Masahisa Fukase

Ciao,

oggi vi voglio presentare questo grande maestro della fotografia giapponese,  purtroppo venuto a mancare 5 anni fa. Il suo meraviglioso libro Ravens è stato ri-pubblicato proprio quest’anno da Mack. Io naturalmente non me lo sono fatto scappare. 😛

Proprio in questo periodo lo trovate anche in mostra a Les Rencontres d’Arles. Se avete la possibilità di andarci, non perdetelo.

Io lo trovo davvero fantastico, voi?

Buona visione

Anna
P.S. scusate i differenti formati delle immagini, ma non è facilissimo trovarne di libere in rete

 

Masahisa Fukase (25 Febbraio 1934 – 9 Giugno 2012) è stato un fotografo giapponese, celebrato per le sue opere in cui ha rappresentato la sua vita domestica con la moglie Yōko Wanibe e le visite regolati allo studio di fotografia che i suoi genitori gestivano in una piccola città dell’Hokkaido. Il suo lavoro più famoso è però il libro pubblicato nel 1986 dal titolo Karasu (Ravens o The solitude of Ravens), che nel 2010 è stato selezionato dal British Journal of Photography come il miglior libro fotografico pubblicato tra il 1986 e il 2009. Dalla sua morte nel 2012, l’interesse per la fotografia di Fukase si è rinnovato, con nuovi libri e mostre che enfatizzano l’ampiezza e l’originalità del suo lavoro.

Masahisa Fukase è nato il 25 febbraio 1934 a Bifuka, Hokkaido. La sua famiglia gestiva uno studio fotografico di successo nel nord della piccola cittadina. Nonostante il trasferimento definitivo a Tokyo nel 1950, per la sua istruzione e successivamente la sua carriera, Fukase mantenne dei legami emotivi molto forti con il suo luogo natale e la sua famiglia. Negli anni 70 e 80 torno regolarmente a Bifuka per scattare dei ritratto di famiglia in grande formato, un progetto che venne poi pubblicato nel libro Kazoku (Family) nel 1991. Questo è il più raro dei libri di Fukase.

Il lavoro Karasu (Ravens) di Fukase fu realizzato tra il 1976 e il 1982 sulla scia del divorzio da Yōko Wanibe, e nei primi periodi del suo matrimonio con la scrittrice Rika Mikanagi. In questo lavoro Fukasa riprende ed amplia le sperimentazioni dei lavori degli anni 70, specialmente Natsu no nikki (Summer Journal) del dicembre 1972 e Fuyu no nikki (Winter journal) del giugno 1973. In effetti, il ttolo originale di Fukase per la serie era Tonpokuki o “Winter Journal”. LE fotografie dei corvi e degli altri soggetti tetri che costituiscono Karasu sono state scattate in Hokkaido, a Kanazawa e a Tokyo.

Il progetto è nato come una serie di otto parti per la rivista Camera Mainichi (1976–82), e queste opere rivelano che Fukase sperimentava con la pellicola a colori, stampe con esposizioni multiple e testi narrativi come parte integrante del concetto di Karasu. A cominciare dal 1976, le mostre basate su questo lavoro portarono a Fukase un ampio riconoscimento in Giappone e di seguito in Europa e negli USA. Il libro venne pubblicato nel 1986 (da Sōkyūsha) e questa edizione originale di Ravens presto divenne uno dei più prestigiosi e ricercati libri fotografici giapponese del dopoguerra- Ulteriori edizioni vennero pubblicate nel 1991 (Bedford Arts), nel 2008 (Rat Hole Gallery), e nel 2017 da Mack.

L’approccio pesantemente autobiografico di Karasu trova el sue origini nel lavoro di fondazione di Fukase “Hyōten” [Freezing Point], del 1961, ma spingendo i temi centrali dell’isolamento e della tragedia a nuovi livelli di profondità ed astrazione. Tecnicamente, le fotografie di Ravens erano molto difficili da realizzare, con Fukasa che doveva mettere a fuoco su piccoli soggetti neri in movimento nel buio pressoché totale. Fissare la corretta esposizione fu parimenti una vera sfida. Nel 1976, all’avvio del progetto Fukase affermò su Camera Mainichi: “Vorrei poter fermare questo mondo. Questo atto (del fotografare) può rappresentare la mia vendetta contro la vita e forse questo è quello che mi diverte di più”. Alla fine del progetto, nel 1982, Fukase scrisse enigmaticamente che era “diventato un corvo”

Nel 2010, una giuria di 5 esperti, riunita dal British Journal of Photography scelse Karasu come il miglior libro fotografico del periodo 1986-2009.

Nel 1992 Fukase subì una ferita traumatica al cervello, a causa di una caduta dalle ripide scale del suo bar preferito, nell’area di Shinjuku a Tokyo e questo incidente lo rese invalido. In precedenza nello stesso anno, Miyako Ishiuchi aveva fotografato Fukasea nudo per il suo libro Chromosome XY (1995). Alcune delle immagini di quella sessione vennero pubblicate nella rivista Brutus nel gennaio del 1995. Ishiuchi disse che Fukase fu praticamente l’unico fotografo giapponese maschio che accettò di posare nudo per lei. Nel 2004 il Masahisa Fukase Trust editò e pubblicò due libri: Hysteric Twelve and Bukubuku, contenenti le immagini che Fukase aveva prodotto prima dell’infortunio. Le fotografi incluse in Bukubuku, fatte in una vasca da bagno con una fotocamera subacquea, sono poi state considerate l’ultimo grande lavoro di Fukase, una partita a solitario bizzarra e macabra che traccia nuovi territori per l’autoritratto fotografico.

