Compiti a casa, leggiamo le tue fotografie! Cosa aspetti a mandarle?

“Compito a Casa” a cura di Filippo Crea

AGLI AMICI DI <COMPITO A CASA>

Mi spiace, e non poco, dare il via a questo Compito a Casa n° 6 avendo azzerato le fotografie inviate da alcuni appassionati.

Devo tuttavia farlo sperando di non dovermi ripetere in avvenire con quanti riterranno di inviare le loro fotografie secondo modalità <autogestite> e non consentite dalle regole della rubrica. Non posso e non voglio, difatti, farmi carico delle difficoltà indotte dalla mancata adesione alle norme dettate. Mi sono pervenute fotografie di risoluzione improponibile, di dimensioni ingestibili, non inviate via mail, e spedite nei modi più liberi e più… <creativi>. Perdonino gli autori seguenti questa mia presa di posizione e … avanti a tutta birra! filippo c.   

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie, NOMINATE CON NOME E TEMA (es. Filippocrea ombre) (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

TASSATIVO PER LA PARTECIPAZIONE: le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate. Le fotografie non devono essere inviate in formato pdf o in qualsiasi altro formato che ne blocchi la visualizzazione singola. Per aiutarvi:

Per ridimensionare: https://www.iloveimg.com/

Per comprimere il peso: https://compressjpeg.com/it/

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi

A settembre i Compiti a Casa assegnati (ora cinque) diventeranno sei. Il nuovo <esercizio> sarà “DALL’ALTO” – La ripresa dall’alto ha potenzialità speciali.

Qui di seguito, e senza alcun commento, pubblico cinque mie fotografie. Esse sono tutte di diversa matrice narrativa, e mi auguro possano stimolarvi a esplorare altre e nuove e migliori soluzioni. Tutto qui.

Foto 1) Accattivante l’intensa curiosità dei bambini stretti a grappolo in attesa del gioco dell’orologio. E soltanto una presa dall’alto avrebbe potuto regalarcela.

Foto 2) Dal terrazzo della Fondazione Maeght, suggestivo Spazio Museale in Costa Azzurra, ammiravo una statua dello scultore Giacometti. In basso, e giusto accanto, si è materializzata una figura femminile che sembra fare il verso alla scultura. Ed ho fatto clic.

Foto 3) Due giovanissime turiste siedono (s)comodamente felici su un tratto di scogliera per fare merenda. Una presa in asse non avrebbe consentito di realizzare questo raccontino.

Foto 4) Nel porto di Nizza queste strisce guidano le auto all’imbarco delle navi. E io ho ne ho profittato per comporre questa immagine di puntuale fattura geometricamente seriale.

Foto 5) Nizza, sono appena passate sulla battigia le pesanti macchine cingolate che hanno il compito di spianare la spiaggia per renderne agevole la fruizione dei bagnanti che fra poco vi sosteranno.

=== Ed ora tocca a voi portarvi in alto e guardare in basso. E però “che le vostre prese abbiano qualcosa da dire”. Ciao, fc

I temi per il prossimo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6)  “ALLO SPECCHIO” – Individuate superfici specchianti e fate in modo che diventino parte narrante delle vostre immagini.

7) “DALL’ALTO” – La ripresa dall’alto ha potenzialità speciali

Ecco le fotografie dei partecipanti:

Franco Beretta di  ???   L’ATTESA

Una prova decisamente da cestinare. L’attesa dove è? L’attesa di cosa? In questa immagine di attesa non c’è un tubo. Io qui ci vedo, minuscolo e lontano, solo un omarino maldefinito in un ambiente indefinito. Franco, non crede che sarebbe stato indispensabile scegliere un punto di presa ben più ravvicinato o ricorrere ad un’ottica tele? L’osservatore avrebbe quantomeno intuito cosa stava attendendo questo signore.

Alfonso Brenna di MateraL’UOMO E IL MANIFESTO

Caro Alfonso, mi saluti la sua super città che ho preso ad amare molti anni fa, e fortunatamente ben prima che fosse mortificata da certi poco potabili ammodernamenti.

La sua foto, figlia unica, in una scala di valori da 1 a 5 arriva a 2 – Non c’è difatti relazione significativa tra l’uomo (la coppia che passa) e il manifesto (che peraltro manifesto non è). Ed infine, con ben cinque temi a disposizione, la sua produzione è molto anemica.

Franco Beretta di   ??? – LE OMBRE

Caro Beretta, in questo <compito> si vuole che l’ombra o le ombre siano fortemente protagoniste, e qui la sola ombra presente, quella sul selciato, di protagonismo ha ben poco. E’ solo una presenza obbligata, ovvia, e del tutto priva di suggestione, o di qualsivoglia matrice grafica o narrativa. Ricerca specifica del tema, zero.

Franco Beretta di   ??? –  L’UOMO E IL MANIFESTO

Caro amico, questa sua è una fotografia di marca super, e rispettosissima delle finalità del compito. Le molte figure sul manifesto, forti di vitalità e di colore, fanno da bella quinta teatrale all’insieme scenico. Il passante in uscita dal fotogramma è mosso? Benissimo, perché assegna vita e credibilità all’insieme. E il mosso racconta anche qualcosa di OK. Lei aveva evidentemente prefigurato l’immagine ed aveva, mi piace sperare che sia così, atteso il passaggio di qualcuno che giocasse un bel contrasto narrativo con le giovanissime creature di carta. Se così è, bravo!

Riflessioni notturne

—————————————————

Per molti anni ho avuto il privilegio di essere ospite di fotoclub di tutta Italia, e ciò mi è servito da osservatorio privilegiato dello status della nostra fotografia foto/amatoriale. Ed oggi con certo rammarico concludo che essa, in fatto di creatività, di passi avanti, ne ha fatti ben pochi. Colpevole forse l’aumento delle disponibilità tecnologiche (fotocamere/robot del tipo <faso tutto mi>, l’evoluzione della postproduzione, l’avvento dei video/telefonini) ed infine un crescente disinteresse alla costruzione meditata dell’immagine. Oggi “siamo tutti fotografi”, ma tutti fotografi di serie B – Dall’orizzonte è scomparso l’impegno a cercare, e la curiosità umana e culturale. E ci si rifugia e ci si appaga sovente di risultati che vorrebbero proporsi come di avanguardia, ma che sono poco più che improbabili incursioni nel terreno della presunzione e del cattivo gusto, e ciò con la convinzione pediatrica di apparire come innovatori creativi.

Non c’è più l’impegno ad una ricerca premeditata e approfondita. La via Gluck della Fotografia è scomparsa come quella di Celentano, azzerando le valenze della curiosità. Ho davanti a me un raffinato volumetto, edito nel 1927 da <Hachette Editeur> di Parigi e titolato “Eloge de la curiosité” e firmato da un raffinato e grande scrittore, saggista, e poeta francese. Uno stimolo leggero e forte alla curiosità.

A seguire riporto quanto scrisse il Premio Nobel José Saramago, portoghese. Saramago non immaginava, quando scrisse il suo straordinario “Viaggio in Portogallo”, che lui, non fotografo, stava scrivendo una Verità Cosmica sulla fotografia. Una verità che io giro a voi, amici lettori, sperando che vogliate leggerla e rileggerla, e farla vostra. Io, in ogni foto/manifestazione da me organizzata ho sempre voluto un vistoso pannello da esporre in Sala all’attenzione dei visitatori. E molti, moltissimi, sono coloro che le parole di Saramago le hanno appieno metabolizzate. Eccole ore per voi. E fatene tesoro!

Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto “non c’è altro da vedere” sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove prima pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre!” 

NOTE SFUSE –

*** ecco qui ancora una volta un richiamo alle coordinate richieste per il corretto invio delle fotografie:

FORMATO JPEG – PROFILO COLORE SRGB – RISOLUZINE 72 – DIMENSIONE MAX 1920 PIXEL PER IL LATO PIU’ LUNGO – PESO MAX 2 MB

*** Credo proprio che molti lettori non abbiano metabolizzato che a questa rubrica io ho affidato il compito di stimolare chi mi legge a dedicarsi con costante programmazione ad uno/due temi specifici, invece di sparare in aria con una doppietta caricata a pallini.  Mi viene in aiuto, per chiarire, il gergo romanesco “QUEL CHE COIO, COIO”, ovvero “QUEL CHE BECCO, BECCO” – Eh no, amici, sparare in aria senza prendere la mira, non vi farà maturare. Può avvenire comunque che il caso vi regali una bella fotografia che poi farete girare con ingiustificato orgoglio presso tutti i vostri amici e nemici. Ed infine vi consiglio di impegnarvi costantemente su due temi diversi: uno che sia già nelle vostre corde, e l’altro che vi sia indigesto. Non ho finito: nel vostro iter di foto/appassionati ogni volta che vi imbattete in competizioni con “tema libero” fuggite a gambe levate e avvertite i Carabinieri. Saluti! 

Compito a Casa, leggiamo le tue fotografie. Mandacele!

Buongiorno, Siamo al 5° “Compito a Casa” a cura di Filippo Crea

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie, NOMINATE CON NOME E TEMA (es. Filippocrea ombre) (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi

I temi per il prossimo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6)  “ALLO SPECCHIO” – Individuate superfici specchianti e fate in modo che diventino parte narrante delle vostre immagini.

Ecco le immagini:

Mario Ciaruffoli di Pesaro – L’UOMO E IL MANIFESTO

Ciaruffoli, le regole dell’esercizio vogliono che tra la figura umana ed il manifesto ci sia una relazione coerente. E per coerente intendo che tale relazione deve avere un legame credibile (affine, omogeneo, di contrasto narrativo, drammatico, divertito, ecc.). E lei qui ha messo in posa un ragazzotto che nulla a vedere con un pensoso Obama, un ragazzotto al quale

lei ha chiesto di scimmiottare con la gestualità delle mani la figura di Obama. Una <scimmiottata> inutile e di pessimo gusto.

Marianna Cuzzocrea di Milano – LE OMBRE

Un’annoiante disputa è stata ed è ancora in pista, per decretare se ci fosse una fotografia “al femminile” o meno. Io credo che le donne che si accostano alla fotografia siano sovente capaci di vedere qualcosa che agli uomini sfugge. Questa prova di Marianna è solo in apparenza semplice. Una bruschetta aglio, olio, e pomodoro, può vincere sulla creazione di uno chef sofisticato.

Mario Ciaruffoli di Pesaro – LA NOTTE

Decisamente suggestiva questa sua notte vista e catturata alle Cinque Terre in Liguria. Due simpatici <esploratori> sono fortemente impegnati a catturare, immagino, la luna caduta in mare. Un neo: l’uomo a destra ha la testa impastata contro il muro di una casa. Lei avrebbe potuto, prima di fare clic, spostarsi di due passi a destra. O no?

Mario Ciaruffoli di Pesaro – LA MUSICA –

Caro amico, lei ha immaginato di foto/raccontare <la musica> con la ripresa, credo, dell’esterno del Teatro Rossini di Pesaro. Questo edificio potrebbe essere la sede di una Banca, o di un Circolo del Burraco, o di una Scuola di tedesco. Lei è stato catturato dalla voglia di trattare il tema con una prova originale. E non le è venuto, però, il sospetto che stava finendo fuori strada? Non me ne voglia, la prego!

Giorgia Ferrari di Cremona – LA NOTTE

È un foto/bozzetto di bella fattura firmato, ancora una volta, da una mano femminile. L’autrice, dall’alto di una gradinata era interessata ai fuochi artificiali e, tuttavia, ha arricchito il fotogramma con un plus: la presenza discreta degli spettatori che in basso non invadono e non penalizzano pesi e volumi della composizione.

Dario Maconi di Iseo – L’UOMO E IL MANIFESTO

Questa fotografia è da trattenere come saggio super del tema in oggetto. Roberto Cavalli, stilista fiorentino ha firmato questo profumo, ed ha affidato il raffinato messaggio pubblicitario ad una morbida e fascinosa modella che, giocando in contrasto con l’anziana signora di passaggio, ne ha esaltato la funzione di marketing.

Annalisa Lenzi di Pergine Valsugana – OMBRE

Un’immagine bene intuita e, a meno di un neo-minuscolo, ben strutturata. Quale neo? Io farei sparire dal lato di sinistra una bella fetta di quell’alberone nero e pesante che appesantisce l’insieme. Ci guadagnerebbe non poco in pulizia ed equilibrio armonico.

Marinetta Bisi di Bologna – LA NOTTE

Bella, molto bella questa sua notte quieta, e con tutto in accattivante equilibrio. Ok per la presa funzionalmente decentrata a sinistra delle due figure umane che lasciano così spazio, a destra, al resto dell’insieme. Accattivante la sottile linea luminosa in alto che conclude il suo percorso orizzontale giusto accanto al piccolo faro acceso a destra. Raffinata infine la luce fredda proveniente dal display dello smartphone che accende il volto della donna. Complimenti!

Annalisa Lenzi di Pergine Valsugana – OMBRE

Annalisa, dove l’ha trovata queta robaccia? Non ha visto che era stracarica di presenze improponibili che litigavano sguaiatamente tra di loro? In questa sua proposta tutto è confuso ed irriconoscibile, e tutto è cucinato malamente insieme. 

Marinetta Bisi di Bologna – LA NOTTE

Questa fotografia ed altre ancora di Marinetta ne documenta la capacità di <sentire> certe atmosfere, e di raccontarle prelevandole magari da soggetti a prima vista ordinari o banali. Come è in questo caso in cui le è stato sufficiente un anonimo stabilimento balneare per dare vita ad una fotografia che la notte l’ha raccontata molto bene.

Franco Scavuzzo di Luino OMBRE

Non tutti i foto/amatori arrivano a realizzare foto potabili. E però! E però… tutti quelli che, a qualsiasi titolo, si interessano alla Fotografia, dovrebbero essere in grado di esprimersi e di concludere se una fotografia è banale o meno. Chiedo ora a chi mi legge se questa prova con un muro matericamente sbrecciato sul quale si posano delicatamente ombre leggere è banale o se profuma di creatività. Buona la seconda!

Giorgio Pinelli di Carpi – L’ATTESA

Una prova gradevole e ben composta. Bella l’attitudine della donna ed intenso il suo sguardo verso il mondo di fuori che è vuoto, come senza vita, e che accentua, perciò, il senso di un’attesa. Una buonissima proposta, in ogni caso rivelatrice di una buona capacità di fare buon uso del proprio sguardo.

Mirko Giusti di SavonaLA NOTTE

Una notte metropolitana. La notte, è ovvio, va dappertutto: nelle città, nei borghi assonnati, sulle lampare dei pescatori, sulle autostrade, nelle stazioni di polizia, nei boschi. E qui l’autore l’ha scovata in una città caoticamente viva. E se ne è servito benissimo per raccontarla.

