ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

©Maria Svarbova
MARIA SBARBOVA
Maria Svarbova è una giovane fotografa nata nel 1988 a Zlaté Moravce in Slovacchia; attualmente vive a Bratislava dove si è formata in restauro e archeologia, frequentando la Scuola di Arti Applicate della città. Dopo gli studi scopre la passione per la fotografia che l’ha condotta ad allontanarsi dal mondo classico per avvicinarsi allo studio dell’architettura e degli spazi pubblici, sorti in Slovacchia durante l’epoca comunista. Il suo sguardo è attratto in modo particolare dalle piscine, anche quelle costruite agli inizi del Novecento, non per documentarle in maniera realistica, ma per utilizzarle come sfondi e scenari per inquadrature frontali popolate di figure femminili immobili come rigidi manichini che si riflettono nell’acqua ferma come uno specchio: il formato è per lo più quadrato, a sottolineare la staticità e l’atemporalità delle scene rappresentate.



©Maria Svarbova
Il suo mondo artificiale esclude qualsiasi tipo di azione e l’atmosfera surreale degli interni è resa tale anche dall’espediente della ‘sovraesposizione’ che rende i colori tenui e molto luminosi al di là della realtà; inoltre l’uso dello strumento ‘clone’ tende ad azzerare ogni individualità in favore di una visione assolutamente anonima delle persone che popolano numerose gli spazi, lisci e lucidi come le mattonelle sulle pareti. Maria non ha vissuto in prima persona il periodo del Comunismo, ma gli eventi sportivi di massa organizzati in numero cospicuo nell’ Urss sovietica, pubblicizzati al massimo e ancora molto vivi nel ricordo dei russi, l’hanno colpita a tal punto da rimanerne come abbagliata: le nuotatrici immobili collocate sul bordo delle piscine in pose rigorosamente simmetriche si ispirano al passato, ma ci proiettano in un futuro fantascientifico dominato da automi privi di emozioni. La ripetizione e la serialità delle figure, nelle sue immagini caratterizzate da un raffinato minimalismo, evocano un mondo fatto di silenzi, di simmetria, di quiete, in evidente contrasto con la vita caotica di tutti i giorni: una visione postmoderna che induce l’osservatore a guardare dentro di sé per riflettere e comprendere a fondo la solitudine e l’isolamento a cui è destinata l’umanità nell’epoca attuale, dominata dall’individualismo sfrenato e da una sorta di alienazione collettiva.



©Maria Svarbova
Ma nonostante la profondità di questi argomenti e le anonime figure siano bloccate senza alcuna espressione, non si percepisce un clima drammatico perché la simmetria, il chiarore e la purezza delle immagini ci trasportano in un mondo onirico in cui le tempeste fisiche ed emotive sono bandite. Niente è lasciato al caso o all’improvvisazione: ogni scena è meticolosamente progettata, soprattutto per quanto riguarda i colori, gli oggetti di scena e le pose minimaliste delle modelle.


©Maria Svarbova
Vincitrice di numerosi importanti premi, le sue mostre personali e collettive attirano l’attenzione delle giovani generazioni che non hanno difficoltà a cogliere l’originalità del suo messaggio. Le famose riviste ‘Vogue’,‘ Forbes’, ‘The Guardian’ hanno pubblicato numerosi suoi lavori che sono spesso anche sotto i riflettori dei social media. Estimatrice delle fotocamere Hasselblad che affianca per praticità con una mirrorless di medio formato, nel 2018 ha vinto il premio Hasselblad Masters Award. Un suo imponente cartellone pubblicitario può essere ammirato sulla torre Taipei 101, a Taiwan.

Bibliografia
Maria Svarbova: Futuro Retro, 2019. Maria Svarbova: Swimming Pools, 2021.
Sitografia
Maria Svarbova, l’artista che ferma il movimento dell’acqua – On the Blue
“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e hanno solo scopo didattico e informativo”