Julie Blackmon e i suoi “tableaux vivants”

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

“Lavoro come uno scrittore di fantascienza. Creo un mondo immaginario in cui è divertente entrare; mi sembra di giocare quando lo faccio….Penso che ci sia qualcosa nei bambini che si presta all’umorismo più degli adulti. Forse è quella combinazione di qualcosa di toccante e dolce, mescolato con un elemento macabro e oscurità incombente”. ( J. B.)

© Julie Blackmon

Nata nel 1966 a Springfield nel Missouri, dove attualmente risiede e lavora, ha seguito un percorso artistico assai singolare: dopo gli studi presso la  Missouri State University che l’hanno portata ad appassionarsi alla fotografia –  grazie anche all’interesse in lei suscitato dagli eccellenti lavori di fotografe come Sally Mann e Diane Arbus – decide di sposarsi e dedicarsi interamente alla famiglia;  la sua vita all’interno delle mura domestiche, allietata da tre figli e molti nipoti, diventa per lei un importante campo di osservazione. Quando nel 2001 si affaccia di nuovo al mondo della fotografia, si stava affermando la rivoluzione digital, per cui Julie, desiderosa di aggiornarsi, si iscrive ad un corso presso la Missouri State University per acquisire competenze nell’uso di Photoshop e nelle tecniche di scansione e stampa digitale. Se nei primi lavori lavorava con una fotocamera a pellicola, Julie, intuendo che il mondo dell’analogico è al tramonto, in pochissimo tempo passa interamente al digitale e scatta le sue immagini con una Hasselblad H4D-60, fotocamera digitale da 60-megapixel.

© Julie Blackmon

Le sue immagini risentono molto di una vita condotta all’interno di una famiglia numerosa, dove grandi e piccoli si relazionano e si mescolano tra di loro in scene domestiche arricchite di aspetti surreali e ironici, in cui ogni dettaglio è studiato con cura, richiamando aspetti del racconto autobiografico e nel contempo della staged photography. Julie, la più grande di nove fratelli e madre di tre figli, avrebbe potuto rischiare di venire annientata dagli svariati compiti e difficoltà della vita domestica, ma è stata salvata dal suo profondo spirito di osservazione e da un’ acuta ironia non graffiante, ma dolce e delicata.

© Julie Blackmon

Attraverso ‘tableaux vivants’ organizzati con cura meticolosa anche nei minimi dettagli, i bambini, protagonisti assoluti dei suoi lavori, vengono ripresi mentre scorrazzano in giardino, giocano in casa o in cortile, si tuffano in piscina, prendono il sole in atmosfere incantate in cui realtà e finzione si sovrappongono, a suggerire situazioni di gioia e leggerezza unite a elementi simbolici intriganti, tutti da scoprire.  Principale fonte di ispirazione per la Blackmon sono le scene familiari e quotidiane del pittore olandese Jan Steen, sia per quanto riguarda l’uso della luce, le pose dei protagonisti e gli oggetti di scena, ma sono ben presenti anche il senso di immobilità, sospensione  e atemporalità che si possono cogliere nei dipinti del famoso pittore Balthus.

© Julie Blackmon

Nella serie “Mind Games” la fotografa statunitense analizza la magia che alberga nei giochi dei bambini, proiettandoci in un mondo di sogni, costellato di giovanetti e giovanette che scherzano intorno ad una piscina di gomma, affiancati da immagini di giocattoli, sentieri di gesso e girotondi di stoffa.  Il tutto realizzato grazie ad un bianco e nero intenso, fortemente espressivo in grado di evocare mondi fantastici.

Nel suo secondo articolato lavoro, DomesticVacations”, Julie si cimenta con immagini a colori, riproponendo la formula vincente, precedentemente sperimentata, dell’accostamento tra realtà e finzione.  Con estrema cura nella resa dei particolari e un’attenzione quasi maniacale ai dettagli, ricrea situazioni da fiaba,  da cui scaturisce l’idea di una vita domestica ricca di inciampi e complicazioni in cui, in modo spiazzante, attimi di gioia si alternano a momenti più oscuri .

Con la più recente monografia, Homegrown, la Blackmon sente il bisogno di allontanarsi dallo spazio ristretto della casa, per inoltrarsi nella nostalgica ricerca di luoghi esterni legati alla sua memoria: i campi sul retro della casa, il mercato, il salone di bellezza diventano scenografie reali in cui  appaiono  bambini e adulti colti in bizzarre attività, comiche e surreali ma anche cariche di segreti e di mistero.

© Julie Blackmon

Come ben sintetizza Giuseppe Santagata: “Le fotografie di Julie Blackmon si concentrano sulle complessità e le contraddizioni della vita moderna e, se a prima vista sembrano armoniose rappresentazioni della quotidianità di un’America idealizzata del passato, ad uno sguardo più attento rivelano dettagli sconvolgenti e inaspettati.”

© Julie Blackmon

Alcuni dei suoi lavori fanno parte della collezione permanente del Cleveland Museum of Art, del Museum of Fine Arts di Houston, del George Eastman House International Museum of Photography, della Henry Art Gallery e della Microsoft Art Collection.

https://fotografiaartistica.it/i-paesaggi-domestici-di-julie-blackmon

Arte e vita, le fotografie familiari di Julie Blackmon (objectsmag.it)

Julie Blackmon – Italia | Artnet

https://culturainquieta.com/arte/fotografia/julie-blackmon

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

Le icone: la donna armena

Una donna armena di 106 anni siede davanti alla sua casa, sorvegliandola con un fucile, nel villaggio di Degh, vicino alla città di Goris, nel sud dell’Armenia. I conflitti armati hanno avuto luogo nel vicino Nagorno-Karabakh, un territorio dell’Azerbaigian rivendicato anche dall’Armenia. La guerra del Nagorno-Karabakh ha fatto sfollare centinaia di migliaia di persone dalle loro case.

Una donna armena di 106 anni protegge la sua casa con un AKM, 1990 (Photo credit: Armineh Johannes / United Nations Photo).

L’Armenia fu invasa dai turchi e la guerra si concluse con l’incorporazione dell’Armenia nell’Unione Sovietica. Una volta terminato questo periodo l’Armenia fu coinvolta in una guerra molto sanguinosa con i suoi vicini di casa, gli Azerbaigiani.

Negli anni ’20, il governo sovietico istituì la Regione autonoma del Nagorno-Karabakh – dove il 95% della popolazione è di etnia armena – all’interno dell’Azerbaigian.

Nel 1993, l’Armenia controllava il Nagorno-Karabakh e occupava il 20% del territorio azero circostante. Nel 1994, la Russia ha mediato un cessate il fuoco che è rimasto in vigore da allora. A causa del conflitto sono sfollati 230.000 armeni dall’Azerbaigian e 800.000 azeri dall’Armenia e dal Karabakh.

Il fucile che l’anziana signora armena porta con sé non è un AK-47 o un AK-74.

Da Rare historical photos

L’articolo ha solo scopo didattico. Le fotografie sono di proprietà degli autori presentati e non possono essere vendute o diffuse.

Le foto più costose al mondo

Buongiorno, ecco le immagini che hanno ottenuto maggior riconoscimento economico negli ultimi decenni.

Non arrabbiatevi! Il mercato fa le sue scelte e devono essere ripsettate

ciao

Sara

  1. Lo stagno – Chiaro di luna: Le fotografie più costose
    Edvard Steichen – 1904

L’artista creò la prima fotografia sfruttando gomme sensibili alla luce. In questo modo, la stampa finale ha assunto più di un colore.

Esistono tre versioni di The Pond -Moonlight. Ognuna di esse è unica perché la stratificazione delle gomme è fatta a mano.

La fotografia è costata al suo acquirente 2.928.000 dollari nel 2006. All’epoca, si trattava del prezzo più alto mai pagato per una foto all’asta. Le altre due versioni sono esposte nei musei.

The Pond - Moonlight Photograph by Edvard Steichen - 1904

Lo stagno – Luce lunare Fotografia di Edvard Steichen – 1904

  1. Fotogramma senza titolo #48
    Cindy Sherman – 1979

La fotografia fa parte di una serie che l’artista ha realizzato tra il 1977 e il 1980.

La stessa Sherman appare come personaggio femminile nelle 69 foto in bianco e nero. Utilizzava trucco, parrucche e abiti vintage per ricreare i cliché femminili dei film.

La fotografia #48 è stata acquistata per 2.965.00 dollari nel 2015.

Untitled Film Still #48 by Cindy Sherman - 1979

Fotogramma senza titolo #48 di Cindy Sherman – 1979

8.Senza titolo (Cowboy)
Richard Prince – 2000

Il lavoro di Prince è una foto di una foto. Ha rifotografato immagini mentre sviluppava il proprio stile.

In questo caso, l’immagine proviene da una campagna Marlboro e raffigura il “Marlboro Man”. L’opera è stata acquistata per 3.077.000 dollari nel 2014.

