
Articolo di Giovanna Sparapani
La fotografia contemporanea, dinamica e sfaccettata, è caratterizzata da una serie di elementi che riflettono l’evoluzione tecnologica e i cambiamenti socioculturali del mondo attuale. Mentre le tecnologie digitali continuano a evolversi, i fotografi cercano modi innovativi per utilizzare questi strumenti, esplorando territori visivi che implicano connessioni con la poesia, la letteratura il cinema, e altre forme multimediali come le installazioni, le performances o il design grafico.
Questa interdisciplinarità espande i confini della fotografia tradizionale attraverso pratiche che vengono definite ‘postfotografiche’ prevedendo l’appropriazione di immagini di altri autori, il mixaggio, il riciclo, il recupero degli archivi, “mettendo in crisi le tradizionali nozioni di originalità, proprietà, verità, memoria legate alle immagini”.

La Medusa dal mito all’IA
Joan Fontcuberta intitola il suo fondamentale saggio “ La furia delle Immagini – Note sulla postfotografia” (ed. Einaudi, Torino 2018), indicandoci con chiarezza come questa analisi si rivolga a tematiche di stretta attualità : “ La postfotografia fa riferimento alla fotografia che fluisce nello spazio ibrido della socialità digitale e che è conseguenza della sovrabbondanza visuale…” (J.F., pag.3). Lo scrittore spagnolo sottolinea, come in una società ipertecnologica dominata dagli smartphone e dalla condivisione compulsiva delle immagini sui socialnetwork, il senso tradizionale della fotografia come portatrice di verità e memoria si stia ampiamente modificando. Dal suo osservatorio privilegiato di docente, curatore e fotografo, a partire dal 2010, ha rivolto il suo sguardo alla pratica dei ‘selfies’ oggi accessibile a tutti, che permette a chiunque di raccontarsi visivamente, alla ricerca di una forma di espressione personale e identitaria che spesso inclina ad un narcisismo esasperato. Con una visione apocalittica, il filosofo coreano Byung-Chul Han, critico acuto e severo della società contemporanea, introduce il concetto del ‘phono sapiens’ che sta gradualmente sostituendo ‘l’homo faber’ in un crescente desiderio di catturare informazioni che diventano fini a se stesse, allontanandoci sempre più dalla realtà delle cose concrete. ( B.C.H., “ Le non cose, come abbiamo smesso di vivere il reale” Einaudi, 2022).
Sul piano della fotografia, le immagini digitali facilmente condivise e distribuite in rete, raramente vengono stampate e la loro vita diventa effimera in mezzo a milioni di altri scatti, a differenza delle foto cartacee che possono essere conservate e tramandate. Nell’epoca della ‘postfotografia’, software come Photoshop e Lightroom, permettono una manipolazione molto più facile delle fotografie, per non parlare dell’ IA (Intelligenza Artificiale) che consente di creare immagini del tutto inventate, senza alcun rapporto diretto con la realtà. In questo contesto, la fotografia concettuale sta guadagnando spazio, con artisti che esplorano idee e concetti astratti, enfatizzando l’interpretazione soggettiva piuttosto che la rappresentazione diretta della realtà. A partire dagli anni ’90 del Novecento, ‘la staged photography’ che si basa su sapienti e articolate messe in scena da parte dei fotografi, evidenzia in modo chiaro il contrasto tra realtà e finzione.
Piattaforme come FB, Instagram, TikTok e Pinterest sono diventate vetrine fondamentali per fotografi amatori e professionisti: la condivisione immediata e il feedback in tempo reale influenzano la produzione e il consumo di immagini. Di pari passo con l’avanzare della tecnica digitale, in un cerchio abbastanza ristretto di appassionati, c’è un crescente interesse per le tecniche fotografiche tradizionali, come la pellicola analogica e i processi di stampa in camera oscura: questo ritorno alle origini è spesso visto come una forma di resistenza alla velocità e all’effimero dell’universo digitale.
Le immagini sono state create con l’Intelligenza Artificiale Generativa da Giovanna Sparapani, autrice dell’articolo: La Medusa dal mito antico all’Ai (1 e 2).
Bibliografia:
Joan Fontcuberta “ La furia delle Immagini – Note sulla postfotografia” (ed. Einaudi, Torino 2018).
Byung-Chul Han, “ Le non cose, come abbiamo smesso di vivere il reale” Einaudi, 2022.