Tiny, Mary Ellen Mark. Il documentario del 2016

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Nel 1983 Mary Ellen Mark ha iniziato a fotografare un gruppo di giovani senza fissa dimora per le strade di Seattle. Erano protettori, prostitute, accattoni e spacciatori. Pubblica nel luglio dello stesso anno  sulla rivista Life il lavoro.   Nel 1988  pubblica Streetwise, e nel 1984 esce il film documentario con lo stesso nome, del marito di Mark, il regista Martin Campana …

Streetwise ci ha fatto conoscere bambini indimenticabili, tra cui Tiny (“Piccola” era il suo nome distrada, il suo nome di battesimo è Erin Blackwell), che sognava di avere un allevamento di cavalli, diamanti e pellicce, e avere dieci figli. Mary Ellen Mark ha continuato a fotografarla, per 30 anni creando quello che è diventato uno dei progetti più significativi e a lungo termine della Mark .

Oggi esce un nuovo documentario “The life of  Erin Blackwell” (Tiny), qui sotto il trailer ed un’intervista della Mark, da vedere.

Qui il link al film

Nella fotografia di Mary Ellen Mark, sopra, Tiny.

Ciao a tutti

Sara

 

Le fotografie misteriose, funzionano?

Pensare che una fotografia sortisca lo stesso effetto e la stessa interpretazione da parte di tutti, è impossibile. Spiegare in continuazione i propri scatti è, a mio avviso un errore (che tante volte ho fatto).

Non mi è capitato finora, ma spesso noto che molti danno titoli allucinanti alle proprie immagini nella speranza che questi guidino i fruitori delle immagini in una direzione interpretativa piuttosto che un’altra.

Certo questo discorso vale solo se non siete fotogiornalisti o avete la necessità di una documentazione che sia il più coerente possibile con quello che ritenete sia eticamente giusto dire, di un determinato evento. In questi casi la didascalia è fondamentale. Così come in tutti i generi in cui la documentazione è il fulcro del vostro lavoro. Altre volte, il lavoro viene spiegato nelle presentazioni dei progetti, di solito di tipo concettuale. Senza queste spiegazioni, la comprensione sarebbe complicata, se non impossibile.

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Forse per la prima volta, parlo di fotografie singole.

Per l’ultimo mio lavoro “Be the bee body be Boom”, qualcuno mi ha chiesto, ma cosa vogliono dire queste fotografie, belle si, ma non raccontano l’Est Europa (luogo dove sono state scattate), non raccontano un fatto o un personaggio.

Tutto vero, raccontano semplicemente di me. So che può non essere sufficiente, lo so bene, ma la realtà è questa. Sono una fotografa “buttata” nel mondo e cerco di raccontarne la mia visione. Non lavoro per giornali o gallerie in particolare, non vendo nulla.

Desidero che le mie immagini siano suscettibili ad interpretazioni differenti, desidero che chi le guarda venga coinvolto a livelli e con modalità differenti.

Questo, lo potete fare anche voi.

Non dite tutto con la vostra fotografia, aggiungete mistero e ambiguità.

Dico sempre che di fronte ad un’immagine, chi la guarda dovrebbe farsi almeno una domanda, basta una domanda e il fotografo ha raggiunto il suo scopo.

Tentare di soddisfare sempre la curiosità della gente diventa, a volte, una necessità dalla quale non ci si può sottrarre. Credo che questo sia, in parte, legato all’insicurezza di chi le ha prodotte: non so se capirai quindi ti spiego tutto, in questo modo saprai che sono un buon fotografo.

So con certezza però, che le foto più enigmatiche (oltre a quelle tragiche e/o iconiche), sono quelle che vengono ricordate maggiormente.

Se riuscite a creare immagini per cui la gente si faccia domande invece che trovare la soluzione all’interno dello scatto stesso, avete, a mio parere una capacità non usuale, di usare la fotografia.

Spetta a chi guarda, attraverso la sua esperienza, sensibilità e intelligenza, dare un senso a ciò che vede e questo mi sembra magico.

