Buongiorno a tutti! Stefano Mirabella terrà una bella serata da Musa fotografia, dove presenterà il suo lavoro e i suoi progetti e, se ci saranno ancora copie, il suo nuovo libro DOM.
Stefano Mirabella è nato e vive a Roma dal 1973, nel 2003 muove i primi passi nel mondo della fotografia frequentando alcuni corsi nelle migliori scuole di Roma. Subito dopo inizia un percorso fotografico personale, che lo vede impegnato nel reportage sociale, numerosi i viaggi fotografici all’estero: Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania, India, Siria e territori occupati palestinesi. Queste esperienze danno vita ad alcune mostre personali e pubblicazioni varie. La passione per la fotografia lo porta a intraprendere la strada dell’insegnamento, tiene costantemente corsi di fotografia avanzati e di base, individualmente o per conto di associazioni e scuole.
Dal 2012 pratica la Street Photography. Entra subito a far parte del collettivo italiano Spontanea. Vive la fotografia di strada come un’opportunità per stare tra la gente e riscoprire la sua città. Predilige quel tipo di fotografia che è in bilico tra la voglia di rappresentare la realtà e il desiderio di trascenderla.
Ama profondamente il genere e cerca di condividerlo tramite l’insegnamento, è docente presso Officine Fotografiche. Vincitore del Leica Talent 2014 è docente della prestigiosa Leica Akademie.
Buongiorno a tutti! Stefano, uno dei maggiori esponenti della Street photography italiana, vi aspetta per il suo corso!
Con Stefano Mirabella è previsto un incontro il 24 Maggio alle ore 20,30
Vi aspettiamo da Musa per conoscerlo!
Musa fotografia, Via Mentana, 6 Monza
Ciao Sara
Stefano Mirabella è nato e vive a Roma dal 1973, nel 2003 muove i primi passi nel mondo della fotografia frequentando alcuni corsi nelle migliori scuole di Roma. Subito dopo inizia un percorso fotografico personale, che lo vede impegnato nel reportage sociale, numerosi i viaggi fotografici all’estero: Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania, India, Siria e territori occupati palestinesi. Queste esperienze danno vita ad alcune mostre personali e pubblicazioni varie. La passione per la fotografia lo porta a intraprendere la strada dell’insegnamento, tiene costantemente corsi di fotografia avanzati e di base, individualmente o per conto di associazioni e scuole.
Dal 2012 pratica la Street Photography. Entra subito a far parte del collettivo italiano Spontanea. Vive la fotografia di strada come un’opportunità per stare tra la gente e riscoprire la sua città. Predilige quel tipo di fotografia che è in bilico tra la voglia di rappresentare la realtà e il desiderio di trascenderla.
Ama profondamente il genere e cerca di condividerlo tramite l’insegnamento, è docente presso Officine Fotografiche. Vincitore del Leica Talent 2014 è docente della prestigiosa Leica Akademie.
Incontro, durante i miei corsi, molte persone che, sebbene vogliano imparare a scattare per strada, sono bloccate da una serie di timori che, in qualche caso, possono essere anche leciti, in altri sono completamente inutili. Prima su tutte, la paura di essere malmenati o insultati. Può capitare di incontrare chi non gradisce essere fotografato. Avete due opportunità: ❙ procedere velocemente facendo finta di nulla, possibilmente con un sorriso ebete sul viso, che sdrammatizzi, comunque… ❙ avvicinare la persona con estrema gentilezza spiegando il motivo della fotografia. Se l’incomprensione prosegue, cancellate la foto, l’incolumità vostra e della macchina fotografica viene prima di tutto! Se avete paura che qualcuno poco propenso a essere fotografato possa danneggiare l’attrezzatura, cercate di stare calmi e pensate prima a voi che alla macchina fotografica. Il secondo motivo che crea tensione è la paura di rimanere senza batterie o che l’attrezzatura non funzioni correttamente per qualche motivo. ❙ Per quanto riguarda le batterie, ricordatevi di averne almeno una di scorta, anch’essa carica (grande consiglio! Eh, ma se vi scordate di caricare o di portare con voi la batteria di scorta, cosa posso dirvi di diverso, se non: «Ma brutto/a beep, ma si può essere così beep da dimenticare di sistemare le cose per poter uscire a scattare?»). ❙ Per esperienza personale, posso dire che la macchina fotografica mi ha tradita in un’unica occasione ed è stato per il troppo caldo (ero in India, c’erano circa 47/48 gradi). Sono andata in un locale pubblico, raffreddato dall’aria condizionata e la macchina è ripartita in pochi minuti. Per il resto, non ho mai avuto complicazioni di questo tipo legate all’attrezzatura e raramente ho sentito di altri che ne abbiano avute. La paura di danneggiare la propria attrezzatura, in particolare le lenti frontali, anche per involontaria caduta, si supera tenendo la macchina ben salda e vicina al corpo il più possibile.
