Moira Ricci, tutti i miei lavori riguardano me e la mia storia.

Articolo di Giovanna Sparapani

“…Ho cominciato a fare le foto in spiaggia, l’estate, al  Lido di Savio. Otto chilometri sotto il sole avanti e indietro..” (MR).

Sperando di guadagnare qualche spicciolo, Moira chiedeva ai bagnanti e alle persone sotto l’ombrellone se gradivano essere fotografati, ma le risposte erano per lo più negative e spesso anche sgarbate. Non perdendosi d’animo, la giovane li ha fotografati di nascosto per poi ritagliarli a mo’ di piccole figurine che ha collocato in ordine sparso sopra un autoritratto che la immortala sdraiata su una spiaggia, coperta da una coltre di sabbia da cui fuoriescono solo una parte del viso, un  piede e le mani: la ragazza appare come un gigante, mentre i personaggi che affollano la spiaggia sono dei ridicoli lillipuziani dalle dimensioni molto ridotte. Da lì l’ironico e calzante titolo, “ ALidiput”, 2003 .

Moira Ricci, nata nel 1977 a Orbetello in provincia di Grosseto, si è diplomata in fotografia a Milano nel 1998 per continuare gli studi in Arti visive e Comunicazione multimediale presso l’Accademia di belle Arti della città lombarda dove prevalentemente risiede, alternando lunghi soggiorni in Maremma. Il vasto e variegato territorio toscano è ricco di ricordi legati alla sua infanzia e adolescenza ed è da lei profondamente amato per le sue radici contadine che conservano vivida memoria di celebri leggende e incredibili avvenimenti.

Fotografia di Moira Ricci ©MOIRA RICCI

I suoi racconti visivi sono per lo più ispirati ad un mondo di tracce personali desunte dal passato, fatta eccezione per un lavoro particolare -“Da buio a buio” del 2009 – in cui si ispira a strani personaggi un po’ paurosi e un po’ grotteschi, tratti dalle fiabe popolari che  la  mamma le narrava  quando era piccolina: l’uomo sasso, i gemellini, la bambina mezza cinghiale, Il lupo mannaro, secondo il senso del magico e talvolta del terribile che permea alcune storie tipiche della civiltà contadina. La mostra relativa a questo lavoro affianca alle fotografie anche interviste registrate, video, stralci di giornale e ricerche scientifiche;  le immagini che vengono racchiuse in vecchie cornici trovate nei mercatini o nelle case di parenti, contribuiscono a creare un’atmosfera antica e familiare.

Fotografie di Moira Ricci ©MOIRA RICCI

A sua madre Loriana, scomparsa prematuramente all’età di cinquanta anni per una caduta accidentale, è dedicato il suo lavoro fotografico più importante, dal titolo assai esplicativo “ 20.12.53 – 10.08.04”(nascita-morte) , confluito in un libro edito da Corraini che contiene 50 fotografie, una per ogni anno in cui è vissuta l’amata mamma. Moira ha sofferto moltissimo per questa perdita e, quasi per illudersi di starle sempre a fianco, grazie al sapiente uso di tecniche digitali, ha inserito sé stessa all’interno di fotografie d’epoca che parlano della Toscana grossetana, che ci raccontano della sua famiglia, dei parenti, dei compaesani, dei luoghi più frequentati e vissuti. Lei stessa racconta la genesi delle sue immagini: “Ho cercato le sue foto vecchie, sono andata nei posti, mi sono vestita, ho cercato la posizione giusta, poi mi sono infilata nella foto…”. Il lavoro è durato dieci anni e ha avuto un’evidente funzione terapeutica nell’elaborazione del lutto. Dotata di una sensibilità delicata e profonda, Moira si inserisce nella foto come se volesse far compagnia a sua madre e nel contempo avvertirla della disgrazia che le sta per accadere: il reale e la finzione si fondono a meraviglia in uno struggente racconto visivo di notevole forza comunicativa.

In un progetto più recente, “Dove il cielo è più vicino”, confluito in una interessante mostra con immagini e video, lo sguardo della fotografa si allontana dall’ autobiografia, concentrandosi su una tematica sociale, quella dei poderi abbandonati da parte dei contadini impoveriti: “…. è una preghiera al cielo, ma anche una minaccia a chi ci controlla dall’alto, è un ritratto di poderi che hanno perso la loro identità e il loro significato, è un tentativo di fuga e allo stesso tempo l’incapacità di metterla in atto”. (MR)

Moira Ricci termina il ritratto che fa di sé stessa con queste concise parole: “Io sto bene solo quando lavoro. Calma il vuoto. Tutti i miei lavori riguardano me e la mia storia, insomma quello che mi è successo. L’autoritratto è sottinteso” (MR)

Autoritratto ©MOIRA RICCI

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Concita De Gregorio “Chi sono io?” ed. Contrasto, Roma 2017.

Il libro fotografico dell’artista Moira Ricci dedicato alla madre

Angela Madesani art tribune

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

Sfruttare l’Intelligenza Artificiale per la Fotografia: Esplorando le Potenzialità di ChatGPT

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha rivoluzionato molti settori, tra cui la fotografia. Uno strumento particolarmente interessante che sta guadagnando sempre più popolarità è ChatGPT, un modello di linguaggio sviluppato da OpenAI che può essere utilizzato per una vasta gamma di scopi, compresi quelli relativi alla fotografia. In questo articolo, esploreremo come ChatGPT può essere impiegato nel mondo della fotografia e quali opportunità di lavoro potrebbe aprire.

1. Generazione di Idee Creative:

ChatGPT può essere un prezioso alleato per i fotografi che cercano ispirazione per nuovi progetti fotografici. Chiedendo al modello di linguaggio di suggerire concetti, temi o approcci artistici, i fotografi possono ottenere una varietà di idee fresche e stimolanti. Ad esempio, se un fotografo sta pianificando una sessione fotografica all’aperto e vuole creare un’atmosfera particolare, potrebbe chiedere a ChatGPT di suggerire parole chiave come “natura selvaggia”, “avventura”, “libertà” e “esplorazione”, ottenendo così spunti creativi per la sua sessione fotografica.

2. Analisi delle Immagini:

ChatGPT può essere utilizzato anche per analizzare e descrivere immagini fotografiche in modo accurato e dettagliato. Attraverso una breve descrizione o una domanda specifica, il modello può fornire un’interpretazione approfondita delle immagini, identificando soggetti, emozioni, colori predominanti, composizione e altri elementi tecnici. Ad esempio, un fotografo potrebbe caricare un’immagine e chiedere a ChatGPT di descriverla, ottenendo una valutazione oggettiva e dettagliata dell’immagine stessa.

3. Consigli Tecnici:

ChatGPT può essere un utile consulente tecnico per i fotografi, fornendo consigli mirati per migliorare la qualità tecnica delle loro foto. Chiedendo al modello domande specifiche sulla composizione, la messa a fuoco, l’esposizione o altri aspetti tecnici della fotografia, i fotografi possono ottenere consigli pratici e utili per affinare le proprie abilità. Ad esempio, un fotografo alle prime armi potrebbe chiedere a ChatGPT come migliorare la messa a fuoco delle sue immagini, ricevendo suggerimenti chiari e dettagliati su come regolare le impostazioni della fotocamera o modificare l’angolazione di ripresa per ottenere risultati migliori.

4. Ricerca e Analisi di Tendenze:

Utilizzando ChatGPT per esplorare forum, blog e social media, i fotografi possono ottenere informazioni preziose su tendenze, stili emergenti e pratiche migliori nel mondo della fotografia. Chiedendo al modello di linguaggio di analizzare le conversazioni online e identificare i trend più rilevanti nel settore fotografico, i fotografi possono rimanere aggiornati sulle ultime novità e adattare la propria pratica di conseguenza. Ad esempio, un fotografo potrebbe chiedere a ChatGPT di individuare le tendenze più popolari nel mondo della fotografia di moda, ottenendo così informazioni utili su nuove tecniche di ripresa, stili di editing e modelli di fotocamere preferiti dagli esperti del settore.

