Una fotografia utilizzata per dare la propria visione del mondo o utilizzata per parlare di se; questo pensa della propria fotografia Stavros Stamatiou.
Insegnante ellenico che vive e lavora nell’area di Salonicco, dove è membro attivo del Centro fotografico di Salonicco, del gruppo BULB e del team di fotografi CLICKERS.
Dice di aver cominciato a fotografare per “mantenere i momenti” di una street photography surreale, che trae ispirazione dei maestri del genere influenzati dal modo di vedere degli emergenti.
Una miscela di classiche e nuove visioni per dare origine ad una street fatta di ciò che è surreale, bizzarro, nascosto; il tutto filtrato dall’estetica portata in dote dagli studi d’arte intrapresi.
Il suo passare e ripassare per gli stessi luoghi, è il motivo di una continua ricerca di quei particolari e di quella luce che rendono un luogo o una situazione, completamente diversa da quella registrata un “attimo” prima o dopo.
Le sue immagini sono forse una straordinaria visione dell’ordinario, certamente sono, come definisce egli stesso le fotografie ben riuscite, immagini che restano dentro a chi le guarda.
Angelo
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E’ un piacere e un privilegio per me invitare voi tutti alla prima presentazione del nuovo libro della serie “Be the be body be boom” di Sara, chiaramente parlo di Sara Munari, eh! 😉 .
Per più di due decenni, il fotografo giapponese Shoichi Aoki ha documentato la street fashion più stravagante e provocatoria di Tokyo.
A partire dal 1996, Shoichi ha catturato la trasformazione completa dell’Harajuku, la moda in voga nella città, dalla zona pedonale dello shopping e lo stile asiatico all’avanguardia, documentandolo nella sua pubblicazione, la rivista FRUiTS.
Ma nel dicembre 2016, Aoki ha chiuso la fanzine di culto dopo 233 numeri, dichiarando la mancanza di persone alla moda da fotografare e, in un’intervista con la CNN, attribuisce questo, come conseguenza dei marchi fast-fashion e l’influenza dei social media che hanno portato ad uno stato sempre più generico della moda di strada della capitale.
Intervista
CNN: Hai iniziato a fotografare la scena della moda di strada di Tokyo molti anni fa, cosa ti ha attratto?
Shoichi Aoki: FRUiTS Magazine, la mia rivista, ha aperto nel 1996 e questo è stato il momento in cui la moda che vedi in FRUiTS è emersa per la prima volta. Sono passati 20 anni e ci sono stati tempi buoni e tempi brutti.
Ci sono state tendenze o movimenti nella moda che sono stati particolarmente interessanti da catturare? I primi due anni sono stati molto emozionanti, durante gli anni di Decora. (“Decora,” abbreviazione di decorazione, è iniziata negli anni ’90 ed è caratterizzata da espressioni infantili e colorate nell’abbigliamento). E ‘stato un movimento di moda molto cool e non penso che vedremo di nuovo un simile movimento emergere nel mondo.
kogal japanese street fashion Top20 FRUITS MAG PHOTOS C O SHOICHI AOKI OUTFITs
Cosa rende Tokyo così elegante? A Tokyo ci sono molte persone che provengono da diverse regioni, con storie diverse e diversi gusti regionali.
Cosa pensi che abbia Tokyo che fa desiderare alle persone di esprimersi attraverso lo stile?In Giappone c’è una forte sensazione di far parte di un gruppo se si condivide il proprio stile con amici e follower. Questo è particolarmente vero per i giovani.
Pensi che lo street style sia diventato più importante su Internet di quanto lo sia nelle strade?Penso che uno dei motivi per cui non vedi più persone alla moda è che ora la gente sta esprimendo la propria moda online, quindi non c’è bisogno di esprimersi per strada.
Ciao a tutti, durante le mie ultime ricerche ho trovato questo elenco di fotografi che potrebbero ispirarvi per i vostri prossimi lavori, spero sia così.
Lavorano o hanno lavorato tutti per strada. Qualcuno ha poi deviato per il fotogiornalismo o ha semplicemente continuato a “fare” street photography, nonostante lavori paralleli.
Quali sono i motivi per cui alcune persone non amano o non desiderano essere fotografate.
Le ragioni sono svariate e spesso dipendono da ragioni che non sta a noi fotografi giudicare, piuttosto, rispettare.
Vi faccio alcuni esempi che spero possano avvalere la mia tesi sul rispetto.
Una ragione logica potrebbe essere la condizione in cui ci si trova la persona (volontariamente o meno) in termini di mancanza di permessi di soggiorno, situazioni di consapevolezza della propria situazione disagiata, in un periodo specifico della sua vita.
Perché fotografare gente di colore chiaramente in situazione difficile, ‘barboni’, poveri, feriti, malcapitati di tutti i generi che non hanno voglia di essere ripresi?
