Mario Calabresi, A occhi aperti

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Mario Calabresi

A occhi aperti

Contrasto

L’autore incontra e intervista dieci tra i “mostri sacri” della fotografia, Steve McCurry, Josef Koudelka, Don McCullin, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Alex Webb, Gabriele Basilico, Abbas, Paolo Pellegrin e Sebastião Salgado, autori che con i loro lavori hanno raccontato e reso accessibili alcuni dei momenti storici e in molti casi drammatici del nostro passato, come recita la copertina: “momenti in cui la storia si è fermata in una foto”.

Dalle parole degli autori si riesce a percepire il dramma delle situazioni e le difficoltà che si sono trovati di fronte, con la necessità di immortalare la scena, talvolta in situazioni estremamente pericolose e precarie.

Il testo è alternato a molte immagini suggestive, rendendo la lettura ancora più interessante e le parole dei fotografi ancora più comprensibili e intense.

Una libro indispensabile per iniziare a conoscere dieci tra i maestri della fotografia di reportage.

Qui il libro

Giovanni

Willy Ronis, Le regole del caso

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Willy Ronis

Le regole del caso

Contrasto

Il volume è suddiviso in cinque capitoli: pazienza, riflessione, caso, forma e tempo.

Le 120 immagini contenute vengono analizzate secondo queste categorie, che non sono però dei compartimenti stagni, ma un continuo intreccio di caratteristiche che si possono ritrovare nella stessa immagine.

Willy Ronis analizza le proprie foto, descrivendo, anche con l’aiuto dei provini a contatto, come sia riuscito ad arrivare all’immagine finale, cosa lo ha attratto delle scena, quale l’intento e anche con l’aiuto della tecnica e del mezzo, descrive il percorso che lo ha portato alla scelta dell’immagine definitiva e come ha raggiunto il risultato, una sorta di ricetta e ingredienti che rendono una foto “riuscita”.

Sicuramente una lettura interessante, coinvolgente, per niente noiosa e scontata, impreziosita da molte belle immagini.

Alla domanda “cos’è una foto riuscita”, mi accontento, in mancanza di meglio, di rispondere: quella con cui sono riuscito a comunicare l’emozione che l’ha fatta nascere…Una foto riuscita è anche un certo valore aggiunto, non previsto in anticipo, atteso con trepidazione, mai sicuro, ma senza il quale il lavoro della famigli dei fotografi cui appartengo, non sarebbe che una pallida constatazione di una banalità senza rilievo. ( Willy Ronis )

                                                                                                                                                               Giovanni

Gabriele Basilico. Architetture, città, visioni

Gabriele Basilico

Architetture, città, visioni  –  Riflessioni sulla fotografia

Bruno Mondadori

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Dagli studi di architettura al quasi casuale avvicinamento alla fotografia, con un interesse particolare per i fotografi della Farm Security Administrator  e per il lavoro dei New Topographics, dai quali sarà molto attratto.

Un’analisi dei suoi lavori dedicati al paesaggio urbano, Milano ritratti di fabbriche, Bord de Mer, Porti di mare, dai quali traspare con evidenza la sua originale visione e innovativo modo di ritrarre la città e le sue architetture.

“Per la prima volta ho visto le strade e, con loro, le facciate delle fabbriche stagliarsi nitide, nette e isolate su un cielo inaspettatamente blu intenso, grazie al quale la visione consueta delle forme diventava improvvisamente inusuale. Ho saputo vedere cosi, come se non l’avessi mai visto prima, un lembo di città senza il movimento perpetuo quotidiano, senza le auto in sosta, senza persone, senza suoni e rumori. Ho visto l’architettura riporporsi nella sua essenza, filtrata dalla luce, in modo sorprendentemente scenografico e monumentale”

Un testo che attiva l’osservazione della città e dell’ambiente urbano in un modo più intenso e intimo.

L’unico “neo” è la qualità delle stampe, non completamente valorizzate dall’impaginatura/stampa, ma nel caso specifico,  servono solo a comprendere meglio l’idea del fotografo.

Rimane comunque un testo che non può mancare nelle nostre librerie, anche per chi non è particolarmente attratto dalla fotografia di Gabriele Basilico.

