Mostre consigliate da MU.SA.

Henri Cartier-Bresson e gli altri

I grandi fotografi e l’Italia dal 10 novembre al 7 febbraio 2016

L’Italia è sempre stata una delle destinazioni preferite dai fotografi. La loro ricerca si è concentrata sulla bellezza tipica dell’Italia, sul nostro modo di vivere, sull’umanità dei cittadini del nostro paese, sui drammi e le particolarità della nostra storia e dei personaggi che l’hanno tracciata. Italia inside out, a cura di Giovanna Calvenzi,vuole esplorare questo bagaglio prezioso di immagini, esperienze e visioni con una serie di proposte espositive che raccoglieranno e presenteranno al pubblico il lavoro collettivo di quei fotografi che, in momenti diversi, e con sensibilità individuale, hanno colto gli aspetti principali della vita del nostro Paese. La mostra sarà divisa in due momenti, il primo, Inside, da fine marzo a fine giugno, raccoglierà le fotografie dei grandi autori italiani, il secondo, Out, da fine giugno a fine settembre, riguarderà i grandi fotografi internazionali.

In mostra fotografie di: NOBUYOSHI ARAKI, MICHAEL ACKERMAN, JORDI BERNADÓ, ELINA BROTHERUS, ROBERT CAPA, HENRI CARTIER-BRESSON, GREGORY CREWDSON, JOHN DAVIES, JOAN FONTCUBERTA, HARRY GRUYAERT, ALEX HÜTTE, ART KANE, WILLIAM KLEIN, IRENE KUNG, HERBERT LIST, GUY MANDERY, IROYUKI MASUYAMA, STEVE MCCURRY, JOEL MEYEROWITZ, SARAH MOON, ABELARDO MORELL, HELMUT NEWTON, CLAUDE NORI, MARTIN PARR, , BERNARD PLOSSU, MARK POWER, SEBASTIÃO SALGADO, DAVID SEYMOUR, THOMAS STRUTH, GEORGE TATGE, ALEXEY TITARENKO, HANS VAN DER MEER, CUCHI WHITE, JAY WOLKE, SOPHIE ZÉNON

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Forms of Japan – Michael Kenna

From November 11 to December 6, 2015-10-22
Venue : Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea,
Via Gorani 7 Milano

Michael Kenna is one of the most renowned landscape photographers of our time. His black-and-white photographs are characterized by their simplicity and sense of purity. Kenna frequently travels to Japan, after falling in love on his first visit there 30 years ago, and he is drawn back by his fascination with the Japanese landscape and philosophy. His works show clearly outlined elements in reduced formal language and poetic presentation. The viewer repetitively encounters meditative, lonely trees, mountain silhouettes, bridges, water steles and small islands. His sensitive photographs seem to attempt to unveil the aesthetic sense of the Japanese soul.

Micheal Kenna has been deeply influenced by the Haiku style of poetry, considered to be the shortest poetic form in the world. The original Japanese Haiku consists of three word groups arranged in vertical order. Nature is an essential part of haiku poetry, as poets often use nature as a representation of the moment or experience they wish to capture. Nature is regarded as the mirror of the soul, although there are some symbolic images which can be attributed to a certain meaning. The main point of this short kind of poetry is its inexhaustible interpretation by the reader.

Thus certain elements can create a certain meaning, for instance how Yvonne Meyer-Lohr describes it in Kenna’s book Forms of Japan. The sea, or rather the water, stands as symbol for isolation which keeps the small islands and steles away from the shores. For Japan, this is detrimental because the sea has separated Japan from the rest of the world, resulting in the isolated culture of Japan. The earth, in the form of mountains and the mainland symbolises power. It seems to be static and gives shape to the surrounding environment. However, this impression is deceptive, because the earth changes over time, in both a violent, destructive and preserving manner at once. The tree is a symbol of constant transformation. They change with the different seasons, nor is it the same tree as it was the previous year. The sky stands for dissolution and for transitory moments. As humans are aware of their transitory position and own mortality, they reflect the painful beauty of the precariousness of life. Furthermore, there is the fifth element present in his work, which cannot be seen, but can be felt in the atmosphere; the spirit. It is present in the sense of emptiness, yet it fills this void, simultaneously standing for a sense of absence and presence at once. It is unity and entity, representing the fundamental idea of Zen philosophy; “the one in all and the all in one”.

