L’infinito Privato, Mu.sa. consiglia la lettura!

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L’infinito privato

Marco Scataglini

SCT

La storia è inventata ma basata su esperienze personali dell’autore, descrive l’incontro di un giovane con un anziano fotografo che accetta di insegnare “l’arte” al giovane interessato.

Nelle loro uscite fotografiche ( che per la maggior parte si svolgono a Roma ) Vittorio Zaccheri, il fotografo professionista, insegna la tecnica al giovane “studente”  ma sicuramente sono gli aneddoti e l’approccio meno tecnicistico di Vittorio che affascinano e aumentano la passione per la fotografia del giovane.

“ Tutto ciò che si trova sulla faccia di questo pianeta merita la tua attenzione; ogni oggetto, animato o inanimato che sia, può generare una buona immagine. Molti credono che sia il soggetto a rendere bella una foto, ma non è così: piuttosto la sensibilità del fotografo!”.

Un lettura molto lontana dal manuale, molto più vicina ad un approccio “filosofico” alla fotografia, la forma romanzata e la relativa brevità del testo,  la rende fluida e coinvolgente.

Sono sicuro che non vi pentirete.

Purtroppo ( …a chi non piace ) l’ho trovato solo in forma multimediale.

Giovanni

 

La (foto)camera di Pandora, lettura d’agosto

Joan Fontcuberta

La (foto)camera di Pandora – La fotografi@ dopo la fotografia

Contrasto

 

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Con l’avvento del digitale la fotografia ha subito notoveli cambiamenti e mutato il significato, secondo Fontcuberta i due sistemi hanno specifiche intenzioni: legata alla memoria quella analogica e alla necessità di esprimere la propria esistenza ( in modo effimero ) quella digitale. “…le foto non servono più ad immagazzinare ricordi, né a essere conservate. Servono come esclamazioni di vitalità, come estensioni di esperienze che vengono trasmesse, condivise, e poi scompaiono…”. L’autore analizza come la massificazione della fotografia abbia fatto diventare il fotografare un gesto “banale”. La “rivoluzione” si era già palesata con l’avvento della Polaroid, il digitale ha scavato un solco ancora più profondo, azzerando di fatto, l’attesa che separava l’immagine latente da quella manifesta. Il tema fondamentale è l’analisi di dove la fotografia digitale ci stia portando e soprattutto di come abbia cambiato il nostro modo di valutare le immagini, la proliferazione delle stesse e talvolta l’uso della postproduzione ( e scivoloni vari ) hanno in molti casi fatto perdere alla fotografia il valore di “documento attendibile”. Lo scenario è quello di una smisurata “discarica” colma di immagini, esemplare in questo è la scelta di Joachim  Schmid di non produrre immagini, al contrario ne raccoglie e utilizza di già esitenti per generare i propri lavori “ecologicamente compatibili”. Un pensiero sotto molti punti di vista condivisibile, rimango comunque dell’idea che la visione non può essere condizionata dallo strumento, anche se in alcuni casi si può rivelare un’ottimo “limitatore” al gesto compulsivo. Il lavoro di Fontcuberta lo interpreto come un monito ad un uso più consapevole dell’immagine fotografica, ed è per questo che non posso far alto che consigliarvi la lettura.

Per l’acquisto

Giovanni

I “Punti d’ombra” di Teju Cole. Consigliatissimo.

Penso che dopo un seppur breve periodo di semicecità, si possa aver voglia di guardare tutto quanto sta intorno, si voglia di assaporare le forme e i colori degli oggetti che non sembrano più così banali come un tempo.

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Mi sono preso la libertà di immaginare cosa abbia portato Teju Cole, scrittore, fotografo e critico fotografico del New York Times Magazine,statunitense di origini nigeriane, a comporre per immagini e parole, la sua ultima fatica letteraria.