Untitled (Cowboy) by Richard Prince- 2000

Senza titolo (Cowboy) di Richard Prince – 2000

7. Chicago Board of Trade II
Andreas Gursky – 1999

L’immagine mostra la sala delle contrattazioni del Board of Trade di Chicago. Per esprimere il senso di movimento, Gursky ha esposto due volte diverse parti dell’immagine.

Gursky è noto per il suo stile unico nel mondo della fotografia. Realizza enormi stampe che mostrano il nostro impegno per la globalizzazione nel mondo contemporaneo. Gursky scansiona le sue immagini di grande formato e le modifica al computer. Questa stampa di 157 × 284 cm è stata venduta all’asta per 3.298.755 dollari nel 2013.

Chicago Board of Trade II by Andreas Gursky - 1999/2000

Chicago Board of Trade II di Andreas Gursky – 1999

  1. 99 Cent II – Dittico
    Andreas Gursky – 2001

Qui sotto la stampa cromogenica a colori venduta da Sotheby’s a Londra nel febbraio 2007. La foto, divisa in due parti, raffigura un supermercato con diverse corsie. Gursky ha modificato l’immagine digitalmente. A quanto è stata venduta? L’incredibile cifra di 3.346.456 dollari. Sicuramente la cifra sarebbe dovuta finire con .99 centesimi

99 Cent II Diptychon by Andreas Gursky - 2001

99 Cent II Dittico di Andreas Gursky – 2001

  1. Dead Troops Talk
    Jell Wall – 1992

Ecco l’immagine in questione, venduta come lightbox. Jeff Wall è famoso in tutto il mondo per le sue fotografie in Cibachrome retroilluminate di grande formato che ritraggono scene ispirate alla storia dell’arte. Nel suo stile fa riferimento anche a problemi filosofici della rappresentazione fotografica e artistica.

La foto ritrae una scena “finta” in un campo di battaglia. I soldati tornano in vita, come in un film horror sugli zombie.

È stata messo in vendita da Christie’s New York nel maggio 2012.

Ha fruttato ben 3.666.500 dollari.

Jeff Wall photo - 1992

Foto di Jeff Wall – 1992

  1. A Sua Maestà Gilbert & George – 1973

Fotografi provocatori, Gilbert & George, hanno creato questa installazione, una stampa alla gelatina d’argento. La serie di foto commemora le serate alcoliche del duo. È stata battuta all’asta da Christie’s a Londra nel giugno 2008. Ha realizzato 3.765.276 dollari (4.971.030,33 dollari al giorno d’oggi).

To Her Majesty by Gilbert & George - 1973

A Sua Maestà di Gilbert & George – 1973

  1. Senza titolo #96 – Cindy Sherman – 1981

Cindy Sherman non è nuova alle vendite astronomiche. Questa le ha fruttato ben 3.890.500 dollari quando è stata venduta all’asta da Christie’s a New York nel maggio 2011. La Sherman si è ispirata alle pagine centrali di riviste erotiche maschili per realizzare quest’opera. L’artista appare come il completo opposto di una modella che troveremmo in quelle immagini. Molti sostengono che la sua espressione facciale e il linguaggio del corpo mostrino vulnerabilità. Sherman ritrae nella foto la condizione di stupri e abusi. La modella sembra spaventata invece di essere seducente. L’immagine è stata presentata come stampa cromogenica a colori. La stampa è stata venduta all’asta per 3.890.500 dollari, il che la rende la terza fotografia più costosa al mondo.

Untitled 96 by Cindy Sherman - 1981

Senza titolo 96 di Cindy Sherman – 1981

  1. L’America spirituale

Richard Prince – 1981 È una delle foto più controverse della storia Ritrae Brooke Shields nuda a 10 anni. Il suo corpo infantile è in grande contrasto con la sua seducente e matura espressione facciale.

La polizia vietò l’esposizione dell’opera alla Tate Modern di Londra.

Stampa Ektacolor. Venduta da Christie’s New York nel maggio 2014: 3.973.000 dollari.

Nota: questa immagine ritrae una Brooke Shields svestita da bambina. Non la mostriamo qui, quindi se volete vedere la fotografia, dovreste cercarla voi.

  1. Reno II

Andreas Gursky – 1999

Un’altra stampa cromogenica a colori, ma questa volta costata 4.338.500 dollari. L’immagine mostra il Basso Reno. Il fiume è raffigurato tra campi di erba verde e sotto un cielo coperto. Gursky ha rimosso i passeggiatori di cani e un edificio industriale durante l’editing digitale. Venduta da Christie’s New York nel novembre 2011, ha detenuto il record mondiale di stampa più costosa mai venduta fino al 2014.

Rhein II Andreas Gursky - 1999

Rhein II Andreas Gursky – 1999

Chi mai decide questi prezzi?

La maggior parte di queste opere, tranne la numero uno, sono state vendute all’asta. Ciò significa che con tutta probabilità, i fotografi non avevano la minima idea delle potenzialità delle proprie immagini.

Il mercato decide per noi, la capacità dei critici e le possibilità di collezionisti più o meno ricchi.

Rimboccatevi le mani e gli occhi se volete tentare la strada delle gfallerie.

Buona giornata

Sara

Raffaella Mariniello, uno sguardo su Napoli

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Raffaella Mariniello nata a Napoli nel 1961, attualmente vive e lavora tra la sua città e Milano

 ©Raffaella Mariniello

Agli inizi degli anni Ottanta, dopo gli studi linguistici, scopre la passione per la fotografia e la sua ricerca è rivolta a tematiche sociali e culturali, con un’attenzione particolare alla trasformazione del paesaggio urbano in epoca post-industriale. Splendide immagini di paesaggi in bianconero costituiscono il corpus della prima mostra personale tenutasi nel 1986 a Napoli presso Villa Pignatelli. Nel 1991 realizza un interessante reportage sull’Italsider di Bagnoli in occasione della chiusura dell’importante centro siderurgico: le foto, a testimonianza di questo momento critico nella storia dell’industria italiana sono esposte a Napoli, Nantes, Calais, Parigi e Milano e vengono raccolte nel libro “Bagnoli, una fabbrica”, pubblicato a Napoli da Electa edizioni. Le parole scritte da Olga Scotto di Vettimo colgono in pieno l’atmosfera di questo lavoro: “Le immagini di Raffaela, dove paesaggi industriali al tramonto sono filtrati dalle luci artificiali che attraversano la fuliggine chimica, fanno emergere una dimensione di irreale sospensione tra il naturale e l’artefatto”. Alla sua città natale dedica nel 2001 una serie di immagini dall’intrigante titolo “Napoli veduta immaginaria”, con foto urbane scattate all’imbrunire in cui emergono visioni cittadine intercalate da scene di natura: la Martiniello si concentra sui tempi lunghi e sull’uso del flash, espedienti tecnici che le permettono di trasformare visioni reali desolate in scene metafisiche dominate da atmosfere plumbee.

 ©Raffaella Mariniello

Dal 2006 al 2011 lavora a Souvenirs d’Italie, una serie di immagini a colori di grande formato scattate nei centri storici delle più famose città italiane, trasfigurate dal turismo di massa che sovrappone elementi estranei al loro tessuto autentico. Oggetti invadenti come bancarelle di generi alimentari, giostre, venditori di cartoline e palloncini si stagliano in primo piano davanti ai più famosi monumenti relegati al ruolo di fondali scenici immobili, di fronte ai quali appaiono le effimere e superficiali testimonianze della modernità. Immagini frontali permeate di dinamismo, grazie al contrasto ottenuto con la tecnica dello ‘sfocato’ e del mosso, stupiscono, incantano e nel contempo stimolano una riflessione sulla realtà attuale sempre più dominata dalla ridondanza delle merci, spesso inutili. Questo lavoro fotografico è affiancato da un interessante video, di cui alcuni frame sono pubblicati a conclusione del libro “Souvenirs d’Italie”, pubblicato dalla casa editrice Skira, Milano 2012.

