Elementi narrativi in fotografia: messaggio, contesto e codice.


In tutta la comunicazione che si rispetti, messaggio, contesto e codice svolgono un ruolo fondamentale. Spero che il mio contributo vi sia utile per produrre fotografie singole e, soprattutto, per i vostri futuri progetti.
Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti: siamo coloro che
svolgono l’atto comunicativo, che hanno l’intenzione di trasmettere un messaggio attraverso
le immagini.
Spesso, però, quando parlo con gli aspiranti fotografi dei loro progetti, mi svelano che non pensano a quale sia il destinatario del proprio lavoro. Semplicemente scattano per il gusto di farlo
e per dire qualcosa attraverso la fotografia. Certamente non è un reato. Se, però, volete fare un
passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non
verrà mai spedita. La comunicazione finisce non con la ricezione del messaggio, ma con la
sua comprensione. Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso.
Il messaggio è l’insieme di informazioni che abbiamo deciso di inviare. Come abbiamo già accennato, ogni mezzo di comunicazione necessita di un codice per essere compreso. Questo è l’insieme delle regole attraverso le quali il vostro messaggio verrà decifrato, o meglio decodificato.
Attraverso il nostro canale, la fotografia e tutti i media che decidiamo di inserire nel nostro
progetto (testo, video, musica, mappe ecc.), trasmettiamo un determinato contenuto.
Il contesto è invece il quadro d’insieme dei dati e apprendimenti (linguistici, storici, culturali
e situazionali) che, essendo comuni sia al mittente sia al destinatario, consentono la comprensione più precisa possibile del messaggio.
Sembra abbastanza facile. La verità, però, è che nemmeno la conoscenza del codice assicura la
comprensione del messaggio e quindi il realizzarsi della comunicazione.
Il contesto può essere di particolare aiuto per direzionare la comprensione dei nostri lavori e
può riassumersi in tre tipologie differenti:
• contesto situazionale, cioè l’ambiente fisico e l’insieme delle condizioni in cui avviene la
comunicazione;
• contesto linguistico, cioè l’insieme di informazioni forniteci dagli altri elementi testuali,
come didascalie e presentazioni, oppure testi inseriti direttamente nelle opere;
• contesto culturale, quindi la conoscenza di fatti, persone, idee, oggetti a cui il lavoro si riferisce. Questa conoscenza deve essere simile sia nell’autore che nel destinatario, affinché sia
più semplice la comunicazione
Ovviamente, anche se applichiamo al meglio le nostre conoscenze e queste informazioni che
vi ho fornito, vi possono essere elementi che limitano o impediscono totalmente l’arrivo dei
nostri messaggi.
In parte può essere dovuto alla scarsità di conoscenza che potreste avere relativamente al linguaggio fotografico in generale o alla modalità narrativa della fotografia contemporanea. In
sostanza, non parlate la lingua giusta.
Un altro problema potrebbe scaturire dall’errore nella scelta delle modalità narrative in sé, per
esempio utilizzare materiali o modalità espressive non funzionali al vostro progetto

Sbagliare i contesti in cui si mostrano le vostre immagini potrebbe ulteriormente mettere a
rischio la comunicazione. Un esempio è partecipare a un premio fotografico nazionale legato
a un’istituzione cattolica e presentare immagini di nudo spinto, come è successo a me!
Provate a ragionare su queste indicazioni che spero vi siano utili per la strutturazione dei vostri
prossimi progetti.

Dal mio libro: Raccontare per immagini, dal singolo scatto alla narrazione fotografica. In vendita qui

9 pensieri su “Elementi narrativi in fotografia: messaggio, contesto e codice.

  1. Ciao Sara, e un saluto a tutti i lettori,

    leggo sempre con piacere gli articoli che pubblichi qui, sul tuo blog, sono sempre importanti, profondi e ben fatti; quando ti ho incrociato a Roma, il 27 aprile scorso, in occasione dell’ Italian Street Photo Festival, ti ho anche fatto i complimenti di persona per questo tuo blog.
    Su questo tema, tuttavia, ritrovo una “generalizzazione” che non trova rispondenza con la realtà; trovo ancora un tentativo di “universalizzare” qualcosa che invece è assolutamente “personale”…
    …scrivo “ritrovo”, perché noi due ci eravamo già confrontati su questa tematica del “target” (in un altro articolo qui, nel tuo blog) e anche allora ti avevo fatto notare che non si può e non si dovrebbe mai cercare di universalizzare qualcosa che universale non è per niente, ma che è e rimane squisitamente personale.

    Scrivere frasi come (testualmente):

    —————————————–
    “Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti”

    “siamo coloro che svolgono l’atto comunicativo, che hanno l’intenzione di trasmettere un messaggio attraverso le immagini.”

    “Se volete fare un passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non
    verrà mai spedita.”

