Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.
Alla domanda:
-Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?
-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?
Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.
Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!
Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.
Nato a Roma, vive nella sua città natale. Inizia a fotografare a 25 anni, come assistente di studio e cerimonia, per poi avvicinarsi alla fotografia di reportage sociale ed etnologico. Consegue il primo attestato in Reportage presso la Graffiti di Roma. Nel 2012 vince il secondo premio della borsa di studio intitolata a Rolando Fava e, sempre nello stesso anno, la Scuola Romana di Fotografia gli assegna, dopo aver presentato il progetto “Fronte del Porto“, una borsa di studio per un Master di Reportage. Nel 2013 è finalista del Leica Award e vincitore del Concorso National Geographic nella categoria Ritratti. Nel 2014 partecipa alla realizzazione della campagna fotografica “Chiedilo a Loro” per la CEI. Sempre nel 2014 è vincitore del Moscow International Foto Awards’14 nella categoria Book : Documentry. Nel 2015 pubblica il suo primo libro Gioele Quaderno del tempo libero,che viene presentato in anteprima al Photlux Festival. Il progetto The Right Place è tra i vincitori del concorso Oltre le Mura ed esposto al Macro di Roma.
Nel 2016 è tra i vincitori della Slideluck Napoli con il progetto ‘Gioele Quaderno del tempo libero’.
Finalista al premio Streamers 2017 con il progetto Work in progress Without Us, esposto a Officine Fotografiche.
Ha pubblicato su Lens Culture, Phom Magazine, The Post Internazionale, Private International Review Of Photography e Gup Magazine. E’ contributor di Echo Agency.
Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.
Alla domanda:
-Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?
-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?
Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.
Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!
Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.
Federico Montaldo
Avvocato e fotografo.
Come avvocato si occupa di diritto civile e commerciale (montaldo@studiomontaldo.eu)
Come fotografo predilige temi legati al reportage a sfondo sociale, a cui unisce attività di curatore di mostre e progetti legati alla fotografia e alla promozione della cultura fotografica.
Ha pubblicato:
Nuraxi Figus, Ultima miniera (Emuse, 2018)
Manuale di sopravvivenza per fotografi (Emuse, 2019)
E’ membro dell’Associazione culturale 36°fotogramma.
Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.
Alla domanda
Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?
Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?
Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.
Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!
Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.
Fotografo, poeta, scrittore e docente di comunicazione visiva. Si occupa di didattica dello sguardo e di creazione visiva, dopo studi letterari e di storia dell’arte.
Ha curato mostre per Pavia Fotografia, per la Triennale di Milano e ha diretto la Galleria Gonda di Milano (sezione Fotografia). Insegna tecniche della comunicazione fotografica collaborando, con seminari e conferenze, con Università, Accademie e Licei. E’ Direttore Artistico di Oltrefoto – Laboratorio Permanente di Fotografia.
Dal 2016 collabora con Mother India School, assieme a Shobha Battaglia.
Privilegia l’esplorazione dei luoghi, l’elemento narrativo delle immagini e il ruolo della musica nella creazione visiva.
Tiene laboratori sul cambiamento dei paradigmi visivi, sui sensi e la memoria in fotografia.
Dal 2012 scrive sul suo blog: La Valigia di Van Gogh
Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani.
Alla domanda
Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?
Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?
Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.
Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!
Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.
Danilo Garcia Di Meo (nato a Roma, 1989) si occupa di fotografia sociale-documentaria.
Dopo il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti, si dedica full time alla professione da fotografo freelance.
Attualmente lavora con l’agenzia fotogiornalistica AGF, associazioni e cooperative, soprattutto in ambito sociale.
Collabora con l’associazione di fotogiornalismo Witness Journal. Nel 2019 è selezionato da Sky Arte per Master of Photography .
Tra i lavori corporate sono presenti clienti come Formula E, Calzedonia group, Corona, Starbucks, Ikea e Sephora.
I suoi progetti gli hanno permesso di ricevere diversi premi internazionali come il Gran Premio all’ “Andrei Stenin International Press Photo Contest”, “Tokyo International Fotography Awards”, “Moscow International Fotography Awards”, “Documentary Family Awards”, “VOHH – Voice of Human and Hope” e ha esposto in diversi festival nel mondo come a Mosca, Berlino, Dresda, Budapest, Glasgow, Città del Capo, Atene, Chittagong, Città del Messico, Istanbul, Shanghai, Ljubljana, Krasnodar (Photovista), Indian Photography Festival, Roma.