Umberto Cotroneo di Inverigo – LE OMBRE

L’autore dichiara la sua vocazione a prove informali, magari povere di racconto, come questa che però è connotata da un evidente equilibrio compositivo, con pesi e volumi mixati con sicuro equilibrio.

———————————————————————————————————————–

NOTE SFUSE –

*** ecco qui ancora una volta un richiamo alle coordinate richieste per il corretto invio delle fotografie:

FORMATO JPEG – PROFILO COLORE SRGB – RISOLUZINE 72 – DIMENSIONE MAX 1920 PIXEL PER IL LATO PIU’ LUNGO – PESO MAX 2 MB

*** Credo proprio che molti letttori non abbiano metabolizzato che a questa rubrica io ho affidato il compito di stimolare chi mi legge a dedicarsi con costante programmazione ad uno/due temi specifici, invece di sparare in aria con una doppietta caricata a pallini.  Mi viene in aiuto, per chiarire, il gergo romanesco “QUEL CHE COIO, COIO”, ovvero “QUEL CHE BECCO, BECCO” – Eh no, amici, sparare in aria senza prendere la mira, non vi farà maturare. Può avvenire comunque che il caso vi regali una bella fotografia che poi farete girare con ingiustificato orgoglio presso tutti i vostri amici e nemici. Ed infine vi consiglio di impegnarvi costantemente su due temi diversi: uno che sia già nelle vostre corde, e l’altro che vi sia indigesto. Non ho finito: nel vostro iter di foto/appassionati ogni volta che vi imbattete in competizioni con “tema libero” fuggite a gambe levate e avvertite i Carabinieri. Saluti! 

L’esposizione doppia (o multipla), come stimolo al fare

L’esposizione doppia (o multipla), come stimolo al fare.
Questo mini/articolo non ha valenze tecniche. E’ solo, come da mio radicato convincimento, uno stimolo al
fare indirizzato a … chi vuole fare. Chi non vuole, si astenga. Avanti, in strettissima sintesi. L’esposizione doppia (lasciamo perdere la multipla che 9,9 volte su dieci, espone a sicure pacchianate) cosa è? Nello stesso fotogramma vengono ospitati de scatti diversi. Era una roba che si faceva già all’epoca della fotografia chimica (leggi rullino), ed è opportunità tecnica facilissima con le fotocamere (reflex o mirrorless) giovani di età che ormai hanno tutte, o quasi, una specifica e pediatrica impostazione. Facilissima sì, ma che vi esporrà ad immagini da cestino. A meno di provare e riprovare fino a che il fotogramma finale non premierà la vostra costanza e le vostre aspettative. Lo scoglio primario è quello del buon gusto. Se vi va, provateci. Arricchirà le vostre conoscenze.
Qui a seguire poche fotografie, molto diverse tra di loro, vi aiuteranno a capire quali e quante possano essere le opportunità.

I pioppi del Po – Questi alberi tipici dell’area del Po hanno trovato compagnia nei fiorellini che erano in basso sull’argine e che si sono arrampicati sui pioppi. Un raccontino naturalistico coerente ed accattivante.

Io e Cristina insieme – Una storia semplice di amicizia. Cristina è con me. ed io sono con Cristina. Spostate leggermente lo sguardo e ci vedrete entrambi, insieme e/o separati.

La piccola Giorgia – Tenera e dolce la piccola Giorgia oggi compie gli anni.

Una botta di vento – Facile, ero andato in cucina per farmi un caffèed una frustata di vento era penetrata, improvvisa e agitata, nel mio soggiorno. Ed io ho voluto con questa doppia esposizione trattenere un personale ricordo della scena che mi si è presentata.

Il lockdown – Sì, erano i giorni peggiori del lockdown ed il tempo, ero chiuso in casa, era immobile e come senza fine. Eterno! E di quei giorni senza vita ho voluto un mio ricordo. Ed io quel ricordo, lento ed ossessivo ho immaginato di raccontarlo con il <va e vieni> di questo orologio. 

Il Museo Massena – A Nizza sulla Promenade des Anglais la fronte del Museo Massena l’ho immaginata come ricoperta dai fiori delicati che erano (e sono) nel suo giardino.

Il notaio della memoriaE’ il titolo che ho dato a questa fotografia. E lo conservo perché mi piace. Per anni ho avuto casa in Francia. E ne ero innamorato. Nelle pareti del soggiorno avevo esposto le mie fotografie. Quando ho lasciato questa mia cuccia, ho voluto ricordarla a modo mio. Una doppia esposizione: nella prima la parete con le fotografie, e nella seconda le cornici vuote.

Giovedì mercato – Ogni settimana un mercato anima di vita la strada milanese dove ho casa. Un continuo via/vai di persone la percorre senza sosta. E la fortuna stavolta mi è stata complice. Mezzo secondo di intervallo fra un clic e l’altro dall’alto della mia finestra ed il gioco è fatto.

Milano modaiola – Un’opera che racconta un aspetto della città. Due figure femminili eleganti ed evanescenti riempiono il fotogramma. E’ la Milano della moda. E che sia così lo certifica, a mo’ di firma, il Duomo che chiude in basso l’inquadratura.

Ciao a tutti, Filippo Crea

Compito a Casa, leggiamo le tue fotografie. Mandacele!

Siamo al 4° “Compito a Casa” e andrò avanti. Nei miei tantissimi anni di dialogo coi fotoclub di tutta Italia moltissimi fotoamatori mi hanno scritto “ho compreso ora che la fotografia è un valore assoluto che non può essere mortificato da immagini generiche. Ho compreso con Voi che ci sono opportunità narrative di matrice superiore.” Cari lettori, io non ho mai promosso alcun concorso nel quale fosse ammesso il mortificante “tema libero”. Alcuni anni fa a Milano realizzai una Mostra che ebbe un eccezionale seguito. e che avevo titolato “IL SILENZIO”. Avevo concluso che, allorché si predica qualcosa, è d’obbligo impegnarsi in prima persona. E scelsi per me un tema difficile. Il silenzio è, difatti, cosa che non si vede e non si sente, e non si tocca. Continuerò quindi a proporre “i compiti” che sono una scuola irrinunciabile per chi desidera fare della Fotografia/FOTOGRAFIA. Ciao a tutti, Filippo Crea

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie, NOMINATE CON NOME E TEMA (es. Filippocrea ombre) (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

Disegno di Filippo Crea

I temi per il prossimo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6)  “ALLO SPECCHIO” – Individuate superfici specchianti e fate in modo che diventino parte narrante delle vostre immagini.

Franca Donati di Bologna – VARIE
Cara e adorabile Franca e – cari e adorabili tutti. Lei è la prima a cadere sotto la falce delle regole non rispettate. E d’ora in poi sarà sempre così per chiunque. Lei mi indirizza quattro foto a dimensione <lenzuolo a due piazze> . Ed io ho sollecitato che le fotografie debbano essere di risoluzione 72. Capisca che se ognuno fa i propri comodi io non avrò tempo potabile per rimediare. Se crede ce le faccia riavere nel rispetto delle regole fissate. Perdoni, ma se ogni lettore fa i propri comodi, il tempo/lavoro diventa tre volte tanto.

Luciana Trappolino di Taranto – L’UOMO E IL MANIFESTO
Da cestinare. Perché? Da cestinare perché noi italiani non conosciamo la lingua “yddish” degli ebrei ortodossi e quindi non possiamo decodificare la relazione tra le due figure con il kippah e il testo del manifesto.

