Alech Soth, i libri

Buongiorno! Ecco una selezione dei libri di Alech Soth, purtroppo non sempre di facile reperibilità. Speriamo che troviate qualcosa… Ciao a tutti, Giovanni.

Considerato uno dei più grandi fotografi americani, Alec Soth risalì il Mississippi per fotografare abitanti, paesaggi e stili di vita. Il libro documenta la vita intorno al Mississippi con uno sguardo diretto, pacifico e poetico. Sicuramente un libro cult per la fotografia.

SLEEPING BY THE MISSISSIPPI  Editore: Mack


 

Negli ultimi anni, Alec Soth ha lavorato in bianco e nero, come un giornalista locale, coprendo molti eventi negli Stati Uniti. Songbook, ci offre la sua visione di un’America profonda, sia divertente che malinconica, combattuta tra l’individualismo della società e il desiderio di stare insieme.

SONGBOOK  Editore: Mack


 

Riedizione di una serie cult di Alec Soth. Centrato su un luogo e il suo simbolismo, Niagara è uno studio sul perché le coppie in luna di miele, i cuori infranti e i suicidi vanno alle cascate più potenti del Nord America. Il fotografo è interessato ai motel e ai loro visitatori, ai parcheggi, ai negozi, per studiare l’attrazione che suscita questo luogo, in certi stati psicologici.

 

NIAGARA   Editore: Mack


 

Nel suo studio, in una lunga conversazione con il curatore e critico Francesco Zanot, l’artista americano Alec Soth ha analizzato le sue fotografie realizzate nell’arco della sua carriera, dalle più celebri ad altre inedite o poco note. Per ognuna un capitolo, un pensiero, una riflessione. Le immagini di Soth si mescolano così tra loro, si ricompongono in nuove sequenze, seguendo il filo dei ricordi, delle domande, delle suggestioni culturali, creando legami inediti e imprevedibili. “Attraverso un dialogo frammentato e ricomposto sulla base delle immagini selezionate, non soltanto si approfondiscono la poetica, l’estetica e lo stile di Alec Soth, ma anche alcune questioni teoriche, processuali e contestuali che l’autore mette costantemente in discussione. Oltre a rimandare al botta e risposta delle conversazioni che raccoglie, il titolo si riferisce al modo in cui nello studio di Minneapolis trascorrevamo le nostre pause, lasciando stampe, libri e registratori per prendere in mano le racchette da ping-pong.” (Francesco Zanot)

CONVERSAZIONI INTORNO A UN TAVOLO  Editore: Contrasto

QUI TROVATE UN ITERESSANTE ARTICOLO DAL NOSTRO BLOG


Una bellissima confezione di cartone, contenete 28 cartoline di foto di Alec Soth, accompagnate da un libretto di 52 pagine.

GATHERED LEAVES- POSTCARD SET   Editore: Mack


 

LOOKING FOR LOVE 1996    Editore: Kominek Gallery


 

Questa nuova serie di Alec Soth prende il nome da una poesia di Wallace Stevens, The Grey Room. Dopo la sua recente esplorazione della vita sociale americana in Songbook, propone qui una serie di ritratti di grande formato a colori. Ripresi sempre in luoghi chiusi ma in ogni parte del mondo, esplora il significato di intimità in modo lirico, con la volontà di allontanarsi dall’agitazione.

I KNOW HOW FURIOUSLY YOUR HEART IS BEATING    Editore: Mack


Per approfondire la conoscenza di Alec Soth, vi segnalo altri due articoli, sempre pubblicati sul nostro blog:

VI SVELO QUALCHE SEGRETO SU ALEC SOTH E LA SUA FOTOGRAFIA

ALEC SOTH

 

Gianni Berengo Gardin. Da avere nella propria collezione.

