L’autore incontra e intervista dieci tra i “mostri sacri” della fotografia, Steve McCurry, Josef Koudelka, Don McCullin, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Alex Webb, Gabriele Basilico, Abbas, Paolo Pellegrin e Sebastião Salgado, autori che con i loro lavori hanno raccontato e reso accessibili alcuni dei momenti storici e in molti casi drammatici del nostro passato, come recita la copertina: “momenti in cui la storia si è fermata in una foto”.
Dalle parole degli autori si riesce a percepire il dramma delle situazioni e le difficoltà che si sono trovati di fronte, con la necessità di immortalare la scena, talvolta in situazioni estremamente pericolose e precarie.
Il testo è alternato a molte immagini suggestive, rendendo la lettura ancora più interessante e le parole dei fotografi ancora più comprensibili e intense.
Una libro indispensabile per iniziare a conoscere dieci tra i maestri della fotografia di reportage.
Venerdì 25 settembre, dalle 17.00 alle 19.00, inaugurazione della mostra “Steve McCurry. Icons and Women“, presso i Musei San Domenico. La mostra resterà aperta fino al 10 gennaio 2016.
Percorso di scoperta che progressivamente si concentra su un universo pienamente femminile, che ci viene incontro con i suoi sguardi e ci coinvolge con la sua dimensione collettiva in una sorta di girotondo dove si mescolano età, culture, etnie.
La nuova mostra di Steve McCurry, che, con le sue immagini più conosciute, insieme ad alcuni lavori recenti e diverse foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri, propone un viaggio intorno all’uomo, in una inedita declinazione al femminile.
Il punto di arrivo è infatti il ritratto di Shabrat Gula, la “Ragazza Afghana” simbolo della speranza di una pace che sembra impossibile in una parte del mondo agitata da guerre ed esodi di massa, e ritrovata da McCurry dopo vent’anni, ancora in un campo profughi in Pakistan.
La rassegna comprende oltre 180 foto di vari formati, selezionate da Biba Giacchetti insieme a Steve McCurry, ed è completata da un’audioguida nella quale il grande fotografo racconta in prima persona le sue foto, con aneddoti e appassionanti testimonianze.
Quattro storie contemporanee – Fotografie del collettivo Cesura a cura di Roberta Valtorta e Diletta Zannelli
20 settembre – 31 gennaio 2016
Museo di Fotografia Contemporanea – Cinisello Balsamo – Milano
Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta una mostra dedicata al tema diversità/inclusione attraverso quattro ricerche del collettivo di fotografi indipendenti Cesura.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con RS Components, un’azienda che ha fatto della responsabilità sociale d’impresa un tratto distintivo della propria identità.
Le quattro storie raccontate da Arianna Arcara, Gabriele Micalizzi, Alessandro Sala, Luca Santese, del collettivo Cesura, sono profondamente attuali, toccano problemi importanti della nostra complessa società contemporanea, affrontano il tema delicato della capacità di cambiare se stessi e il mondo che ci circonda attraverso scelte precise e comportamenti improntati alla civiltà e al rispetto degli altri.
Nella mostra al Museo di Fotografia Contemporanea i quattro lavori sono installati nella sala espositiva principale. Nella sala più piccola, invece, una presentazione dell’intero progetto e materiali informativi su RS Components e sui progetti che il Museo da anni porta avanti con l’azienda.
LA BUONA POLITICA di Alessandro Sala
Come è possibile ottenere risultati significativi puntando su valori come la tutela del territorio, la legalità, la cultura e l’arte, il turismo sostenibile, l’accoglienza, praticando la buona politica e creando integrazione in un territorio abbandonato?
Gaspare Giacalone ci è riuscito. Nato a Petrosino, in provincia di Trapani, ma vissuto tra Londra e New York come manager della banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, ha lasciato un lavoro di prestigio per investire il proprio tempo nella sua terra di nascita.
Eletto sindaco, non si è fatto sottomettere dai poteri forti dell’imprenditoria del cemento e ha lottato insieme a tutti i suoi cittadini per salvare la spiaggia della Torrazza. Dopo aver vinto questa battaglia, sta lottando contro la costruzione di un parco eolico a sole 2 miglia dalla costa, progetto che vanificherebbe gli sforzi in direzione del turismo sostenibile intrapresi dall’amministrazione.