However, Kenna only gives certain hints which serve to provoke the viewer’s imagination and resists – just as in Haiku poetry – to be fully deciphered. In the manner of the Zen Buddhism, he allows glimpses of the truth but leaves the actual meaning open for interpretation by each viewer. Kenna creates an empty space that is able to absorb feelings and thoughts to let the imagination play. Thus, he transforms the emptiness into fullness and makes visible what actually is invisible; the grace of the small, simple things and revealing what lies between them through their minimalist appearance.

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Lisetta Carmi.  Il senso della vita.  Ho fotografato per capire

0751m

13 novembre 2015 – 31 gennaio 2016
Loggia degli Abati
Genova rende omaggio a Lisetta Carmi con una mostra personale a Palazzo Ducale, con il pù alto numero di fototografie mai esposte : 220 immagini che ripercorrono l’intero percorso creativo della grande fotografa.

Lisetta Carmi nel corso della sua lunga attività artistica ha sempre saputo cogliere l’attimo, ha capito quale potere può contenere l’immagine, quale può essere il “dono” dell’inquadratura perfetta. Un dono come il talento per la musica, la sua prima grande passione. Di origine ebraiche, ha conosciuto l’orrore delle persecuzioni razziali, quelle che segnarono anche la sua adolescenza; espulsa dalla scuola, mentre i suoi fratelli andarono a studiare in Svizzera, rimase nella solitaria casa di Lungoparco Gropallo con un solo amico a tenerle compagnia: il pianoforte. Guidata dagli insegnamenti del maestro They e dalla sua naturale inclinazione riuscì a diventare concertista ma “quando gli avvenimenti politici italiani con il governo Tambroni generano una svolta a destra – scrive nel saggio in catalogo Giovanna Chiti – Lisetta sente l’urgenza di prendere posizione, non può più accettare di rimanere in casa a proteggere le sue mani di pianista da possibili incidenti”. Abbandona il pianoforte e la carriera musicale. L’amico etnomusicologo Leo Levi le propone di accompagnarlo in Puglia dove doveva studiare i canti di una comunità ebraica. Affascinata dalla luce e dalla bellezza del Salento compra la sua prima macchina fotografica, un’Agfa Silette, e comincia a conoscere la Puglia attraverso l’obiettivo. San Nicandro, Rodi Garganico, Venosa, le catacombe ebraiche i suoi primi scatti. L’incontro magico con la fotografia.
Come nella musica, nelle mie foto c’è ritmo, il ritmo della musica che ho studiato per 35 anni”. Il ritmo della vita – ci viene da aggiungere. Quella che passa dalle tavole del palco (per tre anni, dal 1961 al 1964, è fotografa di scena al Teatro Duse di Genova) al deserto, dagli studi degli artisti alle vie di città desolate, dove i volti dei profughi, sempre dannatamente attuali, colpiscono lo sguardo e il cuore al di là di ogni latitudine. La vita che scorre lenta sulle chiatte del porto genovese o tra le pieghe delle lenzuola di un letto dove i travestiti, all’epoca erano gli anni settanta, potevano mostrarsi sfidando il pudore di una società perbenista che preferiva ignorare la loro esistenza. Volti di bambini, belli e indifesi da proteggere sempre da non sgridare mai, ammonisce: “sono i genitori che devono imparare dai loro figli, che devono avere una condotta esemplare; amo i poveri, gli emarginati, i bambini sono la vera ricchezza del mondo” e a quel mondo con le sue foto lei ha dato voce. Dietro il suo obiettivo non sono passati solo i protagonisti del mondo culturale che animava la Genova negli anni settanta ma anche tutta la città, fermata nelle sue contraddizioni più profonde e nascoste: il porto, lo scarico dei fosfati, i volti sfigurati dalla fatica, da una quotidianità spesso lacerante, dalla sofferenza che è sintomo di emarginazione. Come pure la sofferenza che appartiene al ciclo vitale dell’umanità: undici scatti, per molti ancora oggi scioccanti, della sequenza del parto. La vita fermata negli attimi cruciali ma anche straordinariamente naturali. Eventi che accomunano l’umanità.
La mostra, allestita nella Loggia degli Abati, curata da Giovanni Battista Martini, si apre con la sezione dedicata alla sua città natale, con immagini che documentano la forte identità sociale e culturale della Genova degli anni ’60 e ’70.
L’intensa attività portuale, la forte presenza industriale e la crescita smisurata dell’edilizia pongono la città al centro di forti tensioni sociali, non di meno in quegli anni nascono realtà culturali all’avanguardia nell’ambito del teatro, della musica e delle arti visive che il suo obiettivo riprende con rigore e lucidità.
Una sezione è dedicata agli straordinari ritratti di Ezra Pound. Pur se realizzati in un breve incontro con il poeta nella sua casa di Rapallo, ne restituiscono la complessità e la straordinarietà. Saranno esposte anche molte immagini inedite dedicate ai ritratti di artisti come Lucio Fontana, Luigi Dallapiccola, Leonardo Sciascia, Claudio Abbado, Joris Ivens, Carmele Bene e Lele Luzzati.
Se le fotografie della Carmi rimangono un punto imprescindibile per la conoscenza di quegli anni a Genova, sono altrettanto analitiche e significative quelle realizzate durante i numerosi viaggi compiuti in quegli anni: da quelle scattate in Sicilia dove si reca per un progetto congiunto con Sciascia, a quelle della Sardegna così come quelle realizzate in paesi lontani come l’America Latina, Israele, La Palestina, l’Afghanistan e l’India.
Chiudono l’esposizione due sezioni, la prima dedicata al momento della nascita con la ripresa di un parto nella sua sequenza temporale e la seconda con una selezione delle fotografie dei travestiti che furono raccolte in un volume uscito nel 1970 e che sono tra le sue immagini più note.
In contemporanea, alla Galleria Martini &Ronchetti di Genova, viene proposta una mostra di una trentina di foto vintage, stampe originali d’epoca dei celebri ritratti di Ezra Pound e dodici rare immagini scattate nel 1966 ad Amsterdam del movimento di protesta Provo.