Le competenze nell’utilizzo di ChatGPT e altre tecnologie simili potrebbero essere sfruttate per lo sviluppo di una vasta gamma di strumenti e applicazioni software specificamente progettati per il settore della fotografia. Certo questo richiede un impegno maggiore e maggiori conoscenze, che io non ho ma questi strumenti potrebbero addirittura includere:

Assistenti Virtuali per Fotografi: I fotografi potrebbero sviluppare assistenti virtuali basati su intelligenza artificiale, alimentati da modelli come ChatGPT, per fornire supporto e consulenza durante il processo creativo e tecnico della fotografia. Questi assistenti virtuali potrebbero essere in grado di rispondere a domande, offrire suggerimenti e fornire feedback personalizzato basato sullo stile e le preferenze del fotografo.

Software di Analisi delle Immagini: Utilizzando le capacità di analisi delle immagini di ChatGPT, i fotografi potrebbero sviluppare software specializzati per l’analisi e la valutazione automatica delle immagini fotografiche. Questi software potrebbero essere utilizzati per identificare automaticamente i soggetti, valutare la qualità tecnica delle immagini e suggerire miglioramenti o modifiche da apportare.

Applicazioni per l’Editing Fotografico: Le competenze nell’utilizzo di ChatGPT potrebbero essere sfruttate per lo sviluppo di applicazioni avanzate di editing fotografico, in grado di suggerire automaticamente modifiche e miglioramenti alle immagini. Queste applicazioni potrebbero utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare le immagini e suggerire correzioni o miglioramenti alla composizione, alla messa a fuoco, all’esposizione e altro ancora.

Piattaforme di Condivisione e Collaborazione: I fotografi potrebbero sviluppare piattaforme online basate su intelligenza artificiale per la condivisione, la collaborazione e la distribuzione delle proprie immagini fotografiche. Queste piattaforme potrebbero utilizzare ChatGPT per facilitare la comunicazione e lo scambio di feedback tra fotografi, clienti e altri professionisti del settore.

In conclusione, l’utilizzo di ChatGPT offre una serie di vantaggi significativi per i fotografi, permettendo loro di generare idee creative, analizzare e migliorare le proprie immagini, ottenere consigli tecnici e rimanere aggiornati sulle tendenze del settore. Integrare questa potente tecnologia nella pratica fotografica può aiutare i fotografi a raggiungere nuovi livelli di creatività e successo professionale.

Fotografe, è ora di partecipare al Premio Musa!

Ciao! 🚀🌟  Le iscrizioni per il Premio Musa 2024 sono aperte! Tutti i premi ti faranno crescere come autrice! 🌸📷 Non vediamo l’ora di vedere il tuo lavoro.
📸🎨I premi destinati alle vincitrici sono studiati per favorire la crescita autoriale e offrire opportunità concrete di miglioramento. 
Grazie ai contatti con curatori, editori e grandi festival, si possono aprire nuove strade per ognuna di voi!
Il premio si concentra sulla fotografia italiana femminile, accogliendo partecipanti che operano in qualsiasi settore e genere fotografico, senza limitazioni sul progetto da presentare. Ogni partecipante può presentare fino a un massimo di tre progetti.
📆 Non perdere questa occasione unica! partecipa e diffondi il PREMIO MUSA PER FOTOGRAFE 🌟

Se vuoi partecipare alla presentazione del Premio Musa online il 9 Ottobre 2024 ore 20,30, richiedi il link per la serata! info@musafotografia.it 
🌟📸 La sesta edizione del Premio Nazionale Musa per fotografe è qui! 
🎉✨ Un grazie speciale a tutti voi per il supporto e la partecipazione. Celebriamo insieme il talento e la passione per la fotografia. ✨📷 Diffondete la notizia e partecipate al Premio Musa!

 A presto, Il team di Musa Fotografia
📸 P.S. Seguici sui nostri social per rimanere sempre aggiornato sulle novità

Daniel Mordzinski, il fotografo degli scrittori.

Conosciuto come “il fotografo degli scrittori”, Daniel Mordzinski lavora da 38 anni al suo ambizioso “atlante umano” della letteratura iberoamericana. Il fotografo argentino, che vive tra Parigi e Madrid, ha realizzato ritratti delle figure più importanti della letteratura latino-americana. Autore di numerosi libri, le opere di Mordzinski sono continuamente esposte nei più importanti musei dell’America Latina e sono incluse nelle migliori collezioni di fotografia contemporanea. È un importante fotografo di festival letterari.

La poetessa uruguaya Ida Vitale, en 2008. © DANIEL MORDZINSKI

Daniel Mordinski lavora ritraendo scrittori da più di tre decenni e annovera tra le sue opere numerose pubblicazioni di fotografia sulla letteratura, in particolare su testi in lingua spagnola.

Objetivo Mordzinski è un progetto in corso per costruire una geografia intangibile, ma chiaramente visibile ai lettori e agli spettatori di tutto il mondo, che è la letteratura in lingua spagnola, e rivendicare non solo la loro importanza ma anche lo spagnolo stesso come lingua, industria e identità di marca a livello mondiale.

Borges immortalato da Mordzinski © DANIEL MORDZINSKI

Non basta dire che Mordzinski ha “fotografato gli autori latinoamericani”, perché quelle immagini, che ha strappato durante il tempo, sono in realtà un’interpretazione profonda e rispettosa delle loro personalità. Stranamente, questi ritratti arricchiscono la nostra comprensione dei libri che scrivono, perché risvegliano in noi lettori un atteggiamento di simpatia verso questi scrittori.

Fotografie di © DANIEL MORDZINSKI

  1. Adolfo Bioy Casares – scrittore
  2. Lo scrittore portoghese Jose Saramago
  3. Mario Vargas Llosa – scrittore peruviano

Egli rende un servizio a coloro che fotografa con i suoi sforzi per catturare la più profonda verità su di loro, cercando di scomparire dietro la macchina fotografica. Per questo i ritratti di Daniel Mordzinski risultano essere estremamente autentici.

Purtroppo una brutta notizia sul suo lavoro vedi qui

L’articolo ha solo scopo didattico e culturale, le fotografie sono dell’autrice e non possono essere usate per fini commerciali.

Tutti i premi fotografici in scadenza ad Agosto

Buongiorno a tutti! Come state al caldo, non dimenticate di partecipare ai prossimi premi!

Buona giornata

Annalisa

INTERNATIONAL CALL FOR SUBMISSIONS, ALTERNATIVE PROCESSES

Il SE Center è alla ricerca di tutte le forme di processi alternativi e antichi, dall’albumina allo ziatipo, sono benvenuti fotografi di tutti i livelli di abilità e di tutte le località. Le immagini digitali sono accettabili se convertite in negativi ed elaborate con una tecnica storica; è accettabile anche la riproduzione digitale di opere con tecniche alternative, sia per un’ulteriore elaborazione che per la presentazione.

Deadline: 4 August 2024

Website: http://www.sec4p.com

NATURE AND HUMANS PHOTOGRAPHY COMPETITION 2024

Nature & Humans è un concorso fotografico che celebra ed esplora l’intricata relazione tra esseri umani e natura. Questo concorso è una meravigliosa opportunità per i fotografi di mostrare il loro talento, la loro creatività e il loro rispetto per il mondo naturale.

l concorso ha quattordici categorie, ciascuna progettata per riflettere vari aspetti di questa relazione. Alcune di queste categorie cercano specificamente immagini che evidenziano l’importanza della conservazione e l’urgente necessità di proteggere la biodiversità del nostro pianeta. Altre categorie cercano immagini scattate in Spagna che celebrano la bellezza unica e la fragilità delle specie animali del paese.

Il concorso è regolato da un rigido codice etico, che sottolinea il rispetto per la natura e l’osservanza di pratiche etiche nell’ambiente naturale. La giuria è composta da alcuni dei migliori professionisti della fotografia e della natura provenienti da tutto il mondo.

Deadline: 4 August 2024

Website: https://natureandhumans.com/

6TH EDITION ‘REMEMBRANCE CAUGHT ON CAMERA’

Partecipa a un concorso fotografico per celebrare l’80° anniversario della rivolta di Varsavia. Unisciti alle commemorazioni dell’anniversario e cattura l’unicità di questi momenti da tutto il mondo con la tua macchina fotografica o smartphone. La tua età o esperienza fotografica non contano. Ciò che conta è come vedi e vivi l’anniversario della rivolta. Cerimonie ufficiali, concerti, azioni sociali: il soggetto del tuo lavoro può essere qualsiasi cosa che abbia a che fare con la commemorazione della rivolta di Varsavia.

