Questo fotografo che abbiamo scovato per voi, è proprio bravo!

Ciao,

oggi vi presentiamo Stuart Paton, un fotografo scozzese che da circa un anno vive a Milano. Davvero dell’ottima street photography a mio parere. Che dite?

Ciao

Anna

Sono un fotografo scozzese ed ora vivo a Milano. Sinceramente non so dove io cada all’interno dell’organigramma del mondo della fotografia. Mi vengono i capelli dritti ogni volta che qualcuno mi fa questa domanda. Scatto cercando di dare tutto il senso che raccolgo ed in seguito la classificazione viene da se. Quando sollecitato dico che il filo conduttore di tutto il mio lavoro è una personale fotografia documentaristica, mescolata alla vecchia scuola di street photography.

 Vengo da un luogo che prova avversione per l’ingiustizia ed un debole per i perdenti. Per questo sono stato attratto dalle conseguenze negative del programma distopico thatcheriano e – ispirato dall’apprezzamento nei confronti di McCullin e Killip – nei miei primi scatti in bianco e nero spesso ho raccontato la povertà della working class. Ho anche covato l’idea strampalata di diventare un fotografo di guerra.

Probabilmente sto razionalizzando in retrospettiva la mia mancanza di spina dorsale, ma mi preoccupa il fatto che fotografie di situazioni estreme quali la guerra e la povertà possano essere sapientemente accantonate perché rappresentano realtà ‘infelici’ e lontane dal nostro raggio d’azione. Ci preoccupa tanto quanto la fascia degli asteroidi. Forse, sostanzialmente è piu “ sovversivo” – o almeno indicativo – puntare i riflettori su un banale mal-être ?

Con questa prospettiva, le mie fotografie attuali ruotano attorno a temi quali identità, solitudine, alienazione e dissonanze sociali. Gente comune in luoghi ordinari. Nel momento in cui le viti saltano, le dinamiche del modello socio-economico che provoca conflitto e disuguaglianza sono inevitabilmente all’opera anche nell’ordinario. Cerco di cogliere il barlume di tutto ciò e di trasmetterlo con il mio sentire personale. Ma ancora, forse illuso, le mie immagini sono solo la voce del mio dialogo interiore suonata al contrario e poi pixelated.

In ogni caso è un delizia escatologica per gli occhi. In ogni caso mi butto nella mischia. Ma non dimentico mai che quello che faccio non è così importante nel grande schema delle cose. Non quando è visto dalla fascia degli asteroidi.

Qua trovate un’intervista pubblicata da Lensculture e qua dal magazine del Sole 24 ore

Questo invece è il sito di Stuart

 

I’m a Scottish photographer now living in Milan. I’m genuinely not sure where I fall on the photography family organigram. My toes curl whenever anyone asks. I shoot with as much meaning as I can muster then let my classification take care of itself. But if pushed, I’d say the thread running through my work is a sort of subjective documentary, with old school street photography weaving in and out.

Where I come from we tend to have a distaste of injustice and a soft spot for the underdog. So, from the start I was intuitively drawn towards the fallout from Thatcher’s dystopian masterplan and – inspired by the likes of McCullin and Killip – my early monochrome shots often featured working class poverty. I even harbored some hair-brained notion of being a war photographer.

Maybe I’m just retrospectively rationalising my lack of backbone but I worry if pictures of extreme situations (like war and poverty) can all too often be deftly dismissed as ‘unfortunate’ but outside our radius. No more our common concern than the asteroid belt. So, maybe it’s ultimately more ‘subversive’ – or at least more telling – to spotlight a very banal mal-être ?

On that understanding, my current pictures tend to revolve around themes like identity, solitude, alienation and social dissonance. Everyday people in unremarkable places. Even as its rivets pop out, the dynamics of the socio-economic model that provokes conflict and inequality are also inevitably at work within the very ordinary. So I try to snatch a glimpse of that and imbue it with my personal feelings. Then again, maybe I’m deluded and my pictures are just my internal dialogue playing in reverse then pixelated.

Either way it’s eschatological eye-candy. Either way I throw myself into the fray. Never forgetting that what I do isn’t really so important in the grand scheme of things. Not when viewed from the asteroid belt.

Here is an interview published on Lensculture, and here another one published by Sole 24 ore

This is Stuart’s website

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8 pensieri su “Questo fotografo che abbiamo scovato per voi, è proprio bravo!

  1. Belle immagini e bravo fotografo. Alcune immagini mi ricordano molto i lavori di Philip-Lorca di Corcia. Ho l’impressione però che non sia uno scatto fotografico estemporaneo. Forse dico una castroneria però mi sembra di scorgere prevalentemente nella composizione, nell’uso delle luci e nella posizione dei soggetti una certa regia. Con questo non voglio però mettere minimamente in discussione l’atto creativo artistico.
    Grazie Anna per le tue ricerche e proposte, sempre foriere di ulteriori ricerche e approfondimenti, necessari per la nostra conoscenza e crescita nella fotografia.
    Marco

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