Michele Annunziata di Potenza – OMBRE
Michele, buongiorno. Noi chiediamo fotogrammi singoli e non . Pubblico una sua ombra, ed è bene così perché le altre due non si reggevano in piedi. Vediamola: è una immagine dotata di bella atmosfera d’ambiente; l’asfalto sbrecciato e le scritte volgarotte sul muro di fondo sono un concreto e funzionale complemento all’ombra del passante


Michele Annunziata di Potenza – LA NOTTE

Michele, parlo a lei, ma vale per tutti. D’ora in poi farò come ho fatto in passato. Cancellerò gli autori che, o per errore o per malintesa furberia, ci mandano più mail. A questa rubrica deve pervenire una SOLA mail con al MAX quattro immagini. Ok per tutti? Questa sua è molto OK; suggestiva la lama di luce che si allunga sul suolo, e suggestiva l’ombra che arricchisce l’insieme


Mariella Rizzotti di …, forse, Firenze

Cara Mariella, lei ci indirizza cinque immagini (la norma ne richiede solo quattro/Autore/MAX) – E le sue cinque foto, infine, lei le impasta malamente l’una sulle altre, trasformandole in un unico file. A noi toccherebbe di separarle, cosa che non vogliamo e non possiamo fare.
(===)


Mario Ciaruffoli di Pesaro – OMBRE
Carro Ciaruffoli, eccomi a lei. Molto bene per che è molo OK ma che non pubblico in quanto non è una immagine di ricerca, ma è un’immagine nata da una episodica. La legge lo consente, comunque. Le due ombre (quella con la scultura e quella con le sue gambe si è vista miliardi di volte) le cestini di corsa. Ecco qui la sua bicicletta che mio nipotino Nicolò avrebbe catturato senza difficoltà alcuna. Insieme alla sua le propongo una mia modesta rivisitazione che ha il plus di distendersi in orizzontale acquisendo un funzionale dinamismo ed un più armonico impianto. Verificate regolarmente l’equilibrio compositivo delle vostre foto e scoprirete se e quanto c’è da .
(foto 1 e foto 2)


Luciana Trappolino di Taranto – L’UOMO E IL MANIFESTO
Fotografia molto bella. Due figure di carta e due in carne ed ossa che passano oltre disinteressandosi del significato sociale dell’affiche. Elegante e funzionale all’immagine, infine, il sobrio monocromatismo dell’insieme. Scommetto che Luciana abbia percepito il manifesto, e che si sia messa poi in attesa dei personaggi giusti.

Federico Pasquetti di Roma – LO SPECCHIO
Questa sua prova sembra partorita da una battuta di caccia in una esclusiva riserva della fantasia. Un’immagine raffinata che, anche a motivo di certa sua indefinitezza, sa di mistero. Bravo!

Luciana Trappolino di Taranto – L’UOMO E IL MANIFESTO
Non supera gli esami e finisce nel cestino. Luciana, mi dica dove è la figura umana irrinunciabile in questo tema? Io non la trovo. Non si è ancora metabolizzato capito che Filippo Crea non accetta immagini “fuori tema”.

Federico Pasquetti di Roma – L’UOMO E IL MANIFESTO
Caro amico. NO, NO, e NO – per questo esercizio un imperativo assoluto è che davanti ad un manifesto ci sia una (o più) persona in carne ed ossa – con una relazione immediata tra affiche e figura umana. Lei ha fotografato nient’altro che un manifesto ed anche mia zia Gemma può far ciò senza difficoltà alcuna. A destra, infatti, entrambi emarginati, una suorina si allontana ed un uomo è lì, del tutto disinteressato. Ho stato spiegato?

Federico Pasquetti di Roma – LO SPECCHIO

Pasquetti, la sua ripresa realizzata, credo, in un garage, la porti di corsa all’inceneritore. E’ confusa, pastroccchiata, senza alcun plus.
Lo specchio che segue è , ed è mediocre. Io qui gliene propongo una versione ghigliottinata che è appena appena più potabile, pur restando mediocre. La sua è una foto . La mia, se non altro, è più e più pulita.
(foto A e foto B)

Marinetta Bisi di Bologna – LO SPECCHIO
Marinetta, davvero un bel nome. Complimenti per l’acutezza del suo sguardo che ha conciliato in maniera accattivante l’evidente fattura architettonica con la delle figure visibili nello specchio. Diverso è il caso delle tre consorelle, ingombre di troppa roba inutile e pastrocchiata, e la cui composizione è quindi assolutamente precaria.

Giuseppe Tarantino di Genova – LA MUSICA
Tarantino, speravamo che fosse uno stimolo per i fotoamatori ad impegnarsi ad uscire dal banale. Fiducia delusa. I marciapiedi delle città sono strapieni di violinisti in attesa della monetina, di chitarristi con cagnolini denutriti, e di complessini messicani con sombrero. Può e essere raccontata in maniera meno banale.

Mariano Alterio di Napoli – LA MUSICA
Originalissima ed impeccabile esecuzione del compito. Chi oggi fa musica può anche avvalersi di speciali supporti tecnologici. Da notare l‘espressione suggestivamente assorta dei due giovani insieme impegnati allo strumento. Una prova di matrice super a pieno titolo.

Marianna Albricci di Venezia – L’UOMO E IL MANIFESTO

Una proposta giovane e di presa immediata, e molto OK. Il ragazzo seduto in primo piano è chiaramente interessato alla sua coetanea di carta. E la complicità fra i due sembra già inossidabile. Ecco cosa si vuole da questo tema: che figura di carta e figura umana .

Marianna Albricci di Venezia – L’UOMO E IL MANIFESTO
Marianna ha evidentemente ben metabolizzato la nostra proposta tematica e non ha aspettato che l’occasione OK bussasse alla sua porta. Ha cercato ed indagato le 9.999 possibili soluzioni. E qui eccone una. La passante è elegante, e la figura nel manifesto è assolutamente coerente con lei. Ecco cosa significa cercare e non contare sul caso.
(foto)

Luciana Trappolino di Taranto – LO SPECCHIO
Luciana, forse la calura di questi giorni mi ha impedito di riconoscere le positività di questo suo … specchio. Un pastrocchiato foto/bazar da dimenticare di corsa.

Luciana Trappolino di Taranto – LO SPECCHIO
Delicato e tenerissimo questo nel quale è fondamentale ed è protagonista la dolcezza dello sguardo della mamma che fa capolino dal margine destro dell’immagine. Anche Vivian Maier con la sua presenza impalpabile impreziosisce questo foto/racconto.

Marianna Cuzzocrea di Milano – L’UOMO E IL MANIFESTO
Una proposta divertente e divertita, semplicissima, che Marianna ha beccato in Piazza del Duomo alcuni anni fa. C’è poco da commentare, il foto/bozzetto parla molto e bene da sé. E attendere e catturare l’espressione perplessa
del ghisa è la riprova che fa di Marianna un’osservatrice intelligente.

Sergio Polizio di Milano -LO SPECCHIO
Milano City si presta moltissimo a foto/ricerche originali e suggestive. Come in questo caso in cui l’Autore ha visto e messo in bel disordine compositivo le maschere di una bottega alla moda. E qui il plus della serialità fa la suggestione dell’immagine

Alexandrine Beyssac di Mentone – LO SPECCHIO
Alexandrine ha visitato il modernissimo MUDEC di Marsiglia ed ha fatto un giretto intorno al suo perimetro che guarda il mare. Ed ha catturato uno dei muri esterni del Museo dotato di una superficie specchiante. Il risultato? Una composizione con personaggi che umanizzato il palcoscenico.

