👉Letture portfolio ONLINE da Musa fotografia

Per info
Ciao!  Le letture organizzate per il 29 Novembre, si terranno online! Puoi partecipare da casa! Scegli i lettori!
La lettura portfolio, di solito organizzata da festival di fotografia o organismi di settore, è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.
Si può assistere gratuitamente alle letture, ma se hai un lavoro e vuoi mostrarlo per trovare sbocchi o avere consigli, mostracelo! 
Data 29 Novembre 2020 
Se vuoi scoprire chi sono i lettori portfolio, vai al link! 
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 Ecco le prossime proposte di corsi, ciao Sara!


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Per info Lettura immagine e linguaggio

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Per info “O capitano, mio capitano! La lezione fotografica dei Grandi Maestri”

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Per info Ipotesi di ritratto

Peter Lindbergh, documentario sul suo lavoro.


Peter Lindbergh è un autore riconosciuto in tutto il mondo e ha segnato la storia della moda e della fotografia.
Negli anni Ottanta contribuisce a “costruire” il fenomeno delle top model scattando alcuni dei ritratti più forti della propria carriera con soggetti come: Nadja Auermann, tra le più amate delle sue muse, Naomi Campbell e Kate Moss, Julianne Moore e Meghan Markle.
Peter Lindbergh ha lavorato per le più importanti riviste di moda e per riviste di caratura internazionale, Nel corso degli anni i suoi lavori sono apparsi su prestigiosi magazine come Vogue, Harper’s Bazaar, New Yorker, Vanity Fair, W Magazine, Allure, Rolling Stone.
Assistente del fotografo tedesco Hans Lux, ha subito successo per il suo linguaggio e la sua interpretazione della moda distanti dalle tendenze dell’epoca.
Del suo lavoro e di sé dice: “Quando si crea qualcosa: un dipinto, un poema, una fotografia, la creatività viene da un’idea, da una sensazione, da un’emozione o dalla combinazione di idee, sensazioni ed emozioni che, in un qualche modo, ‘rinascono’ dalle nostre esperienze e prospettive. La creatività è il desiderio di esprimersi”.
Lindbergh è legato all’espressionismo tedesco del cinema e delle arti figurative e tenta quindi di parlare del mondo contemporaneo mostrandone incertezze e angosce.
La copertina di Vogue di gennaio 1990 è una delle più celebri e vi sono ritratte in bianco e nero, tutte le top model più famose di quel periodo, Cindy Crawford, Naomi Campbell, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Linda Evangelista.

La copertina di Vogue di gennaio 1990 (Fonte Instagram @britishvogue)

Il suo stile si riconosce per il realismo e per una veridicità simile al reportage.

Come abbiamo detto, il suo lavoro è ispirato al cinema tedesco della sua infanzia e ai paesaggi industriali di Duisburg, dov’è nato.

Sicuramente è valutato come uno dei fotografi di moda più influenti del XXI secolo.

Uno  dei calendari Pirelli più celebrati è quello scattato da lui nel 2017.

Qui la sua storia completa, pubblicata dalla sua fondazione

Qui alcuni dei suoi ritratti più interessanti

Ciao

Sara

Sabisha Friedberg & Jessica Stam for Vogue Italy, Paris, France. Fotografia di Peter Lindbergh

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Corso di Storia della fotografia con Leonello Bertolucci

Come apprendere, dalla loro opera, elementi utili per migliorare le nostre foto.
Un fotografo di 90 anni, oggi, con la sua età copre metà dell’intera storia della fotografia, dalla sua invenzione.
Una storia recente, dunque, ma che ha già avuto i suoi rivoluzionari, i suoi pionieri, i suoi visionari. In una parola: i suoi maestri.
Chi, se non loro, possono darci lezioni preziose?

Dobbiamo solo “mettere in ascolto” i nostri occhi e la nostra sensibilità, nella consapevolezza di come noi, col nostro lavoro, ci inseriamo, umilmente, in un solco già tracciato. Il compito di chi ha talento non è infatti inventare, ma re-inventare, mettendo a frutto le inevitabili influenze che questi maestri ci lasciano. Ogni nuova foto è, in qualche misura, anche un tributo a loro.
Non si tratta di copiare, ma di assimilare grandi lezioni di stile, di gusto, di equilibrio, di coraggio, di tecnica; lezioni che torneranno utili  utili nel percorso di crescita fotografica di ognuno di noi.
Durante questo percorso andremo, dunque, a conoscere 8 grandi maestri della fotografia, passando dal reportage al ritratto, dalla moda al progetto personale, dal paesaggio allo still life, in un viaggio attraverso gli scatti, le visioni, le vite, i dubbi, le manie che li hanno resi unici e fondamentali.

