Sul quando vi sentite Photographer, ma anche no!

Buongiorno a tutti,
Come state?
Sto per farvi una confessione.
Da tempo mi chiedo con quale logica aggiungiate la parola photographer alle diciture dei vostri siti.
Le domande che mi son sempre fatta in merito sono tre:
1) Perché in inglese? Secondo voi un photographer ammerecano è meglio di un fotografo italiano? Boh, i misteri impenetrabili degli italiani esterofili.
2) Perché aggiungete la definizione di fotografo in una qualsiasi lingua del mondo? Avete bisogno di ricordarlo a voi o a altri? Chi ci cerca, ci cerca col nome, giusto?
Mi spiego meglio.
Figuccio Carmelo photographer viene ricercato in Internet come Figuccio Carmelo … dato che cercando come photographer certo non esce lui, quindi se dopo il nome c’è scritto mungitore di latte di balena, che caz cambia?
3) La dicitura photographer mi preoccupa, così come mi preoccupa quella di artista, tipo Figuccio Carmelo Artista. Chi vi definisce fotografi o artisti, voi stessi? Lo sapevate che non è fotografo chi produce immagini con la macchina fotografica, non è artista chi produce quadri con colori a olio e non è scrittore chi scrive con la penna?
4) Lo sapevate che in mezzo a ‘sto marasma ci sono i  photographers  quelli veri che fanno i  photographers  e quasi mai lo scrivono?
5) Poi fate un po’ quello che vi va…chissenefrega. Mica  è la parola Photographer  che migliorerà la vostra produzione fotografica, altrimenti la avrei già aggiunta anche io!
Queste sono considerazioni rivolte a chi lo scrive senza riflettere perché sta bene nella grafica del logo o perche fa figo. Non ai fotografi che combattono ogni giorno con professionalità, perseveranza e coerenza, per affermarsi in questo settore.
Ciao Sara
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Sara Munari “Be the bee body be boom”

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84 pensieri su “Sul quando vi sentite Photographer, ma anche no!

  1. Almeno una giusta l’ho fatta, ho scritto appassionato di fotografia.
    Comunque sono d’accordo, tutti artisti, tutti fotografi, e non solo, molti anche pittori, critici, insegnanti in dubbi Workshop di fotografia, lettori di portfolio.
    I like di troppi amici sinceri di Fb, ma mai conosciuti di persona, hanno portato questo risultato: tutti grandi fotografi. Come diceva il grande Totò’ “ma mi faccia il piacere!!”

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  2. Condivido senza riserva. Sono un medico è un dilettante nella fotografia (grande termine “dilettante”!). Ora, conoscendo bene i sacrifici e l’impegno necessari per svolgere una professione, non credo che chi si “diletta” di medicina scriva “medico” nel proprio profilo. È non credo basti una fotocamera e qualche buon corso “amatoriale” (altro termine fantastico) per dirsi “fotografi”. Buona giornata

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  3. Photographer e’ la necessita’ per gli sfiga di appartenere ad una tribu’.
    Gli scooteristi, quelli col Tarro-MAX per es, dicono di essere motociclisti o di avere la moto anziche lo scooter.
    Per questa necessita’, queste richieste, le aziende producono oggetti specifici per sfigati:

    SUV, furgonette defurgonizzate prone agli incidenti, dai consumi elevati, pessime da guidare MA ambite. Una volta costavano ma essendo indirizzate allo sfigato oggi abbiamo persino roba tpo il nissan Puke: acquistabile dall’operaio ma con estetica da voltastomaco per sentirsi DIVERSI.

    TV 4k: solo un povero di testa potrebbe godere il fatto che un film da portare a casa costi 200E. Ecco perche poi fanno i quadrettoni.

    Surround MONO. Perche i watti (i) devono essere tanti e allora si compra lgnobilta’ come samsung: 1650W almeno! Come possano uscire quei numeri quando ne entrano 50 dovrebbe mettere una pulce nell’orecchio ma per il popolo “io ho piu’ megacosi di tutti” cosi’ ho una cosa da vincente va bene cosi’.