Voi direte, per documentare una situazione sociale. Bene, sappiate che fotogiornalisti di professione avranno già trattato lo stesso tema e meglio. Entrando in contatto con il gruppo o l’individuo in questione e raccontandone le vicende. Se siete in grado di farlo in modo professionale, siete i benvenuti, ma scattare per strada a poveri o ‘esclusi’ di qualsiasi genere, senza progettualità o consapevolezza, non fa di fotografi ma avvoltoi…
Un altro motivo logico può essere la vergogna, il provare vergogna, per ragioni differenti, di fronte all’obiettivo. Quindi, se non strettamente necessario, perché insistere?
Nel mio caso, per esempio, l’immagine di me bidimensionale, non mi piace particolarmente. Se c’è da fare una foto, la faccio tranquillamente, già consapevole di non piacermi, quindi eviterei nella maggior parte dei casi.
Probabilmente è legato al fatto che si abbia la sensazione di non poter controllare il risultato per evitare che la propria immagine, non particolarmente amata, giri per il mondo.
Quindi se posso evitare e non mi va, non mi faccio fotografare e rispetto la stessa necessità da parte di altri individui.
Altro motivo potrebbe essere la quantità di immagini in circolazione, il finire in mezzo al marasma di fotografie del cacchio che circolano, è un pensiero al quale si potrebbe dare peso.
In qualche caso, soprattutto all’estero, ci sono motivi religiosi che spingono le persone a non amare l’essere fotografate.
Conviene proprio adeguarsi per evitare casini…come è capitato a me, con relativa fuga e inseguimento. Ho imparato a rispettare le regole che esistono nel luogo in cui mi reco e ad avere riguardo sia dei posti che delle persone che per scelta personale o scelta imposta, non vogliono essere riprese.
Vi do un consiglio, chiedetevi sempre se voi, nella stessa condizione, vorreste essere fotografati. Se la risposta è NO, perché lo imponete ad altri?
oggi vi presentiamo Stuart Paton, un fotografo scozzese che da circa un anno vive a Milano. Davvero dell’ottima street photography a mio parere. Che dite?
Ciao
Anna
Sono un fotografo scozzese ed ora vivo a Milano. Sinceramente non so dove io cada all’interno dell’organigramma del mondo della fotografia. Mi vengono i capelli dritti ogni volta che qualcuno mi fa questa domanda. Scatto cercando di dare tutto il senso che raccolgo ed in seguito la classificazione viene da se. Quando sollecitato dico che il filo conduttore di tutto il mio lavoro è una personale fotografia documentaristica, mescolata alla vecchia scuola di street photography.
Vengo da un luogo che prova avversione per l’ingiustizia ed un debole per i perdenti. Per questo sono stato attratto dalle conseguenze negative del programma distopico thatcheriano e – ispirato dall’apprezzamento nei confronti di McCullin e Killip – nei miei primi scatti in bianco e nero spesso ho raccontato la povertà della working class. Ho anche covato l’idea strampalata di diventare un fotografo di guerra.
Probabilmente sto razionalizzando in retrospettiva la mia mancanza di spina dorsale, ma mi preoccupa il fatto che fotografie di situazioni estreme quali la guerra e la povertà possano essere sapientemente accantonate perché rappresentano realtà ‘infelici’ e lontane dal nostro raggio d’azione. Ci preoccupa tanto quanto la fascia degli asteroidi. Forse, sostanzialmente è piu “ sovversivo” – o almeno indicativo – puntare i riflettori su un banale mal-être ?
Con questa prospettiva, le mie fotografie attuali ruotano attorno a temi quali identità, solitudine, alienazione e dissonanze sociali. Gente comune in luoghi ordinari. Nel momento in cui le viti saltano, le dinamiche del modello socio-economico che provoca conflitto e disuguaglianza sono inevitabilmente all’opera anche nell’ordinario. Cerco di cogliere il barlume di tutto ciò e di trasmetterlo con il mio sentire personale. Ma ancora, forse illuso, le mie immagini sono solo la voce del mio dialogo interiore suonata al contrario e poi pixelated.
In ogni caso è un delizia escatologica per gli occhi. In ogni caso mi butto nella mischia. Ma non dimentico mai che quello che faccio non è così importante nel grande schema delle cose. Non quando è visto dalla fascia degli asteroidi.
Qua trovate un’intervista pubblicata da Lensculture e qua dal magazine del Sole 24 ore
I’m a Scottish photographer now living in Milan. I’m genuinely not sure where I fall on the photography family organigram. My toes curl whenever anyone asks. I shoot with as much meaning as I can muster then let my classification take care of itself. But if pushed, I’d say the thread running through my work is a sort of subjective documentary, with old school street photography weaving in and out.
