Voi cosa intendete quando parlate di fotografia?

Fotografia di Sara Munari

Il 19 agosto 1839 è oggi riconosciuta come la data in cui nasce la fotografia presentata formalmente questo giorno presso l’accademia delle scienze e quella delle arti visive. Al principio si sviluppa come strumento ricreativo per le classi più abbienti per poi diffondersi in tutti i ceti sociali. Da quei giorni a oggi possiamo dire che siano state esplorate praticamente tutte le strade che il mezzo, così come tradizionalmente riconosciuto, permette.

La fotografia, fin dalla sua nascita, non è mai stata una testimone assolutamente fedele della verità, il fotografo deforma le cose del mondo a seconda della sua visione, del ritocco, della costruzione dell’immagine stessa e con l’avvento del digitale, alcuni di questi aspetti sono cresciuti esponenzialmente.

Eppure la fotografia porta con sé ancora oggi un forte valore di denuncia e di documentazione. Facendovi ragionare su questo aspetto vorrei semplicemente che imparaste a utilizzarla in modo consapevole, sia come produttori che come utenti, cercando di raccogliere tutte le occasioni che le nuove tecnologie ci offrono.

La parola “comunicazione” è utilizzata in molti ambiti differenti e se sul termine e il suo utilizzo si è molto discusso, la maggior parte degli studiosi afferma che, perché si parli di comunicazione, sia necessario un codice, un sistema di regole che faciliti il passaggio di un messaggio. Probabilmente avrete già sentito dire che la fotografia è un messaggio senza codice, quindi senza regole precise per essere letta e compresa.

Roland Barthes, che su questo argomento scrive un libro (La camera chiara, Einaudi) sostiene questa idea e ci si avvicina con un approccio profondamente emotivo e biografico, riflettendo sulla soggettività dell’interpretazione. Partendo da questo presupposto, che condivido totalmente, possiamo affermare che praticamente tutta la produzione contemporanea di immagini nasca oggi più che mai, grazie ad una spinta molto personale. Fotografiamo tutto: il bimbo nella culla, la pasta e fagioli che stiamo per mangiare, le labbra rosse nello specchio…spesso gli stessi soggetti si ripetono all’infinito, centinaia di labbra rosse e di bimbi che dormono. Siamo tutti narcisisti persi dentro sé stessi? Dal mio punto di vista, no. La fotografia è diventata una delle modalità più importanti di condivisione tra le persone. Attestiamo chi siamo e cosa facciamo attraverso le immagini che condividiamo e con questo atto possiamo dire al mondo “Io vivo così, ho questo aspetto e sono qui”.

Dall’introduzione della fotografia digitale sono nate una serie di nuove opportunità legate all’utilizzo dello strumento, prendendolo in considerazione sia dal punto di vista del linguaggio, della tecnica che delle implicazioni sociali che tale evento ha introdotto.

La fotografia è ormai parte della vita quotidiana di ognuno, soddisfacendo cinque aspetti fondamentali per l’uomo: il riparo contro lo scorrere del tempo, la necessità di comunicazione con gli altri, la manifestazione dei propri sentimenti, la realizzazione di sé, la reputazione sociale e il divertimento, concetti ben espressi da Pierre Bourdieu in “Un’arte media. Saggio sugli usi sociali della fotografia”.

La fotografia è un rito sociale legato alla necessità di comunicare delle persone, sia come produttrici che come fruitrici di immagini.

Nella società contemporanea la fotografia ha stipulato un patto indissolubile con l’uomo e in questo senso, l’evoluzione tecnologica ha modificato drasticamente il modo di vivere la quotidianità, tanto che il ruolo dell’immagine è diventato determinante. I rapporti e gli status sociali, le opinioni generali, gli acquisti e le abitudini, sono tutti veicolati tramite queste.

Le pagine dei nostri social sono diari personali e pubblici allo stesso tempo e ci catapultano in una posizione di disponibilità collettiva continua. All’interno di questo flusso costante di immagini abbiamo imparato che scattare fotografie non basta, è necessario “saper catturare l’attenzione” per avere consensi maggiori, diventare popolari e continuare ad esprimerci e partecipare, quindi esistere. 

Purtroppo alla diffusione smisurata della fotografia non è corrisposta a una valida educazione relativa alla stessa e al suo utilizzo. Molto del nostro tempo è dedicato alla produzione e alla visione di immagini, ma pochi sono in grado di comprendere criticamente i messaggi visivi contenuti in esse affinché questi vengano impiegati in modo consapevole e responsabile.

