Tutti gli eventi di fotografia di Marzo – Musa


19 marzo 2020 ORE 20,45
Erminio Annunzi e il suo paesaggio
LA NATURA DEL PAESAGGIO

 
Erminio Annunzi è un autore che ha dedicato grande parte della sua carriera alla fotografia di paesaggio naturale fino ad eleggerla, ormai da diversi anni, a unico e magmatico centro di tutta la sua ricerca artistica. Forte di una solida autonomia stilistica, ricorre agli strumenti e alle tecniche di ripresa e stampa più disparati, passando con disinvoltura dall’analogico al digitale e viceversa, e sceglie di volta in volta i linguaggi più funzionali alla sua visione. 
Altrettanto variegato è il patrimonio di suggestioni e archetipi che, silenziosamente, popolano luoghi nei quali è invece del tutto assente la figura umana. La geografia di Annunzi si fa così interiore, familiare e quotidiana, lontana dall’esotico e dall’eclatante, ma non per questo sempre uguale a se stessa. Al contrario, ci viene riconsegnata letteralmente trasfigurata, ogni volta in maniera diversa dalla precedente.
La sua poetica è di matrice dichiaratamente romantica, senza tuttavia scivolare nel manierismo: il paesaggio parla dentro l’uomo, travalica il concetto stesso di bellezza per esondare in quello di sublime, ovvero di Natura potente, indomabile e dicotomica, in una parola divina, sia quando benevola che quando distruttiva. Vita e morte, luce e buio: la fotografia di Erminio Annunzi si nutre di contrasti.    Arianna De Micheli
 
Ecco tutti i CORSI in partenza a Marzo, arriva la primavera, e son felice di coinvolgervi nelle attività di Musa, guarda i corsi, iscriviti e segui gli eventi!  Ciao Sara
Photoediting nel reportage
L’arte di correlare le fotografie
 Se avete tentato di costruire un progetto con le vostre immagini, vi sarete resi conto di quanto possa essere difficile effettuare scelte, selezionare e posizionare le vostre le fotografie all’interno di una narrazione che riteniate poi davvero efficace. Per editing, si intende l’arte di comporre un racconto fotografico (perchè di arte si tratta) correlando un numero limitato e scelto di immagini, tramite la cui successione possiamo valorizzare contenuto, messaggio e narrazione del vostro reportage fotogiornalistico e non.Che foto scelgo e perchè? Dove le posiziono nel mio racconto? Perchè proprio lì?Queste sono le domande a cui cercheremo di rispondere,Le tecniche legate al photoediting si possono affinare, proviamoci insieme!
Informazioni
Data cors
4 Aprile 2020
Orario: 10.00-18,00 circa  
Info 
Erminio Annunzi
Erminio Annunzi
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Menabò zinefest, editoria fotografica indipendente

Menabò zinefest è un festival di due giorni dedicato all’editoria fotografica indipendente, rivolto nello specifico alle fanzine e alle autoproduzioni.

Primo nel suo genere a Bologna, sarà il punto d’avvio per la creazione di un circuito per tutti quei piccoli e medi editori che arricchiscono il panorama dell’autoproduzione.

Menabò Zinefest

L’obbiettivo del festival è quello di coinvolgere un pubblico di giovani appassionati, professionisti e curiosi ponendo l’attenzione su tutte quelle pratiche che esulano dai sistemi e dai circuiti tradizionali, per creare un nuovo spazio dove garantire un’offerta eterogenea di condivisione delle idee.

Una piccola realtà, che cerca di dare un ampio respiro a questo evento. 

Gli organizzatori

La partecipazione è completamente gratuita ed è rivolta a tutti gli ziners e i piccoli/medi editori indipendenti con autoproduzioni di carattere prettamente fotografico e prezzo contenuto. 

Tutti gli espositori partecipanti al festival dovranno essere presenti per vendere le proprie fanzine (l’organizzazione non si farà carico della vendita). 

Il festival, due giorni dedicati alle fanzine fotografiche e alle autoproduzioni, si terrà al DAS – Dispositivo Arti Sperimentali di Bologna.