Stories of photographerGianni Berengo GardinReportage in Sardegna 1968-2006Gianni Berengo Gardin, inediti ( o quasi )ManicomiVenezia e le grandi naviIl gioco delle perle di VeneziaStorie di un fotografoIn festa. Viaggio nella cultura popolare ItalianaVera fotografiaLa selezione dei libri scelti per voi continua, dopo Gabriele Basilico, un altro famosissimo autore italiano, Gianni Berengo Gardin. Ecco tutti i libri che abbiamo trovato!

Ciao, grazie.

Giovanni

 

1

Il volume presenta una completa antologia di Berengo Gardin. Duecentocinquanta immagini, divise in 11 sezioni, introdotte ognuna da un breve testo di Sandro Fusina, permettono di apprezzarne pienamente lo sguardo curioso e attento. In cinquanta anni di viaggi e lavoro, in Italia e nel mondo, il patrimonio visivo di Berengo Gardin, esposto in innumerevoli mostre, e custodito nei più importanti musei, costituisce una documentazione unica e irripetibile del nostro tempo. Questo libro è il racconto di una vita in fotografia, accompagnato da tre dialoghi dell’autore: su di sé con Goffredo Fofi, sulle sue foto con Frank Horvat, sui suoi libri con Floriana Pagano.

Gianni Berengo Gardin   Editore: Contrasto


 

2

Vera fotografia è il timbro che autentica il retro di ogni stampa fotografica di Gianni Berengo Gardin. Ma è soprattutto la chiave per farci comprendere quanto le sue immagini siano “vere” e non “illustrazioni”, come direbbe lui. Non frutto di elaborate manipolazioni, ma frammenti di realtà colti da uno sguardo attento e partecipe. Dalla Venezia degli anni Cinquanta (la sua città) fino alle fotografie più recenti dedicate alle Grandi Navi nella Laguna, il percorso del volume, e della mostra collegata, è insieme tematico e filologico. E dal momento che le opere di Berengo Gardin hanno raccontato un’epoca e costruito una visione, alcuni testimoni eccellenti (intellettuali, colleghi, registi, artisti, architetti…) hanno scelto e commentato ognuno una fotografia diversa, estratta dall’immenso archivio. Le 24 immagini commentate permettono ancor di più di ragionare sul valore della testimonianza sociale ed estetica di un grande maestro italiano.

Vera fotografia   Editore: Contrasto


 

3

“Cosa sia veramente la festa e impossibile dirlo. Si può solo mostrarlo. Quella compresenza di solennità e di gioco, di tradizione e di irrisione, di religione e di trasgressione, di esaltazione e di introspezione, di ricordanza e di licenza, di corporeità e di spiritualità, che è l’essenza del fenomeno festivo non si lascia afferrare dalle parole, ma in compenso resta imprigionata nell’obiettivo fotografico. Ne sono la prova questi bellissimi scatti di Gianni Berengo Gardin, che non si limitano a fornirci delle splendide immagini di questa o quella ricorrenza. Ma catturano proprio l’essenza universale della Festlichkeit, quell’ombra del passato che sorge e ritorna sempre nel dì di festa, come scrive Leopardi nel più vertiginoso dei suoi Pensieri. È l’ombra della società che risorge. Ci sta davanti come una visione, nostra e non più nostra. E squaderna le sue architetture materiali e immateriali di fronte all’occhio del fotografo.” (Dall’introduzione di Marino Niola)

In festa. Viaggio nella cultura popolare Italiana   Editore: Contrasto


 

4

Con occhio sempre vigile, attento a cogliere le svolte della storia, così come i passaggi minimi, più discreti del reale, Berengo Gardin ha narrato – e continua a farlo – avvenimenti cha hanno marcato in profondità la storia del nostro paese, sotto molteplici punti di vista. Le sue immagini sono uno spaccato della vita politica, sociale, economica e culturale dell’Italia dagli anni del boom a oggi, sia nei suoi risvolti felici, sia nelle sue pieghe drammatiche e a volte tragiche. Ma in ogni situazione non importa dove o impegnato in che cosa, Berengo Gardin cerca – e trova – l’uomo. Per quanto i suoi soggetti possano essere marginalizzati, isolati, dimenticati, disinteressati, occupati, arrabbiati, abbattuti, distanti o inconsapevoli, il fotografo non reagisce mai con sguardo accusatore, indagatore o paternalistico. Tuttavia sceglie – e dichiara – sempre una parte, prende posizione, si schiera a sostegno di un ideale, che pone al centro l’essere umano con la sua dignità, al di là delle contingenze.