Benedetta Bassi LA MUSICA

Benedetta, eccomi con questa sua soluzione che decisamente è molto accattivante e che lo è anche per essere in B/N – Il colore avrebbe infatti <impapocchiato> questa immagine che essendo ricca di presenze di marca, ne sarebbe stata penalizzata.

Benedetta, non è un imperativo inviare 4 fotografie. Fino a 4 sì, oltre NO.

Benedetta Bassi SPECCHIO

I giochini in post/produzione spesso fanno molto male alla Fotografia. Succede per il fatto che non sono pochi quelli che si smarriscono nel terreno del … pacchiano, convinti di fare della creatività. Qui lei ha scovato un volto <speciale> che una superficie specchiante (il finestrino di un treno, immagino) ha restituito elaborato con misura e con sicuro buon gusto.

Compiti a casa, leggiamo le tue fotografie!


Buongiorno a tutti, ecco l’appuntamento coi “Compiti a casa” di Filippo Crea.

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

I temi di questo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6) NUOVO TEMA “ALLO SPECCHIO”

Cari Signori,

il prossimo oggi parte il nuovo COMPITO A CASA per il quale avrete a disposizione i cinque temi già assegnati e, in più, un sesto compito: “LO SPECCHIO” – Per aiutarvi a trovare soluzioni non affette da <banalità croniche> vi propongo, seppure con anemici commenti, alcune fotografie di diversa fattura, che potranno, spero, stimolarvi a cercare soluzioni fuori dall’ordinario. Alt! Questo scritto non pretende, quindi, di spiegare come ….., è solo una provocazione. Buon divertimento, filippo crea

1) NERONE, GATTO CURIOSO – La marcia in più è qui nel <doppio> della persona in alto che fa il verso a Nerone in basso. O, forse, viceversa.

2) CHRISTIANE E GEORGES – Due simpatici amici francesi, festeggiano l’anniversario di qualcosa. E sono felici. E monsieur si offre al fotografo mentre madame osserva divertita.   

3) UNA GRU IN CHIESA – Questa gru non è entrata spontaneamente in una Chiesa di Milano. Era fuori in piazza Santo Stefano ed una superficie specchiante all’interno dell’edificio la ha catturata per qualcosa di suggestivo.

4) MAMMA, HO PAURA – Ecco <l’uomo nero>, quello che spaventa i bambini. Sono io così conciato, mio malgrado, da uno specchio alterato dal tempo. Una proposta che gioca sul grottesco generato da una superficie specchiante. Sì, proprio come quella che è frequente nei luna park. Un’opportunità infinita.

5) CIAO, COSA VUOI? – Come hai fatto a sporcarti così tanto? E’ una immagine divertente allegra, viva, simpatica. Un esempio, ancora diverso tra i diversi, fra i 9.999 possibili per il tema.

6) OGGI TOCCA A TE – Siamo intesi? O no?

7) ALBERGO A ORE – Una fotografia firmata da un Maestro della Fotografia. BRASSAI, nato a Brasov, città rumena. Ha vissuto sempre, pariginissimo tra i parigini, nella capitale francese. Curiosissimo di tutto, di umanissima cultura, ha raccontato a meraviglia questa città. Qui vi propongo <Hotel de passe>, in italiano <albergo ad ore>.

8) SONO UN GATTO FIGO – Ed eccolo, Matou, vanitoso ed attentissimo a verificare che i baffi siano in ordine. Una presa che comprova come per <lo specchio> si possa pescare agevolmente anche nel mondo domestico.

9) LO SPECCHIO DI DANIELA – Una proposta intelligente. Una proposta indefinita che apre ad interrogativi non decodificabili. E’ di Daniela Ros, giovanissima di Chiavari che con questa foto si è aggiudicata un premio in un contest che vedeva in competizione fotografi italiani e francesi.

MARSIGLIA – Davanti al MuCEM, un Museo d’avanguardia, una superficie/ specchio è stata l’occasione da non perdere assolutamente per immagini grafiche o geometriche di impatto accattivante e immediato.

LO SCOOTER – Una occasione fortunata ha consentito alla ragazza di rifarsi il trucco alle labbra. Una foto umanissima e credibile composta con poche ed essenziali presenze sceniche.

MILANO CITY – Una installazione di fattura modernissima in uno spazio d’avanguardia della città. Il plus dell’opera è nella serialità apparente ed immutabile delle maschere. Dico apparente perché ciascuna di esse è diversamente orientata nell’insieme.

LA HALL DI CASA – No, non è così grande la mia casa in Francia. Ho sfruttato degli specchi dell’arredo per <gonfiare> l’importanza dell’ingresso condominiale. La serialità delle cassette postali condominiali mi è stata felicemente opportuna.

Ecco i vostri compiti a casa:

COMPITO A CASA N° 3

*** Paolo Lessi di Tradate – LA MUSICA

Un’opera ben strutturata e di bella atmosfera. Gli spettatori in primo piano, a destra e a sinistra della scena, introducono un ambiente armonicamente esaltato dalla presenza rossa della danzatrice. Benissimo! – Le sue altre proposte annegano nella mediocrità.

***Mara Lombardi di Cassago Brianza – LA MUSICA

No, Mara. Questa tua foto è confusa, pastrocchiata, cromaticamente pesante e funerea. Non si capisce quali siano le valenze da te attribuita a questa prova povera di contenuto narrativo e di positività compositive.

*** Giovanna Furlan di Ossona – LE OMBRE Molto ben vista e di buonissimo livello questa sua ombra. Le altre non innovano un tubo, e sembrano uscite dalla stessa catena di montaggio. Ripeto ancora: “se non si ha voglia di impegnarsi nella ricerca del nuovo si lasci perdere”.

***Elisabetta Gamberini di Minerbio – LA MUSICA Quest’immagine è connotata dal forte cromatismo dell’insieme e dal netto contrasto tra la metà in basso geometrica, secca e tagliente, e la parte in alto densa ed uniforme. Elisabetta, l’altro viraggio di questa prova, va sbattuto via di corsa. E’ innaturale.

Simone Sangalli di Cernusco S/N – L’UOMO E IL MANIFESTO

Ottima soluzione la sua al tema. Siamo obbligati a chiederle scusa. Una panne al mio PC – ha provocato lo smarrimento della sua fotografia. Ce ne dispiace moltissimo.

Simone Franchi di Erba – LE OMBRE

Simone, No e NO – Lei deve ripetere gli esami. Di ben cinque compiti disponibili, lei ne ha trattato solo uno, e per quell’uno lei ha proposto soltanto una foto, questa, priva di qualsiasi valenza narrativa o grafica. Una prova che ricorda solo una accidentale macchia d’inchiostro.

***Elisabetta Gamberini di Minerbio – LA MUSICA

Nessuna legge dello Stato prescrive che la fotografia debba essere sempre seriosa. E questa proposta di Elisabetta mi piace molto. Il bimbo è impegnato a scoprire quanto c’è nella chitarrina appena ricevuta in dono, ed è al centro dell’attenzione, protetto, a destra e a sinistra, dal papà e dalla mamma. Una composizione piacevolmente acquarellata.

***Greta Ansaldo di Donoratico – LE OMBRE

Una presa che mi piace intanto perché non partorita dal caso, ma perché premeditata. Le due ombre, in alto a destra e in basso a sinistra, recitano due ruoli chiaramente diversi. Ed è bene che esse <stacchino> su una lavagna uniforme e pulita.

