weiss, artista e marito di Sabine Weiss   

La Casa dei Tre Oci di Venezia presenta, dall’11 marzo al 23 ottobre 2022, la più ampia retrospettiva mai realizzata finora, la prima in Italia, dedicata alla fotografa franco-svizzera Sabine Weiss, scomparsa all’età di 97 anni nella sua casa di Parigi lo scorso 28 dicembre 2021, tra le maggiori rappresentanti della fotografia umanista francese insieme a Robert Doisneau, Willy Ronis, Edouard Boubat, Brassaï e Izis.

L’esposizione è il primo e più importante tributo alla sua carriera, con oltre 200 fotografie. Curata da Virginie Chardin, la retrospettiva è promossa dalla Fondazione di Venezia, realizzata da Marsilio Arte in collaborazione con Berggruen Institute, prodotta dallo studio Sabine Weiss di Parigi e da Laure Delloye-Augustins, con il sostegno di Jeu de Paume e del Festival internazionale Les Rencontres de la photographie d’Arles.

Unica fotografa donna del dopoguerra ad aver esercitato questa professione così a lungo e in tutti i campi della fotografia – dai reportage ai ritratti di artisti, dalla moda agli scatti di strada con particolare attenzione ai volti dei bambini, fino ai numerosi viaggi per il mondo – Sabine Weiss, che ha potuto partecipare attivamente alla costruzione di questo percorso espositivo, aveva aperto i suoi archivi personali, conservati a Parigi, per raccontare, per la prima volta in maniera ampia e strutturata, la sua straordinaria storia e il suo lavoro.

Gli scatti esposti ai Tre Oci, tra i quali diversi inediti – come la serie dedicata ai manicomi, realizzata durante l’inverno 1951-1952 in Francia nel dipartimento dello Cher, e rimasta parzialmente inedita fino ad oggi – ripercorrono insieme a diverse pubblicazioni e riviste dell’epoca l’intera carriera di Weiss, dagli esordi nel 1935 agli anni ’80. Fin dall’inizio, Sabine Weiss, come testimoniano in mostra le foto dei bambini e dei passanti, dirige il suo obiettivo sui corpi e sui gesti, immortalando emozioni e sentimenti, in linea con la fotografia umanista francese. È un approccio dal quale non si discosterà mai, come si evince dalle sue parole: «Per essere potente, una fotografia deve parlarci di un aspetto della condizione umana, farci sentire l’emozione che il fotografo ha provato di fronte al suo soggetto».

Nata Weber a Saint-Gingolph, in Svizzera, il 23 luglio 1924, Sabine, che prenderà il cognome del marito, il pittore americano Hugh Weiss (Philadelphia, 1925 – Parigi, 2007), si avvicina alla fotografia in giovane età. Compie l’apprendistato presso i Boissonnas, una dinastia di fotografi che lavorano a Ginevra dalla fine del XIX secolo. Nel 1946 lascia Ginevra per Parigi e diviene l’assistente di Willy Maywald, fotografo tedesco specializzato in moda e ritratti. Quando sposa Hugh, nel 1950, intraprende la carriera di fotografa indipendente. Insieme, si trasferiscono in un piccolo studio parigino, dove abiteranno poi tutta la vita, e frequentano la scena artistica del dopoguerra.

Uno dei nuclei principali della rassegna “Sabine Weiss. La poesia dell’istante” racconta proprio gli anni ’50 del Novecento, momento del riconoscimento internazionale della fotografa. Nel 1952, infatti, la sua carriera ha una svolta decisiva quando entra nell’agenzia Rapho, su raccomandazione di Robert Doisneau. Dal 1953 in poi le sue fotografie sono pubblicate da grandi giornali internazionali come “Picture Post”, “Paris Match”, “Vogue”, “Le Ore”, “The New York Times”, “Life”, “Newsweek”. Nello stesso anno Weiss partecipa alla mostra “Post War European Photography” al Museum of Modern Art di New York (MOMA) e nel 1954 l’Art Institute di Chicago le dedica un’importante personale. Nel 1955 tre dei suoi scatti sono scelti da Edward Steichen per la storica antologica “The Family of Man”, al MOMA di New York.

Dal 1952 al 1961 Sabine Weiss collabora, accanto a fotografi come William Klein, Henry Clarke e Guy Bourdin, con Vogue, realizzando alcuni memorabili servizi di moda, di cui in mostra sono esposti vivaci scatti a colori insieme a una quindicina di numeri originali della celebre rivista.

Una sezione del percorso è poi dedicata ai suoi ritratti di pittori, scultori, attori e musicisti. Per cinque anni, Hugh Weiss è il mentore dell’artista Niki de Saint Phalle, mentre Sabine è vicina ad Annette Giacometti, la moglie del grande scultore Alberto. In mostra non mancano i loro ritratti accanto a quelli di altre personalità come Robert Rauschenberg, Françoise Sagan, Romy Schneider, Ella Fitzgerald, Simone Signoret e Brigitte Bardot.

L’America, raggiunta nel 1955 sul transatlantico Liberté in compagnia del marito Hugh, la impressiona fortemente, e i scuoi scatti realizzati a New York nelle sue strade brulicanti di dettagli, dal Bronx ad Harlem, da Chinatown alla Ninth Avenue, sono pubblicati dal New York Times in un ampio servizi dal titolo “I newyorkesi (e la Washington) di una parigina”. Sono immagini che raccontano l’America con un punto di vista francese, dall’umorismo spiccato, molte delle quali vengono esposte solo oggi, per la prima volta in Italia, in occasione della retrospettiva ai Tre Oci.

Il percorso riserva ampio spazio anche ai lavori realizzati a partire dagli anni ‘80, all’età di sessant’anni, durante i suoi viaggi in Portogallo, India, Birmania, Bulgaria ed Egitto. Come osserva la curatrice Virginie Chardin, «in essi si registra una straordinaria vivacità intellettuale con note sentimentali, incentrate sulla solitudine, sulla fede e sui momenti di riflessione dell’esistenza».

Oltre alle fotografie, in mostra verranno presentati anche alcuni estratti da film documentari a lei dedicati (“La Chambre Noire” del 1965; “Sabine Weiss” nel 2005; “Il mio lavoro come fotografa” del 2014) nei quali la fotografa ha raccontato, in diversi periodi della sua vita, il suo percorso artistico, le sue esperienze di viaggio e la difficoltà di essere una fotografa donna. La forza della sua curiosità per il mondo e la sua gioia di vedere e documentare fanno di Sabine Weiss un simbolo di coraggio e di libertà per tutte le donne fotografe.

Il catalogo, pubblicato da Marsilio Arte, propone molte immagini inedite, i testi di Virginie Chardin, curatrice della rassegna, e di Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci.

Dal 11 Marzo 2022 al 23 Ottobre 2022 – Venezia – Casa dei Tre Oci

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WHO IS CHANGED AND WHO IS DEADAhndraya Parlato

Nell’ambito di Art City Bologna 2022 in occasione di ARTEFIERA, Spazio Labo’ presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista statunitense Ahndraya Parlato (Kailua, Hawaii). La mostra, produzione originale di Spazio Labo’ a cura di Laura De Marco, nasce dalla seconda monografia di Parlato, il libro Who is Changed and Who is Dead pubblicato a luglio 2021 dall’editore britannico Mack Books.

In Who is Changed and Who is Dead Parlato parte da due eventi fondamentali e fondanti della sua vita privata, il suicidio della madre e la nascita delle sue figlie, per costruire un progetto che esplora le contraddittorie e complesse sfaccettature della maternità – della gestione delle paure e delle ansie legate al mettere al mondo altre persone, ma non solo –, del rapporto madre-figlia, e di uno dei temi fondamentali della vita di ogni essere umano: la fine della vita stessa.

Who is Changed and Who is Dead è un libro estremamente ricco e articolato che intreccia gli strumenti narrativi della fotografia e della scrittura creando una narrazione unica e un corpo di lavoro sfaccettato e profondo attraverso un magistrale utilizzo di generi e linguaggi. Intrecciati a una serie di racconti scritti da Parlato stessa – idealmente divisi in due parti, una indirizzata alle figlie e una alla madre – troviamo still life, paesaggi, sculture, disegni, ritratti, fotogrammi realizzati usando le ceneri della madre e riferimenti alla tradizione fotografica ottocentesca delle “madri nascoste”. Troviamo i corpi delle figlie dell’autrice, fotografati con intimità materna e allo stesso tempo distacco contemplativo. All’interno di questa complessità Parlato cerca di fare chiarezza su questioni fondamentali come la mortalità, il genere, la genitorialità. In fondo, la vita stessa. Le paure contemporanee, si chiede Parlato, sono diverse da quelle provate dalle madri nel corso della storia? Quanto è labile il confine dei ruoli tra una madre a una figlia? Esistono ansie specifiche legate all’avere figli di sesso femminile? Quanto la maternità stessa, come il genere, è una costruzione?

La mostra personale a Spazio Labo’ è un’occasione di incontro con l’artista americana che in occasione di Art City incontrerà il pubblico in una serie di eventi gratuiti, tra i quali un talk e una visita guidata, e interagirà con una classe di studenti e studentesse all’interno di un workshop di due giorni con numero limitato di posti disponibili.

In occasione della mostra sarà possibile consultare e acquistare il libro autografato Who is Changed and Who is Dead di Ahndraya Parlato (Mack Books, 2021).

Dal 5 maggio  fino al 16 luglio 2022 – Spazio Labò – Bologna

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Emanuele Scorcelletti – Elegia Fantastica 

Elegia Fantastica. Le Marche tra ricordo e visione: cento fotografie raccontano, attraverso una mostra a Palazzo Pianetti di Jesi dal 30 aprile 2022 e un libro, il profondo legame che Emanuele Scorcelletti ha sempre mantenuto con l’Italia e in modo particolare con le Marche.

Un progetto, a cura di Cyril Drouhet, direttore della fotografia di “Le Figaro Magazine”, che segna il passaggio a un nuovo linguaggio artistico per Scorcelletti, autore fino a oggi conosciuto per le sue immagini dedicate ai più importanti personaggi del cinema mondiale e premiato nel 2003 dal World Press Photo Contest.

Marchigiano di origine ma vissuto sin da bambino tra Lussemburgo e Francia, Emanuele Scorcelletti ritorna alle emozioni e ai sentimenti che permeano e scaturiscono dai territori originari della sua infanzia, dalle sue radici.

Lo sguardo di Emanuele Scorcelletti, noto per aver catturato il lato umano delle star del cinema e della moda, in questo nuovo lavoro si è evoluto. Come in un viaggio evanescente, in una nostalgica atemporalità, forme spettrali e leggere si evolvono in città cristallizzate dagli anni, in luoghi sacri preservati da una fede millenaria, in un mondo rurale risparmiato dalla frenesia del modernismo. Immagini in movimento che svelano un lavoro onirico come un’ode all’Italia eterna, come una poesia sussurrata alle ferite della vita in cui galleggia un certo profumo di innocenza. Cyril Drouhet

Formato dagli insegnamenti dei grandi maestri Henri Cartier-Bresson e Mario Giacomelli, che lo hanno portato alla ricerca di rigore e perfezione geometrica, Scorcelletti giunge a una nuova espressione fotografica che, libera dagli schemi, lascia spazio alla poesia, attraverso luci, ombre, natura e paesaggio, per comporre immagini quasi astratte che, senza nessun tipo di intervento successivo, mantengono intatta l’emozione dell’istante.