OPEN CALL e workshop sul sito www.menabozinefest.com 

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Maria Novello, Ti sento: una favola dei tempi moderni

Tra le partecipanti Premio Musa, oggi abbiamo scelto per voi Maria Novello, una fotografa veneta, che ha creato un originale libro d’artista.

Ma vi lascio alle immagini che compongono le pagine del libro e alla prefazione scritta da Simona Guerra.

Presentazione a cura di Simona Guerra:

Ti sento: una favola dei tempi moderni

Il collage è un gioco da bambini, un ricordo lontano per la maggior parte di noi, talvolta collegato all’esperienza della scuola.

Ricordate? La maestra ci dava le carte colorate, la colla, le forbici da usare con cautela, e ci lasciava pasticciare, plasmare, sporcarci le mani, creare mondi che venivano immaginati e dentro al quale vivevamo proprio mentre li costruivamo su un foglio.

Il collage fatto dagli adulti è una grande opportunità. Chi lo pratica si dà il permesso di tornare bambino, di dare sfogo all’inverosimile, al sogno e alla leggerezza, di cui abbiamo così tanto bisogno! E quando dico tornare bambino intendo anche concedersi di osare senza il peso del rischio.

I bambini non hanno idea di cosa voglia dire esporsi al pericolo e sono come fogli bianchi che sperimentano il mondo senza le paranoie degli adulti. I grandi invece hanno l’esperienza e sanno che il collage fotografico è potente perché ritaglia le immagini e incolla i concetti senza l’eventualità di un danno.

Nel lavoro di Maria la componente bambina assume un ruolo complesso e molteplice. E’ bambina la protagonista di questa favola – favola e non storia, perché il fine della favola è far comprendere in modo facile e piano una verità morale, proprio come accade qui– ed è la Maria adulta ad essere tornata nei panni della bambina per salvarla/salvarsi.

Dopo averci mostrato il ‘problema’ che guida l’azione della favola (la subordinazione delle donne nella società di un tempo poco lontano) irrompe la scrittura, che si fa immagine tramite la grafica, forte, dei caratteri e del nero su bianco: “Allora prendo la matita e il quaderno e scrivo quello che non saprei dire a nessuno” leggiamo su una pagina di questo diario intimo rilegato a mano o meglio, cucito assieme.

Per Maria quaderno e penna sono la scrittura con la luce, sono la fotografia. Maria che pensa di non saper dire se non utilizzando immagini e parole insieme e che grazie a esse – come dice l’artista Emilio Isgrò – sceglie la presentificazione dell’assente e l’assenza del visibile.

Il gioco del collage, che gira tutto attorno al concetto del “facciamo finta” e del “come se…”, mette in scena la sua nuova, più appagante, verità. Quello che è stato viene riesaminato con un paio di forbici in mano, e l’immagine nuova rettifica le emozioni, riadatta all’oggi ogni cosa.

Tutto quello che Maria ha prodotto prima di realizzare “Ti sento” è importante per capire questo suo nuovo lavoro, che supera tutto il resto già fatto e che inizialmente non sembrava avere rapporto diretto con l’esperienza catartica e potente che lei ha poi affermato di aver vissuto con “Ti sento”. In realtà questa sua ultima serie sembra essere l’epilogo di un processo iniziato anni addietro; qualcosa che lavora in lei da anni e che ha come comun denominatore lo stupore e come modus operandi la trasposizione simbolica di ciò che le viene offerto dalla realtà per leggerlo in chiave più profonda e curativa.

Con “Ti sento” Maria passa all’azione rendendo la sua fotografia non solo un processo di creazione di bellezza ma anche un’azione di consapevolezza personale sulla propria esistenza e di accettazione del suo vissuto.

E allora: come finisce questa favola?! Beh ovviamente con il migliore lieto fine: la principessa protagonista vince la sua battaglia sull’ingiustizia subìta e si riprende la vita, la fierezza e si congeda da noi con indosso un abito senza tempo, di fattura finissima e preziosa che si chiama Orgoglio femminile

Biografia

Entra nel mondo della fotografia nel 2010.