TERRE RARE di Arianna Arcara
Il binomio donne e tecnologia è una formula vincente per uno sviluppo sostenibile e un rinnovamento sociale e culturale del nostro Paese, tanto che è stato istituito il premio internazionale “Le technovisionarie”, parte integrante del palinsesto Expo Women Global Forum. Il premio è attribuito ogni anno a donne che nella loro attività professionale hanno testimoniato di saper privilegiare l’impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti e l’etica.
Biniana Ferrari, 52 anni e due figlie, ha vinto questo premio. La tecnologia che la sua azienda – Relight – ha ideato è unica in Europa: ricicla rifiuti hi-tech estraendo dai vecchi smartphone, tablet, computer e lampadine al neon alcuni elementi chimici estremamente preziosi per le aziende di elettronica. Si tratta delle cosiddette Terre Rare che, come suggerisce il nome, non sono facili da reperire. È un business pioneristico, ma considerato indispensabile anche dalla Commissione Europea.
TECHNOLOGY di Luca Santese
Uno dei compiti della tecnologia dovrebbe essere quello di migliorare la qualità della vita e aiutare chi ne ha più necessità. Di recente, infatti, diverse aziende, enti pubblici, ospedali, università si sono impegnati nella ricerca di soluzioni che possano facilitare la vita delle persone portatrici di disabilità. Il progetto indaga come la tecnologia possa concretamente aiutare la diversità a diventare inclusione.
La ricerca punta sull’innovazione senza tralasciare l’aspetto artigianale ed artistico che caratterizza questa tipo di servizio nel quale i tecnici e gli artigiani si mettono in gioco quotidianamente per innovare i prodotti allo scopo principale di migliorare le condizioni esistenziale dei pazienti. Protesi a comando elettronico, protesi in silicone ad altissima fedeltà mimetica e protesi oculari sono solo alcuni dei prodotti presi in considerazione, con ritratti di persone che usufruiscono della tecnologia messa a disposizione in questo campo.
THROUGH THE LIGHT di Gabriele Micalizzi
La disuguaglianza tra etnie è un tema al centro dei conflitti che caratterizzano il complesso mondo contemporaneo in profonda trasformazione, in cui tutti tendiamo al cambiamento e alla ricerca di un futuro migliore. La differenza di valore umano tra persone appartenenti a culture diverse in realtà non esiste: essa è data solo dal punto di vista e dalla posizione culturale dalla quale ognuno di noi guarda gli altri. La ricerca sottolinea la necessità e la possibilità di una integrazione totale attraverso una serie di ritratti di persone dal colore della pelle molto diverso. L’elemento determinante, sia sul piano visivo che su quello simbolico, è la luce che diventa strumento per uniformare etnie differenti grazie al variare dell’esposizione fotografica.
I gradi di esposizione gradualmente impiegati, dalla sottoesposizione fino alla sovraesposizione, rivelano l’uguaglianza della diversità.
Cesura è un collettivo di fotografi indipendenti, guidati da Alex Majoli, un fotogiornalista contemporaneo italiano membro dell’agenzia Magnum. E’ una “bottega” della fotografia in cui gli allievi imparano un mestiere e sviluppano una propria cifra stilistica.
Alessandro Sala nasce a Milano nel 1981. Dopo essersi diplomato, inizia a lavorare presso lo studio fotografico Controluce di Milano. Contemporaneamente frequenta la John Kaverdash Academy. Nel 2006 inizia a collaborare con il fotogiornalista Alex Majoli con cui realizza importanti progetti espositivi e pone le basi per la creazione di Cesuralab, luogo di sperimentazione e diffusione della cultura fotografica nonché sede del collettivo. Tra le mostre principali: “Extremes: between Hedonism and Nostalgia in the XXI Century”, Spazio Maimeri, Milano 2009; “Inprint”, Spazio Gerra, Reggio Emilia 2010; “Top of Africa”, Zona K, Milano 2014; “Incanto”, Piazza del Biscione, Art Oasis, Petrosino 2015.
Arianna Arcara nasce a Monza nel 1984. Studia fotografia presso l’Istituto Europeo di Design dove ottiene una borsa di studio per il Milwaukee Institute of Art and Design. Inizia a lavorare come assistente per il fotografo Alex Majoli e nel 2008 è tra i fondatori di Cesura. Nel 2009 viene scelta nella ”Young Blood 09”, selezione annuale dei talenti italiani nel mondo. Nel 2010 vince il Premio Canon Giovani Fotografi con il progetto “Woodward Silence”. Sempre nel 2010 espone il suo lavoro “Found Photos in Detroit” a Le Bal di Parigi e nel 2011 al Kulturhuset di Stoccolma. Nel 2013 partecipa a “Plat(T)form 2013”, presso il Fotomuseum di Winterthur.