Nel 2013 La Mariniello dirige nuovamente il suo sguardo su Bagnoli e più precisamente sul Complesso della Città della Scienza che è stata distrutta da un incendio doloso devastante che ha reciso gli sforzi di creare negli spazi ex industriali bonificati un polo di eccellenza scientifica e culturale. La fotografa realizza un interessante lavoro che nel 2014 è confluito in una mostra che affianca diversi linguaggi espressivi: un’installazione, un light box, una fotografia e un interessante video dal titolo assai significativo, “Still in Life”, realizzato in collaborazione con Giacomo Fabbrocino. Le rovine e la cenere vengono in qualche modo riscattate dalla visione poetica di Rafaela che allude ad una resilienza e ad una rinascita, pur davanti a tanta distruzione:” La Città della Scienza dopo il rogo sembra una Pompei contemporanea, un luogo dove orrore e bellezza si mescolano” (RM)

 ©Raffaella Mariniello

Instancabile sperimentatrice, nel 2022 debutta in ambito cinematografico con il lungometraggio intitolato “Zio Riz” in riferimento al nome della canoa sulla quale un uomo, novello Caronte, percorre le acque del fiume Volturno a partire dalla sorgente circondata da una natura incontaminata e rigogliosa, fino ad arrivare al caos urbano che regna sovrano a Castel Volturno. La fotografa in un’intervista ci racconta che il film è nato dall’esigenza di dare un movimento alle sue immagini scatto dopo scatto, senza una sceneggiatura o un soggetto iniziale ben definito, ma semplicemente ascoltando la voce del fiume con la sua vita, i versi degli uccelli, il rumore delle fronde degli alberi e via via che si scende verso la città con le voci degli uomini e delle macchine agricole fino ai rumori assordanti del traffico. Un documentario raffinato che tradisce la formazione fotografica della regista.

“Bagnoli, una fabbrica”, Electa , Napoli 1991

“Souvenirs d’Italie”, Skira Milano 2012.

Raffaela Mariniello | StudioVisit.Me

raffaela mariniello — studiotrisorio (Interessante)

cinemaitaliano.info

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

Mostre di fotografia da non perdere a luglio

Ciao!

Non perdetevi le mostre che vi segnaliamo per luglio!

Anna

LES RENCONTRES D’ARLES 2024 – BENEATH THE SURFACE

Cristina De Middel. An Obstacle in the Way [Una Piedra en el Camino], Journey to the center series, 2021. Courtesy of the artist/Magnum Photos.

Tremors and turmoil, spirits, traces, parallel readings and rereadings all constitute new perspectives underlying the 2024 edition of the Rencontres d’Arles.
Photographers, artists and curators reveal their visions and stories, not least that of our humanity, by turns thwarted, in endless redefinition, resilient, but also visionary. Whether on the margins or established at the center, the narratives lead to divergent, multiple paths, all emanating from the faults in a porous surface: they intertwine, superimpose and overlap. It’s an exciting time, as this ensemble opens a plurality of itineraries to follow.

Encounters, the first worldwide retrospective of American documentary photographer and portraitist Mary Ellen Mark—co-organized by C/O Berlin Foundation and The Mary Ellen Mark Foundation—paves the way, occupying the whole of the first floor of the Espace Van Gogh. Celebrities mingle with the marginalized in society, several of whom Mark has followed for years. In the majestic church of the Frères Prêcheurs, Cristina De Middel draws inspiration from Jules Verne and takes us on a Journey to the Center (of the Earth). She tells the story of a migration from southern Mexico to Felicity, a small town in California, where she testifies to the complexity of the situation, in the face of simplified, reductive information disseminated by the media. Oscillating between reality and fiction, the crossing of the territory becomes an epic task for individuals in quest of hope, facing the tragedy of their condition. Cristina De Middel signs the festival’s poster in the form of a portrait in which the magic occurred at the turn of an early-morning encounter.

Anyone can become a subject in their own manner. In the China of the last decades of the 20th century, Mo Yi embodies the very object of his images, at the heart of an extensive observatory of daily life, upsetting the past discourse of representation through experimentation, subjectivity, and humor.

Nearby, the exhibition I’m so Happy You Are Here, organized by Aperture, bypasses established narratives and reveals the significance of Japanese women photographers since the 1950s. The exhibition unveils new historiographical perspectives, emphasizing the need to develop an inclusive understanding of the history of photography, hitherto essentially masculine in its display. At the Salle Henri Comte, Ishuichi Miyako, winner of the Women in Motion Award, 2024, displays some of her emblematic series, such as Mother’s, of which she says: “I had never thought about my mother’s body, and now I was discovering it in detail, thanks to photography. To take a photograph is to make visible the invisible things that lie beneath the surface.” The work on the second floor of the Espace Van Gogh reminds us that the archipelago also bears the memory of the cataclysmic event of March 11, 2011, whose origins immerse us in the geological history of an endlessly battered territory, placed under the indefinite threat of nuclear hazard. With resilience, resistance and creativity, the photographers reveal the striking diversity and vitality of the Japanese scene.

Photographers also bear witness to the multiple traces of our existence, its beauty, as well as its collateral impacts. Winner of the BMW Art Makers program Mustapha Azeroual records sublime images of sunrises and sunsets on the surface of the oceans; Nicolas Floc’h’s Lanscape of the Mississippi’s Colors, from the long-range project Rivers Ocean remind us of the presence of human activity on the planet, while Marine Lanier’s Hannibal’s Garden takes us to the Alps, for a dystopian reflection on the evolution of flora under the impact of climate change.

Photographic archives are intrinsic to the medium. The Rencontres repeatedly offer incursions into the visual memory of photographers and artists, as well as into industrial, historiographic and vernacular archives. This 55th edition again offers a wealth of discoveries, in both form and content. From ama, Japanese fisherwomen, based on the archives of Uraguchi Kusukazu, to the mysterious and whimsical world of Michel Medinger, while not forgetting the history of the wagon-bar, or the comparison of the collections of the Olympic Museum and Photo Elysée with Sport in Focus, archives feature prominently.

Since the Rencontres is defined by its connection to the history of the city of Arles, specific events take on a special significance when they occur alongside the city’s rich heritage. Last year, Sophie Calle rediscovered the unique light and shadow of the underground Roman Cryptoporticus site, newly occupied by Juliette Agnel’s exhibition. Following this revealing visit, the artist promptly expressed the desire to propose a project there, presented this year in the form of the exhibition Finir en beauté.

In its search for new forms, the festival blazes a trail. In Heaven and Hell, Vimala Pons and Nhu Xuan Hua take us to the point of encounter between theatre, performance art and photography, between current events, their protagonists and fiction. In a hybrid exhibition, the two artists evidence perpetual movement in a fragile equilibrium. All in the Name of the Name highlights another scene: that of the street, the margins, setting out to meet the sensitive surfaces of graffiti where photography, sometimes the last witness to the oldest manifestation of human creativity, weaves a tale between the appearance and disappearance of transient phenomena. Photographic writing can take numerous forms. The bond with time and narrative has become particularly visible in the serial and conceptual approach of a generation of photographers and artists such as Zoe Leonard, Judith Joy Ross, Hans-Peter Feldmann and Nicholas Nixon. The exhibition dedicated to the Astrid Ullens de Schooten Whettnall collection, curated by Urs Stahel, reveals this richness.

The Rencontres d’Arles supports and accompanies emerging creation ever more actively. The Discovery Award now takes up residence at the Espace Monoprix, and invites curator Audrey Illouz to open new horizons, up to the questions raised by the spread of new technologies such as AI.

CORTONA ON THE MOVE 2024 – BODY OF EVIDENCE

© Myriam Boulos / Magnum Photos
© Myriam Boulos / Magnum Photos

4 collettive, 18 mostre individuali, 6 location e 4 mesi di festival. Sono questi i numeri della prossima edizione del festival internazionale di fotografia Cortona on The Move, in programma nella città toscana dall’11 luglio al 3 novembre 2024, con il tema Body of Evidence.
Il “clou” della manifestazione sarà, come ogni anno, nelle giornate inaugurali del festival (11-14 luglio), quando si danno appuntamento a Cortona i più grandi esperti nazionali e internazionali del mondo della fotografia, impegnati in eventi, presentazioni, talk e workshop, per promuovere la riflessione sull’attualità e sul passato, attraverso uno degli strumenti, la fotografia, che meglio sa indagare la realtà.

“Anche nell’edizione 2024, Cortona On The Move si conferma come catalizzatore culturale, offrendo una riflessione sul mondo contemporaneo attraverso gli occhi dei fotografi e dei curatori che ospita. Con un impegno verso l’inclusione, il festival si apre a un pubblico sempre più vasto, come con la nuova mostra interamente pensata per i bambini, diventando un palcoscenico per l’espressione artistica e la discussione critica, dove la fotografia diventa strumento per comprendere e trasformare il mondo. Rimangono al centro della mission del festival la produzione di contenuti originali e inediti, l’interazione con il territorio, la prospettiva internazionale e le collaborazioni che promuovono la contaminazione culturale” spiega Veronica Nicolardi, Direttrice del festival.

“Sin dalla nascita della fotografia, il corpo si è subito imposto come uno dei soggetti principali del nuovo mezzo. Il corpo da scoprire, da denudare, da osservare. Il luogo dei piaceri ma anche dei dolori, vulnerabile e potentissimo. Oggi più che mai il corpo è il territorio di tutte le battaglie: identitarie, di genere e politiche, individuali o collettive. Scopriremo il corpo e, con lui, noi stessi” commenta Paolo Woods, Direttore artistico di Cortona On The Move.