Giovanni

IL FOTOGRAFO e la sua avventura. Fotografia e fumetto.

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È il 1986, sui libri di geografia ci sono molte meno bandiere di oggi, si parla ancora di due Germanie, la Russia è ancora Unione Sovietica e in Afghanistan c’è la guerra (li c’è sempre la guerra). Il paese subisce l’occupazione sovietica da sette anni, con i mujahedin che oppongono resistenza ad oltranza. Medici Senza Frontiere gestisce ospedali di fortuna in zone che definire rischiose ed impervie è un eufemismo. La presenza e la gestione dell’associazione no profit, è sulle spalle di Juliette Fournot; veste come un uomo, ha l’autorità di un capo tribù, padroneggia il dari ed il farsi e gli afghani restano stupefatti dalla sua determinazione di “Jamila” (così la chiamano i locali).

Uno delle priorità di associazioni ONG, è quella di far conoscere le condizioni estreme in cui lavorano i volontari e i disastri di cui è capace la guerra e MSF non fa differenza. Juliette decide di chiedere ad un fotografo, di cui aveva visto alcune foto scattate in Eritrea su una bacheca della sede parigina di MSF, di aggregarsi ad una sua missione per realizzare un reportage.

Il fotografo, che accetta senza pensarci un momento, è Didier Lefevre, all’epoca non ha ancora trent’anni e ha lasciato la laurea in farmacia per dedicarsi al fotogiornalismo.

Comincia così un’avventura di circa 90 giorni, che metterà più di una volta in pericolo la vita dei protagonisti, in particolare proprio quella di Didier, che deciderà di intraprendere la via del ritorno, tra le montagne afghane al Pakistan, in solitaria.

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Didier Lefevre rientra a Parigi senza forze, lasciando per strada 14 denti e portando con se una foruncolosi cronica, da cui non si riprenderà tanto presto, e con quattromila negativi in bianco e nero,; nel dicembre dello stesso anno, il quotidiano Liberation pubblicherà “ben” sei di quei 4000 scatti.

Didier, ripartirà molte altre volte; altre sette per l’Afghanistan e poi Sri Lanca, Corno d’Afica, Kosowo, Malawi e poi Colombia, Sierra Leone, Eritrea, Nigeria e un’altra infinità di luoghi avventurosi, dove accumula servici fotografici che restano però senza accoglienza.

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Dopo tredici anni dal rocambolesco ritorno di Didier, Emmanuel Guiber, disegnatore, illustratore e suo grande amico, propone al reporter, di tirare fuori un libro dal racconto della sua avventura e dove la storia sentirà la mancanza delle immagini, queste verranno sostituite con il disegno.

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IL FOTOGRAFO esce nell’edizione italiana nel 2010, edizioni Coconino Press in collaborazione con Medici Senza Frontiere e con una prefazione di Adriano Sofri, di cui riporto alcune righe:

“è in effetti un’opera straordinaria. La memoria di una guerra particolare e di un capitolo particolare dentro quella guerra, tuttavia capace di rendere l’idea della guerra di sempre e dei nostri giorni con una vivacità e vividezza inedite.”

Nel gennaio del 2007, Didier muore di infarto nella sua casa, all’età di quarantanove anni, lasciando una moglie, due figli ed il suo lavoro e la sua personalità, ancora da scoprire.

Angelo ^o^

Jo-Anne McArtur, una fotografa, il suo libro e …un film. Interessante e brava.

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Jo-Anne McArtur è una fotoreporter canadese e originaria di Toronto; il suo lavoro ed il suo passionario attivismo contro il maltrattamento degli animali,l’hanno portata, in dieci anni, in oltre 40 Paesi, documentando fotograficamente, le condizioni in cui vengono segregati animali delle più svariate specie.

Le sue immagini, sono state utilizzate da associazioni del calibro di Animal Equality, Sea Shepherd e il Jean Goodall Institute, per le proprie campagne, sono state pubblicate da Elle Magazine, Canadian Geographic, National Geographic, DAYS Japan, Traveler ecc, ricevendo inoltre alcuni riconoscimenti.