Una narrazione lirica di un viaggio introspettivo nei luoghi del passato, ripercorsi per mesi tra boschi, spiagge, piccoli paesi e ritrovati emotivamente nelle case, insieme alle persone che li abitano: il ritratto di una terra attraverso lo sguardo personale del fotografo e della sua memoria. Luoghi come ricordi sono raccolti in un componimento poetico, una elegia, che affianca due sezioni: Ricordi Visioni. Pittorica ed evocativa la prima, sognante, quasi sublimata la seconda. 

Emanuele Scorcelletti presenta il suo abecedario emotivo, fatto di paesaggi e storie e persone reali che si dispiegano, con sinuosa  armonia, su paesaggi e storie e persone, questa volta sognanti. Ordine dentro il caos. Andirivieni di sentimenti contrastanti. Capovolgimenti e narrazioni. Parole rovesciate a riempire un serbatoio di memorie e astrazioni. Denis Curti

Il progetto Elegia Fantastica, che contribuisce alla valorizzazione del paesaggio culturale e del territorio marchigiano, è sostenuto da Comune di Jesi, da Regione Marche e da Fedrigoni. Prende avvio da Palazzo Pianetti, sede dei Musei Civici di Jesi, e prevede diverse tappe europee grazie al supporto di Leica. Una seconda esposizione, dedicata al lavoro di Emanuele Scorcelletti all’interno del mondo del cinema, è in programma ad Ascoli Piceno nella Galleria Osvaldo Licini.

30 aprile – 4 settembre 2022 – Jesi, Palazzo Pianetti

Dasein – Diego Dominici

La galleria Febo e Dafne, come associato TAG e come espositore alla fiera The Phair, aderisce all’iniziativa TORINO PHOTO DAYS con la mostra personale di Diego Dominici Dasein. La mostra di fotografia inaugura il 5 maggio 2022 alle 17.00 e prosegue fino al 4 giugno. La galleria sarà aperta, oltre che nei consueti orari (dal martedì al sabato, dalle 15 alle 19), eccezionalmente per i due eventi del 24 maggio, dalle ore 18.00 alle 21.00 per le visite guidate con l’artista; e del 27 maggio, alle ore 21.00 per un talk sull’uso della fotografia tra arte e reportage. TORINO PHOTO DAYS mette in rete, dal 24 al 29 maggio, tutte le proposte degli enti cittadini che vi aderiscono, sia pubblici che privati, in un’ampia proposta corale dedicata all’universo fotografico.
 
Dasein è la mostra che, senza specifico intento retrospettivo, si interroga sul percorso di ricerca fotografica di Diego Dominici. L’analisi avviene attraverso la presentazione di una selezione di opere tra le più rappresentative del lavoro svolto dall’artista negli ultimi 18 anni. L’esposizione diviene quindi il percorso nell’estetica dell’autore, cogliendone le profonde narrazioni che si rivelano ad una più attenta osservazione dei suoi scatti. Passando dalla bidimensionalità delle stampe fotografiche, le immagini svelano il groviglio dell’interiorità e della psiche umana.
In galleria Dominici indagherà la sua visione insieme ai visitatori, analizzando le immagini con loro e li aiuterà a penetrare le motivazioni più intime della sua ricerca artistica. Lasciando comunque all’osservatore l’autonomia di percepirne anche solo l’estetica formale, cercherà la possibilità di uno scambio costruttivo.
 
Diego Dominici è un artista che indaga lo spettro dell’animo umano, sia negli aspetti più comuni e quotidiani che in quelli più intimi e inquieti. La mostra offre uno sguardo profondo ed ermetico dell’interiorità e suggerisce emozioni e sentimenti veicolati da una personale interpretazione artistica.

Dal 5 maggio al 4 giugno 2022 – Galleria Febo e Dafne – Torino

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Sul Corpo

In occasione di The Phair 2022 la Galleria del Cembalo presenterà fotografie di  Paolo Gioli, Paolo Pellegrin, Karmen Corak e Cristina Vatielli 4 fotografi di fama internazionale a confronto con immagini sul tema del Corpo  

Con il progetto espositivo Sul Corpo la Galleria del Cembalo porterà a The Phair 2022 i lavori di due celebri fotografi conosciuti in tutto il mondo, quali Paolo Gioli (recentemente scomparso) e Paolo Pellegrin, e di due artiste molto apprezzate per la sensibilità del loro sguardo, Karmen Corak e Cristina Vatielli,. Una selezione di quattro fotografi – tutti seguiti da anni dalla Galleria del Cembalo – che hanno esplorato in modi diversi e personalissimi il tema del corpo. Due uomini e due donne, con approcci e tecniche differenti, in un’unica intensa suggestione fatta di immagini ed emozioni.

The Phair – un neologismo sintesi di Photography e Fair – anche per la terza edizione celebra il linguaggio della fotografia e le sue molteplici forme. Nata da un’idea di Roberto Casiraghi e Paola Rampini, la fiera internazionale è a inviti ed è rivolta ad alcune delle più prestigiose gallerie d’arte contemporanea – 50 in tutto tra le italiane e le straniere – che sono chiamate a presentare dei progetti artistici legati al tema dell’immagine e opere create con materiale fotografico o video.

La selezione di immagini Sul Corpo della Galleria del Cembalo arricchirà la proposta fieristica di Torino Esposizioni, grazie al linguaggio sensibile e potente dei quattro fotografi scelti. Di Paolo Gioli – non solo fotografo ma artista multiforme e fuori dagli schemi, apprezzato e seguito da illustri personaggi del panorama internazionale culturale – saranno inserite alcune polaroid di grande formato appartenenti alle serie delle “Vessazioni” e dei   “Luminescenti”, tutte opere particolarmente originali e sperimentali. Le prime (anche indicate con il termine Abuses) rappresentano visi o torsi umani, con segni di sofferenza: sono fotografie con interventi di pittura, e non solo, parte di una ricerca in cui Gioli diceva di voler “vedere che rapporto ci può essere tra una materia tecnologica sofisticata, contemporanea [come il polaroid] e le materie antiche come può essere la preparazione all’olio”. Le seconde riprendono antiche sculture romane presenti nei depositi delle collezioni dei Musei Capitolini di Roma e sono realizzate con materiale fosforescente, adottando lunghissimi tempi di esposizione. Un tema ricorrente nell’opera di Gioli è, infatti, la riflessione sulla storia dell’arte, dall’arte antica a quella moderna. Il lavoro del noto artista, scomparso il 28 gennaio 2022, quanto mai originale per la varietà e l’unicità dello stile e della realizzazione tecnica delle opere, è stato proposto e promosso dalla Galleria del Cembalo in numerose occasioni, tra le quali nel 2015 con la mostra personale Opere Alchemiche e nel 2019 con Dialoghi. Il lavoro di Paolo Gioli è stato anche presentato dalla galleria in occasione di fiere, come Artissima nel 2017, Photo London nel 2018 e con uno stand totalmente dedicato a lui a Paris Photo 2019.

Un altro importante apporto al progetto espositivo della Galleria del Cembalo a The Phair 2022 saranno alcuni scatti di nudi femminili ritratti in Congo, opere del noto fotografo Paolo Pellegrin, dal 2005 membro dell’agenzia Magnum Photos. Della produzione del fotografo nella sua lunga attività di fotoreporter si potrà vedere molto, nel periodo della fiera, poiché è prevista una grande mostra sul suo lavoro alle Gallerie d’Italia in Piazza San Carlo, organizzata dal gruppo Banca Intesa San Paolo.

Il contributo di Karmen Corak sarà un polittico dal titolo “Unveiled”, un lavoro sul ritratto femminile, con parti del corpo che vengono scoperte dalle mani delle donne, con un gioco di panneggi che rimandano a figurazioni dell’arte classica, ma anche a un senso di pudore.

In questo lavoro di Corak il corpo umano sembra perdere la caratteristica peculiare di autorappresentazione: si allontana dalle implicazioni sessuali, per diventare uno strumento di indagine, un linguaggio.

Infine, il tema della fertilità e immersione nella Natura sarà proposto da Cristina Vatielli con il progetto “Terra Mater” in una serie di immagini realizzate con un drone dall’alto, in cui il corpo femminile appare allo stesso tempo vulnerabile e cullato dagli elementi naturali, attraverso autoritratti di nudi e seminudi immersi nella natura, in luoghi che rimandano a paesaggi primordiali e incontaminati.

Dal 27 al 29 maggio 2022 – Torino Esposizioni, Padiglione 3

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#RASOTERRA – SILVIA BOTTINO

Da una riflessione sulla fotografia di paesaggio suggerita dall’uso delle nuove tecnologie a servizio della telefonia mobile nasce il progetto fotografico #RASOTERRA di Silvia Bottino, a cura di Alessia Locatelli in mostra dal 28 aprile al 29 maggio 2022, presso l’Acquario Civico di Milano.

La mostra è promossa dal Comune Milano Cultura e dall’Acquario – Civica Stazione Idrobiologica.

Il percorso propone circa 30 opere tra stampe fotografiche realizzate tra il 2013 ed il 2022, due lightbox ed un video. La tecnica è quella della ripresa con il cellulare, strumento ormai indispensabile nella nostra quotidianità, che grazie anche alla qualità della risoluzione delle fotocamere permette oggi, senza l’ingombro dell’obiettivo della macchina fotografica, di scattare davvero a raso terra, di catturare cioè la trama, la matericità di quello che si trova in primo piano, in dialogo con l’immagine sullo sfondo. Un divertissement che concettualmente ribalta la visione della prospettiva classica, per generare un percorso espositivo capace di suggestionare il visitatore, tra paesaggi marini, scorci di Milano e soggetti – sia colori che bianco e nero – che risultano divertenti, fuori dall’ordinario e trascinati nel loro impatto visivo.

In mostra l’acqua in tutte le sue forme, sia mare, lago, montagne innevate, riflessi o materia: fatta di grani, sassi, griglie e tombini. Inoltre, considerato che la location si trova nel cuore pulsante del Parco Sempione, in mostra ci saranno alcuni scatti dedicati alla città di Milano, ritratta attraverso i suoi luoghi più rappresentativi…Ma sempre #rasoterra. L’acqua ripresa da un punto di vista differente, nelle sue molte forme e strutture.

La ricerca di Silvia Bottino è rivolta al desiderio di ritornare agli elementi basilari della fotografia, la luce ed il tempo, attraverso degli scatti ottenuti appoggiando letteralmente il cellulare al suolo e ri-leggendo così gli ambienti con uno sguardo capace di farci partire da nuovi punti di osservazione, da una personale traiettoria in cui luce, acqua e materia sono i protagonisti.

Il progetto della fotografa è un work in progress che grazie anche alla maneggevolezza della tecnica di ripresa, le offre la possibilità di fotografare ovunque la sua sensibilità la porti ad individuare lo scatto ricercato.

28 aprile – 29 maggio 2022 – Milano, Acquario Civico

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Giovanni Verga

Mostra fotografica con le opere di Giovanni Verga, scrittore e fotografo.

dal 1° al 29 maggio 2022 a Noventa Vicentina (VI)

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Premi di fotografia in scadenza a Maggio

Buongiorno a tutti, ecco i premi più importanti a cui partecipare a Maggio. Buona consultazione!

