Una donna armena di 106 anni siede davanti alla sua casa, sorvegliandola con un fucile, nel villaggio di Degh, vicino alla città di Goris, nel sud dell’Armenia. I conflitti armati hanno avuto luogo nel vicino Nagorno-Karabakh, un territorio dell’Azerbaigian rivendicato anche dall’Armenia. La guerra del Nagorno-Karabakh ha fatto sfollare centinaia di migliaia di persone dalle loro case.
Una donna armena di 106 anni protegge la sua casa con un AKM, 1990 (Photo credit: Armineh Johannes / United Nations Photo).
L’Armenia fu invasa dai turchi e la guerra si concluse con l’incorporazione dell’Armenia nell’Unione Sovietica. Una volta terminato questo periodo l’Armenia fu coinvolta in una guerra molto sanguinosa con i suoi vicini di casa, gli Azerbaigiani.
Negli anni ’20, il governo sovietico istituì la Regione autonoma del Nagorno-Karabakh – dove il 95% della popolazione è di etnia armena – all’interno dell’Azerbaigian.
Nel 1993, l’Armenia controllava il Nagorno-Karabakh e occupava il 20% del territorio azero circostante. Nel 1994, la Russia ha mediato un cessate il fuoco che è rimasto in vigore da allora. A causa del conflitto sono sfollati 230.000 armeni dall’Azerbaigian e 800.000 azeri dall’Armenia e dal Karabakh.
Il fucile che l’anziana signora armena porta con sé non è un AK-47 o un AK-74.
Da Rare historical photos
L’articolo ha solo scopo didattico. Le fotografie sono di proprietà degli autori presentati e non possono essere vendute o diffuse.
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Buongiorno, ecco le immagini che hanno ottenuto maggior riconoscimento economico negli ultimi decenni.
Non arrabbiatevi! Il mercato fa le sue scelte e devono essere ripsettate
ciao
Sara
Lo stagno – Chiaro di luna: Le fotografie più costose Edvard Steichen – 1904
L’artista creò la prima fotografia sfruttando gomme sensibili alla luce. In questo modo, la stampa finale ha assunto più di un colore.
Esistono tre versioni di The Pond -Moonlight. Ognuna di esse è unica perché la stratificazione delle gomme è fatta a mano.
La fotografia è costata al suo acquirente 2.928.000 dollari nel 2006. All’epoca, si trattava del prezzo più alto mai pagato per una foto all’asta. Le altre due versioni sono esposte nei musei.
Lo stagno – Luce lunare Fotografia di Edvard Steichen – 1904
Fotogramma senza titolo #48 Cindy Sherman – 1979
La fotografia fa parte di una serie che l’artista ha realizzato tra il 1977 e il 1980.
La stessa Sherman appare come personaggio femminile nelle 69 foto in bianco e nero. Utilizzava trucco, parrucche e abiti vintage per ricreare i cliché femminili dei film.
La fotografia #48 è stata acquistata per 2.965.00 dollari nel 2015.
Fotogramma senza titolo #48 di Cindy Sherman – 1979
8.Senza titolo (Cowboy) Richard Prince – 2000
Il lavoro di Prince è una foto di una foto. Ha rifotografato immagini mentre sviluppava il proprio stile.
In questo caso, l’immagine proviene da una campagna Marlboro e raffigura il “Marlboro Man”. L’opera è stata acquistata per 3.077.000 dollari nel 2014.
Senza titolo (Cowboy) di Richard Prince – 2000
7. Chicago Board of Trade II Andreas Gursky – 1999
L’immagine mostra la sala delle contrattazioni del Board of Trade di Chicago. Per esprimere il senso di movimento, Gursky ha esposto due volte diverse parti dell’immagine.
Gursky è noto per il suo stile unico nel mondo della fotografia. Realizza enormi stampe che mostrano il nostro impegno per la globalizzazione nel mondo contemporaneo. Gursky scansiona le sue immagini di grande formato e le modifica al computer. Questa stampa di 157 × 284 cm è stata venduta all’asta per 3.298.755 dollari nel 2013.