Puoi vincere in due categorie:

• Foto singola (ogni persona può inviare fino a 6 fotografie);

• Reportage fotografico (ogni persona può inviare fino a 2 serie di fotografie, comprese fino a 6 fotografie ciascuna).

Deadline: 7 August 2024

Website: http://www.1944.pl/en/article/remembrance-caught-on-camera-6th-edition,5521.html

CENTER FORWARD 2024

Partecipa a Questa mostra annuale a tema aperto con giuria mette in risalto il meglio della fotografia contemporanea.

CHI SIAMO | Fondato nel 2004 a Fort Collins, Colorado, il Center for Fine Art Photography è un’organizzazione artistica senza scopo di lucro 501(C)(3). Supportiamo artisti della fotografia attraverso mostre, promozioni, recensioni di portfolio, pubblicazioni, formazione e contatti con una vasta comunità di altri artisti, curatori, galleristi e professionisti della fotografia.

Deadline: 18 August 2024

Website: https://c4fap.org/call-for-entry

HEAD ON PHOTO AWARDS 2024

Le mostre dei finalisti degli Head On Photo Awards e la presentazione dei semifinalisti saranno aperte al pubblico durante l’Head On Photo Festival 2024 presso le principali sedi del Festival in luoghi iconici di Sydney. Queste sedi sono il cuore del Festival, dove si svolgono conferenze, tour ed escursioni scolastiche.

Gli Head On Photo Awards rappresentano una selezione globale dei migliori lavori di fotografi emergenti e affermati in tre categorie: Ritratto, Paesaggio ed Esposizione (nuovo).

Deadline: 18 August 2024

Website: http://https://headon.org.au/awards

15TH CARMIGNAC PHOTOJOURNALISM AWARD | SOUTHEAST ASIA

il Carmignac Photojournalism Award ogni anno finanzia la produzione di un reportage fotografico investigativo sulle violazioni dei diritti umani e sulle questioni geostrategiche nel mondo. La 15a edizione del Carmignac Photojournalism Award è dedicata al Sud-est asiatico e alle violazioni dei diritti umani e ambientali causate dalla pesca illegale e dalla pesca eccessiva.

Dalla metà del XX secolo, la pesca costiera artigianale ha lasciato il posto alla pesca industriale su larga scala in acque profonde, che interessa tutti i mari del mondo. Per soddisfare la domanda esponenziale e affrontare la concorrenza, molti attori del settore non esitano più a ricorrere a pratiche di pesca illegale e pesca eccessiva con conseguenze devastanti.

La 15a edizione del Premio Carmignac sostiene la produzione di un reportage fotografico investigativo di 9 mesi che documenti queste violazioni e le conseguenze della pesca intensiva nel Sud-est asiatico.

Deadline: 19 August 2024

Website: https://www.fondationcarmignac.com/en/Overfishing-in-Southeast-Asia-an-ecological-and-human-drama-carmignac-award/

ARCHITECTURE PHOTOGRAPHY MASTERPRIZE 2024

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L’Architecture Photography MasterPrize (APMP) premia la fotografia architettonica che cattura l’essenza degli ambienti costruiti a livello globale. Con una giuria eterogenea, APMP celebra immagini straordinarie che mostrano esterni, interni e dettagli architettonici, onorando il talento eccezionale e la creatività visiva in tutto il mondo.

Deadline: 31 August 2024

Website: https://architectureprize.com/photography-award/

CINQUE TERRE PHOTO AWARD 2024

L’Area Marina Protetta del Parco Nazionale delle Cinque Terre con il supporto organizzativo di Spazi Fotografici APS e Doc Creativity Soc. Coop., lancia la prima edizione del concorso “Cinque Terre Photo Award”, che si propone di valorizzare e promuovere interpretazioni fotografiche contemporanee del territorio del Parco Nazionale e dell’Area Marina Protetta, evidenziando l’armonioso equilibrio tra ambiente e attività umana.

Categoria 1 | Genius Loci: può essere presentata una sola serie composta da un minimo di 5 e un massimo di 10 immagini.

La domanda per la categoria 1-Genius Loci deve essere accompagnata da un testo di massimo mille caratteri (da inserire nel modulo di domanda online – vedi art. 7)

Categoria 2 | Naturalia: è possibile inviare un massimo di 5 immagini singole.

È possibile candidarsi per entrambe le categorie inviando fotografie diverse (ogni immagine può essere presentata in una sola categoria).

Deadline: 31 August 2024

Website: https://www.parconazionale5terre.it/page.php?id=476

PREMIO MUSA PER FOTOGRAFE ITALIANE

Se vuoi partecipare alla presentazione del Premio Musa online il 9 Ottobre 2024 ore 20,30, richiedi il link per la serata! info@musafotografia.it

Il Premio Nazionale Musa per fotografe è giunto dopo una crescita davvero considerevole in termine di popolarità e successo, alla sua sesta edizione nel 2024. Vi ringraziamo per la partecipazione!

Il premio Musa, è dedicato alla produzione di portfolio fotografici ed è rivolto a tutte le fotografə, senza nessuna distinzione tra amatrici e professioniste. Il lavoro che presenterete verrà sottoposto a giudizio insindacabile della giuria composta da esperte nel mondo della fotografia italiana..
L’ambito del premio è rivolto alla fotografia italiana femminile e possono partecipare fotografə che si esprimono in ogni settore fotografico, ogni genere, senza limitazioni relative al progetto scelto per essere presentato. Si possono presentare fino ad un massimo di tre progetti per partecipante.

REGOLAMENTO

Il tema è libero ma deve essere considerata la categoria di appartenenza del progetto:

1) Reportage, Street photography, Natura, Viaggio, Eventi, Architettura

2) Progetto personale, Fotografia concettuale, Ricerca..

3) Ritratto, Moda, Fotografia di spettacolo.

Data di scadenza: 25 Ottobre 2024

Data di comunicazione vincitrici entro il 10 Novembre 2024
PER INFORMAZIONI: https://www.musafotografia.it/premio.html

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori

Musa fotografia

Mostre di fotografia da non perdere ad agosto

Ciao,

vi segnaliamo anche questo mese diverse mostre molto interessanti!

Non perdetele!

Anna

Bar Stories on Camera

Switzerland. 1930s. Galleria Campari

Dal 25 luglio al 6 ottobre 2024CAMERA accoglie negli spazi della Project Room la terza tappa della mostra Bar Stories on Camera, realizzata in collaborazione con Galleria Campari e Magnum Photos: un racconto per immagini, dagli anni Trenta all’inizio degli anni Duemila, del mondo del bar e di quella cultura della convivialità di cui Campari è portavoce dal 1860.

Il percorso espositivo è organizzato in tre sezioni tematiche – Sharing MomentsBar Campari e The Icons – che presentano 50 scatti di grandi maestri della fotografia, da Robert Capa, Elliott Erwitt, Martin Parr a Ferdinando Scianna, provenienti dall’Archivio Storico Galleria Campari e dall’agenzia Magnum Photos.

Che sia per guardare la partita in tv, per gustare un caffè o per incontrare amici, amanti o colleghi, in Italia e in tutto il mondo le persone si ritrovano al bar riscoprendo una nuova socialità. Sono luoghi di condivisione, collettivi, che costruiscono nuove abitudini e sono capaci di raccontare meglio di molti altri contesti l’evoluzione della società contemporanea, dei suoi riti, dei suoi miti, di cui Bar Stories on Camera offre un importante spaccato.

Bar Stories on Camera. Galleria Campari / Magnum Photos si presenta negli spazi di CAMERA con un progetto espositivo rinnovato rispetto alle iterazioni precedenti che hanno visto la mostra debuttare a ottobre 2023 in Galleria Campari a Sesto San Giovanni. A giugno 2024 Galleria Campari ha portato il progetto espositivo nella Davide Campari Lounge di Art Basel a Basilea in una rivisitazione con la curatela di Martin Parr.

