Donata Wenders – Sì, così è la vita: nient’ altro che nebbia.

“Vivere con un uomo straordinario come Wim mi ha influenzato di certo. Come potrebbe essere diversamente? Tuttavia, il mio modo di guardare il mondo ha a che fare soprattutto con la fiducia in me stessa… Quando ero giovane, ero la peggiore critica di me stessa ed ero facilmente scoraggiabile. Wim mi ha insegnato a essere paziente e soprattutto grata ai miei occhi. Piano piano ho iniziato a capire che nessuno vede il mondo nel mio stesso modo e che ciò che dovevo fare era andare avanti e avere fede nella mia visione” (Donata Wenders nella  rivista ‘Amica’, 2015).

Fotografia di Donata Wenders – Kreuzberg

Donata Wenders, nata a Berlino nel 1965, ha studiato cinema e teatro a Stoccarda e nella sua città, iniziando la carriera come direttore della fotografia per lungometraggi e documentari, tra cui film di Wim Wenders che di lì a poco diventerà suo marito. Nel ruolo di fotografa di scena lavora instancabilmente sul set ed il suo apporto è sostanziale nell’ inquadrare alcune scene dal punto di vista emotivo e immaginifico e nell’ attenzione verso cose umili, particolari secondari e fragili figure.

Fotografie di Donata Wenders

Dal 1995 lavora come fotografa freelance, realizzando immagini in bianco e nero rivolte per lo più ad immortalare persone, tra cui personaggi famosi come Siri Hustvedt, Pina Bausch, Peter Handke, Yōji Yamamoto, Milla Jovovich, Andie MacDowell, Buena Vista Social Club, U2; con l’avvento del digitale si interessa anche alla costruzione di interessanti audiovisivi. Ha pubblicato diversi libri fotografici come Islands of Silence, PINA- The film and the Dancers dedicato alla grande Pina Bausch e tra gli altri  The Heart is a Sleeping Beauty, che raccoglie le immagini di luoghi e persone incontrati durante i viaggi con il marito.

Fotografia di Donata Wenders – Place of mind

Istintiva e sensibile nell’avvicinarsi ai soggetti da fotografare, reputa fondamentale instaurare con loro un autentico rapporto di condivisione e fiducia reciproca che le consente di non fermarsi alla superficie, ma penetrare nell’anima dei suoi protagonisti. Dotata di una sensibilità delicata e raffinata, predilige ritratti dai contorni sfocati o mossi che sembrano spuntare da paesaggi nebbiosi oppure coperti di candida neve, evidenziati da luci diffuse prive di ombre taglienti, a cogliere l’istantaneità del momento. Una visione della realtà in piena sintonia con ciò che scrive in modo estremamente sintetico il romanziere Spagnolo Miguel de Unamuno: “ Sì, così è la vita: nient’ altro che nebbia”.

Fotografia di Donata Wenders – Acumen

Nell’ultimo film di Wim Wenders, Perfect days – candidato all’Oscar 2024 nella rosa dei migliori film internazionali – le foto delle ombre hanno un ruolo fondamentale nel racconto della vita del protagonista Hirayama, un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo che con la sua semplice macchina analogica fotografa ogni giorno, durante la pausa dal suo umile lavoro, la chioma di una quercia, cercando di catturare il fenomeno del komorebi ( la luce del sole che filtra tra le foglie ) in totale armonia con il mondo della natura: “ l’albero è simbolo di caduta e rinascita, esprime taglio e continuità, ed è al centro della simbologia zen”. A Donata vengono affidati gli scatti che ci illuminano sul mondo onirico del protagonista attraverso fotografie in bianconero di formato quadrato, su cui appaiono fragili immagini di ombre effimere e sfuggenti: le visioni notturne del protagonista appaiono così enigmatiche, instabili e fluttuanti, come i sogni al nostro risveglio.

Ritratto di Donata Wenders

Donata Wenders ha ricevuto vari premi e riconoscimenti, tra cui il World Press Photo Award e il German Photo Book Award, ed espone in famose gallerie internazionali. A Firenze il Museo Ferragamo e lo spazio C2Contemporanea hanno ospitato sue importanti opere.