Come abbiamo detto, l’uomo ha sempre utilizzato le immagini per descrivere la realtà ma, mai come oggi è necessario comprenderle, per saperle produrre e leggere. Sia durante la fase di visione che di realizzazione si attivano funzioni psicologiche legate alle nostre precedenti esperienze connesse a tutti gli ambiti delle nostre vite, diventando bagaglio emozionale che talvolta offusca la percezione delle cose, la sua interpretazione e quindi la sua riproposizione. La comunicazione visiva assume quindi un ruolo centrale, data la velocità con cui siamo chiamati a decifrare la realtà che ci circonda.

Con inaspettata naturalezza la fotografia ha invaso molto del nostro mondo e questo sta delineando confini nuovi del senso stesso del “guardare”, la potenza delle immagini è palese e l’atto di vederle mette in relazione culture, biologie e emozioni.  La reazione provocata nell’osservatore potrebbe anche essere intensa ma rimane spesso fugace e in qualche caso addirittura inconscia.

Chi guarda stabilisce un modo personale di interagire con le nostre fotografie e legge quello che vuole leggere o può leggere; queste fotografie non portano con sé un senso universale di comprensione, ma piuttosto indicano semplicemente qualcosa che è stato di fronte al fotografo e si prestano a innumerevoli interpretazioni differenti che possono, tra l’altro, cambiare nel tempo e nello spazio. Ormai non si è nemmeno certi che quella cosa sia in un momento qualsiasi, stata di fronte al fotografo e nonostante questo, il fruitore può intraprendere un rapporto di natura empatica con l’immagine mostrata.

La funzione della fotografia come mezzo di comunicazione non ha esclusivamente potere sociale, come abbiamo visto, ma genera in modo continuo e continuativo informazioni, richiamando emozioni immediate che dobbiamo imparare ad utilizzare per veicolare i nostri messaggi.

Per questo è necessario conoscere le differenti funzioni dell’immagine e la sua lettura nella realtà e nella percezione, al fine di impiegare al meglio le nostre piccole strategie di comunicazione.

Sara

Incipit del mio libro “Raccontare per immagini. Dal singolo scatto alla narrazione fotografica” disponibile qui

Autori e selfpublishing: nessuno mi può giudicare, nemmeno tu!

