Stephen Shore, tutti i libri acquistabili

Buongiorno!

Continuiamo con le selezioni di libri fotografici, oggi dedicata a Stephen Shore…spero lo troviate interessante e utile.

Grazie

Giovanni

1

In “Lezione di fotografia”, Stephen Shore esamina diversi metodi per comprendere e rapportarsi con diverse tipologie di fotografia: dalle immagini convenzionali alle vecchie fotografie, dai negativi ai file digitali. Questo libro, risultato dei numerosi anni in cui l’autore ha insegnato fotografia al Bard College, nello Stato di New York, è uno utile strumento per studenti, insegnanti e per chiunque voglia scattare fotografie migliori, o imparare a guardarle con maggiore consapevolezza. A fianco a una selezione delle opere dello stesso Shore, “Lezione di fotografia” contiene immagini che abbracciano tutta la storia della fotografia, dalle opere dei padri di questa tecnica, quali Alfred Stieglitz e Walker Evans, a quelle di artisti contemporanei come Collier Schorr e Thomas Struth. Abbraccia diversi generi, come la fotografia di strada, la fotografia d’arte e la fotografia documentaria, come pure immagini di fotografi sconosciuti, si tratti di vecchie foto ricordo o di fotografie aeree scattate nel corso di rilevamenti cartografici. Shore utilizza queste opere, insieme alla sua prosa precisa, incisiva e accessibile, per dimostrare come, di fronte alla macchina fotografica, il mondo venga trasformato in una fotografia.

Lezione di fotografia   Editore: Phaidon

Dal nostro blog, su questo libro: Lezione di fotografia -La natura delle fotografie


 

2

La prima, completa retrospettiva dedicata a Stephen Shore, grande interprete della fotografia americana. In questo volume il lavoro di Shore è raccolto, interpretato e analizzato in una prospettiva storica e trasversale unica. Il suo legame con la tradizione della fotografia americana, le influenze di Walker Evans, la frequentazione con Andy Warhol e la Factory, i rapporti con i maestri-colleghi della fotografia contemporanea, la scelta di nuovi strumenti, lo sguardo sempre preciso e consapevole. L’evoluzione, progetto dopo progetto, di uno stile originale, autentico e innovativo, attento e poetico, in grado di raccontare la realtà e i suoi cambiamenti, A cura di Marta Dahó, con un’ampia scelta di immagini dai diversi lavori dell’autore, testi di Horacio Fernàndez, Sandra Phillips e un’intervista a Stephen Shore di David Campany, il libro accompagna la grande mostra retrospettiva europea prodotta dalla fundación Mapfre di Madrid.

STEPHEN SHORE  Editore: Contrasto


 

3

 

Luzzara  Editore: Stanley/Barker


4

Stephen Shore è un artista innovativo, le cui opere hanno aperto orizzonti finora poco esplorati alla fotografia contemporanea. Nelle sue immagini di scene di vita americana, il fotografo mette a nudo la straordinaria bellezza che può celarsi nel quotidiano. Shore è stato uno dei primi fotografi artistici a utilizzare il colore ed è stato uno dei precursori di generi contemporanei come il diario fotografico (utilizzato in seguito anche da Nan Goldin e Wolfgang Tillmans) e la fotografia di paesaggi monumentali (adottata da allievi dei Becher come Thomas Struth e Andreas Gursky). Questa monografia rappresenta un’analisi completa della lunga e movimentata carriera dell’artista, dal periodo trascorso nella Factory di Andy Warhol fino agli esperimenti di fotografia concettuale.

 

Stephen Shore Editore: Phaidon


5

Stephen Shore’s Uncommon Places is indisputably a canonic body of work―a touchstone for those interested in photography and the American landscape. Remarkably, despite having been the focus of numerous shows and books, including the eponymous 1982 Aperture classic (expanded and reissued several times), this series of photographs has yet to be explored in its entirety. Over the past five years, Shore has scanned hundreds of negatives shot between 1973 and 1981. In this volume, Aperture has invited an international group of fifteen photographers, curators, authors, and cultural figures to select ten images apiece from this rarely seen cache of images. Each portfolio offers an idiosyncratic and revealing commentary on why this body of work continues to astound; how it has impacted the work of new generations of photography and the medium at large; and proposes new insight on Shore’s unique vision of America as transmuted in this totemic series.