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Bibliografia

Donata Wenders “Vanishing point”, Ortisei 2015

https://www.noidonne.org/a

https://www.amica.it/dailytips/donata-wenders-

Donata Wenders – Solares delle Arti

https://www.doppiozero.com

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e hanno solo scopo didattico e informativo”

Al via la sesta edizione del Premio Musa per fotografe! Partecipa!

Ciao! Siamo felicissimi presentare la nuova edizione del PREMIO MUSA PER FOTOGRAFE 🌟 I premi destinati alle vincitrici sono studiati per favorire la crescita autoriale e offrire opportunità concrete di miglioramento. Grazie ai contatti con curatori, editori e grandi festival, si possono aprire nuove strade per ognuna di voi!   Il Premio Musa è dedicato alla creazione di portfolio fotografici ed è aperto a tutte le fotografə, senza distinzione tra amatrici e professioniste. I lavori presentati saranno giudicati da una giuria composta da esperte nel campo della fotografia italiana, il cui verdetto sarà definitivo.

Il premio si concentra sulla fotografia italiana femminile, accogliendo partecipanti che operano in qualsiasi settore e genere fotografico, senza limitazioni sul progetto da presentare. Ogni partecipante può presentare fino a un massimo di tre progetti. Diffondete la notizia e partecipate al Premio Musa!   A presto, Il team di Musa Fotografia 📸   P.S. Seguici sui nostri social per rimanere sempre aggiornato sulle novità
Premio Musa
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Premio Musa per fotografə italiane
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Il premio Musa, è dedicato alla produzione di portfolio fotografici ed è rivolto a tutte le fotografə italiane…non vediamo l’ora di vedere il tuo lavoro!  
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Sfruttare l’Intelligenza Artificiale per la Fotografia: Esplorando le Potenzialità di ChatGPT

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha rivoluzionato molti settori, tra cui la fotografia. Uno strumento particolarmente interessante che sta guadagnando sempre più popolarità è ChatGPT, un modello di linguaggio sviluppato da OpenAI che può essere utilizzato per una vasta gamma di scopi, compresi quelli relativi alla fotografia. In questo articolo, esploreremo come ChatGPT può essere impiegato nel mondo della fotografia e quali opportunità di lavoro potrebbe aprire.

1. Generazione di Idee Creative:

ChatGPT può essere un prezioso alleato per i fotografi che cercano ispirazione per nuovi progetti fotografici. Chiedendo al modello di linguaggio di suggerire concetti, temi o approcci artistici, i fotografi possono ottenere una varietà di idee fresche e stimolanti. Ad esempio, se un fotografo sta pianificando una sessione fotografica all’aperto e vuole creare un’atmosfera particolare, potrebbe chiedere a ChatGPT di suggerire parole chiave come “natura selvaggia”, “avventura”, “libertà” e “esplorazione”, ottenendo così spunti creativi per la sua sessione fotografica.

2. Analisi delle Immagini:

ChatGPT può essere utilizzato anche per analizzare e descrivere immagini fotografiche in modo accurato e dettagliato. Attraverso una breve descrizione o una domanda specifica, il modello può fornire un’interpretazione approfondita delle immagini, identificando soggetti, emozioni, colori predominanti, composizione e altri elementi tecnici. Ad esempio, un fotografo potrebbe caricare un’immagine e chiedere a ChatGPT di descriverla, ottenendo una valutazione oggettiva e dettagliata dell’immagine stessa.

3. Consigli Tecnici:

ChatGPT può essere un utile consulente tecnico per i fotografi, fornendo consigli mirati per migliorare la qualità tecnica delle loro foto. Chiedendo al modello domande specifiche sulla composizione, la messa a fuoco, l’esposizione o altri aspetti tecnici della fotografia, i fotografi possono ottenere consigli pratici e utili per affinare le proprie abilità. Ad esempio, un fotografo alle prime armi potrebbe chiedere a ChatGPT come migliorare la messa a fuoco delle sue immagini, ricevendo suggerimenti chiari e dettagliati su come regolare le impostazioni della fotocamera o modificare l’angolazione di ripresa per ottenere risultati migliori.