Fukase morì il 9 giugno 2012. Nel 2015 i Masahisa Fukase Archive organizzarono due mostre dedicate a far conoscere i suoi lavori meno famosi. Il set completo delle stampe di Bukubuku fu esposto per la prima volta dal 1992 alla Tate Modern nel febbraio 2016.

Fonte: libera traduzione da Wikipedia

Qua trovate un bell’articolo apparso sul Guardian un paio d’anni fa

 

Masahisa Fukase (25 February 1934 – 9 June 2012) was a Japanese photographer, celebrated for his work depicting his domestic life with his wife Yōko Wanibe and his regular visits to his parents’ small-town photo studio in Hokkaido. He is best known for his 1986 book Karasu (Ravens or The Solitude of Ravens), which in 2010 was selected by the British Journal of Photography as the best photobook published between 1986 and 2009. Since his death in 2012 there has been a revival of interest in Fukase’s photography, with new books and exhibitions appearing that emphasize the breadth and originality of his art.

Masahisa Fukase was born on 25 February 1934 in Bifuka, Hokkaido. His family ran a successful photo studio in the small northern town. Despite permanently moving to Tokyo in the 1950s to pursue his education and then career, Fukase retained strong emotional ties to his birthplace and family. Throughout the 1970s and 1980s he returned regularly to Bifuka to make large-format family portraits, a project that was eventually published in the book Kazoku (Family) in 1991. This is the rarest of Fukase’s photobooks.

Fukase’s Karasu (Ravens) was shot between 1976 and 1982 in the wake of his divorce from Yōko Wanibe, and during the early period of his marriage to the writer Rika Mikanagi. It extends his experimentation with oblique and metaphorical self-expression in the A Play photo essays of the early ’70s – especially Natsu no nikki [Summer Journal] of December 1972 and Fuyu no nikki [Winter Journal] of June 1973. Indeed, Fukase’s original title for the series was Tonpokuki or “Winter Journal”. The photographs of ravens and other rather bleak subjects that constitute Karasu were taken in Hokkaido, Kanazawa, and Tokyo.

The project originated as an eight-part series for the magazine Camera Mainichi (1976–82), and these photo essays reveal that Fukase experimented with colour film, multiple exposure printing, and narrative text as part of the development of the Karasu concept. Beginning in 1976, exhibitions based on this new body of work brought Fukase widespread recognition in Japan, and subsequently in Europe and the United States. The book was published in 1986 (by Sōkyūsha) and this original edition of Ravens soon became one of the most respected and sought-after Japanese photobooks of the post-war era. Subsequent editions were published in 1991 (Bedford Arts), 2008 (Rat Hole Gallery), and 2017 Mack.

The heavily autobiographical approach of Karasu has its origins in Fukase’s foundational photo essay, “Hyōten” [Freezing Point], of 1961, but it pushes the central themes of isolation and tragedy to new levels of depth and abstraction. Technically, the photographs of ravens were very difficult to achieve, with Fukase having to focus his camera on the small, moving black subjects in almost total darkness. Setting correct exposures was equally challenging. In 1976, at the outset of the project, Fukase stated in Camera Mainichi: “I’m wishing that I could stop this world. This act [of photography] may represent my own revenge play against life, and perhaps that is what I enjoy most.” By the project’s end in 1982, Fukase wrote enigmatically that he had “become a raven”.

In 2010, a panel of five experts convened by the British Journal of Photography selected Karasu as the best photobook of 1986–2009.

In 1992 Fukase suffered traumatic brain injury from a fall down the steep steps of his favourite bar in the “Golden Gai” area of Shinjuku, Tokyo, and this left him incapacitated. Earlier that year Miyako Ishiuchi had photographed Fukase nude for her book Chromosome XY (1995). Some of the images from that session were published in the magazine Brutus in January 1995. Ishiuchi has said that Fukase was almost alone among Japanese male photographers in agreeing to pose nude for her camera. In 2004 the Masahisa Fukase Trust edited and had published two photobooks Hysteric Twelve and Bukubuku, based on bodies of work Fukase had completed before his debilitating fall. The photographs contained in Bukubuku, made in a bathtub with an underwater camera, have come to be regarded as Fukase’s last great work, a whimsical if somewhat morbid game of solitaire that charts new territory for the photographic self-portrait.

Fukase died on 9 June 2012. In 2015 two exhibitions designed to highlight some of his lesser-known work were co-ordinated by the Masahisa Fukase Archives. These were From Window which formed part of the Another Language: 8 Japanese Photographers exhibition at Rencontres d’Arles, France, and The Incurable Egoist at Diesel Art Gallery, Tokyo. Fukase’s complete set of 30 Bukubuku prints was exhibited for the first time since 1992 at the Tate Modern show Performing for the Camera in February 2016.

Source: Wikipedia

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4 pensieri su “Masahisa Fukase

  1. Ciao Sara, confermo quanto tu hai sapientemente scritto in merito a Fukase. Ho avuto modo di ammirare i suoi lavori lo scorso luglio ad Arles dove erano esposte molte foto facenti parte del libro Ravens.

    Sandro

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