Il tempo delle fotografie

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Non sono una persona che scatta molto. Quando torno a casa dai miei viaggi, vicini e lontani, mi preoccupo regolarmente per la scarsa quantità di foto prodotte. Poi le abbandono, ho il periodo di rifiuto, mi fanno schifo e butterei tutto via. Quindi aspetto. Aspetto e aspetto. Dopo qualche tempo torno a guardare il lavoro nella speranza che contenga qualcosa, una sorpresa. Nonostante questo mi rendo conto che la maggior parte delle fotografie che produco, non verranno mai viste da nessuno. Sono immagini morte, se ne stanno lì silenziose, nelle cartelline gialle di Windows.
Forse capita anche a voi di produrre il lavoro per come ve lo eravate (più o meno) immaginati e percepire che tutto il resto si perda.
Oggi sto sistemando un progetto che dura da qualche anno e metterò insieme in tutto un sessantina di immagini. Ho fatto un breve calcolo, presupponendo una media di 1/125 di secondo a scatto, e’ uscito che ho prodotto tutto in 0,48 secondi. 0,48 secondi? Ma porca di quella zozza, sto lavorando da qualche anno per ottenere un cavolo di portfolio al quale ho dedicato in tutto 0,48 secondi??
Mi fa male la testa. Giuro.
L’unica speranza che mi rimane e’ che almeno qualcuna di queste immagini, abbia un significato per qualcuno.
Un piccolo significato sarebbe sufficiente, un segno, un punto di domanda, un bollo rosso nella mente, qualcosa.
Vado a dormire che sono incazzata.
Ciao Sara

34 pensieri su “Il tempo delle fotografie

  1. oh come ti capisco, anche se io tendo a scattare troppo… !!
    Sono stata ferma per vari impegni, ma piano piano vorrei recuperare.
    Un sorriso a te, che ti leggo spessissimo senza commentare
    Ondina

  2. Io invece riesco a scattare poco, pochissimo, così poco che non riesco a fare un lavoro articolato come vorrei. Devo raccogliere tutto in centesimi di secondo e se va male divento una belva e resto a mordere per giorni la tracolla della macchina fotografica…
    Saranno 0,48 secondi, ma credo che il tempo non sia il metro più adatto per valutare un lavoro fotografico, non credi?

  3. Il discorso è serio! ma ciò che mi ha fatto sorridere sono i 0.48 secondi. Però quel tempo fa la differenza tra una medaglia d’oro alle olimpiadi nei 100m e il sig. nessuno.

    Siccome stamattina sto bene ecco il mio consiglio: scatta di notte con tempi lunghi: il tuo lavoro potrebbe raccogliere anche qualche minuto di vita! 😀

  4. Non mi soffermo sui 48 secondi, è una provocazione, sai benissimo che la testa ha dovuto lavorare per più tempo per ottenere il risultato , e se aggiungessimo le letture, le mostre, le discussioni ed i confronti…quello che mi ha fatto pensare è che lasciare sedimentare lo scatto in un archivio per qualche tempo, se non si lavora sulla cronaca, aiuta successivamente a selezionare le istantanee migliori, quelle che hanno mantenuto inalterato nel tempo il loro valore emotivo e comunicativo perché non legate al momento.

    • Ciao Roberto. In realtà è 0.48 secondi!! Comunque hai ragione, lo so. Mi e’solo sembrato assurdo realizzarlo! Le fotografie senza tempo sono un altro argomento che meriterebbe attenzione. Grazie!ciao

  5. Sara, tutto condivisibile tranne la parte sui 0,48 secondi ma lo sai anche tu che non è come dici ed è solo l’impulso del momento: non ti incazzare 🙂

  6. Cara Sara
    magari dopo aver letto questa storiella ti passa un po’ quel maledetto mal di testa!!!
    E piacevole seguirti!
    Rolando

    Si narra che un sera, in un ristorante, Picasso stesse cenando dopo il vernissage di una sua personale.

    Un cliente del locale, che lo riconobbe, si avvicinò e gentilmente chiese se poteva avere uno schizzo del Maestro.

    Il pittore accondiscese, e in pochi secondi fece uno schizzo sul tovagliolo.
    Ma quando porse il disegno all’ammiratore, non mancò di fargli sapere anche quanto dovesse in denaro, come corrispettivo per l’opera.

    Il prezzo era alto.
    Molto molto alto.
    Per uno schizzo.
    Fatto in pochi secondi. ( forse esattamente in 0,48 secondi? ☺ )

    “Così tanto per uno schizzo!?!?” – chiese appunto stupito il cliente.
    “Ma Maestro, ci avete messo meno di un minuto!” – continuò.
    “Non vi sembra un prezzo un po’ troppo esoso per così poco?”

    Picasso lo guardò e gli disse con tono gentile, ma fermo:

    “Vedi, caro amico mio, tu non stai pagando i pochi secondi impiegati per fare quello schizzo, ma tutti gli anni di fatica, lavoro ed abnegazione impiegati per arrivare a questo livello.”.