Where I come from we tend to have a distaste of injustice and a soft spot for the underdog. So, from the start I was intuitively drawn towards the fallout from Thatcher’s dystopian masterplan and – inspired by the likes of McCullin and Killip – my early monochrome shots often featured working class poverty. I even harbored some hair-brained notion of being a war photographer.
Maybe I’m just retrospectively rationalising my lack of backbone but I worry if pictures of extreme situations (like war and poverty) can all too often be deftly dismissed as ‘unfortunate’ but outside our radius. No more our common concern than the asteroid belt. So, maybe it’s ultimately more ‘subversive’ – or at least more telling – to spotlight a very banal mal-être ?
On that understanding, my current pictures tend to revolve around themes like identity, solitude, alienation and social dissonance. Everyday people in unremarkable places. Even as its rivets pop out, the dynamics of the socio-economic model that provokes conflict and inequality are also inevitably at work within the very ordinary. So I try to snatch a glimpse of that and imbue it with my personal feelings. Then again, maybe I’m deluded and my pictures are just my internal dialogue playing in reverse then pixelated.
Either way it’s eschatological eye-candy. Either way I throw myself into the fray. Never forgetting that what I do isn’t really so important in the grand scheme of things. Not when viewed from the asteroid belt.
Here is an interview published on Lensculture, and here another one published by Sole 24 ore
Vi aspetto a Reggio Emilia, presso lo Spazio San Zenone!
Qui tutti gli altri corsi a Milano e workshop in giro…
Avvisiamo che a causa di un ritardo nei lavori, nella sede di Monza, TUTTI I CORSI si terranno a MILANO nello spazio coworking ROVESEI, Via Rovereto, 6 Metropolitana Rovereto – Milano Zona nord di Milano.
Workshop di lettura dell’immagine e linguaggio fotografico Gennaio 2018
Per poter capire il valore di una fotografia, sia essa prodotta da noi o di autori già affermati, è necessario comprenderne il valore e le qualità.
Come per la scrittura, nelle immagini fotografiche si asseconda una grammatica, che spesso non si conosce, che possiamo seguire o stravolgere.
Abbiamo l’opportunità di produrre un gran numero di immagini, sembra che ogni istante della nostra vita debba essere fotografato.
Proprio perché il potere delle immagini è sempre più rafforzato e presente, dobbiamo essere in grado di conoscerne i principi, le caratteristiche e gli elementi principali, per usarle e leggerle con più consapevolezza.
Il corso si pone come obiettivo quello di mettervi nelle condizioni di sapere quali siano gli elementi utili per una corretta analisi di un’immagine.
Ricordate un blocco per gli appunti e la macchina fotografica carica.
Prove pratiche in esterni.INFORMAZIONI
DURATA CORSO: un weekend
COSTO: 180 EURO iva compresaIl costo di 180 euro verrà versato tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare (vedi la scheda di partecipazione).
ORE DI CORSO 12/13DATE
13 Gennaio dalle 14.00 alle 18.00 dalle
14 Gennaio dalle 10.00 alle 18.00
Il reportage è una descrizione visiva della realtà attraverso la quale il fotografo deve essere in grado di raccontare uno spazio o un fatto. Il fotografo deve concepire, sintetizzare, imprigionare momenti, per esprimere e soprattutto descrivere agli altri quello che è davanti ai suoi occhi. Ci sposteremo tra realtà e simulazione, cercheremo di muoverci sul confine del genere reportage imparando a spostarci nella direzione dell’immaginario. Partendo dalla realtà, racconteremo una storia legata ad atmosfere e percezioni legate al sentire del fotografo. Un racconto personale che parte dal concreto e si sposta sul fantastico, basato sulle sensazioni.
Come si racconta attraverso i sensi?
I partecipanti saranno accompagnati al fine di portare questo concetto nella propria fotografia.
Portare macchina fotografica, carta e penna e testa.Data corso:
20 e 21 Gennaio 2018
Orario: 10.00-18,00/18,30
Ore lezione 15 circaINFORMAZIONI
Numero minimo di partecipanti: 6
Costo del corso: 230 euro iva inclusaPer la scheda di partecipazione sara@saramunari.it
Il portfolio fotografico, la creazione. Gennaio 2018
Il portfolio fotografico
Questo corso è volto a “smontare” i dubbi relativi alla realizzazione di un portfolio fotografico. L’intento è quello di dare le linee guida per realizzare un buon portfolio, sviluppare la visione fotografica dei partecipanti attraverso un approfondimento storico e teorico della fotografia e un confronto critico sulle immagini realizzate. Il corso è propedeutico al fine di capire come progettare, realizzare e presentare un portfolio personale. A chi e come presentare il proprio lavoro. Sistemazione di portfolio già creati e guida per la realizzazione di lavori futuri.TEMI AFFRONTATI
