Grenze, torna il Festival a Verona

Opera di Marjolein Blom

Nachleben: cosa resta di un’immagine quando il tempo ci mette le mani sopra.


C’è una parola tedesca, Nachleben, che lo storico dell’arte Aby Warburg usava per parlare della “sopravvivenza” delle immagini. Non della loro conservazione: quella è un’altra cosa, è un lavoro da archivio e da conservatore.

Nachleben è qualcosa di più inquieto: è il modo in cui un’immagine continua a vivere anche quando chi l’ha scattata, dipinta o incisa non c’è più. Riaffiora, cambia significato, viene citata fuori contesto, dimenticata per anni e poi riscoperta con occhi nuovi.
Ecco, questo è il titolo, e anche il programma, della nona edizione di Grenze, Arsenali Fotografici, il Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive che torna a Verona dal 18 settembre al 18 ottobre 2026. E devo dire che è un titolo che mi piace, perché mette in discussione una cosa che noi fotografi diamo troppo spesso per scontata: che un’immagine, una volta scattata, sia “finita”. Non lo è mai. Continua a lavorare anche quando noi abbiamo smesso di guardarla.


Una città che diventa museo diffuso.
Ogni anno Grenze fa una cosa che apprezzo particolarmente da chi si occupa di formazione fotografica: non chiude la fotografia dentro quattro pareti bianche. La trasforma in un pretesto per attraversare Verona, da Veronetta all’ex Caserma Chiodo, dagli Scavi Scaligeri fino ai Giardini del Bastione delle Maddalene. Il festival diventa così un percorso fisico, quasi un’archeologia urbana che si accompagna a quella visiva del tema di quest’anno.
La mostra principale è dedicata a Abbas Kiarostami, uno dei grandi maestri del cinema mondiale, con un progetto sulla sua ricerca fotografica, un ponte tra immagine fissa e immagine in movimento che al festival piace costruire da diverse edizioni.

Opera di Chiara Innocenti

Accanto a lui, un programma internazionale che mette insieme voci molto diverse: Chiara Innocenti, vincitrice del Premio MUSA dedicato alla fotografia femminile (e qui lasciatemi essere di parte, con affetto), Julieta Averbuj dalla Catalogna, Vedad Divović da Sarajevo, Aline Bovard Rudaz con un progetto sulle lavoratrici dell’industria orologiera svizzera colpite dalla silicosi, Yiming Zhu dalla Cina sulle ricamatrici della seta, Roland Schmid con un reportage sull’Europa orientale, e gli autori selezionati tramite open call internazionale.
Perché dovresti andarci (anche se “non fai la fotografa di professione”)
Se sei un fotoamatore evoluto, uno di quelli che non si accontenta di scattare bene ma vuole capire perché certe immagini restano e altre no, Grenze è uno di quei festival dove il tempo speso vale davvero. Non è solo una passeggiata tra mostre, c’è un programma culturale fitto di talk, presentazioni editoriali e incontri su memoria, archivi e statuto della fotografia, con curatori e direttori di festival internazionali.
E se stai lavorando a un tuo progetto e cerchi un confronto vero (non i “bravo, complimenti” di rito), il festival organizza letture portfolio il 20 settembre, con lettori del calibro di Nicoletta Boschiero (Mart), Giusi Pasqualini (Scavi Scaligeri) e rappresentanti del Sarajevo Photography Festival e di Circulation(s). Sono di quelle occasioni che, se le prendi sul serio, ti cambiano la prospettiva su un intero progetto. Per fare qualsiasi cosa in fotografia bisogna approfondire e studiare: un confronto diretto con chi legge portfolio da anni vale più di dieci tutorial.

Fotografia di Aline Bovard Rudaz

Le informazioni pratiche
Grenze – Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive, IX edizione
Titolo: Nachleben
Date: 18 settembre – 18 ottobre 2026 (appendice fino al 21 novembre)
Sedi: Il Meccanico, Laboratorio Lobster Laura, Magazzino Bedeschi, Spazio Bedeschi, Giardini del Bastione delle Maddalene, Antica Dogana di Fiume, Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri
Ingresso libero alle mostre, salvo diversa indicazione.

Ciao Sara

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