Ad affiancare Paolo Woods alla direzione artistica del festival, quest’anno ci sarà anche il collettivo Kublaiklan, nato e cresciuto all’interno di Cortona On The Move, responsabile della curatela fotografica.

Il corpo diventa Body of Evidence, corpo del reato da guardare e indagare nelle sue molteplici sfumature e declinazioni, secondo l’interpretazione che ne hanno dato i fotografi, provenienti da tutto il mondo, selezionati per questa edizione del festival. Tra questi Myriam Boulos, Carmen Winant e Philip Montgomery, tutti e tre presenti con progetti esposti per la prima volta in Italia. Boulos porta a Cortona il lavoro Sexual Fantasies sulle fantasie sessuali femminili in medio-oriente, mentre Carmen Winant esporrà The Last Safe Abortion sul tema dell’aborto. Montgomery sarà presente con l’acclamato American Mirror sulle fratture interne della società americana, oggi più che mai attuali in vista delle prossime elezioni. Anche il lavoro Restraint and Desire della coppia di fotografi Ken Graves, scomparso nel 2016, ed Eva Lipman sarà a Cortona per la prima volta in Europa e in Italia.   E poi le collettive, ben quattro quest’anno, attraverso cui si realizza appieno la mission del festival che è quella di ideare nuovi progetti e produrre mostre inedite: The Body as a Canvas, curata da Lars Lindemann e Paolo Woods che fa coesistere organicamente immagini nate nell’ambito della ricerca antropologica con progetti artistici contemporanei, scene familiari con situazioni di street photography, fotografia ritrattistica e storica. Fra le opere, sono presentate immagini di Chloé Jafé, Klaus Pichler, Denis Rouvre, Herbert, Charles Fréger e Florian Spring. Corpi Celesti – Un percorso negli Archivi Alinari curata dagli scrittori Nicola Lagioia e Chiara Tagliaferri, realizzata in collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia, il più antico archivio fotografico al mondo che si compone di oltre 5 milioni di fotografie, databili dal 1840 ai nostri giorni e oggi di proprietà della Regione Toscana, e con la ricerca iconografica di Rita Scartoni. E ancora This Is the End, a cura di Paolo Woods e Irene Opezzo, sul modo in cui la morte è stata ritratta da artisti e fotogiornalisti a scopo di documentazione o celebrazione, attraverso opere storiche, vernacolari, giornalistiche o personali. Infine, la collettiva Cronache d’acqua – Immagini dal Nord Italia, una produzione di Cortona On The Move in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia. Si tratta di una mostra unica e originale, risultato di un progetto commissionato da Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo con Green&Blue al collettivo di fotografi Cesura e che offre una riflessione sulla relazione simbiotica (e spesso fragile) tra la Terra e l’essere umano, una connessione intrinseca tra l’umanità e il mondo che questa abita, nel quale il corpo umano si colloca come un ospite che interagisce conl’ambiente, più o meno consapevolmente.   La mostra They Don’t Look Like Me di Niccolò Rastrelli conferma ancora una volta la collaborazione con Autolinee Toscane, che dal 2021 sostiene e produce progetti fotografici in partnership con Cortona On The Move. Il lavoro di Rastrelli parte dall’indagine che il fotografo fiorentino ha condotto sul fenomeno dei cosplayer, viaggiando tra Italia e Kenya, che genera cortocircuiti ironici tra la normalità piccolo borghese e la straordinarietà di una vita sognata. Grazie all’idea e al contributo di Autolinee Toscane, per l’edizione 2024 del festival, il progetto si arricchisce di un’ulteriore tappa in Giappone, il paese in cui il fenomeno gode di maggiore popolarità.  
Medici Senza Frontiere e Cortona On The Move rinnovano la loro collaborazione dando vita, per la prima volta, a una produzione originale affidata a Rehab Eldalil. La giovane artista egiziana ha realizzato un progetto all’interno dell’Ospedale di chirurgia ricostruttiva di MSF ad Amman, in Giordania, secondo quella che è la sua consueta poetica fotografica. Attraverso una metodologia partecipativa e multidisciplinare, il progetto From the Ashes, I Rose من الرماد نهضت – Un viaggio nell’ospedale di Medici Senza Frontiere in Giordania, mette al centro della storia i pazienti dell’ospedale, celebrando la loro forza e resilienza.

Novità di questa edizione è la mostra interamente pensata ed allestita per i visitatori più piccoli e le loro famiglie: con Giro Giro Corpo. Fotolibri per bambini e adulti bambini, realizzata con Kublaiklan e Spazio BK per la ricerca editoriale, il festival intende intraprendere un percorso più inclusivo e affrontare il tema del corpo in maniera semplice e coinvolgente, anche attraverso laboratori, workshop ed esperienze ludiche dedicate ai bambini. La mostra è parte dell’iniziativa di OTM Company, che ha lanciato una nuova serie di libri fotografici per bambini, Il Mondo nei tuoi occhi, in collaborazione con l’editore Les Grandes Personnes, che sarà presentata nei giorni di inaugurazione del festival di Cortona. La collana nasce con l’intento di esplorare e celebrare il potente linguaggio della fotografia, riconoscendo l’importanza delle prime esperienze visive nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini.

Per accogliere tutte le mostre del festival sono state scelte numerose location diffuse su tutto il territorio di Cortona. Insieme alla conferma delle sedi delle passate edizioni, come Palazzo Baldelli, la Fortezza del Girifalco, la Stazione C nei pressi della stazione ferroviaria di Camucia-Cortona, l’ex Magazzino delle Carni e la Via Crucis, si aggiunge quest’anno il cortile di Palazzo Casali, una delle architetture civili più antiche di Cortona, oggi sede del MAEC e di altre istituzioni cortonesi.

Dal 11 Luglio 2024 al 03 Novembre 2024 – CORTONA (AR) – Sedi varie

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TOUR DE FRANCE di Robert Capa e altri fotografi della Magnum

A crowd gathered in front of Mr. Pierre Cloarec’s bicycle shop, who is racing in the Tour de France.
Pleybon, France, 1939 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Tour de France di Robert Capa e altri fotografi della Magnum, questo il titolo della grande mostra, organizzata dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia con Suazes e Magnum Photos, nella sede di Palazzo Tadea a Spilimbergo dal 6 luglio al 29 settembre 2024 in collaborazione con la Regione FVG, Comune di Spilimbergo, con il sostegno della Fondazione Friuli e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine.

L’esposizione composta da oltre 80 immagini dei maestri della celebre agenzia fotografica Magnumesplorano la dimensione umana di questa pratica sportiva che fa del ciclismo uno degli sport più popolari e amati. Raccontando le epopee dei campioni e delle grandi manifestazioni internazionali, Tour de France in primis, ma anche la quotidiana, straordinaria umanità di campioni e del grande pubblico che ai bordi delle strade e al traguardo li sostiene, immedesimandosi con loro e con il loro impegno.

Scegliere la sensibilità degli autori di questa agenzia permette di andare oltre alle gesta sportive, e porre l’attenzione sulle alchimie del ciclismo, l’unico sport, come ripeteva Gianni Mura, dove “chi fugge non è un vigliacco”.

6 luglio – 29 settembre 2024 – Palazzo Tadea – Spilimbergo (Pn)

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SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS 2024

Sony World Photography Awards 2024
Sony World Photography Awards 2024

Dopo la cerimonia di assegnazione dei premi ​dei prestigiosi Sony World Photography Awards, tenutasi il 18 aprile alla Somerset House di Londra, arriva in Italia, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini, dal 6 giugno al 29 settembre, l’esposizione delle opere vincitrici, curata da Barbara Silbe. 

Arrivati alla loro diciassettesima edizione, i Sony World Photography Awards sono divenuti un appuntamento fondamentale annuale per gli appassionati della fotografia, poiché rendono omaggio alle eccellenze fotografiche internazionali, evidenziando le opere e i racconti che hanno maggiormente colpito nell’ultimo anno. 

Tra le oltre 160 fotografie presentate a Milano, di 52 autori differenti, spicca l’opera spiralkampagnenForced Contraception and Unintended Sterilisation of GreenlandicWomen di Juliette Pavy, fotografa francese premiata con il prestigioso titolo di Photographer of the Year. Il suo lavoro documentario si sofferma sulle profonde e perduranti ripercussioni della campagna di contraccezione e sterilizzazione forzata nei confronti delle donne groenlandesi, imposta dalle autorità danesi durante gli anni ’60 e ’70.

Tra i progetti esposti, si segnala quello di Federico Scarchilli con la serie flora, vincitore italiano di questa edizione, che ha trionfato nella categoria Still Life. In mostra anche le opere degli altri fotografi italiani che si sono classificati al secondo e terzo posto in diverse categorie del concorso Professional: Davide Monteleone (3° posto per Documentaristica, con la serie Critical Minerals – Geography of Energy); Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni (2° posto per Ambiente, con la serie Tropicalia); Maurizio Di Pietro (3° posto per Ambiente, con la serie zero hunger); Tommaso Pardini (3° posto per Sport, con la serie surf in Dakar). 

