Le triangolazioni nella street photography

La cosa più importante quando decidiamo di scattare una fotografia è la consapevolezza di come sarà l’immagine finale.

Come vi ho già ripetuto, non esistono regole universali per comporre bene un’immagine. Ogni scelta dipende dal tipo di emozione o messaggio che vogliamo far passare. La composizione è una scelta creativa, certo personale, ma esistono indicazioni estetiche, che si usano anche inconsapevolmente, per equilibrare la distribuzione degli elementi nelle immagini.

Per organizzare i differenti elementi in una composizione si introducono forme geometriche, in modo da creare un’unione spontanea tra gli elementi della scena. Per esempio, possiamo inserire più disposizioni a triangolo e l’occhio dello spettatore sarà sempre guidato da queste linee immaginarie.

La ricerca di triangolazioni nelle fotografie rimane, probabilmente, una delle possibilità più dinamiche, in termini di composizione. Inoltre, incorporare triangoli in una scena è un modo particolarmente efficace per introdurre la tensione dinamica.

L’Avana (Cuba)© Sara Munari

L’Avana (Cuba)© Sara Munari

Saintes Marie de la Mer (Francia) © Sara Munari

Guia, Gran Canaria (Spagna) © Sara Munari

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Il momento decisivo, cos’è?

Valle dello Shenandoah, Virginia (U.S.A.) © Sara Munari

Nel corso degli anni si è parlato molto del “momento decisivo” nella fotografia. l’idea di un momento decisivo legato alla fotografia di strada viene da the decisive moment di Henri Cartier-Bresson, (Simon And Schuster/Editions verve, new york-paris 1952) ma l’idea, in realtà, deriva dagli scritti del XVII secolo delL: «il n’y a rien dans ce monde qui n’ait un moment décisif» (non c’è nulla in questo mondo che non abbia un momento decisivo).
La prefazione del libro di Cartier-Bresson descrive il rapporto del fotografo con la fotografia da più punti di vista: reportage, composizione, tecnica e il concetto, appunto, di “momento decisivo”. Henri Cartier-Bresson Scrive: «per me, la fotografia è l’individuazione simultanea, in una frazione di secondo, del significato di un evento e di una precisa organizzazione di forme che danno a quell’evento la sua giusta espressione». il momento decisivo, quindi, non è mai l’attimo in sé, disconnesso dal resto, nella fotografia. è sempre l’intera fotografia.
La comunicazione tra gli elementi di quella immagine rende lo scatto unico, inconsueto, stravagante, ironico.
Catturare una buona immagine di strada è la combinazione dell’essere al momento giusto nel posto giusto, mentre si ha in mano una macchina fotografica (quando la si sa usare).
Ma il momento giusto per lo scatto va atteso o inseguito?
Chiaramente non c’è una regola.
Possiamo camminare incessantemente (quello che tendo a fare io) e auspicare di incontrare qualcuno o qualcosa che rappresenti la base per una buona fotografia.
Diversamente, possiamo cercare un’ambientazione interessante, una buona luce e inquadrare la scena aspettando che qualcosa si presenti a rendere perfetto lo scatto. Questa seconda opzione ci porta a lunghe attese ma, con un po’ di pazienza, riusciremo a concretizzare immagini attraenti.
Da fotografi, siamo noi a creare le nostre combinazioni. In ogni fotografia c’è un elemento di casualità, anche se in realtà, intorno a noi, i momenti “fortunati” accadono di continuo, solo che non sempre ce ne accorgiamo.
Non esiste il metodo giusto, la scelta ha a che fare più verosimilmente con il carattere, io sono una donna impaziente e raramente mi fermo in attesa. Alcuni fotografi sono molto disinvolti e speri- colati, altri più tranquilli e timidi.

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Streetphotography – Scattare con lo smartphone

Ormai tutti i cellulari includono una fotocamera, spesso con una risoluzione dei file abbastanza elevata da permettere stampe di considerevoli dimensioni. Gli schermi sono abbastanza grandi e consentono l’inquadratura, anche in assenza di un mirino. Le applicazioni consentono di selezionare accuratamente dove posizionare il fuoco e dove prendere l’esposizione.