Luca Santese nasce a Milano nel 1985. Studia presso l’Istituto Statale d’Arte di Monza e l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 2008 inizia a lavorare con Alex Majoli ed è tra i fondatori di Cesura. Nel 2010 viene selezionato al World Press Photo con il progetto “Detroit 2009-2010” ed espone il progetto “Found Photos in Detroit” a Le Bal di Parigi. In seguito espone al Kulturhuset di Stoccolma, alle OGR di Torino e al MoCP di Chicago. Nel 2011 pubblica il libro “Found Photos in Detroit” che riceve sette nomination come miglior libro fotografico dell’anno e viene incluso da Martin Parr e Garry Badger nel volume “Photobook: A History Vol III”, che raccoglie i migliori 200 libri fotografici pubblicati dopo la seconda guerra mondiale.
Gabriele Micalizzi nasce a Milano nel 1984. Dopo il Diploma in Fine Arts (ISA) e dopo aver frequentato la scuola d’Arti Applicate del Castello Sforzesco di Milano specializzandosi come illustratore, entra nel campo del fotogiornalismo lavorando per l’agenzia NewsPress di Milano. Nel 2008 è tra i fondatori di Cesura. Nel 2010 documenta le proteste delle “Camicie Rosse” a Bangkok e nel 2011 copre la primavera araba in Tunisia, Egitto e Libia. Dal 2008 svolge un progetto dedicato alla crisi di identità che sta vivendo l’Italia. Collabora con molte riviste nazionali e internazionali, tra le quali New York Times, New York Times Magazine, Herald Tribune, New Yorker, Newsweek, Espresso, D La Repubblica, La Repubblica, Internazionale, Panorama, Sportweek e Wall Street Journal.
Per la prima volta vengono esposte in questa mostra gli scatti di Maurizio Galimberti, durante i suoi soggiorni a Città del Messico, sulle tracce degli artisti che hanno contribuito a plasmare la cultura messicana del Novecento.
Esposizione a cura di Benedetta Donato
The work of the British photographer Homer Sykes (born in 1949) remains largely unknown in France. It was at the beginning of the 1970s that this Canadian-born photographer became a photojournalist. He freelanced for various magazines and newspapers, such as The Observer, The Telegraph, Time and Newsweek, covering conflicts in the Middle East and Northern Ireland. It wasn’t long however before Homer Sykes began to take an interest in his own country, in particular its typical customs and traditions. After the 2014 summer exhibition at the Maison de la Photographie Robert Doisneau in Gentilly, Les Douches la Galerie goes back over the 70’s and 80’s, two decades during which he was at the centre of everyday life, observing both the country’s folklore and transformations, as the United Kingdom traversed a period of crisis, its society racked by doubt and seeking to reinvent itself through a new pop-rock culture.
Uno spaccato della città di Milano catturato dall’occhio attento di un gruppo di fotografi che ha portato attenzione su differenti aspetti della grande metropoli.
La Street Photography ci concede di avere una visione sulla società contemporanea, vissuta dall’uomo e le relazioni tra uomo e uomo, e tra uomo e ambiente.
La città di Milano si presta a questa osservazione vorace di attimi che altrimenti si perderebbero nella storia, grazie al grande cambiamento che la sta caratterizzando.
Un appuntamento dedicato alla Street Photography milanese, prima edizione di una mostra fotografica che sarà proposta ogni anno a spazioRAW. Immagini scattate a Milano e realizzate appositamente per l’esposizione.
Mostra fotografica a cura di Sara Munari e Matteo Deiana.
“l’Espresso” compie sessant’anni e si mette in mostra al Vittoriano, nel cuore di Roma. Venerdì 2 ottobre si inaugura, nelle sale espositive dell’Altare della Patria, la mostra “La nostra storia. 60 anni in Italia e nel mondo attraverso le fotografie de l’Espresso”, a cura di Bruno Manfellotto.