Ha frequentato un corso base di fotografia con il maestro Francesco Danesin e successivamente corsi di formazione e/o workshop con Giampaolo Romagnosi e Ferdinando Fasolo del Gruppo Mignon di Padova, Francesco Lopergolo, Prosdocimo Terrassan e Moreno Segafredo, Sara Munari, Marco Monari, Vanda Biffani, Giulio Di Meo, Gianni Gardin Berengo con Denis Curti, Silvano Bicocchi, Umberto Verdoliva, Oliviero Toscani, Alberto Buzzanca, Settimio Benedusi, Vinicio Drappo, Monika Bulaj, Silvia Pasquetto.

Partecipa alle attività di Gruppi, Circoli/Club  e Social che si interessano di fotografia.

Le sue ricerche hanno come riferimento prevalentemente la semplicità di azioni, oggetti, persone, natura, nei contesti in cui vive o nei luoghi in cui si trova durante i viaggi in camper, nell’ambito della fotografia documentaristica, reportagistica, di strada; la bellezza nelle sue forme ed espressione nella fotografia astratta o minimale.

Apprezza molto i luoghi in cui il silenzio è rotto solo dal rumore del vento, la sensazione di infinito, l’incanto e la percezione di essere in un posto unico al mondo, l’armonia che pervade tutto e fa pensare che non ci sia nulla da cambiare in essi.

Negli ultimi anni si dedica alla fotografia e ricerca interiore con percorsi introspettivi.

La sua attività fotografica ha riguardato:

Mostre personali:

▪ “BEN-essere NATURA” (2011) Athena Beauty Club Padova

▪ “Magica Luce Artica” (2012) Osteria Bar Il Calice Padova

▪ “Magica Luce Artica” (2013) Gastronomia Rosticceria Da Adriano Bassano del Grappa (VI)

▪ “Oltre il Visibile” (2015) Gastronomia El Bocon del Prete Bassano del Grappa (VI)

▪ “Esaltazione Luce e Ombra” (2017) Biblioteca di Marghera Comune di Venezia ▪ “La Linea  d’ombra” (2017) Gastronomia El Bocon del Prete Bassano del Grappa (VI)

▪ “Sabbie” (2018) NatiXLaCamicia Padova con presentazione Prof. Antonio Lovison

▪ “L’eleganza della semplicità” (2018) Photomarket Mestre (VE)

▪ “Ti sento” (2019) Trevignano Fotografia 10^ Edizione

▪ “Tutto questo cambiare che amore poi diventerà” (2019) Gastronomia El Bocon del Prete Bassano del Grappa (VI)

▪ “Tutto questo cambiare che amore poi diventerà” (2019) Spazio Cartabianca Padova

Presenza di proprie foto in libri fotografici di:

▪ Fotoclub Padova “Padova… dell’Arte l’Anima”

▪ Giovanni Sato “Il realismo della luce”

▪ Giovanni Sato “Percezioni”

▪ Universi Diversi Comune di Padova “Luce e oscurità”

▪ Fotoclub Padova “Europeade Padova 2012

Partecipazione a numerose collettive di Club fotografici.Lettura di propri portfoli da diversi docenti

Tutti i documentari su André Kertèsz

Buongiorno a tutti, ecco tutti i documentari che ho guardato e che mi sono più interessati su Andrè Kertèsz: Buona visione, ciao Sara

Polaroid di André Kertèsz

Gordon Parks, grande autore americano, da conoscere!

Gordon Parks è stato un fotografo americano noto per aver documentato gli afroamericani, e temi relativi a diritti civili e povertà durante la metà del 1900. Questo documentario analizza il modo in cui il fotografo, autodidatta, si muoveva come fotografo.

Come Dorothea Lange e Walker Evans, due fotografi dell’epoca della Grande depressione che Parks ammirava, dedicò il suo tempo a fotografare la situazione negli Stati Uniti, documentando per la Farm security administration.

Questa che vedete è una delle sue foto più famose, American Gothic, Washington, D.C.
Gordon Parks

Ispirata al famoso dipinto di Grant Wood, la foto di Parks mostra una donna di colore, di nome Ella Watson che lavorava come addetta alle pulizie nell’edificio della FSA. Il quadro di Wood mostrava invece una coppia di contadini americani bianchi con un forcone.