Il self-publishing (l’autoproduzione di libri), altro fenomeno esploso negli ultimi anni, data l’assenza di un editore, sposta il momento in cui il libro viene “scelto”: nel caso dell’editoria tradizionale, l’editore
decide se pubblicare o meno il lavoro, mentre nel processo dell’auto-pubblicazione il libro viene pubblicato senza il veto né di editori né di curatori, e sarà eventualmente selezionato in un secondo momento, tramite la rete, che così assume, tra le altre, anche la funzione di recensore critico e di promotore delle opere. Con il self-publishing, evidentemente, la disponibilità di titoli aumenterà in modo esponenziale. Il tema della qualità editoriale è, peraltro, determinante in generale, non soltanto nell’ambito del self-publishing.
Facendo un giro in libreria nel reparto dedicato alla fotografia, si capisce al volo che nel mondo editoriale il criterio di qualità imperante è il mercato: non importa cosa e chi si compri, e non importa neppure che le fotografie vengano sfogliate nei libri: ciò che conta è che l’“oggetto libro” sia venduto.
Una persona che desidera auto-pubblicare un libro potrebbe decidere di farsi affiancare da alcuni professionisti (un photo editor sia per la selezione che per la sequenza narrativa, un curatore o un critico per la presentazione, e un grafico per la realizzazione visuale) che toglierebbero la patina grezza alla propria opera portandola a un livello più professionale. Rivolgersi a queste figure, pagando una somma per essere aiutati, elimina comunque la funzione di “filtro qualitativo” dato che, la necessaria transazione economica potrebbe implicare “sviste” sull’effettiva valutazione del lavoro.
Dobbiamo comunque tenere presente che la maggior parte dei libri che saranno pubblicati tramite self-publishing non verrà nemmeno considerata. Al contrario, i libri che riusciranno a emergere lo faranno perché saranno effettivamente acquistati e sottoposti al giudizio della rete (e, di conseguenza, anche in questo caso, del mercato).
L’assenso del sito al quale ci si rivolge per la pubblicazione e la stampa del libro è anch’esso merce, ha un costo, elimina il criterio del filtro attraverso una transazione economica. Si diventa autori in quanto si pubblica un libro inerente a un progetto che si ritiene degno di nota e, nel contempo, si diventa clienti.
Dal mio punto di vista, si rischia di abbandonare definitivamente un ruolo che continuo a reputare un perno fondamentale: il “fare filtro”, l’essere consapevoli di svolgere una sorta di organizzazione
culturale. La sensazione è che il self-publishing sollevi tutti – editori, curatori e critici – da un comportamento che si concretizza, appunto, nella scelta e nella selezione.
Questo fenomeno, che riguarda soltanto l’ambito editoriale, è essenzialmente una metamorfosi socioculturale.
Sono in discussione i presupposti e le metodologie che per tanto tempo abbiamo apprezzato come legittimi e significativi: l’idea cioè che la pubblicazione di un libro o la selezione di un autore per una
mostra fosse congiunta alla scelta operata da qualcuno, esperto e capace, che si incaricasse appunto di filtrare. Una scelta di volta in volta opinabile, ma una scelta che, quantomeno, rimanda a un criterio.
La proposta del self-publishing o del pagamento diretto al critico freelance stanno decretando la percezione dell’eventuale “no” pronunciato da queste figure professionali come inammissibile, un
torto intollerabile, la violazione di un diritto che non si deve compromettere. Una sorta di “nessuno mi può giudicare, nemmeno tu!”.
L’assenza del contributo di quelle figure professionali che partecipano nel dare all’opera una compiutezza, una forma definitiva, potrebbe portare a un definitivo affossamento del pregio di ciò che
circola nel mondo della fotografia, intesa come mezzo per comprendere l’evoluzione del mondo. Avremmo piuttosto davanti agli occhi la fotografia degli atteggiamenti ormai comuni di cui abbiamo parlato.
Intendiamoci: non demonizzo né il self-publishing, né i critici o i curatori freelance che in sé hanno potenzialmente una portata di analisi reale e una capacità di messa in discussione della pratica editoriale e istituzionale tradizionale.
Resta, tra l’altro, difficile stabilire il valore effettivo di un’opera nel momento in cui nasce. Molto più spesso, il suo valore viene attribuito con il passare del tempo e ciò determina “meriti” autoriali differenti nelle diverse epoche e, anche, in luoghi diversi.

Dal mio libro:

Troppa fotografia, poca fotografia. Riflessioni sui linguaggi contemporanei

In vendita qui

Fotografie di Valeria Gradizzi

Le icone: la donna armena

Una donna armena di 106 anni siede davanti alla sua casa, sorvegliandola con un fucile, nel villaggio di Degh, vicino alla città di Goris, nel sud dell’Armenia. I conflitti armati hanno avuto luogo nel vicino Nagorno-Karabakh, un territorio dell’Azerbaigian rivendicato anche dall’Armenia. La guerra del Nagorno-Karabakh ha fatto sfollare centinaia di migliaia di persone dalle loro case.

Una donna armena di 106 anni protegge la sua casa con un AKM, 1990 (Photo credit: Armineh Johannes / United Nations Photo).

L’Armenia fu invasa dai turchi e la guerra si concluse con l’incorporazione dell’Armenia nell’Unione Sovietica. Una volta terminato questo periodo l’Armenia fu coinvolta in una guerra molto sanguinosa con i suoi vicini di casa, gli Azerbaigiani.

Negli anni ’20, il governo sovietico istituì la Regione autonoma del Nagorno-Karabakh – dove il 95% della popolazione è di etnia armena – all’interno dell’Azerbaigian.

Nel 1993, l’Armenia controllava il Nagorno-Karabakh e occupava il 20% del territorio azero circostante. Nel 1994, la Russia ha mediato un cessate il fuoco che è rimasto in vigore da allora. A causa del conflitto sono sfollati 230.000 armeni dall’Azerbaigian e 800.000 azeri dall’Armenia e dal Karabakh.

Il fucile che l’anziana signora armena porta con sé non è un AK-47 o un AK-74.

Da Rare historical photos

L’articolo ha solo scopo didattico. Le fotografie sono di proprietà degli autori presentati e non possono essere vendute o diffuse.

Le foto più costose al mondo

Buongiorno, ecco le immagini che hanno ottenuto maggior riconoscimento economico negli ultimi decenni.