Un corpus di circa 350 immagini tra foto esclusive dei più noti reporter, copertine storiche e disegni originali tratti dagli archivi del settimanale. Il tutto suddiviso in otto stanze tematiche, per raccontare l’evoluzione della società italiana nel contesto internazionale, dagli anni del boom economico fino all’età dei nuovi conflitti globali.
La mostra è arricchita da filmati provenienti dalle Teche Rai e da video-interviste con alcune grandi firme del giornale, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Camilla Cederna, Roberto Saviano. “La nostra storia” resterà aperta fino al 27 novembre.
“l’Espresso”, diretto da Luigi Vicinanza, fu fondato il 2 ottobre 1955 a Roma da Arrigo Benedetti, Eugenio Scalfari e un piccolo gruppo di giornalisti.
Anna
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Macula – Centro Internazionale di Cultura Fotografica presenta il secondo evento della stagione espositiva 2015: lo Scalone Vanvitelliano di Pesaro accoglierà dal 13 giugno, giorno di inaugurazione, le opere di Jacob Aue Sobol, celebre fotografo danese membro di Magnum Photos. L’evento è organizzato da Macula, con il sostegno del Comune di Pesaro, il patrocinio della Regione Marche e della Fondazione Pesaro Nuovo Cinema, in collaborazione con mc2gallery, Milano e Sistema Museo.
Jacob Aue Sobol (Copenhagen, 1976) si è formato all’’European Film College’ e, successivamente, al ‘Fatamorgana’, scuola danese di fotografia d’arte, sviluppando uno stile unico caratterizzato da un bianco e nero a contrasti violenti, d…iretto, e fortemente espressivo. Impossibile scindere il lavoro dall’esistenza dell’artista: la fotografia di Sobol si nutre di esperienze di vita, incontri e relazioni, mostrati senza filtri, con un coinvolgimento emotivo mai celato, inserendosi nella scia della scuola di fotografia nordica, rappresentata da nomi come Christer Strömholm e Aders Petersen.
La mostra presenta una panoramica dell’opera di Sobol, con fotografie dalle serie ‘Sabine’, ‘I, Tokyo’, ‘Bangkok Encounter’, ‘Home, Copenhagen’ e ‘Arrivals and Departures’.
JACOB AUE SOBOL – L’intima distanza
Dal 14 giugno al 12 luglio 2015
Inaugurazione sabato 13 giugno, ore 18.00
Scalone Vanvitelliano, Piazza del Monte, Pesaro
Organizzazione: MACULA – Centro Internazionale di Cultura Fotografica
In collaborazione con: mc2gallery Milano, Sistema Museo
Direzione artistica: Alessandro Giampaoli
A cura di: Claudio Composti
Intervento critico: Debora Ricciardi
Patrocini: Regione Marche, Comune di Pesaro, Fondazione Pesaro Nuovo Cinema
Partner: L’Aperitivo Illustrato Magazine, Greta Edizioni, BAG Photo Art Gallery
Orario di apertura
Da mercoledì a domenica, ore 17.00/20.00 – Ingresso libero
Info tel. 340 7519839 – info@spaziomacula.it www.spaziomacula.it
FROM THESE HANDS: A JOURNEY ALONG THE COFFEE TRAIL – Steve Mc Curry
FROM THESE HANDS: A JOURNEY ALONG THE COFFEE TRAIL è il titolo della mostra dedicata al fotografo Steve McCurry, organizzata da Lavazza e firmata dall’architetto Fabio Novembre, che sarà allestita a Milano, dal 5 giugno al 5 luglio 2015, nella Sala Colonne del Museo della Scienza e della Tecnologia. Al centro della mostra, 62 scatti realizzati da McCurry in 12 diversi Paesi: Brasile, Burma, Colombia, Etiopia, Honduras, India, Indonesia, Perù, Sri Lanka, Tanzania, Vietnam, Yemen.
L’allestimento di Fabio Novembre è studiato per accompagnare il pubblico nelle atmosfere evocate dagli scatti. Le foto di McCurry sono sempre l’inizio di un viaggio in cui è meraviglioso addentrarsi. L’idea da cui è stato sviluppato l’allestimento, diventa quindi un labirinto che si integra perfettamente nelle geometrie della Sala Colonne del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Il visitatore potrà ammirare le opere di McCurry riprodotte su pannelli concepiti come pagine di un volume fuori scala. La bellezza e l’umanità che scaturiscono dalle immagini di McCurry è amplificata dall’allestimento di forte impatto scenico e immersivo studiato e realizzato dall’architetto Fabio Novembre.