Il suo lavoro è stato pubblicato su testate internazionali e nazionali inclusi: Elle, National Geographic.it, l’Espresso, la Repubblica, Corriere della Sera, Ria.ru, Uncertain States, Russia Beyond Headlines.
Augusto De Luca, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer italiano.
Studi classici, laureato in giurisprudenza. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici. Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. Ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).
De Luca ha realizzato anche immagini pubblicitarie, copertine di dischi e libri fotografici. Nel 1987 ha realizzato la scenografia per il programma televisivo ‘Samarcanda‘ del giornalista Michele Santoro. Ha insegnato fotografia per dieci anni presso il Circolo Montecitorio della Camera dei deputati. L’azienda di telecomunicazioni Telecom Italia gli ha dato l’incarico di illustrare con fotografie della città di Napoli tre schede telefoniche pubbliche, con una tiratura di sette milioni di esemplari, e quattro schede con fotografie di Parigi, Dublino, Berlino e Bruxelles, con una tiratura di dodici milioni di esemplari
CITAZIONI:
Ho sempre avuto dentro di me il germe dell’uomo madre;
la creatività mi ha sempre accompagnato… Ho cercato sempre di esprimermi
con uno stile ben preciso ma attraverso tutti i materiali e i formati.
Desidero scoprire come la mia creatività si manifesta nelle diverse
circostanze.
La geometria mi serve come grammatica del linguaggio
espressivo nell’immagine. Lo scheletro strutturale, la composizione e il
taglio geometrico servono a dare una chiave di lettura all’immagine.
La grande fotografia è realizzata al momento giusto, ma
ha bisogno anche di un taglio giusto che valorizza quell’attimo… La
fotografia deve vivere di contenuto e di forma, quella che vive solo
dell’uno o dell’altro non rimane… Io ho molte anime, che vengono fuori a
mesi o anni alterni. Sono fotografo, performer, avvocato, collezionista,
musicista. Tutto questo fa parte di me, io non elimino niente,
semplicemente permetto alle mie diverse anime di alternarsi… Se
fotografi per gli altri, non verrà mai fuori la tua essenza, finirai per
fare cose che hanno fatto tutti, solo perché sai che piacciono… Attraverso
le mie foto vengono fuori le mie idee, le mie passioni, i miei mostri, chi
sono e cosa penso.
La luce evidenzia ma, con l’ombra, elimina dando
all’immagine valori di profondità, di terza estensione e possibilità
sottrattive… Credo che l’impegno e la tecnica si possono raggiungere con
la volontà e lo studio mentre l’inventiva e la passione costituiscono
qualcosa in più in quanto elementi innati e inesorabilmente speciali
Mi sento navigatore, o meglio, esploratore dell’immenso
universo dell’arte. L’artista è uno scopritore, cerca le chiavi per aprire
la porta delle emozioni e delle sensazioni. L’ arte è il luogo dove
razionalità, fantasia, verità e finzione si sposano creando una miscela esplosiva.
Ogni mia foto è filtrata dall’EMOZIONE, dal rapporto
che si crea tra me ed il luogo da ritrarre. Quando vedo qualcosa che mi
attrae, comincio a girarci intorno per trovare la MIA inquadratura. È un
lavoro su di me e sulla città al tempo stesso.
Come si potrebe non includere Luigi Ghirri nell’elenco dei Maestri della Fotografia? Molti lo conosceranno già, ma è un autore che vale la pena sempre tenere ben presente.
Io lo apprezzo tantissimo, per me il più grande fotografo italiano.Ho visto diverse sue mostre e divorato i suoi libri.
Credo che sia il fotografo che abbia maggiormente influenzato tutta una generazione di fotografi dei giorni nostri.
Peccato che anche lui ci abbia lasciato molto presto.