Una sola fotografia, mille interpretazioni. Che “potere” abbiamo…

Ciao Sara

Siete buoni editor o buoni fotografi?

Buongiorno, oggi proverò a pensare al contrario, oggi remo contro il perfezionismo.

Come?

Bene, oggi vi suggerirò di scattare foto di merda, per un lungo periodo. Così, quello che vi gira, uscite e scattate.

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Fotografia di Chema Madoz

Del resto molti dei più grandi fotografi dichiarano di riuscire a tirar fuori dai propri lavori, una foto buona al mese, cosa possiamo fare noi, se non scattare 2000000 di fotografie, per ottenerne una buona?

Quindi, non abbiate paura di scattare foto schifose, continuate a scattare.

Probabilmente, avendo meno aspettative, se non avete un progetto a cui pensare, avrete la possibilità di tirare fuori qualche scatto buono.

Poi arrivate a casa e cercate di osservare le vostre immagini, tantissime, nelle cartelline del computer, distinte per data. Probabilmente passerete più tempo a riguardare le foto fatte che tempo a farle, d’ora in poi. Ma del resto, da quando c’è la fotografia digitale, anche questo può capitare.

Quindi sedetevi, salvate le fotografie, aprite le cartelle. E adesso siate brutali. Eliminate tutto, tutto quello che vi sembri pessimo e anche solo appena buono, tenete solo gli scatti migliori.

Forse non sarete fotografi, ma imparerete sicuramente ad essere buoni editor di immagini e anche questo può funzionare, …forse.

Vi dico questo perché credo che anche dalle foto raccolte per strada, senza particolari ragionamenti, si possa imparare.

Molti progetti di autori conosciuti, sono nati da errori che loro stessi hanno ammesso di aver fatto. Un errore, in sostanza, può diventare un metodo.

Quello che spero, suggerendovi questa cosa, è che in fase di editing, sappiate poi riconoscere, nell’errore in fase di scatto, la potenzialità di una BUONA fotografia.

Molte delle persone che conosco mi dicono:  non capisco quali siano le foto migliori che ho scattato, non so se sia meglio una o l’altra.

E voi riuscireste? Riuscireste tra 10000 fotografie, a tirare fuori qualcosa che, anche lontanamente, possa diventare uno stile, il vostro stile? A me pare difficile quanto fotografare per strada, io continuerò con il metodo: Sara non scattare se non ha un caz da dire.

Magari per voi è diverso, che dite? Io non posso escludere che in qualche caso possa funzionare.

Ciao

Sara

Fortunati o sfigati per strada?

“La fortuna gioca un ruolo importante , non si sa mai cosa sta per accadere. La cosa più interessante è quando “l’inaspettato” succede e si riesce ad essere lì al posto giusto nell’attimo perfetto – scattando al momento giusto. Il più delle volte non funziona. La street Photography è nel 99% dei casi, un fallimento”-. Alex Webb

Fotografia di Jacob Aue Sobol

Nella fotografia di strada, quella vera, la possibilità che lo scatto prodotto sia davvero interessante, è remota.

Si può girare giorni interi, questo lo dico per esperienza personale, e non trovare niente. Niente sembra apparire interessante o meritevole di una fotografia. Spesso la fotografia, magicamente ti appare davanti agli occhi e tu ti stai scaccolando, bevendo un caffè, l’unico, dopo ore a sperare che qualcosa avvenisse. Sputi il caffè, togli il dito dal naso, ma è tardi…tutto dissolto.

Frustrazione.

Ti ricomponi e pensi, “Ma si, ce la faccio alla prossima, sarò più pronta, veloce, sprint.”

Il fallimento, nella fotografia di strada è normale, troppi elementi concorrono e tutti non dipendenti dal fotografo.

Forse il trucco vero è portare sempre la macchina fotografica con sé. Non solo perché senza non si scatta 😉 ma anche perché con la macchina in mano, si è predisposti ad un’attenzione che viene meno, se siamo nudi (senza macchina fotografica).