***Gabriele Tagliabue di Limbiate – L’UOMO E IL MANIFESTO

Uno scatto in cui la relazione tra uomo e manifesto è immediata, Il bello e la bella di carta simpaticamente insieme e sorridenti. C’è solo da rilevare che <per trovare bisogna cercare> – E Gabriele ha cercato, ha guardato, ed ha ben trovato.

***Greta Ansaldo di Donoratico – LE OMBRE

Cinque <saltatori> divertiti e divertenti in questa armonica composizione che li vede in scena ben distanziati gli uni dagli altri. Ancora una riprova che la fotografia abbisogna del dono della creatività.

***Emilio Leoni di Como – L’UOMO E IL MANIFESTO

Impagabile la grinta della signora che entra in scena senza degnare di uno sguardo la morbidona del profumo di Cavalli. Due protagonisti, uno di carta e l’altro del reale, nettamente contrapposti nel rispetto del tema che vuole d’obbligo una qualsivoglia e credibile coerenza.

***Marella Sartori di Bernareggio – L’ATTESA

Gli scacchi, un gioco che richiede grande concentrazione. Occhio all’espressione intensa del bambino, del quale è fortissima l’attesa della prossima mossa. Credo che la prossima mossa spetti al ragazzino. Ma è cosa che poco importa. Brava davvero, Marella!

***Marella Sartori di Bernareggio – L’ATTESA

Della stessa autrice abbiamo proposto una <attesa> raffinata. E ne proponiamo qui ora una di matrice documentaria. Evidentemente Marella ha “sentito” suo il tema e si è messa a caccia, cosa che fanno solo pochi fotoamatori. La sbarra del passaggio a livello è abbassata e due ciclisti aspettano.

***Michela La Placa di Seregno

Se questa non è una bellissima notte, allora io sono un marziano. Bellissima, ed evocata con presenze impalpabili esaltate dalla incerta illuminazione del piano di fondo. E benissimo infine anche per il riflesso che si accende in basso nel fotogramma.

***Michel Aury di Mentone – LA NOTTE

Un tempo di presa chiaramente lungo ha <dipinto> questa automobile che corre veloce nella notte metropolitana, con la complicità narrativa di altre vetture/fantasma annegate nel buio dell’ora. Quest’opera dimostra che per ogni tema si possono cogliere diversissime modalità di espressione. Basta darsi da fare!

***Isabella Calcagno di Mentone – LA MUSICA

Una interpretazione del tema del tutto estranea a schemi abusati. Il pianista si esibisce tranquillo e dimentico degli ascoltatori presenti in scena, discreti e attenti. Anche il palcoscenico, il marciapiedi, è coerente con l’atmosfera dell’insieme.

***Luciano Bettini di Mestre – L’UOMO E IL MANIFESTO

Caro amico, No e NO. L’inquadratura ci mostra l’uomo nero e una signora che lo guarda. E non c’è niente che descriva l’ambiente in cui è recitata la scena. Una presa più ampia ci avrebbe proposto il palcoscenico di riferimento. Ed avrebbe ripreso un’auto di passaggio, l’insegna di un negozio, la corsa di due bambini, il passaggio di un Vigile) ed Invece lei ha posizionato la sua modella davanti all’affiche, ed ha fatto qualcosa che non parla. Dia uno sguardo alla foto di Leoni (un puntuale riscontro tra l’anziana signora e la bella di carta) ed alla foto di Tagliabue (un rapporto ironico tra l’affiche ed il <bello> in carne ed ossa). Chiaro così?  

per ANGELA RAVAIOLI di Genova – Angela le fotografie che vengono sottoposte alla mia valutazione NON MI FANNO SCHIFO, e non mi mandano in orgasmo.

Quando lei avrà capito che una fotografia mostrata a 16 persone può partorite anche 23 giudizi diversi, capirà (forse) anche il senso di una frase di un Grande Maestro, tale Ansel Adams che afferma “Ogni fotografia ha sempre almeno due autori <chi l’ha fatta e l’osservatore>” – Angela, spero che lei possa capire che imbufalirsi per una valutazione non in linea con le sue attese, è quantomeno pediatrico. Buona giornata, filippo crea

Mal di pancia fotografico n°1

Seychelles

MAL DI PANCIA n° 1

Stamani devo essermi svegliato di ottimo … malumore. E quando ciò avviene comincio a grattarmi furiosamente. Odio il “luogo/comunismo” ovunque ed ancor più in fotografia. E “i luoghi comuni” ammorbano il mondo della fotografia. Poco fa ho letto per la milionesima volta, di un consiglio … fondamentale per chi voglia affinare il proprio <far fotografia>. Eccolo: VIAGGIARE, VIAGGIARE, VIAGGIARE. Questo Signore è andato in auto nel Nord della Norvegia ed è tornato a casa con uno zaino con una quintalata di <aurore boreali>.

Ho ripensato a come e quanto siano stati …<broccoli> Maestri come Josef Sudek che ha fatto di Praga, e del giardino di casa sua, un set scenico di superiore valenza. Ho ripensato a Luigi Ghirri nato a Scandiano (RE) che non si è mai mosso dalla sua Emilia apparentemente anonima, per andare in Algeria o in Islanda a caccia di stimoli, e di cui qualcuno ha scritto con mirabile sintesi che è stato straordinario nel “rendere speciali i luoghi banalizzati dalla quotidianeità “. Pensoa Mimmo Jodice, nato a Napoli nel Rione Sanità,che non è mai stato nel Nepal, o nelle favelas di Rio de Janeiro, e che è stato capace di superiori opere di foto/poesia. E mi viene in mente la sua “Attesa” edita da Electa – e che animato una emozionante Mostra presso il Museo Madre di Napoli. E Mimmo Jodice definisce certi foto/mercenari italiani (e non solo) “una scomposta massa di ciechi>. Bene, torniamo <à nos moutons> come si dice in Francia. I nostri <montoni> sono quelli che si ricordano della loro fotocamera solo quando prendono il volo verso lidi esotici. Una settimana <tutto compreso> in Marocco, e poi rieccoli in Rete dove si legge “divide il suo tempo tra Milano e Marrakesh” oppure “sempre in volo tra Londra e il Messico dove è vivissimo il suo imprinting”. No, signori, la fotografia la si fa con la fotocamera e non costruendo improbabili identikit, ad uso e consumo di migliaia di velleitari a caccia disordinata ed ingenua di notorietà sovra/nazionale.

E per finire mi viene in mente un mio straordinario nipote che ha studiato fotografia, e che è stato più volte pubblicato da quotidiani e riviste a diffusione nazionale, e che ora vive felicemente in campagna. Non fa più fotografia, ma cura fragole e zucchine e melanzane.  Perché sto parlandovi di Alvin Crea? Perché Alvin anni fa realizzò un reportage molto interessante. Aveva osservato come negli Autogril, in autostrada, si materializzasse, cambiando di ora in ora, una fauna umana molto eterogenea. Verso le 23 ecco quelli della Polizia Stradale che prendono un caffè e sostano per qualche minuto. Verso le tre, assonnate e stanche, entrano in scena le amabili donnine che hanno fatto buona compagnia a camionisti di varia nazionalità. Alle otto di mattina un’altra pattuglia della Stradale dà il cambio a quella di notte. E arrivano operai ed impiegati che lavorano nelle località limitrofe. Alle undici ecco un rumoroso gruppo di studenti, appena disceso da un bus che li scarrozza per una gita scolastica. E con loro una bella ciurma di signore di mezza età dirette ad un vicino Santuario. Ore tredici/quattordici ecco agenti di commercio in pausa/pranzo. Ore sedici, riecco gli studenti in gita e le beghine che rientrano dal Santuario. Non voglio annoiarvi di più. Se riesco a recuperare le 24 ore di un Autogril e della sua varia umanità, ve le proporrò.