Vi mostro come tengo la macchina io, spero possa essere un consiglio utile anche per voi, anche se, sicuramente, non è l’unico modo e non è l’unico modo giusto: è semplicemente il metodo che ho trovato più veloce nella realizzazione dello scatto e più sicuro per me e la fotocamera.
Come vedete, avvolgo la tracolla della macchina fotografica intorno al polso (calcolando prima la lunghezza giusta per me). Quando arrivate all’ultimo giro di polso, dovrebbe avanzare un tratto di tracolla che andrete a bloccare, portandola dietro la macchina fotografica. Se la lunghezza è giusta, questa parte tratterrà la macchina al polso e la macchina sembrerà anche più leggera. Io tengo la macchina sempre dietro la chiappa destra, in modo da essere meno visibile possibile. Non tengo mai, per abitudine e per scelta, la fotocamera sul petto.
Tutte queste paure si possono superare con un po’ di attenzione e malizia. Se siete rilassati e a vostro agio per strada, nel tempo, le tensioni si dissolveranno.
Una foto di strada può avere un aspetto nitido, dove tutto è a fuoco e “congelato”, ma può anche essere tremolante, mossa, per trasmettere dinamismo e instabilità. Chiaramente, il mosso può sia essere una scelta voluta, usando tempi di esposizione lunghi, oppure un obbligo nel caso in cui ci si trovi in una situazione di scarsità di luce. Una parolina tanto abusata oggi è: mosso creativo. Tengo a sottolineare che non esiste il “mosso creativo” in sé… è l’insieme tra tecnica, composizione, messaggio, progetto, che fa della foto una foto creativa. Purtroppo per noi, non basta muovere la macchina o lanciarla nel vuoto mentre si scatta. Anche il mosso fa parte del linguaggio e va usato con consapevolezza. Esistono, sostanzialmente, quattro tipi di mosso nella street photography. Il primo tipo è quando utilizziamo un tempo lungo e muoviamo noi la macchina fotografica. In questo caso la percezione è di mosso generale nell’immagine. Nella prima immagine alla pagina successiva, tutto è mosso, la bambina e lo sfondo che la circonda.
Be the bee body be boom, est east. Sara Munari
Nel secondo tipo è il soggetto in movimento che crea la sensazione di mosso, ma lo sfondo rimane nitido e la percezione è che sia fermo
Be the bee body be boom, est east. Sara Munari
Il terzo tipo è il panning, una tecnica fotografica che si utilizza per trasmettere la percezione del movimento. È possibile ottenere un effetto panning su immagini verticali, in genere però viene sfruttato su elementi che si spostano orizzontalmente davanti al fotografo, seguendo tre semplici azioni: ❙ si inquadra il soggetto; ❙ si scatta con tempi lunghi; ❙ si muove la fotocamera mantenendo il fuoco sul soggetto mentre lo si segue con la macchina fotografica. Lo scatto, in questo caso, deve essere realizzato in modalità M (manuale) o a priorità di tempi. Dato che i soggetti sono in movimento, è necessario capire quale sia il tempo corretto da impostare. Non ci sono tempi di scatto giusti in assoluto. Dipendono, infatti: ❙ dalla velocità del soggetto; ❙ dalla quantità di effetto panning che si vuole ottenere.
Be the bee body be boom, est east. Sara Munari
Il quarto modo si ha scattando con il flash e con tempi relativamente lunghi, nell’ordine di 1/30, 1/15 o 1/8. Il sensore, rimanendo esposto più a lungo del lampo del flash, registra anche la luce dell’ambiente. Il colpo di flash congelerà parte del movimento, la restante parte risulterà mossa a causa del lungo tempo dell’esposizione.
Buongiorno, parlo oggi del punto di ripresa nella fotografia di strada Siamo abituati a cambiare spesso punto di ripresa con le nostre macchine fotografiche; ricordatevi che la scelta del punto di ripresa condizionerà considerevolmente l’estetica dell’immagine e la percezione del fruitore; quindi, è una decisione da prendere sempre con consapevolezza. Qual è il punto di ripresa migliore? Boh, dipende! Comunque sia, i sistemi più usati per cambiarlo sono:
Lanciarsi da un treno in corsa.
Rotolarsi per terra e usare lo scatto multiplo.
Buttarsi dalle finestre scattando selfie.