Stephen Shore Selected works 1973-1981       Editore: Aperture


6

Originally published in 1982, Stephen Shores legendary Uncommon Places has influenced a generation of photographers. Among the first artists to take colour beyond the domain of advertising and fashion photography, Shores large-format colour work on the American vernacular landscape stands at the root of what has become a vital photographic tradition over the past thirty years. Uncommon Places: The Complete Works is the definitive collection of this landmark series. An essay by noted critic and curator Stephan Schmidt-Wulffen and a conversation with Shore by fiction writer Lynne Tillman examine his methodology as they elucidate his roots in the pop and conceptual art movements of the late sixties and early seventies. The texts are illustrated with reproductions from Shores earlier series American Surfaces and Amarillo: Tall in Texas.

Uncommon Places Editore: Thames & Hudson


7

Stephen Shore is one of the photographers who established colour photography as a legitimate medium of artistic expression. American Surfaces is one of the bodies of work which exemplifies why. A mix between Atget’s Paris, which documents just about every facade, tree and street corner available, and Robert Frank’s apparently casual, Americans’ road trip, this, little published body of work, took documentary photography to a whole new level and opened up an entire range of possibilities to the next generation of photographers.

 

American surfaces   Editore: Phaidon


8

“Mose” raccoglie le fotografie di Stephen Shore di Venezia riprese nel 2008. Concentrandosi sulle inondazioni della città e sulla costruzione delle barriere mobili destinate a proteggere la laguna veneziana, unisce le fotografie paesaggistiche di Shore con articoli di giornale, mappe storiche, relazioni tecniche e piani ingegneristici.

MOSE a preliminary report   Editore: Walther Konig

 


9

Erano in molti a essere attratti da Andy Warhol e dalla Factory. Per alcuni incarnavano la scena newyorkese degli anni ’60. I personaggi immortalati da Shore – gente che figurava nei film di Warhol, lavorava insieme a lui e frequentava il suo secondo studio in East 47th Street – formano un cast molto variegato. Gerard Malanga, Billy Name, Ondine, Brigid Berlin, Paul Morrissey. E i Velvet Underground – scoperti e lanciati da Warhol nell’Exploding Plastic Inevitable che si tenne al Dom in St. Marks Place – John Cale, Sterling Morrison, Lou Reed, Maureen Tucker e la cantante Nico, figure leggendarie del loro tempo. L’altro gruppo della Factory – ma non un gruppo rock – si era formato a Cambridge/Harvard: Edie Sedgwick, Donald Lyons, Danny Fields, Gordon Baldwin, Dorothy Dean, Edmund Hennessy, Ed Hood, Chuck Wein. (Per quanto improbabile, forse in futuro saranno ricordate tre Cambridge del Novecento: quelle di Wittgenstein, di Blunt e della Factory). E poi Mary (Might) Woronov, Ultra Violet, Pat Hartley, Susan Bottomly/lnternational Velvet, Henry Geldzahler, Jonas Mekas e Sam Green.

 

Factory Andy Warhol   Editore: Phaidon


Di seguito trovate altri due articoli pubblicati sul nostro Blog:

Dieci cose che possiamo imparare da Stephen Shore.

Lettera di Stephen Shore ad un suo studente! Bellissima!


Sito personale di Stephen Shore

Buona giornata a tutti e buona lettura!