    Parliamo dei megapixel distribuiti su tutti gli oggetti a pioggia diminuendo drasticamente la qualita’ di ripresa? Telefoni con piu’ di 3 megapixel dovrebbero essere derisi come del resto alcune reflex.
    Non parliamo degli zoom delle compatte giunti ormai a numeri da enalotto.

    L’etichetta per il povero pirla e’ importante come apparenza: un Photographer sara’ felice di mostrare che “ci ha” la macchinetta megapixel, l’obbiettivo per imbecilli con l’anellino del colore giusto e la versione del coso che cosa(canon e’ efficace, non trovate?).
    Ma sulla foto tutto cio’ non si vede.
    Ecco la scritta.
    Photographer

    Dopo ti chiedono con quanti pixel hai fatto quella foto e tu rispondi: scatola di scarpe con un angulon.

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      • Su dai, elencaci i premi e le pubblicazioni internazionali di questo progetto… Ma ti rendi conto che parli dall’alto al basso come se pubblicassi sul Natgeo, vincessi il World Press Photo o esponessi ad Arles. Ripeto, nessun fotografo vero e di successo ha questi blog in cui si sfottono gli amatori, da Benedusi (il vostro iniziatore) in giù, siete tutti in fondo dei non arrivati. Zizola, Pellegrin, Roversi… Questi sono fotografi (per prendere ad esempio solo italiani). Avere un blog dove si sfottono gli amatori e si ricevono tanti likes non vuol dire essere fotografi di successo. Anzi, mi sembra che sia abbastanza indice del contrario visto che nessun fotografo di successo lo ha, proprio perché, oltre a non avere probabilmente tempo, non ha nessun bisogno di attirarsi facili, quanto inutili likes dal popolo dei social networks.

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      • Ma Adalberto, sei seuro? Ho scritto centinaia di articoli per dare consigli utili e molto altro, come fai a dire cose del genere? Per il resto, hai ragione, prendi esempio dagli autori citati, che sicuramente sono molto meglio di me! Ciao

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      • Ma infatti non ho mica detto che tu non scrivi “centinaia di articoli per dare consigli” leggi bene! Questo non te lo nega nessuno. Ho scritto che tu non pubblichi su riviste importanti ed internazionali ne vinci concorsi importanti! Quindi non si capisce bene da che pulpito dai questi consigli. Ma in fondo è così. I fotografi importanti fanno i fotografi. Quelli che non riescono a lavorare come fotografi fanno i blogger ed i workshops…

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  4. Se uno so chiama Paolo Rossi o Francesco Bianchi ed ha il sito solo in inglese cosa dorebbe fare?
    Trovo peggiore questa moda di aprire blog dove si spara sugli altri. È vero nessun fotografo famoso ha bisogno di scrivere “photographer” sul sito perché tanto uscirebbe comunque per primo su google ma nessuno ha anche un blog dove cerca di crearsi audience sugli altri. Fateci caso. Questi blog sono sopratutto fatti da “fotografi” mediocri o addirittura che non lavorano nemmeno e sopratutto italiani. Per non parlare dell’uso di Facebook…

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    • Adalberto, io non partecipo a premi da due anni e prima ne ho vinti, non pubblico perché non faccio la fotogiornalista, ne mi interessa…ma esco su giornali, magari non quelli che leggi tu…ma non è questo il punto. Se non ti interessa quello che scrivo perché non serve o lo ritieni superficiale o stupido, tutte cose lecite, perché perdi tempo a leggermi? Impiega il tuo tempo a fotografare ( questo è un altro consiglio e son sincera davvero!)
      Sono davvero soddisfatta del mio percorso come autore e non mi smonti o lo smonti (il percorso) tentando di sminuirmi. Comunque ti ringrazio molto per il tempo che mi hai dedicato e che eventualmente mi dedicherai in futuro. Ciao Sara