25 luglio – 6 ottobre 2024 – Camera Centro per la Fotografia – Project Room – Torino

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CHINA. DALLA RIVOLUZIONE CULTURALE ALLA SUPERPOTENZA GLOBALE

Martin Parr, American Dream Park, Shanghai, China, 1997
© Martin Parr / Magnum Photos | Martin Parr, American Dream Park, Shanghai, China, 1997

Un gigante economico in costante evoluzione, destinato ad essere sempre più centrale negli equilibri geopolitici mondiali: la Cina è oggi la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti e con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è lo Stato più popoloso al mondo nonché il quarto per estensione territoriale. Alla Cina di ieri e di oggi, alle sue trasformazioni sociali ed economiche ed alle sue tante contraddizioni, è dedicata la mostra China. Dalla rivoluzione culturale alla superpotenza globale, progetto fotografico inedito curato dal fotografo di fama internazionale Martin Parr, promosso da Forte di Bard e Agenzia Magnum Photos, allestito nelle sale delle Cantine dal 5 luglio al 17 novembre 2024. 

Dalla creazione dell’agenzia Magnum Photos nel 1947 fino ad oggi, i numerosi membri e affiliati hanno viaggiato e immortalato la Cina nei suoi diversi territori. All’interno del numeroso e diversificato panorama dei fotoreportage realizzati, spiccano proprio quelli di Marc Riboud e Martin Parr a cui la mostra è dedicata. Entrambi hanno viaggiato più volte in Cina, ponendo l’attenzione sulle trasformazioni sociali ed economiche del Paese a seguito dei grandi cambiamenti politici che l’hanno attraversata. 

Marc Riboud (1923-2016) compie il suo primo viaggio nel 1956 quando la Cina sta cambiando volto sotto la guida di Mao Zedong. La Repubblica popolare cinese, infatti, emerge sulle ceneri del conflitto tra comunisti e nazionalisti perpetratosi per vent’anni, trovandosi così a gestire una società profondamente divisa e ferita. Riboud sottolinea come i cinesi non siano intimiditi dall’obiettivo fotografico e grazie a questo riesce a immortalare un aspetto della Cina poco conosciuto in Occidente: quello della vita quotidiana. In mostra sarà esposta la sua prima fotografia della Cina: una donna sul treno diretto a Canton. Nei suoi numerosi viaggi in Cina, il cui ultimo data 2010, Riboud visita gran parte del Paese, scattando meravigliose immagini della vita di tutti i giorni del popolo cinese, dal mondo del lavoro a quello del tempo libero. 

Martin Parr, con la stessa efficacia rappresentativa, testimonia la Cina più moderna a partire dal suo primo viaggio avvenuto nel 1985. È lui stesso ad affermare che è profondamente affascinato dal “consumismo” e per questo i soggetti principali da lui affrontati sono il lusso e la modernità, senza dimenticare il tempo libero. Spiagge, auto di lusso, ostentazione emergono con forza e testimoniano un paese profondamente cambiato nella seconda metà del XX secolo. In mostra sono esposti 12 scatti del suo primo reportage cinese, in cui Parr testimonia la vita di alcuni settori economici, come le industrie tessili o di gioielli, così come il mondo del tempo libero, tra esercizi di Tai Chi e pause pranzo al Mc Donald. Attraverso i suoi scatti testimonia inoltre il passaggio dall’economia comunista al nuovo sviluppo economico moderno, arrivando ad affermare che “la Cina di oggi assomiglia molto a Chicago” (1997). 

All’interno della mostra, che presenta in tutto oltre 70 fotografie, sono esposte anche una linea del tempo e una mappa storica dei viaggi compiuti dai due fotografi che permettono al visitatore di comprendere più a fondo il contesto storico e sociale all’interno del quale sono state scattate le fotografie.

Dal 05 Luglio 2024 al 17 Novembre 2024 – Forte di Bard – Aosta

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FOTOGRAFIA CALABRIA FESTIVAL 2024

Sofia Uslenghi, My Grandma and I
Sofia Uslenghi, My Grandma and I

Ai nastri di partenza la III edizione di Fotografia Calabria Festival, il primo Festival diffuso dedicato alla fotografia contemporanea in Calabria, ideato e promosso dall’Associazione Culturale “Pensiero Paesaggio”. Dal 26 luglio al 25 agosto il comune di San Lucido (CS), uno tra i più suggestivi centri del basso Tirreno calabrese, si prepara ad accogliere tra le proprie strade e i vicoli del centro storico, in location uniche e speciali, i numerosi progetti – alcuni inediti, altri in anteprima italiana – dei fotografi internazionali ospiti del Festival, oltre ad eventi, talk e workshop dedicati al mondo della fotografia.
 
IL TEMA: FOTOGRAFIA DI FAMIGLIE
 
Fotografia di famiglie è il tema e il titolo di Fotografia Calabria Festival 2024. Una scelta non casuale in cui singolare e plurale non hanno solo un senso grammaticale, ma anche sociale. La fotografia scelta come il linguaggio attraverso cui osservare il tema della famiglia e delle sue rappresentazioni, un linguaggio che in ogni parte del mondo viene utilizzato all’interno dei nuclei familiari proprio per fissare dei momenti, per custodire piccole e grandi storie. Un medium che ci permette di riappropriarci di istantanee che spesso restano cristallizzate nei database dei nostri devices o negli album lasciati in qualche mobile di casa, che riaccendono la nostra memoria.
  
Fotografia di famiglie indaga questo universo fatto di emozioni e di memorie, non solo digitali, trattando i temi della malattia, delle relazioni tra parenti – anche con l’intelligenza artificiale, inevitabile specchio del nostro tempo – e le storie di tutte quelle famiglie che si discostano dai modelli tradizionali e che esistono al di là dei legami di sangue.  
 
I PROGETTI E I FOTOGRAFI IN MOSTRA
 
Sono nove i fotografi e le fotografe, provenienti dall’Italia e dal resto del mondo, che presenteranno i propri progetti al Festival. A partire da Sofia Uslenghi, nata a Reggio Calabria e considerata uno dei nomi più interessanti nel panorama contemporaneo italiano, presenta My Grandmother and I, progetto che, in linea con i temi della sua produzione, documenta il rapporto con le sue radici, in questo caso con la figura della nonna materna: sovrapponendo i suoi autoritratti con le fotografie delle nonna il progetto presenta una grande carica emotiva ed affettiva. Tim Smith, fotografo documentarista che risiede nel Manitoba, in Canada, porta al Festival In The World But Not Of It, un lavoro di ricerca e documentazione in corso da oltre quindici anni sulla comunità degli Hutteriti del Nord America, gruppo anabattista la cui cultura si preserva tramite uno spontaneo isolamento dalla società e un’economia basata sull’autosufficienza. Dal Canada proviene anche la fotografa Catherine Panebianco che in No Memory Is Ever Alone sceglie di utilizzare le diapositive Kodak scattate da suo padre negli anni ’50 e ’60, mantenendole fisicamente nel proprio panorama odierno, restituendoci una storia d’amore sulla propria famiglia, una mappatura lunga una vita intera fatta di matrimoni, viaggi in strada, bambini, vacanze, notti di gioco. Filippo Venturi, fotografo documentarista e artista visivo, è tra i nomi italiani più riconosciuti nel campo delle sperimentazioni visive con l’Intelligenza Artificiale, a Fotografia Calabria Festival porta in mostra He Looks Like You, che vede protagonisti suo padre Giorgio e suo figlio Ulisse mentre giocano e condividono momenti ed esperienze: si tratta però di falsi ricordi, visto che il padre è morto cinque anni prima della nascita del figlio. Una serie di momenti che non sono mai esistiti, in luoghi che non saranno mai raggiungibili, un tentativo di trovare consolazione e di superare le frontiere dell’esistenza attraverso l’arte e la tecnologia, generando immagini che fondono illusione, sogno e ricordo. 
 