Ciao

Tutti i libri acquistabili di Josef Koudelka

Ecco per voi un’altra selezione di libri, anche questa volta di un grandissimo autore. Spero possa esservi utile. Ciao, Giovanni
1
This powerful document of the spiritual and physical state of exile now contains 10 new images by master of photography Josef Koudelka. The sense of mystery that fills these photographs – mostly taken during Koudelka’s years of wandering through Europe and the United States since leaving his native Czechoslovakia – speaks of passion and reserve, of his ‘rage to see’. The brilliant accompanying essay by Robert Delpire invokes the soul of man in search of a spiritual homeland; it speaks with a remarkable and unforgettable dignity.
Exiles    Editore: thames & Hudson

2
Questo volume è la versione aggiornata e ampliata del menabò definitivo originale di Cikdni zingari in ceco che Josef Koudelka realizzò insieme al grafico Milan Kopriva nel 1908 e che doveva essere pubblicalo a Praga nel 1970. Koudelka lasciò la Cecoslovacchia nel 1970 e il libro non andò mai in stampa. A Parigi Koudelka cominciò a lavorare con l’editore francese Robert Delpire a un altro libro di fotografie degli zingari, che conteneva sessanta immagini scattate perlopiù nei campi rom della Slovacchia orientale fra il 1902 e il 1908. Il volume uscì nel 1975 in Francia con il titolo Gitans, la fin dn voyage. Il libro resta ancora oggi un’opera di riferimento del ventesimo secolo. Questa nuova edizione ampliata contiene 109 fotografie scattate nella ex-Cecoslovacchia (Boemia, Moravia e Slovacchia), in Romania, Ungheria, Francia e Spagna fra il 1962 e il 1971.Il titolo è .Zingari. come venivano comunemente chiamali quando furono scattate le fotografie, prima dell’entrata in uso del termine “rom”. Il sociologo Will Guy, autore del testo che accompagnava la prima edizione di “Zingari”, ha contribuito con un saggio aggiornato che ripercorre le migrazioni dei rom dalla loro patria d’origine nel nord dell’India fino al loro stato odierno, costantemente al centro di polemiche a livello internazionale.
Zingari   Editore: Contrasto

3

The Czech photographer Josef Koudelka was centre stage with his camera when the Soviet tanks rolled into Prague in 1968, photographing mass demonstrations and the confrontations between protesters and invading soldiers. Smuggled out of Czechoslovakia soon after the invasion, Koudelka’s stunning black-and-white pictures of the citizens of Prague swarming the streets as tanks rumble towards them were widely published in the West, and remain the definitive images of those tumultuous days.

 

Invasion 68   Editore: Aperture

Articolo collegato Storia di una fotografia: Invasione di Praga, Josef Koudelka 1968


4
Josef Koudelka ha lasciato Praga nel 1970. Aveva già fotografato l’invasione sovietica della Cecoslovacchia e realizzato un grande lavoro sugli zingari dell’Europa dell’Est. Solo, in esilio volontario, attraversa il mondo e va incontro agli uomini con un’eccezionale sensibilità verso le loro vite, le loro tristezze, i loro dolori, le loro gioie. La sua “rabbia di vedere” è unica e fuori del comune; le sue immagini, di grande compostezza formale, appaiono fuori dal tempo, senza altri riferimenti cui agganciarsi. Ognuna di queste testimonia la vicinanza e la profondità della sua esperienza esistenziale. E nessun altra certezza. Solo l’evidente intensità dello sguardo, carico d’emozione, di Koudelka su luoghi, oggetti e uomini particolari. Tutta l’opera di Josef Koudelka testimonia la personalità e la rara potenza del suo autore. Questo libro, arricchito dai testi di Robert Delpire, Dominique Eddé, Michel Frizot, Anna Fárová, Petr Král, Otomar Krejca, Gilles Tiberghien e Pierre Soulages, raccoglie le varie tappe dell’opera di Koudelka e ne mostra l’intensità sempre crescente: i suoi primi lavori, le sue foto di teatro, il lavoro sugli zingari, l’invasione di Praga nel 1968, la serie Exils, fino alle panoramiche più recenti.
Koudelka   Editore: Contrasto

5
Koudelka   Editore: Aperture

6
Koudelka Roma   Editore: Steidl

7
“Wall” raccoglie le fotografie panoramiche scattate tra il 2008 e il 2012 da Josef Koudelka a Gerusalemme, Hebron, Ramallah, Betlemme e in vari insediamenti israeliani lungo la strada della barriera che separa Israele dalla Palestina. Mentre gli israeliani chiamano il muro “recinzione di sicurezza”, i palestinesi lo chiamano “muro dell’apartheid”, e gruppi come Human Rights Watch usano il termine “barriera di separazione”. Il muro del progetto di Koudelka è metaforicamente una spaccatura umana nel paesaggio naturale. All’interno del volume la cronologia, il glossario e le didascalie contestualizzano le immagini, e descrivono la difficile relazione tra il genere umano e la natura, e tra culture strettamente connesse.