Anche quest’anno la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali è stata sottolineata dal conferimento del Sustainability Prize, vinto da Kathleen Orlinsky (Stati Uniti) con la serie America’s First Wilderness. Anche il progetto fotografico di Orlinsky, che mette in risalto il paesaggio, la fauna e la popolazione dell’area nota come Gila Wilderness, nel sud-est del New Mexico, sarà esposto all’interno della mostra milanese.

Dal 06 Giugno 2024 al 29 Settembre 2024 – Museo Diocesano Carlo Maria Martini – Milano

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Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960

Dopo il successo delle mostre dedicate alle grandi pioniere della fotografia Eve Arnold e Dorothea Lange, CAMERA offre una nuova esposizione che vede protagonista un’altra grande maestra della fotografia del Novecento: l’americana Margaret Bourke-White.

Dal 14 giugno al 6 ottobre 2024 gli spazi del Centro accoglieranno un percorso espositivo, a cura di Monica Poggi, che attraverso circa 150 fotografie, racconterà il lavoro, la vita straordinaria, l’altissima qualità degli scatti di Bourke-White, capaci di raccontare la complessa esperienza umana sulle pagine di riviste a grande diffusione – di cui la mostra presenta una ricca selezione – superando con determinazione barriere e confini di genere.

Le trasformazioni del mondo, cuore della ricerca di Bourke-White, trovano posto sulla copertina del primo numero della leggendaria rivista LIFE, si leggono nei suoi iconici ritratti a Stalin e a Gandhi, nei reportage sull’industria americana, nei servizi realizzati durante la Seconda guerra mondiale in Unione Sovietica, Nord Africa, Italia e Germania, dove documenta l’entrata delle truppe statunitensi a Berlino e gli orrori dei campi di concentramento. Costretta ad abbandonare la fotografia a causa del morbo di Parkinson, dal 1957 Bourke-White si dedicherà alla sua autobiografia, Portrait of Myself, pubblicata nel 1963. Morirà nel 1971 a causa delle complicazioni della malattia.

14 giugno – 6 ottobre 2024 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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NINO MIGLIORI. LUMEN. FONTE GAIA

Nino Migliori. LUMEN. Fonte Gaia, Santa Maria della Scala, Siena I Ph. Carlo Pennatini
Nino Migliori. LUMEN. Fonte Gaia, Santa Maria della Scala, Siena I Ph. Carlo Pennatini

Un gioco di luci e ombre al centro di una nuova mostra di caratura internazionale al Santa Maria della Scala.
Al via da mercoledì 26 giugno la mostra ‘Nino Migliori LUMEN Fonte Gaia’, visitabile nei Magazzini della Corticella del Santa Maria della Scala fino al 22 settembre 2024.

La mostra, curata da Lucia Simona Pacchierotti in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori di Bologna, espone opere inedite del fotografo Nino Migliori dedicate al capolavoro scultoreo di Jacopo della Quercia, in un percorso espositivo nel quale il visitatore potrà mettere in relazione le fotografie con le sculture, essendo queste collocate nei locali attigui ai Magazzini della Corticella.

L’inaugurazione è fissata per martedì 25 giugno alle 17.30; saranno in mostra trentacinque opere inedite di Migliori (classe 1926) considerato, sia a livello nazionale sia internazionale, tra i massimi interpreti contemporanei della fotografia italiana.
“Nino Migliori ha realizzato per Siena un site specific – ha spiegato la direttrice della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala Chiara Valdambrini – esperienze e progetti site specific ricalcano appieno le linee di valorizzazione che la Fondazione ha intenzione di sviluppare. Il solco che caratterizzerà la programmazione del complesso museale avrà infatti cura di non perdere mai il filo rosso che lega il passato al presente, con uno sguardo al futuro, come avvenuto per l’esposizione ‘Nino Migliori LUMEN Fonte Gaia’”.

Dal 2006 Migliori conduce una ricerca sulla luce e la materia che consiste nel fotografare opere scultoree impiegando, come unica fonte luminosa, la luce che proviene dalle candele. Il progetto LUMEN ha portato Migliori ad una serie di esplorazioni fotografiche a ‘lume di candela’ di alcuni dei massimi monumenti scultorei italiani tra i quali il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, i Leoni e metope della Cattedrale di Modena, l’Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino per giungere infine a Siena, alla Fonte Gaia di Jacopo della Quercia.

Migliori ha dato una sua interpretazione della plasticità delle sculture di Jacopo della Quercia, attraverso il suo occhio attuale e l’utilizzo della luce. La mostra è l’ultima tappa di un percorso iniziato già da marzo, quando il maestro bolognese è stato ospite d’onore durante le due giornate di Letture di Fotografia, la manifestazione ideata dal Siena Foto Club giunta alla sua terza edizione, tenutasi al Santa Maria della Scala.

Alla mostra LUMEN Fonte Gaia hanno preso parte, non a caso, tre fotografi del Siena Foto Club: Mauro Guerrini, Gianni Lombardini e Carlo Pennatini, che hanno seguito Nino Migliori durante il set sulla Fonte Gaia fornendo un racconto-viaggio del lavoro a ‘lume di candela’. Le loro foto affiancano quelle del maestro in una sezione di ‘backstage’, riproponendo la suggestione emotiva dei due giorni di realizzazione del servizio fotografico.

Dal 26 Giugno 2024 al 22 Settembre 2024 – Santa Maria della Scala – Siena

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PHILIPPE HALSMAN. LAMPO DI GENIO

© Philippe Halsman
© Philippe Halsman

n mostra a Palazzo Reale 100 fotografie di vario formato, provenienti dall’Archivio Halsman di New York, che ripercorrono la sua intera carriera, spaziando tra il colore ed il bianco e nero.
Phippe Halsman è sicuramente tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, in grado di lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, lampi di genio e tecnica raffinata. La mostra a Palazzo Reale ne celebra il lavoro attraverso immagini straordinarie, realizzate con ironia e profonda leggerezza.

Le sue fotografie sono frutto di una vulcanica creatività e delle sinergie scaturite dall’incontro con grandi e illustri amici, come Salvador Dalì, con il quale esplora il legame tra performance e fotografia

Tra i suoi scatti più famosi, ci sono quelli di “jumpology”: Philippe Halsman è riuscito a far saltare da Marilyn Monroe ai Duchi di Windsor, inaugurando un modo tutto nuovo di fotografare e, soprattutto, di cogliere aspetti inediti della personalità attraverso le immagini.
Ha firmato oltre 101 copertine di LIFE, più di chiunque altro fotografo; ha creato ritratti straordinari per forza e profondità psicologica, capaci di catturare l’essenza di scienziati come Albert Einstein o il carisma di politici come John F. Kennedy.

Curata da Alessandra Mauro in collaborazione con l’Archivio Halsman di New York, la mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura,
Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei e Contrasto, con il sostegno di BNL BNP Paribas e Leica Camera Italia. Il catalogo è edito da Contrasto.

Dal 15 Giugno 2024 al 01 Settembre 2024 – Palazzo Reale – Milano

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DETERMINED WOMEN. FOTOGRAFIE DI ANGÈLE ETOUNDI ESSAMBA

© Angèle Etoundi Essamba, 2022
© Angèle Etoundi Essamba, 2022

Il Museo di Roma in Trastevere ospita, dal 17 Maggio al 6 Ottobre 2024, “Determined Women (Donne determinate)”, la prima retrospettiva italiana di Angèle Etoundi Essamba, un’artista coinvolta in una riflessione sull’identità della donna africana, che è al centro della sua espressione artistica e fonte inesauribile di ispirazione.

Promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Artandite, la mostra è curata da Sandro Orlandi Stagl e Massimo Scaringella. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La retrospettiva presenta alcuni cicli del lavoro di Angèle Etoundi Essamba, eseguiti negli ultimi anni, che potranno fornire allo spettatore una lettura quasi completa del percorso creativo della fotografa camerunense. Un’alternanza tra opere dai colori forti che fanno da contrappunto ad alcune serie di un levigato bianco e nero. Angèle Etoundi Essamba è un’artista impegnata che riflette sull’identità della donna africana. Osserva, da quasi quarant’anni, il mondo attraverso le donne che fotografa con una visione allo stesso tempo estetica, idealistica, realistica e sociale. Unisce lo spirito della fotografia umanista con un forte attaccamento ai valori di comunione. Si concentra esclusivamente su ciò che irradia l’essere umano, da solo, in coppia o in gruppo. Il suo approccio è sempre basato su un senso di prossimità e reciprocità. Il lavoro di Essamba rompe con le rappresentazioni stereotipate delle donne nere, spesso raffigurate come sottomesse, passive, dipendenti, esotiche e confinate in determinati ruoli. Sottolinea invece la dimensione simbolica ed estetica del corpo femminile. Utilizza composizioni armoniose, si concentra su gesti, espressioni ed emozioni per catturare la bellezza interiore e cambiare la narrativa. Le parole chiave del lavoro di Essamba sono orgoglio, forza e consapevolezza di sé. Per fornire allo spettatore una lettura quasi completa del percorso creativo dell’artista, questa prima mostra personale in Italia presenterà una selezione di 40 opere in bianco e nero e a colori realizzate tra il 1985 e il 2022. Include anche la sua serie, A-Fil-iations, presentata al padiglione inaugurale del Camerun alla Biennale di Venezia nel 2022.


