Chi può definirsi autore in fotografia?

Buongiorno, tento di spiegarvi in poche parole quando un fotografo può definirsi autore nel mondo della fotografia.

Con questo intendo aurore riconosciuto come tale.

Fotografia di Francesco Comello, autore italiano.

Chi è un autore? L’autore è un individuo con spiccata creatività che
svolge ricerche con linguaggi spesso riconoscibili nel tempo, che si
trasformano in stili a lui attribuibili nel lungo periodo.

Generalmente, i fotografi di genere autoriale sono interessati e
approfondiscono materie e argomenti specifici. Spesso lavorano
su un singolo progetto per volta, che potrebbe richiedere molto tempo per la realizzazione. Gli autori lavorano per le gallerie, per i festival, producono libri e mostre e alcuni riescono a esporre il proprio lavoro in musei.
Ho notato che molti fotografi, anche inesperti, si autodefiniscono
autori: sappiate che, in realtà, è un percorso lungo che si basa principalmente sul valore che gli altri ci attribuiscono. Come non siamo
tutti fotografi, tanto meno possiamo essere tutti autori.

Il talento può aiutare e, purtroppo o per fortuna, non esistono
scuole per apprendere ‘talento’. Tra l’altro, il talento in sé non basta.
Indubbiamente, studio, curiosità, capacità di mantenere occhi e intelletto attenti, puntati sul mondo, sono essenziali.
Nel caso in cui il contenuto del lavoro fosse prevalentemente estetico,
dovrebbe creare immagini di forte impatto, dato che la lettura avviene, in questo caso, a un livello più ‘superficiale’. Il fruitore gode esclusivamente, o quasi, della forma e dell’armonia del lavoro.
Come procede un autore
❙ Crea narrazioni con personaggi e trame che possono essere sia
immaginarie che basate su fatti reali.
❙ Conduce ricerche in settori specifici approfondendoli concettualmente
e riportando nelle immagini l’essenza del suo pensiero
❙ Dovrebbe scegliere contenuti che possano colpire o interessare il
proprio target di riferimento.

Cosa dovrebbe fare un autore
❙ Collaborare con editori, galleristi e collezionisti per definire la
spendibilità di un progetto anche molto personale.
❙ Avere grande padronanza del linguaggio che sceglie e sfrutta
per esprimersi.
❙ Dovrebbe avere idee e storie nuove e interessanti.
❙ Dovrebbe comunicare chiaramente al fine di trasformare le proprie
idee in immagini.
❙ Dovrebbe essere in grado di trasmettere sentimenti ed emozioni.
❙ Dovrebbe essere in grado di comprendere nuovi concetti in
modo da trasmetterli agli altri attraverso le proprie fotografie.
❙ Dovrebbe porre molta attenzione ai dettagli e alla presentazione
finale dei progetti.

Questo testo è una piccola parte del mio libro “Il portfolio fotografico, istruzioni imperfette per l’uso” edito dalla casa editrice Emuse.

Per l’acquisto

Ciao a presto! Sara

Mal di pancia fotografico n°1

Seychelles

MAL DI PANCIA n° 1

Stamani devo essermi svegliato di ottimo … malumore. E quando ciò avviene comincio a grattarmi furiosamente. Odio il “luogo/comunismo” ovunque ed ancor più in fotografia. E “i luoghi comuni” ammorbano il mondo della fotografia. Poco fa ho letto per la milionesima volta, di un consiglio … fondamentale per chi voglia affinare il proprio <far fotografia>. Eccolo: VIAGGIARE, VIAGGIARE, VIAGGIARE. Questo Signore è andato in auto nel Nord della Norvegia ed è tornato a casa con uno zaino con una quintalata di <aurore boreali>.

Ho ripensato a come e quanto siano stati …<broccoli> Maestri come Josef Sudek che ha fatto di Praga, e del giardino di casa sua, un set scenico di superiore valenza. Ho ripensato a Luigi Ghirri nato a Scandiano (RE) che non si è mai mosso dalla sua Emilia apparentemente anonima, per andare in Algeria o in Islanda a caccia di stimoli, e di cui qualcuno ha scritto con mirabile sintesi che è stato straordinario nel “rendere speciali i luoghi banalizzati dalla quotidianeità “. Pensoa Mimmo Jodice, nato a Napoli nel Rione Sanità,che non è mai stato nel Nepal, o nelle favelas di Rio de Janeiro, e che è stato capace di superiori opere di foto/poesia. E mi viene in mente la sua “Attesa” edita da Electa – e che animato una emozionante Mostra presso il Museo Madre di Napoli. E Mimmo Jodice definisce certi foto/mercenari italiani (e non solo) “una scomposta massa di ciechi>. Bene, torniamo <à nos moutons> come si dice in Francia. I nostri <montoni> sono quelli che si ricordano della loro fotocamera solo quando prendono il volo verso lidi esotici. Una settimana <tutto compreso> in Marocco, e poi rieccoli in Rete dove si legge “divide il suo tempo tra Milano e Marrakesh” oppure “sempre in volo tra Londra e il Messico dove è vivissimo il suo imprinting”. No, signori, la fotografia la si fa con la fotocamera e non costruendo improbabili identikit, ad uso e consumo di migliaia di velleitari a caccia disordinata ed ingenua di notorietà sovra/nazionale.

