Jill Freedman, una fotografa di strada a lungo ignorata

Ciao,

oggi vi presentiamo una fotografa newyorkese, che è stata lungamente ignorata e sottovalutata per gran parte della sua carriera.

New York è il suo soggetto preferito, si focalizza su ciò che accade per strada, con un’attenzione particolare a chi vive per strada, mettendo in evidenza le contraddizioni e le ambiguità della metropoli.

Purtroppo nel 2019 è mancata.

Se non la conoscevate, fateci avere la vostra opinione.

Anna

Jill Freedman era ebrea e nacque nel quartiere di Squirrel Hill a Pittsburgh nel 1939 da un venditore ambulante e da un’infermiera.

A sette anni trova in soffitta dei vecchi numeri della rivista Life: non ha mai visto nulla del genere, è sconvolta ed emozionata, ma i genitori bruciano tutte le copie per non turbarla.

Tuttavia questo gesto non serve a molto perché la bambina non dimentica.

Nel 1961, Freedman si è laureata in sociologia presso l’Università di Pittsburgh. Ha riscoperto la fotografia solo casualmente, sperimentando con la fotocamera di un amico.

Dopo il college, la Freedman è andata in Israele, dove ha lavorato in un kibbutz. Ha finito i soldi e ha cantato per guadagnarsi da vivere; ha continuato a cantare a Parigi e in un varietà televisivo a Londra.
La Freedman è arrivata a New York City nel 1964, ha lavorato nella pubblicità e come copywriter. Come fotografa, è stata autodidatta, influenzata da André Kertész, idolatrando W. Eugene Smith, ma aiutata principalmente dal suo barboncino Fang: “Quando camminavo per strada con Fang vedevo tutto, sentivo tutto. Aveva un grande istinto. Mi ha insegnato a guardare, perché non si perdeva mai nulla”.

Dopo aver saputo dell’assassinio di Martin Luther King, la Freedman lasciò il suo lavoro e andò a Washington, DC. Ha vissuto a Resurrection City, una baraccopoli gestita dalla Poor People’s Campaign nel Washington Mall nel 1968, e lì ha fotografato. Le fotografie della serie furono pubblicate all’epoca su Life e raccolte nel suo primo libro, Old News: Resurrection City.

La Freedman ha poi vissuto in una Volkswagen kombi, seguendo il Clyde Beatty-Cole Brothers Circus. Per due mesi, ha fotografato “due spettacoli al giorno e uno ogni domenica. Sette settimane di una notte” e si è spostata attraverso New York, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island, New Hampshire, Vermont, Pennsylvania e Ohio. Il suo intento era di fotografare gli artisti come persone.

Il lavoro è stato pubblicato come libro, Circus Days, nel 1975.
La Freedman ha fotografato l’allora squallida area della 42nd Street e la scena artistica di Studio 54 e SoHo.
Nel 1975, la Freedman iniziò a fotografare i vigili del fuoco ad Harlem e nel Bronx. Ci sono voluti due anni; viveva con i vigili del fuoco, dormiva nell’auto del capo e sul pavimento. Ne risultò un libro, Firehouse, pubblicato nel 1977 – secondo una recensione un libro “imperfetto … da riproduzione scadente e layout inetto”.
Alcuni dei vigili del fuoco erano stati precedentemente poliziotti e suggerirono che la Freedman potesse fotografare il lavoro della polizia. Lei non amava la polizia, ma pensava che tra loro dovevano esserci buoni poliziotti. Per la sua serie Street Cops (1978-1981), ha accompagnato la polizia in una zona di New York City tra cui Alphabet City e Times Square, trascorrendo del tempo con quelli che sembravano buoni poliziotti. Il lavoro ha portato al libro Street Cops.