Chicago Board of Trade II di Andreas Gursky – 1999
99 Cent II – Dittico Andreas Gursky – 2001
Qui sotto la stampa cromogenica a colori venduta da Sotheby’s a Londra nel febbraio 2007. La foto, divisa in due parti, raffigura un supermercato con diverse corsie. Gursky ha modificato l’immagine digitalmente. A quanto è stata venduta? L’incredibile cifra di 3.346.456 dollari. Sicuramente la cifra sarebbe dovuta finire con .99 centesimi
99 Cent II Dittico di Andreas Gursky – 2001
Dead Troops Talk Jell Wall – 1992
Ecco l’immagine in questione, venduta come lightbox. Jeff Wall è famoso in tutto il mondo per le sue fotografie in Cibachrome retroilluminate di grande formato che ritraggono scene ispirate alla storia dell’arte. Nel suo stile fa riferimento anche a problemi filosofici della rappresentazione fotografica e artistica.
La foto ritrae una scena “finta” in un campo di battaglia. I soldati tornano in vita, come in un film horror sugli zombie.
È stata messo in vendita da Christie’s New York nel maggio 2012.
Ha fruttato ben 3.666.500 dollari.
Foto di Jeff Wall – 1992
A Sua Maestà Gilbert & George – 1973
Fotografi provocatori, Gilbert & George, hanno creato questa installazione, una stampa alla gelatina d’argento. La serie di foto commemora le serate alcoliche del duo. È stata battuta all’asta da Christie’s a Londra nel giugno 2008. Ha realizzato 3.765.276 dollari (4.971.030,33 dollari al giorno d’oggi).
A Sua Maestà di Gilbert & George – 1973
Senza titolo #96 – Cindy Sherman – 1981
Cindy Sherman non è nuova alle vendite astronomiche. Questa le ha fruttato ben 3.890.500 dollari quando è stata venduta all’asta da Christie’s a New York nel maggio 2011. La Sherman si è ispirata alle pagine centrali di riviste erotiche maschili per realizzare quest’opera. L’artista appare come il completo opposto di una modella che troveremmo in quelle immagini. Molti sostengono che la sua espressione facciale e il linguaggio del corpo mostrino vulnerabilità. Sherman ritrae nella foto la condizione di stupri e abusi. La modella sembra spaventata invece di essere seducente. L’immagine è stata presentata come stampa cromogenica a colori. La stampa è stata venduta all’asta per 3.890.500 dollari, il che la rende la terza fotografia più costosa al mondo.
Senza titolo 96 di Cindy Sherman – 1981
L’America spirituale
Richard Prince – 1981 È una delle foto più controverse della storia Ritrae Brooke Shields nuda a 10 anni. Il suo corpo infantile è in grande contrasto con la sua seducente e matura espressione facciale.
La polizia vietò l’esposizione dell’opera alla Tate Modern di Londra.
Stampa Ektacolor. Venduta da Christie’s New York nel maggio 2014: 3.973.000 dollari.
Nota: questa immagine ritrae una Brooke Shields svestita da bambina. Non la mostriamo qui, quindi se volete vedere la fotografia, dovreste cercarla voi.
Reno II
Andreas Gursky – 1999
Un’altra stampa cromogenica a colori, ma questa volta costata 4.338.500 dollari. L’immagine mostra il Basso Reno. Il fiume è raffigurato tra campi di erba verde e sotto un cielo coperto. Gursky ha rimosso i passeggiatori di cani e un edificio industriale durante l’editing digitale. Venduta da Christie’s New York nel novembre 2011, ha detenuto il record mondiale di stampa più costosa mai venduta fino al 2014.
Rhein II Andreas Gursky – 1999
Chi mai decide questi prezzi?
La maggior parte di queste opere, tranne la numero uno, sono state vendute all’asta. Ciò significa che con tutta probabilità, i fotografi non avevano la minima idea delle potenzialità delle proprie immagini.
Il mercato decide per noi, la capacità dei critici e le possibilità di collezionisti più o meno ricchi.