4. Ricerca e Analisi di Tendenze:

Utilizzando ChatGPT per esplorare forum, blog e social media, i fotografi possono ottenere informazioni preziose su tendenze, stili emergenti e pratiche migliori nel mondo della fotografia. Chiedendo al modello di linguaggio di analizzare le conversazioni online e identificare i trend più rilevanti nel settore fotografico, i fotografi possono rimanere aggiornati sulle ultime novità e adattare la propria pratica di conseguenza. Ad esempio, un fotografo potrebbe chiedere a ChatGPT di individuare le tendenze più popolari nel mondo della fotografia di moda, ottenendo così informazioni utili su nuove tecniche di ripresa, stili di editing e modelli di fotocamere preferiti dagli esperti del settore.

Le competenze nell’utilizzo di ChatGPT e altre tecnologie simili potrebbero essere sfruttate per lo sviluppo di una vasta gamma di strumenti e applicazioni software specificamente progettati per il settore della fotografia. Certo questo richiede un impegno maggiore e maggiori conoscenze, che io non ho ma questi strumenti potrebbero addirittura includere:

Assistenti Virtuali per Fotografi: I fotografi potrebbero sviluppare assistenti virtuali basati su intelligenza artificiale, alimentati da modelli come ChatGPT, per fornire supporto e consulenza durante il processo creativo e tecnico della fotografia. Questi assistenti virtuali potrebbero essere in grado di rispondere a domande, offrire suggerimenti e fornire feedback personalizzato basato sullo stile e le preferenze del fotografo.

Software di Analisi delle Immagini: Utilizzando le capacità di analisi delle immagini di ChatGPT, i fotografi potrebbero sviluppare software specializzati per l’analisi e la valutazione automatica delle immagini fotografiche. Questi software potrebbero essere utilizzati per identificare automaticamente i soggetti, valutare la qualità tecnica delle immagini e suggerire miglioramenti o modifiche da apportare.

Applicazioni per l’Editing Fotografico: Le competenze nell’utilizzo di ChatGPT potrebbero essere sfruttate per lo sviluppo di applicazioni avanzate di editing fotografico, in grado di suggerire automaticamente modifiche e miglioramenti alle immagini. Queste applicazioni potrebbero utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare le immagini e suggerire correzioni o miglioramenti alla composizione, alla messa a fuoco, all’esposizione e altro ancora.

Piattaforme di Condivisione e Collaborazione: I fotografi potrebbero sviluppare piattaforme online basate su intelligenza artificiale per la condivisione, la collaborazione e la distribuzione delle proprie immagini fotografiche. Queste piattaforme potrebbero utilizzare ChatGPT per facilitare la comunicazione e lo scambio di feedback tra fotografi, clienti e altri professionisti del settore.

In conclusione, l’utilizzo di ChatGPT offre una serie di vantaggi significativi per i fotografi, permettendo loro di generare idee creative, analizzare e migliorare le proprie immagini, ottenere consigli tecnici e rimanere aggiornati sulle tendenze del settore. Integrare questa potente tecnologia nella pratica fotografica può aiutare i fotografi a raggiungere nuovi livelli di creatività e successo professionale.

Julie Blackmon e i suoi “tableaux vivants”

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

“Lavoro come uno scrittore di fantascienza. Creo un mondo immaginario in cui è divertente entrare; mi sembra di giocare quando lo faccio….Penso che ci sia qualcosa nei bambini che si presta all’umorismo più degli adulti. Forse è quella combinazione di qualcosa di toccante e dolce, mescolato con un elemento macabro e oscurità incombente”. ( J. B.)

