Alcune sere non lasciatemi tornare a casa, di Teresa Molon

Oggi vi presentiamo il lavoro di Teresa Molon:

Alcune sere non lasciatemi tornare a casa. Portatemi lontano[1]

Questo progetto fotografico è l’esplorazione di uno spazio comunitario in cui le donne si liberano dalle inibizioni imposte al loro comportamento e al loro aspetto. Possiamo allora mostrare la cellulite, i peli, spogliarci e agghindarci sentendoci sensuali oppure sentendoci uno schifo, sostenerci e farci forza nell’affrontare con la stessa disinibizione il mondo al di fuori. Gli  incontri nascono spontanei, in una dimensione di forte complicità femminile. Si evolvono in gioco, in leggerezza ed eccessi che conducono alla possibilità di dare sfogo alla rabbia e alla frustrazione verso una società non equa. La fotografia è parte del gioco stesso, non si estranea e non osserva in modo sterile,  fa parte dell’esperienza; il giorno successivo ne rievocherà le emozioni, la convivialità, l’aggressività, lo sporco. Il momento comunitario esce dal rito e si traduce in pratiche quotidiane, mostrando donne contemporanee prive di patinature, che rifiutano le immagini e i modi di essere dettati dal patriarcato. Attraverso la fotografia ci riappropriamo dei nostri corpi, dei nostri gesti, dei nostri spazi, delle nostre rappresentazioni.

Indirizzo email T.M0705@protonmail.com

Sito web autrice https://www.teresamolon.net/


[1] Il titolo riprende i versi di una cara amica, Desirée Falcomer.

Buona visione, ciao

Sara

Un nuovo spazio per la fotografia, AP gallery

Buongiorno a tutti, ecco un’intervista fatta ad Alessia Paladini che ha appena iniziato una nuova avventura nel mondo della fotografia.

Apre AP Alessia Paladini Gallery, nuovo spazio espositivo che con un occhio sarà rivolto alle donne, mentre l’altro si concentrerà sia sui nomi più conosciuti, sia sulle nuove tendenze relative al contemporaneo. Viva le iniziative contro corrente che presuppongono coraggio e determinazione!

L’esterno della galleria

Ciao Alessia, ci racconti chi sei?

Sono nata a Milano nel 1968 e mi sono laureata in storia del teatro inglese all’università degli studi di Milano.

Vivo a Milano con due adorabili figli adolescenti,  Frida  – un beagle di 6 anni – e un marito che sopporta e supporta le mie iniziative.

Da sempre sono attratta da tutte le forme artistiche, musei e gallerie sono i miei luoghi prediletti ovunque mi trovi. Sono una lettrice compulsiva.

Alessia Paladini

Sono una appassionata runner e amo molto lo sport all’aria aperta; appena posso scappo sulle montagne della valle d’Aosta. Adoro viaggiare.

Quali esperienze o pratiche espositive ti hanno influenzata?

Durante l’ultimo anno di università ho avuto l’opportunità di iniziare a lavorare da Sotheby’s, la casa d’aste inglese, come assistente al dipartimento di arte moderna e contemporanea, per 5 anni.

Lì, oltre ad avere la possibilità di vedere dal vivo opere d’arte incredibili, ho intuito quanto mi piacesse il contatto con il pubblico, con i collezionisti; ho iniziato a studiare e comprendere le dinamiche del mercato dell’arte e quello che spinge un collezionista a puntare su un artista o su un’opera in particolare.

In seguito ho lavorato per 7 anni per Photology, una delle prime gallerie in Italia ad occuparsi esclusivamente di fotografia. Ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con i più importanti fotografi italiani e internazionali, da Mario Giacomelli a Jack Pierson, David LaChapelle, Mario De Biasi e molti altri. Ho capito che la fotografia aveva potenziali inesplorati e aperti nell’ambito del collezionismo. Photology è stata fondamentale per la mia formazione.

Infine ho avuto il privilegio di entrare a fare parte del gruppo Contrasto, nel momento in cui a Milano nasceva Forma, una delle realtà più interessanti in ambito fotografico negli ultimi anni. Mi sono occupata della creazione e della gestione di Contrasto Galleria, di cui sono stata direttrice per 15 anni.

La galleria si concentrerà su temi specifici o principali?