Rimboccatevi le mani e gli occhi se volete tentare la strada delle gfallerie.
Buona giornata
Sara
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Dayanita Singh nasce in India nel 1961. Singh usa la fotografia per riflettere ed espandere i modi in cui ci relazioniamo alle immagini fotografiche. Il suo recente lavoro, tratto dalla sua vasta opera fotografica, è una serie di opere mobili che consentono alle immagini di essere continuamente modificate, sequenziate, archiviate e visualizzate. Nate dall’interesse di Singh per l’archivio, i corpi mobili di immagini della Singh, presentano sue fotografie come lavori interconnessi pieni di poesia con una forte potenzialità narrativa. Le sue pubblicazioni sono una parte significativa della pratica dell’artista: nei suoi libri, spesso realizzati in collaborazione con Gerhard Steidl, sperimenta forme alternative di produzione e visualizzazione di fotografie. Propone il “libro-oggetto”, un’opera che è contemporaneamente un libro, un oggetto d’arte, una mostra e un catalogo. Questo lavoro si sviluppa in una modalità che sfrutta l’artista per creare e smontare sequenze consentendo a Singh di sviluppare ordini di fotografie che possono essere interrotti a seconda delle sue esigenze.
Il suo lavoro sfugge a facili categorizzazioni e lei si considera principalmente “una libraia che lavora con la fotografia”.
Singh ha iniziato la sua carriera come fotoreporter dopo aver studiato design ad Ahmedabad e poi, incoraggiata dalla sua mentore Mary Ellen Mark, ha studiato fotografia documentaria all’International Center of Photography. Nel corso della sua carriera, Singh ha sviluppato serie fotografiche fluide e tematicamente interconnesse, che rivisita in vari contesti come libri d’artista, serie fotografiche e sculture indipendenti.
I progetti di Singh sono intrecciati e spesso radicati nel concetto di archivio. Mentre il libro d’artista è la sua modalità principale di esposizione e comunicazione, nel 2013 ha iniziato a costruire quelli che chiama “Musei” portatili – strutture in legno che possono essere collocate in varie configurazioni architettoniche, ognuna delle quali contiene molte fotografie individuali che abbracciano la sua opera artistica. La Singh ha definito le fotografie del suo vasto archivio come “parole” individuali che organizza e riorganizza in narrazioni diaristiche sulla vita e la cultura indiana.
In tutta la comunicazione che si rispetti, messaggio, contesto e codice svolgono un ruolo fondamentale. Spero che il mio contributo vi sia utile per produrre fotografie singole e, soprattutto, per i vostri futuri progetti. Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti: siamo coloro che svolgono l’atto comunicativo, che hanno l’intenzione di trasmettere un messaggio attraverso le immagini. Spesso, però, quando parlo con gli aspiranti fotografi dei loro progetti, mi svelano che non pensano a quale sia il destinatario del proprio lavoro. Semplicemente scattano per il gusto di farlo e per dire qualcosa attraverso la fotografia. Certamente non è un reato. Se, però, volete fare un passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non verrà mai spedita. La comunicazione finisce non con la ricezione del messaggio, ma con la sua comprensione. Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso. Il messaggio è l’insieme di informazioni che abbiamo deciso di inviare. Come abbiamo già accennato, ogni mezzo di comunicazione necessita di un codice per essere compreso. Questo è l’insieme delle regole attraverso le quali il vostro messaggio verrà decifrato, o meglio decodificato. Attraverso il nostro canale, la fotografia e tutti i media che decidiamo di inserire nel nostro progetto (testo, video, musica, mappe ecc.), trasmettiamo un determinato contenuto. Il contesto è invece il quadro d’insieme dei dati e apprendimenti (linguistici, storici, culturali e situazionali) che, essendo comuni sia al mittente sia al destinatario, consentono la comprensione più precisa