9
Chaos   Editore: Delpire

8
Josef Koudelka   Editore: Contrasto

Di seguito trovate altri due articoli pubblicati sul nostro blog:

 

Grazie, Giovanni

Luigi Ghirri

Ciao a tutti, ecco tutti i libri che siamo riusciti a trovare su Luigi Ghirri…spero vi interessino! Ciao Giovanni

 

1

Luigi Ghirri (Scandiano 1943-Roncocesi di Reggio Emilia 1992) ha rinnovato con le sue fotografie il nostro modo di guardare il mondo, e c’è un’intera generazione di fotografi che non potrebbe esistere senza la sua opera. Durante il 1989 e il 1990 Ghirri ha tenuto una serie di lezioni sulla fotografia all’Università del Progetto di Reggio Emilia, lezioni che sono state trascritte, e in questo libro pubblicate; ognuna corredata dalle fotografie e dalle immagini che mostrava agli studenti e di cui parlava. È un libro di grande per avviarsi all’arte della fotografia e all’arte di Luigi Ghirri, e per pulirsi un po’ lo sguardo. Con 180 foto a colori.

Lezioni di fotografia  Editore: Quodlibet

Le lezioni di Ghirri


 

2

In “Still-Life”, oltre all’arte combinatoria, oltre al teatro degli oggetti, Luigi Ghirri guarda con l’obiettivo il ritratto del ritratto, il paesaggio del paesaggio, il dipinto del dipinto del dipinto… È quindi un’opera complessa, una sapiente costruzione quella che Ghirri attua come un prestigiatore, che aprendo la sua valigia di oggetti, produce meraviglia. Una ‘wunder kammer’ la sua, oggetti d’affezione messi in rapporto attraverso piccoli spostamenti, ordinati come tessere di un mosaico, ma destinate a romperne la fissità; guarda le immagini che attraversano il tempo, con la loro usura e le loro piccole ferite.

Still life Editore: Dalai


 

4

Il profilo delle nuvole  Editore: Feltrinelli


 

5

Kodachrome Editore: Mack


 

6

The photographer Luigi Ghirri (1943-1992) was one of the most significant Italian artists of the late twentieth century. This volume – the first scholarly book-length publication on Ghirri to appear in English – introduces his photographic and critical work to a broader audience and positions Ghirri as a key voice within global artistic debates. It breaks new ground by approaching Ghirri’s /uvre from a wide range of interdisciplinary perspectives, in order to take account of the breadth of his interests, the variety of his projects and the far-reaching impact of his work as a practitioner, writer, theorist and curator, both in the field of photography and beyond. Drawing on different approaches from disciplines including art history, theory of photography, literary and cultural studies, architecture, cartography, and place and landscape studies, the essays in the volume show how Ghirri redefined contemporary photography and helped shape the “spatial” or “landscape” turn in Italy and further afield.

Luigi Ghirri and the photographer of place  Editore: Peter Lang


 

7

Il saggio di Nicoletta Leonardi ha per oggetto un particolare aspetto della pratica fotografica italiana degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: l’incontro fra gli individui e le cose nei contesti ambientali e materiali che essi abitano. Come cercherò di dimostrare nelle pagine che seguono, il modo in cui la materialità del mondo in cui viviamo è stata presa a tema da fotografi e da artisti hanno usato la fotografia è di centrale importanza per comprendere non soltanto la cultura artistica di quel periodo, ma anche il paesaggismo e il documentarismo di molta della fotografia italiana degli ultimi trent’anni.