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Nel 2014, il lavoro della McArtur a dato alla luce un volume dal titolo: “We Animals”; oltre 100 immagini, un archivio di ritratti di animali in allevamenti, laboratori, circhi, acquari, mercanti, insieme a quelle di animali ospiti in sanuari o nel loro ambiente naturale. La prima edizione disponibile solo in lingua inglese; dallo scorso maggio è stata affiancate dall’edizione italiana, edita da Safarà Editori, che rispetto all’edizione originale di Latern books, è arricchita con scatti inediti.

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Il libro fotografico verrà presentato a Firenze, il 15 di settembre, alle ore 18.30,  presso il Saloncino delle Murate, via dell’Agnolo 1/A, introdotto da Lorenzo Guadagnucci e a Milano il 18 settembre alle ore 21.00 presso Lombardini22, in via Lombardini 22, con un’introduzione di Silvia Amodio.

La reporter canadese, durante le “missioni” che l’hanno portata al fianco di associazioni animaliste, nei blitz che le hanno permesso di portare alla luce è stata seguita dalla regista Liz Marshal, che ne ha fatto una delle protagoniste del pluripremiato documentario: “The Ghosts in Our Machine”

Le informazioni sulle date delle presentazioni del volume, le troverete qui

Consigliatissimi il documentario ed il libro.

angelo

Samuele Galeotti. L’ultimo libro di un bravo fotografo autodidatta

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Samuele Galeotti è un fotografo autodidatta, che ha cominciato a destreggiarsi con fotocamere e pellicole, non ancora ventenne. Oggi al suo attivo ha una decina di volumi e l’ultimo in ordine di pubblicazione è quello che oggi vi proponiamo.

“Ora Pro Nobis 1970-2010” Greta Edizioni, raccoglie nelle 136 pagine, un’ampia raccolta di immagini realizzate dall’autore, nei luoghi che hanno maggiormente segnato il percorso del fotografo. Urbania, il luogo, nelle Marche, che l’ha visto nascere, Noale, la cittadina in cui si è trasferito dal 1985 e Venezia, città simbolo, e difficilmente evitabile, della terra che lo ospita.

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40 anni di lavoro danno vita a questo elegante libro, curato da Christina Magnanelli Weitensfelder , direttore della BAG Photo Art Gallery; con immagini in bianco e nero che riportano velocemente all’atmosfera di quei luoghi in quegli anni.

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La cura della stampa, la carta che emana quel profumo inconfondibile di “buone foto” ed i testi introduttivi di Ilvo Diamanti, Marco Vincenzi e Giacomo Belloni, rendono ancora più piacevole lo sfogliare l’ultimo libro di Samuele Galeotti.

Angelo “°”

Milano e Gabriele Basilico.

“Questa città mi appartiene e io appartengo a lei, quasi io fossi un frammento fluttuante dentro il suo immenso corpo”.

                                                                                       (Gabriele Basilico)

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Anna ci segnala questo libro, presentato in occasione delle aperture serali di Don’t Shoot the Painter , presso la GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano. BASILICOMILANO è un altro omaggio, curato da Giovanna Calvenzi, che edizioni Contrasto fa al fotografo scomparso 2 anni fa, ed alla città che si è fatta, da lui, vivere e fotografare per tutta la vita.

Di lui Roberta Valtorta diceva: “…grande appassionato indagatore dell’identità di Milano e uno dei massimi narratori delle trasformazioni del paesaggio urbano a livello internazionale. (…) Egli l’ha fotografata (Milano ndr) per tutta la vita, e nonostante i continui viaggi che lo hanno portato negli anni a fotografare città, metropoli, megalopoli, paesaggi del mondo, non l’ha mai lasciata,”

Il libro è introdotto da una lettera dello stesso autore, alla sua città, le circa 200 immagini di Gabriele Basilico, sono intervallate da alcuni testi, “sinceri omaggi all’autore e attestati di affetto, amicizia, di vicinanza e di quel sentire comune che alimenta la fotografia, la condivisione e il respiro di una città come Milano…”, architetti, intellettuali e artisti che regalano un ricordo della propria esperienza di collaborazione con Basilico oppure raccontano la loro relazione con la città.

Basilico Milano di Gabriele Basilico Edizioni Contrasto, 2015 32×25,7 cm / 204 pagine / 211 fotografie in b/n /cartonato

Angelo “°”