possibile del messaggio. Sembra abbastanza facile. La verità, però, è che nemmeno la conoscenza del codice assicura la comprensione del messaggio e quindi il realizzarsi della comunicazione. Il contesto può essere di particolare aiuto per direzionare la comprensione dei nostri lavori e può riassumersi in tre tipologie differenti: • contesto situazionale, cioè l’ambiente fisico e l’insieme delle condizioni in cui avviene la comunicazione; • contesto linguistico, cioè l’insieme di informazioni forniteci dagli altri elementi testuali, come didascalie e presentazioni, oppure testi inseriti direttamente nelle opere; • contesto culturale, quindi la conoscenza di fatti, persone, idee, oggetti a cui il lavoro si riferisce. Questa conoscenza deve essere simile sia nell’autore che nel destinatario, affinché sia più semplice la comunicazione Ovviamente, anche se applichiamo al meglio le nostre conoscenze e queste informazioni che vi ho fornito, vi possono essere elementi che limitano o impediscono totalmente l’arrivo dei nostri messaggi. In parte può essere dovuto alla scarsità di conoscenza che potreste avere relativamente al linguaggio fotografico in generale o alla modalità narrativa della fotografia contemporanea. In sostanza, non parlate la lingua giusta. Un altro problema potrebbe scaturire dall’errore nella scelta delle modalità narrative in sé, per esempio utilizzare materiali o modalità espressive non funzionali al vostro progetto
Sbagliare i contesti in cui si mostrano le vostre immagini potrebbe ulteriormente mettere a rischio la comunicazione. Un esempio è partecipare a un premio fotografico nazionale legato a un’istituzione cattolica e presentare immagini di nudo spinto, come è successo a me! Provate a ragionare su queste indicazioni che spero vi siano utili per la strutturazione dei vostri prossimi progetti.
Dal mio libro: Raccontare per immagini, dal singolo scatto alla narrazione fotografica. In vendita qui
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Buongiorno, ho fatto una ricerca in diversi siti e ho formato questo elenco di musei di fotografia in Italia e all’estero, spero che sia un’occasione che vi spinga ad andarci! Ciao
Sara
Musei nel mondo
Mopa, San Diego: questo museo ospita ogni anni otto mostre; la collezione permanente conta 7.000 immagini di ben 850 fotografi differenti. Gallery of Photography, Dublino: aperta nel 1978 da John Osman è il più importante spazio dedicato alla fotografia di tutta l’Irlanda. MoCP-Chicago, Chicago: è stato fondato dal Columbia College nel 1976 e rappresenta il luogo ideale per gli amanti della fotografia; collezioni,rassegne e retrospettive e uno spazio dedicato alle mostre dei giovani talenti. Photographers’Gallery, London; qui è ospitata la più grande collezione fotografica del Paese e ogni anno qui ha sede uno tra i premi di fotografia più importanti d’Europa.
MMPVA, Marrakesh non è solo una meta per svagarsi, o almeno i fotoamatori hanno l’occasione di visitare il Museo della Fotografia e delle Arti Visive. “Strappato alle sabbie” nel settembre del 2013 la struttura disegnata da David Chipperfield è solo il primo step perché l’obiettivo è quello di farlo diventare il Museo dedicato alla Fotografia più grande del Mondo!
FOAM, Amsterdam – Amsterdam, meta prediletta da tanti non è solo un fine-settimana all’insegna del divertimento e lo dimostra la bellezza della città che passa anche dal FOAM. Dal 2001 qui si organizzano mostre e eventi ma è possibile festeggiarci anche il proprio compleanno.
SUOMEN VALOKUVATAITEEN MUSEO, Helsinki – Il Museo delle Arti Fotografiche di Helsinki è un gioiellino per il suo genere che conserva l’intero patrimonio fotografico finlandese. Il posto migliore per conoscere questa affascinante terra attraverso gli scatti dei suoi autori.
BX Belfast Exposed, BELFAST – A Belfast è il Museo di riferimento in Irlanda per la fotografia contemporanea con tanto di spazio”Reading Room” e tanti corsi di fotografia. L’entrata anche qui è gratuita.
