ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI
“Lavoro come uno scrittore di fantascienza. Creo un mondo immaginario in cui è divertente entrare; mi sembra di giocare quando lo faccio….Penso che ci sia qualcosa nei bambini che si presta all’umorismo più degli adulti. Forse è quella combinazione di qualcosa di toccante e dolce, mescolato con un elemento macabro e oscurità incombente”. ( J. B.)




© Julie Blackmon
Nata nel 1966 a Springfield nel Missouri, dove attualmente risiede e lavora, ha seguito un percorso artistico assai singolare: dopo gli studi presso la Missouri State University che l’hanno portata ad appassionarsi alla fotografia – grazie anche all’interesse in lei suscitato dagli eccellenti lavori di fotografe come Sally Mann e Diane Arbus – decide di sposarsi e dedicarsi interamente alla famiglia; la sua vita all’interno delle mura domestiche, allietata da tre figli e molti nipoti, diventa per lei un importante campo di osservazione. Quando nel 2001 si affaccia di nuovo al mondo della fotografia, si stava affermando la rivoluzione digital, per cui Julie, desiderosa di aggiornarsi, si iscrive ad un corso presso la Missouri State University per acquisire competenze nell’uso di Photoshop e nelle tecniche di scansione e stampa digitale. Se nei primi lavori lavorava con una fotocamera a pellicola, Julie, intuendo che il mondo dell’analogico è al tramonto, in pochissimo tempo passa interamente al digitale e scatta le sue immagini con una Hasselblad H4D-60, fotocamera digitale da 60-megapixel.

© Julie Blackmon
Le sue immagini risentono molto di una vita condotta all’interno di una famiglia numerosa, dove grandi e piccoli si relazionano e si mescolano tra di loro in scene domestiche arricchite di aspetti surreali e ironici, in cui ogni dettaglio è studiato con cura, richiamando aspetti del racconto autobiografico e nel contempo della staged photography. Julie, la più grande di nove fratelli e madre di tre figli, avrebbe potuto rischiare di venire annientata dagli svariati compiti e difficoltà della vita domestica, ma è stata salvata dal suo profondo spirito di osservazione e da un’ acuta ironia non graffiante, ma dolce e delicata.

© Julie Blackmon
Attraverso ‘tableaux vivants’ organizzati con cura meticolosa anche nei minimi dettagli, i bambini, protagonisti assoluti dei suoi lavori, vengono ripresi mentre scorrazzano in giardino, giocano in casa o in cortile, si tuffano in piscina, prendono il sole in atmosfere incantate in cui realtà e finzione si sovrappongono, a suggerire situazioni di gioia e leggerezza unite a elementi simbolici intriganti, tutti da scoprire. Principale fonte di ispirazione per la Blackmon sono le scene familiari e quotidiane del pittore olandese Jan Steen, sia per quanto riguarda l’uso della luce, le pose dei protagonisti e gli oggetti di scena, ma sono ben presenti anche il senso di immobilità, sospensione e atemporalità che si possono cogliere nei dipinti del famoso pittore Balthus.

© Julie Blackmon
Nella serie “Mind Games” la fotografa statunitense analizza la magia che alberga nei giochi dei bambini, proiettandoci in un mondo di sogni, costellato di giovanetti e giovanette che scherzano intorno ad una piscina di gomma, affiancati da immagini di giocattoli, sentieri di gesso e girotondi di stoffa. Il tutto realizzato grazie ad un bianco e nero intenso, fortemente espressivo in grado di evocare mondi fantastici.
Nel suo secondo articolato lavoro, “DomesticVacations”, Julie si cimenta con immagini a colori, riproponendo la formula vincente, precedentemente sperimentata, dell’accostamento tra realtà e finzione. Con estrema cura nella resa dei particolari e un’attenzione quasi maniacale ai dettagli, ricrea situazioni da fiaba, da cui scaturisce l’idea di una vita domestica ricca di inciampi e complicazioni in cui, in modo spiazzante, attimi di gioia si alternano a momenti più oscuri .
Con la più recente monografia, Homegrown, la Blackmon sente il bisogno di allontanarsi dallo spazio ristretto della casa, per inoltrarsi nella nostalgica ricerca di luoghi esterni legati alla sua memoria: i campi sul retro della casa, il mercato, il salone di bellezza diventano scenografie reali in cui appaiono bambini e adulti colti in bizzarre attività, comiche e surreali ma anche cariche di segreti e di mistero.

© Julie Blackmon
Come ben sintetizza Giuseppe Santagata: “Le fotografie di Julie Blackmon si concentrano sulle complessità e le contraddizioni della vita moderna e, se a prima vista sembrano armoniose rappresentazioni della quotidianità di un’America idealizzata del passato, ad uno sguardo più attento rivelano dettagli sconvolgenti e inaspettati.”

© Julie Blackmon
Alcuni dei suoi lavori fanno parte della collezione permanente del Cleveland Museum of Art, del Museum of Fine Arts di Houston, del George Eastman House International Museum of Photography, della Henry Art Gallery e della Microsoft Art Collection.
https://fotografiaartistica.it/i-paesaggi-domestici-di-julie-blackmon
Arte e vita, le fotografie familiari di Julie Blackmon (objectsmag.it)
Julie Blackmon – Italia | Artnet
https://culturainquieta.com/arte/fotografia/julie-blackmon
“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”