Non arrabbiatevi! Il mercato fa le sue scelte e devono essere ripsettate

ciao

Sara

  1. Lo stagno – Chiaro di luna: Le fotografie più costose
    Edvard Steichen – 1904

L’artista creò la prima fotografia sfruttando gomme sensibili alla luce. In questo modo, la stampa finale ha assunto più di un colore.

Esistono tre versioni di The Pond -Moonlight. Ognuna di esse è unica perché la stratificazione delle gomme è fatta a mano.

La fotografia è costata al suo acquirente 2.928.000 dollari nel 2006. All’epoca, si trattava del prezzo più alto mai pagato per una foto all’asta. Le altre due versioni sono esposte nei musei.

The Pond - Moonlight Photograph by Edvard Steichen - 1904

Lo stagno – Luce lunare Fotografia di Edvard Steichen – 1904

  1. Fotogramma senza titolo #48
    Cindy Sherman – 1979

La fotografia fa parte di una serie che l’artista ha realizzato tra il 1977 e il 1980.

La stessa Sherman appare come personaggio femminile nelle 69 foto in bianco e nero. Utilizzava trucco, parrucche e abiti vintage per ricreare i cliché femminili dei film.

La fotografia #48 è stata acquistata per 2.965.00 dollari nel 2015.

Untitled Film Still #48 by Cindy Sherman - 1979

Fotogramma senza titolo #48 di Cindy Sherman – 1979

8.Senza titolo (Cowboy)
Richard Prince – 2000

Il lavoro di Prince è una foto di una foto. Ha rifotografato immagini mentre sviluppava il proprio stile.

In questo caso, l’immagine proviene da una campagna Marlboro e raffigura il “Marlboro Man”. L’opera è stata acquistata per 3.077.000 dollari nel 2014.

Untitled (Cowboy) by Richard Prince- 2000

Senza titolo (Cowboy) di Richard Prince – 2000

7. Chicago Board of Trade II
Andreas Gursky – 1999

L’immagine mostra la sala delle contrattazioni del Board of Trade di Chicago. Per esprimere il senso di movimento, Gursky ha esposto due volte diverse parti dell’immagine.

Gursky è noto per il suo stile unico nel mondo della fotografia. Realizza enormi stampe che mostrano il nostro impegno per la globalizzazione nel mondo contemporaneo. Gursky scansiona le sue immagini di grande formato e le modifica al computer. Questa stampa di 157 × 284 cm è stata venduta all’asta per 3.298.755 dollari nel 2013.

Chicago Board of Trade II by Andreas Gursky - 1999/2000

Chicago Board of Trade II di Andreas Gursky – 1999

  1. 99 Cent II – Dittico
    Andreas Gursky – 2001

Qui sotto la stampa cromogenica a colori venduta da Sotheby’s a Londra nel febbraio 2007. La foto, divisa in due parti, raffigura un supermercato con diverse corsie. Gursky ha modificato l’immagine digitalmente. A quanto è stata venduta? L’incredibile cifra di 3.346.456 dollari. Sicuramente la cifra sarebbe dovuta finire con .99 centesimi

99 Cent II Diptychon by Andreas Gursky - 2001

99 Cent II Dittico di Andreas Gursky – 2001

  1. Dead Troops Talk
    Jell Wall – 1992

Ecco l’immagine in questione, venduta come lightbox. Jeff Wall è famoso in tutto il mondo per le sue fotografie in Cibachrome retroilluminate di grande formato che ritraggono scene ispirate alla storia dell’arte. Nel suo stile fa riferimento anche a problemi filosofici della rappresentazione fotografica e artistica.

La foto ritrae una scena “finta” in un campo di battaglia. I soldati tornano in vita, come in un film horror sugli zombie.

È stata messo in vendita da Christie’s New York nel maggio 2012.

Ha fruttato ben 3.666.500 dollari.

Jeff Wall photo - 1992

Foto di Jeff Wall – 1992

  1. A Sua Maestà Gilbert & George – 1973

Fotografi provocatori, Gilbert & George, hanno creato questa installazione, una stampa alla gelatina d’argento. La serie di foto commemora le serate alcoliche del duo. È stata battuta all’asta da Christie’s a Londra nel giugno 2008. Ha realizzato 3.765.276 dollari (4.971.030,33 dollari al giorno d’oggi).