Annalisa Melas

PREMIO EMILIANO MANCUSO

In occasione della XV edizione del Festival FotoLeggendo, che si svolgerà a Roma dal 24 giugno al 20 luglio 2022, Officine Fotografiche Roma in collaborazione con Digid’à, Fiammeri, MAPS, PCM Studio, PostCart e Zona annunciano con piacere la prima edizione del Premio Emiliano Mancuso .

Il Premio Emiliano Mancuso è stato pensato per ricordare la figura del fotografo Emiliano Mancuso, scomparso prematuramente nel 2018, attraverso la promozione di ricerche e produzioni di reportage a tema prevalentemente di rilevanza sociale, caratterizzati da aspetti di progettualità e di innovazione nell’ambito del linguaggio della fotografia contemporanea e della cultura visiva.

Il concorso è aperto a tutti i fotografi di ogni genere e nazionalità nati dopo l’​1 gennaio 1982 (compreso​).

La partecipazione al Premio è di 15 euro.

Il vincitore sarà proclamato domenica 26 giugno 2022 a conclusione delle tre giornate inaugurali del festival FotoLeggendo.

Il valore del premio è di 3.000,00 euro. Il progetto fotografico, portato a conclusione grazie al contributo del Premio, sarà esposto in mostra a Officine Fotografiche Roma a giugno del 2023.

Per info

MONOVISIONS PHOTO AWARDS 2022

I MonoVisions Photography Awards sono una call internazionale aperta ai fotografi che utilizzano il bianco e nero per esprimere il loro linguaggio visivo.

Il nostro obiettivo è scoprire i migliori fotografi monocromatici di tutto il mondo e offrire le migliori opportunità per essere riconosciuti e premiati per il loro lavoro. Puoi competere per $ 5000 in premi in denaro in due categorie: Foto in bianco e nero dell’anno 2022 e Serie in bianco e nero dell’anno 2022.

Il tuo lavoro può essere inviato in 2 sezioni: SINGOLA foto o SERIE di foto. Una serie è composta da un massimo di 8 foto, che condividono la stessa idea e concetto.

Le nostre categorie: Astratto, Architettura, Concettuale, Belle arti, Paesaggi, Natura e fauna selvatica, Nudo, Persone, Fotogiornalismo, Ritratto, Fotografia di strada e Viaggi.

Deadline: 15 May 2022

Website: https://monovisionsawards.com

PRIX {VIRGINIA} INTERNATIONAL PHOTOGRAPHY PRIZE FOR WOMEN 2022

Assegnato ogni due anni dal 2012, The Prix Virginia è il primo premio fotografico riservato esclusivamente a  fotografe donna, indipendentemente dalla sua età o nazionalità. L’opera presentata non deve mai essere stata esposta in Francia e non deve essere il risultato di un incarico editoriale o di una commissione pubblicitaria.

Ogni candidato deve presentare da 12 a 18 fotografie su qualsiasi argomento (un corpus coeso di lavoro anziché singole immagini) e una breve lettera, scritta dal candidato, che descriva la dimensione creativa e artistica dell’opera presentata.

Le foto presentate al Virginia Prize non devono mai essere state esposte in Francia.

Deadline: 7 May 2022

Website: https://www.prixvirginia.com/?lang=en

LANDSCAPE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2022

Giunto alla sua quindicesima edizione, Landscape Photographer of the Year celebra la meraviglia del paesaggio britannico e mette in mostra il lavoro di molti fotografi di talento.

Con un montepremi del valore di oltre £ 20.000, un libro a colori delle migliori opere e una mostra itinerante, il fotografo paesaggista dell’anno ispira tutti noi a vivere la meravigliosa diversità del Regno Unito.

Ci sono quattro categorie principali:

– Vista classica

– Vita di città

– Il tuo punto di vista

– Bianco e nero

E quattro Premi Speciali:

– Linee nel paesaggio

– Costa

– Paesaggi di notte

– Gran Bretagna storica

Se hai 18 anni o meno il 5 maggio 2022, puoi partecipare gratuitamente al Concorso Giovani nel 2022.

Deadline: 5 May 2022

Website: https://www.lpoty.co.uk/

AAP MAGAZINE #24 PORTRAIT

AAP Magazine #24 “Ritratto” invita i fotografi a esplorare l’umanità in ognuno di noi. Dai classici ritratti in studio all’ascesa del selfie, i migliori ritratti danno uno sguardo all’anima di qualcuno, una connessione formata tra paesi, culture ed epoche.

Cerchiamo la presentazione di fotografie che celebrino le considerazioni estetiche e concettuali coinvolte nella creazione del ritratto: celebrare la diversità, la creatività, l’onestà e l’espressione personale. Ritratti in studio, scatti di strada spontanei, autoritratti, arte concettuale e fine art sono tutti benvenuti.

Tutti i generi, i tipi di acquisizione, i processi di post-produzione fotografici e digitali tradizionali e non tradizionali, a colori e in bianco e nero sono i benvenuti.

Le candidature saranno valutate in base a tre criteri: creatività, originalità e impatto visivo/emotivo dell’immagine. I vincitori saranno annunciati su All About Photo e sui social media.

Inviaci un corpus coeso di lavoro o portfolio. Solo un gruppo unificato di foto verrà pubblicato su AAP Magazine.

Deadline: 10 May 2022

Website: https://www.all-about-photo.com/all-about-photo-contest.php?cid=48

2022 INTERNATIONAL PHOTOGRAPHY COMPETITION – FMOPA

Il Florida Museum of Photographic Arts ha indetto un concorso fotografico aperto a tutti i fotografi. I vincitori sono selezionati da una giuria esperta di arte e fotografia. Le candidature vincitrici verranno comunicate entro il 5 giugno 2022. Le opere migliori saranno esposte a FMoPA dal 10 giugno al 17 luglio.

Le immagini saranno giudicate in base all’originalità, all’eccellenza tecnica, alla composizione, all’impatto complessivo, al merito artistico e come diversamente determinato dai giudici. Per ogni categoria verranno selezionati tre vincitori. Tra tutte le fotografie inviate verrà selezionato un vincitore assoluto. Ogni proposta vincitrice verrà stampata per la mostra nella Community Gallery FMoPA.

Deadline: 9 May 2022

Website: https://contests.picter.com/fmopa-international-photography-competition-2022

CIC WILDLIFE PHOTO PRIZE 2022

Il Wildlife Photo Prize offre sia ai cacciatori che agli amanti della fauna selvatica l’opportunità di esprimere la loro passione per il mondo naturale, fungendo anche da piattaforma per promuovere la fauna e gli ecosistemi che sono sempre più minacciati.

Quest’anno, il Premio si terrà a sostegno del Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi, un appello a proteggere e far rivivere gli ecosistemi globali a beneficio delle persone e della natura.

Ecco perché il tema del Wildlife Photo Prize 2022 è “The Game for Restoration”.

Ti sfidiamo a scattare foto che mostrino il ripristino delle specie selvatiche e dei loro habitat, in particolare le attività e gli ambienti legati alla conservazione attraverso un uso sostenibile, compresa la caccia.

Potrebbe trattarsi di rappresentazioni di lavori sul terreno (ad es. restauro di terreni di nidificazione, attività antibracconaggio), il risultato finale di progetti di conservazione o qualsiasi altra cosa tu possa inventare!

Il concorso è aperto a tutti i fotografi amatoriali e professionisti interessati. Una selezione delle migliori foto sarà esposta alla 68a Assemblea Generale del CIC a Riga, Lettonia (9-12 giugno 2022), dove saranno sottoposte a una giuria internazionale.

Deadline: 15 May 2022

Website: http://www.cic-wildlife.org/cic-wildlife-photo-prize-2022-the-game-for-restoration-deadline-15-may-2022/

CORTONA ON THE MOVE AWARD 2022

Supportare i fotografi nello sviluppo e nella produzione dei loro progetti. È questo l’obiettivo di Cortona On The Move, il festival internazionale di fotografia che, dal 28 marzo al 16 maggio, accoglie le candidature per la open call del Cortona On The Move Award.

Alla sua prima edizione, in partnership con LensCulture e in collaborazione con il Cortona Wine Consortium, il premio si inserisce nella costante ricerca di narrazioni originali e innovative che da sempre caratterizza Cortona On The Move. L’open call è a tema aperto, gratuito, e accoglie progetti in corso o inediti. con i più svariati approcci fotografici alla contemporaneità, basati su nuove prospettive e nuove visioni.

Le proposte possono essere inviate a questo link e saranno esaminate da una giuria di esperti del settore: Jim Casper, caporedattore e co-fondatore di LensCulture; Veronica Nicolardi, Direttore di Cortona On The Move; Laura Sackett, Direttore Creativo di LensCulture; e Paolo Woods, Direttore Artistico di Cortona On The Move.

Deadline: 16 May 2022

Website: http://cortonaonthemove.com

RPS INTERNATIONAL PHOTOGRAPHY EXHIBITION 164

La RPS International Photography Exhibition (IPE) è la mostra fotografica più lunga del mondo. Incoraggiamo tutti a partecipare all’open call annuale, compresi i fotografi nuovi, emergenti e affermati in tutto il mondo, e tutti possono inviare un’immagine gratuitamente. Esplora le informazioni di partecipazione qui sotto e scopri come puoi partecipare.

L’RPS è un ente di beneficenza educativo indipendente. Sostenendo l’IPE, ci aiuti a continuare la nostra missione di portare ‘Photography for Everyone’.

L’IPE offre un’opportunità unica per esporre in una mostra collettiva presso la Royal Photographic Society di Bristol, nel Regno Unito, e in altre sedi a livello nazionale, insieme a un montepremi per sostenere futuri progetti fotografici.

La selezione della mostra è anonima in tutto, compresi i vincitori del premio, con un pannello di selezione degli ospiti che cambia per ogni edizione. Il processo è allo stesso tempo rigoroso ed equo, in cui l’immagine digitale e il lavoro di stampa fanno parte del processo di selezione. Ogni edizione IPE è una celebrazione unica della fotografia di oggi.

Deadline: 17 May 2022

Website: https://rps.org/opportunities/ipe-164/

EMERGENTES 2022

Alla sua 9° edizione, BFOTO Festival mette in scena il programma espositivo EMERGENTES per sostenere gli artisti e diffondere i loro progetti.

Il bando è aperto a qualsiasi autore interessato, per conto proprio o di un collettivo. Saranno accettate solo proposte espositive legate alla fotografia, in qualsiasi sua forma. Sarà accettata una sola iscrizione per partecipante.

Saranno selezionati 9 progetti e ognuno avrà una mostra individuale.

L’ingresso a EMERGENTES non esclude la possibilità di partecipare a qualsiasi altra attività del festival, con progetti uguali o diversi.

Deadline: 31 May 2022

Website: https://bfoto.org

MAGAZINE: CALL FOR ENTRIES

La nostra missione è scoprire il miglior talento, promuoverlo e diffonderlo, perché viviamo e respiriamo la fotografia, perché conosciamo la fatica, il lavoro e la passione dietro ogni immagine, la necessità di trovare e catturare la bellezza, di trovare un momento unico , per interpretare la realtà che ci circonda. Della volontà che serve per raccontare una storia attraverso un reportage, e per decifrare la verità che in essa si nasconde.