Legare la macchina fotografica a un piccione viaggiatore. No, niente, questi sono quelli che uso io, ma è meglio lasciare perdere! Le possibilità sono sostanzialmente tre: ❙ in asse rispetto al soggetto; ❙ dall’alto rispetto al soggetto; ❙ dal basso rispetto al soggetto RIPRESA IN ASSE La prospettiva di ripresa in asse, con il piano pellicola/sensore parallelo al soggetto, permette di ottenere immagini senza distorsione prospettica. Come accennato prima, questa scelta prospettica dà la garanzia di poter ottenere un rapporto naturale tra le dimensioni del viso, tronco e gambe quando si fotografa una persona a figura intera, o altro soggetto, dal palazzo al cane. In linea di massima, fotografando una persona “in asse” si mantiene una qualità maggiore in termini di proporzioni. Le proporzioni variano anche con l’utilizzo di obiettivi grandangolari, oppure avvicinandosi “troppo” al volto del soggetto, provocando una distorsione anche se si fotografa in asse rispetto al soggetto. Anche per la fotografia di architettura valgono le stesse regole: se si vogliono evitare linee cadenti o storte, è necessario mantenere l’obiettivo in asse rispetto alla struttura geometrica fotografata.
Shanghai, punto di ripresa frontale, fotografia di Sara Munari
RIPRESA DALL’ALTO Nella street photography, una ripresa dall’alto verso il basso, a meno che non ci si trovi su un piano rialzato e con angoli di campo ampi, tende a schiacciare i soggetti ripresi. Una ripresa dall’alto con leggera inclinazione della macchina fotografica esalta la prospettiva, e comporta che tutte le linee vengono a convergere verso un punto di fuga. L’impressione che se ne ottiene è di una grande profondità. Se l’angolo di campo è ristretto e l’inclinazione della macchina fotografica accentuata, tendiamo a schiacciare la prospettiva e la foto perde tridimensionalità. Se vogliamo giocare sugli elementi grafici, esaltando linee, geometrie e forme, questo punto di ripresa può essere decisivo per raggiungere eccellenti risultati.
Shanghai, punto di ripresadall’alto, fotografia di Sara Munari
RIPRESA DAL BASSO Questo punto di ripresa tende a esaltare le forme degli elementi fotografati, siano essi persone o cose. In questo caso, tanto più è grandangolare l’ottica utilizzata, quanto più i soggetti tenderanno a “sopraffare” l’osservatore, dato che la percezione è quella di stare sotto alle cose.
Shanghai, punto di ripresa dal basso, fotografia di Sara Munari
DA VICINO, DA LONTANO Soprattutto all’inizio, quando si è ancora un po’ inesperti, si tende a non avvicinarsi abbastanza alle persone. Questo non è un errore in sé, nel senso che molti fotografi scelgo no un punto di ripresa distante per produrre le proprie immagini. Il problema sorge quando l’immagine scattata da quella distanza non arriva a soddisfare le aspettative di chi l’ha prodotta perché i soggetti si devono guardare con una lente di ingrandimento! Si ha paura di avvicinarsi e si è preoccupati di far incazzare le persone, di farle sentire a disagio e di tutte le relative conseguenze. La vicinanza fisica, in effetti, può corrispondere a vicinanza emotiva, ma vedrete che nessuno vi mangerà. Hai paura di essere malmenato? Potrebbe capitare; nella mia esperienza di tanti anni in questo settore, posso dire che mi è capi tato in una sola occasione di sentire un fotografo che sia arrivato alle mani con qualcuno. Se pensate di utilizzare un teleobiettivo per avvicinarvi al soggetto, sappiate che comprimerete l’immagine e non sembrerete coinvolti nella scena. Nella fotografia di strada molti dei grandi fotografi hanno utilizzato ottiche da 35mm, qualcuno il 50mm, qualcuno il 28mm, an che se con questa ottica si comincia a essere parecchio vicini, se si vuole riempire il fotogramma.
Sebbene ci siano molte difficoltà nello scegliere come soggetti i bambini, sono comunque uno dei “bersagli” preferiti nella fotografia di strada. Vi sono complicazioni soprattutto legate alla cultura del mondo occidentale, in molte altre parti del mondo riprendere i bambini è considerato assolutamente normale. I tempi sono cambiati e i giorni in cui fotografi di strada come Helen Levitt, William Klein e Vivian Maier giravano per le strade di New York e Chicago fotografando bambini di tutti i tipi, in tutte le situazioni, sono finiti.