Fotografia e materialità in Italia  Editore: Postmedia Books

Fotografia e materialità in Italia; articolo del nostro blog

 


 

 

 

Luigi Ghirri

Nato a Fellegara di Scandiano, in provincia di Reggio Emilai, Ghirri inizia a fotografare nel 1969, collaborando e confrontandosi con artisti concettuali.

Per tutti gli anni Settanta procede componendo serie evocative dei vari temi della visione: l’immagine naturale e quella artificiale, l’ambiguità del paesaggio contemporaneo, la citazione della storia, l’immaginario del consumo.

Prosegue poi con ricerche orientate al paesaggio, all’architettura, collabora e stringe amicizia con scrittori e musicisti ed organizza imprese collettive, coinvolgendo altri fotografi attivi sugli stessi temi, di descrizione del paesaggio italiano, tra cui vanno ricordati Viaggio in Italia (1984) e Esplorazioni sulla Via Emilia (1986)

Il progetto di Viaggio in Italia in particolare, ideato da Ghirri e curato oltre che da lui stesso da Gianni Leone ed Enzo Velati, è una pietra miliare per la fotografia italiana, costituendo un manifesto non ufficiale della scuola di paesaggio italiana nata in quegli anni. Dal 1983 al 1985 tiene corsi di Storia della fotografia all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Parma.

L’uso di colori delicati e non saturi è fondamentale nella sua poetica e nasce dalla stretta collaborazione con il suo stampatore Arrigo Ghi.

Viene improvvisamente a mancare a causa di un infarto nel 1992, all’età di 49 anni. Come lo ha definito Massimo Mussini, è stato certamente uno dei maggiori e più influenti fotografi italiani del novecento.

Ecco qui un link interessante!

http://panizzi.comune.re.it/Sezione.jsp?idSezione=2623

Luigi Ghirri

Un fotografo italiano straordinario: Luigi Ghirri

Ma chi era Luigi Ghirri? Fotografie e poetica.

Vincent Munier, fotografie in bianco e bianco, stupende. Da conoscere.

 

Dal bianco, dietro la duna sfuocata, quattro lupi osservano l’obiettivo di Vincent Munier; nello scatto del fotografo francese sembrano apparire in dissolvenza concedendosi.

Unknown.jpeg

Sto sfogliando Artique, un volume che è una e vera propria opera d’arte, come tutti i libri di Munier d’altronde, e le pagine svelano un mondo che l’autore quarantunenne ama ed esplora sin da bambino, usando la fotografia per fermare ciò che i suoi occhi osservavano nelle sue esplorazioni. Si tratta di immagini che definirei “fotonaturartistiche”, mai rinchiuse nei canoni delle immagini wild e nemmeno semplici immagini di paesaggi; spazi immensi dove l’animale sembra passare per caso o foto di animali ritratti senza l’ottica giusta. Certamente non è così, ma ogni immagine ha una poetica struttura che è la firma di Munier.

 images-3.jpeg    images-2.jpeg  images-4.jpeg

La stessa poesia che troverete visionando gli altri suoi lavori; Amazonia o Mara, Ovibos o D3S, è impossibile non farsi trasportare dalle sue immagini.

Il libro, è sold out, disponibile solo nella versione deluxe, ma mi sento ugualmente di consigliarvi un viaggio nel sito e nell’artico di Vincent Munier, non serve amare la fotografia naturalistica, basta amare la fotografia.

Angelo

 

 

 

Trasgressiva, Diane Arbus.

9788889035344_0_0_300_80.jpg

 

Tra le strenne natalizie, ho trovato un libro dal titolo già di per se accattivante, “Della fotografia trasgressiva”; l’autore del saggio è Pino Bertelli, che come egli stesso si definisce nella biografia che potete trovare nel suo sito web, è “Dottore in niente, fotografo di strada, film-maker, critico di cinema e fotografia”.