Altra fotografa calabrese, proveniente nello specifico da Catanzaro, è Noemi Comi, protagonista con Album di Famiglia, progetto che è stato realizzato su commissione di Fotografia Calabria Festival 2024 in partnership con Lomography Italia. Il progetto ha visto protagoniste, su tutto il territorio nazionale, famiglie composte da coppie omosessuali, monogenitoriali, con figli nati con la tecnica della fecondazione in vitro o adottati, ma anche famiglie senza figli: tra le famiglie compaiono Luca Trapanese con la figlia Alba, Fabian Albertini, fotografa e artista di fama internazionale e tante altre, Album di Famiglia propone una riflessione necessaria alla luce dei diritti civili ottenuti negli ultimi anni in tema di matrimonio, adozione e maternità che vanno a portare una profonda modificazione del tessuto sociale del nostro Paese. Hyun-min Ryu, nato a Daegu in Corea del Sud, dove vive e lavora, presenta Kim Sae-hyun, progetto – le cui foto sono state anche scelte per il visual della nuova edizione del Festival – in cui l’artista ha voluto catturare la crescita di suo nipote e in cui le caratteristiche del ritratto tradizionale sono mescolate con un’operazione concettuale “autoreferenziale”, interessato alla somiglianza e alla distorsione tra il soggetto della fotografia e il risultato finale della stessa. La fotografa australiana Carole Mills Noronha con The place he goessceglie invece di documentare il percorso del padre attraverso l’Alzheimer e la demenza, un modo per generare dei ricordi più duraturi della sua vita e del suo lento svanire nel corso del tempo. Pierluigi Ciambra, fotografo nato in Sicilia e con base a Cosenza, presenta al Festival le foto del suo libro edito da 89Books, Lullaby and last goodbye, un progetto iniziato nel 2013 in cui descrive attraverso la fotografia il processo di crescita delle sue figlie, le dinamiche familiari, lo sviluppo delle identità e le loro diverse personalità, un lavoro già pubblicato in varie riviste ed esposto in diverse gallerie in Italia e in Europa.  La fotografa austriaca Franzi Kreis, con il supporto del Forum Austriaco di Cultura, porta al Festival Generation Beta – The Great Opera, in cui sedici persone di Roma e di Vienna raccontano le storie delle proprie famiglie attraverso tutti gli alti e bassi della vita: le donne illustrano la vita delle proprie madri, gli uomini quella dei propri padri.

Dal 26 Luglio 2024 al 25 Agosto 2024 – SAN LUCIDO | COSENZA – Sedi Varie

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MARIO CRESCI. HOMO LUDENS

Mario Cresci. Homo ludens, Lecce
Mario Cresci. Homo ludens, Lecce

linea, spazio di studio, ricerca e promozione dell’arte contemporanea e della fotografia d’autore, inaugura venerdì 26 luglio 2024 “Mario Cresci. Homo ludens”, personale di Cresci tra i più importanti e ricercati fotografi dello scenario nazionale. Un percorso espositivo che trova spazio nei bastioni del Castello Carlo V di Lecce, luogo d’interesse storico, contenitore culturale d’eccellenza della città. La mostra, a cura di Flavia Parisi Alice Caracciolo, si inserisce nell’ambito del progetto Strategia Fotografia 2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
 
Cresci si confronta così con l’homo ludens in grado di creare una relazione possibile con il tutto attraverso il gioco e il mito. Per farlo, esplora la produzione ceramica del territorio leccese, realizzando oltre 30 opere fotografiche destinate, in ultimo, al Museo della Ceramica di Cutrofiano. L’homo ludens, indagato da Johan Huizinga nel suo celebre saggio del 1938, crea il suo territorio da esplorare e allo stesso tempo esplora la propria creazione. Si tratta di una dimensione di libertà e non di casualità che, nel rapporto con la materia, si pone al confine tra improvvisazione e determinazione. Il gioco, categoria primaria e autonoma dell’attività umana, elemento pre-culturale in grado di mettere in relazione le persone, di rappresentare, di generare un sistema e di alimentare la creatività, diventa per Cresci uno strumento metodologico per avvicinarsi al lavoro dei ceramisti di Cutrofiano, come Pinu Rizzu, che in una giornata di lavoro arrivava a realizzare a mano fino ad un centinaio di fischietti di ceramica.
 
Cresci, iniziatore negli anni Settanta di un approccio analitico alla fotografia come chiave di accesso alla profondità della cultura immaginativa legata alla produzione artigianale del mezzogiorno, si interessa dunque alle ceramiche cutrofianesi e a oggetti di matrice ludica divenuti identitari, e va oltre.  La ceramica, in passato considerata l’alfabetismo, il leggere dei popoli, diventa emblema della dicotomia tra unicità del gesto creativo e riproducibilità, caratteristiche, queste, della fotografia e della grafica.
 
L’animismo degli oggetti emerso dalla precedente produzione fotografica di Cresci assume una dimensione quasi ironica, per avventurarsi in una rappresentazione del “come se” che ha luogo in un cerchio magico con regole molto specifiche ma anche molto arbitrarie.
L’homo faber è quello che ha il controllo sulla materia. L’homo ludens sembra meno interessato al controllo sulla materia, quanto piuttosto alla possibilità di definire una propria dimensione, una propria sfera di azione dove tutto è possibile, ripetibile e sempre diverso.
  Homo ludens nasce come progetto di committenza proposto da linea, con il titolo Spazio Materia Azione, nell’ambito del Bando Strategia Fotografia 2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto prevede una proposta espositiva articolata su due sedi, con l’intento di valorizzare le diverse opportunità di approfondimento offerte dalle realtà culturali del territorio leccese.
Una parte della nuova produzione di Mario Cresci è esposta presso il Bastione S. Trinità del Castello Carlo V di Lecce, con una mostra che comprende fotografie a colori, documenti d’archivio dalla storica serie Misurazioni, del 1979, ed una selezione di fischietti e documenti dal Museo della Ceramica di Cutrofiano. linea al contempopresenta un focus della nuova produzione dedicato al rapporto tra fotografia e grafica, accompagnato da disegni e documenti che raccontano il processo creativo dell’artista.  

Dal 26 Luglio 2024 al 15 Settembre 2024 – Castello Carlo V – Lecce

BURTYNSKY: EXTRACTION / ABSTRACTION

Burtynsky: Extraction / Abstraction, M9 - Museo del ’900, Venezia Mestre
Burtynsky: Extraction / Abstraction, M9 – Museo del ’900, Venezia Mestre

Un’esplorazione delle “incursioni industriali su larga scala nel pianeta” e dell’impatto dell’azione umana sugli ecosistemi terrestri: è stata presentata oggi alla stampa BURTYNSKY: Extraction / Abstraction, la mostra sul grande artista canadese Edward Burtynsky che sarà esposta in M9 – Museo del ’900 da domani venerdì 21 giugno a domenica 12 gennaio 2025. 

Curata da Marc Mayer, già direttore della National Gallery of Canada e del Musée d’Art Contemporain di Montreal, con progetto allestitivo di Alvisi Kirimoto, è la più ampia esposizione mai realizzata sugli oltre quarant’anni di carriera del fotografo e, dopo il fortunato debutto alla Saatchi Gallery di Londra, arriva per la prima volta in Italia.
Dopo l’exploit di Banksy. Painting Walls, M9 suggerisce un nuovo sguardo sui grandi temi e sulle urgenti sfide del presente attraverso il linguaggio dell’arte e, per la seconda mostra temporanea dell’anno, l’attenzione viene ora posta sul paesaggio e il cambiamento climatico, nelle interazioni tra uomo e ambiente.

BURTYNSKY: Extraction / Abstraction
, infatti, indaga le conseguenze ambientali del sistema industriale: un tema che rappresenta il codice distintivo del fotografo, acclamato in Italia grazie al progetto Anthropocene del 2019, che ha poi viaggiato in tutto il mondo, riscuotendo sempre critiche entusiastiche. In questa nuova esposizione, grazie alla profonda comprensione storica dei processi industriali novecenteschi, dei contesti geografici e culturali selezionati nelle sue campagne, Burtynsky invita gli spettatori a guardare oltre quei luoghi fotografati, oltre la nostra esperienza e le nostre aspettative, per capire davvero l’impatto dell’uomo sul futuro degli habitat terrestri. 

Le grandi fotografie di Burtynsky si presentano a un primo sguardo come affascinanti e indecifrabili campiture di colori e di forme astratte, che lasciano gli osservatori sospesi di fronte a oggetti naturali o antropici spesso non immediatamente intellegibili, ma capaci di attirarli dentro l’opera.