Grant Wood

“Prima di scattare le ho chiesto della sua vita”, ha detto Parks nel 1997. “Ed era così disastrosa, che ho sentito di dover fotografare questa donna per far capire al pubblico quello che Washington, DC era nel 1942. “

Oltre alla fotografia, Parks ha lasciato il segno anche come musicista, autore, poeta e regista (forse è addirittura più conosciuto per il film del 1971 “Shaft”).

Gordon Roger Parks

Libri disponibili:

Biografia da Wikipedia:

Gordon Roger Alexander Buchannan Parks (Fort Scott, 30 novembre 1912 – New York, 7 marzo 2006) è stato un regista, sceneggiatore e attore statunitense, nonché compositore, produttore, fotografo, attivista politico, scrittore e giornalista.

È noto soprattutto per aver pubblicato per un ventennio le sue fotografie sulla celebre rivista statunitense Life, e per aver diretto nel 1971 Shaft il detective, uno dei primi film della blaxploitation. È stato il primo regista afroamericano a dirigere un film per una major.[1] Nel 1969 diresse infatti per la Warner Bros. il film drammatico Ragazzo la tua pelle scotta.

È il padre del regista Gordon Parks jr, autore di un altro cult movie della blaxploitation, Superfly.

Morì nel 2006, all’età di 93 anni, a causa del cancro.

Il suicidio più bello del mondo. Una fotografia e un libro.

Qualche mese fa cercavo consigli per un nuovo libro da leggere in vacanza e un’amica (grazie Laura) mi ha consigliato Non sarò mai la brava moglie di nessuno, di Nadia Busato, un romanzo che racconta la vita di Evelyn Mc Hale, la protagonista della fotografia che è stata definita “il suicidio più bello del mondo”. Il titolo del romanzo è tratto dal biglietto che la Mc Hale lasciò prima di suicidarsi.

Il tutto avveniva nel 1947. Evelyn McHale aveva ventitré anni quando si gettò dall’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building, andando a schiantarsi sull’automobile di un diplomatico delle Nazioni Unite. Tutti corsero a vedere e, con immenso stupore, trovarono il corpo intatto di una donna che appariva serena, quasi adagiata sulle lamiere contorte. Robert C. Wiles, che passava di lì, colse l’attimo e a soli 4 minuti dal volo, scattò questa fotografia.

Robert C. Wiles

Questo non è un libro di fotografia, ma di fotografia si parla in diversi punti, poichè si parte proprio dalla fotografia di Robert C. Wiles (uno studente di fotografia che sogna di diventare un fotoreporter) che è stata pubblicata il giorno successivo su Life Magazine come “Picture of the Week” (foto della settimana) con la didascalia “Ai piedi dell’Empire State Building il corpo di Evelyn McHale riposa in pace in una bara grottesca, il suo corpo si è schiantato sul tetto di una macchina“ ed è diventata un’icona della cultura pop, tanto che l’immagine è stata utilizzata nel 1967 da Andy Warhol per una sua opera, Suicide (Fallen Body) (immagine qua sotto) ed Evelyn nel 1993 verrà evocata nel video della canzone Jump They Say di David Bowie, in cui la rockstar viene a sua volta immortalata mentre reinterpreta il salto nel vuoto e l’elegante posa della donna sdraiata morta sul tetto deformato dell’automobile di sotto. Addirittura verrà coniata l’espressione “effetto Evelyn” ad indicare ritratti di donne in cui compostezza e grazia si univano a una sorta di epica tragicità

Suicide (fallen body) Andy Warhol

Quella è l’unica foto che Wiles abbia mai voluto pubblicare. Di lui non si sa più nulla – dice la Busato nel libro.

E pensare che Il biglietto lasciato dalla donna prima del salto diceva: “Non voglio che nessuno mi veda, nemmeno la mia famiglia. Fatemi cremare, distruggete il mio corpo.”

La Busato nel libro fa dire a Robert Wiles queste parole “Ecco. io ero lì. Lei era lì. Non avrebbe più aperto gli occhi. Mai più. Eppure tuttila osservavano come se avesse potuto farlo. E c’era questa cosa, nell’aria. Dovevo fotografarla, non avevo sceltaNon sono riuscito a pensare. Ho afferrato la macchina e ho scattato. Non uno, ma diversi scatti. L’otturatore si muoveva come animato da un’energia propria…”

Ecco, non proprio quello che la povera Evelyn avrebbe voluto, probabilmente. E al giovane Robert sono tornate in mente le famose parole di Robert Capa, se le tue foto non sono abbastanza buone, significa che non sei abbastanza vicino. E lui vicino ci è andato.