Negli anni Settanta, la Freedman è stata brevemente associata a Magnum Photos, ma non ne è diventata membro. Voleva raccontare storie tramite la fotografia, ma voleva anche evitare i compromessi richiesti per ottenere commissioni; e quindi ha preferito rimanere indipendente. Aveva difficoltà a guadagnarsi da vivere, ma vendeva stampe in uno stand allestito fuori dall’edificio del Whitney Museum. Nel 1983, il critico del New York Times Andy Grunberg ha riconosciuto la sua fotografia di strada in bianco e nero a New York, assimilandola con Lee Friedlander, Fred R. Conrad, Bruce Davidson, Roy DeCarava, Bill Cunningham, Sara Krulwich e Rudy Burckhardt.
Nel 1988, Freedman ha scoperto di essere malata. Le spese mediche significavano che doveva lasciare il suo appartamento sopra la Sullivan Street Playhouse; nel 1991 si è trasferita a Miami Beach; lì era insoddisfatta ma riusciva leggere molto. A volte ha lavorato per il Miami Herald. È anche riuscita a pubblicare un fotolibro di cani che è stato elogiato per “[sfidare] le immagini cliché” della fotografia di cani. Ha anche pubblicato il secondo di due libri fotografici d’Irlanda, uno che secondo Publishers Weekly “cattura con amore gli aspetti duraturi della tradizione irlandese”.
Intorno al 2003, la Freedman è tornata a New York. Era scioccata e rattristata dalla ripulitura della città durante la sua assenza: “Quando ho visto che avevano trasformato la 42esima Strada in Disneyland, … sono rimasta lì e ho pianto”.
Durante la prima parte della sua carriera, Freedman è stata affascinata dal processo della stampa fotografica. Scattava Kodak Tri-X e amava usare un obiettivo da 35 mm e luce disponibile, e stampare su carta Agfa Portriga Rapid. Alla fine del 2016, non aveva né una camera oscura né ne sntiva la mancanza. Ha sottolineato che la fotocamera, sia essa cinematografica o digitale, è solo uno strumento. Quando le è stato chiesto in un’altra occasione, ha citato Elliott Erwitt per non essere noioso e per aver tentato di fare un lavoro eccellente; le questioni tecniche e persino i posteri non dovrebbero essere una preoccupazione

Freedman è stata uno dei 13 fotografi ripresi a fotografare New York in Everybody Street, un film del 2013 di Cheryl Dunn. Insieme a Richard Kalvar, Alex Webb, Rebecca Norris Webb, Maggie Steber e Matt Stuart, è stata ospite del Miami Street Photography Festival 2016 allo HistoryMiami Museum durante la settimana di Art Basel.

Il 9 ottobre 2019, la Freedman è morta in una struttura di cura a Manhattan.

Fonte: libera traduzione da Wikipedia

Questo è il sito dove trovate tutti i suoi lavori, e qua trovate un articolo apparso sul NYT in occasione della sua morte.

Tutte le immagini sono coperte da copyright ©Jill Friedman

Nuovo corso online “La street photography, le basi necessarie”

Buongiorno a tutti, ho organizzato un nuovo corso di fotografia online, spero vi interessi! Un saluto

Sara

  Workshop di Street photography online  
Street photography, le basi necessarie   Nel corso verrà affrontato il linguaggio contemporaneo della fotografia street, ben descritto e approfondito dalla docente nel suo ultimo libro “Street photography, attenzione, può creare dipendenza” , la sua evoluzione, la composizione dell’immagine e la scelta ell’attimo giusto, sia dal punto di vista tecnico che di contenuto e messaggio. Il corso è per tutti, fotografi amatori e professionisti interessati alla street! Conoscenza delle tipologie, dei modelli esemplari e delle tecniche narrative. Street photography, sembra facile a molti, tutti pensano di farla, ma poochi ci riescono!  

Programma
• 1 La Street Photography: definizione di genere, storia, aspetti formali e concettuali.
• 2 Attrezzatura fotografica di ripresa.
• 3 Composizione dell’immagine.
• 4 Visione e commento di modelli esemplari.
• 5 Scelta degli attimi corretti
• 6 Linguaggio contemporaneo  

Informazioni
Data corso: 15-17-23-26 febbraio 2021
Orario: 19.15 – 20.45 circa
Costo del corso: 120 euro Iva inclusa. Il corso in classe costa 130 euro.
Docente: Sara Munari 
Numero minimo di partecipanti: 5 Numero max: 10
Ore lezione on line 6 – 7 ore circa
Tempo di studio ed esercitazioni a casa 4/7 ore  

Le indicazioni su come avverrà la diretta video, ti saranno fornite via mail dopo l’iscrizione  

Il costo di 120 euro verrà versato in un’unica rata tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare (vedi la scheda di partecipazione).