To Her Majesty by Gilbert & George - 1973

A Sua Maestà di Gilbert & George – 1973

  1. Senza titolo #96 – Cindy Sherman – 1981

Cindy Sherman non è nuova alle vendite astronomiche. Questa le ha fruttato ben 3.890.500 dollari quando è stata venduta all’asta da Christie’s a New York nel maggio 2011. La Sherman si è ispirata alle pagine centrali di riviste erotiche maschili per realizzare quest’opera. L’artista appare come il completo opposto di una modella che troveremmo in quelle immagini. Molti sostengono che la sua espressione facciale e il linguaggio del corpo mostrino vulnerabilità. Sherman ritrae nella foto la condizione di stupri e abusi. La modella sembra spaventata invece di essere seducente. L’immagine è stata presentata come stampa cromogenica a colori. La stampa è stata venduta all’asta per 3.890.500 dollari, il che la rende la terza fotografia più costosa al mondo.

Untitled 96 by Cindy Sherman - 1981

Senza titolo 96 di Cindy Sherman – 1981

  1. L’America spirituale

Richard Prince – 1981 È una delle foto più controverse della storia Ritrae Brooke Shields nuda a 10 anni. Il suo corpo infantile è in grande contrasto con la sua seducente e matura espressione facciale.

La polizia vietò l’esposizione dell’opera alla Tate Modern di Londra.

Stampa Ektacolor. Venduta da Christie’s New York nel maggio 2014: 3.973.000 dollari.

Nota: questa immagine ritrae una Brooke Shields svestita da bambina. Non la mostriamo qui, quindi se volete vedere la fotografia, dovreste cercarla voi.

  1. Reno II

Andreas Gursky – 1999

Un’altra stampa cromogenica a colori, ma questa volta costata 4.338.500 dollari. L’immagine mostra il Basso Reno. Il fiume è raffigurato tra campi di erba verde e sotto un cielo coperto. Gursky ha rimosso i passeggiatori di cani e un edificio industriale durante l’editing digitale. Venduta da Christie’s New York nel novembre 2011, ha detenuto il record mondiale di stampa più costosa mai venduta fino al 2014.

Rhein II Andreas Gursky - 1999

Rhein II Andreas Gursky – 1999

Chi mai decide questi prezzi?

La maggior parte di queste opere, tranne la numero uno, sono state vendute all’asta. Ciò significa che con tutta probabilità, i fotografi non avevano la minima idea delle potenzialità delle proprie immagini.

Il mercato decide per noi, la capacità dei critici e le possibilità di collezionisti più o meno ricchi.

Rimboccatevi le mani e gli occhi se volete tentare la strada delle gfallerie.

Buona giornata

Sara

Dayanita Singh e i suoi “musei mobili”.

Ritratto di Dayanita Singh (dal sito https://waterlinesproject.com/2017/04/09/dayanita-singh-a-brief-biography-by-herself/)

Dayanita Singh nasce in India nel 1961. Singh usa la fotografia per riflettere ed espandere i modi in cui ci relazioniamo alle immagini fotografiche. Il suo recente lavoro, tratto dalla sua vasta opera fotografica, è una serie di opere mobili che consentono alle immagini di essere continuamente modificate, sequenziate, archiviate e visualizzate. Nate dall’interesse di Singh per l’archivio, i corpi mobili di immagini della Singh, presentano sue fotografie come lavori interconnessi pieni di poesia con una forte potenzialità narrativa. Le sue pubblicazioni sono una parte significativa della pratica dell’artista: nei suoi libri, spesso realizzati in collaborazione con Gerhard Steidl, sperimenta forme alternative di produzione e visualizzazione di fotografie. Propone il “libro-oggetto”, un’opera che è contemporaneamente un libro, un oggetto d’arte, una mostra e un catalogo. Questo lavoro si sviluppa in una modalità che sfrutta l’artista per creare e smontare sequenze consentendo a Singh di sviluppare ordini di fotografie che possono essere interrotti a seconda delle sue esigenze.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/

Il suo lavoro sfugge a facili categorizzazioni e lei si considera principalmente “una libraia che lavora con la fotografia”.

Singh ha iniziato la sua carriera come fotoreporter dopo aver studiato design ad Ahmedabad e poi, incoraggiata dalla sua mentore Mary Ellen Mark, ha studiato fotografia documentaria all’International Center of Photography. Nel corso della sua carriera, Singh ha sviluppato serie fotografiche fluide e tematicamente interconnesse, che rivisita in vari contesti come libri d’artista, serie fotografiche e sculture indipendenti.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” – Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/

I progetti di Singh sono intrecciati e spesso radicati nel concetto di archivio. Mentre il libro d’artista è la sua modalità principale di esposizione e comunicazione, nel 2013 ha iniziato a costruire quelli che chiama “Musei” portatili – strutture in legno che possono essere collocate in varie configurazioni architettoniche, ognuna delle quali contiene molte fotografie individuali che abbracciano la sua opera artistica. La Singh ha definito le fotografie del suo vasto archivio come “parole” individuali che organizza e riorganizza in narrazioni diaristiche sulla vita e la cultura indiana.

