“Rimani sul semplice, stupido (fotografo)”

SARA MUNARI - (7)

KISS è un acronimo usato in progettazione, che sta per Keep It Simple, Stupid, ossia “rimani sul semplice, stupido”.

Vi dico una cosina.

Per “prendere foto semplici” non intendo che sia semplice scattarle o vederle. Anzi, spesso è l’opposto.

Per prendere foto semplici non intendo nemmeno che ritraggano un punto nero su fondo bianco.

La semplicità è togliere il superfluo. Distillare una scena per portarla alla sua essenza. Selezionare dalla complessità del mondo che ritraiamo, il fulcro di quella frazione di secondo.

Chiedetevi sempre perché state scattando, rimanete concentrati su quello che volevate dire, non date per scontate “faccende” che dalle vostre immagini non potrebbero mai essere dedotte, se non ampiamente spiegate da voi.

Non pensate a cosa potreste aggiungere per spiegarvi meglio, concentratevi piuttosto su ciò che potete rimuovere o sottrarre. Rimuovete dalle composizioni che scegliete tutto ciò che ostacolerebbe la lettura della foto, fondi sporchi, colori che distraggono, scritte fuorvianti…

Rimuovete scatti, evitate gli scatti a raffica (necessari solo in pochi casi e per generi fotografici specifici).

  Togliete dall’attrezzatura che vi portate dietro, alleggeritevi, mollate a casa gli zaini da sherpa. Levate le immagini che esprimono concetti simili nello stesso portfolio.

Chiedetevi quali sono le immagini che realmente rappresentano al meglio il concetto che vorresti comunicare. Stai certo che circa il 90% delle foto scattate è totalmente inutile.

 Alleggerite la postproduzione.Questo rimane sempre il mio motto:Una foto di merda ritoccata bene, rimane una foto di merda.

In caso di dubbio, sottrarre, sempre. Questo il mio consiglio.

Mi vengono mostrati progetti o singole fotografie alle quali vengono attribuiti significati che nemmeno lontanamente sono contenuti su quella superficie bidimensionale.

Tante “pippe mentali”. Nelle vostre fotografie, se non accompagnate da testi o didascalie, è contenuto esclusivamente quello che vedete e se le didascalie devono spiegare tutto, senza lasciare spazio ad un po’ di immaginazione, le persone si stancheranno di leggere o peggio si ricorderanno dei chiarimenti e dimenticheranno le immagini.

Siate semplici, siate comprensibili e non date per scontato niente.

Ciao, baci

Sara

 

 

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25 pensieri su ““Rimani sul semplice, stupido (fotografo)”

  1. Io sono rimasto fulminato da una frase di Ferdinando Scianna:
    “Il pittore aggiunge alla tela; il fotografo sottrae, seleziona, divide, preleva dalla realtà’.
    Cerco di non togliermelo mai dalla mente

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  2. D’accordissimo, togliere il superfluo, è una cosa che ho sempre pensato. Però al giorno d’oggi vedo spesso tendere all’opposto. Per “contestualizzare”. Non ci sono regole assolute, ma spesso ho l’impressione che si contestualizzi con molte cose superflue.

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  3. Ciao Sara. Condivido tantissimo questo articolo. Mi capita spesso di rimanere rapita da alcune immagini dallo stile minimale. Neanche io ne capisco la ragione, so solo che meno roba vedo all’interno di quel rettangolo meglio è, se poi c’è anche un buon occhio del fotografo, una buona composizione, al di là del soggetto della fotografia, si può fare veramente differenza.
    Preziosi i tuoi articoli, grazie per la condivisione. 🙂

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  4. E hai reso l’idea in modo semplice, pulito evitando il superfluo!
    Un pensiero che non fa na piega, resta la buona volontà nel mettere in atto!
    Perché a dirsi o a leggere sembra facile… 🙂
    Capiti ogni tanto, ma lasci sempre il segno!!
    Ciao.

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  5. Ciao Sara.
    Negli anni, il concetto di fotografia ha subito (come tutte le arti) delle variazioni. La fotografia, non è più quella degli anni ’20, degli anni ’50 o degli anni ’80.
    E, premettendo che in questo momento storico mi trovo d’accordo con la tua analisi (sempre lucida, diretta e senza fronzoli…. senza il superfluo, appunto), mi chiedo: c’è mai stato un momento in cui, al contrario, la fotografia era interessante solo se intrisa di inutili orpelli?