Belgrado – Sara Munari
Quando un fotografo viene visto con la fotocamera, non è irragionevole che ci si chieda dove finirà la fotografia e, probabilmente, mi farei la stessa domanda se avessi figli. Sebbene i bambini siano sbattuti in faccia a tutti, ogni giorno su tutti i social network, scattare la foto di un bambino, in un luogo pubblico, sembra essere un sacrilegio. Sta di fatto che i piccoli umani sono un soggetto troppo appetitoso per non scattare. Io, per esempio, quando vedo dei bimbi, entro in uno stato di agitazione fotografica da ripresa: non posso, non posso, ma voglio, sì voglio, bello, trak, presa la foto. È fatta. Quando mi accade, sono più tranquilla in Oriente o in Sud America, dove la questione sembra essere più “morbida”, e ho qualche difficoltà in più qui in Europa e negli Stati Uniti.
Sofia – Sara Munari
Non voglio soffermarmi a lungo su questo argomento: semplicemente, usate la logica, cercate di informarvi sulle regole del Paese dove state fotografando e cercate di adattarvi alle usanze locali.
Suggerimenti sul fotografare bambini per strada Ecco i consigli riportati nel libro di David Gibson, Street photography. Manuale del fotografo di strada, tr. It. Il Castello, Cornaredo 2016:
❙❙ Siate consapevoli della presenza di genitori o insegnanti, se sono in prossimità dei bambini che intendete fotografare. ❙❙ Scattate velocemente, come fareste normalmente, non esagerate, fate pochi scatti e spostatevi. ❙❙ Se vi scoprono, sorridete. Un sorriso comunica che quello che state fotografando deve far sorridere e rassicura tutti. ❙❙ Un grande vantaggio potrebbe essere portare con voi i vostri figli. ❙❙ Non dovete fotografare i bambini in quanto bambini ma più semplicemente perché sono persone e sono parte della vita in strada. ❙❙ Cercate di vedere il bambino in un adulto, anche questo è street photography. ❙❙ Siate sensibili, ma non siate ansiosi di fotografare bambini.
Come comportarsi in Italia Dal punto di vista normativo, consiglio di attenervi a quanto stabilito dal Garante della privacy, nel Bollettino 50/maggio 2004. Diffusione di fotografie Le disposizioni che tutelano la riservatezza dei minori si fondano sul presupposto che la pubblicità dei loro fatti di vita possa arrecare danno alla loro personalità. Questo rischio può non sussistere quando il servizio giornalistico dà positivo risalto a qualità del minore e/o al contesto familiare in cui si sta formando. Pertanto può ritenersi lecita, ad esempio, salvo casi assai particolari, la diffusione di immagini che ritraggono un minore in momenti di svago e di gioco.
Resta comunque fermo l’obbligo per il giornalista di acquisire l’immagine stessa correttamente, senza inganno e in un quadro di trasparenza, nonché di valutare, volta per volta, eventuali richieste di opposizione da parte del minore o dei suoi familiari. Anche in tale ambito è comunque affidata al giornalista una prima valutazione in ordine al rischio che tale spettacolarizzazione possa incidere negativamente sul minore e sulla sua famiglia. Si dovrà in ogni caso evitare che la diffusione di tale tipo di dati assuma carattere sistematico: è infatti evidente la differenza che esiste fra la raccolta occasionale dell’immagine delle persone che in un dato momento si trovano in un luogo pubblico e invece la ripresa sistematica di tale situazione. Analoghe considerazioni in ordine alla liceità della diffusione possono essere formulate con riferimento alle immagini di neonati. Esse infatti si caratterizzano per avere una più ridotta valenza identificativa.
In strada ci si deve sentire a proprio agio, si deve essere tranquilli per riuscire a percepire e catturare immagini. Ho tantissimi alunni, durante i miei corsi, che scattano l’ottanta per cento delle proprie fotografie tenendo la macchina fotografica sulla pancia, in inglese si dice shoot from the hip. Mi chiedo cosa spinga a farlo dato che: ❙❙ Non si ha che parziale controllo sull’inquadratura. ❙❙ Non si vedono le posizioni dei soggetti rispetto ai bordi dell’immagine. ❙❙ Non si percepisce bene le velocità delle cose e dei soggetti che, rinchiusi nell’immagine, sono più difficili da catturare rispetto alla visione senza mirino, che comprende un angolo di campo ben più ampio. ❙❙ Non si percepisce la profondità di campo.
Tutto si riduce a un esercizio, o meglio, un giochino, che può, solo raramente, dare buoni risultati.
Ricordate che una delle caratteristiche che ha fatto grandi gli scatti di alcuni autori è proprio la capacità di selezionare una parte di mondo che, attraverso la consapevolezza del fotografo, riuscisse a raccontarci qualcosa di interessante, soprattutto perché inserito nei limiti fisici del riquadro fotografico. Con questo non sto assolutamente dicendo che qualche buona fotografia non possa uscire, ci sono addirittura fotografi, grandi autori, che hanno fatto di questa tecnica il loro modus operandi.
A voi la scelta!
Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.