Che sia andata così o no, resta il fatto che Punto d’ombra, edito da Contrasto per la collana In Parole, è: “un lavoro originale e coraggioso che combina la poetica fotografica di paesaggio con la prosa, lirica, allusiva e impegnata di Teju Cole”

Per spiegare il modo di guardare di Cole, non c’è nulla di più esaustivo del leggere la descrizione della foto qui di seguito, fatta dallo stesso autore:Unknown.jpeg

“Come vanno le cose? Questi sono gli oggetti di e intorno a una fermata d’autobus: informi cumuli di neve, un cilindro di metallo, una tettoia, l’asta di un cartello, un palo di legno, un tronco d’albero, le forme stampate sul plexiglass. Riuniti dall’organizzazione rettangolare del mirino, gli oggetti diventano cose. Non sono più ciò per cui erano stati concepiti. Ora sono equivalenti funzionali sul piano dell’immagine: struttura azzurra ancorata a un rettangolo, linea verde, largo elemento verticale grigio marrone, spruzzata di bianco e bianco sporco qua e là, brusio di pallini giallo pallido, cilindro rosso con in cima un ovale nero e così via. Ogni elemento è insistente e necessario come le forme e i colori di un dipinto suprematista. Il significato viene dalla tensione e dall’equilibrio d’insieme dei singoli elementi. Ma il bricolage onirico viene da una composizione dell’occhio, non delle mani. Un oggetto è usato; una cosa è vista.”

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Se vi è salita la curiosità di sfogliare le pagine del volume, potete trovarlo qui.

Teju Cole è l’autore di Città Aperta e Ogni giorno è per il ladro ed è il critico fotografico per The New York Times Magazine. Per il suo lavoro letterario ha vinto, tra le altre cose, il premio PEN/Hemingway Prize, il Windham Campbell, l’Internationaler Literaturpreis. Nato negli USA da genitori nigeriani, Teju Cole ha passato la sua infanzia in Nigeria per tornare negli Stati Uniti a 17 anni, dove tuttora vive, a New York. Alcune delle sue immagini sono esposte alla galleria Forma Meravigli  fino al 19 Giugno.

Angelo

La fotografia di Claude Cahun

Clara Carpanini

Vedermi alla terza persona

la fotografia di Claude Cahun

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Claude Cahun, all’anagrafe Lucy Renée Mathilde Schwob, nasce il 25/10/1894 a Nantes. La sua opera spazia dalla scrittura, recitazione fino alla fotografia.Inizia giovanissima come scrittrice di saggi sulla rivista del padre. Il periodo che segna la crescita artistica della giovane Lucy è il periodo che passa a Parigi e la frequentazione dell’ambiente surrealista. Appena quindicenne si lega sentimentalmente alla sorellasta Marcel Moore. L’opera sicuramente più esemplare è quella che la coinvolge nella fotografia, purtroppo non tutte le sue immagini sono arrivate a noi, gran parte del suo lavoro è stato distrutto dalla censura e spesso accusato di pornografia. Tutta l’opera di Claude Chaun è strettamente autoreferenziale, l’essere ebrea e la sua omesessualità condizionano formentemente la sua vita e la sua fotografia, l’autoritratto è il modo più intimo per esprimere il proprio disagio, nel travestimento e trasformismo, si uniscono aspetti maschili e femminili e le scene che mette in atto per i propri autoritratti  ( alle quali collabora attivamente la compagna Marcel Moore ) sono sicuramente da considerarsi un modo di esprimersi innovativo. Il lavoro di Claude Cahun è rimasto per molto tempo incompreso e solo ultimamente riscoperto e ripreso in modo analogo da altri autori ( una fra tutte Cindy Sherman ). Claude Cahun muore nel 1954. Questo libro è praticamente la prima vera e propria monografia esitente in Italia. Il testo, suddiviso in cinque capitoli, risulta scorrevole, anche se non siete particolarmente attratti dal questo tipo di approccio e utilizzo della fotografia, è sicuramente da leggere! L’autoritratto è certamente un modo di espremersi fotograficamente molto introspettivo e personale, nel libro ci sono poche immagini ma quanto bastano per farci venire voglia di conoscere a approfondire lavoro di Claude Cahun.

“Il Jersey Heritage Trust di St Helier ( capoluogo dell’isola di Jersey dove Claude Cahun visse dal 1937 fino alla su morte ) ha aquisito nel tempo manoscritti, fotografie e molto altro materiale documentario che costituisco oggi la più importante collezione riguardante Claude Cahun, consultabile on line qui.“

Il libro lo trovate in vendita qui.

Giovanni

Storie d’Inverno

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Paolo Ventura è un fotografo milanese, che all’inizio ricercava le immagini come la maggior parte di noi, giringirado a caccia della luce, della location e dei soggetti che vedeva comporre la foto dentro di se, non riuscendo a far combaciare il suo pensiero con ciò che la vita offriva, prende la decisione di mettere letteralmente in scena i suoi pensieri, i sogni ed i ricordi.