Ammetto, non sono stato bravo a raccontarle.

Però mi è servito per dire a quelli che <bisogna viaggiare per far fotografia”, che Alvin per 24 ore di fila si è parcheggiato in una stazione di servizio realizzando un racconto fotografico che io vi ho male anticipato, ma che, assicuro, è di marca super.

Ed allora, signori foto/apprendisti, restate coi piedi ben fermi per terra, e fate fotografia con serietà. Tornare a casa con l’aurora boreale non vi assegnerà la patente di bravo fotografo. E’ cosa più o meno equivalente alla ripresa di un tramonto nel Delta del Po.  

Filippo Crea

Compito a casa. Le tue fotografie commentate da F. Crea.

Buongiorno a tutti, ecco l’appuntamento coi “Compiti a casa” di Filippo Crea.

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

I temi di questo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6) NUOVO TEMA “ALLO SPECCHIO”

In aggiunta ai primi cinque primi temi sempre attivi ecco il sesto, titolato “ALLO SPECCHIO”. Avverto che non è un esercizio facile ma che non è impossibile individuare almeno 9.999 opportunità creative, semplici o sofisticate. Accendete il motore!

COMPITO A CASA n° 1

Ho appena visionato un tavolo di fotografie pervenute alla rubrica. E confesso una certa delusione per quel che ho visto. La mia delusione, preciso, nasce dal rilievo che sono molto poche le immagini partorite da una programmata ricerca. Si infilano le mani nei cassetti di casa, o nel PC e … “Toh, questa qui mi sembra possa andar bene per la notte, questa qui potrei mandarla per le ombre”. Oggi, complice la facilità di presa propiziata da fotocamere dotate da automatismi imposti da un mercato massificato, non si medita più su quel che si vuole ottenere, si va fuori casa, e si <spara> a quel che capita. Senza ombra alcuna di programmazione, di ricerca, di approfondimento. In romanesco si dice “quel che coio, coio>, vale a dire <quel che becco, becco>. E consiglio vivamente allora a chi, fra costoro, voglia proporsi come fotoamatore evoluto, di metter via la fotocamera, di accontentarsi del foto/telefonino da usare alla festa del rione, o per il compleanno di zia Erminia. Evitare, quindi, di mortificare la Signora Fotografia. Ad ogni Mostra da me organizzata ho sempre messo al muro, bene in vista due massime: la prima è di Ansel Adams e recita “Ogni fotografia ha sempre due autori: il fotografo e l’osservatore”. Intendevo, con questo espediente, chiarire che la fotografia firmata da Ugo Fantozzi, poteva ottenere il plauso di Ciro Esposito o il giudizio negativo di Peppino Pautasso. Possibilissimo, signori. Ognuno di noi è difatti portatore di una cultura e di una sensibilità propria. Anni fa all’Università di Cracovia, in Polonia, ho chiesto a tre Giurie di esprimersi su tre diversi portfoli. Solo un 25% delle fotografie ottenne l’unanimità; il 75% residuo mise in feroce competizione le tre differenti Giurie.

Passiamo ora ad altro argomento. La buona fotografia vive fortemente dell’impegno a cercare il nuovo, il diverso. E qui ricorro all’aiuto di un Premio Nobel della Letteratura, il portoghese José Saramago, autore del libro “Viaggio in Portogallo”, del quale scrive “…è la storia di un viaggio nel quale si fondono quel che l’autore vede e quel che si è già visto. E’ come dire <io propongo cose che io ho visto e non cose diffusamente stra/viste> E’ il confine tra la <banalite> e il creativo.

A seguire ecco ancora di Saramago quel che un attento fotoamatore dovrebbe metabolizzare religiosamente. Saramago scrive “Il viaggio non finisce mai. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto <non c’è altro da vedere>, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro, vedere di nuovo quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. 

Desidero ora, seppur brevemente, ricordare qui il sorriso e la gentilezza che ha sempre connotato GIULIANA Traverso, Fotografa e Signora della Scena Internazionale, e da sempre mia amica e complice di moltissimi foto/eventi.

Giuliana ci ha lasciati il 14 aprile, eredi di una ricca formazione umana.

Filippo Crea e Giuliana Traverso

*** Luigi Gusmeroli di Inverigo per “l’attesa”

No amico, quest’immagine non ha alcunché da spartire con il tema trattato. Quest’uomo emarginato dal sociale non attende niente e nessuno. Si è solo arreso penosamente al suo sfinimento. La sua è una delle 9.999 foto che riprendono persone cancellate dalla società civile, ed a cui si dovrebbe un giusto rispetto. O no?

*** Massimiliano Pretto di Trieste per “l’uomo e il manifesto”

No, Massimiliano, o io mi sono spiegato male io, o lei ha provato a barare. Il tema non vuole solo un manifesto. Vuole anche, e soprattutto, che ci sia una presenza umana in rapporto armonica, o stridente, o divertente con l’affiche, e che qui non c’è. A fotografare un manifesto qualsiasi ci riuscirebbe anche la signora Pina Fantozzi.

*** Mara Lombardi di Gussago per “l’uomo e il manifesto”

Qui la relazione tra figura umana e manifesto c’è, e c’è anche due volte. E’ fra la donna che di corsa spinge la carrozzina, è con il giovane che corre con la bandiera, è con il calciatore che spinge in avanti il pallone. Tema tre volte rispettato.

*** Mara Lombardi di Gussago per “La musica”

Un’opera di suggestiva atmosfera. Ok per le molte presenze riflesse o appena accennate all’interno del fotogramma, e che sembrano evocare i ritmi musicali proposti. Ok infine per l’alone luminoso che incornicia suggestivamente i capelli dell’artista. Ed ok per l’armonia dell’insieme tutto.  Complimenti.

*** Martina Palermo di Vigevano per “Le ombre”

A Martina, va il mio primo premio. Scrive Martina “non sapevo come svolgere questo tema che però mi affascinava, e mi sono intestardita, e ho cercato e cercato fino a trovare questa soluzione che mi pare piuttosto buona” – Sì Martina, la tua proposta, per chi non ama il banale e l’omologazione, non è buona, ma è buonissima. Avanti tutta!

*** Federica Miglietta di Napoli per “l’attesa”  

Un acquarello dal cromatismo delicato con la bambina che chiaramente è in attesa di qualcuno o di qualcosa che si intuisce essere alla sua destra. Federica, le suggerisco una cosina facile: ruoti di 1° a destra la sua fotografia e vedrà quanto ci si guadagnerà con una raddrizzatina per quanto contenuta.

(foto)

*** Matteo Cavallini di Crema per “le ombre”

Questa prova è la sola delle sue sei foto che sia potabile.

Le ombre sono una miniera di foto/opportunità ma è fondamentale che abbiano evidenti positività, o narrative o di armonia grafica. Non si dispiaccia, “nisciuno è nato ‘mparato”. Ed eccomi a questa sua prova che supera gli esami; è equilibrata, e la parte alta del fotogramma delicatamente merlettata è in armonico equilibrio, per peso e per volume, con la parte in basso.