Per noi la fotografia è luce, vita, emozione, comunicazione, una sfida, ma è anche un atto puramente introspettivo che ci costringe a mettere in discussione il modo in cui vediamo il mondo, il nostro modo di guardare la realtà, infondendo in ogni fotografia un po’ di noi stessi.

La nostra edizione cartacea è stata pensata come uno strumento promozionale, uno strumento per presentare il tuo lavoro al mondo e dargli la spinta di cui ha bisogno. Esclusivamente di natura professionale, è distribuito alle principali gallerie, agenzie, festival e professionisti del settore per garantire che le tue immagini siano viste direttamente dalle persone giuste e in tempi record.

Deadline: 31 May 2022

Website: https://www.dodho.com/call-for-entries/

GLOBAL PEACE PHOTO AWARD 2022

Il Global Peace Photo Award riconosce e promuove fotografi di tutto il mondo le cui immagini catturano gli sforzi umani verso un mondo pacifico e la ricerca della bellezza e del bene nelle nostre vite. Il premio va a quelle fotografie che meglio esprimono l’idea che il nostro futuro risieda nella pacifica convivenza.

Il Global Peace Photo Award è organizzato da Edition Lammerhuber in collaborazione con Photographische Gesellschaft (PHG), UNESCO, Parlamento austriaco, Austrian Parliamentary Reporting Association, International Press Institute (IPI), German Youth Photography Award, World Press Photo Foundation e POY LATAM.

Deadline: 22 May 2022

Website: http://www.friedaward.com

VIEPA 3. VIENNA INTERNNATIONAL PHOTO AWARD 2022

La fotografia connette il mondo – Il potere pacifico della fotografia unisce nazioni, popoli e continenti.

I migliori vincitori di ciascuna categoria del VIEpa Vienna International Photo Award saranno premiati nell’annuale VIEphoto Exhibition, che si terrà durante il Vienna Summer Photo Festival nell’estate 2022. Le immagini e le collezioni selezionate saranno esposte a Vienna.

Vinci premi fino a 10.000.-

Il concorso fotografico Vienna International Photography Award è aperto a fotografi professionisti e dilettanti di tutto il mondo.

Deadline: 31 May 2022

Website: https://www.viepa.org

 Photomaarc 2022

1925/1945 Case del Fascio: tra storicismo e sperimentazione

L’Associazione Culturale Made in Maarc bandisce la terza edizione del Concorso fotografico PHOTOMAARC, proseguendo l’indagine sullo straordinario e complesso patrimonio appartenente al periodo tra le due guerre (1925-1945). L’obiettivo è sempre quello di contribuire a liberare tale patrimonio da letture ancora connotate da considerazioni politico-ideologiche, valutandolo in termini di qualità architettonica e di adeguatezza della risposta ai nuovi bisogni della società. L’edizione 2022 vede come protagonista del Concorso, il delicato tema delle Case del Fascio in Italia. 

Con Casa del Fascio, Casa Littoria o Casa del Littorio e Gruppi Rionali si intendono gli edifici costruiti appositamente per essere sedi del Partito Nazionale Fascista. Una tipologia edilizia e architettonica completamente nuova, che presenta da una parte elementi storicistici (neoclassici e monumentali) e dall’altra un linguaggio più sperimentale derivato dalle avanguardie architettoniche diffuse in quel periodo in tutta Europa. Ciò è significativo delle diverse posizioni prese dagli architetti nei confronti dell’architettura moderna e dell’acceso dibattito sul tema che animava l’epoca

Nello specifico, il bando propone un elenco di 148 opere situate in 63 province che interessano tutte le regioni italiane. L’Associazione si prefigge inoltre di creare ad ogni edizione del concorso un parziale archivio fotografico aggiornato di tale patrimonio, a partire dalle immagini pervenute.

SCADENZA 31 Maggio 2022

WEB: https://www.photomaarc.com/ 

26° CONCORSO FOTOGRAFICO NAZIONALE “CITTA’ MORCIANO DI ROMAGNA”

ll Circolo Fotografico Morciano di Romagna con il Patrocinio FIAF,n.2022/H2 – del Comune di Morciano . della Provincia di Rimini e Ass. Lions Morciano Valle del Conca,organizza il 26° Concorso Fotografico Nazionale per immagini proiettate (digitali o digitalizzate) con i seguenti temi:
 

Tema Libero Bianco e Nero: – BN – max 4 foto bianco e nero

Tema Libero Colore : CL – -max 4 foto colore.

Tema Fisso: – VR: L’acqua in tutte le sue forme in tutti i suoi

aspetti . max 4 foto Bianco e nero/Colore

(qualsiasi foto ove sia presente l’acqua , con persone, sport acquatici,
paesaggi con laghi ,fiumi, dighe,mare, sorgenti, acqua potabile , foto subacqee ecc.)

La partecipazione è aperta a tutti i fotografi residenti in Italia, a San Marino e Città del Vaticano, iscritti alla FIAF oppure no, senza distinzione fra dilettanti e professionisti.

Scadenza: 11 maggio 2022

Web: www.circolofotograficomorciano.it

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Fotografare letteralmente, la scrittura al servizio della fotografia

Autrice: Simona Guerra
Saggio

Simona Guerra si occupa di fotografia da circa vent’anni. Insomma, ne sa molto!

Curatrice, autrice e docente, porta la sua lunga esperienza, nell’ultimo libro, che tratta della stretta relazione che esiste tra scrittura e fotografia.

Simona inizia con una riflessione sulla fotografia e da questo punto di partenza, ci porta a riflettere sul modo in cui la scrittura, possa esserne al servizio. Un testo scorrevole e di piacevole fruizione.

Il tentativo è di affrontare le strutture che normalmente stanno alla base della fotografia e quelle che stanno alla base della scrittura, accostandole e facendole collaborare.

La fotografia è per Simona, oggi, libera da ogni vincolo, quindi anche dai condizionamenti della parola, nasce quindi la possibilità, in qualche caso necessità, di farle cooperare.

Il libro nasce da uno studio durato anni che può aiutare a capire come, parlando di molti tipi di fotografia (concettuale, reportagistica, ecc) un titolo, una didascalia, un testo, un’annotazione o addirittura una firma, possano aiutarne la funzionalità e completarne il significato. Conoscere certe dinamiche e comprenderle, diventa un arricchimento per ogni fotografo che voglia esplorare questo aspetto.

Il testo offre anche un ventaglio di contenuti che potrebbero essere letti da fotografi, per valutare differentemente e in modo più approfondito, il rapporto coi due linguaggi.

Quindi, come il testo può supportare la fotografia? Come possono camminare insieme? A chi di dobbiamo rivolgerci e affidare i nostri progetti per scrivere le nostre sinossi, postfazioni o didascalie? Che titolo dobbiamo dare al nostro portfolio, al nostro libro, che ragionamenti fare per sceglierlo?

Chi parla e scrive di te, ti rappresenta, quindi è fondamentale saperlo scegliere e costruire un rapporto, durante il progetto, che si basi su fiducia e professionalità.

Tutte domande sulle quali S. ci fa ragionare, con consigli anche pratici. Da avere in libreria!

PER L’ACQUISTO

15×21 cm
144 pagine
14 foto
Testo: Italiano
Copertina morbida
ISBN: 978-88-946728
Dicembre 2021

Info acquisto: art@pikta.it

Prezzo: € 21,00

Autrice: Simona Guerra
Saggio

Cosa c’entra Gianni Rodari con le immagini? E perché scrittori come George Perec, Dante Alighieri o Salvatore Quasimodo occupano intere pagine di un saggio sul linguaggio e la struttura della fotografia? Perché in questo libro la fotografia va a lezione dalla scrittura. L’obiettivo è capire come la fotografia possa essere potenziata nella sua capacità comunicativa ed espressiva grazie all’aiuto delle parole. Dopo il suo saggio “Fotografia Consapevole” del 2016, l’autrice condivide qui l’esito delle sue ultime ricerche e di otto anni di esperienze didattiche sulla relazione tra fotografia e scrittura.
Nel libro vengono affrontati aspetti del “sistema fotografia” spesso ignorati, che chi scatta dovrebbe conoscere al pari della tecnica, della composizione e della Storia della fotografia. Un saggio che analizza la relazione tra l’espressione visiva e quella testuale e che suggerisce come fare, in pratica, a usare la scrittura per migliorare la propria produzione fotografica oppure per farla coesistere con le immagini in modo equilibrato.
Un testo sconsigliato a chi afferma che “…se devo spiegare le mie fotografie con le parole vuol dire che non funzionano!” o a chi pensa che il linguaggio della scrittura abbia poco da insegnare ai fotografi. Il libro rivela infatti come la fotografia e la scrittura possano essere armonizzabili l’una con l’altra e diventare complici, potenziando una comunicazione, pur mantenendo le proprie specificità.
È poi presente una sezione dedicata al fotografo costretto ad usare le parole: istruzioni e suggerimenti per chi ha bisogno di orientarsi meglio tra titoli, didascalie, testi introduttivi, paralleli, curatoriali ed altre tipologie di paratesti.

Mostre consigliate per il mese di aprile

Ciao, il programma di mostre per aprile è quanto mai ricco, date un’occhiata alle nostre proposte.

Anna

TINA MODOTTI. DONNE, MESSICO, LIBERTÀ

© Tina Modotti | Tina Modotti, Le donne di Tehuantepec portano frutta e fiori sulla testa, dentro zucche dipinte chiamate jicapexle, 1929

Tra le più grandi interpreti femminili dell’avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l’impegno civile, diventando icona del Paese che l’aveva accolta ma trascendendo ben presto i confini del Messico nella sua pur breve vita, per essere così riconosciuta sulla scena artistica mondiale. Ancora oggi Tina Modotti rimane il simbolo di una donna emancipata e moderna, la cui arte è indissolubilmente legata all’impegno sociale.

Tina Modotti attraversò fama e miseria, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni, e allo stesso tempo seppe suscitare anche un’ammirazione sconfinata per il pieno e costante rispetto di sé stessa, del suo pensiero, e della sua libertà.
Negli anni Trenta del Novecento visse a cavallo tra gli Stati Uniti, il Messico, la Russa e l’Europa, profondamente divisa tra fascismo e antifascismo. Impegnata in prima linea per portare soccorso alle vittime civili di conflitti come la Guerra di Spagna, Modotti condivise in questi stessi anni la propria vita con Vittorio Vidali ma, al contrario del suo compagno, non riuscì mai a tornare alla sua amata terra natale (Udine) a causa delle sue attività antifasciste e di una morte prematura avvenuta ad appena 46 anni durante l’esilio messicano. A lei resero omaggio artisti come Picasso, Rafael Alberti e Pablo Neruda, con la celebre poesia.