Un’altra bella immagine che ci regala Robert è questo suo pensiero: “Le immagini che registriamo nella memoria sono i frammenti con cui puntelliamo le nostre rovine lungo la vita”.

E ancora, mi ha colpito un’altro pensiero stavolta di Dmitri Kessel (famoso fotoreporter e fotografo di staff per Life nd.a.), che però non tutti condivideranno: ” Al fotografo soltanto è dato il privilegio di capire quale tra i suoi scatti è quello da scegliere, da svelare. Il resto rimane a lui, come un mucchietto di frammenti, cocci di terracotta di una storia che, tutta insieme, risulterebbe troppo umana e fragile. La scelta è tutto. Quella fa la differenza. Il frammento rende forte il racconto della realtà, rende la vita immortale, fa universale il particolare. Allo scatto, al fotogramma, nulla di umano deve legarci. Nè la compassione, nè il dovere, nè la bellezza. Bisogna andare oltre se stessi, oltre l’amore e l’odio, oltre lo sguardo, oltre la storia

In conclusione a me il libro è piaciuto, anche se a tratti, in alcune parti, poteva essere un po’ più sintetico. Voi lo avete letto? Che ne pensate?

Anna

Fotografare il movimento, la prima proiezione cinematografica al mondo.


Qualche anno prima dell’introduzione del collodio secco, il mondo è rimasto sconvolto vedendo le fotografie dei cavalli, scattate da Eadweard Muybridge, in California.

Photographer Eadweard Muybridge’s Study of a Horse at Full Gallop in Collotype Print

Per scattare queste fotografie, Muybridge ha usato una serie di 12-24 fotocamere disposte una dietro l’altra. Gli otturatori delle telecamere venivano attivati dalla rottura dei fili attaccati alla macchina, da lato a lato di una strada, provocata dal cavallo al suo passaggio. Attraverso questa tecnica, Muybridge ha realizzato una serie di fotografie delle fasi di camminata, di trotto e di galoppo del cavallo. Quando le immagini sono state pubblicate a livello internazionale, attraverso la stampa anche scientifica, si è dimostrato che la posizione delle zampe del cavallo in corsa, differiva da quella disegnata e dipinta nelle tradizionali rappresentazioni. Per dimostrare l’attendibilità delle fotografie, Muybridge le proiettò su uno schermo, una dopo l’altra, con un proiettore per diapositive che lui stesso aveva costruito; il risultato è stato la prima presentazione cinematografica al mondo. Questo memorabile evento ebbe luogo presso la San Francisco Art Association, nel 1880.

Detail from Eadweard Muybridge, Animal Locomotion: an Electro-Photographic Investigation of Connective Phases of Animal Movements, 1887.


Muybridge continuò i suoi studi sul movimento per circa 20 anni. Con le nuove lastre alla gelatina, riuscì a migliorare notevolmente la tecnica e, nel 1884–85, su invito dell’Università della Pennsylvania, realizzò 781 fotografie sin sequenza, di molti tipi di animali, nonché uomini e donne impegnati in un’ampia gamma di attività. Fu aiutato, in questo progetto, dal pittore Thomas Eakins.

Eadweard Muybridge – Pouring Bucket of Water Overhead (1887)

L’analisi fotografica del movimento fatta da Muybridge ha coinciso temporalmente con gli studi del fisiologo francese Étienne-Jules Marey che stava studiando la tecnica della cronofotografia.

Étienne-Jules Marey – Camminando (1883)

Mentre Muybridge utilizzava una serie di fotocamere per registrare immagini dettagliate e separate delle fasi del movimento, Marey ne utilizzava solo una, registrando un’intera sequenza di movimenti su una singola lastra. Sia il suo lavoro che quello di Muybridge hanno contribuito notevolmente nel campo dello studio del movimento e della nascita del cinema.

Ciao Sara.