Unico comune denominatore: il caffè. Si tratta infatti delle foto più belle ed evocative scattate da McCurry nel corso di un viaggio che copre un arco temporale di oltre trent’anni sulle strade del caffè, raccolte nell’omonimo volume edito in queste settimane da Phaidon, tra i maggiori editori di arti visive e fotografiche.
Exhibition Dates: May 2 – June 20, 2015
Opening Reception: Saturday, May 2, 2-5pm
André Kertész (1894–1985) is an undisputed master of photography, an icon who created much of the visual vocabulary of the medium that is still in use today. Kertész worked thematically throughout his life, repeatedly approaching the same subjects and ideas; refining and redefining his observations as he matured as an artist. Surveillance represents one such theme and technique that he continually visited.
This astonishing body of work—assembled together for the first time—reveals the dichotomy of a man who observes from afar, as an outsider, but at the same time creates deeply intimate images in response to what he witnesses. In playful, beautiful, and sometimes ominous photographs, Kertész displays a carefully calculated distance that evokes a sense of longing to belong, simultaneously acknowledging that it will never be. Whether watching his subjects from near or afar, Kertész remains the quintessential outsider.
As a young adult, Kertész saw himself as a failure at every occupation he tried. Amongst his earliest self portraits are a series of him in various guises such as an athlete, a bee keeper, and a banker, all of which vividly illustrate his bewilderment about what lay ahead. Although in a supportive family, his inability to hold a job and his interest in art soon set him apart as an outsider.
He even frustrated Elizabeth, his betrothed, who finally insisted that he leave Budapest to establish himself somewhere else. With this ultimatum, Kertész left for Paris to devote himself to becoming a working photographer and immerse himself in the city’s vibrant scene of the 1920’s. His already mature sense of form and balance combined with his humanist approach to life, Kertész began to produce an enchanting body of work reflecting his response to his new Parisian world. While successful, Kertész was far away from the nourishment and support his family provided and he suffered deeply. A sense of loneliness and isolation began to emerge in his photographs.
Arriving shortly before the outbreak of WWII, his relocation to New York isolated him further. Kertész found himself lost in a monolithic city without the support of the Parisian café society that fueled his art. During the war, Kertész was identified as an enemy alien and warned not to photograph on the streets. Years later, he took solace in an apartment high above Greenwich Village where he embraced new photographic technology, using zoom lenses and an adapted telescope that allowed him to hone in on the people down below and across the way. Observing intimate interaction from a safe distance, Kertész redefined the world he surrounded himself with. It is here that he developed his penchant for voyeurism into a true art form.
Since 2003, Stephen Bulger Gallery has been privileged to represent the Estate of André Kertész. Our previous exhibitions included: ‘New York State of Mind’; ‘1920’s – 1980’s’; ‘The Polaroids’; ‘On Reading’; ‘Self-portraits’; ‘Places and Things’. This exhibition is drawn from work made in two periods of Kertész’s photographic life: Paris from 1925-1936; and finally to New York, where he lived from 1936 until his death in 1985. Utilizing both vintage prints as well as ones printed later in Kertész’s life, we are celebrating the beauty, the genius, and the pathos of man who, time after time, captured in images what could not be articulated in words.
22 May 2015 – 31 January 2016 The National Photomuseum – Rotunden 01
The National Museum of Photography presents a comprehensive exhibition, Joakim Eskildsen: A world I can believe in, of internationally recognized Danish photographer Joakim Eskildsen, introducing his full artistic oeuvre for the first time in Denmark.
The exhibition is based upon the seven books, Eskildsen has been working on since 1989. A selection of images are presented in large format along with sketch books, contact sheets, pre-proofing sheets, video and other materials providing insights into the work process. Joakim Eskildsen is a dedicated photographer, who works meticulously with every step of the process from photographing, copying and printing to the final design of the photographic book. To him, not only the photographic works meant for display are important, but more than everything the book itself is the back bone of his projects.
In a book, the artist can present his images without compromising in a series that allows for a narrative to unfold. Moreover, a book lives for a long time and reaches a larger audience than a single work of photographic art. Joakim Eskildsen is rooted in the tradition of classical documentary. His main subject is people and their surroundings which he becomes familiar with during long stays abroad. His images in the books together with the texts depict the communities in question both soberly and with respect.
