Stephen Shore è uno dei fotografi americani più conosciuti di sempre. Quest’anno è stato pubblicato un libro di sue fotografie inedite. Stephen Shore ha già pubblicato più di 25 libri. Quest’ultimo libro, ” Transparencies: lavori fotografici 1971-1979″ ci da una visione alternativa della sua produzione più famosa, “Uncommon Places”.
Stephen Shore. Image from “Transparencies: Small Camera Works 1971-1979″ (MACK, 2020).
” Uncommon Places “ e “American surfaces” sono stati prodotti durante negli anni ’70 durante i suoi viaggi attraverso gli Stati Uniti. Entrambi sono diventati lavori iconici.
Stephen Shore. Image from “Transparencies: Small Camera Works 1971-1979″ (MACK, 2020).
” Transparencies ” raccoglie immagini scattate da Shore mentre lavorava su “Uncommon Places”. Mentre “Uncommon Places” è stato realizzato utilizzando fotocamere di grande formato e con una composizione formale più rigida, questo libro riunisce foto realizzate con una fotocamera da 35 mm, con risultati meno formali e più simili alle istantanee (Anche “American Surfaces” è stato realizzato in 35mm).
Stephen Shore. Image from “Transparencies: Small Camera Works 1971-1979″ (MACK, 2020).
Puoi trovare ulteriori informazioni sul libro e acquistarlo qui:
Stephen Shore,nato a New York nel 1947, ha imparato e praticato fotografia dall'età di sei anni. Nel 1958, gli venne regalata una copia del libro di Walker Evans, American Photographs. Questo libro ha avuto un effetto profondo su di lui, introducendolo al linguaggio visivo/descrittivo dei luoghi, che ben conosciamo. All'età di quattordici anni, il suo lavoro fu acquistato da Edward Steichen per la collezione del Museum of Modern Art di New York. Dal 1965 al 1967, Shore ha lavorato nello studio di Andy Warhol, presso la Factory, esperienza formativa che gli ha permesso di sperimentare combinando modalità documentarie e concettuali nello stile caratteristico delle sue immagini. Nel 1971, all'età di ventiquattro anni, Shore fece una mostra personale al Metropolitan Museum of Art. Shore è emerso negli anni '70 come uno dei maggiori esponenti della fotografia a colori, le sue immagini sono scene desolate e liriche del paesaggio nord americano. Shore ha dimostrato di avere la capacità di trasformare ambienti comuni in opere d'arte avvincenti. Tra il 1973 e il 1979, Shore ha viaggiato in auto attraverso il Nord America, documentando il paesaggio vernacolare adottando un approccio più formale alla fotografia rispetto ai suoi precedenti lavori. Un certo numero di queste immagini sono nel suo importante libro, ormai considerato un classico, Uncommon Places (pubblicato per la prima volta da Aperture nel 1982 e ripubblicato nel 2004 e nel 2007). L'uso che Shore fa della fotocamera di grande formato e l'innovativa stampa a colori lo hanno reso uno dei fotografi più influenti nell'ultima metà del XX secolo. Qui avete un articolo del blog con tutti i suoi libri acquistabili, un giretto lo farei!
Continuiamo con le selezioni di libri fotografici, oggi dedicata a Stephen Shore…spero lo troviate interessante e utile.
Grazie
Giovanni
In “Lezione di fotografia”, Stephen Shore esamina diversi metodi per comprendere e rapportarsi con diverse tipologie di fotografia: dalle immagini convenzionali alle vecchie fotografie, dai negativi ai file digitali. Questo libro, risultato dei numerosi anni in cui l’autore ha insegnato fotografia al Bard College, nello Stato di New York, è uno utile strumento per studenti, insegnanti e per chiunque voglia scattare fotografie migliori, o imparare a guardarle con maggiore consapevolezza. A fianco a una selezione delle opere dello stesso Shore, “Lezione di fotografia” contiene immagini che abbracciano tutta la storia della fotografia, dalle opere dei padri di questa tecnica, quali Alfred Stieglitz e Walker Evans, a quelle di artisti contemporanei come Collier Schorr e Thomas Struth. Abbraccia diversi generi, come la fotografia di strada, la fotografia d’arte e la fotografia documentaria, come pure immagini di fotografi sconosciuti, si tratti di vecchie foto ricordo o di fotografie aeree scattate nel corso di rilevamenti cartografici. Shore utilizza queste opere, insieme alla sua prosa precisa, incisiva e accessibile, per dimostrare come, di fronte alla macchina fotografica, il mondo venga trasformato in una fotografia.