Storie di un fotografo  Editore: Marsilio


 

5

In una delle avventure più amate di Corto Maltese, “Favola di Venezia”, il marinaio viene spinto dal misterioso Baron Corvo a ricercare un magico smeraldo. Parte così una caccia al tesoro che oggi, a quarant’anni di distanza dalla pubblicazione di quella storia, Gianni Berengo Gardin ha deciso di ripercorrere, facendosi guidare da due cultori dell’opera di Hugo Pratt: il fotografo Marco D’Anna e lo scrittore Marco Steiner. La seducente freschezza del segno di Pratt si lega all’intensa umanità degli scatti di Berengo Gardin, mentre D’Anna e Steiner seguono e guidano l’obiettivo del fotografo nei luoghi alle radici della leggenda di Corto. Un libro d’immagini come perle, legate da un leggero filo di parole.

Il gioco delle perle di Venezia  Editore:  Rizzoli Lizard


 

6

Il volume raccoglie le fotografie realizzate da Gianni Berengo Gardin nel bianco e nero rigoroso, sincero e perfetto di sempre, scattate dal fotografo tra il 2012 e il 2014. Immagini che testimoniano il quotidiano usurpante passaggio di mastodontiche navi da crociera nella laguna di Venezia. Sono lunghi due volte Piazza San Marco e alti una volta e mezzo Palazzo Ducale: i nuovi “visitatori” di Venezia sono le grandi navi da crociera che passano lungo il Canale della Giudecca e nel Bacino San Marco, e irrompono a scombussolare, anche solo nel momento del loro transito, l’abituale scenario cittadino. Gianni Berengo Gardin ha seguito il percorso di queste grandi navi, ingombranti e voluminose, documentando il loro apparire e scomparire sull’orizzonte della laguna. Il libro è arricchito da un testo di Andrea Carandini, Presidente del Fai, da una riflessione di Vittorio Gregotti e da un intervento di Camilla Bianchini d’Alberigo.

Venezia e le grandi navi  Editore: Contrasto


 

7

“Si era nel sessantotto. Franco Basaglia si batteva per la chiusura dei manicomi e insieme a Carla Cerati, fotografa milanese, avevamo realizzato delle fotografie per L’Espresso sui manicomi. Vedendole, Basaglia rimase allibito. Si trattava di fotografie mai viste prima in Italia. Così, abbiamo deciso di farne un libro, ‘Morire di classe’, che, con l’aggiunta di testi di Basaglia, ha fatto conoscere all’Italia le condizioni tragiche di questi malati.” In questo modo Gianni Berengo Gardin, in un testo recente, ricorda la genesi di uno dei lavori più forti, decisi e importanti della storia del fotogiornalismo italiano. La fotografia entrava in strutture proverbialmente chiuse e faceva luce – nel vero senso del termine – su condizioni e situazioni che non dovevano essere mostrate. Il sessantotto della fotografia italiana passava anche per queste immagini e attraverso un lavoro così prettamente sociale, riscopriva una sua urgenza, una centralità, un valore e una necessità intrinseca che poi è quella di rivelare, indicare e, come in questo caso, indignare. A distanza di anni, rivedere la documentazione completa realizzata da Gianni Berengo Gardin in quell’occasione – muovendosi con Carla Cerati e poi anche da solo in diverse strutture italiane, da Gorizia a Trieste, da Parma a Firenze e a Siena – permette di recuperare il senso di un lavoro straordinario.

