I ritratti seriali di Hendrik Kerstens

Ciao a tutti,

il fotografo che vi presentiamo oggi si distingue per la particolarità di aver ritratto un unico soggetto in tutte le sue immagini: la figlia Paula.

Si chiama Hendrik Kerstens, ed è olandese.

Già tempo fa avevamo parlato della serialità in fotografia, che non è sinonimo di monotonia, nemmeno in questo caso.

Personalmente mi incuriosisce molto l’andare a a scoprire il ritratto successivo, e le differenze con il precedente, seppur spesso quasi impercettibili.

Voi che ne pensate?

Anna

Hendrik Kerstens è un fotografo e artista visivo olandese, nato nel 1956 a The Hague. È noto per i suoi ritratti di sua figlia Paula.

Kerstens non ha mai avuto una vera e propria educazione in ambito artistico, ma gestiva un’azienda di importazione formaggi a The Hague. Nel 1995, dopo la nascita della figlia Paula, lasciò l’azienda per dedicarsi alla fotografia. Più che scattare istantanee di famiglia, il suo intento è col tempo diventato la documentazione degli eventi e dei cambiamenti nella vita della figlia, esprimendo tramite le immagini il senso di responsabilità, vulnerabilità e amore nei confronti della figlia. Con la crescita di Paula, Kerstens si è trasformato da reportagista in artista visuale specializzato in staged photography. Kerstens afferma di essersi ispirato ai grandi pittori fiamminghi del XVVII secolo, utilizzando la figlia Paula come musa ispiratrice.

Occasionalmente lavora anche su commissione per riviste quali The New York Times Magazine; tra i soggetti da lui ritratti, il regista Michael Haneke e l’attore Alec Baldwin.

Le sue immagini sono esposte in numerose gallerie e collezioni e gli hanno fruttato l’assegnazione di diversi premi.

Attualmente vive e lavora ad Amsterdam.

Questo è il suo sito personale

Tutte le immagini sono coperte da copyright ©Hendrik Kerstens

Ritratti di donne algerine costrette a posare togliendo il velo: ritratti di nudo?

Nel 1960 il fotografo francese Marc Garanger (1935-2020), mentre assolveva gli obblighi di leva militare durante il conflitto franco-algerino, che oppose la Francia coloniale agli indipendentisti algerini del Fronte di Liberazione Nazionale e si concluse con la proclamazione dell’indipendenza dello stato africano, realizzò una serie famosa di ritratti di donne algerine: “Femmes Algériennes 1960”.

Egli fu inviato dall’esercito francese, che stava occupando l’Algeria, in alcuni villaggi di montagna a sud-est di Algeri, come soldato-fotografo ufficiale dell’unità militare e fu costretto a fotografare gli abitanti del luogo per produrre le carte d’identità, di cui tutti dovevano dotarsi.

In 10 giorni realizzò circa 2.000 ritratti e furono soprattutto donne quelle che si presentarono davanti alla sua macchina fotografica. Donne che vennero fatte sedere su uno sgabello posto di fronte ad un muro bianco e furono obbligate a posare togliendosi il velo. Donne che furono quindi costrette a mostrare pubblicamente il loro volto, nonostante la religione vietasse (e vieta) loro di farlo in presenza di altri uomini, diversi dai propri mariti. 

A queste donne non rimase altro che opporsi a questo obbligo in silenzio, facendo parlare il loro sguardo, accusatorio e di sfida, e l’espressione del loro viso. 

Quindi, detto ciò, questi ritratti possono essere considerati a tutti gli effetti delle fotografie di nudo? 

Se con fotografia di nudo s’intende la fotografia del corpo umano privo di vestiti, allora anche queste fotografie possono esserlo, dal momento in cui il velo, per queste donne,  costituisce parte integrante del loro abituale modo di mostrarsi in pubblico.

Levare il loro velo di fronte ad un obiettivo, per mostrare la loro identità, fatta anche di capelli scomposti e tatuaggi, è stato per queste donne un vero e proprio atto di violenza psicologica, che il fotografo, abilmente e con cura, è stato in grado di immortalare come atto di denuncia alla guerra e alle sue ingiustizie e violenze di ogni genere.

Il fotografo stesso disse: “Potevo rifiutare e andare in prigione oppure accettare. Ho capito la mia fortuna: dovevo essere un testimone per far trasparire nelle mie immagini la mia opposizione alla guerra. Ho visto che potevo usare quello per cui sono stato costretto. Le immagini dicevano il contrario di ciò che le autorità volevano far loro raccontare. In dieci giorni ho realizzato duemila ritratti, duecento al giorno. Le donne non avevano scelta. Il loro unico modo di protestare era attraverso il loro aspetto”.

