Premio Musa per fotografe, le interviste alle vincitrici: Martina D’Agresta

Musa fotografia vi presenta le vincitrici del Premio e vi fa conoscere i loro progetti, speriamo sia cosa gradita.

Qui il link al Premio Musa, ancora non indetto per il 2024, ma alla pagina potete leggere le condizioni e le collaborazioni che per la nuova edizione portano interessanti novità! Vai al premio

Nome Martina

Cognome D’Agresta

Anno Settore Vincitrice del Premio Musa 2022 settore Reportage

Fotografia di Martina D’Agresta

Come ti sei avvicinata alla fotografia e perché?

Da piccola avevo la fotografia che mi ruotava attorno. Mio padre faceva il fotografo di matrimoni, collezionava macchine fotografiche, comprava libri e giornali di fotografia e nella nostra cantina aveva allestito una meravigliosa camera oscura.

Da grande la macchina fotografica è diventata il mezzo irrinunciabile col quale raccontare la porzione di realtà che desta in me interesse. Della fotografia mi affascina quanto sia semplice all’atto pratico e quanto sia complesso ottenere risultati soddisfacenti.  Poter catturare la mia visione della realtà, unica e irripetibile, con solo poche nozioni teoriche e il banale movimento di un dito suscita in me un infinito entusiasmo. La fotografia (quella che interessa a me) mi piace perchè fa camminare, arrampicare, sudare e sfidare il vento, imparare nuove parole e nuove lingue, assaggiare cibi e avere i vestiti sporchi. Mi appassiona per le esperienze che regala. Indipendentemente dal risultato, che certo inseguo sempre, la parte più arricchente dello scattare una fotografia sono i luoghi in cui la ricerca di quello scatto mi fa approdare, le persone che mi fa incontrare, gli odori che mi fa respirare.

Quando e come è nata la tua passione per la narrazione fotografica? A prescindere dal settore fotografico di appartenenza come hai capito che lavorare  su progetti articolati sullo stesso tema fosse la strada giusta?

Lavorare su progetti articolati sullo stesso tema mi permette un’ immersione nell’esperienza ancora più profonda rispetto allo scatto singolo (che per quel che mi riguarda è sempre un’operazione rispettabile). Decido di raccontare una storia quando sono incuriosita da una certa realtà e determinata a investigarla.  Approfondire un tema per me significa entrarci dentro, emotivamente e fisicamente.

Fotografie di Martina D’Agresta da “Tempra”

Come progetti e organizzi i tuoi lavori fotografici?

I miei lavori fotografici nascono da improvvisi guizzi di amore e entusiasmo verso realtà che incontro o delle quali vengo a conoscenza e che ritengo interessanti. Solitamente mi attrae ciò che sta scomparendo, o che è ancora ai più sconosciuto. Le storie che decido di raccontare diventano molto importanti per me e sento sempre la grande responsabilità di render giustizia ai soggetti che vado a ritrarre, siano essi persone o luoghi; per questo per i miei progetti spendo molte energie fisiche e mentali. Torno sulla scena finchè il racconto non è completo, finchè non ho esplorato ogni cm e assorbito ogni odore, rumore, spiraglio di luce di quel ritaglio di realtà.

Quali tematiche ti interessano in particolare? Hai già trattato altri temi, se sì, come?

Realizzo reportage geografico e antropologico. Nei miei lavori il tema più ricorrente è che uomo e ambiente sono due facce della stessa medaglia. Sono affascinata da quanto l’ambiente in cui viviamo, da tutta la vita o per poco tempo, attraverso il quale transitiamo o che ammiriamo ci plasmi nella forma e nell’anima e di quanto sia vero anche che le persone che vivono o che attraversano un luogo trasformino quel luogo stesso. Questo concetto per me è pura poesia.

Cosa cerchi di esprimere con le tue fotografie?

Nelle mie fotografie, che siano progetti o foto singole, io cerco di immortalare la bellezza del mondo, l’essenza delle persone che incontro e dei luoghi in cui mi reco. Credo che la realtà sia di gran lunga più sorprendente dell’immaginazione. Ovviamente sono lontana da ogni “trucco” volto a migliorarla. Ci tengo infatti che le mie fotografie abbiano anche una funzione documentativa, oltre a mostrare i soggetti con i miei occhi.

