RUTH LAUER MANENTI, ricerca continua della più profonda spiritualità

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Della fotografa statunitense Ruth Lauer Manenti non abbiamo notizie precise riguardo alla data di nascita, sappiamo che Philadelphia è la città natale e che attualmente vive nei pressi dei Catskill Mountains nello stato di New York, con il marito e due gatti.  A proposito della sua abitazione, una specie di baita alla quale è particolarmente legata, l’artista racconta: “Vivo in una casa costruita nel 1940 ai piedi delle montagne Catskill… Quando abbiamo pensato di comprarla, anche l’agente immobiliare è rimasto sorpreso perché ha un bagno ed una sola camera da letto, non ha un garage, né un seminterrato o un vialetto lastricato; la casa ha piccole finestre su tutti e quattro i lati che di giorno lasciano entrare una luce delicata, per me rara e speciale…”. 

Fotografie di Ruth Lauer Manenti “Excerpts”

Figlia di una pittrice da cui ha ereditato una sensibilità particolare, Ruth ha conseguito nel 1994 un MFA presso la Yale School of Art in pittura e disegno; si è avvicinata alla fotografia dopo aver ricevuto in regalo una macchina fotografica di grande formato: grazie ad essa, da autodidatta e dopo varie fasi di sperimentazione, è riuscita a realizzare immagini poetiche e raffinate che le hanno valso numerosi premi e riconoscimenti.  La sua vita ha subito una decisa svolta dopo un grave incidente quando aveva 21 anni: dovendo fare i conti con un fisico debilitato, Ruth si è concentrata sugli aspetti più profondi e spirituali della sua personalità, realizzando foto rarefatte, in cui i soggetti rappresentati, siano essi nature morte, persone o paesaggi, diventano quasi impalpabili e immateriali nel loro bianconero tenue ed evanescente.

Una cifra stilistica intensamente poetica domina il lavoro “Excerpts” (Estratti) in cui Ruth focalizza l’attenzione sull’intimità della casa, fotografando la sua quotidianità scandita da ripetitivi rituali domestici: il vasto corpus di immagini in bianconero – poco contrastate, sgranate e oniriche – è stato concepito per onorare la madre, da poco deceduta, ma sempre presente al suo fianco. Sentendosi libera dal doversi focalizzare su soggetti usuali e graditi ai più, immortala aspetti della modesta casa e alcune delle sue azioni quotidiane più umili; “Amo spazzare e lavare i piatti, le palette e la semplice argenteria, quindi ho iniziato da lì”. (R.L.M.)

Dal lavoro intitolato “Excerpts” è scaturito un libro fotografico fatto a mano e autopubblicato, comprendente una selezione di 34 immagini dal titolo assai esplicativo “Imagined It Empty” (“Immaginate che sia vuoto”). Mentre lo creava, Ruth confessa di avere vissuto più volte la sensazione che tutte le persone della sua vita, ancora presenti o meno, vivessero in casa con lei.

“Since Seeing You” (“Da quando ti ho visto”) è un lavoro molto coraggioso realizzato da Ruth negli ultimi giorni di vita dell’amata madre. L’artista confessa che nell’arco della vita non era mai riuscita a fotografarla, ma negli ultimi istanti, superando il suo diniego, l’ha immortalata, abbandonata in completa serenità davanti al suo obiettivo.

Fotografie di Ruth Lauer Manenti “Since Seeing You”

“Da quando ho perso mia madre, ho scattato molte fotografie nella natura, confortata dalla sua vitalità, dalla decadenza e dalla bellezza selvaggia. Sento il suo spirito lì, tra gli alberi inclinati o sotto una pioggia leggera. A volte, i ricordi di lei svaniscono dolcemente e si confondono… Non mi sarei mai aspettata di essere ancora così in contatto con mia madre. Questo lavoro è una contemplazione della mancanza di coloro che amiamo e di come essi esistano ancora nelle nostre vite” (R.L.M.).

L’ultimo lavoro dal titolo “Shard” (“Frammento”) è nato durante il periodo in cui Ruth è afflitta da una forte depressione: tutto il giorno chiusa nella sua casa, unico rifugio sicuro al suo malessere, osserva attraverso le finestre i cambiamenti della luce nel trascorrere dei giorni e delle stagioni. Si trova a sostare a lungo davanti ad oggetti di vetro dagli splendidi riflessi oppure a ceramiche con vistosi spacchi, riflettendo sulla fragilità delle cose del mondo: le foto di queste nature morte invitano l’osservatore a riflettere sulle perdite e sul tentativo di essere vicini anche a ciò che è strappato, danneggiato, rotto.