La riscoperta artistica di Tina Modotti inizia negli anni Settanta, grazie a Vittorio Vidali che una volta rientrato in Italia e divenuto poi senatore, iniziò a rendere pubblico il suo lascito artistico, forte anche di un crescente interesse internazionale, reso poi evidente nel 1977 con la grande retrospettiva del Moma di New York. Con la nascita del Comitato Tina Modotti e con l’apporto determinante di Vidali, si avvia la ricostruzione della collezione al tempo più esaustiva delle sue opere e dei documenti che riguardano la sua vita avventurosa. Libertà Il tema della Libertà in Tina Modotti è essenzialmente legato alla sua poliedrica personalità, e si sviluppa con una coerenza priva di compromessi nell’arco della sua intera esistenza, scandita da capitoli che hanno incrociato la storia politica del mondo nell’arco della sua pur breve esistenza.
Poverissima e costretta ad emigrare Tina avrebbe potuto seguire la carriera di attrice, e sfruttare la sua bellezza per il facile ottenimento di agi economici. Ma la sua scelta di libertà la porta invece verso lo studio, e l’approfondimento delle sue innate doti artistiche, coltivate nel circolo delle frequentazioni del suo primo compagno – il pittore Robo – fino all’incontro con Edward Weston, fotografo non ancora celebre che la inizia alle tecniche fotografiche. 
Messico Se Weston sarà il suo mentore, si deve a Tina la scelta di andare in Messico per condividere un rinascimento artistico che poggiava su basi sociali e culturali nella particolare fase post rivoluzionaria, nelle avanguardie estridentiste, nella frequentazione di pittori e poeti: da Frida Kahlo a Diego Rivera, da José Clemente Orozco a David Alfaro Siqueiros. Tina seguirà i primi passi di fotografi come Manuel Alvarez Bravo e la di lui moglie Lola, incrocerà la grande fotografa Imogen Cunningham, poeti e scrittori come David Herbert Lawrence e Mayakovsky, musicisti, un circolo di artisti sperimentali e liberi di cui Tina a Weston diverranno in breve tempo figure di spicco.
Artista sublime e impegnata, Tina non esiterà ad abbandonare l’arte per il crescente impegno nell’attivismo politico. A causa di questo verrà ingiustamente accusata di complicità nell’assassinio del suo compagno, il giornalista cubano Mella, e poi di aver preso parte all’attentato al presidente Messicano. Verrà cacciata dal Messico; gli Stati Uniti l’avrebbero nuovamente accolta se avesse rinunciato alle sue convinzioni politiche. Ma la sua libertà di pensiero e la sua coerenza spinta al limite del rischio della sua stessa incolumità le fecero declinare l’offerta.
Iniziò così una fase da rifugiata politica che la portò in Germania, in Russia, e poi ad impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra di Spagna Tina, affaticata nel corpo e nello spirito, verrà accolta nuovamente in Messico, dove vivrà nell’ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali.
  Tina Modotti è oggi una fotografa che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia contemporanea. I suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria, come dimostra il successo d’asta di uno dei suoi scatti presenti in mostra, Prospettiva con fili elettrici del 1925, il cui originale è stato battuto all’asta nel 2019 per 692.000 euro (Phillips, de Pury & Luxembourg, NY, aprile 2019).    

Dal 08 Aprile 2022 al 09 Ottobre 2022 – Genova – Palazzo Ducale

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WESTON. EDWARD, BRETT, COLE, CARA. UNA DINASTIA DI FOTOGRAFI

Edward Weston, Shell, 1927, Stampa alla gelatina d’argento | © Center for Creative Photography Arizona Board of Regents

Una delle mostre più attese della prossima stagione espositiva, fiore all’occhiello del programma della quinta edizione del Brescia Photo Festival, è WESTON. Edward, Brett, Cole, Cara. Una dinastia di fotografi allestita al Museo di Santa Giuliadal 31 marzo al 24 luglio 2022 per la cura di Filippo Maggia.

Il percorso espositivo riunirà, per la prima volta, le opere di Edward Weston, dei suoi due figli Brett e Cole, e della nipote Cara. La rassegna prodotta dalla Fondazione Brescia Musei con Skira, progettata direttamente con la famiglia Weston, presenterà oltre 80 opere dei quattro fotografi, tra cui 40 del solo Edward. Saranno presenti i suoi maggiori capolavori: dai ritratti plastici ai nudi che esaltano forme e volumi, dalle dune di sabbia agli oggetti trasformati in sculture, sino ai celebri vegetable – peperoni, carciofi, cavoli – e le conchiglie riprese in primissimo piano.

Spesso direttamente paragonata alla pittura e alla scultura, la fotografia di Edward Weston è l’espressione di una ricerca ostinata di purezza, nelle forme compositive così come nella perfezione quasi maniacale dell’immagine. L’autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.

Dal 31 Marzo 2022 al 24 Luglio 2022 – Museo di Santa Giulia – Brescia

STEVE MCCURRY. FOR FREEDOM

© Steve McCurry | Steve McCurry, Afghanistan

Da Palazzo Reale di Palermo l’urlo di denuncia per i diritti delle donne afghane.
Contro la libertà negata. Ingabbiate, invisibili. Gli sguardi raccontano un futuro che non esiste più.
“For Freedom” è il racconto fotografico di un dramma in pieno svolgimento: un nuovo progetto autoriale che racchiude 49 immagini. 
La mostra, che aprirà al pubblico dal 29 marzo al 17 luglio 2022, è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Federico II e il più celebre fotografo al mondo di reportage antropologico, Steve McCurry: insieme per stimolare le coscienze. 
La Fondazione ha fatto tesoro dell’incontro con il fotografo che ha saputo raccontare l’Afghanistan negli ultimi quarant’anni «testimoniando le donne afghane tra violenze, miserie, speranze».

Col ritorno dei talebani nel 2021, le donne in Afghanistan hanno perso da un giorno all’altro ogni diritto allo studio e alla vita sociale. Bandite da ogni attività. Una tragedia che si perpetua quotidianamente, annullando qualsiasi forma di libertà di pensiero e di azione per tutte le donne e le bambine afghane. 

Protagonista della mostra è l’oltraggio morale all’Umanità, la violazione dei diritti fondamentali, attraverso una narrazione fotografica densa di pathos ambientale e umano. 

La mostra gode di un allestimento scenografico e site specific in uno spazio emblematico del Palazzo Reale di Palermo, attraversato da migliaia di visitatori. Allestimento che segue concettualmente l’evoluzione della condizione della donna in Afghanistan.

“Ci sono scatti che divengono voce, urlo, richiesta di aiuto
 – afferma Gianfranco Miccichè, presidente della Fondazione Federico II -. Dinnanzi ad essi non possiamo sottrarci al ruolo di testimoni. Affinché la nostra coscienza si interroghi su quelle atrocità, è fondamentale rievocare attraverso le immagini la dimensione di anelito di libertà e di riscatto sociale. Le fotografie di McCurry per noi rappresentano un ponte ideale verso il mondo afghano. Non a caso abbiamo dedicato a For Freedom un’area del palazzo che solitamente non viene utilizzata per le mostre”. 

“La mostra For Freedom – dice Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – è la narrazione della negazione di quella garanzia di libertà e di diritti per le donne afghane che sembrava conquistata. L’unicità delle fotografie di McCurry rimbalza continuamente tra significati passati e presenti, tra le speranze e le libertà un tempo acquisite e le atrocità del presente. Davanti alle immagini e alle notizie drammatiche di questi mesi abbiamo colto il senso autentico della sua incredulità e abbiamo voluto offrire una mostra che desse voce alle donne dell’Afghanistan diventate nuovamente invisibili e senza identità”.

L’esplorazione che McCurry offre nelle sue opere fotografiche sottende una complessa osservazione del mondo, una costante capacità di mettere a confronto Occidente e Oriente, di divulgare e denunciare gli atti frutto della crudeltà e dell’egoismo umani, oltreché la coesistenza tra mondi liberi da un lato e sofferenze inenarrabili imposte a moltitudini indifese dall’altro.

Dal 29 Marzo 2022 al 17 Luglio 2022 – Palazzo Reale

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FOTOGRAFIA ITALIANA CONTEMPORANEA

Allegra Martin, Untitled dalla serie Arcadia, 2018-2021

Dal 25 marzo al 24 aprile 2022, lo spazio The Sanctuary a Milano (Scalo Lambrate, via Saccardo 12) ospita la mostra Fotografia italiana contemporanea.

L’esposizione, curata da Andrea Tinterri e Luca Zuccala, esplora il panorama dell’immagine contemporanea, attraverso le opere di sedici autori: Mattia Balsamini, Fabio Barile, Fabrizio Bellomo, Silvia Bigi, Alessandro Calabrese, Marina Caneve, Nicolò Cecchella, Giorgio Di Noto, Rachele Maistrello, Silvia Mariotti, Allegra Martin, Jacopo Rinaldi, Alessandro Sambini, Caterina Erica Shanta, Jacopo Valentini, Emilio Vavarella.

L’iniziativa inaugura la nuova piattaforma digitale Galleria Indice (www.galleriaindice.com), dedicata alla fotografia contemporanea italiana. Il progetto nasce come una realtà online che vuol far conoscere attraverso mostre, confronti, conversazioni, iniziative varie, la nuova fotografia italiana e diventare il punto di riferimento di questo linguaggio che oggi sta vivendo un’importante trasformazione.

La rassegna propone sedici opere, una per ogni artista, e raccoglie progetti che documentano la frammentarietà del panorama creativo italiano, che va dal rapporto diaristico con la fotografia, come in Arcadia di Allegra Martin, con fotografie di paesaggio in piccolo formato a raccontare una frequentazione intima con l’immagine, fino al lavoro Human Image Recognition di Alessandro Sambini in cui l’autore ha dapprima selezionato una serie di immagini iconiche o comunque di larga diffusione, quindi ha suddiviso, come farebbe un algoritmo, il rettangolo visivo in diverse porzioni assegnando a ognuna di essa un nome
È all’interno di questi due poli che si configurano le ricerche degli artisti di Galleria Indice; in Isoai di Mattia Balsamini, il ricordo del paesaggio d’infanzia diventa contenitore di forme ricorrenti, Fabrizio Bellomo propone un’ indagine analitica di macerie ancora abitabili e abitate nel paese di Ksamil in Albania, Nicolò Cecchella s’immerge in una dimensione barocca verificando le potenzialità della materia, Silvia Mariotti accompagna lo spettatore in un bosco al limite dell’informale, Jacopo Rinaldi sovrappone in una sola immagine i volti di una classe di quarantuno bambini tra cui compaiono quelli del filosofo Ludwig Wittgenstein e di Adolf Hitler. 
Fabio Barile guarda il paesaggio investigando il concetto di soglia e confine, Marina Caneve, con il progetto Entre chien et loup, si confronta con la dimensione monumentale e immaginifica della montagna, Silvia Bigi filtra il ricordo del sogno attraverso un algoritmo restituendo forme frastagliate in scala di grigi, Alessandro Calabrese continua il suo attento lavoro ‘metafotografico’ stampando sul verso ‘sbagliato’ della carta fotografica, ottenendo un’immagine liquida e instabile, Giorgio Di Noto, con il progetto Matrix sottopone alcune immagini iconiche della storia della fotografia alla ricodifica di un algoritmo, Rachele Maistrello, in Stella Maris, modifica il paesaggio limitrofo a una casa di cura per dare forma alla fantasia e alle percezioni degli ospiti che la abitano. E ancora, Caterina Erica Shanta indaga i frammenti iconografici rimasti a seguito di un disastro climatico, intersecando due momenti drammatici come la tempesta Vaia del 2018 e l’alluvione di Firenze del 1966, Jacopo Valentini esplora la cultura visiva del territorio campano del Vesuvio, modellando un carattere metafisico tra architettura e natura, Emilio Vavarella, nel progetto Double Blind, ricerca il rapporto tra memoria e immagine, attraverso le testimonianze degli abitanti di Santa Maria di Leuca e della loro emigrazione durante gli anni cinquanta.