Per informazioni dettagliate

Andrew Miksys, Disko.

Andrew Miksys (Seattle, 1969) negli ultimi quindici anni ha vissuto a Vilnius, Lituania, paese di origine della sua famiglia e paese in cui ha ambientato i suoi lavori. Nel 1995 andò per la prima volta in Lituania per conoscere dei suoi lontani parenti; inizialmente non entusiasta della visita, una volta arrivato in madrepatria rimase esterrefatto dalle persone e dai posti che questo luogo ospitava. In quel momento decise che sarebbe tornato in Lituania diverse volte per fotografare questo luogo in bilico tra presente e passato. Il primo di questi numerosi viaggi fu nel 1998 .


Andrew Miksys, DISKO (foto presa da https://www.vice.com/en_us/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys

In un’intervista per VICE racconta ciò che lo spinse a tornare in Lituania e quindi ad approfondire vari progetti. Ciò che principalmente lo affascinava era il forte richiamo al passato dell’ex USSR. Il cambiamento della Lituania negli anni Duemila da ex Repubblica Sovietica a Stato membro dell’Unione Europea fu drammatico dal punto di vista culturale. É in questo contesto che Andrew Miksys porta avanti il suo progetto DISKO. Il lavoro è incentrato sulle piccole discoteche dei villaggi rurali: questi luoghi, che ora stanno via via scomparendo, erano un posto in cui i giovani si potevano sentire liberi e moderni. Luoghi scoperti per caso nel 1999 quando vide un gruppo di ragazzi entrare in un edificio con una cassa di birra e mosso da curiosità decise di seguirli . Nel corso degli anni decise di documentare queste discoteche improvvisate prima che queste scomparissero.

“Most of these discos are located in Soviet-era culture houses. Sometimes, I would rummage around the back rooms and find discarded Lenin paintings, old Soviet movie posters, gas masks, and other remnants of the Soviet Union,” scrive Miksys. “I was fascinated by all this debris of a dead empire. It seemed like a perfect backdrop to make a series of photographs about young people in Lithuania – a crumbling past, and the uncertain future of a new generation together in one room.”

Andrew Miksys, DISKO (foto presa da https://www.vice.com/en_us/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys

DISKO non fu l’unico lavoro di Miksys ambientato in Lituania; infatti il progetto BAXT, unito al progetto BAXT revisited, si propone di raccontare la vita della popolazione rom di questo paese ed, in un secondo momento, porta Miksys a fotografare le sue immagini appese ed incorniciate sulle pareti nelle case di queste persone.
L’ultimo progetto realizzato è TULIPS ambientato in Bielorussia; questo lavoro è stato realizzato tra il 2010 ed il 2015 anni durante i quali il fotografo ha documentato l’identità bielorussa soprattutto in occasione delle festività in cui viene celebrato il passato in stile sovietico.

Le fotografie di Andrew Miksys sono stare esposte internazionalmente in esposizioni presso il Seattle Art Museum, Vilnius Contemporary Art Centre, Kaunas Gallery, la “Ў” Gallery of Contemporary Art a Minsk, e la Maureen Paley Gallery. I suoi lavori sono stati elogiati dalla Fondazione Guggenheim, da Fulbright, e dalla Aaron Siskind Foundation. Nel 2016, ha vinto il Balys Buračas Prize for Photography. Inoltre i suoi lavori sono apparsi in diverse pubblicazioni del calibro di DAZEN The New Yorker, Harper’s, HOTSHOE, BuzzFeed, VICE, e AMERICAN SUBURB X .

Andrew Miksys, DISKO (foto presa da https://www.vice.com/en_us/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys

SITOGRAFIA
https://www.vice.com/en_uk/article/mv5bdq/lithuanian-discos-andrew-miksys
https://www.dazeddigital.com/photography/article/25885/1/lithuanian-diskos-andrew-miksys-europe-youth
http://www.andrewmiksys.com/contact

Di Ylenia Bonacina

Storia di una fotografia: Einstein con lingua!