BURTYNSKY: Extraction / Abstraction
 si compone di sei sezioni tematiche che illustrano tutti i principali campi di azione del fotografo canadese, con oltre 80 fotografie di grande formato, 10 enormi murales ad altissima definizione e alcuni dei principali strumenti fotografici che hanno reso celebre Burtynsky, inclusi quei droni che gli hanno permesso di allargare ulteriormente l’obiettivo delle sue fotocamere. A queste si aggiungono ulteriori elementi, integrati negli spazi di M9, frutto di un dialogo concettuale tra la mostra e la narrazione del Museo sulle trasformazioni sociali, economiche e politiche del Novecento. 
Nel corridoio del secondo piano infatti saranno esposte nove fotografie della campagna fotografica commissionata a Burtynsky dalla Fondazione Sylva nel 2022 per testimoniare gli effetti della Xylella sugli olivi pugliesi: un disastro ambientaleche ci permette di cogliere e misurare concretamente gli effetti del cambiamento climatico anche sul nostro Paese. 
Infine, nella nuova sala M9 Orizzonti, verrà proiettato, in modalità immersiva e per la prima volta in Italia, il pluripremiato cortometraggio In the Wake of Progress [Sulla scia del progresso](2022), coprodotto da Burtynsky assieme al celebre produttore musicale Bob Ezrin e con le musiche originali del compianto Phil Strong. 

Dal 21 Giugno 2024 al 12 Gennaio 2025 – M9 – Museo del ’900 – Mestre (VE)

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ARMIN LINKE. LA TERRA VISTA DALLA LUNA

Armin Lin ke, PLANTA, Lleida, Spain 2018. Stampa fotografica su alluminio con cornice in legno, cm. 50x60
Armin Linke, PLANTA, Lleida, Spain 2018. Stampa fotografica su alluminio con cornice in legno, cm. 50×60

Vistamare è lieta di presentare La terra vista dalla luna, una mostra personale di Armin Linke.

Le opere di Linke ci pongono davanti ad una visione effettuata da una prospettiva diversa da quella che normalmente siamo abituati ad utilizzare, una prospettiva capovolta, come suggerisce il titolo della mostra, omonimo dell’onirico mediometraggio girato da Pier Paolo Pasolini nel 1967.

Linke porta avanti da tempo una ricerca sulle attività dell’uomo e su come la scienza e la tecnologia, ma anche l’economia e la politica, abbiano prodotto le trasformazioni in corso del pianeta. Le immagini raccolte nei suoi viaggi in giro per il mondo costituiscono una sorta di atlante di queste metamorfosi: sono interessato a come il processo di archiviazione metta alla prova le immagini, obbligandoti a pensare se la singola fotografia possa sopravvivere alla motivazione che spinge a scattarla in un determinato istante e se, conservata nel tempo, sappia aggiungere ulteriori livelli di lettura ai quali non avevi pensato al momento della ripresa.

Nello spazio della galleria di Milano, dove espone per la prima volta, l’artista ha costruito un percorso con opere realizzate in un lungo arco temporale, dal 1981 al 2023, selezionando dal suo vasto archivio in divenire immagini inedite e immagini presentate in altre occasioni espositive.

La produzione di nuovi significati è affidata anche alla pratica installativa, distintiva dell’artista, che instaura relazioni inattese ricombinando immagini generate in contesti spesso lontani nel tempo e nello spazio, attivando una serie di dialoghi, di rimandi e di prossimità. Così trovano ragione di stare una accanto all’altra fotografie scattate in momenti e luoghi diversi che innescano continuamente narrazioni su più livelli e costruiscono un racconto tra paesaggi naturali e artificiali, al confine tra finzione e realtà.

Dal 19 Giugno 2024 al 14 Settembre 2024 – Vistamare Milano

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DINO IGNANI

© Dino Ignani
© Dino Ignani

Con il progetto “Dark portraits” by Dino Ignani, presentato al PAC – PIANO PER L’ARTE CONTEMPORANEA 2022 – 2023 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, la Sovrintendenza Capitolina ha ottenuto il finanziamento per l’acquisizione e produzione di opere d’arte contemporanea destinate al patrimonio pubblico italiano.

Il risultato si potrà ammirare al Museo di Roma in Trastevere, dove il nucleo acquisito con le 200 fotografie circa di Ignaniracconteranno al pubblico le peculiarità della sua ricerca fotografica, concentrata prevalentemente sulla cultura degli anni Ottanta, sulla moda e sul look dell’epoca. Lo sguardo del fotografo ha prodotto un ciclo di ritratti dedicato ai giovani che a Roma animavano i club della cosiddetta scena dark che Ignani ha documentato puntando sul classico ritratto posato in bianco e nero.

Dal 17 Luglio 2024 al 20 Ottobre 2024 – Museo di Roma in Trastevere

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Io non scendo – Donne che salgono sugli alberi e guardano lontano


 Al Magazzino delle Idee una mostra fotografica, che riunisce oltre duecentocinquanta foto anonime, dal 1870 al 1970, che ritraggono donne in cima agli alberi. Insieme alle immagini, quindici storie che intrecciano fotografia, letteratura e cinema per raccontare la forza liberatoria dell’ascesa. Tra le protagoniste Louisa May Alcott, Simone de Beauvoir, Pippi Calzelunghe, Angela Carter, e le triestine Bianca di Beaco e Tiziana Weiss e l’udinese Riccarda de Eccher

L’esposizione

Nella sua autobiografia “Io non sono un’alpinista” la scalatrice triestina Bianca di Beaco racconta di come sua madre, contadina, l’avesse spinta “non tanto verso conquiste materiali, ma verso una conquista di me stessa”. E in cima alle montagne, così come da bambina in cima agli alberi, Bianca aveva scoperto “la dimensione in cui i sogni si realizzano”. La sportiva triestina è soltanto una delle tante novelle Eva che, per affermare la necessità di essere se stesse, allontanandosi dallo stereotipo che le vuole radici per il nutrimento altrui, hanno scelto di arrampicarsi sugli alberi, di farsi loro stesse frutto, di essere sovversive come ogni creatura che sale verso il cielo per negare la gravità terrestre e osservare il mondo da una nuova prospettiva. E, una volta in cima, dichiarare: “Io non scendo”.

Curata da Laura Leonelli, giornalista e scrittrice, collaboratrice del supplemento culturale de Il Sole 24 Ore (e di Arte e AD) e appassionata collezionista di fotografie anonime, l’esposizione nasce dal suo omonimo libro, pubblicato da Postcart edizioni, e raccoglie, in un allestimento che richiama l’idea di bosco,  oltre duecento fotografie anonime, corredate da quindici storie, di donne che, dal 1870 al 1970, hanno scelto di farsi ritrarre in cima agli alberi.

“Le donne salgono sugli alberi quando disubbidiscono. E ogni donna che disubbidisce è figlia della prima, più celebrata e dannata delle disubbidienti: Eva. Ascoltando la voce delle nuove Eva, dal dodicesimo secolo a oggi, questo libro riporta gli slanci, le delusioni, le battaglie, le ascese di alcune di loro, mistiche, scrittrici, filosofe, fotografe, ecologiste, imprenditrici, alpiniste, che hanno disubbidito e sono salite sull’albero della consapevolezza e della propria realizzazione. Laura Leonelli

Dal 18 maggio al 25 agosto 2024 – Magazzino delle idee – Trieste

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THE SUMMER SHOW 2024

Fotografie di Bill Armstrong, Maria Vittoria Backhaus, Carolle Bénitah, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Tina Cosmai, FLORE, Irene Kung,Rebecca Norris Webb, Giancarlo Pradelli, Alex Webb

Alessia Paladini Gallery è lieta di presentare The Summer Show 2024, l’ultimo appuntamento in galleria prima della pausa estiva.

In mostra una selezione di 20 opere di 11 grandi artisti rappresentati dalla galleria, che, attraverso le più diverse tecniche ed interpretazioni del medium fotografico, compongono un percorso vario e intenso, all’insegna della bellezza e del suo intrinseco potere salvifico. 