Manicomi   Editore: Contrasto


 

8

Questo volume raccoglie 87 tra le più sorprendenti e inedite perle di Berengo Gardin. Fotografie mai viste insieme e altre poco note, tutte rivelano, dalla prima all’ultima, il tocco geniale del grande artigiano, la sapienza del narratore attento che riesce sempre a sorprendere e a meravigliare con la forza del suo sguardo. Nella lunga narrazione fotografica che con determinazione e passione Gianni Berengo Gardin ha costruito in questi ultimi cinquant’anni, molte immagini sono rimaste indietro, sepolte sotto altre più celebri o più rapidamente celebrate; dimenticate o semplicemente non viste con la dovuta importanza. Molte sono rimaste inedite. O almeno, quasi inedite. L’opera è arricchita da una preziosa sezione dedicata alla vita privata in cui il maestro in un colloquio con Alessandra Mauro commenta le immagini che lo ritraggono con altri fotografi, e racconta aneddoti ed esperienze condivise con amici e colleghi, veri e propri compagni di strada.

Gianni Berengo Gardin, inediti ( o quasi )   Editore: Contrasto


 

9

Immagini che scavano nel passato. E frugano nelle tasche dei ricordi. Composte, equilibrate, emozionanti. Gianni Berengo Gardin non è mai banale. Non fa uso di filtri o di chimica deformante. Le sue foto sono semplici in apparenza. Animate dalla presenza di corpi liberi, da prospettive ammaestrate, dove le fughe e le linee sono i mattoni per costruire una storia di luci e ombre. I suoi reportage in Sardegna assecondano gli orizzonti, i gesti della gente, non smussano gli angoli ma ci mostrano l’altra faccia della verità sociale del tempo. E tutto è ancora qui, in queste visioni dove non v’è rimpianto: il tempo non esiste dietro un obiettivo, il respiro calmo e l’occhio attento alle sfumature del mondo.

Reportage in Sardegna 1968-2006     Editore: Imago Multimedia


 

10

Gianni Berengo Gardin ha alle spalle cinquant’anni di fotografia. Anzi mezzo secolo, come preferisce definirli. Perché cinquant’anni sono tanti mentre mezzo secolo suona come un pezzetto di storia. E il concetto di storia, legato al tempo e agli eventi degli uomini, non può non piacere a un maestro dell’immagine. La storia raccontata dalle immagini di Berengo si snoda in un mondo in bianco e nero, fatto di volti, gesti, paesaggi, architetture, eventi quotidiani, nel quale il fluire del tempo sembra fermarsi. In questo consiste il segreto della modernità dell’opera di Berengo: nella capacità di conservare inalterato uno sguardo classico e allo stesso tempo di accettare tutti gli incontri, tutte le sfide che la realtà contemporanea mette sul suo cammino.

Gianni Berengo Gardin   Editore: Contrasto


 

11

Gli scatti visionari e creativi della realtà di ogni giorno di un “bambino” del nostro tempo. Considerato da molti dei uno dei più rappresentativi fotografi italiani, per quasi cinquant’anni Gianni Berengo Gardin è stato un narratore attento della vita quotidiana, in tutti i suoi molteplici aspetti e nella sua evoluzione, avendo immortalato la storia dell’Italia in oltre 1.250.000 immagini. Per il suo lavoro, preferisce il bianco e nero perché il colore distrae il fotografo e lo spettatore.  Le immagini sono ciò che conta. Persone, oggetti, monumenti storici. Immagini concrete, mai astratte, ma soprattutto immagini reali. È difficile non percepire la componente creativa e visionaria delle sue istantanee.

Stories of photographer   Editore: Rizzoli International Publications


 

Libri di fotografia? No grazie!