Ultimamente, in questa infinita marea di foto prodotte col cellulare si sono distinti veri e propri fotografi. Molti hanno creato gruppi di lavoro che diffondono la mobile photography. Molteplici esposizioni e premi internazionali sono dedicati a questo “nuovo” ramo della fotografia.

Quando si parla di fotografia con smartphone si finisce quasi sempre per creare una lotta tra chi ritiene che sia fotografia tanto quanto quella scattata con una reflex e chi la ritiene un insulto verso questa forma espressiva. Da parte mia, penso che ogni mezzo, se usato con consapevolezza, possa portare a ottimi risultati, quindi viva lo smartphone!

Personalmente, faccio un gran casino quando lo uso e preferisco di gran lunga la velocità e l’affidabilità delle macchine reflex o mirrorless. Ciò non toglie che, dopo aver visto e conosciuto foto- grafi che lo hanno sfruttato con risultati eccellenti, mi sono ulteriormente convinta della validità del mezzo.

La qualità degli smartphone ha raggiunto un livello veramente ottimo, in termini di elettronica e qualità delle lenti, anche se rimango dell’idea che, a oggi, il piccolo sensore dei telefoni non può raggiungere la qualità di una buona fotocamera. Ho notato differenze sull’ingrandimento dei file e sulla resa dei colori e delle luminanze. Inoltre, questo mezzo ha il limite di avere degli automatismi forzati che non permettono sempre di decidere esatta- mente come scattare.

Nonostante questi limiti, è certamente un oggetto che abbiamo sempre a disposizione e ci accompagna tutto il giorno, ormai non ce ne separiamo nemmeno al gabinetto! Questo lo rende uno

Strumento ininterrottamente disponibile e versatile: apri la fotocamera, punti, scatti ed è fatta.

La post-produzione con la smartphone, così come nella fotografia digitale in generale, è diventata semplice e veloce. Moltissime applicazioni permettono, anche con preset già impostati, di otte- nere risultati che, fino a non molto tempo fa, erano possibili sola- mente con programmi professionali di complicato utilizzo.

Grazie alla diffusione di social network come Instagram o Facebook, il ritocco può essere fatto direttamente con il programma interno al social, col rischio però che le post-produzioni siano tutte uguali e usate da milioni di altri utenti.

La post-produzione dovrebbe essere, invece, impiegata per potenziare il messaggio e offrire una comunicazione più efficace.

Fotografia scattata con lo smartphone all’interno di un tempio.

Ulaanbatar (Mongolia) © sara munari

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L’accostamento di colori complementari nella fotografia di strada

Si definisce colore complementare il colore opposto nella ruota cromatica. Per esempio, il colore complementare del giallo è il viola e viceversa; il colore complementare del rosso è il verde e viceversa; il colore complementare del blu è l’arancio e viceversa.

Scala cromatica dal sito Logogenie

Nella prima fotografia potete vedere un esempio di contrasto cromatico: l’accostamento di rosso e verde e giallo e azzurro del cielo.
Più in generale, posso affermare che quando gran parte della fotografia è di una tonalità più o meno omogenea, agli occhi dell’osservatore l’area più ampia funge da sfondo e quella più piccola
tende a diventare soggetto, dato che lo sguardo si dirigerà prepotentemente verso quest’ultima.
Una foto monocromatica, come la terza, è quella nella quale è presente, di base, un solo colore, che può essere coniugato in diverse tonalità e sfumature. L’immagine, in questo caso, potrebbe risultare noiosa. Chiaramente non sempre, dipende sia dai toni che dal contenuto.


Questo rischio può essere scongiurato attraverso un’azione o un soggetto interessante.
Questo tipo di fotografia, in qualche caso, potrebbe avere la stessa valenza comunicativa anche se “portata” in bianco e nero.
Il contrasto di sbilanciamento del soggetto si ottiene, invece, quando l’elemento principale, come nella seconda fotografia, si trova posizionato in una parte circoscritta dell’immagine e non è bilanciato da altri elementi.
In questo caso, occupando il soggetto una piccola parte di fotogramma, abbiamo anche uno sbilanciamento di dimensione, nel senso che, pur coprendo un piccolo spazio nel riquadro, diventa comunque soggetto principale.