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      • Sara mi dispiace ma predichi bene e razzoli male. A me da fastidio vedere il dilagare di blog che danno consigli sparando a zero sugli altri. Anche e sopratutto perché ritengo che tutti i blogger in questone non siano grandi fotografi e quindi non abbiano i requisiti per farlo. Da Benedusi in giu. Solo che lui almeno ha la prerogativa di essere stato il primo. È riuscito a diventare “famoso” grazie al suo irriverente blog e ha cominciato fare workshops nonostante le foto siano del tutto mediocri. E voi tutti dietro! (Questo post infatti lo aveva scritto lui poco fa identico). Dovrei farmi gli affari miei e pensare alle mie foto? Forse ma non meno di quanto lo dovresti fare tu invece che stare a guardare cosa scrivono gli altri sul proprio sito. Ben per te sei soddisfatta da ciò che hai ottenuto come fotografa, affari tuoi, ma permettimi di dirti che non basta per ergerti su un piedistallo perché i concorsi, le gallerie, i festival, le riviste importanti sono ben altri e credo che tu lo sappia bene. Se vuoi ti faccio un elenco ma credo ti bastino 2 google te e due giri sulle bio di fotografi “veri”. Quelli che hai elencato tu non contano nulla. Non sapevo nemmeno esistessero. E ti ripeto, facci caso, ma nessun fotografo che conta ha un blog in cui spara a zero sugli altri. Siete tutti mediocri e naturalmente tutti italiani.

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      • Guarda Sara nemmeno io partecipo ai premi “serie A” perché tanto e’ tempo sprecato ma nemmeno a quelli dei foto club perché tanto non li metterei nella bio, dato che appunto, non mi sembra che possano “elevare il mio status”. E non mi permetteri di giudicare il tuo percorso, se tu non fossi qui a denigrare chi in fondo sta facendo cose simili alle tue. Non sei “sportiva”. Se tu sei contenta dei tuoi premi del foto club, delle tue mostre al negozio di foto ottica e delle tue foto e non aspiri neanche ai premi importanti, ai musei e ad essere pubblicata fai benissimo. Ma perché questo blog, che si rivolge chiaramente a tuoi “simili” ma in modo al limite dell’offensivo?

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      • Il blog di Benedusi e’ praticamente identico al tuo. Forse anche più spinto sull’ergersi a maestro e denigrare gli altri, per questo ha anche molti più seguaci e anche molti piu contestatori. Questo post comunque sembra un copia e incolla. Per carità più che avercela con voi, che se davvero avete guadagni da quel che fate, fate pure bene a farlo ma mi dispiace che rischia che la gente che gira per i social Possa pensare che voi siate davvero fotografi che contano qualcosa nel panorama dei professionisti e quindi vi prenda ad esempio. Quanto a quali premi siano “dignitosi”: per un dilettante lo sono tutti, anche quelli di animali domestici del quartiere. Ma se parliamo di professionisti direi che sono quelli che offrono denaro e visibilità internazionale. Direi poche decine in totale. Idem le gallerie, i festival o le riviste. Non far finta di non capire….Una mostra da “foto ottica Corbetta” o il premio “città di Follonica” ti danno il diritto di affermare che tu sei una professionista ed altri no? A mio parere no. Certamente il tuo “curriculum” e’ “dignitoso” come direi quello di altre migliaia di fotografi solo in Italia ma se non pubblichi su riviste, non vinci premi “veri” e non credo che il tipo di gallerie e festival che ho visto sulla tua bio ti paghino per partecipare vuol dire che non guadagni nulla dalla tua attività di fotografa, quindi, che diritto hai di dire che tu sei una fotografa e qualcun altro no. A me sembri sicuramente una blogger, magari anche una critica di fotografia o una insegnante di fotografia ma non certo una fotografa professionista. Sarebbe come dire che un insegnante di scienze e’ uno scienziato, un insegnante di inglese un interprete o uno di lettere uno scrittore…. Ps: poi se davvero non li conosci ti faccio una lista di quali sono i premi che davvero fanno differenza in una bio.

