Nessuna fotografia mi stupisce più.

27Ciao! Buongiorno!

Ieri pensavo, ma come mai così poche cose mi stanno stupendo in fotografia?

Come mai mi stupiscono maggiormente lavori di grandi autori del passato?

Mi son data alcune possibili risposte:

La prima riguarda la comprensione legata alla ‘riconoscibilità’ nel tempo.

Mi son detta che è più semplice riconoscere un lavoro che conoscerlo da zero. Le foto del passato sono già (non tutte una ad una ☺), per il nostro hard disk interno, incasellabili come genere, stile, linguaggio. In sostanza le stiamo inserendo in scatole che già abbiamo confezionato, conosciamo spesso gli eventi a cui sono legate, i tempi e i risvolti. Più semplici da digerire, insomma.

La seconda riguarda la comprensione, da parte degli ‘artisti’ in generale, delle faccende del mondo. Gli artisti prevedono, svelano, ci spiegano. Che l’arte stia dormendo/morendo un po’ perché la realtà ha superato le più grandi proiezioni della nostra fantasia?

Ci si ritrova così, senza pensieri sufficienti e idee che possano essere sfruttate per srotolare dubbi e svelare sorprendenti soggetti. Già fatto, già visto, già pensato, già compreso: è troppo tardi.

Eppure questa è una condizione che credo naturale, ci siamo sempre sentiti un po’ così…

Probabilmente non ci si aspetta nemmeno più che le “cose” siano reali o che un avvenimento sia davvero accaduto. Anche se la “verità” è una caratteristica che abbiamo sempre attribuito alla fotografia. Se è nella fotografia, è stato nella realtà.

Questa ‘realtà’ dei soggetti non è più richiesta (se non nel fotogiornalismo in cui si richiede una lucidità nella ricostruzione degli eventi), forse nemmeno più desiderata. Si spera quasi che nella fantasia, asciugata nelle opportunità, come ho detto prima, viva ancora qualcosa che verosimilmente ci possa compiacere piuttosto che qualcosa di veramente vero (scusate il gioco di parole).

Sembra l’era della verità verosimile, una post verità non proprio reale. In questo senso, se non devo concentrarmi sulla realtà, posso quindi tranquillamente spostare la mia attenzione, come fotografo, come comunicatore, sull’estetica. Quindi, in circolazione ci sono delle gran belle foto che effettivamente non dicono, non svelano, non raccontano una cippa! Si sentono tanto belle anche da sole e basta a tutti così.

Terza possibilità riguarda una sana invidia, una cosa del tipo: Ma cosa cacchio ci fa sta cagata in un museo quando io sono molto, ma mooolto meglio come fotografo? Mi rifiuto di capire e vorrei parlare con il curatore. Datemi il suo cellulare, per favore!

Non per capire, piuttosto per insultarlo, lui e il fotografo. Suvvia, basta con ‘ste boiate! 😂

Ecco, questi i miei dubbi di oggi sulla fotografia. Chiaramente ci saranno illuminati più luminosi che la vedranno differentemente, in questo caso: mi spegneranno!

Ciao

Sara

 

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21 pensieri su “Nessuna fotografia mi stupisce più.

  1. Quello che Tu giustamente osservi, Sara è sacrosanto e sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. Purtroppo ho l’impressione che il problema sia molto più esteso e globale: quali sono oggi le novità che sorprendono, nel mondo della letteratura, del cinema, dell’arte, della moda, della musica, della filosofia? È un pullulare di deja’ vu, di ripetizioni o di rielaborazioni di cose già viste o già fatte. La globalizzazione poi ci ha anche abituato a ciò di diverso che proveniva da altre culture; siamo in una sorta di grande frullatore che ricicla tutto, e travolge tutti. Quale sarà il cammino “sorprendente” della fotografia dipende credo da un rinnovamento culturale di cui per ora non si intravvedono segnali. Evidentemente il consumismo di massa non è in crisi, non è ancora giunto al suo limite di rottura. In questo contesto è evidente come i grandi del passato emergano, così come nel campo pittorico le più grandi mostre degli ultimi decenni riguardano gli impressionisti.
    Probabilmente anche in fotografia bisogna fare una sola cosa, come sempre si è fatto: cercare l’uomo, pur con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni.
    Un abbraccio e grazie come sempre delle tue provocazioni illuminanti.
    Salvatore

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    • Cavoli, grazie per la tua riflessione, effettivamente avere tutto a disposizione, globalizzazione e consumismo hanno smorzato anche gli animi più furibondi dal punto di vista artistico, aspettiamo la ‘rottura’…speriamo!

