Uomo sì o uomo no nella Street photography?

New york – Sara Munari

Prima di tutto, per soggetto si intende sempre soggetto umano? In realtà no. Gli animali, anche senza la presenza di esseri umani possono essere considerati soggetti per la street. Addirittura, le ombre di esseri umani o animali sono street, se le componiamo e gestiamo con un metodo corretto.
Basti pensare al lavoro sui cani scattato da Elliott Erwitt, quasi tutto scattato per strada, basato sulla convinzione del fotografo che i cani assomigliassero fortemente ai propri padroni. Uno dei libri più belli e famosi di Garry Winogrand è proprio The Animals, del 1969, nel quale l’autore si concentra sulla vita degli animali sia all’interno di zoo che fuori. Gli zoo sono un ottimo territorio di caccia per questo genere fotografico, sono anche abbastanza semplici da affrontare, in quanto è naturale avere una fotocamera in uno zoo o in un parco divertimenti e i visitatori sono più rilassati e meno sospettosi.

Bee body be boom – Sara Munari

Se l’uomo manca del tutto e nessun elemento si riferisce al “vivere quotidiano” in termini attivi, io preferisco definire l’immagine con il termine fotografia urbana, anche se molti la definirebbero
comunque street.
Con il termine “soggetto” mi riferisco a soggetto umano o animale presente o di cui si percepisca la presenza. Se il soggetto, che sia umano oppure no, è ritratto da una distanza tanto ravvicinata da non permettere allo stesso di avere nessuna relazione con il contesto o con altri elementi umani o animali, la fotografia diventa un ritratto. Anche in questo caso, se una foto di ritratto in un contesto urbano viene inserita in un portfolio di street, verrà percepito, nella narrazione, come una virgola in un racconto.
Un piccolo fermo tra le storie delle singole fotografie all’interno del vostro portfolio. Quindi, come vedete, i limiti sono pochi. Ritratti fatti per strada, con un approccio candid, sono assolutamente da considerare street photography, anche se non possono essere l’unico linguaggio usato nel lavoro, altrimenti verrà percepito nel suo insieme come un progetto sul ritratto.
La presenza umana non è nemmeno sempre necessaria. Se pensiamo, per esempio, alle immagini di Eugène
Atget, non vi sono praticamente mai persone, eppure anche lui cercava di mostrarci la vita per strada, anche solo suggerendo la presenza umana, attraverso elementi legati alla “vita vissuta”.

Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.

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Di treni, di sassi e di vento – Sara Munari

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