E per finire mi viene in mente un mio straordinario nipote che ha studiato fotografia, e che è stato più volte pubblicato da quotidiani e riviste a diffusione nazionale, e che ora vive felicemente in campagna. Non fa più fotografia, ma cura fragole e zucchine e melanzane.  Perché sto parlandovi di Alvin Crea? Perché Alvin anni fa realizzò un reportage molto interessante. Aveva osservato come negli Autogril, in autostrada, si materializzasse, cambiando di ora in ora, una fauna umana molto eterogenea. Verso le 23 ecco quelli della Polizia Stradale che prendono un caffè e sostano per qualche minuto. Verso le tre, assonnate e stanche, entrano in scena le amabili donnine che hanno fatto buona compagnia a camionisti di varia nazionalità. Alle otto di mattina un’altra pattuglia della Stradale dà il cambio a quella di notte. E arrivano operai ed impiegati che lavorano nelle località limitrofe. Alle undici ecco un rumoroso gruppo di studenti, appena disceso da un bus che li scarrozza per una gita scolastica. E con loro una bella ciurma di signore di mezza età dirette ad un vicino Santuario. Ore tredici/quattordici ecco agenti di commercio in pausa/pranzo. Ore sedici, riecco gli studenti in gita e le beghine che rientrano dal Santuario. Non voglio annoiarvi di più. Se riesco a recuperare le 24 ore di un Autogril e della sua varia umanità, ve le proporrò.

Ammetto, non sono stato bravo a raccontarle.

Però mi è servito per dire a quelli che <bisogna viaggiare per far fotografia”, che Alvin per 24 ore di fila si è parcheggiato in una stazione di servizio realizzando un racconto fotografico che io vi ho male anticipato, ma che, assicuro, è di marca super.

Ed allora, signori foto/apprendisti, restate coi piedi ben fermi per terra, e fate fotografia con serietà. Tornare a casa con l’aurora boreale non vi assegnerà la patente di bravo fotografo. E’ cosa più o meno equivalente alla ripresa di un tramonto nel Delta del Po.  

Filippo Crea

Proprietà della narrazione in fotografia, come raccontare.

Tirana, Sara Munari

Con il gesto di raccontare si compie una forma di “collegamento”, si crea un dialogo tra fotografo e fruitore delle immagini.

Le nostre fotografie riguardano sempre il passato e

rimandano ad un ricordo. Questo ricordo comporta una forte  componente emotiva che caratterizza la storia stessa.

Lo scopo della vostra storia è di portare ad una riflessione che riguarda i contenuti, l’elaborazione di questi e l’apprendimento di un fatto/soggetto/situazione. Le storie avranno il potere di persuadere permettendo di dare un’interpretazione della realtà.

Attraverso il  racconto di storie “riordiniamo” e diamo un senso dinamico alle nostre esperienze quotidiane. Il nostro “vissuto umano” prende forma, diviene divulgabile, accessibile e può essere ricordato.

Il discorso narrativo, quindi “il mettere in pratica” le storie che abbiamo pensato, per essere efficace, deve possedere alcune caratteristiche specifiche Jerome Bruner spiega tale processo evidenziando nove proprietà fondamentali in questo passaggio.

Queste sono le proprietà della narrazione che possono essere applicate alla fotografia:

La sequenzialità: i fatti narrati  sono ordinati  tramite una successione di tipo spazio-temporale. Per esempio il racconto di un evento specifico, un matrimonio, una conferenza ecc.

La particolarità: la trama della vostra storia  è relativa ad episodi specifici, a personaggi specifici o a luoghi specifici. Questo riguarda la scelta da parte del fotografo dell’argomento da trattare e come far “muovere” i personaggi/soggetti della storia.

L’intenzionalità: è l’interesse per le situazioni e intenzioni umane che guidano le azioni che svolgiamo perché abbiamo scopi da raggiungere, opinioni e credenze. I soggetti che fotograferete prenderanno decisioni, proveranno sentimenti e si muoveranno all’interno del racconto, proprio per queste caratteristiche voi li descriverete nella storia.