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Per acquisto

I luoghi della street photography

Quali sono i luoghi migliori per imparare a scattare fotografie per strada?

Qui alcuni esempi che potrebbero esserti utili. Buona lettura! Sara

Per molti anni La stragrande maggioranza delle immagini street sono state scattate a Parigi e New York, successivamente Londra. IL Lavoro di Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Willy Ronis a Parigi e Robert Frank, Helen Levitt, Garry Winogrand, Lee Friedlander e, successivamente, Gus Powell, Joel Meyerowitz e Bruce Gilden a New York hanno gettato Le basi per quello che oggi definisce il genere. Londra è subentrata successivamente, ma oggi vanta un gran numero di fotografi molto conosciuti come Matt Stuart, Paul Russel o Nick Turpin.

Oggi abbiamo La possibilità di muoverci parecchio e La fotografia di strada si è sviluppata in tutto il mondo, motivo per cui troviamo immagini che provengono da ogni grande città, con autori di ogni provenienza. Istanbul, per esempio, è stata perlustrata a fondo sia da Alex Webb sia da George Georgiou, due grandi nomi nella storia della fotografia.

Tokyo (Giappone) © Sara Munari

Credo che negli uLtimi anni, La città di Tokyo sia stata una delle più bombardate, dal punto di vista fotografico.

Le città sono un terreno fertile per chi sceglie La strada. Le occa- sioni sono molteplici e La quantità di gente presente offre un ventaglio di opportunità continue e in perenne evoluzione. Spesso ci si trova a vagabondare senza meta, guardando persone intente nelle proprie attività, avvolte da Luci e ombre, attraverso vetri e pertugi. Ci si sente un po’ dei falchi, insomma. Nelle città, si possono trovare ispirazioni su temi differenti e sempre all’interno di un confine definito: architetture, strade, Luoghi famosi e riconoscibili, parchi, persone di tutti i generi, animali e piante, tutto… una miniera d’oro per i fotografi.

La città rimane La miglior palestra per un fotografo che vuole indagare e migliorare Le proprie capacità sia a livello visivo sia tecnicamente. Le strutture cittadine ci consentono di avere sfondi geometrici e potenzialmente puliti per isolare i soggetti dal con- testo. Un suggerimento che do spesso, soprattutto agli inizi, quando l’attenzione per il contesto sembra una condizione difficile da attivare, è di scegliere prima uno sfondo pulito e poi aspettare, fino a che un buon soggetto ci passa davanti.

L’Avana (Cuba) © Sara Munari

La definizione di Luogo pubblico non si Limita alla sola strada, comprende piuttosto tutti i posti fruibili dal pubblico. Quindi, Le fotografie con un “approccio street” si possono scattare anche in campagna o al mare, non necessariamente in città.

Lituania © Sara Munari

Ma cosa significa “approccio street”?

Per me, L’approccio alla strada è una filosofia di vita.

Avere un approccio street significa essere ininterrottamente pronti allo scatto, essere attenti osservatori, cercare di capire cosa accade intorno a noi, per non perdere attimi decisivi.

Importanti sono La vostra sensibilità (ma quella non si insegna), La capacità di previsione, La capacità di stare concentrati per periodi Lunghi (dopo un paio d’ore L’attenzione tende a calare).

Veniamo sorpresi dall’attimo e Lo riprendiamo. Quell’attimo, spesso, ma non sempre, dura giusto il tempo dello scatto, che altrimenti perderebbe valenza narrativa.

Questa modalità e questo criterio sono applicabili, quindi, a ogni situazione, non necessariamente solo al pieno centro cittadino. Si tratta del modo con cui si affronta il Luogo, non del Luogo in sé.

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Scattare senza inquadrare, ha senso?