Anna
sisgnorini 003
“Fotografare, per me, è come osservare il mondo in uno stato adolescenziale, rinnova quotidianamente lo stupore; è una pratica che ribalta il motto dell’Ecclesiaste: niente di nuovo sotto il sole. La fotografia sembra ricordarci che ‘non c’è niente di antico sotto il sole'”. Luigi Ghirri
Nasce a Scandiano (Reggio Emilia) il 5 gennaio 1943.
Inizia a fotografare nel 1970 lavorando principalmente per artisti concettuali; in questo anno dà il via varie a ricerche personali che verranno successivamente pubblicate con i titoli diversi. Del 1972-1974 è il lavoro “Colazione sull’erba”; nel 1973 realizza “Atlante” e tiene la prima mostra personale a Modena. Lavora inoltre come grafico e nel 1975 è scelto come “Discovery” dell’anno da “Time-Life”; nello stesso anno è pubblicato un portfolio di otto pagine in “Time-Life Photography Year”.
Nel 1977 fonda insieme a Paola Borgonzoni e Giovanni Chiaramonte la casa editrice Punto e Virgola, per i tipi della quale pubblica, in Italia e in Francia, Kodachrome (1978) frutto di una ricerca intrapresa all’inizio del decennio.
Nel 1979 il CSAC dell’Università di Parma gli dedica una grande mostra monografica.
Nel 1982 è invitato all’esposizione “Fotographie 1922-1982” alla Photokina di Colonia. L’anno seguente la rivista “Lotus International” gli affida l’incarico di fotografare il cimitero di Modena di Aldo Rossi. Inizia ora un intenso lavoro finalizzato all’analisi dell’architettura e del paesaggio italiano realizzando volumi su Capri (1983), con Mimmo Jodice, l’Emilia Romagna (1985-1986), Aldo Rossi (1987) ; collabora inoltre stabilmente con la rivista “Lotus International”. Svolge anche un’importante opera di organizzazione di progetti espositivi, tra cui “Iconicittà”(1980) al PAC di Ferrara, “Penisola”(1983) al Forum Stadtpark di Graz, “Viaggio in Italia” (1984), mostra itinerante, e “Descrittiva” (1984) per il Comune di Rimini.
Nel 1985 pubblica un volume sulle opere di Paolo Portoghesi e porta a termine un lavoro sulla Città Universitaria di Piacentini, l’anno successivo intraprende il progetto di lettura del paesaggio padano “Esplorazioni lungo la via Emilia”.
Nel 1988 viene pubblicato il volume “Il Palazzo dell’Arte“, di A.C. Quintavalle, corredato da una sua ricerca fotografica sui principali musei italiani e stranieri.
La sua lunga e profonda riflessione sul tema del paesaggio culmina sul finire degli anni Ottanta con la pubblicazione dei volumi Paesaggio italiano e Il profilo delle nuvole, entrambi del 1989.
Nel 1991 conclude un lavoro su Giorgio Morandi, che lo aveva impegnato per due anni.
Muore a Roncocesi (Reggio Emilia) il 14 febbraio 1992.
Mimmo Jodice è uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana. Vive a Napoli dove è nato nel 1934. Fotografo di avanguardia si dagli anni sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente alla affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale.
Nel 1980 pubblica VEDUTE DI NAPOLI che segna una svolta nel suo linguaggio e contribuisce a fornire una nuova visione del paesaggio urbano e dell’architettura. Nel 1981 partecipa alla mostra EXPRESSION OF HUMAN CONDITION, curata da Van Deren Coke, al San Francisco Museum of Art con Diana Arbus, Larry Clark, William Klein, Lisette Model. Nel 1985 inizia una lunga ed approfondita ricerca sul mito del Mediterraneo. Il risultato è un libro MEDITERRANEO, pubblicato da Aperture, New York, e una mostra al Philadelphia Museum of Art, a Philadelphia.