Fotografie di Martina D’Agresta da “Amaro”

Sei solita riflettere molto nella fase di ideazione del lavoro o agisci d’istinto nella fase di ripresa del lavoro?

Nella fase di ideazione del lavoro rifletto davvero poco. Preferisco recarmi subito sulla scena per iniziare a scattare  in modo libero e istintivo, parlare con le persone, respirare l’aria del posto. Quando torno a casa, con i primi scatti davanti agli occhi, inizio a riflettere su che cosa manca e su che cosa è in esubero per raccontare la storia. Così quando torno sul luogo a fotografare ho le idee più chiare. Questo processo si ripete e si ripete finchè non considero il lavoro finito. Amo il fatto che nel mio modo di costruire progetti la fase pratica di scatto sul campo sia preponderante rispetto a quella in cui me ne sto davanti al pc in modalità riflessiva.

Fotografia di Martina D’Agresta

Dove trovi l’ispirazione per le tue immagini? Ci sono autori che ritieni interessanti o che ti hanno ispirato per il progetto vincitore  del premio nazionale musa per fotografe?

Ce ne sono una marea di autori che ritengo interessanti. Bisognerebbe conoscerli tutti, sia quelli che si avvicinano al nostro modo di fotografare, sia quelli estremamente lontani da noi. I primi che mi vengono in mente sono Eugenia Arbugaeva e Ragnar Axelsson. Mi piacciono per il loro reportage pulito e schietto, allo stesso tempo riconoscibile e carico di suggestioni.

Quali sono le maggiori difficoltà che riscontri nel mondo della fotografia?

E’ davvero complesso. Quello che più mi infastidisce è che il confine tra immagine e fotografia sta pian piano scomparendo. Si scatta la foto di un paesaggio in Scozia e vi si inserisce il cielo delle Hawaii perchè il tramonto scozzese lo si considera non abbastanza sgargiante. E se una caratteristica della Scozia, terra piovosa e meravigliosa, fossero proprio i tramonti sbiaditi? Per non parlare dell’avvento dell’ IA. Se usata superficialmente si rischia di avere “fotografi” che senza uscire dalle proprie quattro mura di casa realizzano “fotografie” dei narvali del Mar Glaciale Artico e dei pastori nomadi della Mongolia. Io mi chiedo sempre per quei fotografi che scambiano i cieli e non si alzano dalla sedia per girare il mondo dove stia la soddisfazione. Come fanno a privarsi dell’esperienza di fare fotografia? Non fanno che produrre solo immagini.

Fotografia di Martina D’Agresta

Ci vuoi raccontare un fatto in particolare  per cui hai deciso che la fotografia fosse importante per te?

Tutte le volte che sono stata davvero felice e me ne sono resa conto ho voluto scattare una fotografia per averne in futuro la memoria: durante un viaggio, una festa in famiglia, un giorno qualunque…

Come hai conosciuto il Premio Nazionale Musa per Fotografe?

Ho conosciuto il Premio Nazionale Musa per fotografe frequentando i membri del mio fotocircolo FBN Cecina. Alcuni di loro mi hanno consigliato di partecipare. Li ringrazio molto.

Ritratto di Martina D’Agresta

BIO
Martina D’Agresta, classe 1989, vive a Cecina (LI) ed è ingegnere civile. Nell’àmbito del circolo
fotografico Fbn Cecina – di cui è socia dal 2016 – matura interesse per la fotografia di reportage
geografico e antropologico e nei suoi lavori considera uomo e ambiente due facce della stessa
medaglia. Nel 2019 viene selezionata dalla F.I.A.F. come Talent Scout Junior ed espone a Bibbiena
(AR) presso il C.I.F.A. e a Carpi (MO) nell’ambito del Carpi Foto Fest. Nel 2022 vince la borsa di
studio Ivano Bolondi per la masterclass di fotografia con il maestro Lorenzo Cicconi Massi ed il
terzo posto al concorso ImagOrbetello a Orbetello (GR) nella categoria progetti. Risulta vincitrice al
premio Musa per fotografe italiane nella sezione reportage e del premio FOTO Cult. Nel 2023
nell’àmbito del concorso Urban Photo Awards vince il premio speciale Musei-Civici di Trieste nella
categoria progetti

Contatti

Link: https://www.facebook.com/martina.dagresta

Contatto: martina.dagresta@gmail.com

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