Non credo di voler restringere il campo a temi specifici o principali, ma sicuramente cercherò di offrire proposte di grande qualità e intensità.

La galleria è rivolta al lavoro delle donne, quali pensi siano le difficoltà che una fotografa potrebbe incontrare nel suo percorso? E i vantaggi?

La mia galleria ha un focus rivolto alle fotografe donne, ma non intendo creare un “ghetto” femminile: ho la fortuna di avere anche molti bravissimi fotografi uomini tra le proposte della galleria.

Di sicuro, e mi duole ammetterlo, ancora oggi nel 2021 le donne hanno maggiori difficoltà – in qualunque campo – ad affermarsi. Non fanno eccezione l’arte e la fotografia, le donne influenti sono ancora una esigua minoranza. Di sicuro il vantaggio di essere donna è intrinseco nella essenza del femminile: le donne sono più tenaci, determinate, proprio perché pronte da sempre ad affrontare difficoltà maggiori rispetto agli uomini. E’ un argomento complesso e vastissimo. Io credo però che la qualità e l’originalità siano sempre premiate; nel mio piccolo spero di dare un contributo in questo senso.

Come si deve presentare chi desidera lavorare con un gallerista?

Innanzitutto prendere un appuntamento con il gallerista e non presentarsi all’improvviso.

Preparare i materiali da fare visionare con cura e attenzione, focalizzarsi su pochi progetti ma con una linea chiara e leggibile.

Accompagnare il proprio progetto con un testo che ne spieghi la nascita e le caratteristiche.

Se i materiali vengono inviati via mail, avere l’accortezza di compattare i file in modo da non intasare la casella del povero gallerista che già si maldispone.

Non sollecitare una risposta dopo 24 ore dall’invio dei materiali, altra cosa che trovo molto indisponente.

Accettare le critiche e i consigli di chi ha più esperienza e affidarsi al gallerista che conosce il proprio pubblico e le potenzialità di vendita in termini di formati, tirature, prezzi.

Cosa determina il valore di una fotografia?

Domanda molto complessa.

Direi un insieme di fattori, che a volte si contraddicono. Potremmo dire, di alcune opere fotografiche, la tiratura limitatissima, ma di contro esistono fotografi che lavorano in tiratura aperta ed hanno quotazioni altissime. Essere incluse in mostre museali importanti. Essere esposte in fiere internazionali. Fare parte di collezioni prestigiose. La risposta del mercato: se un gallerista propone un fotografo e il pubblico risponde acquistando le opere, vuol dire che il valore assegnato alla determinata opera è giusto.

Esiste ancora il collezionismo, se si, come si è trasformato?

Certamente esiste il collezionismo, declinato in modi diversi. Io ritengo che esistano collezionisti – che hanno una linea precisa di acquisti, una cultura fotografica matura – e acquirenti, che invece magari acquistano un’opera senza iniziare una vera e propria collezione. Uno degli aspetti più stimolanti e interessanti a mio parere del lavoro di un gallerista è proprio quello di guidare gli acquirenti verso la “trasformazione” in collezionisti.

Oggi un collezionista ha moltissimi canali diversi a cui attingere, sia per informarsi ed acculturarsi, sia per acquistare – penso ovviamente al mondo web. Di contro credo molto nel contatto personale con i collezionisti e quindi, nonostante le vendite online siano interessanti, sono convinta dell’importanza che ancora oggi le gallerie intese come luoghi fisici occupano nel meccanismo del mercato e del collezionismo.

Puoi descrivere la tua galleria con 3 parole?

Raffinata, accogliente, ricercata.

Alessia vi aspetta in Via Pietro Maroncelli, 11, 20154 Milano MI Ciao a tutti! Sara

The Ballad of the Sexual Dependency, Nan Goldin.

The Ballad of the Sexual Dependency è uno slideshow di circa 700 foto Nan Goldin ha prodotto scegliendo tra le sue immagini scattate dagli anni Ottanta in poi. La fotografa, e le persone che ha frequentato nel tempo  sono i soggetti del lavoro. Molti di questi sono drogati ripresi nel quotidiano. Tutto il progetto è ripreso tra Boston, New York, Londra, Berlino e le altre città in cui la Goldin ha vissuto.