    “Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso.”
    —————————————–

    … scrivere frasi come queste significa, a tutti gli effetti, cercare di “universalizzare” qualcosa che non si può “universalizzare”, perché è qualcosa di estremamente “personale”, di conseguenza è un tentativo di esprimere concetti non corretti in quanto non applicabili a tutti, e non validi per tutti.

    Come ti ho più volte dettagliato nel nostro confronto sull’altro articolo del tuo blog:

    Non è vero che la la fotografia è comunicazione punto!

    La Fotografia è certamente ANCHE comunicazione, ma non è SOLO comunicazione, è ANCHE tante altre cose…

    …e le motivazioni che spingono le persone alla Fotografia non sono sempre le stesse e, essendo diverse hanno logiche e scopi diversi.
    Non tutti fanno fotografia per comunicare, come ti scrissi l’altra volta, questo non significa che la loro fotografia non comunichi…la loro fotografia comunica comunque, significa però che loro non l’hanno realizzata con lo scopo di comunicare e di conseguenza a loro non importa niente di comunicare, né di trovare il target giusto e tutto il resto.

    Come fai quindi a scrivere che “Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti”? Ma chi te lo ha detto?
    Questo può essere vero per molti, ma è certamente non vero per molti altri…

    Come fai a sostenere che: “Se volete fare un passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non
    verrà mai spedita.”?

    Perché? Se uno non ha intenzione di comunicare niente a nessuno rimane “fotograficamente indietro”? Perché come tu hai sostenuto in altre sedi: “se non sei riconosciuto non sei un autore? Non sei un fotografo? Ma chi te le dice queste cose?

    Ci sono certamente moltissime persone che non sono per nulla conosciute ma che sono decisamente molto ma molto ma molto più avanti di “autori” conosciuti e “declamati”.

    Anche il paragone che hai fatto con la “lettera mai spedita” è sbagliato!
    Una lettera, per convenzione ha un “destinatario”…
    … semmai, il paragone corretto che dovresti fare è con la poesia.
    Ci sono milioni di persone che hanno scritto, che scrivono, e che scriveranno poesie che, allo stato attuale, nessuno ha mai letto…
    … perché? Perché non sono state composte con lo scopo di comunicare alcunché.
    Quelle poesie partono e partivano da altre motivazioni e servono e servivano ad uno scopo diverso (la comunicazione verso il mondo non era e non è affatto contemplato)…
    …ma quelle poesie (o almeno molte di quelle) non sono affatto meno interessanti, meno profonde, meno evocative o meno emozionanti di migliaia e migliaia di altre che invece sono state create con lo scopo di comunicare qualcosa, e sono state poi pubblicate.
    Quelle poesie, così come quelle fotografie, che nessuno ha mai visto, forse un giorno spariranno senza che nessuno ne abbia mai saputo nulla…o forse “accidentalmente” verranno viste da figli, nipoti, parenti o estranei che le metteranno in pista e a loro volta diventeranno veicolo di comunicazione… ma rimane il dato certo che quelle fotografie (come quelle poesie) non sono state realizzate con lo scopo di comunicare alcunché.

    Come fai pertanto a cercare di universalizzare concetti come (sempre testualmente):
    “Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso.”

    …se uno non vuole dire proprio niente?

    …secondo te allora, per usare le tue stesse parole, quelli che non vogliono dire proprio niente, quando fanno fotografia, o quando scrivono poesia… quello che producono “non ha effettivamente senso”?

    Attendo con interesse la tua risposta.

    Saluti
    Walter

    • Mamma mia quante cose!
      Allora, queste non sono frasi che generalizzano…sono vere anzi verissime, nel momento in cui tu vuoi passare un messaggio
      “Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti
      “siamo coloro che svolgono l’atto comunicativo, che hanno l’intenzione di trasmettere un messaggio attraverso le immagini.”
      “Se volete fare un passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non
      verrà mai spedita.”
      “Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso.”
      Se il tuo intento non è farlo, ma scattare per il piacere personale di farlo, di cosa ti preoccupi, non ti concentrerai su quello, semplicemente.
      MA
      Se uno non ha intenzione di comunicare niente a nessuno rimane “fotograficamente indietro”? No, non rimane indietro, scatta per sé o per una sorta di terapia personale. Se nessuno vede le sue foto, che problema c’è? Nessuno cercherà di capire il messaggio che avrà semplicemente una funzione personale.
      Perché come tu hai sostenuto in altre sedi: “se non sei riconosciuto non sei un autore? Eh, si, se non sei riconosciuto non sei un autore. Se nessuno ti scopre e ti dichiara tale, non sei un autore. Anche chi viene scoperto postumo, diventa autore perchè qualcuno di addetto “dichiara” questa cosa. Potenzialmente sei bravissimo, ma nessuno lo saprà.
      Non sei un fotografo? si che sei un fotografo, c’è una bella differenza tra fotografo e autore. Ma chi te le dice queste cose? Le so, per esperienza personale, per studio e conoscenza.
      tu: ma rimane il dato certo che quelle fotografie (come quelle poesie) non sono state realizzate con lo scopo di comunicare alcunché. Molta della fotografia contemporanea non è scattata con un intento comunicativo, anzi, la maggior parte.
      …secondo te allora, per usare le tue stesse parole, quelli che non vogliono dire proprio niente, quando fanno fotografia, o quando scrivono poesia… quello che producono “non ha effettivamente senso”? Certo che ha senso, per chi scatta…
      Ciao
      sara