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      • Sara stai rigirando la frittata. Qui, su questo post sei tu che sminuisci gli altri. Sarebbe brutto anche se tu fossi una vera fotografa professionista, il fatto che a quanto pare nemmeno tu ci guadagni, da questa professione,rende il tutto piuttosto paradossale. Quanto ai premi ok: Pulitzer, eugene smith, ipa, poy, World press, Wildlife photographer of the year quelli che neanche devo andare su google per ricordarmeli. In Italia Pesaresi, ponchelli, Canon anche se, diciamocelo, all’estero non contano nemmeno quelli. Comunque non è che gli altri non siano “dignitosi” e’ che non ti definiscono ne una professionista ne tanto meno una che può parlare dall’alto al basso a nessuno. Mettiamola così: se hai vinto premi in “natura” era un concorso di dilettanti. Anche se, ovvio, probabilmente se il premio era una macchina fotografica un po’ di concorrenza l’avevi, se invece invece hai vinto l’abbonamento alla rivista che promuoveva il premio probabilmente eri iscritta solo tu. Se hai vinto dai 1000 euro in su era un premio per fotografi “veri”, se hai vinto 5000 euro vuol dire che è probabile che ci fossero un bel po’ di professionisti iscritti e quindi che li hai battuti. Se hai vinto cifre dove gli zeri erano quattro ok, mi sono sbagliato io e ritiro tutto…

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  5. Penso sia colpa non solo di carenza culturale ma anche dell’assenza di regolamentazione legislativa,lo trovo fastidioso ma non perché ferisca la categoria (anche se la banalizza),lo trovo fastidioso perchè mi da la misura della pochezza culturale imperante,non fa piacere notare quanta stupidità circoli.Aspetto i tempi in cui andrà di moda definirsi ingegneri nucleari solo perchè siè letto un articolo cu Cernobyl.

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  6. Perfettamente d’accordo con te.
    Conosco persone che appena escono da un corso base di fotografia inseriscono quel “PH” o quel “photographer” come se la cosa all’improvviso li proiettasse in un altro mondo, quello dei professionisti.
    Un pò di umiltà non farebbe male ad alcuno.
    Altro problema, quello di scriverlo in lingua straniera: forse ci si sente stranieri a casa propria o come cita il saggio “Nemo propheta in patria” ??
    In ogni caso ognuno è quello che è.
    Grazie per la riflessione

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  7. Ciao Sara, in linea di massima mi trovi d’accordo, mi domandavo però se, specificando con quella parola o qualcosa del genere, delle volte potesse essere funzionale a caratterizzare il contesto in cui uno è capitato. Insomma un modo diretto per far capire che in questo sito si parla di tizio come fotografo e non di altro. Così come potrebbe essere specificato in un classico biglietto da visita stampato (dottore, avvocato, ingegnere, appunto fotografo).
    Un po’ come hai fatto tu caratterizzando questo blog come “Laboratorio di pensieri fotografici”, poteva bastare MU.SA.?
    Però è vero, al di là delle buone intenzioni il rischio di apparire presuntuosi c’è.
    Un salutone grandissimo (ti seguo, anche se interagisco poco in generale).

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    • Ciao Bello! Allora ti rispondo dicendoti solamente che uno che ha letto un libro sulla Medicina alternativa non scrive sul biglietto da visita o sul sito ‘medico’ …. sono anni che mi occupo di fotografia e non ho scritto Sara Munari Musa Photographer. Ma pensieri fotografici…Non definiscono nulla se non che ho dedicato tempo a pensare alla Fotografia. Ciao, spero a presto Sara

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      • Ciao Sara, spero di non essere stato equivocato. Mi dispiacerebbe, credimi.
        Ho cercato di dare semplicemente il mio contributo alla discussione. Mi sono soltanto domandato perché un fotografo non dovrebbe dichiararlo nel proprio sito se improntato come “biglietto da visita”, un sito concepito come tale e che fa di lui vetrina per promuoversi. Sinceramente non ci vedo niente di male. Non stavo riferendomi ai giocherelloni della domenica, su questo credo siamo tutti d’accordo.
        Tu hai fatto bene a definire questo blog in questo modo, non ha una caratteristica individualistica, ma hai comunque sentito il bisogno di definirne in modo chiaro i suoi contenuti. Quale migliore “titolo” se non quello che hai utilizzato.
        Con tutta la mia stima Sara, lo sai! Però adesso mi taccio perché non vorrei mai che queste mie semplici riflessioni dessero adito ad alimentare polemiche che alla fine non giovano a nessuno. Bacio.