La fotografa descrive il lavoro come un diario personale che lei stessa rende pubblico: «Il diario è la forma di controllo della mia vita. Mi permette di annotare in modo ossessivo ogni dettaglio. Mi permette di ricordare».

Nan Goldin fa parte del gruppo detto dei cinque di Boston (Five of Boston) e il suo lavoro è considerato rilevante nell’ambito della fotografia contemporanea, come Terry Richardson e Wolfgang Tillmans.

Il suo lavoro esplora a 360 gradi il mondo LGBT nei momenti di intimità, durante il periodo dell’HIV e dell’uso smisurato degli oppioidi.

Il suo lavoro più notevole è The Ballad of Sexual Dependency (1986), che documenta la sottocultura gay dopo Stonewall, ma anche la sua famiglia e i suoi amici.

Vive e lavora a New York, Berlino e Parigi. Lei è bisessuale.

Trixie on the cot, New York City, 1979 © Nan Goldin

Nan Goldin nasce a Washington nel 1953 ma cresce a Boston, dove frequenta la School of the Museum of Fine Arts. Vive a New York dal 1978, dove si è affermata come una delle maggiori esponenti di un’arte a favore di una identificazione completa tra arte e vita. Fino dall’età di diciotto anni usa la fotografia come un “diario in pubblico”, per questo motivo l’opera di Nan Goldin è inseparabile dalla sua vita. Segnata dal suicidio della sorella diciottenne Barbara Holly il 12 aprile 1965, è proprio fotografando la propria famiglia che incomincia il suo lavoro fotografico. In seguito rimane molto vicina all’album di famiglia sia per la tecnica sia per i soggetti scelti.

© Nan Goldin

Nel 1979, incominciando dal Mudd Club di New York, l’artista comincia a presentare le sue immagini con una proiezione di diapositive accompagnate da una colonna sonora punk: Ballata della dipendenza sessuale diffuso nei musei in più versioni. Le foto, anche se danno l’impressione di essere state rubate, non sono mai scattate con il soggetto troppo vicino all’obiettivo per farlo risultare “sorpreso”. Nelle sue opere si può vedere il suo entourage subire il travaglio della vita: vecchiaia, amore, morte, infanzia si succedono nei pochi secondi della proiezione prima dell’immagine successiva. Questo gruppo di persone a lei vicine, molte delle quali sono scomparse, risulta ghermito in una congiura orchestrata dalla morte.

© Nan Goldin

Il suo è un reportage intimistico, un tipo di fotografia che influenzerà moltissimo le generazioni successive al suo lavoro.

I suoi lavori, che fin dall’inizio utilizzano più media, anticipano la realtà fotografica attuale.

Nan Goldin osserva la parte trasgressiva e nascosta della vita della città con un approccio intimo e personale. I ricordi privati divengono opere d’arte solo dopo la decisione di esporli. Ritrae amici e conoscenti, ma anche sé stessa, come nel celebre Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata. Il suo stile diventa un’icona della sua generazione difficile e assume un’ulteriore svolta dopo la diffusione dell’AIDS, che mette in discussione la sua fiducia nel potere delle immagini rendendole chiaro che esse le mostravano solo coloro che aveva perso. La Goldin intende le foto che documentavano la vita quotidiana dei suoi amici sieropositivi in funzione di una valenza sociale e politica, e come attivista di Act Up organizza la prima grande mostra sull’AIDS a New York nell’89.

© Nan Goldin

Attualmente impegnata con performance e call action sul problema degli oppiodi, utilizza i social network, Instagram e Facebook per le call action.

Le più importanti quelle realizzate al Museo Metropolitan di New York nel 2018 e 2019.

Ciascuna delle sue immagini è caricata di un peso romanzesco di uno spessore umano, potenza drammatica che fanno di Goldin la fotografa più atipica e affascinante del tempo. Più che una fotografa, è un’analista del sentimento, contrario del sentimentale, in Goldin il sentimento non è altro che il sesso, la faccia nascosta della tragedia.