© Julie Blackmon

Nata nel 1966 a Springfield nel Missouri, dove attualmente risiede e lavora, ha seguito un percorso artistico assai singolare: dopo gli studi presso la  Missouri State University che l’hanno portata ad appassionarsi alla fotografia –  grazie anche all’interesse in lei suscitato dagli eccellenti lavori di fotografe come Sally Mann e Diane Arbus – decide di sposarsi e dedicarsi interamente alla famiglia;  la sua vita all’interno delle mura domestiche, allietata da tre figli e molti nipoti, diventa per lei un importante campo di osservazione. Quando nel 2001 si affaccia di nuovo al mondo della fotografia, si stava affermando la rivoluzione digital, per cui Julie, desiderosa di aggiornarsi, si iscrive ad un corso presso la Missouri State University per acquisire competenze nell’uso di Photoshop e nelle tecniche di scansione e stampa digitale. Se nei primi lavori lavorava con una fotocamera a pellicola, Julie, intuendo che il mondo dell’analogico è al tramonto, in pochissimo tempo passa interamente al digitale e scatta le sue immagini con una Hasselblad H4D-60, fotocamera digitale da 60-megapixel.

© Julie Blackmon

Le sue immagini risentono molto di una vita condotta all’interno di una famiglia numerosa, dove grandi e piccoli si relazionano e si mescolano tra di loro in scene domestiche arricchite di aspetti surreali e ironici, in cui ogni dettaglio è studiato con cura, richiamando aspetti del racconto autobiografico e nel contempo della staged photography. Julie, la più grande di nove fratelli e madre di tre figli, avrebbe potuto rischiare di venire annientata dagli svariati compiti e difficoltà della vita domestica, ma è stata salvata dal suo profondo spirito di osservazione e da un’ acuta ironia non graffiante, ma dolce e delicata.

© Julie Blackmon

Attraverso ‘tableaux vivants’ organizzati con cura meticolosa anche nei minimi dettagli, i bambini, protagonisti assoluti dei suoi lavori, vengono ripresi mentre scorrazzano in giardino, giocano in casa o in cortile, si tuffano in piscina, prendono il sole in atmosfere incantate in cui realtà e finzione si sovrappongono, a suggerire situazioni di gioia e leggerezza unite a elementi simbolici intriganti, tutti da scoprire.  Principale fonte di ispirazione per la Blackmon sono le scene familiari e quotidiane del pittore olandese Jan Steen, sia per quanto riguarda l’uso della luce, le pose dei protagonisti e gli oggetti di scena, ma sono ben presenti anche il senso di immobilità, sospensione  e atemporalità che si possono cogliere nei dipinti del famoso pittore Balthus.

© Julie Blackmon

Nella serie “Mind Games” la fotografa statunitense analizza la magia che alberga nei giochi dei bambini, proiettandoci in un mondo di sogni, costellato di giovanetti e giovanette che scherzano intorno ad una piscina di gomma, affiancati da immagini di giocattoli, sentieri di gesso e girotondi di stoffa.  Il tutto realizzato grazie ad un bianco e nero intenso, fortemente espressivo in grado di evocare mondi fantastici.

Nel suo secondo articolato lavoro, DomesticVacations”, Julie si cimenta con immagini a colori, riproponendo la formula vincente, precedentemente sperimentata, dell’accostamento tra realtà e finzione.  Con estrema cura nella resa dei particolari e un’attenzione quasi maniacale ai dettagli, ricrea situazioni da fiaba,  da cui scaturisce l’idea di una vita domestica ricca di inciampi e complicazioni in cui, in modo spiazzante, attimi di gioia si alternano a momenti più oscuri .

Con la più recente monografia, Homegrown, la Blackmon sente il bisogno di allontanarsi dallo spazio ristretto della casa, per inoltrarsi nella nostalgica ricerca di luoghi esterni legati alla sua memoria: i campi sul retro della casa, il mercato, il salone di bellezza diventano scenografie reali in cui  appaiono  bambini e adulti colti in bizzarre attività, comiche e surreali ma anche cariche di segreti e di mistero.