Già dalle prime pagine, ho compreso perché il buon Giovanni, che già vi ha proposto libri su questo blog, mi ha fatto “dono” di questo volume, delegandone nel contempo la lettura e la successiva recensione. Il libro infatti non è facilissimo, e questo potrebbe senza dubbio essere un mio limite, ma è sicuramente ben scritto e, con la giusta concentrazione e tornando magari su qualche periodo che non coglievo da subito, si è rivelato un bel viaggio alla scoperta di Diane Arbus, una delle più famose fotografe americane, morta suicida nel 1971.

Non aspettatevi insomma un “libretto” che parla solamente del fotografo di turno, della tecnica usata, degli aneddoti che lo hanno visto protagonista e pieno di immagini; le immagini ci sono, una quarantina circa, ma poi Bertelli affronta anche il momento storico e sociale in cui la Arbus ha prodotto le proprie opere.

Lo consiglio senza remore a chi ama Diane Arbus o a chi vorrebbe cominciare a conoscerla.

Angelo

Libri di fotografia? No grazie!

Come avevo già avuto modo di scrivere in un articolo tempo fa, fatico molto a leggere libri teorici sulla fotografia. Sono un po’ come i bambini. Guardo le figure. 😛

Credo di aver dato tutto con Roland Barthes (qua un articolo su di lui recentemente pubblicato) e Susan Sontag (per chi se lo fosse perso, sto parlando di questo libro). Li acquisto, ne leggo una decina di pagine e poi finiscono nella libreria a prendere polvere.

Mi sembrano tutti eccessivamente “filosofici” e mi annoiano. Sarà che io leggo per lo più nel letto, la sera prima di addormentarmi… La palpebra mi cala molto velocemente.

Non se ne abbiano a male i teorici della fotografia (del resto chi sono io?), ma proprio non ce la faccio.

Sembrerà facile piaggeria, ma gli unici libri di “teoria della fotografia” che ho letto recentemente sono i due manuali pubblicati da Sara Munari 😛 Li trovo scritti in maniera molto semplice, chiaramente comprensibile a tutti e pieni di esempi pratici. Ecco. Se v’interessa approfondirne la conoscenza, li trovate qua

Ma non era di questo che volevo scrivere.

In realtà ho una vera e propria mania per i libri fotografici (ossia libri con fotografie, non libri che parlano di fotografia). Sono ormai rimasti l’unica tipologia di libri che acquisto in formato cartaceo. Per tutto il resto vado di e-book. Perchè la mania del libro vale anche per la letteratura e, quando mi è stato fatto notare che non avevo più spazio neanche per accatastare libri in pile sul pavimento del soggiorno, mi sono convertita al Kindle. Non profuma di carta stampata, ma devo ammettere che la comodità è impagabile.

Però con i libri fotografici non riesco proprio. Una fotografia per me esiste solo quando viene stampata, perchè la qualità della stampa ha un importanza rilevantissima. A video non è la stessa cosa.

Un libro fotografico quindi per me è  una cosa sacra. Lo vedo come un  traguardo, lo sbocco naturale per un progetto importante, su cui magari ho lavorato anni. Non potrei mai pubblicare un libro con un lavoro che ho scattato in a una o due settimane di vacanza. Lo trovo una mancanza di rispetto e una tteggiamento molto superficiale rispetto all’argomento trattato e ai fruitori. E poi, rendiamoci conto che un libro rimane. Un domani – dovesse mai capitarti di avere un qualche tipo di successo – tutti si ricorderanno di te che avevi pubblicato quel libro di m… con fotine scattate qua e là. No grazie. (parlo in prima persona, ma io naturalmente non ho mai pubblicato un libro).

Per quanto riguarda i contenuti, naturalmente ognuno ha i suoi generi preferiti. Io non mi ritengo certo un’esperta, ma ho i miei gusti. A me piacciono i libri che mi stupiscono, che mi fanno porre domande. Sia per quanto riguarda il contenuto e le immagini in senso stretto, che riguardo all’editing e alla scelta della sequenza.

E comunque, per ottenere il libro perfetto non basta avere scattato solo belle immagini.