“Quello su cui abbiamo lavorato – sottolineano Andrea Tinterri e Luca Zuccala – è una proposta eterogenea per restituire un’ampiezza linguistica e tematica. La curatela si è limitata a un carotaggio sulla nuova fotografia italiana senza circoscrivere il campo e innalzare barriere ideologiche. Ormai il termine fotografia è spesso limitante, paradossalmente noi vogliamo rimanere fedeli a questa categoria per portarla alle estreme conseguenze e quindi superarla”. 
Galleria Indice – proseguono Andrea Tinterri e Luca Zuccala – vuole raccogliere sotto un unico cappello l’espressione migliore della fotografia italiana contemporanea”.

Galleria Indice si occupa di promuovere, approfondire e veicolare la ricerca di artisti che includono la fotografia all’interno della loro progettualità, senza escludere contaminazioni tecniche e linguistiche.

La piattaforma si caratterizza per un ampio approfondimento critico in modo da diventare un punto di riferimento non solo per collezionisti, ma anche per un pubblico di curatori, ricercatori, professionisti o semplici appassionati.
Sul sito www.galleriaindice.com, i lavori degli artisti sono accompagnati da interviste e interventi che contestualizzano e approfondiscono i diversi progetti selezionati. 

Galleria Indice è una società Benefit che si impegna a devolvere una percentuale di ogni vendita all’Associazione Praevenus, dedita alla ricerca e alla prevenzione del tumore al seno.

Dal 24 Marzo 2022 al 24 Aprile 2022 – The Sanctuary – Milano

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GENOVA SESSANTA

Arti visive, architettura e società.

Le trasformazioni della città, della creatività e del costume negli anni del boom economico.


© Lisetta Carmi Martini & Ronchetti 

La rivoluzione degli Anni Sessanta a Genova.

La racconta, ricorrendo all’architettura, all’arte, al design, alla fotografia… una grandiosa mostra-affresco che dal 14 aprile al 31 luglio 2022 aprirà al Palazzo Reale di Genova, nel Teatro del Falcone.

L’esposizione è promossa da Palazzo Reale (Ministero della Cultura), a cura di Alessandra Guerrini e Luca Leoncini con Benedetto Besio, Luisa Chimenz, Leo Lecci e Elisabetta Papone. L’obiettivo è quello di raccontare le grandi trasformazioni di Genova negli anni sessanta del Novecento, un decennio di profondi cambiamenti dovuti all’irrompere di nuove idee e rinnovati stimoli culturali, di significativi mutamenti sociali, d’innovazioni economiche e nuovi linguaggi che hanno segnato un’accelerazione nelle produzioni delle arti visive.

È una città in magmatico fermento quella che nel decennio del Grande Boom italiano vuole lasciarsi definitivamente alle spalle le ferite della guerra per darsi un volto ed un ruolo europei, puntando sull’industrializzazione e sui servizi, alimentati da nuove arterie di comunicazione e da nuovi quartieri progettati per ospitare una forza lavoro proveniente dal Sud. In un pugno di anni la vecchia Genova si trasforma, calamitando grandi professionisti da fuori ma galvanizzando anche le risorse culturali proprie, per trasformare visioni in realtà. L’energia della crescita incentiva la creatività in tutti i settori, dall’arte, al design alla musica, alla cultura, all’economia.

Fisiologicamente, è una storia di luci ed ombre, fotografia di una Italia che in quel fatidico decennio cerca una sua non facile nuova strada.

Oggi, a distanza di 60 anni da quegli anni ’60, la cronaca si è fatta storia e diventa meno velleitario tracciare delle analisi, evidenziando la potenza rigeneratrice che spingeva verso dei futuri ritenuti comunque migliori, senza tralasciare le molte contraddizioni di un’epoca che, comunque la si valuti, continua a incidere, se non connotare, la Genova di oggi.

Un viaggio entusiasmante in quella fucina di energie e visioni esistenziali che fu la Genova degli anni sessanta scandito, lungo tutto il percorso espositivo, dagli scatti di alcuni dei grandi fotografi genovesi attivi in quegli anni – Lisetta Carmi e Giorgio Bergami soprattutto – con disegni di architettura, arredi di design, grafica pubblicitaria, oggetti industriali, dipinti e sculture di autori di assoluto primo piano, da Lucio Fontana a Andy Warhol, da Mimmo Rotella a Vico Magistretti, da Gio Ponti a Franco Albini, da Angelo Mangiarotti a Eugenio Carmi.

L’allestimento del Teatro del Falcone – esso stesso luogo emblematico di quel decennio –, punta dunque ad accompagnare il visitatore in un percorso cronologico e tematico, organizzato per sezioni intese quali frammenti di specifiche esperienze esemplificative di un determinato processo di sviluppo, attraverso i fatidici anni sessanta che inevitabilmente agirono anche da ponte di raccordo tra passato e futuro.

14 aprile / 31 luglio 2022 – Genova, Palazzo Reale, Teatro del Falcone

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IO, LEI, L’ALTRA. RITRATTI E AUTORITRATTI FOTOGRAFICI DI DONNE ARTISTE

© Mari Katayama, Collezione privata, Roma | Mari Katayama, You’re mine #002, 2014

Dal 19 marzo al 26 giugno 2022 il Magazzino delle Idee di Trieste presenta la mostra Io, lei, l’altra – Ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste, a cura di Guido Comis in collaborazione con Simona Cossu e Alessandra Paulitti. Prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – l’esposizione ripercorre, attraverso novanta opere, la fotografia degli ultimi cento anni e permette di valutare la nuova concezione della donna e il suo ruolo attraverso una successione di straordinarie immagini da Wanda Wulz a Cindy Sherman, da Florence Henri a Nan Goldin.

Il ritratto e l’autoritratto fotografico sono una testimonianza straordinaria del difficile processo di affermazione di sé e della conquista di una nuova identità sociale da parte delle artiste donne nel Novecento e nei primi anni del nuovo secolo. I ritratti e gli autoritratti sono luoghi di confronto, ma anche di conflitto fra espressioni diverse dell’identità. A forme convenzionali di rappresentazione si contrappongono nuovi modi di esprimere la propria personalità; i ruoli consolidati della rappresentazione della donna, le pose ripetitive mutuate dai ritratti tradizionali cedono spazio a modalità di espressione inedite. 

Da modella al servizio di un artista la donna si trasforma in figura attiva e creativa. Ai ritratti eseguiti da uomini – come Man Ray, Edward Weston, Henry Cartier-Bresson, Robert Mapplethorpe, solo per citare alcuni dei fotografi presentati in mostra – si accostano ritratti e autoritratti di donne artiste e fotografe, tra cui Wanda Wulz, Inge Morath, Vivian Maier, Nan Goldin, Cindy Sherman, Marina Abramović.
Il rapporto fra soggetto e autore della foto contribuisce alla stratificazione dei significati e arricchisce le possibilità di interpretazione. Se l’intuito ci porta a pensare che le autorappresentazioni offrano un’immagine dell’autore più autentica rispetto ai ritratti eseguiti da altri, le opere raccontano una storia spesso diversa in cui le donne dimostrano di saper imporre la propria personalità a colui che sta dall’altra parte dell’obiettivo; allo stesso tempo i fotografi rivelano una straordinaria capacità nell’interpretare il carattere di chi sta loro di fronte. Leonor Fini, la marchesa Luisa Casati, Meret Oppenheim si servono dell’obiettivo dei colleghi uomini per esprimere tutto il loro fascino e la loro forza seduttiva. Florence Henri, Francesca Woodman e Nan Goldin al contrario, puntano su di sé l’obiettivo della macchina fotografica per rivelare a loro stesse e a chi le osserva aspetti celati della propria personalità, mettendo in scena, in alcuni casi, le proprie debolezze. 

La mostra è suddivisa in sezioni, ognuna delle quali rende conto di una diversa forma di rappresentazione dei ruoli che le donne interpretano nelle fotografie. La sezione “Artiste e modelle” è dedicata alle donne che sono state creatrici e allo stesso tempo hanno prestato i loro volti e i loro corpi per opere altrui, come è il caso di Meret Oppenheim, Tina Modotti, Dora Maar. La sezione intitolata “Il corpo in frammenti” raccoglie gli autoritratti che restituiscono immagini di corpi parziali, riflessi in specchi fratturati, con l’epidermide percorsa da linee che ne interrompono l’integrità, come se in ciò si rispecchiasse la difficoltà di rappresentarsi. I ritratti degli anni Settanta che hanno per protagoniste Valie Export, Jo Spence e Renate Bertlmann mimano ironicamente l’immagine tradizionale della donna come madre, donna di casa o oggetto sessuale. “Una, nessuna e centomila” raccoglie gli autoritratti delle artiste che, da Claude Cahun a Cindy Sherman, hanno utilizzato il proprio corpo per interpretare attraverso mascheramenti identità o stereotipi diversi. Un’altra sezione affronta il tema degli stereotipi nella rappresentazione dalle identità culturali e sessuali, un’altra ancora a quelli nella definizione dei canoni di bellezza mentre alcune fotografie sono dedicate ad artiste accanto a proprie creazioni come nel caso del celeberrimo ritratto di Louise Bourgeois eseguito da Robert Mapplethorpe.

Va infine segnalato che l’esposizione Io, lei , l’altra si inserisce in un progetto avviato dalle istituzioni culturali afferenti l’ERPAC dedicato al tema dell’autoritratto e del ritratto in una prospettiva storico-artistica che spazia dal rinascimento fino ai giorni nostri. A partire dal mese di maggio avrà luogo a Palazzo Attems Petzensteindi Gorizia la mostra Riflessi, che svilupperà il tema del ritratto attraverso prestiti da numerose istituzioni europee mentre alla Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan si terrà l’esposizione Artista + Artista che vedrà riuniti interventi di ricerca di artisti legati al Friuli Venezia Giulia.

Dal 18 Marzo 2022 al 26 Giugno 2022 – Magazzino delle Idee – Trieste

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Libri in mostra

A partire dal 24 marzo 2022 Magazzini Fotografici ospiterà nei suoi spazi una rassegna interamente dedicata al libro fotografico con in mostra le produzioni editoriali vincitrici del più prestigioso riconoscimento dell’editoria fotografica in Italia, il Premio Marco Bastianelli.

L’evento organizzato da Magazzini Fotografici, in collaborazione con Elisabetta Portoghese –  founder del premio Bastianelli – avrà come protagonisti i progetti che hanno ottenuto negli anni il riconoscimento e conterrà un allestimento di tutti i photobooks vincitori. Una sezione ad hoc sarà anche dedicata alle fanzine vincitrici del premio CdpZine.

Durante l’ arco della manifestazione saranno organizzati, a cura di Valeria Laureano, incontri di approfondimento e dibattiti live e online con alcuni degli autori vincitori dei premi.

Primi ospiti della serata inaugurale: Antonio Biasiucci, premiato nella prima edizione del premio Bastianelli, nel 2005, per il libro RES; i vincitori dell’edizione 2021 Aldo Frezza, premiato per il libro Non correre e Valeria Cherchi (in collegamento) che ha ricevuto il riconoscimento per il libro Some of You Killed Luisa. Saranno inoltre presenti Elisabetta Portoghese, Adele Marini – responsabile dell’Archivio Luciano D’Alessandro giudice del premio Bastianelli e  Yvonne De Rosa, fondatrice di Magazzini fotografici e giudice del premio Marco Bastianelli.