Come avevo già avuto modo di scrivere in un articolo tempo fa, fatico molto a leggere libri teorici sulla fotografia. Sono un po’ come i bambini. Guardo le figure. 😛

Credo di aver dato tutto con Roland Barthes (qua un articolo su di lui recentemente pubblicato) e Susan Sontag (per chi se lo fosse perso, sto parlando di questo libro). Li acquisto, ne leggo una decina di pagine e poi finiscono nella libreria a prendere polvere.

Mi sembrano tutti eccessivamente “filosofici” e mi annoiano. Sarà che io leggo per lo più nel letto, la sera prima di addormentarmi… La palpebra mi cala molto velocemente.

Non se ne abbiano a male i teorici della fotografia (del resto chi sono io?), ma proprio non ce la faccio.

Sembrerà facile piaggeria, ma gli unici libri di “teoria della fotografia” che ho letto recentemente sono i due manuali pubblicati da Sara Munari 😛 Li trovo scritti in maniera molto semplice, chiaramente comprensibile a tutti e pieni di esempi pratici. Ecco. Se v’interessa approfondirne la conoscenza, li trovate qua

Ma non era di questo che volevo scrivere.

In realtà ho una vera e propria mania per i libri fotografici (ossia libri con fotografie, non libri che parlano di fotografia). Sono ormai rimasti l’unica tipologia di libri che acquisto in formato cartaceo. Per tutto il resto vado di e-book. Perchè la mania del libro vale anche per la letteratura e, quando mi è stato fatto notare che non avevo più spazio neanche per accatastare libri in pile sul pavimento del soggiorno, mi sono convertita al Kindle. Non profuma di carta stampata, ma devo ammettere che la comodità è impagabile.

Però con i libri fotografici non riesco proprio. Una fotografia per me esiste solo quando viene stampata, perchè la qualità della stampa ha un importanza rilevantissima. A video non è la stessa cosa.

Un libro fotografico quindi per me è  una cosa sacra. Lo vedo come un  traguardo, lo sbocco naturale per un progetto importante, su cui magari ho lavorato anni. Non potrei mai pubblicare un libro con un lavoro che ho scattato in a una o due settimane di vacanza. Lo trovo una mancanza di rispetto e una tteggiamento molto superficiale rispetto all’argomento trattato e ai fruitori. E poi, rendiamoci conto che un libro rimane. Un domani – dovesse mai capitarti di avere un qualche tipo di successo – tutti si ricorderanno di te che avevi pubblicato quel libro di m… con fotine scattate qua e là. No grazie. (parlo in prima persona, ma io naturalmente non ho mai pubblicato un libro).

Per quanto riguarda i contenuti, naturalmente ognuno ha i suoi generi preferiti. Io non mi ritengo certo un’esperta, ma ho i miei gusti. A me piacciono i libri che mi stupiscono, che mi fanno porre domande. Sia per quanto riguarda il contenuto e le immagini in senso stretto, che riguardo all’editing e alla scelta della sequenza.

E comunque, per ottenere il libro perfetto non basta avere scattato solo belle immagini.

Per quanto mi riguarda, il libro deve essere esso stesso un bell’oggetto: la qualità della carta, della stampa, l’impaginazione, la copertina stessa è importantissima per me.

Eccovi alcuni esempi di libri per me estremamente validi (rigorosamente in ordine sparso). Avrei potuto aggiungerne tantissimi altri, ma magari lo faccio un’altra volta. Non vorrei annoiarvi o tanto meno essere causa di spese folli.

P.S: Purtroppo il libro di Soth è fuori catalogo e vi costa un rene, ahime, ma non ce l’ho nemmeno io eh… 🙁

In tempi recenti ho visto foto bellissime rovinate da un brutto libro, impaginazione sbagliata, copertine non accattivanti, grafica brutta o carta e stampe di bassa qualità. Un vero peccato. Mi rendo conto che la produzione di un libro è costosa, ma ahimè, io non rinuncerei alla qualità per una questione di costi. Piuttosto, se non trovo un editore o non riesco a raccogliere fondi tramite il crowdfunding,  rinuncio.