La fotografia è stata scattata per il 72 ° compleanno di Einstein, subito dopo un evento in suo onore a Princeton, il 14 marzo 1951. Mentre camminava con il dott. Frank Aydelotte e la signora Aydelotte, per tornare alla sua auto, i giornalisti lo hanno seguito e immortalato.
Il fotografo della UPI Arthur Sasse ha lasciato che la folla di giornalisti scattasse all’impazzata e quando la folla si è dispersa si è avvicinato è ha detto “Professore, sorrida per la sua foto di compleanno!”. Probabilmente Einstein pensò che il fotografo non sarebbe stato abbastanza veloce, tirò fuori la lingua e girò rapidamente la testa. Credo che Einstein penso di rovinare la foto, con il suo gesto. Ma, come sappiamo bene, il suo piano fallì.

Gli editori hanno discussero a lungo sull’opportunità o meno di usare l’immagine, fecero una conferenza con i capi e infine la usarono. Poiché Einstein aveva già la reputazione di essere un po ‘bizzarro, la foto fu vista come un altro esempio del suo fascino ed etichettò Einstein come il professore matto. La fotografia divenne una delle più popolari di Einstein, basti pensare a quanti oggetti la contengono.

L’immagine originale includeva i volti delle persone che c’erano con lui, fu lo stesso Einstein a ritagliarla, e la mandò a molti suoi amici. Chiese all’UPI di dargli nove copie per uso personale. Il 19 giugno 2009, la fotografia originale firmata è stata venduta all’asta per $ 74,324, vero record per un’immagine di Einstein.


(fotografia di Arthur Sasse).

Buona giornata a tutti, ciao

Sara

Storia di una fotografia: la multa per il bikini.

Il nome “bikini” è stato coniato nel 1946 dal francese Louis Réard, il designer del bikini. Chiamò il costume da bagno come l’atolli Bikini, dove si stavano svolgendo i test per la bomba atomica.

La multa, su una spiaggia italiana, nel 1957, per aver indossato un bikini. Fotografo sconosciuto.

Réard avrebbe descritto il bikini come un “costume da bagno di due pezzi che rivela tutto ciò che riguarda una ragazza, tranne il nome da nubile di sua madre”. La rivista di moda Modern Girl Magazine del 1957 affermò che “non è necessario sprecare parole sul cosiddetto bikini poiché è inconcepibile che qualsiasi ragazza dotata di decenza indosserebbe mai una cosa del genere”.

Il bikini fu bandito dalle spiagge e dai luoghi pubblici della costa atlantica francese, dalla Spagna, dall’Italia, dal Portogallo e dall’Australia, e fu proibito o comunque non incoraggiato in numerosi stati degli Stati Uniti. Il Vaticano lo ha, al tempo, dichiarato peccaminoso.

Attrici e modelle popolari, su entrambe le sponde dell’Atlantico, hanno avuto un ruolo importante nel portare il bikini nell’uso comune. Durante gli anni ’50, star di Hollywood come Ava Gardner, Rita Hayworth, Lana Turner, Elizabeth Taylor, Tina Louise, Marilyn Monroe, Esther Williams e Betty Grable hanno approfittato della pubblicità associata al bikini, sfruttandone le possibilità. Alla fine del secolo, il bikini era già popolare in tutto il mondo. Secondo lo storico di moda francese, Olivier Saillard, ciò era consegueza di una sorta di presa di “potere delle donne e non della moda”. “L’emancipazione dei costumi da bagno è sempre stata collegata all’emancipazione delle donne”.

Strano da pensare, ma un sondaggio più recente, indica che l’85% di tutti i bikini non toccheranno mai l’acqua…

Pia Parolin, una nostra lettrice, aggiunge dopo ricerche relative a questo scatto, la parte che segue!

Lo scatto é tratto dall’archivio ‘Ullstein Bild’ dell’agenzia Akg Images – ed é stato pubblicato nell’agosto 2016 dal New York Times.

Google: “L’archivio è tedesco, il che fa ‘sospettare’ che la bella multata venisse dalla Germania. «Il poliziotto nella foto – è l’attacco del pezzo del New York Times, firmato da Alissa J. Rubin”
“Giallo sulla foto del New York Times”

Da Rare historical photos

Ciao Sara