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  2. https://polldaddy.com/js/rating/rating.jsIo credo che ci sia molta autocelebrazione. Gli artisti si sono abituati e assuefatti ad essere celebrati e (giustamente ma non sempre) ben pagati: gli artisti star. Per questo “rompere” in modo significativo è un rischio, può significare non attirare più l’attenzione del popolo e l’idolatria dei critici. E’ un punto di vista eccessivo e riduttivo. La realtà è più complessa ovviamente. E’ anche vero che siamo saturi e ne abbiamo anche l’impressione, di essere saturi di immagini, di trasgressione, di messaggi urlati. Per questo motivo ciò che si conosce e si reputa classico e realmente artistico ha più presa sul popolo rispetto a ciò che non si conosce ma che si giudica come “lo potevo fare anch’io”.
    Io credo ci siano voci interessanti fra il frastuono della nostra era frastornata. Ma è inevitabile pensare che molte cose siano già viste. Siamo nell’era del troppo.

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  3. Fosse una cosa che si chiude in un piccolo cerchio sarebbe ottimo…
    E’ talmente particolare e complicato capire il perché di certe cose che aspettare sembra l’unica soluzione…
    Esiste anche chi riesce a vendere le proprie mutande con la svirgolata facendo credere che è l’ultimo grido… ma fa moda…
    E chi non sa vendere ma sa creare…

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  4. Nulla ci stupisce più, perché abbiamo perso lo sguardo.
    L’artista è quello che svela cose che anche altri hanno dentro, ma non sanno dire, non sanno fotografare. Quando leggo una poesia mi piace quando il poeta ha descritto il mio stato d’animo, come io non avrei saputo fare. Quando guardo una fotografia mi colpisce quando mi dice cose che non avrei saputo dire, poi magari l’autore della foto aveva tutt’altra idea, ma mi colpisce, l’originalità, la capacità dell’immagine di cogliere un particolare dell’umano che io non avrei saputo esprimere. Siamo satolli di immagini, quindi facciamo più fatica a stupirci, questa è la sfida per chi fotografa, stupire senza effetti speciali, ma cogliendo la poesia del quotidiano. Ad esempio mi commuovono i quadri di Letizia Firnasieri, che ritrae il lavandino con i piatti lavati, il tram a Milano o la sedia con la biancheria da stirare, ma lo fa con uno sguardo unico, coglie la poesia del quotidiano, mi capita spesso di pensare che mi piacerebbe imparare a fotografare come lei dipinge. Una giornata qualunque, una famiglia qualunque, un lavoro qualunque, ma tutto reso unico dall’uomo o la donna che li vivono. Nerella

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  5. Ciao Nerella, intanto grazie per la tua riflessione. Forse il trucco è quello che suggerisci tu, tornare ai piccoli racconti famigliari, fare un passo verso la lentezza fotografica. Anche se mi rivolgo soprattutto a chi si avvicina alla fotografia con leggerezza. Un invito a pensare meglio a ciò che si presenta. Ciao grazie

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  6. Direi che la provocazione di Sara ha aperto un bel dibattito. Condivido quanto dicono Elena e Nerella e cerco di andare oltre. Sicuramente oggi la fotografia e’ esibizione, d’altronde è inevitabile nell’epoca del selfie. Quello però che manca in tantissimi più o meno celebrati lavori fotografici è la riflessione, la capacità dell’Autore di lavorare a lungo, in profondità, su un soggetto fotografico, meglio su un progetto. E’ anche vero che “abbiamo perso lo sguardo” frastornati da migliaia di immagini che ci bombardano quotidianamente e quindi è difficile vedere oltre che guardare un lavoro fotografico, scegliendo nel marasma e dedicando il tempo che andrebbe per approfondire. La fotografia ci deve coinvolgere a livello emotivo, come dice Elena, ma non penso si possa solo cercare nel proprio vissuto, nella sfera personale. Per finire in positivo (sono ottimista per costituzione) io penso che la fotografia che stupisce esista ancora, anche se bisogna far fatica a cercarla, ma quando si trova dovremmo soffermarci. Mi riferisco ad Autori ormai noti, come Francesco Comello, o meno noti, come Claudio Montecucco, solo per citare due nomi che dimostrano che ancora oggi si possa fare fotografia col Cuore. E soprattutto rispettando un’Etica, ma questo è un altro tema.