Poi c’è la fortuna. Nella Street photography, la fotografia corrisponde ad uno schiaffo che ricevi dietro un angolo. Tu giri l’angolo e tutto si sistema, i pesi formali, i toni, i soggetti che si auto-compongono in terzi, eccezionale. Scatti e ti senti Winogrand a 30 anni, bello riccio, veloce, aitante e perfetto.

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Capita anche che, girando l’angolo vedete lo scatto, tentate di prendere la macchina e nell’ordine:

Vi sfugge di mano

Con una mossa da Carla Fracci tentate di riprenderla

Ce la fate

Riportate lo sguardo sul soggetto pronti a scattare

Portate l’occhio al mirino come un falco

Il soggetto vi fissa dietro la croce della messa a fuoco

Tutti sono girati verso di voi, anche il lattaio, dall’altro lato della strada

Riponete la macchina e col fiatone tornate dietro l’angolo di prima.

Beh, dai non scoraggiatevi, tenete duro. Forse eravate troppo tesi, non avevate la macchina a portata di mano, non era impostata bene…ecc.ecc. Tutte queste piccole cose succederanno sempre meno e piano piano vi sembrerà più semplice.

In strada la velocità è importante, anche sbagliare per me è stato importante.

Ciao

Buona giornata

Un saluto

Sara

Quando una fotografia di strada è buona. Terza parte

Questa la seconda parte di interviste ad autori che ogni giorno scattano fotografie per strada, ottimi consigli da seguire.

Questa è la terza parte, per la prima vedi qui per la seconda vedi qui.

Quando una fotografia di strada può dirsi riuscita? Credete che basti uscire in strada per fare Street Photography? Eh no cari miei!

Ho chiesto ad alcuni bravi (a mio parere) Street photographer italiani, cosa fosse per loro una buona fotografia colta in strada, ecco le interessanti risposte. Ciao Sara

Il pensiero di  Michele Liberti

Dal mio punto di vista,una buona foto di strada,per far si che funzioni deve innanzitutto attirare l’attenzione dello spettatore in modo tale che quest’ultimo si ponga delle domande:”cos’è che mi attira in questa foto? la luce,il soggetto,la scena,la storia,le emozioni che essa contiene”; in questo modo si crea una sorta di dialogo tra chi propone lo scatto e chi l’osserva.

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Certo, chi sceglie di avventurarsi in questo genere di foto deve “vivere la strada” cogliendo quegli attimi così fugaci e veloci che sono quasi impossibili da catturare,quasi come se si camminasse contro corrente per poter fermare quell’attimo un momento prima che svanisca.

Naturalmente la foto di strada ha molte sfaccettature,tante visioni diverse,l’essenziale è cimentarsi in essa con divertimento ed ironia,evitando di prendersi troppo sul serio.

Come dico spesso:”I fotografi street devono imparare a guardare quello che li circonda per poi dargli nuova vita. Devono essere come dei cacciatori che stanno lì fermi,in cerca della loro preda.” Per essere pronti a fermare quell’istante che io definisco “l’istante zero” prima che svanisca tutto nel nulla.

https://www.flickr.com/photos/mikyliber/
Ciao a tutti, buona giornata! Sara

La scelta della foto: Joseph Koudelka

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Come scelgono i grandi autori le fotografie?

Grazie a questo video ho capito come si sposta questo GRANDISSIMO autore e quale l’immagine che effettivamente viene scelta. Lo spiega bene l’autore. Ho trovato il video molto interessante.

Qui una sua intervista RARISSIMA IN ITALIANO

 

 

Qui una sua presentazione in inglese

Ciao Sara

Quando una fotografia di strada è una buona foto.

Quando una fotografia di strada può dirsi riuscita? Credete che basti uscire in strada per fare Street Photography?

La Street photography è uno dei generi più difficili in fotografia. Nella maggior parte dei casi (98%) non c’è contatto con il soggetto, tutto accade in una frazione di secondo e spam, o la becchi o t’attacchi! Fantastico! Non bastano gli anziani sulle panchine che leggono il giornale, le persone di spalle che camminano, i piccioni in piazza Duomo.