Dal 17 Maggio 2024 al 06 Ottobre 2024 – Museo di Roma in Trastevere

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NINO MIGLIORI. SETTANTA

Nino Migliori. Settanta, M77 Gallery, Milano
Nino Migliori. Settanta, M77 Gallery, Milano

Dal 18 giugno apre al pubblico “SETTANTA”, un emozionante progetto espositivo monografico che M77 Gallery dedica all’eterogenea produzione fotografica degli anni ’70 del celebre fotografo bolognese Nino Migliori, realizzato in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori, che la galleria rappresenta a livello internazionale dal 2017.
 
“SETTANTA” non solo evoca la decade in cui tutte le opere sono state realizzate, ma rende anche omaggio agli oltre settant’anni di straordinaria produzione artistica di Nino Migliori. Il progetto espositivo offre uno sguardo approfondito sul periodo che ha visto l’artista immerso in riflessioni fondamentali sulla fotografia come mezzo espressivo. Ponendo l’accento sulla sua natura profondamente sperimentale, l’esposizione offre una panoramica trasversale della vasta produzione di uno dei maestri più influenti della fotografia europea del XX secolo, presentando decine di scatti, molti dei quali vintage inediti.
 
Le opere fotografiche in mostra, seppur molto diverse tra loro per soggetto e tematica, rimangono profondamente coese nella visione artistica più ampia.
 
Il percorso espositivo si apre con suggestive riflessioni sulla Natura (“Herbarium”) e sulla vita urbana(“Muri”, “Manifesti Strappati”), temi che attraverso l’occhio sensibile di Migliori, diventano potenti testimoni della mutevolezza del tempo e della transitorietà dell’esperienza umana. Si prosegue con una riflessione sulla materia fotografica stessa – elemento fondante della produzione di Migliori fin dagli esordi negli anni ’40 – che viene esplorata attraverso studi sulla luce (“Lucigrafie”, “Polarigrammi”) e attraverso esperimenti sulla percezione e la materialità, spesso interpretate come tracce del cambiamento sociale (“Natura Morta”, “Sesso Kitsch”, “Sequenze TV”). Infine, il percorso espositivo si conclude con opere caratterizzate da un approccio più espressamente e formalmente ‘concettuale’ (“In immagin abile”, “Segnificazione”) e, a tratti, performativo (“SuPerDaCon”).
 
Inequivocabilmente irriverente ma mai indiscreto, osservatore attento e analitico e al contempo dalla spiccata sensibilità percettiva, SETTANTA propone un Nino Migliori oltre il suo celebre Neorealismo. Per Migliori la fotografia è – e continua ad essere – oggetto di profonda fascinazione e, attraverso il suo sguardo, ne riscopriamo le infinite potenzialità e sfaccettature.
 
La Mostra è accompagnata da un catalogo edito da M77 con un testo introduttivo a cura dello storico e critico d’arte Ascanio Kurkumelis.

M77 Gallery – Milano

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Buone maniere – Simona Pavoni

L’artista interpreta e rimodula gli spazi, i volumi, i percorsi di Ex Maglierie Mirella con una serie di opere realizzate in vetro, carta, pelo animale, trasformando lo spazio in un viaggio tra soglie, assenze e evocazioni. Oggetti di vita comune e presenze performative occultate, le opere di Pavoni entrano in dialogo con lo spazio non canonico di Ex Maglierie Mirella per una riflessione profonda sul sostare e sul rappresentare.

Con quinte impalpabili in cui l’aria e la luce diventano ornamenti geometrici, “Buone maniere” addomestica i materiali in una celebrazione quasi rituale del nostro abitare e della sedimentazione di memorie che esso produce nei luoghi. Con un testo di Annika Pettini.

14 giugno – 11 luglio – EMM / Ex Maglierie Mirella – Milano

BALLO&BALLO. FOTOGRAFIA E DESIGN A MILANO, 1956-2005

Studio Ballo+Ballo, 1970, Divano componibile “Safari”, Archizoom per Poltronova negativo su pellicola ai sali d’argento, 13x18 cm. CAFMi, Archivio Ballo+Ballo
Studio Ballo+Ballo, 1970, Divano componibile “Safari”, Archizoom per Poltronova negativo su pellicola ai sali d’argento, 13×18 cm. CAFMi, Archivio Ballo+Ballo

Dal 14 giugno al 3 novembre 2024 il Castello Sforzesco presenta la mostra “Ballo&Ballo. Fotografia e design a Milano, 1956-2005”, curata da Silvia Paoli, prodotta da Comune di Milano – Cultura, Castello Sforzesco e Silvana Editoriale; l’esposizione è sostenuta da Strategia Fotografia 2023, avviso pubblico promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’idea di una mostra nasce nel 2022, quando Marirosa Toscani Ballo dona al Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano l’archivio dello Studio Ballo+Ballo, esito del lavoro di tutta una vita con il marito Aldo Ballo.

Nel 2023 il Civico Archivio Fotografico partecipa al Bando Strategia Fotografia promosso dal MIC con un progetto di valorizzazione dell’Archivio, che risulta vincitore, e dà così il via allo studio del progetto di mostra e del catalogo.
Il percorso accoglie oltre un centinaio di fotografie dello studio Ballo+Ballo, alcuni oggetti di design, in prestito dall’ADI Design Museum e dalle Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, e alcuni oggetti originali appartenuti ai due fotografi, oltre a riviste d’epoca con cui i Ballo hanno collaborato e volumi contenenti loro fotografie. Grazie alle videoinstallazioni di Studio Azzurro, che dialogano con le foto e gli oggetti in mostra nella Sala Viscontea, tutto ciò che è memoria e non poteva essere archiviato – i processi fotografici, il rapporto con gli oggetti di design esposti in mostra, la costruzione degli allestimenti in studio – diventa presente e tangibile, rendendo accessibili anche momenti, processi, esperienze di un “laboratorio” unico, lo Studio Ballo, ma anche di un’era conclusa, quella della fotografia analogica.

Aldo Ballo (Sciacca, 1928 – Milano, 1994) e Marirosa Toscani (Milano, 1931-2023) hanno iniziato la loro attività di fotografi sin dai primi anni Cinquanta. Marirosa frequenta il Liceo Artistico di Brera ma sin dal 1949 è una fotoreporter e lavora per il padre, Fedele Toscani (1909-1983), collaboratore di Vincenzo Carrese e della Publifoto, poi titolare dell’agenzia Rotofoto. Aldo frequenta lo stesso liceo, poi il Politecnico di Milano e lo Studio di Monte Olimpino, a Como, fondato da Marcello Piccardo e Bruno Munari e dedicato alla sperimentazione cinematografica. Lavora anche per la Rotofoto, ma nel 1956, con Marirosa, abbandona il reportage e aprono quello che diventerà il più importante studio fotografico per la fotografia di design, dove organizzazione, professionalità e competenza porteranno i Ballo a raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Lo studio sarà anche luogo di formazione e crescita culturale per molti, “bottega” e “scuola” dove imparare un mestiere ma anche una modalità e uno stile di vita e di pensiero.

Lo Studio Ballo diviene quindi luogo di confronto tra artisti, architetti, designer come, tra i molti, Bruno Munari, Gae Aulenti, Cini Boeri, Ettore Sottsass, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Enzo Mari, Alessandro Mendini e molti altri ancora. I Ballo collaboreranno con loro e con le più importanti ditte di design come Olivetti, Cassina, Danese, Zanotta, Brionvega, Alessi, Arflex, Bassetti, Barilla, Kartell, Artemide, Tecno, Driade, Borsalino, B&B Italia, Venini, e con La Rinascente. Le immagini di Aldo e Marirosa sono inoltre sulle principali riviste di design e arredamento, come “Domus”, “Ottagono”, “Abitare”, e in particolare “Casa Vogue”, diretta da Isa Tutino Vercelloni, che si avvale della collaborazione dei Ballo dal 1968 al 1992.

Lo Studio Ballo si pone così al centro dei fermenti e delle dinamiche culturali che caratterizzano l’evoluzione del design italiano, contribuendo in maniera determinante, con le loro immagini, alla sua affermazione a livello internazionale, consacrata dalla grande mostra tenutasi al MoMA di New York nel 1972, Italy: The New Domestic Landscape (a cura di Emilio Ambasz), le cui immagini in catalogo vengono affidate ad Aldo Ballo.