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I migliori documentari sulla Street photography

Buongiorno a tutti, state bene? Ecco una mia selezione di documentari che potrebbero migliorare la vostra fotografia per strada, sicuramente miglioreranno la vostra conoscenza! 🙂 ciao

Sara

Master Photographers (BBC – 1983)

Questo documentario si trova su YouTube È stato girato nel 1983 ed è stato una produzione della BBC. Lo scopo di questa breve serie di documentari era di intervistare i Master Photographers che mostravano alcuni dei loro lavori. Qui sotto la serie completa:

  • Jaques-Henri Lartique (1894-1986) – 35 minuti
  • Andre Kertesz (1894-1985) – 31 minuti
  • Bill Brandt (1904-1983) – 35 minuti
  • Ansel Adams (1902-1984) – 34 minuti
  • Andreas Feininger (1906-1999) – 35 minuti
  • Alfred Eisenstaedt (1898-1995) – 34 minuti

Contacts Vol 1, Vol 2 and Vol 3

Un incredibile viaggio attraverso le opere di quasi tutti i Maestri della Fotografia vissuti prima del 2001, anno in cui è stato pubblicato il Vol 3. Il contenuto  del documentario ci mostra come, da una serie di numerosi provini a contatto,  il fotografo spiega  i motivi per cui ha scelto le sue immagini e perché.

The Genius of Photography (BBC – 2007)

Un documentario molto ben realizzato dalla BBC che racconta l’intera Storia della fotografia fino al 2007. La BBC ha fatto un lavoro incredibile, spiegando le origini della fotografia e ritraendo un numero incredibile di fantastici fotografi . Puoi trovare maggiori informazioni sul sito ufficiale della BBC oppure acquistare i DVD online. 

Henri Cartier-Bresson: L’amour Tout Court (“Just Plain Love”)

Un documentario molto interessante fatto di mini spiegazioni sul come e il perché alcune delle foto di H.C.B. e su dove sono state scattate. Le spiegazioni date da lui, all’età di 92 anni nel 2001, quando questo film è stato realizzato. L’Amour Tout Court è disponibile su YouTube in francese.

Henri Cartier-Bresson: The Impassioned Eye (2003)

Un altro straordinario documentario sul lavoro di Henri Cartier Bresson. Questo film è stato girato nel 2003, un anno prima della sua morte. Qui, H.C.B. ci mostra alcuni dei suoi migliori lavori fotografici e anche alcuni dei suoi disegni. L’intero film è girato sotto forma di intervista. Il documentario è disponibile solo su DVD.

The Decisive Moment (1973)

Questo breve documentario, diretto da H.C.B., dura solo 18 minuti. È disponibile su YouTube.

William Eggleston in the Real World (2005)

Tenete duro perché sembra noioso! Il documentario ci svela  William Eggelston e quanto questo fotografo abbia capito i colori  nelle fotografie. Il documentario è disponibile su DVD.

The Many Lives of William Klein (BBC – 2012)

William Klein, fotografo straordinario, personaggio eccentrico che  è riuscito a plasmare la fotografia di moda con la Street Photography, creando un mix incredibile di entrambi. Questo fantastico documentario è disponibile online su YouTube.

Magnum: The Changing Of The Myth (1999)

Questo documentario è stato girato alla fine degli anni ’90, nel 1999 e descrive la storia dell’agenzia Magnum Photos, l’agenzia fotografica più famosa al mondo, fondata da Robert Capa, Henri Cartier Bresson e altri famosi maestri della fotografia. È disponibile online su YouTube.

Daido Moriyama: Near Equal (2001)

Daido Moriyama è un fotografo giapponese che è riuscito a catturare immagini straordinarie, emozionanti e uniche. Il documentario è in giapponese, ma è disponibile su YouTube con sottotitoli in  inglese.

STRAND, Under The Dark Cloth (1989)

Paul Strand ha prodotto lavori fantastici ed era anche interessato al cinema. Il film include interviste con le mogli di Strand, Hazel Kingsbury e Virigina Stevens, e colleghi e amici Leo Hurwitz, Georgia O’Keeffe, Cesare Zavattini, Fred Zinneman e altri. Questo documentario è disponibile su YouTube.

Henri Cartier-Bresson: Pen, Brush and Camera (1998)

In sostanza è un’intervista sulla vita del fotografo, lavoro, idee e convinzioni. Documentario di 50 minuti del 1998 , presente su YouTube.

Il mondo secondo Martin Parr

Disponibile su YouTube documentario sul fotografo, ancora in vita, influenzato da William Eggleston. Le fotografie a colori sono la sua specialità, ma è anche un fotografo di strada davvero straordinario.

Joel Meyerowitz: Street Photography (1981)

Street Photographer, noto per le sue fotografie a colori delle strade di New York, Joel Meyerowitz è un’ispirazione per migliaia di fotografi di tutto il mondo. In questo documentario, Colin L. Westerbeck, Jr. intervista il fotografo, mentre è in giro per le strade di New York. Documentario disponibile su YouTube.

