Un difficile percorso di emancipazione

Copertina del libro 'Donne con obiettivi' di Susanne John e Giovanna Sparapani, con un'immagine stilizzata di una donna che fotografa su sfondo rosso e blu.

Per la Cultura Visuale la questione del  female gaze è dagli anni ’70 del Novecento un tema cruciale del dibattito sull’immagine. Da quando emerse con forza in Occidente nell’ambito dei gender e femmist studies americani in relazione al dominio del male gaze nella rappresentazione della donna nel cinema, nella moda e nella pubblicità, studiosi e artisti si sono confrontati con queste domande fondamentali:  esiste uno sguardo femminile? In che cosa si caratterizza, si differenzia e/o si contrappone rispetto a quello maschile, dominante nei differenti contesti  geografici , politici, sociali e culturali?

Dopo Messe a fuoco ( ed. goWare, Firenze 2022), che presentava prevalentemente le storie e le battaglie di 40 donne fotografe che fin dalle origini del mezzo hanno coraggiosamente  contribuito, con la loro vita e il loro lavoro, al difficile percorso di emancipazione dello sguardo femminile,  Donne con obiettivi, (ed. goWare, Firenze 2025) il nuovo libro di  Susanne John e Giovanna Sparapani,  rappresenta un altro contributo a questa importante riflessione in ambito fotografico.  Aggiornando e  allargando il repertorio,  la mappatura e il percorso storico-visuale, con la selezione,  la schedatura critica e i contributi iconografici di altre 40 fotografe contemporanee (nate fra gli anni ’40 e ’90 del Novecento),  le due ricercatrici ci offrono  una panoramica attuale e globale, geograficamente e culturalmente differenziata , offrendo a studiosi e appassionati un ricco e variegato materiale di studio e riflessione.

In continuità con il loro primo volume, il criterio di selezione  ha continuato  a privilegiare l’impegno etico-civile e politico-sociale di quelle professioniste che nelle loro produzioni, a partire dagli anni ’60-’70 del Novecento ad oggi  (dal reportage documentario alla fotografia artistica e di ricerca), si sono interessate a tematiche di notevole rilevanza e attualità, affrontando questioni di volta in volta legate ai temi dell’identità, della memoria e dei diritti civili, sviluppando contemporaneamente un’originale visione autoriale.

Accanto a fotografe occidentali (soprattutto europee e nordamericane), che operano in contesti democratici dominati dalle forme avanzate del capitalismo globale, abbiamo così fotografe sudamericane,  asiatiche, africane,  che spesso operano o sono originarie di paesi  guidati da regimi nei quali spesso sono negati  (soprattutto alle donne) i fondamentali diritti civili e dove il tradizionale dominio maschile si  intreccia, per motivi religiosi e culturali, con questioni di potere,  sapere, visibilità,  dovute alle conseguenze  dei  vecchi e nuovi colonialismi o ad un autoritarismo politico-religioso illiberale.

La maggior parte delle autrici presentate in questo libro sono impegnate quindi, in qualche modo, nella sensibilizzazione e promozione delle lotte per la giustizia, la libertà e l’emancipazione sociale e culturale delle donne nei differenti scenari  in cui vivono e operano, nel  difficile tentativo di liberare la loro e la nostra visione dagli stereotipi e dalle ideologie dei regimi visivi dominanti, con differenti  e coraggiose strategie di sottrazione, parodia, resistenza  e alternativa allo sguardo maschile teocratico e a quello postcoloniale o spettacolarizzato.

La faticosa costruzione di un female gaze si lega  per la maggior parte di queste artiste alle lotte politiche a e alle rivendicazioni di ruolo e identità delle donne, attraverso la ricerca di sguardi diversi, da un lato attenti alla tradizione ma dall’altro (soprattutto per le nuove generazioni) all’innovazione, all’ibridazione dei linguaggi  e alle aperture multimediali tipiche della nuova cultura visuale nata dopo la rivoluzione digitale. Visioni che, al di là delle questioni di genere e di differente sensibilità,  cercano di essere soprattutto  umane  e solidali, alternative o perlomeno distanti dai pregiudizi e dai clichè, ma anche dai narcisismi, dalle autocelebrazioni  e dalle competizioni social  tipiche del neoliberismo  mediatico.

Copertina del libro 'Donne con obiettivi' di Susanne John e Giovanna Sparapani, con una silhouette femminile sullo sfondo colorato e il titolo ben visibile.

L’impegno e gli obiettivi di queste 40 fotografe si concretizzano insomma nella messa a fuoco di politiche autoriali di rottura e di resistenza, sia rispetto  a quelle ufficiali imposte  dai regimi, sia nei confronti di  quelle mainstream del panorama infocratico. Sguardi coraggiosi e militanti, che cercano di opporsi da un lato alla disparità programmatica e censoria dei fondamentalismi religiosi e alla chiusura autoritaria dei sovranismi nazionali, dall’altro alla competitività logorante e all’individualismo sfrenato del capitalismo avanzato.

Sandro Bini

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