© Julie Blackmon

Come ben sintetizza Giuseppe Santagata: “Le fotografie di Julie Blackmon si concentrano sulle complessità e le contraddizioni della vita moderna e, se a prima vista sembrano armoniose rappresentazioni della quotidianità di un’America idealizzata del passato, ad uno sguardo più attento rivelano dettagli sconvolgenti e inaspettati.”

© Julie Blackmon

Alcuni dei suoi lavori fanno parte della collezione permanente del Cleveland Museum of Art, del Museum of Fine Arts di Houston, del George Eastman House International Museum of Photography, della Henry Art Gallery e della Microsoft Art Collection.

https://fotografiaartistica.it/i-paesaggi-domestici-di-julie-blackmon

Arte e vita, le fotografie familiari di Julie Blackmon (objectsmag.it)

Julie Blackmon – Italia | Artnet

https://culturainquieta.com/arte/fotografia/julie-blackmon

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

Dayanita Singh e i suoi “musei mobili”.

Ritratto di Dayanita Singh (dal sito https://waterlinesproject.com/2017/04/09/dayanita-singh-a-brief-biography-by-herself/)

Dayanita Singh nasce in India nel 1961. Singh usa la fotografia per riflettere ed espandere i modi in cui ci relazioniamo alle immagini fotografiche. Il suo recente lavoro, tratto dalla sua vasta opera fotografica, è una serie di opere mobili che consentono alle immagini di essere continuamente modificate, sequenziate, archiviate e visualizzate. Nate dall’interesse di Singh per l’archivio, i corpi mobili di immagini della Singh, presentano sue fotografie come lavori interconnessi pieni di poesia con una forte potenzialità narrativa. Le sue pubblicazioni sono una parte significativa della pratica dell’artista: nei suoi libri, spesso realizzati in collaborazione con Gerhard Steidl, sperimenta forme alternative di produzione e visualizzazione di fotografie. Propone il “libro-oggetto”, un’opera che è contemporaneamente un libro, un oggetto d’arte, una mostra e un catalogo. Questo lavoro si sviluppa in una modalità che sfrutta l’artista per creare e smontare sequenze consentendo a Singh di sviluppare ordini di fotografie che possono essere interrotti a seconda delle sue esigenze.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/

Il suo lavoro sfugge a facili categorizzazioni e lei si considera principalmente “una libraia che lavora con la fotografia”.

Singh ha iniziato la sua carriera come fotoreporter dopo aver studiato design ad Ahmedabad e poi, incoraggiata dalla sua mentore Mary Ellen Mark, ha studiato fotografia documentaria all’International Center of Photography. Nel corso della sua carriera, Singh ha sviluppato serie fotografiche fluide e tematicamente interconnesse, che rivisita in vari contesti come libri d’artista, serie fotografiche e sculture indipendenti.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” – Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/

I progetti di Singh sono intrecciati e spesso radicati nel concetto di archivio. Mentre il libro d’artista è la sua modalità principale di esposizione e comunicazione, nel 2013 ha iniziato a costruire quelli che chiama “Musei” portatili – strutture in legno che possono essere collocate in varie configurazioni architettoniche, ognuna delle quali contiene molte fotografie individuali che abbracciano la sua opera artistica. La Singh ha definito le fotografie del suo vasto archivio come “parole” individuali che organizza e riorganizza in narrazioni diaristiche sulla vita e la cultura indiana.

Per approfondire il suo lavoro

Premio Musa per fotografe, le interviste alle vincitrici: Serena Radicioli

Musa fotografia vi presenta le vincitrici del Premio e vi fa conoscere i loro progetti, speriamo sia cosa gradita.

Qui il link al Premio Musa, ancora non indetto per il 2024, ma alla pagina potete leggere le condizioni e le collaborazioni che per la nuova edizione portano interessanti novità! Vai al premio

Serena Radicioli vincitrice del Premio Musa 2023 settore personale

 © Serena Radicioli

Come ti sei avvicinata alla fotografia e perché?

All’età di 15 anni mia zia mi regalò la mia prima macchina fotografica, inizia da quel giorno a relazionarmi con il mezzo fotografico. La tenevo sempre con me e scattavo fotografie ovunque.