Diane Arbus (documentario, 1972)

Anima tormentata del mondo della fotografia, cambia il modo di vedere il ritratto per strada.  Documentario disponibile su YouTube.

Vivian Maier: chi ha preso le immagini di Nanny (BBC – 2013)

La fotografa ha girato per molti anni nelle strade, riprendendo ottime immagini, lavorando nel frattempo come baby sitter per diverse famiglie. Il suo lavoro è stato scoperto alcuni anni fa e da allora è stata quasi idolatrata. Documentario disponibile su YouTube.

Alla ricerca di Vivian Maier è seguito poco dopo, con un progetto di Kickstarter che ha finanziato il film.

Il documentario riguarda la scoperta di 100.000 negativi di un fotografo inizialmente misterioso che ha scioccato il mondo della fotografia e si concentra sulla sua vita misteriosa e sul suo lavoro , con “fotografie inedite, film e interviste di persone che pensavano di conoscerla”. Disponibile in DVD.

Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.

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Baci

Sara

Sara Munari

Scattare senza inquadrare, ha senso?

In strada ci si deve sentire a proprio agio, si deve essere tranquilli
per riuscire a percepire e catturare immagini.
Ho tantissimi alunni, durante i miei corsi, che scattano l’ottanta
per cento delle proprie fotografie tenendo la macchina fotografica
sulla pancia, in inglese si dice shoot from the hip. Mi chiedo cosa
spinga a farlo dato che:
❙❙ Non si ha che parziale controllo sull’inquadratura.
❙❙ Non si vedono le posizioni dei soggetti rispetto ai bordi dell’immagine.
❙❙ Non si percepisce bene le velocità delle cose e dei soggetti che,
rinchiusi nell’immagine, sono più difficili da catturare rispetto
alla visione senza mirino, che comprende un angolo di campo
ben più ampio.
❙❙ Non si percepisce la profondità di campo.

New Jersey (U.S.A.)
© Sara Munari
In questa immagine ho usato questa tecnica, ma sono davvero rari i casi in cui funziona davvero. Qui, il fondo pulito mi ha aiutata nell’intento.

Tutto si riduce a un esercizio, o meglio, un giochino, che può, solo
raramente, dare buoni risultati.

Ricordate che una delle caratteristiche che ha fatto grandi gli scatti
di alcuni autori è proprio la capacità di selezionare una parte di
mondo che, attraverso la consapevolezza del fotografo, riuscisse a
raccontarci qualcosa di interessante, soprattutto perché inserito
nei limiti fisici del riquadro fotografico. Con questo non sto assolutamente
dicendo che qualche buona fotografia non possa uscire,
ci sono addirittura fotografi, grandi autori, che hanno fatto di
questa tecnica il loro modus operandi.

A voi la scelta!

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Baci

Sara

Un fotografo di strada dal nome complicato: Tavepong Pratoomwong

Il fotografo che vi presento oggi, ha un nome piuttosto complicato ed è uno dei migliori fotografi di strada in circolazione: si chiama Tavepong Pratoomwong, ed è thailandese.

Di seguito vi propongo una selezione delle sue immagini più rappresentative. Per il mio gusto personale, ho selezionato quelle a colori, ma ha scattato anche in bianco e nero. Io lo trovo davvero bravissimo. Voi cosa dite?

Anna

Tavepong è nato nel 1981 a Chanthaburi, in Thailandia. Da sempre appassionato di fotografia, la sua formazione fotografica include una laurea alla Rangsit University.

Gradualmente però perde interesse per la fotografia praticata fino al 2013, quando la moglie gli regala un biglietto aereo per Varanasi, che fa riaffiorare antiche passioni ed è la svolta della sua carriera di fotografo di strada.

Da li, Tavepong non si è più fermato e ha ricominciato a scattare 365 giorni l’anno, da cui il nome di uno dei suoi progetti.

Le sue immagini raccontano la vita ordinaria, cogliendo attimi spesso surreali, a volte ironici . L’estetica e la composizione a mio parere sono perfette.

E’ membro del collettivo Street Photo Thailand , e molto attivo sui social network. Vi consiglio di seguirlo anche su Instagram: https://www.instagram.com/tavepong_street/

Questo è il suo sito.

Tutte le immagini pubblicate in questo articolo sono di proprietà di ©Tavepong Pratoomwong

Uomo sì o uomo no nella Street photography?