  7. Una volta facevo una marea di foto e poi mi sono perso. ^_^
    Infatti lasciavo le foto nell’hard disk esterno e mi dimenticavo di riguardale. 🙂
    Adesso faccio pochissime foto e ci metto delle ore a guardarle e a sistemarle. Praticamente una foto al giorno!

      • Pian. 🙂
        Non mi serve correre per tornare a scattare. Non ha senso tornare a fare subito altre foto perché se no si rischia un intasamento di foto e non riuscirai più guardarle.
        Per me le foto si guardano con calma come guardare un film e nel frattempo se ti vengono le idee, si mettono da parte.
        A ritoccare ci metto un attimo, ma più che altro è a guardare e a scegliere le foto che perdo più tempo.
        Mi diverto lo stesso anche se passo delle ore perché per mi serve tempo per guardare e per entrare dentro la foto. Più studi più sei dentro la fotografia e scopri mille cose. ^_^

  8. Io faccio fotografia sportiva e scatto da 1/1000 in su, quindi il tempo è di gran lunga inferiore, ma non è la quantità, ma la profondità, un attimo di eternità, è tutto quello che c’è a monte e a valle di quel millesimo di secondo, costruire e ricercare sempre, vedere dentro per trovare fuori, a volte ho anch’io la nausea della post-prod allora spengo tutto. Sono nato, fotograficamente, in camera oscura. preferisco stare al buio e poi uscire per fotografare. La camera oscura è creatività, la ripresa pure, la post-prod la trovo molto meno entusiasmante

  9. Sara, è sempre stato così…. oggi però le immagini “abbandonate ” proliferano alla massima potenza ed il senso di inadeguatezza dello sguardo, almeno per chi si pone questo problema, aumenta vertiginosamente. Del resto come non provare sconforto di fronte a migliaia e migliaia di foto
    che non hanno alcun valore ? Almeno con l’analogico c’era un limite ben preciso, che non si superava facilmente ( con quello che costavano rullino, sviluppo e stampa..). Davvero dobbiamo sperare che per qualcuno significhino qualcosa e non intendo per noi stessi(troppo facile !) ma soprattutto per quelli a cui le mostreremo. Mi riaggancio anche ad un tuo post recente dove dicevi di diffidare di chi scatta solo per se stesso: sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che questa affermazione non sta in piedi: se scattiamo poi le foto le dobbiamo ben mostrare a qualcuno, nella speranza che resti qualcosa di tutto lo sforzo fatto !
    Marco

    • Spero, come dici, che chi scatta si faccia questa domanda: A chi o a cosa serve questa mia produzione di immagini? Non credo a chi dice che scatta per sé stesso, mai! Ciao e grazie

  10. Mode Ipocrita On
    Non scattare per gli altri, farlo per te stessa.
    Mode Ipocrita Off

    Mode Sincerità On
    Perchè? Perchè nessuno commenta le mie foto? Perché nessuno mi dice che sono bravissimo/a? Sono depresso/a! 🙁
    Mode sincerità Off

  11. Condivido il tuo senso di rifiuto quando rivedo le foto che ho scattato (anche se io scatto tantissimo), ma non condivido la provocazione dei 0,48 secondi. Quello è il tempo che ci ha messo la macchina a scattare le foto che tu hai selezionato, ma quelle foto che tu hai selezionato non ci sarebbero se tu non avessi scattato tutte le altre che hai scartato, se non avessi letto i libri che hai letto, le mostre che hai visitato ecc, ecc. Quindi il tempo di quelle foto, come minimo è il tempo della tua vita. E poi molte delle tue foto sono viste da tante altre persone che, grazie alle tue foto, proveranno delle emozioni, avranno dei pensieri che, senza le tue foto, senza i tuoi stimoli, non avrebbero vissuto. È vero che non scattiamo solo per noi, ma io penso che scattiamo anche per noi. Scattiamo per entrare più dentro una situazione, per superare dei nostri limiti, per metterci in gioco, per crescere.

  12. inizialmente credevo che questa confessione fosse di un fotografo/a X, per dirti la verità semi-professionista.
    Ma a fine lettura noto che le parole sono farina del tuo sacco, non c’ho creduto.
    Mi ha stranito.

  13. Sara, che la somma degli scatti duri 0.48 secondi… 5 minuti… od un’ora… è secondario.
    Primario è il fatto che continui a farti domande (e farti venire dubbi)… a far sì che noi ce le poniamo (o che insorgano dubbi) guardando i tuoi lavori…

    …ma soprattutto, fondamentale èche tu rimanga incazzata quel tanto per continuare a stimolare te stessa e tutti quelli (come me) che ti seguono da poco o molto tempo.

    “I viaggi sono i viaggiatori” (Fernando Pessoa)

    Un abbraccio.
    I.

  14. …a proposito di TEMPO, ieri sera alle 21:10 circa ho sentito una ragazza dire: “Ogni due/tre minuti incontriamo una fotografia. Solo che non sappiamo [noi, non tu… N.d.S.] vederla”.

    Questa me la segno, Sara.

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