  2. Risposta molto semplicistica, che cerca di nascondere il tentativo di universalizzare qualcosa di assolutamente e squisitamente personale.
    Vedo che nonostante l’intervento di un altro utente (mi scuserà ma non ricordo il nome e dovrei andare nell’ altro articolo per riprenderlo), che ti aveva confermato in altre parole le chiarissime contraddizioni che sostieni, non sei affatto cambiata…
    …continui a sostenere una linea di suggerimenti/insegnamenti che in alcuni casi (dipende dalle motivazioni per fare fotografia) possono aiutare qualcuno…ma, in altri casi, possono essere addirittura dannosi…
    … è così semplice…

    • Sarò limitata io, non so che dire, se non che mi sembra che tu voglia a tutti i costi che dica quello che vuoi tu. Questa è la mia esperienza e non posso che condividere quello che so. Tu saprai altro e lo vivrai a modo tuo, del tutto rispettabile. Ciao

  3. Certo, assolutamente!
    La differenza è che io lascio “aperta” la “visione” e la “possibilità” di fare fotografia senza voler o dover per forza comunicare qualcosa…
    …tu chiudi la visione e la possibilità, nel dover per forza comunicare qualcosa a qualcuno, di più, queste cose le insegni pure…e arrivi perfino a negare che si possa fare fotografia, anche fotografia profonda, importante, evocativa o emozionante, senza voler per forza dire, raccontare o comunicare alcunché…vai a rileggerti i tuoi commenti in proposito nell’ altro articolo.

    • Scusa Walter, hai letto la mia risposta? Non mi sembra chiusa, anzi è un invito a continuare a fare quello che ti fa stare bene, io insegno quello che so e mi sembra, a giudicare dai risultati, che qualcosa sappia fare in questo senso. Sei tu che tenti di screditare il mio lavoro e questa che scrivi…è UNA BUGIA: arrivi perfino a negare che si possa fare fotografia, anche fotografia profonda, importante, evocativa o emozionante, senza voler per forza dire, raccontare o comunicare alcunché…RILEGGI TU SOPRA. Ciao

  4. No, non è una bugia… sei tu che vuoi “girare il discorso, “tirando” i concetti come un elastico per adattarli ai tuoi punti di vista.

    Tutte quelle frasi che tu hai scritto, e che ti ho riportato qui, nel primo commento, sono assolute generalizzazioni…
    …sono un palese tentativo, sbagliato, di cercare di rendere universale qualcosa che, come ti ho scritto più volte, è invece assolutamente personale.

    Io non cerco affatto di screditare il tuo lavoro, assolutamente… anzi, ti ho fatto i complimenti più volte, sia qui nel tuo blog, che di persona nelle due occasioni in cui ci siamo incontrati.

    È evidente che i risultati del tuo lavoro ci sono, ci mancherebbe, è assolutamente evidente, ma devo dirti che gli effetti contrari non si vedono subito, ameno su questo specifico aspetto…
    …io ti ho semplicemente fatto notare una “criticità” nel tuo modo di pensare su uno specifico aspetto, ma tu non l’hai nemmeno “pesata” più di tanto…e, le contraddizioni alle tue frasi che ti ho fatto notare sono assolutamente vere e reali, scritte e leggibili da tutti…
    Se nel tuo blog imposti in ricerca “target”, e ti rileggi i 20 commenti…te ne accorgi tu stessa… poi ora puoi provare ad “arginare” quello che hai scritto la’ e che hai scritto qua’…
    Se vai a risentire il live che hai fatto con Effe4, ti accorgi che hai detto: “perché il punto è che se non sei riconosciuto non sei un fotografo , non sei un autore”… conosco benissimo la differenza tra fotografo e autore, dopo 47 anni di fotografia, la conosco eccome questa differenza, ma tu quello hai detto…e quello hai scritto, poi ora lo hai leggermente modificato, ma quello che hai scritto rimane e quello che hai detto in quel video anche!

    Continuo a pensare che sei una persona con una cultura fotografica enorme e che hai realizzato tante cose davvero interessanti e importanti, ma su quell’aspetto specifico non sei mai stata obiettiva e continui a portare avanti un pensiero troppo “rigido” che, in determinate circostanze, con determinate persone, potrebbe addirittura essere “fuorviante”.