Per quanto mi riguarda, il libro deve essere esso stesso un bell’oggetto: la qualità della carta, della stampa, l’impaginazione, la copertina stessa è importantissima per me.

Eccovi alcuni esempi di libri per me estremamente validi (rigorosamente in ordine sparso). Avrei potuto aggiungerne tantissimi altri, ma magari lo faccio un’altra volta. Non vorrei annoiarvi o tanto meno essere causa di spese folli.

P.S: Purtroppo il libro di Soth è fuori catalogo e vi costa un rene, ahime, ma non ce l’ho nemmeno io eh… 🙁

In tempi recenti ho visto foto bellissime rovinate da un brutto libro, impaginazione sbagliata, copertine non accattivanti, grafica brutta o carta e stampe di bassa qualità. Un vero peccato. Mi rendo conto che la produzione di un libro è costosa, ma ahimè, io non rinuncerei alla qualità per una questione di costi. Piuttosto, se non trovo un editore o non riesco a raccogliere fondi tramite il crowdfunding,  rinuncio.

Nonostante la mia passione per la fotografia, e di conseguenza per i libri fotografici sia piuttosto recente, si è creata una sorta di dipendenza.

E questo è anche merito – o colpa 🙂 – dei miei librai preferiti, Flavio e Giulia di Micamera. Ogni volta che metto piede da loro, me ne esco con una delle loro caratteristiche borsine colorate stracolma di libri e con la mia carta di credito alleggerita. Ma è così. Non riesco a resistere. PHOTOGRAPHY BOOKS MAKE ME HAPPY!

Credo che se qualcuno proprio si volesse togliere lo sfizio di vedere le proprie foto pubblicate su carta, meglio allora puntare sulla fanzine. Ne ho viste di veramente ben fatte di recente. Io ci penserei, al posto vostro. I costi sono decisamente inferiori e non si rischia di uscire con un prodotto scadente.

Avevamo approfondito il discorso delle fanzine in un altro articolo che trovate qua. Ma questo è un altro discorso.

Spero di non avervi contagiato con la photobook-mania!
Ciao

Anna

 

Le “contraddizioni fotografiche” di Erwitt.

Per Elliott Erwitt “le contraddizioni fotografiche sono il sogno di ogni fotografo” e se lo afferma uno che ha fatto dell’ironia nello scatto, uno dei suoi marchi di fabbrica, con scatti davvero da sogno, possiamo anche crederci! In Dog Dogs gli scatti in questo senso si sprecano, così, sfogliando le pagine del volume, ci si imbatte nell’immagine surreale che vi presento oggi.

Unknown.jpeg

Sicuramente non sarà la prima volta che vi imbattete in questa immagine; lo scatto è del 2000 ed è stato preso da Erwitt, mentre passeggiava con il collega Hiroji Kubota, nell’Upper West Side di Manhattan.

Erwitt vede la scena si accorge di non avere la fotocamera  che chiede all’amico.

Utilizzò l’intero rullo, come raccontato dallo stesso Erwitt e nell’ultimo fotogramma c’è la celeberrima immagine.

provini ee.jpg

Se si visualizza il provino a contatto del rullo esposto da Erwitt, si può notare come sia metodico e paziente il suo modo di lavorare, egli scatta quando tutti gli elementi trovano il sincronismo necessario affinché lo scatto raggiunga l’effetto migliore.

Ho scelto di raccontare come è stato raccolto questo scatto, per evidenziare che la street photography, non sia solo girare per strada e prendere immagini a caso, ma, come e forse più di altri generi fotografici, richiede concentrazione.

Ultimamente, girando i circoli fotografici della mia zona, mi chiedono pareri su immagini che vorrebbero far passare come Street photography, ma che semplicemente, si rivelano immagini prese per strada, non basta uscire per le vie per dire di fare Street Photography. Anche la street richiede impegno, dedizione, rispetto e…un buon paio di scarpe comode.

Qui altri articoli che parlano di Street che possono sicuramente essere utili.

Da chi imparare a scattare per strada

Cosa è la Street Photography

Street photography consigli

Consigli da grandi autori

Angelo