1. La visione fotografica.
2. Teoria della fotografia.
3. Caratteristiche e tendenze della fotografia contemporanea
4. Critica e sviluppo stilistico dei linguaggi
5. Editing delle fotografieLa giornata prevede esercizi in interni ed esterni, portare la macchina fotografica.Data Inizio corso: 27 Gennaio 2018
Orario: 10.00-18,30
INFORMAZIONI
Numero minimo di partecipanti: 6
Costo del corso: 120 euro iva inclusa
Corso di Streetphotography – UN WEEK END PER LA FOTOGRAFIA DI STRADA La street photography serve a trovare ordine in un mondo caotico. In questo genere devi anticipare l’azione, cercare interazioni e accostamenti divertenti o catturare momenti fugaci. A fine di questo corso, potrai comprendere meglio su cosa concentrarti per creare fotografie di strada di successo.
Dovrai esercitare i riflessi, diventare più audace, rompere con i vincoli della composizione classica, il tutto per strada.Il corso ti porterà ad una conoscenza delle tipologie, dei modelli esemplari e delle tecniche narrative del reportage urbano e della Street Photography.PROGRAMMA:
Le caratteristiche della Street Photography
Le scelte stilistiche e la filosofia dietro alla Street Photography
Come comportarsi in strada.
Equipaggiamento
Le leggi da conoscere
Il concetto di serie fotografica
Pratica delle tecniche apprese con un tema da seguire
Visione ed analisi degli scatti
Data Inizio corso:
24-25 Febbraio 2018
Durante le due giornate sono previste uscite con esercizi da svolgere e discussione delle fotografie scattate con il docente. Portare la macchina fotografica, carta e blocco per appunti.
Costo del corso: 250 euro iva inclusa
L’acconto di 150 euro verrà versato tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare (vedi scheda di partecipazione). La parte restante, verrà versata in loco durante il primo giorno di workshop.
La nostra avventura continua a l’Avana. Nel paradiso tropicale di Cuba.
Cuba ha un forte passato storico e ci offre una visione unica di un mondo che velocemente si sta trasformando. Fotografare Cuba ci darà l’opportunità di catturare la sua gente calda accanto alle sue straordinarie bellezze naturali e architettoniche.
Durante il workshop potrete avvicinarvi alla cultura della città lavorando con i residenti che si dimostrano sempre disponibili e affabili. I tempi sono sicuramente rallentati e l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, ma anche questo fa parte della cultura della grande isola.
Il mio obiettivo è di aumentare la tua consapevolezza e stimolare la tua creatività nella fotografia. Imparerai come trasformare un’immagine ordinaria in un’immagine straordinaria usando la tua creatività.
Lo scopo del workshop è la creazione di un portfolio che sia spendibile per mostre o pubblicazioni di vario genere.
Il nostro tempo insieme comprende discussioni individuali e di gruppo, idee ispiratrici e spero…divertimento.
Verrà organizzata una riunione preventiva al viaggio (data 5 Marzo 2018 ore 20.00 a Civate-Lecco in Piazza Antichi padri, 1) durante la quale si discuteranno tutti i progetti studiati e scelti dai partecipanti che verranno poi seguiti e portati a termine durante il workshop. Chi non può partecipare, discuterà il progetto al telefono o via mail.
Il workshop ha lo scopo di creare un portfolio finito, parte del lavoro dovrà quindi essere progettata antecedentemente al workshop.
Ogni partecipante è pregato quindi di studiare Cuba dal punto di vista sociale e territoriale prima della partenza.Il primo giorno, 30/03 la riunione è prevista per le ore 18.00. I partecipanti avranno quindi tempo di organizzarsi coi voli.
Il sabato 7 aprile la sera, ultima riunione.Quando: Date dal 30 marzo al 7 aprile 2018 Dove: L’Avana Durata: 9 notti Quota di partecipazione workshop: €990 per il workshop e soggiorno sul posto (il soggiorno va dal 30 marzo check in all’8 aprile mattina check out, per date differenti, organizzarsi autonomamente) Per alloggio: Vivremo in una Casa Particular (una grande casa a nostra disposizione).
Il luogo e le camere (che possono essere fino a triple) sono immerse nella cultura cubana, vivremo con una famiglia del luogo. Numero massimo partecipanti 9 Volo: escluso dal prezzo Albergo: incluso dal prezzo Pranzi e cene: esclusi dal prezzo• Il workshop è aperto a tutti, amatori, professionisti.
• Dopo aver spedito via mail a sara@saramunari.it la domanda di iscrizione, per confermare la partecipazione al workshop viene richiesto il versamento anticipato della quota di iscrizione. Verranno mandate tutte le informazioni via e-mail.
• Verrà organizzata una riunione nel mese precedente al workshop, durante la quale verrà consegnato materiale per prepararsi all’esperienza.
• Il workshop sarà tenuto in italiano.