Studio professionale, scuola e bottega per molti giovani assistenti, poi divenuti a loro volta fotografi. Un clima, un ambiente, una modalità di intendere rapporti, collaborazioni, scambi culturali.

Ma come era possibile restituirne il clima, ciò che non è materiale e quindi resta solo nella memoria? L’intervento di Studio Azzurro – le cui origini sono strettamente legate allo Studio Ballo – si pone su questo piano, nel tentativo di restituire un vissuto condiviso di ciò che è destinato a non restare se non appunto nella memoria.

Le installazioni di Studio Azzurro dialogano in mostra, nella Sala Viscontea, con materiali originali esposti in bacheca (fotografie, riviste, libri) per meglio comprendere il rapporto dei Ballo con l’editoria nel campo dell’architettura e del design e per comprendere le varie articolazioni del “processo” fotografico: dal provino alla stampa positiva, alla pagina di rivista. Dialogano inoltre, a parete, con le fotografie che mettono in luce l’evoluzione dello stile della fotografia dei Ballo, dedicato al design italiano dagli anni Cinquanta fino agli anni Novanta.

Nella Sala dei Pilastri sono invece esposti grandi ritratti di importanti designer, in dialogo con le fotografie degli oggetti da loro progettati, e inoltre un significativo omaggio ad alcuni ritratti realizzati da Marirosa.
Il grande “racconto” sullo Studio Ballo è quindi completato dai ritratti video realizzati negli anni da Studio Azzurro, dove molti dei protagonisti del design e dell’arte italiana si passano il testimone in un montaggio a sei schermi sincronizzati, dando vita a un racconto corale che restituisce appieno ciò che i Ballo hanno rappresentato, e lasciato, al mondo non solo del design, ma della cultura tutta.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, italiano-inglese, con apparati scientifici, saggi e immagini, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 Giugno 2024 al 03 Novembre 2024 – Castello Sforzesco – Milano

THE BEGINNING IS THE END IS THE BEGINNING 

© Alessia Calzavara

The beginning is the end is the beginning è la mostra collettiva finale del Corso Triennale in Fotografia 2021-24 che inaugurerà giovedì 27 giugno alle ore 19 presso la galleria di Spazio Labo’ in Strada Maggiore 29 a Bologna.

La mostra rappresenta la condivisione di una serie di progetti personali che nelle loro differenze sono tuttavia accomunati da alcuni temi ricorrenti come l’ambiguo rapporto della fotografia con il reale, con la memoria, con la storia – collettiva e individuale – , e ancora la ricerca della propria identità, il rapporto con la natura, la possibilità di elaborazione di vicende intime, traumatiche e non solo. 

Le autrici e gli autori in mostra sono: Samuele Aleotti, Alessia Calzavara, Aurora Ceglia, Martina De Giorgi, Enrico Fagiani, Briged Lishi, Lorenzo Manca, Samir Mouda, Nicola Ortona, Giulietta Palombarini, Martin Picciolo, Gaia Tosi.

All’interno della mostra saranno esposti tutti i libri fotografici realizzati dalla classe e la nuova collana di approfondimenti teorici legati alla ricerca e ai processi delle singole progettualità.

27 giugno 2024 – 20 settembre 2024 – Spazio Labò – Bologna

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Tutti i Premi di fotografia in scadenza a Luglio!


Buongiorno, vi invitiamo a partecipare a questi premi! Ciao Annalisa

MONOCHROME AWARDS 2024

Sei invitato a partecipare all’undicesimo premio annuale di fotografia in bianco e nero.

Il legame della fotografia in bianco e nero con la tradizione e i valori senza tempo è fuori discussione. Fin dalla sua infanzia, la fotografia in bianco e nero non è stata solo un mestiere ma soprattutto un’arte, in cui le idee evocate nell’immaginazione dell’artista vengono immortalate attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica.

Oltre una dozzina di categorie consentono ai partecipanti di specificare le definizioni delle specializzazioni fotografiche e la loro ampia diversità consente un’adeguata rappresentanza dei fotografi in diverse aree chiave. In quanto pilastro e culla della fotografia, la fotografia in bianco e nero è evidentemente il prodotto di una grande tradizione. Richiede esperienza, capacità di discernere le dipendenze e le sottigliezze del tono e, soprattutto, immaginazione.

La nostra missione è cercare talenti promuovendo allo stesso tempo i fotografi, sia professionisti che dilettanti, per presentare il loro lavoro tra i migliori fotografi monocromatici al mondo. Oltre ai premi finanziari, i nostri vincitori ricevono anche pieno supporto nell’area della promozione e nell’avanzamento del proprio percorso di carriera.

Deadline: 7 July 2024

Website: https://monoawards.com

AAP MAGAZINE #41 B&W

Il nostro 41° numero cartaceo di AAP Magazine presenterà i migliori progetti che presentano il tema “Bianco e nero”.

La fotografia in bianco e nero evoca poesia, nostalgia. L’atemporalità delle immagini in bianco e nero mette a fuoco i soggetti, evidenzia i contrasti, le linee ed esalta la potenza della luce. Svelati!

“Nel bianco e nero ci sono più colori che nella fotografia a colori, perché non sei bloccato da nessun colore, quindi puoi usare le tue esperienze, la tua conoscenza e la tua fantasia per mettere i colori in bianco e nero.” – Anders Petersen

Inviaci le tue immagini, preferibilmente in serie, che celebrano la bellezza e la potenza della fotografia in bianco e nero. Che si tratti di ritratto, paesaggio, nudo, strada o qualsiasi altra forma di fotografia, classica o sperimentale: siamo aperti a tutti i generi e vogliamo scoprire la fotografia migliore e più interessante da tutto il mondo.

Deadline: 9 July 2024

Website: https://www.all-about-photo.com/all-about-photo-contest.php?cid=90

LAB ART PRIZE VENICE’24 EDITION

Malamegi Lab Art Prize, è un bando aperto a tutti i tipi di artisti. Le opere ammesse al concorso artistico sono: disegni, dipinti, sculture, fotografie, grafica, mix media e video. Una grande opportunità per gli artisti, che potranno vincere un premio in denaro, avere la possibilità di esporre le proprie opere, e molto altro ancora.

Sono ammesse le seguenti tipologie di opere: Pittura, Scultura, Fotografia, Tecnica mista, Digitale, Video, Grafica, Net art, altro (sono ammesse tutte le opere visive riproducibili attraverso un’immagine).
Il concorso è rivolto ad artisti professionisti e dilettanti, grafici, pittori, fotografi, ecc. provenienti da tutto il mondo.

Deadline: 10 July 2024

Website: https://www.lab.malamegi.com/en

THE 15TH EPSON INTERNATIONAL PANO AWARDS

Il quindicesimo Epson International Pano Awards è dedicato all’artigianato e all’arte della fotografia panoramica ed è il concorso più grande al mondo dedicato a questo genere.

Ogni anno i fotografi più performanti vengono presentati in centinaia di pubblicazioni in tutto il mondo – e anche quest’anno il valore del montepremi è di ben 40.000 dollari – inclusi 14.000 dollari in contanti!

Ora con anche un libro stampato dei premi delle 50 migliori gallerie di ogni categoria!

Deadline: 15 July 2024

Website: https://thepanoawards.com

NATURE’S BEST BACKYARDS 2024

Sei invitato a inserire le tue migliori foto e video realizzati vicino a casa o in un cortile, in un giardino, parco o riserva locale pubblico o privato. I finalisti sono presenti in Nature’s Best Photography e visualizzati nei social media e nelle presentazioni NBP.

Cerchiamo ritratti drammatici, comportamenti animali, spettacoli umoristici, interazioni intime, giovani animali in gioco, macro primi piani, paesaggi e altri approcci creativi all’arte della fotografia naturalistica per trasmettere la bellezza e la diversità della natura vicino a casa nelle seguenti categorie : Fauna selvatica • Vita vegetale • Contro ogni previsione • Cortili privati • Parchi e giardini pubblici • Piccolo mondo • Video.

I concorsi fotografici Nature’s Best scoprono, celebrano e mostrano le opere creative e documentaristiche di fotografi naturalisti e narratori visivi provenienti da tutto il mondo. Le iniziative NBP coinvolgono il pubblico globale, migliorano l’espressione artistica, promuovono l’educazione all’aria aperta e il benessere personale e ispirano la partecipazione pubblica alla conservazione del mondo naturale.