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National Geographic. La storia, la fotografia, le esplorazioni

Questa mostra in 150 immagini ripercorre la storia della Society dalla sua fondazione ai giorni nostri, attraversando gli eventi che hanno reso immortale la cornice gialla del National Geographic e ricordando gli straordinari protagonisti dell’epopea dell’esplorazione del Novecento, dal viaggiatore artico Robert Peary all’archeologo Hiram Bingham, da Jacques Cousteau a Dian Fossey, da Jane Goodall ai Leakey, la famiglia di paleoantropologi più famosa del mondo. Tutto documentato dai grandi fotografi che hanno contribuito a raccontarci il mondo dalle pagine del magazine.
Un viaggio emozionante attraverso diverse sezioni: La bandiera – La storia – Le esplorazioni – La scienza – La natura – Terra violenta – Scatti epici e Il viaggio, che conducono il visitatore attraverso un secolo e oltre al ritrovamento di civiltà perdute, alla conoscenza di popoli e culture diverse, alla scoperta  di nuove specie. A seguire un’antologia delle fotografie esposte.

La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Museo di Storia Naturale di Milano e da National Geographic Italia. Curatore Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

NATIONAL GEOGRAPHIC. LA STORIA, LA FOTOGRAFIA, LE ESPLORAZIONI
Dove: Museo di Storia Naturale,  Corso Venezia 55 – Milano
Quando: dal 30 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016

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The red road project – Carlotta Cardana

dal 23 Novembre al 6 dicembre 2015
Fonderia 20.9, Via XX settembre 67, Verona
Inaugurazione Venerdi 20 novembre, ore 19

The Red Road Project offre uno sguardo originale e sincero su una cultura che rappresenta solo l’1% della popolazione Americana. Tenacia, spirito di sopravvivenza, spiritualità e bellezza nascosta sono rappresentate nelle fotografie, il cui scopo é cercare di raccontare cosa significhi realmente essere un nativo Americano nel 20esimo secolo. Nei ritratti di Carlotta Cardana si scorge immediatamente il suo approccio personale, quello, cioè, di lasciare che il soggetto diventi parte del processo creativo; lasciando scegliere ai soggetti l’abbigliamento e il luogo in cui essere fotografati in modo che quest’ultimo diventi parte integrante della storia. Danielle SeeWalker, che si occupa del testo del progetto, è un componente della tribù Sioux di Standing Rock o, più correttamente, Oceti Sakowin. Il fatto che Danielle, nonostante abbia vissuto fuori dalla riserva, sia rimasta a stretto contatto con la propria cultura e con le proprie tradizioni ha dato a questo progetto un punto di vista multi dimensionale.