Sue mostre personali sono state presentate nei seguenti Musei: New York, Memorial Federal Hall,1985; Pechino, Archivi Imperiali, 1994; Philadelphia Museum of Art, 1995; Kunstmuseum Dusseldorf, 1996; Maison Européenne de la Photographie, 1998, Paris; Palazzo Ducale di Mantova, 1998; Museo di Capodimonte, Napoli 1998; The Cleveland Museum of Art, Cleveland 1999; Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma 2000; Castello di Rivoli, Torino 2000; Galleria d’Arte Moderna, Torino 2000; MassArt, Boston 2001; Wakayama, Museum of Modern Art, Japan 2004, The Museum of Photography, Moscow 2004; MASP – Museu de Arte de Sao Paulo 2004; MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto 2004; Istituto Italiano di Cultura, Tokyo 2006, Galleria d’Arte Moderna, Bologna 2006; Galleria d’Arte Moderna, Bologna 2006; Spazio Forma, Milano 2007, Museo di Capodimonte, Napoli 2008, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2010, M E P Maison Européenne de la Photographie, Parigi 2010.
Nel 2003 l’Accademia dei Lincei gli ha conferito il prestigioso premio ‘Antonio Feltrinelli’ per la prima volta dato alla Fotografia. Sempre nel 2003 il suo nome è stato inserito nell’Enciclopedia Treccani. Nel 2006 l’Università degli Studi Federico II di Napoli gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Architettura.
Intervista dal sito del National Geographic, presa perché mi sembra interessante.
Come si è accostato alla fotografia? Da autodidatta. Ho sempre avuto una grande disponibilità verso l’espressione artistica, inizialmente con il disegno e la scultura. Poi mi è stato regalato un piccolo ingranditore per la stampa in bianco e nero. Avrò avuto poco più di vent’anni, e lo usavo per sperimentare, anche senza negativo, con frammenti di tessuto, foglie secche… È stato allora che ho capito che la fotografia offriva una grande possibilità espressiva, e mi sono innamorato di questo mezzo.
Lei ha attraversato varie fasi creative, avvicinandosi anche alla fotografia documentaristica sulla sua Napoli, salvo poi tornare all’espressione puramente artistica.
Perché?
Inizialmente facevo pura sperimentazione, sia tecnica che linguistica. Poi, con l’avvento della rivoluzione creativa degli anni Sessanta, ho avvertito l’esigenza di documentare ciò che succedeva attorno a me, di occuparmi di problematiche sociali. Insegnavo all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove sono stato il primo docente di fotografia in Italia, ed ero quindi vicino al mondo degli studenti e al loro impegno. Ma quella fase è durata solo alcuni anni, poi sono tornato alle mie sperimentazioni artistiche.
Spesso le sue foto sono caratterizzate da una visione metafisica, onirica… Quanto c’è di autobiografico nel suo lavoro?
Molto. Le mie foto non nascono da occasioni, sono riflessioni sulla realtà. Guardo molto più dentro di me che fuori. Quando concepisco un progetto può capitare che vada in giro a cercare le immagini necessarie per realizzarlo, ma sempre all’interno di una visione personale, che mi appartiene e che è silenziosa e metafisica.
Lei è sempre stato fedele al bianco e nero analogico. Ha mai provato I nuovi mezzi digitali?
Ho cominciato col bianco e nero perché all’epoca si usava solo quello, ma poi è diventata una scelta espressiva. Stampo tuttora tutte le mie foto da solo, e se passassi al digitale dovrei rivedere la mia identità espressiva. La stessa cosa vale per il colore. La mia visione deve lasciare spazio per l’immaginazione, è meno descrittiva rispetto a quella della fotografia a colore.
Comunque il digitale è un passo avanti, una risorsa ulteriore per i fotografi: accelera i tempi e offre possibilità di intervento molto creative. Ma bisogna stare attenti nel manipolare: ci vuole grande capacità critica verso il proprio lavoro, altrimenti – come spesso accade – si rischia di combinare dei pasticci.
Cosa consiglia a un giovane che vuole accostarsi oggi alla fotografia?
Di non avere fretta. Non si possono raccogliere consensi in tempi brevi. Bisogna lavorare a lungo, sperimentare, maturare prima di mettersi in vetrina. Consiglio di studiare molto, di conoscere bene ciò che è stato già fatto, di confrontarsi con gli altri. Questo è fondamentale per tutti i linguaggi artistici. Occorre innanzitutto avere la capacità di comprendere, per poi lentamente progredire. Poi naturalmente bisogna imparare bene la tecnica fotografica (luce, composizione, equilibrio formale), e infine avere qualcosa da comunicare, cioè delle idee.
Ciao Sara
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