*** Angela Ravaioli di Genova per “l’attesa”

Angela, la sua foto è un esempio puntuale di cosa non meritasse uno scatto. Lei non si è accorta che la <sua> attesa era, nella misura dell’80% totalmente nascosta dal cartello pubblicitario della Hitachi? io per anni ho scritto della esigenza irrinunciabile di munirsi di un cestino. Ed ho scritto a lungo di quanto sia educativo <uccidere> con cattiveria molte, moltissime delle nostre fotografie.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Simone Magli di Pistoia per “le ombre”

Simone, questa sua prova è certamente ok. Ma …, c’è un ma. Eccolo: la sua è una foto documentaria: in strada c’è un’ombra, ma c’è anche il cavallo che l’ha partorita. Quest’ombra, in assenza del cavallo sarebbe stata protagonista unica ed assoluta del fotogramma. Ed invece qui condivide lo spazio scenico con la scultura. Accanto al suo documento ecco una mia rivisitazione con meno documento e, però, con più creatività.

              

Andrea Tonezzer di Trento per “Le ombre”

Questa sua fotografia è magari saporita da vedersi, ma lei mi lasci il sospetto

che l’ombra dell’uomo non sia… un’ombra, ma una figura <reale> in secco controluce. L’esposimetro ha letto la parete chiara in fondo, e si è regolato di conseguenza.

Simone Sangalli di Cernusco s/n per “xxxxxxx”

Mi spiace, Simone, lei ci ha mandato 4 foto, incollate ed inseparabili l’una dalle altre, fino a formarne una sola. Ed io faccio fatica ad esprimermi su una unica fotografia risultante dalla fusione di quattro singole. Ritorni a trovarci.

Mariano Alterio di Milano per “l’uomo ed il manifesto”

Per questo esercizio si richiede imperativamente che la figura umana reale e quella cartacea siano in significativa relazione. E qui difatti il grappolo di belle figliole in carne ed ossa fa simpaticamente il verso ai giovani del manifesto. E c’è di più: la metà di sinistra del fotogramma è nera, la meta di destra è bianca, e la composizione ne risulta felicemente esaltata.

Andrea Tonezzer di Trento per “L’uomo e il manifesto”

Caro Andrea, questa fotografia lei avrebbe dovuto distruggerla prima dell’arrivo dei Carabinieri. Vede, nessun fotografo di qualsivoglia livello, affinerà il proprio foto/linguaggio fino a che non avrà deciso di essere ferocemente cattivo con le proprie foto. Nell’attrezzatura di ogni fotografo deve esserci sempre un grosso cestino. Andrea, non si è proprio accorto che le due figure femminili nella sua foto sono drammaticamente incollate l’una sull’altra?

Andrea Tonezzer di Trento per “L’uomo e il manifesto”

Una godibile soluzione connotata da un’immediata relazione tra le figure di sfondo e l’uomo del reale. Questa figura io l’avrei collocata alla sinistra del ftg, come in entrata nella scena, o forse anche a destra in uscita. Il racconto avrebbe molto guadagnato in spontaneità. O no?

Francesca Garau di Olbia per “La notte”

Una fortunata opportunità ha propiziato la ripresa di questa notte di quieta suggestione: una fiaccolata religiosa ha aggrumato a destra nel fotogramma un gruppo di fedeli, e bene infine ha fatto l’autrice a collocare nel margine sinistro un uomo che da qui guida lo sguardo dell’osservatore verso l’insieme.

Carmine Prestipino di Furci Siculo per “le ombre”

Caro amico, a guardarsi in giro di ombre se ne trovano a quintalate. Quelle però che giustifichino una medaglietta debbono segnalarsi per rigore grafico, per narrazione, e per pulizia. Questa sua è solo come una macchia provocata da un dito sporco d’inchiostro. Torni a trovarci con proposte più meditate.

Nicla Cannito d Manfredonia per “Le ombre”

Nicla e non Nicola – Genere femminile che in fotografia esprime sovente una sensibilità superiore a quella degli uomini. Quest’opera è connotata da un puntuale equilibrio di pesi e volumi assolutamente di marca super. Su di un fondale cromaticamente pulito e riposante si disegna, per quanto minuta, una presenza umana decisamente accattivante.

Nicla Cannito di Manfredonia per “Le ombre”

Quest’immagine mi lascia dubbioso. Lo sguardo vaga disorientato nel fotogramma alla non facile ricerca del <punto nodale>, del punto cioè che dovrebbe trattenere lo sguardo. E non lo trova. Ed è per questo che ho modificato la sua foto alla ricerca di un più valido equilibrio d’insieme. Sono stati sufficienti due colpetti di rasoio per trasformare una foto mediocre in una buona foto.

Maria Grazia Conti di Anzio per “La musica”

Una presa di buona ma non eccezionale fattura, che sa poco di ricerca pre/meditata. Soluzioni come questa se ne trovano a quintalate senza affaticarsi granché. Ok comunque per l’atmosfera raccolta del luogo, e dei musicisti, e degli ascoltatori. Maria Grazia, chi vuol fare della buona fotografia deve far girare al massimo il motore della creatività, e cercare, cercare, cercare. Ed infine, lei ha spedito le sue tre prove con altrettante mail. Ne bastava solo una per tutte.

Antonio Zancheddu di Genova per “L’uomo e il manifesto”

No Zancheddu, siamo completamente fuori tema. La figura umana che muove i suoi passi in primo piano con quale dei <due> manifesti dovrebbe relazionarsi? Con Edipo NO, e con Michelangelo NO. Per anni ho raccomandato la formula 3 su 36” – Era la stagione dell’analogico ed intendevo dire che da un film da 36 pose bisognava salvarne solo 3 – Non era una misura imposta d’imperio; era solo per affermare che <ghigliottinare> era ed è, uno strumento di apprendimento fondamentale. Più tardi, sparite o quasi le pellicole e nata la fotografia numerica, aggiornai la formula in “1 su 10” che era più o meno la stessa cosa.

Emanuele Dini di ……?…

di via Ettore Rolli, 15” – Prima o poi capirò in quale città si trova.

Vedo la sua titolata “solo contro tutti” e mi chiedo “perché ce l’ha mandata”, e perché mai ci si ostini a inventarsi dei titoli improbabili per le proprie fotografie. Mosso da una pressante curiosità ho cercato in Rete le sue fotografie. C’è di tutto, come in un bazar turco. Lei non ha ancora deciso quale è o quali sono i suoi generi preferiti. Mi ascolti, decida cosa vuole dalla Fotografia! E non pensi che esser pubblicato dappertutto valga come diploma di maturità.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Antonio Zancheddu di Genova per “L’attesa”

Una composizione di sicuro equilibrio compositivo che si direbbe realizzata con una fotocamera full frame ben salda su di un cavalletto. E invece nasce da una compatta mirrorless di formato 4:3 – OK infine per il funzionale e potabile mosso del convoglio in uscita dalla sinistra del ftg, che affina il racconto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ermanno Campalani di Sesto S/G per “Le ombre”

Caro amico, non metta un titolo alle fotografie. Non servono, e talora disturbano. In una sua fotografia lei considera ombre quelle che sono nient’altro che riflessi notturni in acqua. Questa sua <ombra> è certamente ok: le ombre che fanno il verso alla ringhiera danno vita ad un gradevole gioco grafico. Io, estimatore della ghigliottina, avrei però fatto sparire quel rettangolo bianco in alto che è cosa superflua. Qui la sua, e qui quella <sforbiciata>. Scelga e decidano anche i lettori quale è la più potabile.

Grazie! Cari amici tutti, è difficile che qualcuno possa saltare a piè pari le regole del gioco.  

Filippo Crea