Deadline: 18 July 2024

Website: https://www.naturesbestphotography.org/enter

NEW JERSEY PHOTOGRAPHY FORUM 30TH JURIED PHOTOGRAPHY EXHIBIT

Dal 1994, il New Jersey Photography Forum è cresciuto fino a diventare uno dei più grandi gruppi di fotografi d’arte espositori nell’area di New York. Sin dalla nostra fondazione, abbiamo organizzato con successo una mostra annuale organizzata dalla giuria attraverso il Watchung Arts Center, che si è trasformata in una delle mostre fotografiche più importanti dell’area metropolitana.

I fotografi internazionali e statunitensi sono invitati a inviare fotografie da prendere in considerazione per l’esposizione nella 30a mostra annuale di fotografia con giuria prodotta dal New Jersey Photography Forum presso il Watching Arts Center di Watching, NJ. Questa mostra si svolgerà dal 1 novembre 2024 al 15 gennaio 2025. Le immagini scelte verranno mostrate anche in una mostra virtuale presente sul sito web del NJ Photography Forum dal 1 novembre al 15 gennaio 2025.

Deadline: 19 July 2024

Website: http://njpfsubmissions.com/

CHROMATIC PHOTO AWARDS 2024

Chromatic Awards è un concorso internazionale di fotografia a colori aperto sia a professionisti che a dilettanti. La partecipazione ai Chromatic Awards offre non solo prestigio, ma anche l’opportunità di vincere denaro extra per lo sviluppo della passione.

Pertanto, ogni fotografo professionista e amatoriale proveniente da ogni angolo del mondo è invitato e sollecitato a partecipare alla terza edizione di questo prestigioso concorso fotografico internazionale dedicato alla fotografia a colori dove 20 categorie saranno giudicate da una giuria internazionale composta da redattori di riviste, gallerie curatori, agenti professionali e altri professionisti del settore.

La nostra missione è fornire agli artisti l’opportunità di condividere la loro passione e le loro storie attraverso le loro fotografie, promuovere i migliori fotografi del mondo e scoprire nuovi talenti emergenti.

Con venti categorie, la possibilità di mostrare l’essenza stessa del proprio lavoro è illimitata poiché professionisti competenti e di fama mondiale siedono nella giuria ed esaminano ogni minimo dettaglio di ogni proposta. Insieme stiamo costruendo il mercato dell’arte e rafforzando la posizione della fotografia a colori nel mondo dell’arte.

Deadline: 21 July 2024

Website: https://chromaticawards.com/

[UNESCO ICM] 2024 MARTIAL ARTS PHOTO CONTEST

TEMA: [Arti Marziali, Abbracciare il Mondo」

– Valori universali delle arti marziali, come inclusività, correttezza, resilienza, sportività, ecc., che potrebbero essere condivisi da tutti in tutto il mondo

– Valori delle arti marziali catturati durante l’attività fisica o nella vita di tutti i giorni

– Sono accettate solo fotografie scattate con dispositivi digitali (non sono accettate stampe)

– Invia una copia della tua fotografia originale durante l’invio; ogni foto deve essere salvata in formato JP(E)G o PNG

– I file originali devono essere inviati su richiesta. Il lato lungo del file originale deve superare i 5.000 px. Se il file originale non viene inviato su richiesta, non verrà preso in considerazione durante la valutazione.

– È possibile inviare fino a tre fotografie

Deadline: 22 July 2024

Website: https://www.unescoicm-photocontest.com

UNITY THROUGH DIVERSITY – PHILOSOPHICAL PHOTOGRAPHY CONTEST

L’unità attraverso la diversità.

Il Concorso Filosofico Philo-Photo approfondisce la sinergia tra la saggezza del cuore e la saggezza dell’occhio – tra la nostra intuizione e la capacità di connetterci all’essenza del nostro essere e la tecnica. Abbraccia la fusione tra cuore e occhi, dove la fotografia diventa un canale per esprimere la nostra essenza e la bellezza che ci circonda. Questa competizione è un inno agli ideali di bellezza e saggezza coltivati e riflessi nella nostra arte.

Il concorso è stato creato da Nuova Acropoli, un’organizzazione internazionale che promuove valori senza tempo per la crescita individuale e collettiva attraverso la filosofia, la cultura e il volontariato.

Questo concorso invita i fotografi di tutto il mondo a intraprendere un viaggio di esplorazione filosofica attraverso l’obiettivo.

Deadline: 31 July 2024

Website: https://philophoto.org/

INTERNATIONAL 2ND OPEN THEME ART COMPETITION | ALL VISUAL MEDIUMS ACCEPTED

Quali confini spingerai? Quale prospettiva unica condividerai? Unisciti a noi nel concorso artistico online a tema aperto e mostra il tuo talento al mondo! Senza limitazioni su temi o argomenti, questo concorso aperto invita artisti di ogni provenienza e stile a partecipare. Aperto a tutti i mezzi, luoghi e livelli di abilità.

Vantaggi della partecipazione:

* Entra a far parte di un gruppo di artisti attentamente curato.

* Mostra il tuo lavoro a un pubblico globale.

* Mantieni il 100% delle tue vendite, con tutte le richieste indirizzate a te.

Deadline: 31 July 2024

Website: https://tenmoirgallery.com/open-theme-art-competition/

EUROPEAN PHOTOGRAPHY AWARDS 2024

Gli European Photography Awards accolgono fotografi provenienti da nazioni di tutto il mondo pronti ad affinare le proprie capacità fotografiche e il loro straordinario approccio alla diversità, ritraendo al contempo le maestose culture tramandate da generazioni.

Riconoscendo contenuti squisiti e artistici, i premi onorano una vasta gamma di generi nel mezzo fotografico, estendendo la portata dei tuoi talenti in tutto il mondo. Non importa il tuo status nel settore, la tua visualizzazione del mondo e tutto ciò che racchiude è ciò che i premi celebrano. Scopri possibilità illimitate mentre ti imbarchi in un viaggio stravagante attraverso il vasto continente messo insieme da innumerevoli paesi diversi, dove si uniscono per formare una massa continentale grandiosa.

Allo stesso modo, i tuoi ricordi vengono fabbricati attraverso pezzi diversi, mentre forgi la tua personale collezione di reminiscenze. Con ogni fotografia che catturi, i tuoi legami con la tua memoria si rafforzano, finché alla fine non li colleghi per creare una visione futura di ricordo collettivo, e questa è la direzione che i premi intendono riconoscere.

Deadline: 31 July 2024

Website: https://europeanphotoawards.com/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori

Musa fotografia

Dayanita Singh e i suoi “musei mobili”.

Ritratto di Dayanita Singh (dal sito https://waterlinesproject.com/2017/04/09/dayanita-singh-a-brief-biography-by-herself/)

Dayanita Singh nasce in India nel 1961. Singh usa la fotografia per riflettere ed espandere i modi in cui ci relazioniamo alle immagini fotografiche. Il suo recente lavoro, tratto dalla sua vasta opera fotografica, è una serie di opere mobili che consentono alle immagini di essere continuamente modificate, sequenziate, archiviate e visualizzate. Nate dall’interesse di Singh per l’archivio, i corpi mobili di immagini della Singh, presentano sue fotografie come lavori interconnessi pieni di poesia con una forte potenzialità narrativa. Le sue pubblicazioni sono una parte significativa della pratica dell’artista: nei suoi libri, spesso realizzati in collaborazione con Gerhard Steidl, sperimenta forme alternative di produzione e visualizzazione di fotografie. Propone il “libro-oggetto”, un’opera che è contemporaneamente un libro, un oggetto d’arte, una mostra e un catalogo. Questo lavoro si sviluppa in una modalità che sfrutta l’artista per creare e smontare sequenze consentendo a Singh di sviluppare ordini di fotografie che possono essere interrotti a seconda delle sue esigenze.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/

Il suo lavoro sfugge a facili categorizzazioni e lei si considera principalmente “una libraia che lavora con la fotografia”.

Singh ha iniziato la sua carriera come fotoreporter dopo aver studiato design ad Ahmedabad e poi, incoraggiata dalla sua mentore Mary Ellen Mark, ha studiato fotografia documentaria all’International Center of Photography. Nel corso della sua carriera, Singh ha sviluppato serie fotografiche fluide e tematicamente interconnesse, che rivisita in vari contesti come libri d’artista, serie fotografiche e sculture indipendenti.

Un’esposizione dell’autrice con le sue strutture mobili definite “musei” – Dal sito https://www.frithstreetgallery.com/artists/12-dayanita-singh/

I progetti di Singh sono intrecciati e spesso radicati nel concetto di archivio. Mentre il libro d’artista è la sua modalità principale di esposizione e comunicazione, nel 2013 ha iniziato a costruire quelli che chiama “Musei” portatili – strutture in legno che possono essere collocate in varie configurazioni architettoniche, ognuna delle quali contiene molte fotografie individuali che abbracciano la sua opera artistica. La Singh ha definito le fotografie del suo vasto archivio come “parole” individuali che organizza e riorganizza in narrazioni diaristiche sulla vita e la cultura indiana.

Per approfondire il suo lavoro