Fotografie di Ruth Lauer Manenti “Shard”

Nella ricerca continua di alimentare la sua più profonda spiritualità, si interessa allo yoga e alla meditazione, recandosi spesso in India per apprendere i dettami fondamentali di questa disciplina, di cui è diventata una maestra in senso proprio: con l’affettuoso soprannome di ‘Lady Ruth’ insegna con successo alla famosa Jivamukti Yoga School di New York.

www.ruthlauermanenti.com

VINCITORI—LensCulture Art Photography Awards 2022

Ruth Lauer Manenti – Il Premio Hopper (hopperprize.org)

Ruth Lauer-Manenti: Remnants | Exhibition (all-about-photo.com)

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

C’era una corte… e forse c’è ancora di Ivano Cetta

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Ivano Cetta.

Fotografie di Ivano Cetta vietata la vendita o la riproduzione.

Cera una corte… e forse c’è ancora

C’era una volta…

È così che iniziano molte favole.

Mi piace, però, l’idea che ogni tanto possa essere diverso.

Vabbè, ricominciamo.

C’era una corte, intorno ad un pozzo

C’era la vita, con ogni mezzo

C’era chi dormiva, c’era chi lavorava

C’era chi sognava e c’era chi giocava

C’era una donna con i suoi bambini

C’era chi invece aiutava i vicini

C’era un mondo, lontano dal tempo

C’era la lentezza che non dava scampo

C’era chi attendeva la fine del giorno

C’era chi a casa faceva ritorno

C’era un uccello che non volava più via

C’era uno sguardo, pieno di poesia

C’era nell’aria un mondo di odori

C’era chi addosso aveva i colori

C’era chi seduto se ne stava in disparte

C’era chi ardeva per la musica e l’arte

C’era vita lungo il cammino

C’era chi di un sogno ha fatto giardino

C’era chi dava le spalle alla storia

C’era a chi non restava che la memoria

C’era una volta…e forse c’è ancora

Ci sono gli hutong, una fotografia che mai scolora

Per conoscere Ivano:

SITO – www.ivanocetta.com

INSTAGRAM

https://www.instagram.com/ivano.cetta.ph

https://www.instagram.com/ivano4u

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Sulla fotografia contemporanea

La medusa, generata con AI

Articolo di Giovanna Sparapani

La fotografia contemporanea, dinamica e sfaccettata, è caratterizzata da una serie di elementi che riflettono l’evoluzione tecnologica e i cambiamenti socioculturali del mondo attuale. Mentre le tecnologie digitali continuano a evolversi, i fotografi cercano modi innovativi per utilizzare questi strumenti, esplorando territori visivi che implicano connessioni con la poesia, la letteratura il cinema, e altre forme multimediali come le installazioni, le performances o il design grafico.

 Questa interdisciplinarità espande i confini della fotografia tradizionale attraverso pratiche che vengono definite ‘postfotografiche’ prevedendo l’appropriazione di immagini di altri autori, il mixaggio, il riciclo, il recupero degli archivi, “mettendo in crisi le tradizionali nozioni di originalità, proprietà, verità, memoria legate alle immagini”.

La Medusa dal mito all’IA

Joan Fontcuberta intitola il suo fondamentale saggio “ La furia delle Immagini – Note sulla  postfotografia” (ed. Einaudi, Torino 2018), indicandoci con chiarezza come questa analisi si rivolga a tematiche di stretta attualità : “ La postfotografia fa riferimento alla fotografia che fluisce nello spazio ibrido della socialità digitale e che è conseguenza della sovrabbondanza visuale…” (J.F., pag.3). Lo scrittore spagnolo sottolinea, come in una società ipertecnologica dominata dagli smartphone e dalla condivisione compulsiva delle immagini sui socialnetwork, il senso tradizionale della fotografia come portatrice di verità e memoria si stia ampiamente modificando. Dal suo osservatorio privilegiato di docente, curatore e fotografo, a partire dal 2010, ha rivolto il suo sguardo alla pratica dei ‘selfies’ oggi accessibile a tutti, che permette a chiunque di raccontarsi visivamente, alla ricerca di una forma di espressione personale e identitaria che spesso inclina ad un narcisismo esasperato. Con una visione apocalittica, il filosofo coreano Byung-Chul Han, critico acuto e severo della società contemporanea, introduce il concetto del ‘phono sapiens’ che sta gradualmente sostituendo ‘l’homo faber’ in un crescente desiderio di catturare informazioni che diventano fini a se stesse, allontanandoci sempre più dalla realtà delle cose concrete. ( B.C.H., “ Le non cose, come abbiamo smesso di vivere il reale” Einaudi, 2022).