Bio

Carlotta Cardana (Verbania, 1981) è una fotografa freelance residente a Londra. Dopo aver ottenuto la laurea in Teatro e Arti della Scena presso l’Università degli Studi di Torino frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano. Nel 2007 si trasferisce a Buenos Aires, dove rimane vari mesi per documentare le conseguenze della crisi del 2001. Nel 2008 si sposta a Città del Messico, dove comincia a lavorare come freelance in ambito editoriale.  Nel 2011 si trasferisce a Londra, dove ora divide il suo tempo tra lavoro commissionato per clienti quali The New York Times T Magazine, Marie Claire, GQ, L’OBS, The Times…e progetti personali. Dopo essere tornata a vivere in Europa, sviluppa The Fourth Freedom, un progetto sui giovani Italiani che hanno lasciato l’Italia per un altro paese della Comunità Europea, esaminando la loro reazione alla crisi economica degli ultimi anni e il loro senso di appartenenza nazionale. Tra il 2012 e il 2014 realizza Modern Couples, una serie di ritratti a coppie che appartengono alla scena Mod britannica, una subcultura che apparse verso la fine degli anni ’50 ed esplose negli anni ‘60. Più che allo stile delle coppie, la fotografa è interessata alla costruzione dell’identità collettiva come subcultura e dell’identità personale all’interno di una vita di coppia. Con questo progetto Carlotta Cardana è stata nominata “Discovery of the Year” ai Lucie Awards del 2013 e la serie è stata premiata, esposta e pubblicata a livello internazionale. Il suo lavoro più recente, The Red Road, esplora come la popolazione indigena degli Stati Uniti viva in un sottile equilibrio tra tradizione e modernità.

Per altre info clccate qui

Veloce, più veloce – Callo Albanese

Gli scatti inediti dei campioni della MotoGP e Formula 1 in mostra dal 2 Novembre al 5 Dicembre al Leica Store & Galerie Milano.

Dal 2 Novembre, presso il Leica Store Milano in via Mengoni 4, sono in mostra le fotografie scattate da Callo Albanese con la nuova Leica SL nei più recenti gran premi di MotoGP e Formula 1.

Callo Albanese, unanimemente considerato uno dei migliori fotografi sportivi a livello internazionale nel mondo dei motori, è stato scelto da Leica Camera AG per testare, lo scorso settembre, il prototipo della nuova Leica SL nelle situazioni più estreme in termini di prestazioni. Albanese ha utilizzato la macchina durante il Gran Premio di MotoGP di San Marino e della Riviera Adriatica a Misano Adriatico, e durante i Gran Premi di F1 a Singapore e a Suzuka, in Giappone.

L’autofocus, misurato come il più veloce della categoria, gli 11 scatti al secondo e in generale tutte le performance della macchina sono state messe a dura prova, risultando di assoluto livello.

La scelta di Albanese da parte di Leica, per il test prodotto in anteprima e per questa esposizione, è stata dettata dalla volontà di lavorare con un fotografo che sapesse unire la più elevata professionalità del settore a una creatività spiccata e a un punto di vista nuovo e non legato ai vecchi stereotipi della foto sportiva.

Le immagini di Albanese, sia nella MotoGP che in F1, sono capaci di raccontare in modo intelligente e affascinante il dietro le quinte dell’evento sportivo, i momenti di tensione ai box come quelli di relax dei piloti tra una sessione e l’altra.

Essendo il fotografo ufficiale della Scuderia Ferrari, ha avuto infatti accesso a momenti e situazioni da cui normalmente i fotografi sono esclusi, riuscendo a restituire un senso di straordinaria esclusività alle sue immagini. Anche la sua amicizia di lunga data con Valentino Rossi gli ha permesso di raccontare i momenti più intimi – a margine della gara – del campione.

La mostra di Callo Albanese sarà esposta al Leica Store & Galerie Milano (Via Mengoni, 4 angolo Piazza Duomo) fino al 5 Dicembre 2015. Orari di apertura: lunedì 14.30-19.30 martedì-sabato 10.30-19.30, domenica chiuso.

Anna

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