Biografia da Wikipedia

Per acquisto del libro di Nan Goldin clicca qui

Ciao, buona giornata, Sara

Premio MUSA per donne fotografe

Buongiorno, eccoci, dopo il grande successo dell’anno scorso, con la seconda edizione del PREMIO MUSA PER DONNE FOTOGRAFE 
Il premio Musa, è dedicato alla produzione di portfolio fotografici ed è rivolto a tutte le fotografe (donne), senza nessuna distinzione tra amatrici e professioniste. Il lavoro che presenterete, verrà sottoposto a giudizio insindacabile della giuria composta da esperti.
I giudici sono tutti professionisti nel settore della fotografia. L’ambito del premio è rivolto alla fotografia italiana femminile e possono partecipare fotografe che si esprimono nel settore fotografico, senza limitazioni relative al progetto da presentare scelto, che vivono sul territorio italiano.
Il premio ha due sezioni, verrà premiata una partecipante per categoria:1) Reportage, Street photography, Natura, Viaggio, Eventi.2) Progetto personale, Fotografia concettuale, Ritratto, Ricerca, Still life. 
LA DATA DI SCADENZA DI PRESENTAZIONE DELLE OPERE: ore 11:59 pm del 18 Ottobre 2020. 
Partecipa!
PREMIO MUSA PER DONNE FOTOGRAFE 
Corsi di fotografia
 I nostri incontri sono propedeutici all’affinamento della capacità visiva ed espressiva di ogni studente.Tutti sono composti da parti pratiche e teoriche.Vi saranno discussioni sugli scatti effettuati. Lo scopo dei corsi è quello di migliorare le capacità e il metodo degli studenti, al fine di cercare o affinare lo stile personale. Alcuni di questi corsi potrebbero portare a sbocchi professionali.I docenti coinvolti sono professionisti del settore e vi accompagneranno nella crescita del percorso formativo.

A prescindere che tu segua i percorsi o meno, se ti iscrivi contemporaneamente a quattro corsi, ottieni uno sconto del 10%Questo anno scolastico è ricco di novità! Da Musa puoi seguire due tipi di formazione:

I PERCORSI DI STUDIO composti da più corsi singoli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo in un determinato settore della fotografia.Percorso autoriale Impara, trova la tua strada, scatta ed esponiPercorso linguaggio fotografico Impara a parlare fotograficamenteMaster in fotogiornalismo per sapersi muovere nel mondo del reportage professionaleStorytellingper costruire una storia insieme capendo modalità e funzione del raccontoCORSI SINGOLI tutti i corsi singoli organizzati per la nuova stagione scolasticaCORSI ONLINE proposta dei corsi di fotografia via web

Ti aspetto!Sara Munari
 Partecipa al Premio Musa per donne fotografe 
Per informazioni sui corsi corsi@musafotografia.it

Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Valentina Tamborra

Fotografia di Valentina Tamborra

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda: cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Per la pagina Instagram @fotografiamusa Personale @munari.sara – Su facebook Musa Fotografia

Pagina instagram Valentina Tamborra @valentina_tamborra83

Valentina Tamborra, nasce nel 1983 a Milano, dove attualmente vive e lavora.
Si occupa principalmente di reportage e ritratto e nel suo lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine. Nel 2012, ha realizzato la documentazione fotografica dell’allestimento della mostra Valentina Movie del fumettista Guido Crepax, dedicata a Valentina, presentata presso Palazzo Incontro a Roma.
 
Nel 2014 ha documentato il progetto “Ti aspetto fuori” di Matteo “BruceKetta” Iuliani. Per l’occasione ha seguito i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera in un laboratorio teatrale che ha visto la nascita di uno spettacolo presentato a Zelig.

Dal 2016 ad oggi, ha collaborato e collabora con alcune fra le principali ONG come AMREF, MSF e Albero della vita.
 
I suoi progetti sono stati oggetto di mostre a Milano, Roma e Napoli.
Numerose le pubblicazioni sui principali media nazionali (Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, La Lettura, Gioia). Ha altresì partecipato come ospite a diverse interviste radiofoniche e televisive (Rai 1, Rai Italia, Radio 24 e Rai Radio2) e tenuto lezioni e workshop di fotografia e narrazione.
Docente di fotografia presso Istituto Italiano di Fotografia, a Milano. Ha realizzato e realizza workshop e speech in alcuni fra i più prestigiosi istituti italiani quali Naba (Nuova Accademia di Belle Arti, Milano) e IED.
 