Sul piano della fotografia, le immagini digitali facilmente condivise e distribuite in rete, raramente vengono stampate e la loro vita diventa effimera in mezzo a milioni di altri scatti, a differenza delle foto cartacee che possono essere conservate e tramandate. Nell’epoca della ‘postfotografia’, software come Photoshop e Lightroom, permettono una manipolazione molto più facile delle fotografie, per non parlare dell’ IA (Intelligenza Artificiale) che consente di creare immagini del tutto inventate, senza alcun rapporto diretto con la realtà. In questo contesto, la fotografia concettuale sta guadagnando spazio, con artisti che esplorano idee e concetti astratti, enfatizzando l’interpretazione soggettiva piuttosto che la rappresentazione diretta della realtà. A partire dagli anni ’90 del Novecento, ‘la staged photography’ che si basa su sapienti e articolate messe in scena da parte dei fotografi, evidenzia in modo chiaro il contrasto tra realtà e finzione.

Piattaforme come FB, Instagram, TikTok e Pinterest sono diventate vetrine fondamentali per fotografi amatori e professionisti: la condivisione immediata e il feedback in tempo reale influenzano la produzione e il consumo di immagini. Di pari passo con l’avanzare della tecnica digitale, in un cerchio abbastanza ristretto di appassionati, c’è un crescente interesse per le tecniche fotografiche tradizionali, come la pellicola analogica e i processi di stampa in camera oscura: questo ritorno alle origini è spesso visto come una forma di resistenza alla velocità e all’effimero dell’universo digitale.

 Le immagini sono state create con l’Intelligenza Artificiale Generativa  da Giovanna Sparapani, autrice dell’articolo: La Medusa dal mito antico all’Ai (1 e 2).

 Bibliografia:

Joan Fontcuberta “ La furia delle Immagini – Note sulla  postfotografia” (ed. Einaudi, Torino 2018).

Byung-Chul Han, “ Le non cose, come abbiamo smesso di vivere il reale” Einaudi, 2022.

Malerba di Marta Ugolini

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Marta Ugolini.

Fotografie di Marta Ugolini vietata la vendita o la riproduzione.

Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.

MALERBA

Al tempo della Rivoluzione Culturale,  quasi tutte le opere letterarie erano considerate erbe velenose.  Non solo quelle straniere,  ma anche quelle di alcuni autori cinesi,  nonché la letteratura rivoluzionaria del periodo sovietico.

La bibioteconomia,  negli ultimi anni,  ha subito un’accelerazione e il mercato editoriale è in continua crescita.  In questo contesto,  sono stati costruiti, anche da studi di architettura esteri,  innovative e imponenti strutture bibliotecarie e si sono sviluppate catene di librerie private.

In questi luoghi si incontrano le più svariate persone e tanti bambini accompagnati che si riuniscono in appositi spazi a loro dedicati.

Nonostante le dimensioni e la disponibilità di posti a sedere,  gli avventori si trovano a leggere magari seduti per terra o sulle scale che uniscono due piani o nei corridoi.  Queste aree sono intese non solo come luoghi di ricerca e di studio,  ma anche spazi dove trascorrere del tempo.

E,  quando subentra la stanchezza,  si possono anche chiudere gli occhi per rilassarsi,  tanto questi spazi risultano gradevoli e accoglienti.

Marta Ugolini

Per conoscere Marta www.martaugolini.it @martaugo

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S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi) di Cristina Barbieri

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Cristina BARBIERI.

Fotografie di Cristina Barbieri vietata la vendita o la riproduzione.

Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.

S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi)

Colorati, esagerati, buffi, eccessivi, calati in situazioni inconsapevolmente umoristiche, i cinesi suscitano il nostro stupore e ci strappano un sorriso divertito.

