
Ritratto di Dayanita Singh (dal sito https://waterlinesproject.com/2017/04/09/dayanita-singh-a-brief-biography-by-herself/)
Dayanita Singh nasce in India nel 1961. Singh usa la fotografia per riflettere ed espandere i modi in cui ci relazioniamo alle immagini fotografiche. Il suo recente lavoro, tratto dalla sua vasta opera fotografica, è una serie di opere mobili che consentono alle immagini di essere continuamente modificate, sequenziate, archiviate e visualizzate. Nate dall’interesse di Singh per l’archivio, i corpi mobili di immagini della Singh, presentano sue fotografie come lavori interconnessi pieni di poesia con una forte potenzialità narrativa. Le sue pubblicazioni sono una parte significativa della pratica dell’artista: nei suoi libri, spesso realizzati in collaborazione con Gerhard Steidl, sperimenta forme alternative di produzione e visualizzazione di fotografie. Propone il “libro-oggetto”, un’opera che è contemporaneamente un libro, un oggetto d’arte, una mostra e un catalogo. Questo lavoro si sviluppa in una modalità che sfrutta l’artista per creare e smontare sequenze consentendo a Singh di sviluppare ordini di fotografie che possono essere interrotti a seconda delle sue esigenze.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/
Il suo lavoro sfugge a facili categorizzazioni e lei si considera principalmente “una libraia che lavora con la fotografia”.
Singh ha iniziato la sua carriera come fotoreporter dopo aver studiato design ad Ahmedabad e poi, incoraggiata dalla sua mentore Mary Ellen Mark, ha studiato fotografia documentaria all’International Center of Photography. Nel corso della sua carriera, Singh ha sviluppato serie fotografiche fluide e tematicamente interconnesse, che rivisita in vari contesti come libri d’artista, serie fotografiche e sculture indipendenti.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” – Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/
I progetti di Singh sono intrecciati e spesso radicati nel concetto di archivio. Mentre il libro d’artista è la sua modalità principale di esposizione e comunicazione, nel 2013 ha iniziato a costruire quelli che chiama “Musei” portatili – strutture in legno che possono essere collocate in varie configurazioni architettoniche, ognuna delle quali contiene molte fotografie individuali che abbracciano la sua opera artistica. La Singh ha definito le fotografie del suo vasto archivio come “parole” individuali che organizza e riorganizza in narrazioni diaristiche sulla vita e la cultura indiana.
Per approfondire il suo lavoro