Nonostante la mia passione per la fotografia, e di conseguenza per i libri fotografici sia piuttosto recente, si è creata una sorta di dipendenza.

E questo è anche merito – o colpa 🙂 – dei miei librai preferiti, Flavio e Giulia di Micamera. Ogni volta che metto piede da loro, me ne esco con una delle loro caratteristiche borsine colorate stracolma di libri e con la mia carta di credito alleggerita. Ma è così. Non riesco a resistere. PHOTOGRAPHY BOOKS MAKE ME HAPPY!

Credo che se qualcuno proprio si volesse togliere lo sfizio di vedere le proprie foto pubblicate su carta, meglio allora puntare sulla fanzine. Ne ho viste di veramente ben fatte di recente. Io ci penserei, al posto vostro. I costi sono decisamente inferiori e non si rischia di uscire con un prodotto scadente.

Avevamo approfondito il discorso delle fanzine in un altro articolo che trovate qua. Ma questo è un altro discorso.

Spero di non avervi contagiato con la photobook-mania!
Ciao

Anna

 

Robert Adams, lungo i fiumi.

 

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Robert Adams

Lungo i fiumi

Fotografie e conversazioni

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É una raccolta di interviste con il fotografo Americano Robert Adams, correlata da una serie di immagini di paesaggio, molte delle quali inedite.

Le interviste affrontano e cercano di spiegare il motivo che ha spinto Robert Adams ad indagare con continuità il paesaggio da lui abitato, l’Ovest Americano.

Dalle parole del fotografo si intuisce come l’abitare e la conoscenza dei luoghi siano alla base del suo lavoro,  “ciò che desideravo era guardare da vicino, con attenzione. Sono d’accordo con Dorothea Lange quando diceva che molti fotografi smettono di fotografare un soggetto troppo presto, prima di averne esaurito tutte le possibilità”.

Personalmente, trovo l’utilizzo dell’intervista una  soluzione piacevole da leggere e molto valida per approfondire la conoscenza del fotografo.

In vendita qui

Giovanni

Fotografia e materialità in Italia

Fotografia e materialità in Italia

Franco Vaccari, Mario Cresci, Guido Guidi, Luigi Ghirri

Nicoletta Leonardi

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Questo libro ha come oggetto l’analisi della della fotografia in Italia degli anni sessanta e settanta, in particolare indaga come, tramite la fotogarfia, alcuni autori ( Franco Vaccari, Mario Cresci, Guido Guidi e Luigi Ghirri ) analizzano come la meterialità e i luoghi in cui viviamo hanno influenzato la cultura di quel periodo e di conseguenza  aumentato l’interesse verso la città e il territorio.

Il rapporto che le persone instaurano con gli oggetti e i luoghi sembra evidente e sempre presente, anche se  il lavoro degli autori presi in considerazione è talvolta divergente, ciascuno dei fotografi che l’autrice ha analizzato usano i contesti in cui viviamo e gli oggetti con i quali viviamo enfatizzandone l’importanza che assumono per gli individui.

Il conivolgimento che le opere di Franco Vaccari attuano verso il pubblico.

Il lavoro di “operatore” che Mario Cresci mette in atto analizzando le ralazioni che legano tra loro, persone, luoghi , oggetti e il costante confronto diretto con il sociale.

La continua relazione tra esseri viventi , oggetti , luoghi e dello stesso autore, di Guido Guidi ; “io non guardo soltanto il paesaggio, ma ne faccio esperienza, perchè io stesso sono dentro il paesaggio, vedo il paesaggio che guarda me “ .

Il territorio locale, la memoria e l’attenzione verso il quotidiano che caratterizzano il lavoro di Luigi Ghirri.

Il libro offre un’ampia e sicuramente eterogenea visione della  ricerca fotografica di quattro fondamentali autori Italiani.

Qui un’intervista a Nicoletta Leonardi

In vendita qui.