His evocative photographs represent reality as Eskildsen wishes to see it: infused with immense sensual beauty. Eskildsen’s unique sense of light and colour is evident already in his early works. So is the constant interest and commitment shown towards human beings and their relationship with nature and the surroundings, they live in:
“To me, it is essential to believe; in a better world, in mankind, and in that there is a sense with it all. There are so many problems in the world nowadays – poverty, illness, pollution, environmental disasters, war – that it requires discipline to be an optimist. I try to collect photographs of a world that I can believe in, which gives me hope, and moments of magic.”
The monumental work The Roma Journeys (published by Steidl 2007) in which Eskildsen and the author Cia Rinne spent six years documenting life, conditions and history of the Romas in Hungary, Greece, India, Finland, France, Romania and Russia received international attention and won several prizes. The past years he has worked on the series American Realities, documenting people living below the poverty line in the US.
Eskildsen has worked on projects in Portugal, Cuba and South Africa as well but is currently working on Home Works, focusing on subjects closer to him: The homes and children of his own.
He often collaborates on projects with writer Cia Rinne, and his publications include Nordic Signs (1995), Bluetide (1997), iChickenMoon (1999), the portfolio al-Madina (2002, in collaboration with Kristoffer Albrecht and Pentti Sammallahti), and the book The Roma Journeys (Steidl 2007).
Currently he works on three books, American Realities, Cuban Evolution and Home Works. His work is represented in collection in i.a. Museum of Fine Arts in Houston, Fotomuseum Winterthur in Switzerland, Kiasma in Helsinki along with Danish collections, and he has exhibited in Amos Anderson Kunstmuseet in Helsinki and Kunsthalle Emden to name a few. Eskildsen currently lives and works in Berlin.
The exhibition is created in collaboration with Gallery Taik Persons, Berlin.
Joakim Eskildsen was born in Copenhagen in 1971 where he trained with Royal Court photographer, Mrs. Rigmor Mydtskov. In 1994, he moved to Finland to learn the craft of photographic book making with Jyrki Parantainen and Pentti Sammallahti at the University of Art and Design in Helsinki, where he published Nordtegn/Nordic Signs (1995) and graduated with an MA degree in photography in 1998.
Belgian Autumn può essere considerato come uno splendido saggio visivo che si addentra in uno dei più grandi misteri della storia belga, quello degli Assassini del Brebante. Tra il 1982 e il 1985 il gruppo di criminali mise a segno una serie di violente rapine a mano armata e altri crimini in cui rimasero uccise 28 persone. Una di queste era il padre di Jan Rosseel. Non si sa nulla circa il movente degli assassini e dopo anni di investigazioni, il caso rimane ancora irrisolto. C’è chi ha ipotizzato che il vero intento della banda fosse quello di creare un clima di instabilità sociale e che dietro di loro si nascondessero politici di alto calibro e altre autorità che ne hanno garantita la protezione.
Jan Rosseel è affascinato dal cervello umano, dai meccanismi della memoria e dalla fabbricazione di falsi ricordi per colmare le lacune della mente. Attraverso le sue opere, Rosseel ha riscostruito eventi accaduti oltre 30 anni fa, basandosi non solo su informazioni tratte da rapporti della polizia, reperti e ritagli di giornale, ma anche su testimonianze e racconti di persone che avevano assistito ai violenti crimini della banda. Attraverso la sua narrazione visiva, Rosseel tiene ancora in vita questo episodio della recente storia belga.
Jan Rosseel
Nato a Bruxelles, Belgio (1979)
L’opera di Jan Rossel può essere meglio descritta come visual storytelling, al confine tra narrazione e documentazione. Rossel lavora come un collezionista di memorie, accumulate sotto forma di fotografie, video e oggetti. Il punto di partenza dei suoi progetti, basati sulla ricerca, sono specifici eventi storici e il concetto di memoria. Le sue storie non solo riscostruiscono gli avvenimenti di riferimento, ma mettono in discussione l’attendibilità della memoria e della nostra mente. Rosseel si comporta come un investigatore che fa ricorso ai metodi della ricerca scientifica e del giornalismo per costruire una narrazione in cui fatti e finzione coesistono..