L’opacità referenziale: chi narra una storia può descrivere eventi effettivamente accaduti o può descrivere “rappresentazioni di eventi/soggetti”.  Nella narrazione le storie non devono essere necessariamente vere, ma verosimili, possibili. Infatti il concetto di opacità referenziale stabilisce che la rappresentazione ha valore, non in quanto si riferisce ad un evento/soggetto preciso, ma in quanto rappresentazione dello stesso. Possiamo raccontare un fatto realmente accaduto o spostarci nella storia descrivendo esclusivamente sensazioni o atmosfere relative ad un evento.

La componibilità ermeneutica (nome difficile, concetto semplice): consiste nel legame esistente  tra le varie parti della narrazione. Le parti della vostra storia fotografica dovranno essere equilibrate tra loro per poter comporre un racconto coerente e leggibile.

La violazione della canonicità: se la narrazione è canonica (evitate quando potete di esserlo), le parti del racconto, si snodano secondo le attese. Se nella narrazione, avvengono fatti inaspettati non esiste più linearità.

L’incertezza: quando la narrazione non è reale o non lo è del tutto, si colloca a metà strada tra realtà e rappresentazione. I fruitori possono “interpretare” i significati da attribuire alla narrazione. Per esempio quando usiamo metafore in fotografia. Lasciare aperte molte strade interpretative, questo potrebbe dare al racconto, un grado di attrazione maggiore.

L’appartenenza ad un genere: ogni  narrazione può essere inserita in un suo genere o stile che tende a rimanere costante.

Lo storytelling è in sostanza, la strutturazione delle esperienze umane attraverso i  racconti e la loro narrazione. E’ un procedimento  che fornisce alle persone  una sensibilità culturale in grado di avviare sviluppi meditativi e educativi, soprattutto in gruppo.

Abbiamo un grande compito ed una grande responsabilità, quindi sfruttiamola al meglio.

Questo è un estratto del mio libro “Storytelling a chi?” edito da Emusebooks.

Se sei interessato all’acquisto clicca qui

Buona giornata!

Sara

Tutti gli eventi e i corsi di Novembre 2020 – Musa fotografia –

👉 29 Novembre LETTURE PORTFOLIO

PER ISCRIVERTI

👉 Corsi di fotografia in partenza a Novembre

Per info POSTI FINITI DISPONIBILE DATA SUCCESSIVA Lettura immagine e linguaggio

Workshop e incontro con Fausto Podavini 👍

Per info

Dalla singola foto al progetto fotografico

Cercheremo di capire cos’è una fotografia, cosa c’è dentro e cosa c’è dietro così da apprendere più a fondo
l’importanza di una progetto fotografico.
Si affronteranno le problematiche teoriche e pratiche legate alla realizzazione di progetti fotografici e proveremo mediante la realizzazione di esercizi teorici a sviluppare un idea riportandola ad un concetto di mappa.
Mediante la visione di lavori e discussione dei portfoli dei partecipanti, verranno affrontati tutti gli aspetti pratici di come si realizza un reportage con particolare attenzione al linguaggio fotografico, alla sua traducibilità visiva, alla composizione come forma espressiva e all’editing come valore aggiunto di una storia. Per info

INCONTRO CON FAUSTO PODAVINI

13 Novembre 2020 ore 20,30
Fausto Podavini presenta il suo libro “Homo change”. Uno dei migliori reporter italiani, ci presenta il suo lavoro e il suo ultimo libro. 

Musa fotografia, Via Mentana, 6 Monza


HOMO CHANGE  è un lavoro del fotografo romano Fausto Podavini con il quale ha vinto nel 2018 il suo secondo World Press Photo. Questo lavoro l’ha impegnato per sei anni fra Etiopia e Kenya per documentare la costruzione della più alta diga di tutta l’Africa ed i conseguenti cambiamenti sociali ed ambientali come la diminuzione della biodiversità e lo sfollamento dei popoli tradizionali che hanno vissuto per secoli in un delicato equilibrio con l’ambiente.
Il fotografo terrà anche un workshop di due giornate:Dalla singola foto al progetto fotografico Per info 

👉Storytelling – Musa fotografia – Il corso per imparare a raccontare con le immagini!

Buongiorno, come state?
Questo corso si propone come obiettivo di indicare quali siano le modalità della narrazione fotografica, dalla ideazione del progetto, alla sua concretizzazione. Il corso si rivolge ad amatori e professionisti che vogliono approfondire le conoscenze di struttura e editing di un progetto fotografico pensato ed esteso. Il percorso prevede la realizzazione di un progetto personale che verrà strutturato e finito entro la fine delle lezioni.
Per iinformazioni clicca qui 
Studia coi migliori professionisti! Buona giornata! Ciao Baci! Sara 

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