Oltre a questo, che non dico non possa essere presente, ci vuole qualcosa in più, un’eccezione, uno schiaffo a chi guarderà la fotografia, uno squarcio di luce, un colore accecante, un’atmosfera sognante. Meglio se tutte queste cose insieme.

Ho chiesto ad alcuni bravi (a mio parere) Street photographer italiani, cosa fosse per loro una buona fotografia colta in strada, ecco le interessanti risposte. Ciao Sara

 

Il pensiero di Umberto Verdoliva

Io credo che una buona fotografia di strada funzioni nel momento in cui riesce ad attirare e a far soffermare l’osservatore aprendogli un “piccolo mondo” su di un qualcosa che mai aveva potuto credere possibile o vedere prima, sollecitando in essi delle emozioni, degli interrogativi, la curiosità di vedere altro. Esistono una infinità di attimi e di possibilità che a volte si basano su dettagli, particolari, sensazioni che emergono da gesti, sguardi, improbabili coincidenze, originali reinterpretazioni molto spesso davvero lontani dalla realtà ma che solo la fotografia sa trasformare e riportare, immediatamente o nel tempo, nei modi più vaghi possibili.

Fotografia di Umberto VerdolivaDSC_5209bw

Una buona fotografia di strada si collega al mondo ma da anche la possibilità, a chi guarda, di distaccarsi da esso e di trasformare la realtà in altro; ed è ciò che la rende affascinante e così speciale.

La grande attrattiva che essa ha, sia per chi la pratica e sia per chi la osserva, è data proprio da questa “individuazione continua del momento significativo” che un fotografo, a volte con grande consapevolezza ma molto spesso da una totale casualità, riesce a cogliere spinto dal proprio istinto, dalla fortuna, dalle occasioni. Ogni “preda” catturata, sottoforma di stimoli reali trasmessi all’osservatore, diventa linfa e forza per continuare a cercare.

Il dubbio maggiore potrebbe essere quello di capire fino a che punto farsi coinvolgere in questa “gara” con il quotidiano. Dimenticare che la fotografia di strada può e deve essere anche documento dei tempi, la cartina tornasole dei cambiamenti reali in atto nella società contemporanea, si potrebbe rivelare un grave errore da non commettere.

Umberto Verdoliva Link: www.umbertoverdoliva.it

Il pensiero di Salvatore Matarazzo

Una street che funziona, secondo me, è una fotografia che attraverso l’interpretazione dell’autore ti trasporta dentro la scena, sfrutta il contesto “ordinario” ma racconta un nuovo punto di vista, oppure ti fa notare e godere di cose che ad occhio nudo e senza il processo fotografico, non immagineresti neanche che esistono.

Però credo che non ci siano regole che definiscano quale sia la foto perfetta: nella street, come in altri generi, esistono linee alle quali far riferimento e naturalmente ispirarsi ma sarà l’autore, attraverso la sua esperienza e la sua coerenza stilistica, a creare la street che, per lui, funziona.

Fotografia di Salvatore MatarazzoSalvatore Matarazzo

Il fatto che poi può funzionare anche per altri, in questo genere, secondo me è marginale: non stiamo parlando di una fotografia commerciale che, per ovvi motivi, deve accontentare più persone possibili; nella street ogni spettatore avrà una sua cultura, una sua ricerca, un suo punto di vista e giudicherà la tua foto in base a questi elementi. Potrai dare un messaggio positivo per alcuni e negativo per altri. Spesso noi “addetti ai lavori” ci poniamo anche troppi problemi, dimenticandoci ciò che è la fotografia e cioè libertà di espressione. Per me la street è curiosità, libertà e amore, mi sentirei ipocrita con me stesso a rinchiuderla dentro schemi e regole precise.

 Info www.salvatorematarazzo.com

Ti aspetto settimana prossima per la seconda parte, altri autori vi daranno ottimi consigli!

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Ciao Baci a tutti, Sara