Atkins CIWEM Environmental Photographer of the Year
Atkins CIWEM Environmental Photographer of the Year Exhibition 2015
Royal Geographical Society, London
22 June – 10 July 2015
Address: 1 Kensington Gore, London SW7 2AR (main entrance on Exhibition Road)
Opening times: 10.00am – 5.00pm daily
Admission: Free
111 shortlisted works of outstanding photographic art will go on show at the Royal Geographical Society in London from 22 June to 10 July 2015. These are from a submission of over ten thousand images to the 2015 competition by photographers and filmmakers from across sixty countries internationally.
The works will then commence a tour of forest venues nationally, supported by the Forestry Commission England, beginning at Grizedale Forest Visitor Centre, Cumbria from18 July – 7 September 2015.
The competition:
The Atkins CIWEM Environmental Photographer of the Year competition is an international showcase for the very best in environmental photography and film. Honouring amateurs and professionals of all ages, it provides an opportunity for photographers to share images of environmental and social issues with international audiences, and to enhance our understanding of the causes, consequences and solutions to climate change and social inequality.
Atkins, one of the world’s leading design, engineering and project management consultancies, are once again sponsoring the competition, allowing for two significant improvements this year. 2014 saw the introduction of the Atkins Cityscape Prize of £1,000, and the competition became free to enter.
The competition tour is kindly supported by Forestry Comission England, they believe that woodlands and forests are vital places for contemporary artists to engage with, to make and present new work.
Una mostra dedicata alla Street Photography, con le fotografie dei grandi maestri come Elliott Erwitt, William Klein e Joel Meyerowitz, dei più affermati autori internazionali come Craig Semetko e Matt Stuart, e delle nuove leve della street photography italiana. 28 immagini legate dall’utilizzo dell’obiettivo 28mm, per raccontare visioni diverse nello spazio e nel tempo, ma accomunate dall’ironia, dalla poesia e dalla luce.
Leica Galerie & Store – Milano – Dal 10 giugno al 28 giugno
21/02/2015 – 10/05/2015 AuditoriumExpo
Fondazione Musica per Roma presenta
A occhi aperti. Quando la Storia si è fermata in una foto
fotografie di
Abbas, Gabriele Basilico, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Don McCullin, Steve McCurry, Josef Koudelka, Paolo Pellegrin, Sebastião Salgado, Alex Webb
testi di
Mario Calabresi
a cura di
Alessandra Mauro e Lorenza Bravetta
«Cosa potremmo sapere, cosa potremmo immaginare, cosa potremmo ricordare dell’invasione sovietica di Praga se non ci fossero, stampate nei nostri occhi, le immagini di un “anonimo fotografo praghese”, che si scoprì poi chiamarsi Josef Koudelka? Quanta giustizia hanno fatto quelle foto, capaci di raccontare al mondo la freschezza e l’idealismo di una primavera di libertà. Ci sono fatti, pezzi di storia, che esistono solo perché c’è una fotografia che li racconta». Così ha scritto Mario Calabresi che, appassionato di fotografia, ma anche e soprattutto di giornalismo e realtà, ha intrapreso un viaggio molto speciale: un viaggio profondo e affascinante nella storia recente, cercando alcuni dei “testimoni oculari” che con il loro lavoro, e la voglia di scavare tra le pieghe della cronaca, hanno raccontato alcuni momenti straordinari del nostro presente in una serie di immagini realizzate con gli occhi ben aperti sul mondo. Ne è nato un libro, “A occhi aperti” (Contrasto) appunto, che ha raccolto le interviste, vibranti e palpabili, a dieci grandi fotografi, dieci testimoni del nostro tempo. Il progetto del libro è diventato una mostra: attraverso le oltre cento fotografie esposte, lo stesso Mario Calabresi accompagna lo spettatore in un viaggio coinvolgente che offre al visitatore la possibilità di guardare il mondo da una prospettiva incredibilmente privilegiata: quella degli occhi dei grandi reporter. Ecco allora Paul Fusco che racconta i funerali di Bob Kennedy; Josef Koudelka che descrive il mondo, condannato all’oblio, degli zingari dell’Europa dell’est. E poi Steve McCurry e la sua Asia ancora sconosciuta, e molti altri grandi nomi della fotografia internazionale.
Biglietti:
Posto unico 10.00€
ridotto (over 65, under 26) 7 euro
ridotto (convenzioni) 8 euro
ridotto gruppi scolastici 4 euro.
Ingresso gratuito per disabili e accompagnatori
Orari:
dal lunedì al giovedì: ore 12.30 – 20.30; venerdì e sabato: ore 12.30 – 22; domenica: ore 12.30 – 20.30