La prima, completa retrospettiva dedicata a Stephen Shore, grande interprete della fotografia americana. In questo volume il lavoro di Shore è raccolto, interpretato e analizzato in una prospettiva storica e trasversale unica. Il suo legame con la tradizione della fotografia americana, le influenze di Walker Evans, la frequentazione con Andy Warhol e la Factory, i rapporti con i maestri-colleghi della fotografia contemporanea, la scelta di nuovi strumenti, lo sguardo sempre preciso e consapevole. L’evoluzione, progetto dopo progetto, di uno stile originale, autentico e innovativo, attento e poetico, in grado di raccontare la realtà e i suoi cambiamenti, A cura di Marta Dahó, con un’ampia scelta di immagini dai diversi lavori dell’autore, testi di Horacio Fernàndez, Sandra Phillips e un’intervista a Stephen Shore di David Campany, il libro accompagna la grande mostra retrospettiva europea prodotta dalla fundación Mapfre di Madrid.
Stephen Shore è un artista innovativo, le cui opere hanno aperto orizzonti finora poco esplorati alla fotografia contemporanea. Nelle sue immagini di scene di vita americana, il fotografo mette a nudo la straordinaria bellezza che può celarsi nel quotidiano. Shore è stato uno dei primi fotografi artistici a utilizzare il colore ed è stato uno dei precursori di generi contemporanei come il diario fotografico (utilizzato in seguito anche da Nan Goldin e Wolfgang Tillmans) e la fotografia di paesaggi monumentali (adottata da allievi dei Becher come Thomas Struth e Andreas Gursky). Questa monografia rappresenta un’analisi completa della lunga e movimentata carriera dell’artista, dal periodo trascorso nella Factory di Andy Warhol fino agli esperimenti di fotografia concettuale.
Stephen Shore’s Uncommon Places is indisputably a canonic body of work―a touchstone for those interested in photography and the American landscape. Remarkably, despite having been the focus of numerous shows and books, including the eponymous 1982 Aperture classic (expanded and reissued several times), this series of photographs has yet to be explored in its entirety. Over the past five years, Shore has scanned hundreds of negatives shot between 1973 and 1981. In this volume, Aperture has invited an international group of fifteen photographers, curators, authors, and cultural figures to select ten images apiece from this rarely seen cache of images. Each portfolio offers an idiosyncratic and revealing commentary on why this body of work continues to astound; how it has impacted the work of new generations of photography and the medium at large; and proposes new insight on Shore’s unique vision of America as transmuted in this totemic series.
Originally published in 1982, Stephen Shores legendary Uncommon Places has influenced a generation of photographers. Among the first artists to take colour beyond the domain of advertising and fashion photography, Shores large-format colour work on the American vernacular landscape stands at the root of what has become a vital photographic tradition over the past thirty years. Uncommon Places: The Complete Works is the definitive collection of this landmark series. An essay by noted critic and curator Stephan Schmidt-Wulffen and a conversation with Shore by fiction writer Lynne Tillman examine his methodology as they elucidate his roots in the pop and conceptual art movements of the late sixties and early seventies. The texts are illustrated with reproductions from Shores earlier series American Surfaces and Amarillo: Tall in Texas.
Stephen Shore is one of the photographers who established colour photography as a legitimate medium of artistic expression. American Surfaces is one of the bodies of work which exemplifies why. A mix between Atget’s Paris, which documents just about every facade, tree and street corner available, and Robert Frank’s apparently casual, Americans’ road trip, this, little published body of work, took documentary photography to a whole new level and opened up an entire range of possibilities to the next generation of photographers.
“Mose” raccoglie le fotografie di Stephen Shore di Venezia riprese nel 2008. Concentrandosi sulle inondazioni della città e sulla costruzione delle barriere mobili destinate a proteggere la laguna veneziana, unisce le fotografie paesaggistiche di Shore con articoli di giornale, mappe storiche, relazioni tecniche e piani ingegneristici.