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  8. Perché c’è solo una parola che li distingue dai veri photographers ed è ignoranza. Beninteso nell’accezione corretta della parola. Per addolcire diciamo disinformati va!
    Ma non è tanto il fatto che non conoscono bene la materia il fatto ben più grave è che non fanno niente per colmare la lacuna. Loro sanno a prescindere.
    Sono un fotoamatore e conosco abbastanza questo ambiente. Per lo meno quello della provincia e a mio parere sono questi possessori di fotocamere che, sui social, hanno il PH abusivo. 😊
    Non nascondo che quando mi sono iscritto su fb c’è stato un attimo (una frazione di secondo neh) in cui ho vacillato, ma la mia pur scarsissima e limitatissima conoscenza in campo fotografico fortunatamente me lo ha impedito.
    D’altronde la carne è debole … e la mente ancor di più.😌
    Ciao Sara e grazie per le tue piccole provocazioni.
    Ps; ora che ci penso posso scrivere il mio nome così, Phranco 😆

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  9. Il linguaggio fotografico è un sistema cognitivo molto più complesso di quanto si pensi.

    Cercherò di essere sintetico, mi piace pensare che ognuno parli con la propria fotografia,
    anche chi si professa blogger, anche chi si professa ph, con tutti i sistemi linguistici che ne derivano.

    Chi parla di fotografia per pubblicizzare la propria è, oserei, più desideroso di attenzione di quanto si possa pensare.
    Chi aggiunge suffissi per “internazionalizzare” la sua social diffusione forse, ha medesime aspettative.

    Proverei da fotografo a mettere da parte tutto ciò, passare alla lettura dei contenuti di un’immagine,

    abbandonando ogni presunzione per venire fuori dalla mediocrità.

    E’ quello il modo per conoscere le cose.

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  10. L’idioma anglo-ammerikano fa figo! E te lo dice uno che hai uno straccio di sito su wix con il fatidico sottotitolo “photographer” e scritto in un inglese quasi perfetto, ma che, proprio in questi giorni, lo sta ristrutturando, trasformandolo in italiano, col sottotitolo “fotografo” (ma, dopo questo divertente articolo, toglierò anche questo appellativo).
    Spesso, l’inglese, tende a mascherare la banalità (o la stupidità) di un nome: prova ad immaginare un sistema operativo chiamato “finestre” o una piattaforma sociale chiamata “il libro delle facce” o un modo per far sapere al mondo cose che il mondo farebbe bene ad ignorare, chiamato “cinguettio”… che tristezza! Così si arriverebbe ad avere un presidente americano chiamato Donaldo Scureggia (Trump è uno slang inglese per definire un peto).
    Nel caso del Ph o del “photographer”, l’inglese serve a mitigare la nostra banalità, a farci credere di essere migliori come fotografi (o come persone) rispetto agli altri che non hanno manco il sito ragnatela.
    Vogliamo far sapere a tutti che, anche se le nostre foto stimolano la peristalsi, noi siamo “photographer”. Il mondo deve essere certo della nostra professione per evitare che qualcuno possa confondere le nostre splendide immagini con dei frammenti usati di toilet paper. E’ il Ph che fa il fotografo. Io, purtroppo, sono un Ph per eccellenza.
    Per finire vorrei citare l’incommensurabile Ando Gilardi, che, se fosse ancora tra noi, avrebbe scritto il libro “Meglio ladro che photographer”.
    😉

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    • Ciao … ma una domanda come appare, cioè come viene sentito l’appellatvo photographer da un anglofono? cioè per noi è solo una esterofilia? perchè twitter ad un anglofono dovrebbe fare un senso diverso dal nostro cinguettio?… comunque io ho aggiunto in italiano cio che faccio… cioè “fotografie” dopo il mio nome… Che ne pensi Sara?