Per approfondire il suo lavoro

Elementi narrativi in fotografia: messaggio, contesto e codice.


In tutta la comunicazione che si rispetti, messaggio, contesto e codice svolgono un ruolo fondamentale. Spero che il mio contributo vi sia utile per produrre fotografie singole e, soprattutto, per i vostri futuri progetti.
Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti: siamo coloro che
svolgono l’atto comunicativo, che hanno l’intenzione di trasmettere un messaggio attraverso
le immagini.
Spesso, però, quando parlo con gli aspiranti fotografi dei loro progetti, mi svelano che non pensano a quale sia il destinatario del proprio lavoro. Semplicemente scattano per il gusto di farlo
e per dire qualcosa attraverso la fotografia. Certamente non è un reato. Se, però, volete fare un
passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non
verrà mai spedita. La comunicazione finisce non con la ricezione del messaggio, ma con la
sua comprensione. Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso.
Il messaggio è l’insieme di informazioni che abbiamo deciso di inviare. Come abbiamo già accennato, ogni mezzo di comunicazione necessita di un codice per essere compreso. Questo è l’insieme delle regole attraverso le quali il vostro messaggio verrà decifrato, o meglio decodificato.
Attraverso il nostro canale, la fotografia e tutti i media che decidiamo di inserire nel nostro
progetto (testo, video, musica, mappe ecc.), trasmettiamo un determinato contenuto.
Il contesto è invece il quadro d’insieme dei dati e apprendimenti (linguistici, storici, culturali
e situazionali) che, essendo comuni sia al mittente sia al destinatario, consentono la comprensione più precisa possibile del messaggio.
Sembra abbastanza facile. La verità, però, è che nemmeno la conoscenza del codice assicura la
comprensione del messaggio e quindi il realizzarsi della comunicazione.
Il contesto può essere di particolare aiuto per direzionare la comprensione dei nostri lavori e
può riassumersi in tre tipologie differenti:
• contesto situazionale, cioè l’ambiente fisico e l’insieme delle condizioni in cui avviene la
comunicazione;
• contesto linguistico, cioè l’insieme di informazioni forniteci dagli altri elementi testuali,
come didascalie e presentazioni, oppure testi inseriti direttamente nelle opere;
• contesto culturale, quindi la conoscenza di fatti, persone, idee, oggetti a cui il lavoro si riferisce. Questa conoscenza deve essere simile sia nell’autore che nel destinatario, affinché sia
più semplice la comunicazione
Ovviamente, anche se applichiamo al meglio le nostre conoscenze e queste informazioni che
vi ho fornito, vi possono essere elementi che limitano o impediscono totalmente l’arrivo dei
nostri messaggi.
In parte può essere dovuto alla scarsità di conoscenza che potreste avere relativamente al linguaggio fotografico in generale o alla modalità narrativa della fotografia contemporanea. In
sostanza, non parlate la lingua giusta.
Un altro problema potrebbe scaturire dall’errore nella scelta delle modalità narrative in sé, per
esempio utilizzare materiali o modalità espressive non funzionali al vostro progetto

Sbagliare i contesti in cui si mostrano le vostre immagini potrebbe ulteriormente mettere a
rischio la comunicazione. Un esempio è partecipare a un premio fotografico nazionale legato
a un’istituzione cattolica e presentare immagini di nudo spinto, come è successo a me!
Provate a ragionare su queste indicazioni che spero vi siano utili per la strutturazione dei vostri
prossimi progetti.