“La bellezza salverà il mondo”, così scriveva Fëdor Dostoevskij, il celebre scrittore e filosofo russo, per bocca del principe Myškin ne L’idiota. Con questa celebre citazione in mente, The Summer Show vuole essere un gioioso saluto all’estate, un invito a concedersi un momento di pausa dai ritmi logoranti della vita contemporanea, dalle sue brutture, dalle sue inquietudini.

Bill Armstrong con i suoi ipnotici, coloratissimi Mandala; Maria Vittoria Backhaus e il suo sguardo ironico e irriverente sul mondo della moda; le foto trovate di Carolle Bénitah, impreziosite dall’intervento con foglia d’oro, che raccontano momenti di spensieratezza di altri tempi; i paesaggi italiani nell’inconfondibile bianco e nero di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi; i delicati paesaggi marini di Tina Cosmai; la maestosità della natura ritratta da Irene Kung, l’Italia sognata e sognante nelle opere di FLORE

E ancora il paesaggio rurale americano di Rebecca Norris Webb; l’immortale, resiliente bellezza dei ruderi fotografati da Giancarlo Pradelli; la disarmante allegria di chi ha poco o niente negli scatti di Alex Webb.

20 giugno – 13 settembre 2024 – ALESSIA PALADINI GALLERY – Milano

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FULVIO ROITER UMBRIA, UNA STORIA D’AMORE

L’esposizione presenta 27 fotografie tratte dal reportage realizzato nel 1954 da Fulvio Roiter sugli itinerari percorsi da san Francesco.

L’iniziativa inaugura Camera Oscura. La Galleria Nazionale dell’Umbria per la fotografia, un progetto a cura di Marina Bon Valsassina e Costanza Neve, allestito lungo il percorso espositivo permanente della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Dal 29 maggio al 13 ottobre 2024, la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, nello spazio dedicato alla fotografia, allestito all’interno del percorso espositivo del museo perugino, ospita la mostra Umbria, una storia d’amore. Fulvio Roiter.

La rassegna, curata da Alessandra Mauro, che inaugura il progetto Camera Oscura. La Galleria Nazionale dell’Umbria per la fotografia, a cura di Marina Bon Valsassina e Costanza Neve, presenta 27 immagini tratte dalla campagna fotografica che Fulvio Roiter realizzò nel 1955 su incarico della casa editrice svizzera Guilde du Livre, per illustrare i Fioretti di San Francesco.

Con i suoi scatti, Roiter intraprende un viaggio lungo gli itinerari francescani attraverso l’Umbria rurale e appenninica più remota, tramandando il ricordo di un mondo cristallizzato per secoli, che nel giro di pochi decenni subirà le trasformazioni dovute a una modernità pervasiva che ne ha modificato molti caratteri e reso flebile la memoria.
L’obiettivo di Roiter coglie vicoli in cui si incontrano volti di bambini sorpresi a giocare con le ceste di vimini o intenti a portare dai campi il peso di una sacca piena di frutta e verdura, paesaggi innevati solcati dal passo lento dei muli o dal segno commovente di piccole croci sbilenche in ferro battuto, borghi deserti perché di giorno tutti gli abitanti sono impegnati a coltivare la terra e accudire gli animali.
Le immagini restituiscono l’atmosfera di una vita lenta, in cui le architetture si innestano perfettamente con il paesaggio e le persone sembrano convivere in armonia con la natura.

La mostra è arricchita da un video che propone tutte le immagini del reportage, pubblicate nel volume Ombrie. Terre de Saint François (1955) e una biografia ragionata dell’artista.

Dal 29 maggio al 13 ottobre 2024 – Galleria Nazionale dell’Umbria – Perugia

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Gianni Berengo Gardin Cose mai viste

Gianni Berengo Gardin (1930), forse il più noto fotografo italiano, nel corso della sua lunga e felice carriera ha realizzato 263 libri. L’ultimo risale al 2023 quando, coadiuvato da sua figlia Susanna, ha rivisto tutto il suo archivio selezionando 114 immagini, soltanto cinque delle quali pubblicate in precedenza. Nasce così Cose mai viste. Fotografie inedite, pubblicato dalla casa editrice Contrasto e presentate in mostra per la prima volt al Ma.Co.F di Brescia lo scorso anno.
Per le Sale d’Arte di Alessandria Giovanna Calvenzi e Susanna Berengo Gardin propongono una selezione diversa, compatta: una sessantina di “cose mai viste” ma con un’attenzione prevalente
dedicata agli uomini e alle donne che Berengo Gardin ha incontrato nel corso del suo lavoro. Immagini non stampate, non pubblicate e che tuttavia testimoniano come di consueto la sua straordinaria maestria. Il viaggio nel suo archivio inizia nel 1954 e termina nel 2023. Attraversa molte città
italiane, raggiunge Parigi, la Francia, la Croazia, l’Ungheria, la Spagna, la Norvegia, si ferma a Mosca, in Cina, in Giappone, a Londra e a New York. Berengo ama dichiarare che “Non conta ‘come’ si fotografa ma quello che si fotografa”, una dichiarazione di intenti che sottolinea l’umiltà con la quale parla del suo lavoro e che implicitamente afferma di voler essere solo un testimone e non un autore.
Ma indipendentemente da quello che Berengo desidera, le sue fotografie sono ben più della estimonianza di quanto ha visto: testimoniano anche la sua capacità di raccontare persone ed eventi con rispetto ed empatia, l’involontaria volontà di partecipare a quanto accade davanti al suo obiettivo e una saggezza nella scelta dei momenti e della composizione che hanno fatto di lui (anche contro la sua volontà) un vero maestro. Nel 1970, per il suo libro L’occhio come mestiere, l’amico fotografo Cesare Colombo gli consigliava di avere “due occhi come mestiere, uno da strizzare al cliente, mentre sarà l’altro quello più vigile e aperto”. La storia lo ha smentito: Berengo e questa mostra di inediti dimostrano che gli occhi di Berengo “vigili e aperti” sono tutti e due.
Chiude la mostra una sezione inedita di fotografie di Berengo Gardin realizzate nel 1994 in occasione della rievocazione storica della Battaglia di Marengo a Villa Delavo. Gli scatti fotografici del maestro
compongono il catalogo “Gianni Berengo Gardin – Marengo, 1994” che contiene anche testi dell’esperto di storia napoleonica Giulio Massobrio. Il catalogo sarà presentato nel corso dell’inaugurazione.

6 giugno – 15 settembre 2024 – Alessandria, Sale d’Arte

OSSI DI SEPPIA. UGO MULAS, EUGENIO MONTALE

Ugo Mulas, <em>Monterosso</em>, 1962 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli
Ugo Mulas, Monterosso, 1962 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

“[..] sballottati come un osso di seppia dalle ondate, svanire a poco a poco, diventare un albero rugoso o una pietra levigata dal mare, nei colori fondersi dei tramonti, sparir.” 
Ossi di seppia, Eugenio Montale

Dal 18 luglio 2024 al 16 febbraio 2025 il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas, ospita, presso l’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE), la mostra Ossi di Seppia.Ugo Mulas, Eugenio Montale, un intenso e suggestivo dialogo tra due linguaggi artistici, la fotografia e la poesia, e tra due grandi maestri della cultura italiana, Ugo Mulas e Eugenio Montale, che verte sulla stessa materia: l’impressione e il concetto del paesaggio ligure.

A cura di Guido Risicato e Archivio Ugo Mulas, la mostra, allestita in diversi ambienti dell’Abbazia, presenta venticinque fotografie in bianco e nero scattate da Ugo Mulas nel 1962 a Monterosso, nelle Cinque Terre, luogo dove Eugenio Montale ha trascorso la sua infanzia e che ha ispirato il poeta nella composizione della raccolta Ossi di Seppia.