24 marzo 2022 | 10 aprile 2022 – Magazzini Fotografici – Napoli

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Mare Omnis di Francesco Zizola e Epifanie/03 – LAB/per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci

Due mostre dedicate alla fotografia

Dal 27 aprile 2022, nell’affascinante cornice del seicentesco Palazzo Borghese a Roma all’interno delle suggestive sale affrescate della galleria terrena, la Galleria del Cembalo attende i visitatori con due nuove mostre dedicate alla fotografia: Mare Omnis di Francesco Zizola e Epifanie/03 – LAB/per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci.

La mostra Mare Omnis di Francesco Zizola, visitabile fino al 30 giugno 2022, presenta una raccolta di 22 fotografie di grande formato che sembrano raffigurare delle costellazioni lontanissime, ma che in realtà sono tonnare, ossia reti da pesca inserite nel grande mare Mediterraneo fotografate da un drone: reti che i tonnarotti – coloro che si occupano della mattanza –installano per catturare i tonni nella loro migrazione verso la costa.

Le immagini sono state tutte realizzate nel mare del Sulcis, nella Sardegna sud occidentale, presso la Tonnara di Portoscuso, che in quelle acque opera da secoli. Nelle fotografie i punti bianchi sono boe e i fili argentati sono le cime che assicurano le parti galleggianti ai fondali. La mostra Mare Omnis documenta in maniera antropologica la vita vissuta in mare attraverso forme di pesca ancora manuali, locali, sostenibili, secondo tradizioni centenarie, indagando il rapporto dell’uomo con la natura e della sua influenza sul mare declinato attraverso un linguaggio visivo articolato e complesso. Costruire i propri strumenti di lavoro, gettare le reti in mare, trascorrere giorni e mesi in attesa della pesca, essere soggetti alle leggi della natura, compongono quel patrimonio di sapere legato alla prossimità con il mare e ad una vita in rapporto con esso che oggi è sostituito da metodi di pesca intensivi e industriali.  Le immagini presentate ci restituiscono – attraverso un quadro visivo potentissimo – il sentimento di una relazione simbiotica che ricuce quella separazione tra uomo e natura adottata dalla società contemporanee: acqua che diventa paesaggio astratto, pesci colti nelle fitte reti immerse nel mare.

La scelta della stampa in bianco e nero è fatta per stimolare l’immaginazione di chi guarda verso uno spaesamento percettivo; il fotografo mette in atto un deliberato inganno semantico per deviare i sensi utilizzando la memoria istintiva. Così, le grandi reti della tonnara finiscono ad assomigliare a cose diverse; alcuni ci leggono dei dream catcher etnici, altri dei graffiti arcaici, altri ancora delle costellazioni nella notte. La serie si chiama Constellation perché alcune di queste fotografie sono espressamente organizzate per rimandare ad una visione notturna delle costellazioni, mentre in altre immagini già dalla prima inquadratura Zizola ha intravisto nelle forme di luce un quadro di Paul Klee, l’Angelus Novus.

Trovo oggi più interessante usare la fotografia per invitare la nostra percezione e la nostra mente su un piano immaginifico e simbolico, capace di procedere per metafore narrative. E la narrazione per me è quella che riguarda il senso del nostro essere e del nostro agire” dice Francesco Zizola.

Come ricorda Barthes: “Qualunque cosa essa dia a vedere e quale che sia la sua maniera, una foto è sempre invisibile: ciò che noi vediamo non è lei.

Cosa guardiamo veramente quando vediamo un’immagine? Cosa riconoscono i nostri occhi davanti ad esse?Sono le domande che ci poniamo osservando le fotografie di Mare Omnis. L’ambiguità è totale e Zizola sceglie di ragionare sul paradigma del fotografico sapendo che le immagini hanno il meraviglioso compito di creare percorsi di significato dando origine a processi di consapevolezza nello spettatore. “C’è una verità estatica, poetica. È misteriosa e inafferrabile, e può essere raggiunta solo attraverso l’immaginazione e la stilizzazione. La fotografia ha il compito di aprire nuove possibili comprensioni della complessità della realtà” commenta Francesco Zizola.

Ad affiancare Mare Omnis, dopo il successo dell’edizione 2017, il LAB/per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci torna negli affascinanti spazi della Galleria del Cembalo con la mostra Epifanie/03, la terza edizione del progetto, visitabile fino al 14 maggio 2022. LAB/per un laboratorio irregolare nasce nel 2012 per rispondere all’esigenza di creare un percorso, di circa due anni completamente gratuito, rivolto a giovani artisti a cui trasmettere un metodo costante di approfondimento e critica del proprio lavoro. Anche nel difficile periodo della pandemia, il fotografo Antonio Biasiucci ha seguito gli allievi, in un costante confronto, guidando ognuno di loro nella produzione di un progetto di ricerca personale per assimilare un processo, un criterio, per arrivare a conquistare un proprio sentire, una propria autentica visione delle cose della vita. La mostra Epifanie/03 proporrà circa 80 opere fotografiche realizzate da Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello. Gli autori della terza edizione del LAB hanno raccontato la propria “epifania” (dal greco επιφάνεια, manifestazione, apparizione), realizzando portfolio fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo.

“Oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. – spiega Antonio Biasiucci – Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato ad Antonio Neiwiller, regista napoletano scomparso venticinque anni fa, che io considero mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale affinché ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro.”

MOSTRA EPIFANIE/03 – LAB/ PER UN LABORATORIO IRREGOLARE A CURA DI ANTONIO BIASIUCCI

Dal 27 aprile al 14 maggio 2022

MOSTRA MARE OMNIS DI FRANCESCO ZIZOLA

Dal 27 aprile al 30 giugno 2022

Palazzo Borghese – Roma

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PRIMUM VIVERE. RITRATTI POETICI DI ENZO ERIC TOCCACELI

© Enzo Eric Toccaceli | Enzo Eric Toccaceli, Alda Merini

Nella Giornata mondiale della Poesia, lunedì 21 marzo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea inaugura la mostra Primum vivere, che espone gli scatti con cui il fotografo Enzo Eric Toccaceli ha ritratto numerosissimi volti di poeti e poetesse, italiani e stranieri.
A formare un percorso che attraversa i luoghi di passaggio e di scambio all’interno del museo, l’esposizione di circa 150 fotografie si snoda lungo i corridoi del bookshop della Galleria fino a un focus dedicato interamente ad Alda Merini, per proseguire nel corridoio che unisce i principali settori espositivi. Si tratta di immagini che Toccaceli ha realizzato nel corso di una lunga carriera, costellata da incontri casuali e amicizie intrecciate con personalità della letteratura e della poesia.

Questa giornata dedicata alla poesia, che opportunamente cade in una data che segna la rinascita, si presenta per offrirci un’occasione di luminosa riflessione e di bellezza, di cui oggi si avverte un’urgenza necessaria.

“Quando di una poesia ci resta nella mente un’immagine o un suono, una parola segreta o il colore di una metafora, è perché della poesia la cosa che appare indimenticabile è il respiro, l’intonazione, insieme a un profondo e amplificato orizzonte. In un certo senso, ogni poesia è anche semplicemente la memoria di un volto. (…) Il senso della mostra fotografica di Enzo Eric Toccaceli sta forse in questo: mostrare i molti io e noi che abitano l’anima; che non c’è essere umano che non abbia in sé milioni e milioni di altri individui; confessare che i volti dei poeti e delle poetesse e quelli delle poesie sono, in fondo, la testimonianza più semplice e pudica del fatto che, nella vita, la cosa più decente e più dignitosa sia ancora scrivere e leggere e pensare, come se solo questo – una parola, un colore, appunto uno sguardo – fosse la maniera sublime per dare senso al segreto fuggitivo della realtà.” 
Arnaldo Colasanti 

Dal 21 Marzo 2022 al 01 Maggio 2022 – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Roma

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GUIA BESANA. CARRY ON

Guia Besana, Carry on, The Conversation

Dall’11 marzo al 16 aprile 2022, STILL Fotografia a Milano ospita la mostra di Guia Besana, dal titolo Carry on.

La rassegna, curata da Clelia Belgrado e Viana Conti, presenta 15 fotografie tratte dal suo progetto più recente che, ispirato dalla sua paura di volare, vira verso temi universali, quali l’impossibile controllo del tempo e degli eventi.
Carry on, il cui titolo oscilla tra il senso letterale di bagaglio a mano e quello metaforico di viaggio interiore in cui parimenti si affollano sensazioni di terrore per il volo, nasce dalla visione dei filmini Super8 dell’infanzia dell’artista, in particolare quello in cui viene trascinata dalla madre attraverso la pista di decollo e poi sull’aereo, che scompare nel cielo. 

Le sue immagini fissano momenti come frammenti di un film, a metà tra fiction e realtà. In queste scene si percepiscono due tempi: un tempo dilatato, nel quale i soggetti vengono messi in scena in situazioni riflessive o immobili, e uno più precipitoso nel quale gli stessi vivono uno stato di ansia o pericolo lasciando allo spettatore la libertà di interpretare la storia. 
La protagonista degli scatti è una giovane donna; oggetti  sono sparsi sui sedili o sul pavimento dell’aereo, siano questi una borsetta, un portacipria, una collana. Accanto a questi, compaiono altri elementi, che descrivono la tensione della passeggera, come i mozziconi di sigaretta raccolti in un posacenere o un puzzle con le tessere sparse sulla moquette, che svelano un volto di donna decisamente inquieto.

“Con la sua personale Carry On – afferma Viana Conti, nel saggio pubblicato nel volume “VisionQuest” – Guia Besana, Canon Ambassador dal 2016, restituisce in mostra, come nelle tessere di un mosaico, le proiezioni di un immaginario femminile in volo. Il suo mondo è quello della staged photography, un mondo che abita nella mente dell’artista e che, a partire dall’inizio della mise en place dei suoi componenti, trasforma progressivamente l’illusione di un set artificiale in realtà: in un’opera potenzialmente in grado di suscitare emozioni in chi la guarda. 

Dal 11 Marzo 2022 al 16 Aprile 2022 – Still Fotografia – Milano

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Anna Brenna – Sulle palafitte: una storia che continua

Sul lago Inle, l’acqua è un elemento essenziale per la vita della popolazione. Un’immensa distesa di acqua placida dello stesso colore del cielo, specchio del carattere pacifico ed equilibrato di quella popolazione che ci vive a stretto, strettissimo contatto.

Il lago si trova nella parte centrale della penisola del Myanmar (ex Birmania) e ospita sulle sue rive circa 70.000 abitanti.

Qui l’intera vita delle persone avviene sull’acqua: si vive in palafitte di legno, si coltivano ortaggi e fiori in orti galleggianti, ci si posta in barca nei canali formati dal lago, con l’acqua del lago ci si lava e si fa il bucato, sull’acqua del lago vengono organizzati mercati e il lago è popolato da molti pescatori, le cui sagome si spostano leggiadre sull’acqua, simili a a quelle di eleganti fenicotteri.

