Un fotografo italiano straordinario: Luigi Ghirri

Come si potrebe non includere Luigi Ghirri nell’elenco dei Maestri della Fotografia? Molti lo conosceranno già, ma è un autore che vale la pena sempre tenere ben presente.

Io lo apprezzo tantissimo, per me il più grande fotografo italiano.Ho visto diverse sue mostre e divorato i suoi libri.

Avevamo già parlato di lui qua.

Credo che sia il fotografo che abbia maggiormente influenzato tutta una generazione di fotografi dei giorni nostri.
Peccato che anche lui ci abbia lasciato molto presto.

Anna

 

“Fotografare, per me, è come osservare il mondo in uno stato adolescenziale, rinnova quotidianamente lo stupore; è una pratica che ribalta il motto dell’Ecclesiaste: niente di nuovo sotto il sole. La fotografia sembra ricordarci che ‘non c’è niente di antico sotto il sole'”. Luigi Ghirri

Nasce a Scandiano (Reggio Emilia) il 5 gennaio 1943.
Inizia a fotografare nel 1970 lavorando principalmente per artisti concettuali; in questo anno dà il via varie a ricerche personali che verranno successivamente pubblicate con i titoli diversi. Del 1972-1974 è il lavoro “Colazione sull’erba”; nel 1973 realizza “Atlante” e tiene la prima mostra personale a Modena. Lavora inoltre come grafico e nel 1975 è scelto come “Discovery” dell’anno da “Time-Life”; nello stesso anno è pubblicato un portfolio di otto pagine in “Time-Life Photography Year”.

Nel 1977 fonda insieme a Paola Borgonzoni e Giovanni Chiaramonte la casa editrice Punto e Virgola, per i tipi della quale pubblica, in Italia e in Francia, Kodachrome (1978) frutto di una ricerca intrapresa all’inizio del decennio.
Nel 1979 il CSAC dell’Università di Parma gli dedica una grande mostra monografica.
Nel 1982 è invitato all’esposizione “Fotographie 1922-1982” alla Photokina di Colonia. L’anno seguente la rivista “Lotus International” gli affida l’incarico di fotografare il cimitero di Modena di Aldo Rossi. Inizia ora un intenso lavoro finalizzato all’analisi dell’architettura e del paesaggio italiano realizzando volumi su Capri (1983), con Mimmo Jodice, l’Emilia Romagna (1985-1986), Aldo Rossi (1987) ; collabora inoltre stabilmente con la rivista “Lotus International”. Svolge anche un’importante opera di organizzazione di progetti espositivi, tra cui “Iconicittà”(1980) al PAC di Ferrara, “Penisola”(1983) al Forum Stadtpark di Graz, “Viaggio in Italia” (1984), mostra itinerante, e “Descrittiva” (1984) per il Comune di Rimini.
Nel 1985 pubblica un volume sulle opere di Paolo Portoghesi e porta a termine un lavoro sulla Città Universitaria di Piacentini, l’anno successivo intraprende il progetto di lettura del paesaggio padano “Esplorazioni lungo la via Emilia”.
Nel 1988 viene pubblicato il volume “Il Palazzo dell’Arte“, di A.C. Quintavalle, corredato da una sua ricerca fotografica sui principali musei italiani e stranieri.
La sua lunga e profonda riflessione sul tema del paesaggio culmina sul finire degli anni Ottanta con la pubblicazione dei volumi Paesaggio italiano e Il profilo delle nuvole, entrambi del 1989.
Nel 1991 conclude un lavoro su Giorgio Morandi, che lo aveva impegnato per due anni.
Muore a Roncocesi (Reggio Emilia) il 14 febbraio 1992.

Fonte: Archivio Luigi Ghirri

Qua trovate un documentario su Luigi Ghirri. E’ un po’ lungo, ma vale la pena di vederselo con calma.

 

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7 pensieri su “Un fotografo italiano straordinario: Luigi Ghirri

  1. E in verità si deve anche dire che Luigi Ghirri, finché in vita, non fu amato e apprezzato così tanto. La sua grandezza era conosciuta più all’estero (Francia, USA). L’Italia era (è) ancora troppo impregnata di quel fotoamatorialismo alla Cartier Bresson per riconoscere in lui il più grande e influente fotografo di sempre. Se andò il 14 febbraio del 1994 senza grandi onori. Oggi sarebbe bello se una grande città italiana titolasse una via così: Luigi Ghirri – Fotografo.

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  2. Bello il documentario … un po’ lunatico anche. Forse vuole riprodurre la sensazione provata da chi ha conosciuto Ghirri in vita. Non c’entra un tubo, ma dopo tanti anni mi ha fatto ricordare “la voce della luna” di Fellini !

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  3. Pingback: Luigi GhirriLuigi Ghirri

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