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      • Che se fai fotografie è il modo giusto per presentarsi al pubblico. Credo che sia giusto…Ma questo è solo il mio parere. Credo che un anglofono nemmeno si ponga la domanda. Mi chiedo se sia una moda tutta italiana oppure i francesi (per dire) facciano uguale…Ciao e grazie

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  11. Che dire… fa figo, come hanno detto in tanti. Io, per conto mio, faccio perfino fatica a definirmi fotoamatore… non so, forse ho paura della responsabilità che mi sentirei addosso nel mettere quel benedetto Ph. dopo il nome (fa un po’ PHD, o MD… quelle abbreviazioni americane del titolo di studio).
    Ecco, forse sta qui. Tu ti arroghi un titolo, e siccome lo fai magari senza aver fatto una reale “gavetta”, non ne senti il peso nel livello qualitativo che da quel momento sei tenuto a mantenere. E’ un insieme di lettere, nulla di più. E spesso anche le foto che una persona del genere fa sono solo un insieme di forme e colori, nulla di più.
    Serve una partita IVA per potersi definire professionista? Beh, sì, e anche il fatto che ci devi vivere. Serve una pubblicazione o una mostra per potersi definire autore? Alle volte sì, alle volte no… alle volte puoi pure aver pubblicato dieci volumi ma non essere affatto un autore nel senso vero della parola. Altre, non hai pubblicato nulla e ti chiami Vivian Maier.
    Parola, flatus vocis. Fotografia, flatus lucis. Insostenibile leggerezza e via andare. E l’aspettativa maggiore che ho nei confronti di chi si mette quel Ph., generalmente delusa, e i sospetti di una sua “figaggine acquisita” che è un po’ la stessa che mi prende quando vedo certi ristoranti alla moda bio, etno, fusion, retro-bistrot e altro.
    Tanta noia, poco contenuto. Avanti col prossimo Ph., che ci vien da ridere (o da piangere).

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  12. Ciao Sara,

    i tuoi “interrogativi” sono sempre meravigliosi momenti di riflessione e di confronto. Mi autodenuncio con il dire che anche io sono tra quelli che scelto la parola photographer nel nome del sito e l’ho usata fino ad un anno fa anche nei credits sulle mie foto. Poi ho cambiato mettendo photography, perchè era più la mia visione di fotografo che l’appellativo in sé che mi interessava. Non so dirti perchè ho usato questo termine, forse perchè ho sempre immaginato chissà cosa dietro questo termine. Ma al contempo, sono anche quello che sudo sangue ogni giorno per mantenere viva la mia professione e la mia professionalità, compreso partita iva, tasse etc..etc.

    Sicuramente è uno dei miei innumerevoli difetti, quello di aver scelto la parola straniera per i motori di ricerca, ma sicuramente è un difetto facilmente superabile. Spero.

    Intanto grazie per averne parlato.

    Giacomo

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  13. Io non sono né fotografo né photagrapher – guardo le foto di quelli bravi e spero di imparare, un giorno vorrei essere brava, suscitare emozioni con i miei scatti, far fermare lo sguardo almeno una secondo su un mio lavoro, per ora leggo, studio, provo, mi arrabbio, a volte i miei scatti nonostante le buone intenzioni risultano banali, altre volte mi sembrano “didascalici”, trovo che oggi in troppi pensino che possedere una macchina fotografica significhi essere fotografi, ma come in tutte le cose ci vuole, passione e applicazione, il talento quando c’è va educato. (in ogni caso i veri fotografi possono solo ridere di quelli che si fregiano del titolo senza avere talento) Nerella