Perchè, se spesso ci appaiono inconsapevoli del carattere assurdo di quello che fanno o delle combinazioni che creano, altre volte sembrano divertirsi con le loro trovate, che siano un copricapo, un dispositivo improbabile o un costume, magari indossato addirittura da un cane. Gli animali sono coinvolti a loro insaputa nelle situazioni piu’ surreali, come il pastore tedesco con tanto di maschera seduto impettito nel sidecar. Camminando lungo le strade si incontrano animali giocattolo e pupazzi di dimensioni giganti che coabitano con arredi e persone, manichini animati, a prima vista indistinguibili da esseri umani, che si mescolano e alternano a questi provocando disorientamento in chi cinese non e’, e statue in bronzo di persone fissate nell’atto di svolgere gesti quotidiani che diventano richiestissimi coprotagonisti di selfie, per scattare i quali ci si mette in fila.

Disneyland, la massima espressione dell’americanismo, e’ sbarcata in Cina. L’iperrealta’, che scardina il confine  tra vero e finto e magnetizza perche’  trasforma i sogni in realta’ -ricondotta dagli intellettuali al capitalismo e al consumismo di massa- incontra la predisposizione all’assurdo ed il gusto per la copia dei cinesi, dando vita ad un connubio felice.

Ma sembra di essere a Disneyland anche fuori da Disneyland: e’ normale che le persone si travestano in modo da sembrare finte, cosicche’ personaggi che sembrano usciti dalle fiabe o dalla storia girano tranquillamente per la città’, senza suscitare alcun moto di stupore nella folla. Ci si traveste anche da animali (di peluche)… e contemporaneamente si travestono gli animali da esseri umani (con vestiti e addirittura scarpe) o da supereroi o  animali mitologici (il leone del capodanno cinese): in Cina si puo’ vivere un giorno da imperatori o principesse e anche i cani possono vivere un giorno da leoni!

Per conoscere Cristina vai qui @cribarbieri

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Alessandro Guzzeloni – Still city – Imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Alessandro Guzzeloni.

Fotografie di Alessandro Guzzeloni vietata la vendita o la riproduzione.

Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.

Negli ultimi anni, la Cina ha subito una trasformazione urbana senza precedenti, caratterizzata da un rapido sviluppo, imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari. 
Nelle grandi città si manifesta una spinta verso la spettacolarizzazione delle trasformazioni urbane, culminanti nelle architetture-icona degli anni 2000 mirate a ridefinire l’immagine e la narrazione della Cina contemporanea, in risposta prima ai mercati globali e poi all’arrivo delle Olimpiadi del 2008.
Ogni edificio racconta una storia. I resti art-déco della Cina pre-comunista si affiancano ai condomini dell’era comunista, mentre le recenti strutture iconiche ed eleganti simboleggiano il progresso.

In recent years, China has undergone an unprecedented urban transformation, characterized by rapid development, towering skyscrapers and sprawling infrastructure. 

In large cities there is a push towards the spectacularisation of urban transformations, culminating in the iconic architecture of the 2000s aimed at redefining the image and narrative of contemporary China, in response first to global markets and then to the arrival of the 2008 Olympics .

Every building tells a story. Art-deco remnants of pre-communist China stand alongside communist-era apartment blocks, while recent iconic and elegant structures symbolize progress.

Contatti di Alessandro

Sito https://www.aguzz.net/about

Instagram https://www.instagram.com/aaaguzz/

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RIMA MAROUN, fotografa libanese da conoscere!

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

 “Il ruolo che può svolgere l´arte è essenziale perché attraverso di essa è possibile incontrare l´essere umano al di là delle appartenenze politiche, religiose e culturali” (R. M).

Fotografia di Rima Maroun dal lavoro “Murmures”

Rima Maroun (1983), fotografa libanese che vive e opera a Beirut, si è laureata nel 2006 presso l’Università dello Spirito Santo di Kaslik; interessata alle arti performative e all’organizzazione di eventi, ha co-fondato l’Associazione culturale Collectif Kahraba, con la quale ha partecipato a molteplici progetti teatrali fino al 2009. Oltre alla presenza attiva in festival internazionali di notevole rilevanza, nel 2017 Rima ha lavorato intensamente alla creazione di uno spazio artistico – Hammana Artist House – e di un collettivo – Collectif 1200 – volti a promuovere la collaborazione con fotografi locali alla ricerca di interessanti scambi culturali. Nel 2007, all’età di 25 anni, Rima si fece conoscere per un importante lavoro dall’esplicativo titolo “Murmures” (Mormorii) comprendente 14 immagini che rappresentano bambini e adolescenti di spalle davanti a tetri muri del martoriato sud del Libano: “…Volevo distogliere lo sguardo da questi bambini che sono dovuti diventare improvvisamente duri, adulti, tragicamente e penosamente consapevoli. Volevo evitare di giocare con facilità con le emozioni dello spettatore”, racconta la fotografa libanese.