ACP – Paddington Australia L’Australian Centre of Photography risulta essere il miglior e più longevo archivio fotografico del Paese. I nomi più importanti della fotografia mondiale sono passati all’ACP. Per i veri amanti delle arti visive c’è anche la possibilità di le sale per una festa, l’ingresso invece è gratuito.
MMPMetropolitan Museum of Photography, TOKYO Anche il Giapppone ama la fotografia. Il TMMP però è l’unico museo completamente dedicato alla Fotografia. Per farsi bastare offre un insieme di circa 22.000 immagini. Se siete a Tokyo passateci.
MOMus – Thessaloniki L’unico museo specifico sulla fotografia in Grecia è una tappa obbligata della visita. Il Museo della Fotografia di Salonicco è orgoglioso di raccogliere fotografie – in particolare quelle della Grecia – da collezionare ed esporre, oltre a pubblicare libri sulla fotografia. Il museo ha collaborato con diversi enti greci e internazionali per organizzare Photo Synkyria, il più lungo e importante istituto fotografico di tutta la Grecia.
Internation Center of Photography: è il luogo perfetto per un incontro ravvicinato con la fotografia; ha ospitato celebri nomi come Cartier-Bresson, Capa e Erwitt. Fotomuseum, Rotterdam: si tratta dell’unico museo di fotografia dei Paesi Bassi; punti forte, un archivio digitale con oltre 100.000 immagini e una biblioteca fornitissima. MEP Maison Européenne de la Photographie, Parigi: qui è raccolta una delle più grandi collezioni della capitale. Fotografiska, Stoccolma: una delle tappe quasi obbligate per i turisti. L’edificio, ex spazio industriale, risale ai primi del ‘900. Le esposizioni si rinnovano secondo un calendario molto ricco.
Portuguese Centre of Photography – Porto, Portugal – Il Centro portoghese di fotografia ha aperto le sue porte nel 1997. Il museo è stato ricavato da un edificio che fino al 1974 era adibito a prigione, poi trasformato in museo della fotografia. Il museo è specializzato in fotografia contemporanea di fotografi portoghesi e brasiliani.
Sala Canal Isabel II – Madrid, Spain – Situata nella capitale e città più grande della Spagna, la Sala Canel Isabel II è un museo di fotografia che contiene alcune delle migliori fotografie contemporanee del mondo. L’edificio del museo è una vecchia torre dell’acqua che è stata convertita in museo nel 1986.
Les Douches la Galerie – Paris, France – è un museo fotografico che presenta fotografie contemporanee e del passato con un tema comune, definito “stile documentario”. Quando lo visitate, potete aspettarvi di trovare fotografie che si spingono veramente oltre i confini della fotografia come mezzo. Il museo è aperto dal 2006 e offre opere che vanno dall’inizio del XX secolo fino alle fotografie dei giorni nostri.
Image of War, Zagreb -Se siete interessati alla fotografia di guerra, questo museo fa per voi. È stato aperto nel centro della capitale della Croazia nell’autunno del 2018. Qui troverete immagini scattate durante la guerra nel Paese nel 1991-1995. Il museo espone le opere di fotografi stranieri e locali che hanno cercato di raccontare la guerra, concentrandosi sulla gente comune.
Lianzhou Museum of Photography – Questo museo fotografico è stato aperto nel 2017 in una piccola città cinese situata ai margini del delta del fiume Pearl. Il museo è la prima galleria finanziata dallo Stato nel Paese. Le mostre sono principalmente incentrate sui rappresentanti della fotografia contemporanea.
Tokyo Metropolitan Museum of Photography – È uno dei migliori musei di fotografia dell’Asia, recentemente rinnovato. Contiene opere di fotografi giapponesi e di altri paesi. Il museo dispone di un laboratorio di permanenza dell’immagine unico nel suo genere, creato per la conservazione delle foto.
Museum of Modern Art in New York – Sebbene gli oggetti principali siano sculture e dipinti, il MoMA è considerato uno dei più famosi musei di fotografia degli Stati Uniti. Nel suo reparto dedicato si possono ammirare oltre 25.000 fotografie di grande effetto. Inoltre, vi si tengono spesso mostre di fotografia.