Quando e come è nata la tua passione per la narrazione fotografica? A prescindere dal settore fotografico di appartenenza, come hai capito che lavorare su progetti articolati sullo stesso tema, fosse la strada giusta?

Finito il liceo decisi di iniziare ad avvicinarmi in maniera più specifica alla fotografia. Capì subito che non mi bastava solo avere una macchina fotografica e scattare fotografie, volevo approfondire le mie conoscenze in campo tecnico e capire il come e a quale scopo io scattassi delle immagini. Iniziai così a ragionare sulle mie foto e a creare delle piccole storie, volevo iniziare a comunicare attraverso di esse.

 © Serena Radicioli

Come progetti e organizzi i tuoi lavori fotografici?

Attraverso ricerche e studi, in primis individuo l’obiettivo del mio progetto e la scelta del tema. In seguito affronto la fase di realizzazione delle immagini affinando mano a mano il linguaggio più adatto alla mia ricerca. Nella fase successiva inizio la raccolta del materiale e l’organizzazione delle immagini seguendo una sequenza narrativa che rispecchi il concept del mio lavoro, e inizio a lavorare sulla forma di output più adatta ad esso, già in parte individuata all’inizio. Cerco sempre di lavorare nel modo più meticoloso e rigoroso possibile, per creare una storia struttura e solida.

Quali tematiche ti interessano in particolare, hai già trattato altri temi, se si, come?

La mia ricerca fotografica parte spesso da temi autobiografici. Mi concentro molto sul tema della memoria, attraverso la riscoperta di un archivio e l’elaborazione di nuove immagini, che hanno in qualche modo un contatto con il passato. 

Cosa cerchi di esprimere con le tue immagini?

Attraverso questo lavoro, le mie immagini permettono di ricordare momenti del passato, fissarli, e creare da essi altrettante immagini nuove, cariche di emotività, e ingannevoli allo stesso momento.

Sei solita riflettere molto nella fase di ideazione del lavoro o agisci d’istinto durante la fase di ripresa?

Fino ad ora, nella mia ancora breve esperienza fotografica, ho sempre utilizzato un approccio intimo e irrazionale durante la fase di ripresa, scatto molto “di pancia” una volta che ho individuato e studiato il soggetto o il luogo che voglio fotografare.

 © Serena Radicioli

Dove trovi l’ispirazione per le tue immagini? Ci sono autori che ritieni interessanti o che ti hanno ispirato per il progetto vincitore del Premio Nazionale Musa per fotografe?

Mi documento sempre molto prima e anche durante i miei lavori, ogni giorno guardo siti e lavori di altri autori, non sempre limitandomi alla fotografia, per cercare di farmi ispirare e capire il loro processo creativo per poi sviluppare in maniera personale mio. Nello specifico per questo lavoro sono stata ispirata da artisti come Paola Jiménez Quispe , Christian Patterson e Alba Zari, con approcci diversi tra loro si avvicinano molto alla tematica da me trattata e all’obiettivo che mi piacerebbe raggiungere.

Quali sono le maggiori difficoltà che riscontri nel mondo della fotografia?

Il mondo della fotografia è talmente vario e denso ai giorni d’oggi e credo sia molto difficile farsi spazio tra migliaia di autori ed essere riconosciuti per aver detto qualcosa in maniera diversa da altri.

Ci vuoi raccontare un fatto in particolare per cui hai deciso che la fotografia fosse importante per te?

Ho capito che la fotografia fosse veramente importante per me quando ho iniziato a riscoprire anche me stessa attraverso di essa, circa un paio d’anni fa.  Con questo lavoro ho capito l’importanza che la fotografia ha nel mio percorso di crescita personale, come essere umano. 

Come hai conosciuto il Premio Nazionale Musa per fotografe?

Ho conosciuto il premio tramite la vincitrice dell’anno scorso nel mio stesso settore. Andando a vedere il suo lavoro su Instagram, ho scoperto che aveva partecipato al concorso Musa, e decisi di iscrivermi anche io.