Dal mio libro: Raccontare per immagini, dal singolo scatto alla narrazione fotografica. In vendita qui

50 Musei di fotografia in Italia e nel mondo

Buongiorno, ho fatto una ricerca in diversi siti e ho formato questo elenco di musei di fotografia in Italia e all’estero, spero che sia un’occasione che vi spinga ad andarci! Ciao

Sara

Musei nel mondo

Mopa, San Diego: questo museo ospita ogni anni otto mostre; la collezione permanente conta 7.000 immagini di ben 850 fotografi differenti.
Gallery of Photography, Dublino: aperta nel 1978 da John Osman è il più importante spazio dedicato alla fotografia di tutta l’Irlanda.
MoCP-Chicago, Chicago:  è stato fondato dal Columbia College nel 1976 e rappresenta il luogo ideale per gli amanti della fotografia; collezioni,rassegne e retrospettive e uno spazio dedicato alle mostre dei giovani talenti.
Photographers’Gallery, London; qui è ospitata la più grande collezione fotografica del Paese e ogni anno qui ha sede uno tra i premi di fotografia più importanti d’Europa.

MMPVA, Marrakesh non è solo una meta per svagarsi, o almeno i fotoamatori hanno l’occasione di visitare il Museo della Fotografia e delle Arti Visive. “Strappato alle sabbie” nel settembre del 2013 la struttura disegnata da David Chipperfield è solo il primo step perché l’obiettivo è quello di farlo diventare il Museo dedicato alla Fotografia più grande del Mondo! 

FOAM, Amsterdam – Amsterdam, meta prediletta da tanti non è solo un fine-settimana all’insegna del divertimento e lo dimostra la bellezza della città che passa anche dal FOAM. Dal 2001 qui si organizzano mostre e eventi ma è possibile festeggiarci anche il proprio compleanno. 

SUOMEN VALOKUVATAITEEN MUSEO, Helsinki – Il Museo delle Arti Fotografiche di Helsinki è un gioiellino per il suo genere che conserva l’intero patrimonio fotografico finlandese. Il posto migliore per conoscere questa affascinante terra attraverso gli scatti dei suoi autori.

BX Belfast Exposed, BELFAST – A Belfast è il Museo di riferimento in Irlanda per la fotografia contemporanea con tanto di spazio”Reading Room” e tanti corsi di fotografia. L’entrata anche qui è gratuita.

ACP – Paddington Australia L’Australian Centre of Photography risulta essere il miglior e più longevo archivio fotografico del Paese. I nomi più importanti della fotografia mondiale sono passati all’ACP. Per i veri amanti delle arti visive c’è anche la possibilità di le sale per una festa, l’ingresso invece è gratuito.

MMP Metropolitan Museum of Photography, TOKYO Anche il Giapppone ama la fotografia. Il TMMP però è l’unico museo completamente dedicato alla Fotografia.  Per farsi bastare offre un insieme di circa 22.000 immagini. Se siete a Tokyo passateci.

MOMus – Thessaloniki L’unico museo specifico sulla fotografia in Grecia è una tappa obbligata della visita. Il Museo della Fotografia di Salonicco è orgoglioso di raccogliere fotografie – in particolare quelle della Grecia – da collezionare ed esporre, oltre a pubblicare libri sulla fotografia. Il museo ha collaborato con diversi enti greci e internazionali per organizzare Photo Synkyria, il più lungo e importante istituto fotografico di tutta la Grecia.

Internation Center of Photography: è il luogo perfetto per un incontro ravvicinato con la fotografia; ha ospitato celebri nomi come Cartier-Bresson, Capa e Erwitt.
Fotomuseum, Rotterdam: si tratta dell’unico museo di fotografia dei Paesi Bassi;  punti forte, un archivio digitale con oltre 100.000 immagini e una biblioteca fornitissima.
MEP Maison Européenne de la Photographie, Parigi: qui è raccolta una delle più grandi collezioni della capitale.
Fotografiska, Stoccolma: una delle tappe quasi obbligate per i turisti. L’edificio, ex spazio industriale, risale ai primi del ‘900. Le esposizioni si rinnovano secondo un calendario molto ricco.

Portuguese Centre of Photography – Porto, Portugal – Il Centro portoghese di fotografia ha aperto le sue porte nel 1997. Il museo è stato ricavato da un edificio che fino al 1974 era adibito a prigione, poi trasformato in museo della fotografia. Il museo è specializzato in fotografia contemporanea di fotografi portoghesi e brasiliani.

Museum of Photography – Berlin, Germany – Chi è interessato alla fotografia di moda non dovrebbe lasciarsi sfuggire il Museo della Fotografia di Berlino.

Sala Canal Isabel II – Madrid, Spain – Situata nella capitale e città più grande della Spagna, la Sala Canel Isabel II è un museo di fotografia che contiene alcune delle migliori fotografie contemporanee del mondo. L’edificio del museo è una vecchia torre dell’acqua che è stata convertita in museo nel 1986.