 

Giovanni

Sulle tracce del bambino di Scanno

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Ho appena richiuso l’ultimo libro di Simona Guerra; IL BAMBINO DI SCANNO, e più che un libro sulla fotografia, penso sia un libro che sta dietro la fotografia; o ancora un libro che ha come palcoscenico una fotografia.

L’immagine, lo annuncia il titolo del volume, è la celeberrima foto scattata nel 1957 (o 1959) da Mario Giacomelli in quel di Scanno, paese dell’Abruzzo che insieme ai propri abitanti, verrà proiettato oltre oceano, fino alle sale del MOMA di New York, proprio dallo scatto del fotografo marchigiano, scelto da John Szarkowski per la mostra The photographer’s Eye.

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Tutta la storia dello scatto è raccontata nella seconda parte del libro, dal perché Giacomelli e l’amico Tornelli decisero di partire per un fine settimana nel borgo che solo pochi anni prima si era concesso all’obiettivo di Henri Cartier-Bresson, al primo concorso in cui venne inviata l’immagina del bimbo, fino alla lettera in cui veniva comunicato l’ammissione alla sopra citata esposizione.

La prima parte del volume è invece un viaggio intimo e appassionato, intrapreso dall’autrice, nipote di Mario Giacomelli, alla (non) ricerca di quel bambino; anche lei con un week end a disposizione, anche lei accompagnata da un’amica.

Non è una monografia, non è nemmeno una biografia del fotografo e nemmeno un saggio sul suo lavoro, è forse un’occasione per tuffarsi nei risvolti meno fotografici che questa foto ha innescato.

È un libro di fotografia, ma solo perché si parla di una fotografia e dei protagonisti, consapevoli e no, che hanno contribuito a che prendesse luce, ma è affascinante scoprire i retroscena, come le immagini dei provini con le note di Giacomelli, così come rivedere il volto di quell’ormai non più bambino, quasi 60 anni dopo, senza più le mani in tasca.

Buona lettura.

Angelo

 

Meditazione e fotografia, da leggere!

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Meditazione e fotografia

Vedendo e ascoltando passare l’attimo

Diego Mormorio

Contrasto

La prima parte del testo “riflessioni introduttive” cerca di sviscerare gli aspetti tecnici e storici della fotografia e soprattutto “l’antagonismo” con la pittura, interessante a questo proposito il capitolo Movimento, pittura, realtà, fotografia riguardante la simulazione del movimento che la pittura aveva da sempre cercato di realizzare, ma solo grazie all’analisi delle immagini fotografiche, riuscita a rappresentare con efficacia.

Nella seconda parte del libro si passa ad analizzare gli aspetti meditativi della fotografia, La meditazione non è infatti un semplice mezzo per arrivare a qualcosa, ma è, al tempo stesso, il mezzo e il fine. Meditare è vedere le cose così come sono.

Probabilmente il proliferare di immagini e la semplicità nel poterle realizzare ha fatto in parte decadere l’aspetto meditativo che servirebbe avere verso quello che ci circonda, si guarda senza vedere, con la convinzione che non sia troppo importante quello che si sta guardando o che si potrà riguardare più attentamente in futuro, magari in una foto.

Probabilmente riuscire a guardare  come fosse la prima o l’utima volta è l’approccio che dovrebbe stare a monte, molto prima di scattare la foto, si dice che, nell’antica Cina, prima di iniziare a dipingere un paesaggio o solo qualche elemnto di esso, il pittore si metteva a meditare per giorni e talvolta mesi di fronte al soggetto che doveva rappresentare. Solo quando riusciva a portare dentro di sé l’essenza di quello che stava osservando, poteva cominciare a dipingere.

Questo sembra essere l’approccio che sta alla base anche della fotografia più moderna e “creativa”.

Personalmente ritengo questa lettura molto interessante, per niente banale e  scontata, piena di spunti che potrebbero farvi rivalutare l’approccio verso la fotografia.

…non posso far altro che consigliarvene la lettura, lo trovate qui

Giovanni