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  14. ..Lo sapevate che non è fotografo chi produce immagini con la macchina fotografica, non è artista chi produce quadri con colori a olio e non è scrittore chi scrive con la penna?…
    Va bè, bastano queste due righe per ricordare come funziona, o meglio, serve per far riflettere su come dovrebbe essere l’approccio alla fotografia, qualsiasi essa sia, vale anche per la “foto ricordo”.
    A parte la presunzione del caso, penso che un pò di colpa vada attribuita anche a chi insegna le basi della fotografia. In troppi praticano l’estetica ma dal poco contenuto, solo per avvicinare degli allievi, e per restituirgli una generica soddisfazione. Poco foto ritocco essenziale e tanta post produzione per mettere un cielo azzurro dove non c’è, tante immagini “belline”, che magari piacciano moltissimo alla mamma, generano la conseguenza di attribuirsi un titolo, magari in lingua inglese…

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  15. Complimenti Sara, ben vengano questi post che ci aiutano a riflettere, e sopratutto per chi “ama” fare fotografie, che non sono le etichette a qualificare il risultato del click sul pulsante di scatto.
    Amore, studio, passione, talento e creatività non hanno bisogno di essere “etichettate” per fare di ciascuno un “fotografo”.
    Grazie ancora per tutti gli spunti di riflessione che ci offri.
    Tiziano

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  16. Uno degli articoli post migliori mai letti sul web.
    Premetto da subito che non sono assolutamente un fotografo e nemmeno un appassionato di fotografia ma hai veramente riassunto in poche righe tutto quello che molto spesso mi sono chiesto anche io.
    Ho spesso riso nel vedere il watermark con termini come “art” o appunto “photographer” (o addirittrua la combo “artistic photos”) appiccicato sopra alle foto scattate in discoteca il sabato sera e pubblicate in serie su facebook.
    Credo che internet ed alcuni social networks abbiano dato un pochettino troppo alla testa a qualcuno e che molte persone abbiano iniziato a confondere il significato di “capolavoro” con il numero di facili like.
    Purtroppo però oggi è cosi’: tutto facile, con un click puoi distribuire in tutto il mondo il tuo prodotto, con un cancelletto puoi creare un hashtag che in automatico ti rende visibile ad un pubblico affamato di followers, cuoricini e retweet…
    Tutto questo non può che far del male alla vera arte: è vero che il vero capolavoro vince sempre su tutto questo, ma purtroppo tendenze come quelle da te descritte vanno ad intaccare e insabbiare il vero significato di parole come passione, studio, duro lavoro, sacrificio ecc.
    E’ bello tuttavia vedere che ci sono persone come te che certe cose ancora se le chiedono, che si fermano a fare una riflessione del genere e che danno un senso a qualcosa che sembra andare alla deriva.

    Mi scuso per la lunghezza della risposta e aggiungo anche i complimenti per il tuo blog! 😉

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  17. Ciao Sara,

    Ebbene lo confesso: certe volte sono tentato di aggiungere l’epiteto “Ph.” o “Photographer” per evidenziare la scarsa mediocrità dei miei scatti.

    Scherzi a parte, ormai (a meno che uno non sia un medico) non si usa neanche più mettere sui biglietti da visita il titolo “dott.” (nelle sue varie declinazioni), magari “conquistato” con anni di sacrifici, che solo 10/15 anni fa era quasi “obbligatorio”. Credo che, vantarsi di un “titolo”, sia l’eredità di un retaggio culturale un po’ provinciale e dimesso.

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  18. Caro Adalberto, una domanda. Qual’e lo scopo di questa tua aggressività immotivata nei confronti di Sara Munari? Oltretutto sconfinando nell’insulto personale e perdendo completamente di vista il contenuto dell’articolo. Se non la ritieni una persona degna di nota, perché ti prendi la briga di seguirla? Semplicemente lascia perdere. E perché ti sentì così chiamato in causa dall’articolo?
    Scusa ma questa tua polemica è francamente imbarazzante e poco costruttiva