Le palafitte sono costruite in legno e anche gli interni sono completamente rivestiti in legno e decorati con tappeti, stuoie e tessuti.

Non molto diversa doveva essere la vita nei villaggi palafitticoli, che costellavano il territorio italiano 4000 anni fa.

Dal 10 aprile al 23 ottobre – Museo delle palafitte – Fiavè (TN)

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CONNESSIONI: DIRITTI, AMBIENTE, CONFLITTI

Torna l’appuntamento con Cascina Roma Fotografia, a San Donato Milanese. E lo fa a partire dal 9 aprile fino al 22 maggio con quattro mostre di qualità eccezionale, molto diverse tra loro.

Quattro grandi fotografi internazionali che a diverso titolo e con molteplici linguaggi hanno esplorato le tematiche ambientali e della conservazione della specie, i diritti dei popoli indigeni all’autodeterminazione, i sogni dei bambini intrappolati in conflitti civili e infine il business degli armamenti.

Una serie che si articola tra le sale di Cascina Roma Fotografia e gli spazi pubblici outdoor, accessibili grazie ad un approccio volto a portare la fotografia nella comunità.

Gli autori sono Ami Vitale con Storie che fanno la differenza, Nikita Teryoshin con Niente di personale – Il back office della guerra, Pablo Ernesto Piovano con Il risveglio di voci antiche e Vincent Tremeau per OCHA con Un giorno, io sarò.

Ami Vitale ci farà viaggiare attraverso Cina e Kenya dove ha documentato con il suo sguardo attento la stretta relazione di complicità che si crea tra gli esseri umani e gli animali. Un’analisi profonda che mette in luce grandi sfide globali e problematiche locali raccontate attraverso gli scatti di una fotografa che tanto si spende per la conversazione delle specie e che costantemente cerca non solo di sensibilizzare il pubblico, ma anche di proporre soluzioni. Numerose infatti sono le iniziative di advocacy e raccolta fondi che promuove da sempre.

La Cina ha intrapreso un percorso per salvare il suo ambasciatore più conosciuto: il panda. Ami ha seguito per anni la vita segreta di questi animali. Grazie all’accesso che le è stato riservato ha potuto documentare l’incredibile viaggio che ha riportato questi animali nel loro habitat naturale. In Kenya, ha raccontato invece gli sforzi di quelle organizzazioni e comunità locali che si stanno battendo per salvaguardare elefanti e rinoceronti.

Nikita Teryoshin ci porta invece dietro le quinte del business mondiale della difesa e il back office della guerra, esattamente l’opposto di un campo di battaglia: un parco divertimenti per adulti di dimensioni esagerate con vino, finger food e armi luccicanti. Qui i cadaveri sono manichini o pixel sugli schermi di enormi simulatori. Bazooka e mitragliatrici sono collegati a schermi piatti e le fasi della guerra vengono inscenate in un ambiente artificiale, davanti a una tribuna piena di ospiti importanti, ministri, capi di stato e mercanti di armi.

Le immagini di cui si compone il progetto iniziato nel 2016 e tutt’ora in corso, provengono da 14 esposizioni di settore tra il 2016 e il 2020 in Europa, Africa, Asia, Nord e Sud America (Polonia, Bielorussia, Corea del Sud, Germania, Francia, Sudafrica, Cina, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d’America, Perù, Russia, Vietnam e India). L’obiettivo ultimo di questo progetto è scattare foto in ogni continente al fine di porre l’attenzione sulla dimensione globale di questo business.

Lo straordinario lavoro di Pablo Ernesto Piovano racconta la lotta della comunità Mapuche in Sudamerica, in particolar modo in Argentina e Cile. I Mapuche sono stati prima combattuti dalla Corona spagnola, ma resistettero grazie al loro essere organizzati in tante comunità, e poi semi sterminati tra il 1860 e il 1885 a seguito di campagne militari dei nascenti stati nazionali.

Anche i processi di recupero territoriale iniziati negli anni ’60 sono stati schiacciati dalla violenza e dalla morte. Tuttavia, negli ultimi vent’anni diverse comunità hanno iniziato nuovi processi di recupero, che non si limitano solo al territorio, ma anche ai costumi, alla spiritualità, al linguaggio e alla storia portati via dagli eserciti vittoriosi.

Attualmente, i Mapuche, uno dei più numerosi popoli nativi del mondo, sono protagonisti di una rivolta senza precedenti: le loro comunità, pur condividendo la rivendicazione della loro identità culturale, rimangono autonome l’una dall’altra. E molti conducono forti difese della “madre terra”, opponendosi a progetti estrattivi di diversi tipi: silvicoltura, estrazione mineraria, idroelettrica, compagnie petrolifere.

Per questo motivo, visti gli investimenti milionari delle multinazionali, gli stati argentino e cileno hanno iniziato una nuova crociata contro il popolo Mapuche, che include omicidi e una sistematica persecuzione attraverso la giustizia, le forze statali e i media.

Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. Nel frattempo, il mondo guarda dall’altra parte ma il popolo Mapuche continua a resistere.

Vincent Tremeau porta infine un progetto ideato e voluto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA),  che racconta i sogni delle bambine intrappolate nei conflitti.

Una persona su 70 è coinvolta in una crisi umanitaria in questo momento. Le più colpite sono bambine e ragazze che a cui viene spesso negato il diritto a ricevere un’istruzione.  Durante la siccità, le ragazze hanno maggiori probabilità di perdere la scuola, poiché sono necessarie per raccogliere l’acqua e prendersi cura della famiglia.

Questa dura realtà raramente fa notizia. E questa mostra ha l’obiettivo di documentare ciò che viene spesso ignorato: le speranze e i sogni delle ragazze intrappolate nelle crisi.

Tutte di età compresa tra i 6 ei 18 anni, le ragazze qui ritratte si sono vestite per mostrarci chi vogliono essere quando saranno grandi, usando oggetti di fortuna trovati nelle  loro immediate vicinanze.

Dottoresse, insegnanti, giornaliste, pilote, poliziotte, imprenditrici, giocatrici di basket….

Queste immagini evidenziano il ruolo cruciale dell’istruzione per le ragazze nelle crisi umanitarie, per garantire la loro sicurezza e opportunità future.

9 aprile – 22 maggio 2022 – Cascina Roma Fotografia – San Donato Milanese

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👉 Tutti i corsi e gli eventi di Aprile – Musa Fotografia

Buongiorno! Ecco i prossimi corsi in partenza e gli eventi di Aprile! Buona consultazione! Ciao Sara

LETTURE PORTFOLIO, un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.

Data letture portfolio : 30 Aprile 2022

Dove: Musa fotografia Monza

Per ulteriori informazioni o chiarimenti scrivi a info@musafotografia.it

Vai al sito per maggiori informazioni 

CORSI IN AULA

SARA’ AUTORITRATTO?

PRESENTAZIONE

Il workshop Sarà autoritratto ha come obiettivo la creazione di un autoritratto realizzato con la massima consapevolezza possibile in termini di linguaggio espressivo e di conoscenza dei precedenti esempi realizzati in ambito fotografico.

Si svolgerà in due giorni, durante il week end, e prevede la prima giornata di teoria, nella quale saranno analizzate le possibili declinazioni del “fare autoritratto” – dal passato al presente e con gli orientamenti più vari – sia per approfondire la conoscenza del tema, sia per aiutare i partecipanti a individuare il proprio stile.

Nella seconda giornata, la mattina si svolgerà una sessione di posa di autoritratti in location specifiche della città di Monza, mentre nel pomeriggio analizzeremo insieme i risultati degli scatti eseguiti.

INFORMAZIONI

Data corso: 2 e 3 Aprile 2022
Orario: 10.00-18,00 circa

 

PAESAGGI IMPOSSIBILI

PRESENTAZIONE

La frase di Henri-Frédéric Amiel [tratta da Diario intimo, 1839/81] riassume perfettamente il concetto di cosa vuole essere questa giornata di ricerca, individuale o di gruppo, per la realizzazione di un’immagine, o una serie di immagini, che ritragga un paesaggio diverso da quello che la maggior parte delle persone riprenderebbe.
Attraverso la fotografia abbiamo la possibilità di indagare nel nostro intimo, andare oltre, lasciando che sia il nostro stato d’animo, mutando di volta in volta al mutare del paesaggio che ci si presenta davanti, a creare le nostre fotografie. Semplicemente abbandonandosi a ciò che realmente sentiamo in quel preciso momento.
Il paesaggio è uno stato d’animo e le fotografie che creeremo, prendendo in considerazione tutti gli elementi necessari per farlo, potranno cambiare lo stato d’animo di chi poi le guarderà.

INFORMAZIONI

Data corso: 9-10 Aprile 2022
Orario: 09.30-18,30 circa

CORSI ONLINE

IL PORTFOLIO FOTOGRAFICO ONLINE

PRESENTAZIONE

Come posso sviluppare la capacità di esprimermi creativamente attraverso l’uso del mezzo fotografico? Come avere le idee necessarie per partire con un progetto?
Cerchiamo di capire quali siano i metodi per trovare idee efficaci alla produzione di progetti che mantengano un linguaggio coerente.
Fare esercizio ci permette di “osservare” la realtà e non solo di vederla. Bloccare e sfruttare frammenti utili a trasformare le idee in lavori finiti.
Dallo scatto alla selezione alla presentazione dell’immagine finale: ogni fase del lavoro del fotografo verrà presa in considerazione con il fine di realizzare un oggetto di comunicazione diretto, univoco ed efficace.

Questo corso è volto a “smontare” i dubbi relativi alla realizzazione di un portfolio fotografico. L’intento è quello di dare le linee guida per realizzare un buon portfolio, sviluppare la visione fotografica dei partecipanti attraverso un approfondimento storico e teorico della fotografia e un confronto critico sulle immagini realizzate. Il corso è propedeutico al fine di capire come progettare, realizzare e presentare un portfolio personale. A chi e come presentare il proprio lavoro. Sistemazione di portfolio già creati e guida per la realizzazione di lavori futuri.

Quando è il momento di terminare il nostro lavoro e mostrarlo, siamo sempre colti da dubbi e indecisioni. Le immagini vanno stampate, se si come? Quante foto mostro e perchè? Differenza tra portfolio commerciali e autoriali.
Per fare buone fotografie è innanzitutto necessario imparare ad osservare le immagini fotografiche, proprie ed altrui.

INFORMAZIONI

Date: 4 – 6 – 11 Aprile 2022

Orari: 19.15 – 20.45

CORSO BASE DI FOTOGRAFIA ONLINE

IMPARA SUBITO LE BASI DELLA FOTOGRAFIA Usa la tua fotocamera in manuale e realizza le foto che hai sempre sognato. Ho sviluppato il mio metodo innovativo in oltre 10 anni di esperienza, migliorandolo corso dopo corso grazie ai feedback dei miei iscritti. In 8 incontri, 1 ora e mezza, imparerai tutti i trucchi del mestiere, da Alessandro Mallamaci, fotografo professionista e docente della prestigiosa Leica Akademie, che revisionerà costantemente il tuo lavoro. Fotografa, impara, divertiti facendo tanta pratica su tecnica fotografica e composizione.

INFORMAZIONI

Date: 7 – 14 – 21 – 28 Aprile 2022

5 – 12 – 19 – 26 Maggio 2022

Orario: 19,15 – 20,25

Grazie, a presto!

Sara Munari