Doppia Luce, il suo primo grande progetto personale, dopo essere stato in mostra è diventato un ciclo di conferenze presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) a Milano.
 
Nell’Aprile 2018, in occasione del Photofestival di Milano, vince il Premio AIF Nuova Fotografia.

Sito autrice https://www.valentinatamborra.com/

Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Nausicaa Giulia Bianchi

Fotografia di Nausicaa Giulia Bianchi

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda: cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Per la pagina Instagram @fotografiamusa Personale @munari.sara – Su facebook Musa Fotografia

Pagina instagram Nausicaa Giulia Bianchi @nausicaa1978

Giulia Bianchi è una fotografa documentarista e insegnante di fotografia interessata alla ritrattistica, alla narrativa visiva e alla creazione di libri.

Nel 2010 ha frequentato il programma PJ di The International Center Of Photography a New York City, ma si è sviluppata oltre i confini del fotogiornalismo e ha trovato il proprio percorso di creazione di immagini. Dopo aver completato i suoi studi di fotografia, si è iscritta alla Art Students League per studiare pittura ad olio e ha iniziato a frequentare corsi di filosofia, femminismo, arte ed estetica a Brooklyn. Giulia ha assistito fotografi come Mary Ellen Mark e Suzanne Opton, e in seguito ha iniziato a insegnare a New York.

Ha utilizzato una pratica documentaria di lungo formato con un immenso progetto sui sacerdoti cattolici donne che sono stati scomunicati dal Vaticano perché disobbediscono a una legge secondo cui solo un uomo può essere ordinato sacerdote. Dal 2012 ha visitato 35 comunità in Stati Uniti, Canada e Colombia. Il suo obiettivo è creare un libro e un documentario web con video, interviste audio, materiale d’archivio, saggi e foto.

Attualmente vive in Italia lavorando per importanti riviste cattoliche, insegnando fotografia in diverse scuole e associazioni. Ha anche creato un percorso educativo indipendente chiamato “Foto e Spirito” che ha iscritto oltre 100 studenti nei primi due anni.

Il suo lavoro è stato pubblicato su The Guardian, National Geographic, Marie Claire, PDN, TIME, American Photo Magazine, Vogue, Huffington Post, La Repubblica, Internazionale e altre riviste e libri.

Sito dell’autrice: http://www.giuliabianchi.com/

Premiazione del Premio Musa, “Chinese Whispers” in mostra da Musa

Ti aspettiamo alla Premiazione del Premio Musa, Mariagrazia Beruffi esporrà il suo lavoro “Chinese Whispers”
8 novembre 2019 ore 19.00
Premio Musa Inaugurazione mostra e premiazione vincitrice.

Ti aspetto il 29 novembre con Federico Montaldo. Presentazione del libro “Manuale di sopravvivenza per fotografi”
Ciao Sara

Prossime presentazioni

8 novembre 2019 ore 19.00
Premio Musa Inaugurazione mostra e premiazione vincitrice

29 novembre 2019 ore 19.00
Federico Montaldo

Presentazione del libro “Manuale di sopravvivenza per fotografi”.

Federico tiene anche un workshop il giorno dopo , nella mattinata di sabato 30 novembre. Per info

Per informazioni altri eventi in programma

Per informazioni sui prossimi corsi

Corsi Musa Fotografia

Da Musa puoi seguire due tipi di formazione:

I PERCORSI DI STUDIO composti da più corsi singoli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo in un determinato settore della fotografia.
I CORSI SINGOLI si rivolgono a chi vuole seguire corsi unici

I nostri incontri sono propedeutici all’affinazione della capacità visiva ed espressiva di ogni studente. Tutti sono composti da parti pratiche e teoriche. Vi saranno discussioni sugli scatti effettuati. Lo scopo dei corsi è quello di migliorare le capacità e il metodo degli studenti, al fine di cercare o affinare lo stile personale. Alcuni di questi corsi potrebbero portare a sbocchi professionali. I docenti coinvolti sono professionisti del settore e vi accompagneranno nella crescita del percorso formativo.
Per informazioni sui corsi corsi@musafotografia.it
A prescindere che tu segua i percorsi o meno, se ti iscrivi contemporaneamente a tre corsi, ottieni uno sconto del 10%.

Ti aspetto!
Sara