    Grazie, come sempre, per gli spunti.
    Ivano.

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      • Credo di non essermi spiegato bene, scusa. La mia era una domanda.
        Riprovo.

        Le arti in genere cambiano moltissimo durante le varie epoche. E, credo, anche nella fotografia sia accaduto questo.

        Ma c’è mai stato un momento in cui la fotografia era interessante solo se “piena di superfluo”?

        La mia è una curiosità da “ignorante”.
        Grazie ancora.

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      • Oh scusami! Allora, non credo dipenda esclusivamente dal periodo. Certo, nei periodi di boom, in cui si sta tutti bene e si mostrano soldi e sfarzo, probabilmente avrai più fotografi che lavorano basandosi su questo, vedi Lachapelle, in parte Erwin Olaf, Martin Parr, Eugenio Requenco e altri. Credo però si basi più sulla sensibilità del singolo e dal proprio approccio alla fotografia e alla vita. Si avranno sempre fotografi che aggiungeranno, esagereranno ecc. Ma probabilmente dipende più da loro che dal periodo! Baci

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  6. Mi trovi totalmente d’accordo. Nello specifico dell’atto fotografico, mi intriga sempre il processo di distillazione dell’essenziale dal superfluo, senza sapere in anticipo cosa sia l’uno e cosa sia l’altro. Mi intriga perchè coinvolge significativamente il concetto di percezione, cioè il modo (il filtro) attraverso il quale “osserviamo” il mondo e ne diamo una nostra personale interpretazione.

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  7. Riguardo alla semplicità sono d’accordo, ma secondo me molte foto di genere minimal, come quella grande all’inizio questo post sono sì piacevoli da vedere, però sono anche abbastanza facili da fare e molte le trovo vuote di sostanza.

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  8. Bello spunto di riflessione e soprattutto bella sfida: la semplicità!
    Da qualche tempo cerco di seguire 4 principi per i miei lavori fotografici: la solitudine, l’intensità, il silenzio, il mistero.
    Trovo che sia estremamente difficile coniugarli con la semplicità, anche se è a questo che cerco di tendere (sperando di riuscirci).
    Però rimanere sul semplice dipende anche da cause e condizioni, dipende dal genere di fotografia che stiamo facendo, dipende dalle scelte espressive che vogliamo adottare, dipende dal nostro stato d’animo, dipende dalla nostra sensibilità…
    Faccio un esempio: fotografia in bianco e nero ritoccata parzialmente a colori e a mano. Può essere una scelta espressiva di qualità oppure trascendere in una decorazione artificiosa e inutile. La differenza può farla soltanto il nostro afflato espressivo se coerente con un determinato intento emozionale.
    Io la vedo così.
    Ciao
    Marco

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      • Ciao Sara,
        ho riletto il tuo scritto (perchè le tue sollecitazioni vanno sempre lette e rilette), e c’è un’ altra considerazione credo molto importante.
        Tu dici: “Togliete dall’ attrezzatura che vi portate dietro, alleggeritevi, mollate a casa gli zaini da sherpa.”…
        E’ vero! L’attrezzatura leggera in fase di ripresa mi racconta almeno tre cose:
        1) nella nostra testa abbiamo un progetto fotografico già ben definito e sappiamo bene quale attrezzatura ci occorre. Inutile portarsi dietro troppo peso … a cosa servirebbe?
        2) L’uso di una attrezzatura semplice e limitata ci induce ad adattarci a quella situazione. Ci toglie confusione mentale su quali e quanti obiettivi si potranno usare per fare le nostre riprese. Se la nostra mente non chiacchiera è sicuramente più concentrata a raccogliere immagini.
        3) La leggerezza materiale dell’attrezzatura si sposa meglio con la leggerezza mentale della visualizzazione su ciò che vogliamo riprendere: il sentiero della semplicità è già imboccato.
        Ovviamente poi servirà anche altro, perchè raggiungere la semplicità non è facile, anzi può essere molto complesso, però è una bella sfida. E’ come un Haiku giapponese: nella sua semplicità sembra banale, ma nella sua essenza c’è una immensa profondità.
        Marco

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      • Marco, ciao,dovresti scrivere al posto mio, sei più accurato e più semplice! Concordo con tutto quello che scrivi. Grazie per i tuoi commenti sempre puntuali. Buona serata. Ho pure la febbre. Ciao

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