Erano in molti a essere attratti da Andy Warhol e dalla Factory. Per alcuni incarnavano la scena newyorkese degli anni ’60. I personaggi immortalati da Shore – gente che figurava nei film di Warhol, lavorava insieme a lui e frequentava il suo secondo studio in East 47th Street – formano un cast molto variegato. Gerard Malanga, Billy Name, Ondine, Brigid Berlin, Paul Morrissey. E i Velvet Underground – scoperti e lanciati da Warhol nell’Exploding Plastic Inevitable che si tenne al Dom in St. Marks Place – John Cale, Sterling Morrison, Lou Reed, Maureen Tucker e la cantante Nico, figure leggendarie del loro tempo. L’altro gruppo della Factory – ma non un gruppo rock – si era formato a Cambridge/Harvard: Edie Sedgwick, Donald Lyons, Danny Fields, Gordon Baldwin, Dorothy Dean, Edmund Hennessy, Ed Hood, Chuck Wein. (Per quanto improbabile, forse in futuro saranno ricordate tre Cambridge del Novecento: quelle di Wittgenstein, di Blunt e della Factory). E poi Mary (Might) Woronov, Ultra Violet, Pat Hartley, Susan Bottomly/lnternational Velvet, Henry Geldzahler, Jonas Mekas e Sam Green.
Come di consueto vi segnalo alcune mostre da vedere nel corso del prossimo mese di giugno, qualcuna in Italia e qualcuna all’estero.
Anna
William Klein – Il fattore umano
dal 16 giugno all’11 settembre 2016 – Palazzo della Ragione – Milano
La mostra, già presentata in parte alla Tate Modern di Londra e al FOAM di Amsterdam, è una fantastica retrospettiva che racchiude il lavoro dell’eclettico William Klein, non solo fotografo, ma anche artista, cineasta, designer e scrittore. Si tratta di una grande esposizione che riempirà gli spazi di Palazzo della Ragione con un impianto speciale e rinnovato di nuova produzione, creato per l’occasione attraverso un ricco allestimento multimediale.
William Klein è nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, all’età di 18 anni passa due anni nell’esercito d’occupazione e si stabilisce poi a Parigi per diventare pittore. Nel 1954 torna a New York e lavora a una sorta di diario fotografico che uscirà due anni dopo in un volume disegnato dallo stesso autore, Life is Good & Good for You in New York, che gli varrà il premio Nadar. Raggiunge Fellini a Roma per fargli da assistente. Alla fine degli anni ’50 si avvicina al cinema al quale si dedicherà in maniera esclusiva per alcuni anni realizzando diversi film. Negli anni ’80 torna alla fotografia e pubblica numerosi libri. Il suo lavoro viene esposto in tutto il mondo e riceve molti premi e riconoscimenti. Innumerevoli i lavori, i libri, i progetti realizzati da questo poliedrico e instancabile artista. William Klein ha pubblicato, editi da Contrasto, i seguenti volumi: Retrospettiva (2002), Parigi+Klein (2006), Contacts (2008), Roma+Klein (2009), Brooklyn (2014).
“I wanted to make pictures that felt natural, that felt like seeing, that didn’t feel like taking something in the world and making a piece of art out of it.” Stephen Shore
What does it mean to explore the essence of things through pho Continua a leggere →
Condividi l'articolo con gli amici, ci piace condividere!
Non si tratta di un libro di tecnica, ma si cerca di portare il lettore ad una consapevolezza critica verso l’immagine. Il libro è composto da un testo, seguito ( sulla pagina successiva ) da una foto. É una lettura veloce ma che richiede, in alcuni casi, di soffermarsi maggiormente per comprenderne il significato. Le immagini sono di fotografi conosciuti e sconosciuti, una lettura che può farci comprendere quali sono gli elementi “fondamentali” di ogni immagine. Sicuramente un libro che aiuta a riflettere sulle caratteristiche della fotografia e di come il fotografo sia chiamato a mettere ordine di fronte alla scena da comporre e di cosa includere nel fotogramma, il riuscire a capire l’organizzazione mentale che porta ogni fotografo alla scelta del soggetto e della composizione è il modo migliore ( unico? ) per poter apprezzare e godere pienamente le fotografie, senza tralasciare il valore che ne trae il nostro lavoro. Probalimente potrebbe risultare un testo non immediato, ma talmente breve da esser tenuto a portata di mano per essere consultato e letto più volte. A mio avviso un libro e un autore che non possono mancare nella nostra libreria.