In strada ci si deve sentire a proprio agio, si deve essere tranquilli
per riuscire a percepire e catturare immagini.
Ho tantissimi alunni, durante i miei corsi, che scattano l’ottanta
per cento delle proprie fotografie tenendo la macchina fotografica
sulla pancia, in inglese si dice shoot from the hip. Mi chiedo cosa
spinga a farlo dato che:
❙❙ Non si ha che parziale controllo sull’inquadratura.
❙❙ Non si vedono le posizioni dei soggetti rispetto ai bordi dell’immagine.
❙❙ Non si percepisce bene le velocità delle cose e dei soggetti che,
rinchiusi nell’immagine, sono più difficili da catturare rispetto
alla visione senza mirino, che comprende un angolo di campo
ben più ampio.
❙❙ Non si percepisce la profondità di campo.

New Jersey (U.S.A.)
© Sara Munari
In questa immagine ho usato questa tecnica, ma sono davvero rari i casi in cui funziona davvero. Qui, il fondo pulito mi ha aiutata nell’intento.

Tutto si riduce a un esercizio, o meglio, un giochino, che può, solo
raramente, dare buoni risultati.

Ricordate che una delle caratteristiche che ha fatto grandi gli scatti
di alcuni autori è proprio la capacità di selezionare una parte di
mondo che, attraverso la consapevolezza del fotografo, riuscisse a
raccontarci qualcosa di interessante, soprattutto perché inserito
nei limiti fisici del riquadro fotografico. Con questo non sto assolutamente
dicendo che qualche buona fotografia non possa uscire,
ci sono addirittura fotografi, grandi autori, che hanno fatto di
questa tecnica il loro modus operandi.

A voi la scelta!

Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.

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Baci

Sara

I motivi per cui alcune persone non desiderano essere fotografate, rispettateli!

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Sara Munari, Vietnam

Quali sono i motivi per cui alcune persone non amano o non desiderano essere fotografate.

Le ragioni sono svariate e spesso dipendono da ragioni che non sta a noi fotografi giudicare, piuttosto, rispettare.

Vi faccio alcuni esempi che spero possano avvalere la mia tesi sul rispetto.

Una ragione logica potrebbe essere la condizione in cui ci si trova  la persona (volontariamente o meno) in termini di mancanza di permessi di soggiorno, situazioni di consapevolezza della propria situazione disagiata, in un periodo specifico della sua vita.

Perché fotografare gente di colore chiaramente in situazione difficile, ‘barboni’, poveri, feriti, malcapitati di tutti i generi che non hanno voglia di essere ripresi?

Voi direte, per documentare una situazione sociale. Bene, sappiate che fotogiornalisti di professione avranno già trattato lo stesso tema e meglio. Entrando in contatto con il gruppo o l’individuo in questione e raccontandone le vicende. Se siete in grado di farlo in modo professionale, siete i benvenuti, ma scattare per strada a poveri o ‘esclusi’ di qualsiasi genere,  senza progettualità o consapevolezza, non fa di fotografi ma avvoltoi…

Un altro motivo logico può essere la vergogna, il provare vergogna, per ragioni differenti, di fronte all’obiettivo. Quindi, se non strettamente necessario, perché insistere?

Nel mio caso, per esempio, l’immagine di me bidimensionale, non mi piace particolarmente. Se c’è da fare una foto, la faccio tranquillamente, già consapevole di non piacermi, quindi eviterei nella maggior parte dei casi. 

Probabilmente è legato al fatto che si abbia la sensazione di non poter controllare il risultato per evitare che la propria immagine, non particolarmente amata, giri per il mondo.

Quindi se posso evitare e non mi va, non mi faccio fotografare e rispetto la stessa necessità da parte di altri individui.

Altro motivo potrebbe essere la quantità di immagini in circolazione, il finire in mezzo al marasma di fotografie del cacchio che circolano, è un pensiero al quale si potrebbe dare peso. 

In qualche caso, soprattutto all’estero, ci sono motivi religiosi che spingono le persone a non amare l’essere fotografate.

Conviene proprio adeguarsi per evitare casini…come è capitato a me, con relativa fuga e inseguimento. Ho imparato a rispettare le regole che esistono nel luogo in cui mi reco e ad avere riguardo sia dei posti che delle persone che per scelta personale o scelta imposta, non vogliono essere riprese.

Vi do un consiglio, chiedetevi sempre se voi, nella stessa condizione, vorreste essere fotografati. Se la risposta è NO, perché lo imponete ad altri?

Sara

cell. 3383782915

Web: www.saramunari.it