    Il mio suggerimento era chiaro e limpido:

    Invece di partire nei tuoi scritti, nei tuoi live, nei tuoi blog dando per scontato che la fotografia sia SOLO comunicazione, invece di dare per scontato che tutti quelli che fanno fotografia la fanno per raccontare qualcosa a qualcuno (oltre che dare per scontato che ci voglia per forza il riconoscimento del proprio lavoro)…
    …prova ad impostare tutti quei discorsi con un inizio diverso:
    “Quando uno utilizza il mezzo fotografico, SE lo fa con l’intento di comunicare, raccontare e dire qualcosa a qualcuno…”, … e parti con le tue considerazioni…

    …comunque, rimani pure del tuo pensiero, che io rimango del mio…

    • Ma ancora Walter, sono 22 anni che insegno e gli unici effetti sono esposizioni a livello nazionale di miei alunni, premi vinti da loro quando li ho seguiti nel progetto, libri pubblicati e non autoprodotti (sempre da alunni), recensioni tutte positive in 22 anni tranne una signora che si lamentava delle mie parolacce mentre spiegavo. Questi sono gli effetti. Certo che rimango del mio parere. Se sei un genio, ma nessuno lo riconosce e ti riconosce come tale, non sei un genio, perche genio si diventa se qualcuno lo dice, ma se nessuno lo vede il genio rimane “non funzionale” e poco importa che tu lo sia.. Se invece ti diverte fare fotografia, non ti interessa comunicare e lo fai per intento personale, fallo e continua con la tua modalità. I risultati e gli effetti si vedranno o no. Ma a me non importa e nemmeno a te, quindi non capisco tutto sto accanimento. Ognuno continui a fare fotografia come crede.

  5. Non è assolutamente un accanimento Sara, e sono certo che tu lo hai capito benissimo, ma continui ad attribuire ai miei commenti intenzioni e significati lontani dalla realtà.

    Non serve a niente che mi scrivi sulle cose positive che il tuo lavoro con gli altri hanno portato…non ho dubbi su questo, sono assolutamente certo di questo…e il commento della signora sulle parolacce è certamente trascurabile…
    …i “dubbi” sulla strada che decide di intraprendere chi si avvicina alla fotografia, invece , è un altro paio di maniche.

    In tanti (troppi) spingono sul concetto della comunicazione, sempre e comunque, sul risultato, sempre e comunque, sull’approvazione di terzi, sempre e comunque:

    ————————————————–

    “La fotografia è comunicazione! Punto!”

    “Fotografare vuol dire comunicare”

    “Si deve fotografare per gli altri”

    “Fotografare per se stessi equivale ad un atto di egoismo”

    “Per fotografare devi avere qualcosa da dire”

    “Se non hai qualcosa da dire, non vai da nessuna parte”

    “Se non sei riconosciuto non sei fotografo, non sei autore”

    “Nel momento stesso in cui scatti una fotografia diventi automaticamente legato e dipendente da chi guarderà tale fotografia”

    “Nel momento in cui fai fotografia automaticamente ti impegni davanti al mondo”

    “Per fare un passo avanti nella fotografia è indispensabile comunicare”

    “Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti”

    “Non è vero che è possibile fare fotografia, anche fotografia profonda, importante, evocativa ed emozionante, senza voler dire e comunicare qualcosa con quella fotografia”

    ————————————————

    Questa dozzina di frasi sono state dette e ripetute più volte da diversi personaggi più o meno autorevoli, che operano nel mondo della fotografia, e non te ne riporto altre per motivi di spazio, ma potrei citartene almeno cinquanta…
    …come avrai certamente capito, non sto parlando solo di te Sara…

    Ora, chi ha ben chiaro il suo personale percorso, non se ne preoccupa affatto, o comunque le filtra attraverso le sue motivazioni, e la stratificazione di consapevolezze avvenuta negli anni…
    …chi inizia ora, o da poco, o si avvicina al fantastico mondo della fotografia invece, potrebbe esserne seriamente influenzato e le criticità nascoste in quelle frasi potrebbero provocare effetti molto ma molto discutibili, specialmente in un mondo immerso nei social e nel loro implicito “consenso”, con la spasmodica ricerca del “like”, e l’assurdo ma onnipresente desiderio di ammantarsi di “vana gloria”.

    Gli effetti di questa potenziale”deriva”, non sono visibili come le esposizioni nazionali dei tuoi alunni…ma ci sono anche loro…
    …e ti ritengo una persona troppo intelligente perché tu non possa considerare questi aspetti…

    …poi, certo…te lo confermo, ognuno continui a fare fotografia come crede…

Dicci cosa ne pensi...