Fotografie di Rima Maroun “While Standing My Ground”

La serie “Murmures” fu completata nel 2007, poco tempo dopo la fine del conflitto aperto tra Israele ed il movimento sciita Hezbollah, lavoro che oggi ci appare tragicamente attuale: i fanciulli che sembrano fondersi con le nude pareti che hanno di fronte, a significare una separazione dai loro coetanei, diventano emblemi universali dell’incomunicabilità a cui portano i dissennati conflitti. Nel 2012 Rima Maroun ha presentato a Montpellier la mostra fotografica “A Cielo Aperto” dedicata alla ‘nuova Beirut’, in corso di ricostruzione dopo la devastazione causata da quindici anni di guerra civile. In quel periodo l’urbanistica della città andava sensibilmente cambiando: girando per le strade ancora dissestate si poteva assistere a innumerevoli cantieri volti alla creazione di nuovi edifici. La fotografa percorre Beirut in lungo e in largo cercando di immortalare il fervore costruttivo che anima il tessuto urbano, rimanendo affascinata dalle colate di cemento e dai profondi scavi per le fondamenta dei moderni palazzi. “All’interno della mia terra si ritrovano la storia di diverse civilizzazioni, di guerre recenti e passate; oggi, una folla corsa ricostruttiva devasta la città, le strade sono in evoluzione, gli spazi aperti vengono rinchiusi sotto il peso massiccio del cemento, la terra è rimodellata, sviscerata, scavata” (R.M.)

Fotografie di Rima Maroun “A cielo aperto”

Il suo progetto più recente, “While Standing My Ground” ci presenta numerosi autoritratti ripresi dall’alto con l’aiuto di un drone, scattati a Beirut nel 2020 durante la pandemia da Covid19 che ha fatto precipitare la popolazione in un clima di incertezza e paura. Rima ci racconta che, dopo aver vissuto circa un mese chiusa in casa, ha compreso che per lei era necessario riprendere contatto con l’aria aperta: “L’unica cosa che mi sembrava sicura era la terra”. Da questo stato d’animo emergono interessanti e originali immagini in cui la fotografa si autoritrae sempre sdraiata a terra con braccia e gambe spalancate a percepire meglio il contatto con il suolo, alla ricerca di una sensazione di stabilità in un clima tanto precario. In ogni scatto, Rima si riprende sempre nella stessa posizione, indossando pantaloni e maglia rigorosamente neri, con la mascherina di protezione sul volto. Sdraiata sopra le fredde piastrelle di una squallida piscina vuota, oppure all’interno di luoghi abbandonati, Rima incarna l’unico elemento stabile, perché schiacciato al suolo, in un mondo che intorno a lei sembra cambiare sempre in peggio. Con la potente deflagrazione che ha flagellato il porto di Beirut nell’agosto del 2020, non lontano da dove si trovava la Maroun, aumentano gli scatti di luoghi non solo degradati, ma letteralmente devastati, ad accogliere in mezzo a cumuli di detriti e macerie la figurina nera di Rima aggrappata al terreno, unico elemento che rimane fermo a sostenerla e consolarla dopo la catastrofica esplosione.

Ritratto della fotografa

Esperta anche nell’ambito della fotografia di matrimoni, in cui mostra tutta la sua raffinata sensibilità e creatività, si è fatta conoscere al pubblico italiano soprattutto con la partecipazione al Festival internazionale di fotografia di Cortona nel 2022.

Le sue opere sono state esposte in diversi Paesi, tra cui Italia, Ungheria, Siria, Francia, Libano ed Emirati Arabi. Nel 2008 ha ricevuto il premio della Fondazione Anna Lindh per il dialogo attraverso l’arte e la cultura.

www.deapress.com

https://www.lensculture.com/articles/rima-maroun-while-standing-my-ground

https://www.instagram.com/rimamaroun

https://ilfotografo.it/news/cortona-on-the-move

https://www.theguardian.com/artanddesign/gallery/2022/sep/03/a-beirut-photographers-

https://www.deapress.com/culture/arte/14285-beirut-secondo-rima-maroun

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”