New york – Sara Munari

Prima di tutto, per soggetto si intende sempre soggetto umano? In realtà no. Gli animali, anche senza la presenza di esseri umani possono essere considerati soggetti per la street. Addirittura, le ombre di esseri umani o animali sono street, se le componiamo e gestiamo con un metodo corretto.
Basti pensare al lavoro sui cani scattato da Elliott Erwitt, quasi tutto scattato per strada, basato sulla convinzione del fotografo che i cani assomigliassero fortemente ai propri padroni. Uno dei libri più belli e famosi di Garry Winogrand è proprio The Animals, del 1969, nel quale l’autore si concentra sulla vita degli animali sia all’interno di zoo che fuori. Gli zoo sono un ottimo territorio di caccia per questo genere fotografico, sono anche abbastanza semplici da affrontare, in quanto è naturale avere una fotocamera in uno zoo o in un parco divertimenti e i visitatori sono più rilassati e meno sospettosi.

Bee body be boom – Sara Munari

Se l’uomo manca del tutto e nessun elemento si riferisce al “vivere quotidiano” in termini attivi, io preferisco definire l’immagine con il termine fotografia urbana, anche se molti la definirebbero
comunque street.
Con il termine “soggetto” mi riferisco a soggetto umano o animale presente o di cui si percepisca la presenza. Se il soggetto, che sia umano oppure no, è ritratto da una distanza tanto ravvicinata da non permettere allo stesso di avere nessuna relazione con il contesto o con altri elementi umani o animali, la fotografia diventa un ritratto. Anche in questo caso, se una foto di ritratto in un contesto urbano viene inserita in un portfolio di street, verrà percepito, nella narrazione, come una virgola in un racconto.
Un piccolo fermo tra le storie delle singole fotografie all’interno del vostro portfolio. Quindi, come vedete, i limiti sono pochi. Ritratti fatti per strada, con un approccio candid, sono assolutamente da considerare street photography, anche se non possono essere l’unico linguaggio usato nel lavoro, altrimenti verrà percepito nel suo insieme come un progetto sul ritratto.
La presenza umana non è nemmeno sempre necessaria. Se pensiamo, per esempio, alle immagini di Eugène
Atget, non vi sono praticamente mai persone, eppure anche lui cercava di mostrarci la vita per strada, anche solo suggerendo la presenza umana, attraverso elementi legati alla “vita vissuta”.

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Di treni, di sassi e di vento – Sara Munari

Diario di Musa, interviste ai fotografi – Salvatore Matarazzo

Fotografia di Salvatore Matarazzo

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda: cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Per la pagina Instagram @fotografiamusa Personale @munari.sara – Su facebook Musa Fotografia

Pagina instagram Salvatore Matarazzo @matarazzophoto

Salvatore Matarazzo (Viareggio, 1980) è un fotografo di strada contemporaneo, la sua ricerca è caratterizzata da ritratti molto espressivi che simboleggiano le manie e le ossessioni del nostro tempo.

Dopo aver studiato fotografia ha iniziato a lavorare come fotoreporter per il quotidiano “Il Tirreno” e per alcune agenzie di settore, pubblicando le sue foto nelle maggiori testate giornalistiche nazionali.

Interessato alla vita di strada e agli spazi pubblici, nella sua fotografia Salvatore usa il flash in modo istintivo e non convenzionale, va molto vicino alle persone e le fotografa senza avvisarle, cogliendo con un pò di ironia, espressioni e momenti unici e irripetibili. La fotografia di strada ha giocato un ruolo fondamentale nella produzione di Salvatore: inizialmente come modo per documentare notizie, reportage ed eventi; poi, nel 2012, ha scelto di lasciare il fotogiornalismo per dedicarsi ad una forma di espressione priva da qualsiasi condizionamento, il suo nuovo punto di vista lo ha portato a varie pubblicazioni nelle migliori riviste fotografiche, tra queste, International Street Photography, Photo Magazine, Street Photography Magazine e The Huffigton Post.

Nel 2013 Salvatore diventa parte del collettivo internazionale Elephant Gun.

Dopo diverse esposizioni personali e collettive, nel 2014 pubblica il suo primo libro, “Carnival”, dedicato a Viareggio, la sua città natale.

Nello stesso anno è selezionato tra i finalisti del Miami Street Photography Festival, obiettivo che ha ripetuto nel 2015. Nel 2016 il suo progetto Darwin is “Street” vince il terzo premio nel concorso internazionale TIFA categoria PRO nello stesso anno il Darwin viene esposto durante il Pasa Futura Festival in Sud Corea a Suwon.

Nel 2017 entra a far parte del collettivo internazionale di Street Photography, Full Frontal Flash.

https://www.salvatorematarazzo.com/