Le foto esprimono, in maniera concettuale, il paesaggio descritto dal poeta in quel che egli stesso definiva il periodo del “proto-Montale”, ovvero il 1925 quando egli pubblicò una delle sue prime raccolte, Ossi di seppia appunto, dove la sua lingua, aspra e pietrosa, già mostrava il lato oscuro della condizione umana. Affascinato da sempre da quei versi, Ugo Mulas decide di illustrare per una rivista la Raccolta e si reca a Monterosso con l’intento di rendere su lastra quel sentimento, insieme di assoluto e di profonda solitudine, rappresentato dal mare, dal sole e dalle rocce. “Più che queste foto di documento che possono anche essere interessanti, quello che conta rendere, è il clima generale del luogo, cioè trovare quegli elementi generici, non specifici, che continuamente ritornano, come un leit-motiv in tutto il libro” scrive Ugo Mulas in merito al suo reportage. Il risultato è un’opera fotografica caratterizzata dalla scelta d’insoliti punti di vista e da un intenso lirismo completamente aderente all’opera del poeta, dove la parola trova una perfetta corrispondenza con l’immagine. Per Stefano Verdino, docente di letteratura italiana all’Università di Genova, “le qualità sia dell’inquadratura sia della luce di questi scatti hanno un che di perentorio, che calza mirabilmente non in termini illustrativi ma di sintonia espressiva con il verso sempre nitido e tagliente di questo primo Montale”.
Dopo la mostra, nel 2023, delle fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate al borgo di San Fruttuoso, il FAI accoglie una seconda iniziativa intitolata alla fotografia d’autore, mettendo in mostra gli scatti di un altro grande Maestro, anch’essi dedicati a questo tratto del paesaggio ligure. L’intenzione della Fondazione è offrire l’occasione di conoscere questo speciale lavoro di Ugo Mulas, che si articola nel suggestivo dialogo con le poesie di Eugenio Montale, ma anche diinvitare il pubblico, attraverso queste visioni artistiche, a osservare con attenzione il paesaggio, a scoprirlo e conoscerlo in profondità e nei dettagli, per scoprirne il valore e il significato, la storia e lo spirito, che vanno oltre la bellezza da cartolina per cui è rinomato nel mondo. Anche in ciò il FAI persegue la sua missione, educando alla conoscenza dei luoghi come primo e fondamentale passo per promuovere, presso i cittadini di oggi e di domani, una cultura della tutela e del rispetto del patrimonio.

IL FAI ringrazia la Famiglia Montale e la Casa Editrice Mondadori S.p.A. Milano per avere concesso a titolo gratuito il permesso di riprodurre, nell’allestimento della mostra e nei materiali divulgativi, alcune liriche tratte da “Ossi di Seppia” di Eugenio Montale.
Il FAI ringrazia i Trasporti Marittimi Golfo Paradiso.

Dal 18 Luglio 2024 al 16 Febbraio 2025 – Abbazia di San Fruttuoso – Camogli (GE)

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VUOTI DI MEMORIA. SICILIA ’43: LE IMMAGINI DI OGGI. FOTOGRAFIE DI MASSIMO SIRAGUSA E OPERA SONORA DI MICHELE SPADARO

Massimo Siragusa, Spiaggia di Marianello, Gela (Caltanissetta)
© Massimo Siragusa | Massimo Siragusa, Spiaggia di Marianello, Gela (Caltanissetta)

Dal 10 luglio apre a Catania, nelle sale del Phil Stern Pavilion–Museo storico dello Sbarco in Sicilia 1943, Le Ciminiere, la mostra Vuoti di memoria Sicilia ’43: le immagini di oggi con fotografie di Massimo Siragusa e un’opera di sound art di Michele Spadaroa cura di Ezio Costanzo, prodotta da Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS in collaborazione con Città Metropolitana di CataniaMuseo storico dello Sbarco in Sicilia 1943 – Le Ciminiere Catania, Phil Stern Pavilion, main sponsor Four Points by Sheraton Catania.
 
Oltre 30 fotografie in mostra di Massimo Siragusa (Catania, 1958) danno forma e significato alla memoria di ciò che è rimasto, ed è ancora visibile, dello sbarco alleato in Sicilia del 1943 che cambiò la seconda guerra mondiale. A parlare nel lavoro inedito di Siragusa sono i segni sui muri degli edifici, i luoghi delle battaglie, i bunker che traspirano angoscia e apprensione, gli oggetti che hanno accompagnato le notti insonni della gente dell’isola. E poi i suoni, del vento e del suo scorrere sui ruderi, i respiri affannosi che ancora pervadono gli spazi della guerra, le onde del mare portatrici di libertà. Spazi contemporanei del nostro Mediterraneo, osservato al di fuori dal tempo.
Massimo Siragusa si è trasformato in archeologo e ha scavato alla ricerca di questi segni, tra centinaia di segni presenti nelle campagne siciliane che ci riagganciano allo sbarco alleato del 10 luglio 1943. Casematte, bunker, trincee, spiagge, i luoghi delle battaglie più aspre. Al fotografo è stato affidato il compito di creare un rapporto empatico col territorio, che ci offra il punto di osservazione più incisivo per misurarci con le tracce della memoria dei luoghi. 
Luoghi intesi come la sintesi delle tracce che li compongono, coaguli di emozioni e di spunti di riflessione da percepire anche nella dimensione dell’ascolto e dell’attesa, stimolati dall’opera sonora concepita per l’esposizione dal sound artist Michele Spadaro (Catania, 1994). Questo suo ultimo lavoro, dal titolo Reflection in Time, esplora le conseguenze acustiche della riverberazione all’interno di un particolare luogo, i bunker della seconda guerra mondiale situati lungo la costa sud-orientale della Sicilia. 
Il risultato è ottenuto utilizzando un approccio noto come misurazione della risposta a gli impulsi, che consente lo sviluppo di una mappa delle prestazioni acustiche di un luogo, che può poi essere utilizzata a livello statistico o, come nel caso di questa ricerca, per ricreare digitalmente l’effetto del suono in una determinata posizione nello spazio. Queste misurazioni vengono quindi impiegate per generare due scenari sonori differenti e in antitesi, che avvengono nello stesso luogo: quello originale, che mira a raffigurare l’acustica drammatica dovuta all’utilizzo primario dello spazio; e quello contemporaneo, che esprime un’esperienza acustica che persiste in condizioni opposte.  
 
«La storia, che guarda in faccia la realtà, e la memoria, che rappresenta il passato per estrapolazione, sono l’essenza di questo viaggio fotografico che Massimo Siragusa ci restituisce percorrendo i sentieri della guerra in Sicilia. Luoghi intrisi d’inquietudine ma anche di straordinaria bellezza paesaggistica e visiva, pervasi da suoni che giungono a noi da lontano e che Michele Spadaro, con la sua opera sonora, restituisce all’oggi attraverso una mappatura aurale, esplorazione sensoriale dei tempi passati ricca di curiosità ma ancor più d’inquietudine del tempo presente», dichiara Ezio Costanzo, curatore della mostra e storico. 
«La mostra è un’interpretazione attuale, un segno dell’oggi che rimanda a un’estate che ha cambiato la storia, un’impronta – che nessun’onda potrà mai cancellare – impressa 80 anni fa da un giovane fotoreporter americano Phil Stern e ricalcata con rispetto e libertà oggi dal fotografo Massimo Siragusa. Ed è in questo spirito – che anima le scelte di Fondazione Oelle Mediterraneo Antico – che il controverso rapporto tra i luoghi di oggi e le loro memorie sonore, trova la sintesi nell’opera del sound artist Michele Spadaro: nel rispetto per i luoghi che contengono ancora oggi segni cruenti di un passato sempre troppo vicino e possibile; nella libertà di ridisegnare spazi secondo una visione contemporanea e lucida grazie a quella luce oltre il male che l’essere umano, oggi più che mai, anela», afferma Ornella Laneri Presidente di Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS.

Dal 10 Luglio 2024 al 21 Febbraio 2025 – Museo storico dello Sbarco in Sicilia 1943 – Catania

Dai forma ai tuoi pensieri fotografici!

Per farti pensare un pochino: 

“Una buona fotografia non ha pretese.”
– Walker evans

– Walker evans (fotografo documentario statunitense –  I suoi soggetti erano spesso i volti della gente, così come le case e i paesaggi in cui abitavano.)

Ciao! 

Se siete qui, è perché avete una passione per la fotografia e un desiderio di approfondire le vostre conoscenze e abilità in questo affascinante mondo visivo. I nostri corsi sono progettati per guidarvi attraverso un viaggio stimolante, offrendovi una formazione completa e approfondita.

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A presto, Il team di Musa Fotografia

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