Nel 2004 Garanger ritornò in Algeria per incontrare coloro che aveva fotografato in quei giorni e scoprì che le foto che aveva scattato a queste donne furono le uniche che loro avessero mai avuto di sé stesse. 

Con questo lavoro Garanger vinse nel 1966 il premio fotografico Niépce.

Ciao, Cristina.

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Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Valentina Tamborra

Fotografia di Valentina Tamborra

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda: cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Per la pagina Instagram @fotografiamusa Personale @munari.sara – Su facebook Musa Fotografia

Pagina instagram Valentina Tamborra @valentina_tamborra83

Valentina Tamborra, nasce nel 1983 a Milano, dove attualmente vive e lavora.
Si occupa principalmente di reportage e ritratto e nel suo lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine. Nel 2012, ha realizzato la documentazione fotografica dell’allestimento della mostra Valentina Movie del fumettista Guido Crepax, dedicata a Valentina, presentata presso Palazzo Incontro a Roma.
 
Nel 2014 ha documentato il progetto “Ti aspetto fuori” di Matteo “BruceKetta” Iuliani. Per l’occasione ha seguito i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera in un laboratorio teatrale che ha visto la nascita di uno spettacolo presentato a Zelig.

Dal 2016 ad oggi, ha collaborato e collabora con alcune fra le principali ONG come AMREF, MSF e Albero della vita.
 
I suoi progetti sono stati oggetto di mostre a Milano, Roma e Napoli.
Numerose le pubblicazioni sui principali media nazionali (Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, La Lettura, Gioia). Ha altresì partecipato come ospite a diverse interviste radiofoniche e televisive (Rai 1, Rai Italia, Radio 24 e Rai Radio2) e tenuto lezioni e workshop di fotografia e narrazione.
Docente di fotografia presso Istituto Italiano di Fotografia, a Milano. Ha realizzato e realizza workshop e speech in alcuni fra i più prestigiosi istituti italiani quali Naba (Nuova Accademia di Belle Arti, Milano) e IED.
 
Doppia Luce, il suo primo grande progetto personale, dopo essere stato in mostra è diventato un ciclo di conferenze presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) a Milano.
 
Nell’Aprile 2018, in occasione del Photofestival di Milano, vince il Premio AIF Nuova Fotografia.

Sito autrice https://www.valentinatamborra.com/

Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Piermarco Menini

Willem Dafoe – Actor – 75ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – 75th Venice Film Festival – Venezia – Venice – © 2018 Piermarco Menini, all rights reserved, no reproduction without prior permission, http://www.piermarcomenini.com, mail@piermarcomenini.com

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda:

-Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Fotografo e docente di fotografia, nasce a Venezia dove già ventenne inizia la professione di fotografo; è di quegli anni una intensa collaborazione con il museo Guggenheim di Venezia per cui fotografa opere d’arte, architettura ed eventi artistici.

Trasferitosi a Milano inizia a realizzare ritratti a personaggi del cinema, della cultura e dello spettacolo pubblicando su importanti magazine nazionali ed internazionali (Vanity Fair, Amica, Glamour, Io Donna, Sette, Il Venerdì, Icon, Panorama, Max, Première, Madame Figaro, Studio Magazine, Photo).

Collabora da 20 anni con il mensile di cinema Ciak ritraendo celebrities internazionali nei più importanti festival cinematografici e per il magazine Dove ha realizzato per molti anni servizi fotografici di moda e lifestyle.

In ambito pubblicitario nel 2017 ha realizzato per Huawei, come art director e fotografo, la campagna #faccehuawei e la mostra multimediale, per il lancio degli smartphone P10 e P10 Plus. In precedenza, nel 2010, per Samsung è stato brand ambassador per le fotocamere mirrorless NX100.

E’ docente dal 1993 dell’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Tiene annualmente corsi fotografici di ritratto, di linguaggio fotografico, di illuminazione in studio ed in location, di fotografia digitale e di fotografia con gli smartphone.

Ha esposto nella mostra La Fabbrica dell’Arte alla 50° Biennale Arte di Venezia oltre ad aver presentato negli ultimi anni i suoi ritratti di celebrities in diverse sedi espositive.

Nel 2014 e nel 2016 ha vinto il primo premio al Venice Movie Stars Photography Award, concorso riservato ai fotografi della Mostra del Cinema di Venezia.

Nel ruolo di photoeditor collabora da 15 anni con il magazine Ciak in Mostra, daily ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia, e, tra il 2006 ed il 2007, ha partecipato al restyling del quotidiano Il Cittadino di Monza.

Sito web: www.piermarcomenini.com

Instagram: https://www.instagram.com/piermarcomenini