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  19. Penso che il tuo (il vostro..) risentimento nei confronti dei ph. sia giustificato, d’altro canto penso che gli stessi siano la stragrande maggioranza dei lettori di questo blog. Io ad esempio sono un photographer, lo ripeto ogni giorno nella mia testolina, anche se mi guardo bene dal scriverlo in giro; quindi ho una certa solidarietà nei confronti della categoria… Se una persona vuole vantarsi di essere un fotografo, per me non è un problema, può farlo senza paura di essere smentito, oggi; perché il vero problema è che, non essendoci cultura visuale, ben pochi sarebbero in grado di smentirlo. Noi tutti nasciamo immersi nella musica e siamo in grado sin da piccoli di distinguere tra melodia e cacofonia, tra musicista e ciarlatano; siamo immersi nelle immagini sin da piccoli, ma nessuno ci insegna a de-codificarle; già qualcuno famoso, se non erro, sostiene che la fotografia è un linguaggio senza codice, e poi che vantaggio ci sarebbe ad insegnare ai bambini l’eventuale decodifica di uno dei più potenti medium di tutti i tempi. Se questa è la condizione media, almeno qui in Italia, del fruitore di immagini, il primo pirla che passa può definirsi fotografo senza paura di essere smentito. E’ questo che fa arrabbiare tutti quanti voi che ci mettete impegno, passione, dedizione e professionalità, non il sedicente photographer ma i dieci, mille, centomila che gli credono perché non siamo in grado di valutarne la qualità come tale. Un ragazzino che impugna la chitarra si preparerà meticolosamente per il suo esordio in pubblico, noi photographer no, siamo già leggenda prima di aver iniziato :-), è solo umano narcisismo condito con colpevole “non conoscenza” e al Fotografo non resta che cercare di impugnare questo coltello dalla parte del manico.
    Io sono un fresatore, e spero tanto che fresare acciaio non diventi un passatempo nazionale….
    Grazie a tutti coloro che condividono il loro pensiero e la loro esperienza.

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  20. Condivido pienamente! Personalmente trovo piuttosto ridicolo quel ‘photographer’ e penso abbia esattamente l’effetto opposto a quello sperato da chi si attribuisce questa qualifica: fa immediatamente pensare a una mezza calzetta.

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  21. Generalizzante.
    Ho un profilo facebook, come tipo il 70% della popolazione mondiale, e ho una pagina “lavorativa” (che lavora poco, ma su cui investo tanto; tempo e denaro).
    Distinguo l’io (molto) privato e l’io (poco) pubblico, e ogni tanto capita(va) questo:
    “Pinco Pallo ha condiviso un post di Pinco Pallo.”
    E ricev(evo) questo: “ma come mai condividi nella tua pagina una cosa della tua pagina?”.
    Quindi per cosa sta il mio “photographer”?
    Perché ho contatti al di fuori del mio paese natale, e che lo si voglia o no, che lo si accetti o no, l’inglese è la lingua ponte, sicuramente da quando io ne ho memoria.
    Perché tra i contatti DEL mio paese natale sono evidentemente presenti dei tonti (nel senso bonario del termine).
    A un tonto si risponde, a due pure, tre.. anche.
    A una certa metti un cartello: qui sono io, quest’altro, invece, è il mio lavoro.

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      • La mia risposta era più che altro rivolta a chi ha risposto, improvvisamente tutti ci scopriamo umili (e andiamo a cancellare “photographer” dalla nostra pagina, sentendoci incredibilmente stupidi ad averlo fatto).
        Non è così, e mi rivolgo a tutti quelli che lo hanno scritto nella loro pagina. Che capiscano perché lo hanno fatto e che difendano il loro averlo fatto, qualsiasi ragione essa sia. Son peggio le banderuole dei pressapochisti, perché tanto i secondi vengono eliminati dal mercato, mentre i primi abilmente si camuffano per rimanere sotto la “buona luce”.
        Ciao a te, e scusa se sono sembrato sgarbato

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  22. guardando a casa mia:
    sono un fotografo dilettante, fotografo per diletto (personale) e tanto mi basta.
    non ho la pretesa di fare il professionista, credo di capire quanto sia dura guadagnarsi da vivere nel modo della fotografia.
    P.S.
    la professionalità va rispettata e mi piace il ragionamento di Massimo il medico, anche perchè non mi farei mai fare una otturazione da un dentista dilettante.

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