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  7. Ciao, forse la saturazione per la quantità di foto in circolazione, ha tolto anche un po’ di stimoli, sia in chi produce che in chi guarda…
    So bene che qualcosa stupisce ancora, volevo un po’, come dici tu, invitare al ragionamento.
    Grazie mille per il tuo intervento, ciao Sara

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  8. Ciao Sara,un commento al tuo pensiero,con le parole in due stesure differenti,di una persona dimitri.58 ex blogger,il quale scrisse uno degli articoli,all’epoca dei tragici fatti e uno in merito al tema del tuo pensiero.
    C’è un senso di saturazione.Credo che si siano troppo sovrapposte necessità espressive legate alla Verità.Ma quando sopravviviamo siamo nella Verità e siamo Verità.E’ un anello particolare.Se siamo nella Verità e siamo Verità,allora dovremmo superare noi stessi continuamente perché solo esistendo stiamo già manifestando la Verità e tale manifestazione non sembra essere minimamente adatta a scongiurare i continui collassi della realtà intorno a noi.Come mai?Se sono nella Verità e sono Verità,perchè non risolvo me stesso e ciò che da me dipende?

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  9. Proseguo…Tra gioco e realtà (Bataclan)
    Nietzsche sosteneva che l’arte era una trasfigurazione della realtà.In effetti mastico appena questi concetti,che vagano raminghi per la mia mente da molti anni.Ma tanto tempo è passato da quel fine secolo:oggi l’arte è la realtà.
    Quel secolo,l’Ottocento,permeato dalla visione positivista e dal pensiero romantico,aperto all’introspezione,tempo di nuova vita psichica,non avrebbe potuto immaginare quello che di lì a poco sarebbe successo.Due guerre mondiali catastrofiche per centinaia di milioni di persone ed un Novecento flagellato da una miriade di piccole e grandi guerre civili,piccoli e grandi genocidi giunti ai giorni nostri senza soluzione di continuità.Certo non c’è stato solo questo,per fortuna!Nè l’arte del diciannovesimo secolo né quella del ventesimo hanno potuto partorire verità capaci di fermare il male.La rappresentazione dell’irrapresentabile,lo svelamento dell’inneffabile non sono stati sufficienti ed ancora non lo sono.Circola voce che una sorta di marxismo residuale,come una radiazione di fondo,ci fa sentire responsabili del terrorismo attuale,magari debolmente ma sensibilmente.Si,forse.Sensi di colpa da consumisti,conformisti,individualisti,schiavi,nostro malgrado,di modelli apparentemente super comunicanti in realtà quasi ammutoliti dall’auto-gratificazione.
    Al Bataclan,quella sera,noi avremmo esorcizzato il male e la violenza con la turpitudine sonora spettacolarizzata della coinvolgente musica metal.Si,noi l’avremmo fatto per gioco,in una ritualità ludica,polarizzando l’aggressività in modo innocuo.Altri l’hanno fatto realmente,concretizzando un’aggressività mortale.Può essere che il nostro sia diventato un gioco pericoloso?
    Può essere che quanto è irrisolto da millenni,sciolto in un dolore aeriforme che penetra nei pori,non possa più essere contenuto dai nostri riti,dalle nostre razionalizzazioni,dalle nostre trasfigurazioni?
    E’ forse ora di smascherare ciò che abbiamo dissimulato in tutti i modi?Abbiamo idee precise su come la violenza si insinua nelle nostre vite,nei gesti più semplici che compiamo tutti i giorni?
    C’è molto da fare,tra gioco e realtà.

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    • Come dici, la fotografia è strettamente legata alla nostra necessità di esorcizzare la morte, sono io che ringrazio te per gli ottimi spunti di riflessione, buona giornata e scusa il ritardo, non mi comparivano i tuoi messaggi. Ciao sara

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  10. E’ anche vero che non tutti fanno fotografia…è come se ci fosse un’epidemia di lomografi, fare una fotografia è diventato facile per tutti.
    Ma dire che tutti siano fotografi è come dire che tutti gli autisti siano dei piloti!!
    Io credo che i nostri occhi abbiano bisogno più dello stimolo naturale delle cose e non di quello artificiale! Purtroppo chi cerca di stimolare lo sguardo in modo naturale viene divorato da chi ha bisogno dello stesso stimolo, ormai saturo dalla tecnologia…
    La tecnologia svuota e la natura riempie!
    🙂 Ciao

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  11. Forse dipende da uomo a uomo!?! Come la differenza tra chi guarda e chi osserva?
    Si la tecnologia è utile ma secondo me non trasmette quello che da la natura, le emozioni i sentimenti… utili per trovare un ispirazione? 🙂 comunque l’uomo svuota l’uomo qua non ci piove!! 🙂

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