Nascono così quelli che egli stesso chiama “Piccoli Teatri Animanti”, dove porta i racconti della seconda guerra mondiale vissuta dal nonno (War Souvenir), i paesaggi onirici di Winter Stories o la guerra in Iraq.

“La fotografia è in realtà il prodotto finale in una catena di un processo creativo, dove all’inizio viene realizzato uno schizzo della scena in acquarello per poi costruire un elaborato set in miniatura con delle figurine, per poi scattare la fotografia finale”.

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Nel volume che raccoglie i suoi racconti invernali, tutto quanto costruito pria nei ricordi e poi al banco di lavoro, è curato nei minimi dettagli (in alcune la neve che si vede è la sola cosa reale, presa dal terrazzo dell’appartamento di New York dove ha vissuto.

Quando ho incontrato per la prima volta i suoi lavori, non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo le immagini, però mi hanno incuriosito e mi hanno “obbligato” a conoscere più a fondo l’autore ed il suo modo di esprimersi con le fotografia; in effetti definire Ventura solo un fotografo, diventa riduttivo.

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Vi propongo Winter Stories perché è il lavoro con il quale l’ho conosciuto, perché parte di questo progetto è stato esposto presso il padiglione Italia della Biennale di Venezia o solo perché è quello che preferisco, ma vi lascio libertà di esplorare libri e lavori a vostro piacere, ma ritengo che il lavoro Paolo Ventura valga la pena di essere menzionato in questo blog e condiviso con chi ancora non lo conosca.

Buon viaggio nei ricordi di Paolo Ventura

Angelo

Lezione di fotografia -La natura delle fotografie

Lezione di fotografia. La natura delle fotografie

 Lezione di fotografia

La natura delle fotografie

Stephen Shore

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Non si tratta di un libro di tecnica, ma si cerca di portare il lettore ad una consapevolezza critica verso l’immagine. Il libro è composto da un testo, seguito ( sulla pagina successiva ) da una foto. É una lettura veloce ma che richiede, in alcuni casi, di soffermarsi maggiormente per comprenderne il significato. Le immagini sono di fotografi conosciuti e sconosciuti, una lettura che può farci comprendere quali sono gli elementi “fondamentali” di ogni immagine. Sicuramente un libro che aiuta a riflettere sulle caratteristiche della fotografia e di come il fotografo sia chiamato a mettere ordine di fronte alla scena da comporre e di cosa includere nel fotogramma, il riuscire a capire l’organizzazione mentale che porta ogni fotografo alla scelta del soggetto e della composizione è il modo migliore ( unico? ) per poter apprezzare e godere pienamente le fotografie, senza tralasciare il valore che ne trae il nostro lavoro. Probalimente potrebbe risultare un testo non immediato, ma talmente breve da esser tenuto a  portata di mano per essere consultato e letto più volte. A mio avviso un libro e un autore che non possono mancare nella nostra libreria.

In vendita qui

Ti interessa Stephen Shore?

Ecco due altri interessanti articoli

Dieci cose che possiamo imparare da Stephen Shore.

Lettera di Stephen Shore ad un suo studente! Bellissima!

Giovanni

La misura dello spazio

La misura dello spazio

Fotografia e architettura: conversazioni con i protagonisti

Maria Letizia Gagliardi

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Attraverso una serie di interviste vengono messe a confronto le idee di ventisei fotografi italiani di architettura e paesaggio. Le interviste sono organizzate secondo delle domande sempre uguali per tutti gli autori, la cosa interessante sono le risposte, sopratutto per quando riguarda il significato che ognuno attribuisce alla fotografia e alla rappresentazione dell’architettura/paesaggio urbano. il libro è sicuramente rivolto agli appasionati di questo tipo di fotografia, anche se dalle parole degli intervistati traspare evidente la propria visione e approccio nei confronti dell’architettura e dell’ambiente urbano e il probabilmente indissolubile rapporto che esiste tra architettura e la rappresentazione fotografica della stessa. Fondamentale e sicuramente da evidenziare la differenza di quando si è solo operatori e di quando invece si può essere autori, nei casi in cui il fotografo si concentra sulla ricerca personale, da qui il  rapporto, talvolta “conflittuale” con la committenza. Personalmente una lettura che può dare spunti interessanti, forse solo penalizzata dalla presenta di pochissime immagini ( una per ogni autore ), scelta evidentemente concepita per dare più spazio e peso alle parole.

In vendita qui.

Giovanni