A Modenatrovate la Fondazione Fotografia Modena, dedicata alle arti visive, anche qui con mostre permanenti e temporanee.
Presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, presso Palazzo Loredan, si trova l’Archivio Fotografico Gerola, mentre a Cesena si trova l’Archivio Fotografico Zangheri, raccolta di scatti della famiglia di fotografi Zangheri. Alla Biblioteca Corbetta di Milano, inoltre, troverete il ricco Archivio Fotografico Gianni Saracchi.
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Buongiorno, questo libro mi ha sempre colpita per contemporaneità del linguaggio e struttura! Ve lo propongo! Buona giornata
Sara
Questo libro è composto da quattro parti differenti con copertina morbida, rilegati in modo indipendente e assemblati successivamente con una fascetta di cartone. Tre sono saggi fotografici che riguardano persone provenienti da diverse regioni del mondo che cercano un posto migliore dove vivere in Europa occidentale. La loro speranza è di vivere in una terra sicura, dal punto di vista economico, religioso e politico. Le fotografie sono spesso accompagnate da testi, segni, disegni, simboli e dipinti creati dagli stessi soggetti di Goldberg.
Il primo libro si apre con una strada sfocata con basso contrasto, che dà la sensazione di essere in viaggio verso una destinazione sconosciuta e misteriosa. Questa è la storia di coloro che risiedono nell’Europa dell’Est, in Russia e nelle nazioni dell’ex blocco sovietico e sognano di sfruttare le possibilità che si aprono potenzialmente in Occidente. Allo stesso modo, il secondo libro parla di coloro che risiedono in India, Bangladesh ed Estremo Oriente con sogni e speranze simili. Il terzo libro documenta coloro che in Africa risiedono nei campi profughi e vivono in condizioni pessime rispetto agli standard occidentali, sognando e pensando all’Europa come luogo di rinnovamento e speranza. Le persone sono documentate in movimento, nel tentativo di realizzare i loro sogni. Nel quarto libro il loro sogno di vivere in Europa sembra realizzato e ora affrontano la realtà che non è sempre quella che si aspettavano.
Il libro sembra essere una narrazione incerta e confusa, priva di didascalie e di impaginazione. Le fotografie non sono sempre nitidamente a fuoco e creano un senso di disagio poiché potrebbero essere di un principiante.
Le fotografie interne sembrano essere attaccate alle pagine come se si trattasse di un album di immagini, una registrazione grezza di pensieri, emozioni e ricordi. Le fotografie non sono presentate con un linguaggio coerente. Ve ne sono alcune con una messa a fuoco nitida, una messa a fuoco morbida, profondità di campo ridotta, molta profondità di campo, un’inquadratura stretta, un’inquadratura larga, un contrasto basso, un contrasto alto, polaroid, foto decorate, foto dritte, sparse per le pagine, in bianco e nero o a colori.
Sfruttando questa modalità, viene creata una meravigliosa analogia con i difetti dell’umanità. Si commettono errori e si prendono decisioni difficili che causano errori, tristezza, infelicità, angoscia, problemi e tristezza. La vita non è mai perfetta, quindi Goldberg propone fotografie della vita che non possono essere perfette.
I suoi soggetti sono clandestini, senza documenti, poveri, costretti a scegliere o forse spinti a una vita illegale per sopravvivere.
Dopo aver contestualizzato il nostro racconto fotografico, dovremo definire come declinarne lo svolgimento, quindi scegliere il modo con cui lo esporremo. Abbiamo a vostra disposizione modalità narrative infinite, anche se ne esistono di basilari.
La nostra storia potrebbe avere un andamento lineare, quindi prevedere un inizio, uno svolgimento e un finale, che sia lieto o meno; oppure potrebbe essere altalenante: in questo caso si alternano momenti differenti con picchi di percezione direzionati a sentimenti o elementi contrastanti. Queste modalità si associano a differenti emozioni che il nostro pubblico proverà. Per entrare in connessione con esso in maniera più avvincente, abbiamo a disposizione buone alternative.