Les Douches la Galerie – Paris, France – è un museo fotografico che presenta fotografie contemporanee e del passato con un tema comune, definito “stile documentario”. Quando lo visitate, potete aspettarvi di trovare fotografie che si spingono veramente oltre i confini della fotografia come mezzo. Il museo è aperto dal 2006 e offre opere che vanno dall’inizio del XX secolo fino alle fotografie dei giorni nostri.

Image of War, Zagreb -Se siete interessati alla fotografia di guerra, questo museo fa per voi. È stato aperto nel centro della capitale della Croazia nell’autunno del 2018. Qui troverete immagini scattate durante la guerra nel Paese nel 1991-1995. Il museo espone le opere di fotografi stranieri e locali che hanno cercato di raccontare la guerra, concentrandosi sulla gente comune.

Lianzhou Museum of Photography – Questo museo fotografico è stato aperto nel 2017 in una piccola città cinese situata ai margini del delta del fiume Pearl. Il museo è la prima galleria finanziata dallo Stato nel Paese. Le mostre sono principalmente incentrate sui rappresentanti della fotografia contemporanea.

Tokyo Metropolitan Museum of Photography – È uno dei migliori musei di fotografia dell’Asia, recentemente rinnovato. Contiene opere di fotografi giapponesi e di altri paesi. Il museo dispone di un laboratorio di permanenza dell’immagine unico nel suo genere, creato per la conservazione delle foto.

Museum of Modern Art in New York – Sebbene gli oggetti principali siano sculture e dipinti, il MoMA è considerato uno dei più famosi musei di fotografia degli Stati Uniti. Nel suo reparto dedicato si possono ammirare oltre 25.000 fotografie di grande effetto. Inoltre, vi si tengono spesso mostre di fotografia.

In Italia

Da Musei online

FOTOTECA NAZIONALE

Fototeca Nazionale

GALLERIE D’ITALIA TORINO

Gallerie d’Italia Torino

FERRANIA FILM MUSEUM

Ferrania Film Museum

MUSEO DEL NAVIGLIO GRANDE

Museo del Naviglio Grande

MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA

Museo di Fotografia Contemporanea

GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA DI LECCO

Galleria d'Arte Contemporanea di Lecco

MUSEO DELLA FOTOGRAFIA SESTINI

Museo della Fotografia Sestini

MA.CO.F CENTRO DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA

MA.CO.F Centro della Fotografia Italiana

MUSEO DI FOTOGRAFIA KEN DAMY

Museo di Fotografia Ken Damy

MUSEO NAZIONALE DELLA FOTOGRAFIA “CAV. A. SORLINI”

Museo Nazionale della Fotografia

PICCOLO MUSEO DELLE MACCHINE PER LA FOTOGRAFIA E CINEMATOGRAFIA

Piccolo Museo delle macchine per la Fotografia e Cinematografia

MUSEO FRIULANO DELLA FOTOGRAFIA

Museo Friulano della Fotografia

FOTOTECA DEI CIVICI MUSEI DI STORIA E ARTE

Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte

LUMEN – MUSEO DELLA FOTOGRAFIA DI MONTAGNA

Lumen - Museo della Fotografia di Montagna

MUSEO ALINARI DELLA FOTOGRAFIA

Museo Alinari della Fotografia

MUSEO D’ARTE MODERNA, DELL’INFORMAZIONE E DELLA FOTOGRAFIA

Museo d'Arte Moderna, dell'Informazione e della Fotografia

MUSEO STORICO FOTOGRAFICO DI MONTELUPONE

Museo Storico Fotografico di Montelupone

COLLEZIONE DI APPARECCHI FOTOGRAFICI

Collezione di Apparecchi Fotografici

E ancora

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia https://camera.to/

MACOF – Centro della fotografia italiana https://www.macof.it/

A Brescia troverete, poi, il Museo Nazionale di Fotografia di Brescia

A Modena trovate la Fondazione Fotografia Modena, dedicata alle arti visive, anche qui con mostre permanenti e temporanee.

Presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, presso Palazzo Loredan, si trova l’Archivio Fotografico Gerola, mentre a Cesena si trova l’Archivio Fotografico Zangheri, raccolta di scatti della famiglia di fotografi Zangheri. Alla Biblioteca Corbetta di Milano, inoltre, troverete il ricco Archivio Fotografico Gianni Saracchi.