Per seguire Serena @serenaradicioli

Elementi narrativi in fotografia: messaggio, contesto e codice.


In tutta la comunicazione che si rispetti, messaggio, contesto e codice svolgono un ruolo fondamentale. Spero che il mio contributo vi sia utile per produrre fotografie singole e, soprattutto, per i vostri futuri progetti.
Ogni volta che scattiamo una fotografia, svolgiamo la funzione di emittenti: siamo coloro che
svolgono l’atto comunicativo, che hanno l’intenzione di trasmettere un messaggio attraverso
le immagini.
Spesso, però, quando parlo con gli aspiranti fotografi dei loro progetti, mi svelano che non pensano a quale sia il destinatario del proprio lavoro. Semplicemente scattano per il gusto di farlo
e per dire qualcosa attraverso la fotografia. Certamente non è un reato. Se, però, volete fare un
passo avanti, è necessario comprendiate che, per mandare un messaggio, occorre sapere chiaramente a chi questo è destinato. In caso contrario, sarebbe come scrivere una lettera che non
verrà mai spedita. La comunicazione finisce non con la ricezione del messaggio, ma con la
sua comprensione. Conoscere i nostri target, come si muovono in fotografia e quanta necessità hanno di conoscere quello che abbiamo da dire è fondamentale affinché quello che produciamo abbia effettivamente senso.
Il messaggio è l’insieme di informazioni che abbiamo deciso di inviare. Come abbiamo già accennato, ogni mezzo di comunicazione necessita di un codice per essere compreso. Questo è l’insieme delle regole attraverso le quali il vostro messaggio verrà decifrato, o meglio decodificato.
Attraverso il nostro canale, la fotografia e tutti i media che decidiamo di inserire nel nostro
progetto (testo, video, musica, mappe ecc.), trasmettiamo un determinato contenuto.
Il contesto è invece il quadro d’insieme dei dati e apprendimenti (linguistici, storici, culturali
e situazionali) che, essendo comuni sia al mittente sia al destinatario, consentono la comprensione più precisa possibile del messaggio.
Sembra abbastanza facile. La verità, però, è che nemmeno la conoscenza del codice assicura la
comprensione del messaggio e quindi il realizzarsi della comunicazione.
Il contesto può essere di particolare aiuto per direzionare la comprensione dei nostri lavori e
può riassumersi in tre tipologie differenti:
• contesto situazionale, cioè l’ambiente fisico e l’insieme delle condizioni in cui avviene la
comunicazione;
• contesto linguistico, cioè l’insieme di informazioni forniteci dagli altri elementi testuali,
come didascalie e presentazioni, oppure testi inseriti direttamente nelle opere;
• contesto culturale, quindi la conoscenza di fatti, persone, idee, oggetti a cui il lavoro si riferisce. Questa conoscenza deve essere simile sia nell’autore che nel destinatario, affinché sia
più semplice la comunicazione
Ovviamente, anche se applichiamo al meglio le nostre conoscenze e queste informazioni che
vi ho fornito, vi possono essere elementi che limitano o impediscono totalmente l’arrivo dei
nostri messaggi.
In parte può essere dovuto alla scarsità di conoscenza che potreste avere relativamente al linguaggio fotografico in generale o alla modalità narrativa della fotografia contemporanea. In
sostanza, non parlate la lingua giusta.
Un altro problema potrebbe scaturire dall’errore nella scelta delle modalità narrative in sé, per
esempio utilizzare materiali o modalità espressive non funzionali al vostro progetto

Sbagliare i contesti in cui si mostrano le vostre immagini potrebbe ulteriormente mettere a
rischio la comunicazione. Un esempio è partecipare a un premio fotografico nazionale legato
a un’istituzione cattolica e presentare immagini di nudo spinto, come è successo a me!
Provate a ragionare su queste indicazioni che spero vi siano utili per la strutturazione dei vostri
prossimi progetti.

Dal mio libro: Raccontare per immagini, dal singolo scatto alla narrazione fotografica. In vendita qui