Se usiamo con coerenza il linguaggio più funzionale ai nostri obiettivi, il nostro messaggio risulterà più persuasivo. Nel momento in cui scegliamo il tono narrativo dobbiamo quindi, prima di tutto, decidere l’accento emozionale del racconto. Una storia costruita bene ha la possibilità di tranquillizzare, di infiammare il cuore, di scuotere, di portare allegria oppure di impaurire. Se è sufficientemente forte, nella scelta del soggetto e dal punto di vista narrativo, potrebbe anche rimanere impressa nello spettatore per sempre.
Per trasmettere il tono adeguato del nostro racconto fotografico, analizziamo le emozioni primarie che vogliamo provare a innescare negli spettatori, tratteggiamo i nostri personaggi e manteniamo la modulazione designata fino a che la storia non sarà terminata.
Avere chiara l’atmosfera che si desidera restituire rende molto più coerente la realizzazione, evitando di farci commettere errori che precludano la percezione corretta del messaggio.
I linguaggi delle immagini sono visivamente differenti e ognuno genera sensazioni diverse. Possiamo, per esempio, voler dare l’impressione di qualcosa senza descriverla precisamente, con l’intento di creare senso di instabilità, di dinamicità o confusione. In questo caso utilizzare immagini mosse, realizzate con un fuoco selettivo o con l’utilizzo di filtri, potrebbe essere di grande aiuto (come nella prossima figura).
Abbraccio tra due ragazzi che ballano in una piccola balera a Sofia, Bulgaria. Il mosso dell’immagine, più visibile nel contesto che sui personaggi principali, rende l’immagine poetica, intangibile e ricca di atmosfera. Non stiamo descrivendo il locale e non vogliamo dare indicazione su chi siano i ragazzi, semplicemente stiamo dando l’impressione di un legame forte. Immagini di questo tipo si offrono a moltissime interpretazioni differenti da parte dei fruitori.
Se la nostra necessità, invece, è che tutto venga percepito bene, cercheremo un approccio più realistico. In questo caso, l’elemento più importante è la scena, non gli espedienti usati o l’effetto prodotto. L’obiettivo è fornire a chi guarda dettagli che permettano di capire i luoghi, i contesti e i soggetti affinché la comunicazione sia più immediata e semplice (come nella figura seguente).
Un uomo ben vestito esegue esercizi di stiramento sulla banchina del fiume Hudson, a New York, Stati Uniti. In questo caso l’uomo è ben visibile, così come il contesto e altri elementi molto descrittivi che non danno molto spazio a interpretazioni personali.
Si utilizza questo linguaggio nel reportage in ogni sua declinazione e in tutti i casi in cui il fotografo lo ritenga funzionale al progetto.
Un’altra opportunità potrebbe essere legata a una scelta formalista da parte del fotografo che, in questo caso, organizza la realtà all’interno dell’immagine basandosi su elementi strutturali molto forti (si veda la figura sottostante). In alcuni casi è la conformazione stessa del soggetto a motivare lo scatto, in altri è la qualità formale della posizione o della struttura degli elementi presenti a creare interesse.
Questa immagine è stata ripresa nello zoo di Rovaniemi, al circolo polare artico, Finlandia. La forma del muro, la ripetitività delle figure e lo scontro concettuale tra il muro dipinto con un aspetto naturale e la natura stessa, sono il motivo per cui ho scattato. Non abbiamo, in questo caso, soggetti umani: è solo il complesso di elementi che ha reso ai miei occhi lo scatto (in qualche modo) interessante.
Si utilizza questo linguaggio quando si vuole porre l’attenzione su equilibri, simmetrie, piani, colore, luce e ritmo.
Come già detto, non è raro che linguaggi diversi siano presenti nello stesso progetto. Non esistono regole da seguire, ma ogni sperimentazione dipende da scelte personali. L’unico compito che abbiamo è incuriosire al punto tale da portare chi osserva le nostre immagini a fermarsi, riflettere, interrogarsi e conoscerci.